Manga

storia a fumetti giapponese
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I kanji per "manga", tratti da Shiki no yukikai (1798) di Santō Kyōden e Kitao Shigemasa

Manga (漫画? ascolta[?·info]) è un termine giapponese che indica i fumetti di piccolo formato caratterizzate da forti contrasti passionali tra i personaggi.[1] In Giappone il termine indica tutti i fumetti, indipendentemente dal target, dalle tematiche e dalla nazionalità di origine. Il fumetto giapponese include opere in una grande varietà di generi, come avventura, romantico, sportivo, storico, commedia, fantascienza, fantasy, giallo, horror ed erotico.

A partire dagli anni cinquanta il manga è diventato uno dei settori principali nell'industria editoriale giapponese,[2][3] con un mercato di 406 miliardi di yen nel 2007 e 420 miliardi nel 2009.[4] Benché nata in Giappone, questa forma di intrattenimento è stata esportata e tradotta in tutto il mondo,[5] con una platea internazionale molto nutrita.[6][7] In Europa e in Medio Oriente il volume di mercato si attesta sui 250 milioni di dollari,[8] mentre in Nord America nel 2008 era stimato sui 175 milioni. Sono principalmente stampati in bianco e nero, ma non mancano pubblicazioni totalmente a colori[9] meno frequenti di quelle in bianco e nero per via dei costi realizzativi più alti che richiede la colorazione. In Giappone sono tipicamente serializzate su riviste dedicate, contenenti più storie, ognuna delle quali viene presentata con un singolo capitolo per poi essere ripresa nel numero successivo. Se una serie ha successo, i capitoli possono essere raccolti e ristampati in volumi detti tankōbon[5] e la serie può ricevere un adattamento animato dopo o anche durante la sua pubblicazione.[10] Gli autori di manga, mangaka, lavorano tradizionalmente con assistenti nei loro studi e sono associati con un editore per la pubblicazione delle loro opere.[2]

Indice

EtimologiaModifica

 
Pagina tratta da Manga vol. 8, dalla raccolta Hokusai manga

Il termine manga, letteralmente "immagini derisorie"[11] fu inizialmente usato alla fine del XVIII secolo in alcune pubblicazioni, come il libro d'illustrazioni Shiji no yukikai di Santō Kyōden, e il Manga hyakujo di Aikawa Minwa, entrambi del 1798; in seguito fu usato da Hokusai, famoso artista giapponese, in Hokusai manga, del 1814 ma il termine non entrò nell'uso comune fino al XX secolo.[12] Rakuten Kitazawa fu il primo disegnatore a utilizzare la parola manga.[13] Altri termini utilizzati in Giappone per indicare i fumetti sono stati toba-e, da Toba Sōjō, artista dell'XI secolo, e punch-e, dalle popolari maschere inglesi Punch e Judy e dalla rivista Punch.[14]

CaratteristicheModifica

 
Tagosaku To Mokube No Tokyo Kenbutsu, una striscia umoristica del 1902 di Rakuten Kitazawa

I manga, con le loro figure dai tratti spesso infantili (come gli occhi grandi) possono far pensare a un prodotto destinato a bambini e ragazzi. L'origine di questa caratteristica è un prestito culturale che si fa risalire al 1946 quando Osamu Tezuka, famoso autore di fumetti, incominciò a pubblicare le sue opere, prime fra tutte Maachan no Nikkichō; grande ammiratore di Walt Disney, ammise di essersi ispirato per realizzare Kimba, il Leone Bianco (ジャングル大帝, Jungle Taitei) allo stile del lungometraggio Bambi realizzato da Disney nel 1942 (curiosamente in seguito la Disney, per via di alcune polemiche sulla somiglianza tra Il re leone e Kimba, il Leone Bianco, ha ammesso di essersi ispirata a sua volta all'opera di Tezuka).[15] Tuttavia, ormai è difficile considerare quanto sopra come un tratto tipico dei manga poiché col tempo altri e numerosi autori hanno presentato stili di disegno molto differenti - come a esempio Angel Heart oppure Berserk - e quello dei tratti infantili non è più una caratteristica dirimente dei manga. La differenza più evidente tra il fumetto giapponese, il manga, e quello occidentale, risiede nelle modalità di narrazione, impaginazione e il rapporto che la storia ha con i personaggi.[senza fonte][non è chiaro] A differenziare il manga è innanzitutto l'importanza che viene data all'atmosfera, alle emozioni e all'introspezione dei personaggi.

Inoltre il manga è realizzato con una impaginazione più larga rispetto all'occidentale (18x27 cm) e il formato standard della tavola è il B4 serie JIS (257 × 364 mm) per i volumi professionali e A4 (210 × 297 mm) per le doujinshi, riviste pubblica in proprio, mentre in occidente è in genere realizzato su un formato più grande, dall'A3 in su. Mentre l'occidentale è formata da uno schema di gabbia formato da dodici quadrati, il manga si sviluppa su un numero medio di sei o otto quadrati (come il fumetto Disney),[senza fonte][non è chiaro] a parte eccezioni come negli shonen o le scene veloci, che hanno uno schema con più quadrati, arrivando a sfiorare la frequenza di riquadratura occidentale.

L'impaginazione e la struttura della paginaModifica

 
Ordine di lettura di un manga

Il manga si legge al contrario rispetto al fumetto occidentale, cioè partendo da quella che per gli occidentali è l'ultima pagina, con la rilegatura alla destra; analogamente le vignette si leggono da destra verso sinistra ma sempre comunque dall'alto verso il basso. Esistono, tuttavia, eccezioni di opere realizzate per essere lette secondo l'usanza occidentale.[16] Inizialmente prevaleva la disposizione verticale delle vignette ma successivamente, dalla fine degli anni quaranta, è stata introdotta la disposizione orizzontale che poi si è mantenuta sostituendo quella verticale. Può anche accadere che queste due disposizioni si sovrappongano venendo usate entrambe, creando un percorso di lettura piuttosto complesso per un preciso intento stilistico. Un lettore giapponese, allenato alla lettura non alfabetica, riesce più facilmente di un lettore occidentale a orientarsi in questo universo di segni, dove gli viene offerta una grande libertà di percorso. Gli occhi vagano nella pagina cogliendo inizialmente alcuni dettagli, scelgono di soffermarsi prima su alcuni tipi di testo e poi su altri, ricavando alla fine non una lettura analitica di contenuti, ma una impressione generale di ciò che sta accadendo. L'impaginazione è basata sui tagli e le inquadrature rimangono le stesse utilizzate in qualsiasi altro stile fumettistico, ad eccezione del piano d'azione, che non viene quasi mai utilizzato.

I tagli delle vignette possono essere classificati come segue:

  • orizzontali: utilizzate nello stesso tempo per creare uno stacco fra lo schema a due vignette affiancate, quindi per guidare meglio lo sguardo di lettura, ma anche per un ritmo di lettura più lento (nel caso del fumetto di lettura giapponese. Per quanto riguarda la lettura occidentale è il contrario);
  • verticali: il contrario delle vignette orizzontali per quanto riguarda al ritmo (non dimentichiamo che per la lettura occidentale è l'inverso):
  • diagonali: singole o combinate con inquadrature altrettanto inclinate, generano un'atmosfera di tensione emotiva e possono essere calanti o ascendenti. A seconda delle due, la situazione "precipita" o si tranquillizza, sfumando in una situazione meno tesa;
  • vignette chiuse o aperte: quasi esenti dal fumetto occidentale, nel fumetto giapponese hanno un'importanza vitale, in quanto una vignetta fino al Tachikiri guida quasi sicuramente il lettore verso la pagina successiva ed è utile per le scene molto importanti, contrariamente alle vignette chiuse.

Generalmente la tavola è in bianco e nero, senza colori né scale di grigi, in quanto verrà pubblicata su riviste contenitore che generalmente non si conservano e, per evitare spese di stampa inutili, si preferisce utilizzare un'economica stampa in bianco e nero; oltre a questo, la rivista contenitore è una sorta di "anteprima", per attirare consensi per un titolo da parte dei lettori, per poi in un futuro, stampare i volumi tankōbon a esso riservati. Le ombre, anche mantenendo il bianco e nero, vengono date raramente dai neri pieni e più facilmente dai retini grattabili; i colori delle eventuali pagine a colori di edizioni speciali e delle riviste vengono tendenzialmente realizzati a china oppure a pantone (i più famosi ed usati sono i copic).

Dialoghi e didascalieModifica

I dialoghi sono presenti - anche se il manga tende a "illustrare" e non "spiegare" - e sono posti in balloon variabili, la cui dimensione dipende anche dal volume del dialogo: a una frase scioccante sarà data una rilevanza maggiore nella tavola di altre, per cui verrà posta in un balloon molto grande mentre nel fumetto occidentale questo effetto viene raggiunto con una lettering in grassetto. Prevalgono dialoghi brevi e il lettering viene realizzato a mano. Le didascalie sono rare.

MaterialiModifica

Si impiegano materiali realizzati appositamente come fogli riquadrati in ciano, un colore non visibile durante la scansione in bianco e nero, pennini con varie modulazioni, righelli appositamente preparati per le linee cinetiche, retini e attrezzi per applicarli.

In Occidente non si bada troppo a quale materiale utilizzare e i tempi di consegna sono decisamente più larghi, permettendo così al fumettista di potersi permettere di utilizzare scelte tecniche più elevate e strumenti più ampi.[senza fonte][sembra una RO]

La pubblicazione in GiapponeModifica

 
Alcuni titoli esposti in un negozio di manga in Giappone

I manga vengono pubblicati in Giappone inizialmente all'interno di grossi albi, stampati in bianco e nero su carta di scarsa qualità; soltanto alcune pagine introduttive sono talvolta a colori e su carta migliore. In ognuno di questi albi vengono raccolte numerose storie a puntate e, tramite un sondaggio fra i lettori, viene verificato il successo delle singole serie, per determinarne la continuazione o l'interruzione; le serie a fumetti che hanno ricevuto un buon riscontro possono poi essere ristampate sotto forma di albi monografici in più volumi detti tankōbon. Si distinguono fondamentalmente tre formati di pagina: il più classico è il B6 (circa 12,5×18 cm), ma sono utilizzati anche, per edizioni più lussuose, l'A5 (15×21 cm) e il B5 (18×25 cm).

Tradizionalmente le serie a fumetti giapponesi hanno una conclusione, diversamente a molte serie a fumetti occidentali. Il personaggio immaginario, protagonista di una serie, al termine di essa, esce di scena e non viene reimpiegato in altre serie. Alcune eccezioni si possono rilevare per personaggi molto amati dal pubblico, che vengono ripresentati in varianti della storia principale, oppure di cui si raccontano episodi accaduti anteriormente all'inizio della serie principale. Spesso il successo di un personaggio di un manga si risolve in una trasposizione più o meno fedele delle sue avventure sotto forma di anime.

La prima rivista per ragazzi, Shōnen Kurabu fu pubblicata dalla Kodansha nel 1914, mentre quella per ragazze, Shōjo Kurabu, dalla stessa casa editrice nel 1923.

Diffusione dei manga nel mondoModifica

Tradizionalmente le storie a fumetti giapponesi vengono realizzate per essere lette dall'alto al baso da destra a sinistra. Alcuni editori di manga tradotti mantengono questo formato originale mentre altri preferiscono pubblicarli ribaltati orizzontalmente cambiandone la direzione della lettura per renderla più simile agli standard occidentale da sinistra a destra, in modo da non confondere i lettori. Questa pratica è conosciuta come "flipping".[17] Questa pratica viene criticata in quanto snatura le intenzioni originali dell'autore, e se la traduzione non è particolarmente accurata, una volta capovolta è possibile che nascano delle incongruenze: a esempio un personaggio che scrive con la mano destra diventa mancino oppure oggetti come un'auto verrebbe raffigurata con il pedale del gas sulla sinistra e il freno sulla destra, o una camicia con i bottoni sul lato sbagliato, ma questi problemi sono minori se confrontati al flusso di lettura innaturale, e alcuni di essi potrebbero essere risolti con un lavoro di adattamento che va oltre la semplice traduzione e il capovolgimento speculare.[18]

EuropaModifica

In Francia, a partire dalla metà degli anni novanta,[19] il manga è divenuto molto popolare, arrivando nel 2004 a rappresentare circa un terzo delle vendite di fumetti in Francia[20]. Secondo la Japan Trade Organization, le vendite di manga hanno raggiunto $ 212,6 milioni nelle sole Francia e Germania nel 2006[21]. La Francia rappresenta circa il 50% del mercato europeo per i fumetti giapponesi ed è il secondo mercato mondiale dopo i Giappone.[8] Nel 2013 c'erano 41 editori di manga in Francia e, insieme ad altri fumetti asiatici, il manga rappresenta circa il 40% delle nuove uscite di fumetti nel paese,[22] superando per la prima volta i fumetti franco-belgi.[23] Tra gli altri editoriali europei, i manga di marketing tradotti in francese includono Asuka, Casterman, Glénat, Kana e Pika Edition.[senza fonte] Gli editori europei traducono anche i manga in olandese, tedesco, italiano e altre lingue. Nel 2007, circa il 70% di tutti i fumetti venduti in Germania erano manga.[24]

Gli editori di manga con sede nel Regno Unito includono Gollancz e Titan Books.[senza fonte] Gli editori di manga degli Stati Uniti hanno una forte presenza commerciale nel Regno Unito: ad esempio, la linea Tanoshimi di Random House.[senza fonte]

Il primo manga pubblicato in Italia potrebbe essere stato Son Goku di Shifumi Yamane, edito dalla Garzanti nel 1962, ma sulla sua originalità vi è più di un dubbio.[senza fonte][sembra una RO] Negli anni settanta, sulla scia dei cartoni animati, la Fabbri Editori pubblicò la rivista a fumetti Il grande Mazinga, contenente una versione epurata dalle scene violente e ricolorata ma fu comunque il primo manga pubblicato direttamente dall'edizione giapponese; a questa seguirono due volumi unici, Io sono il grande Mazinga e Mazinger contro i Mazinger, che raccolgono parte delle storie pubblicate sulla rivista. Nel 1980 l'editore fa poi esordire il settimanale Candy Candy, destinata a una lunga vita editoriale e alla quale si aggiunse in seguito Lady Oscar. In seguito, esaurito il materiale originale, la serie venne continuata attraverso nuove storie realizzate da autori italiani. Lo stesso anno l'Editoriale Corno pubblica sul mensile Eureka viene pubblicato Golgo 13 e, nel 1983, Black Jack di Osamu Tezuka. Il manga cominciò però ad affermarsi agli inizi degli anni novanta, grazie a case editrici come la Glénat, che propose la pubblicazione di Akira, e la Granata Press, con Ken il guerriero e le riviste Mangazine e Zero e, successivamente, la Star Comics. Inizialmente vennero pubblicati ribaltati in da avere un senso di lettura occidentale ma la lettura originale venne poi introdotta dopo qualche anno con la pubblicazione di Dragon Ball per la Star Comics. Altre case editrici di manga in Italia sono: Flashbook Editore, specializzata in manga e manhwa coreani, Planet Manga della Panini, J-Pop, Magic Press[25], Planeta De Agostini, GP Publishing della Giochi Preziosi.[26] La Comic Art pubblicò diverse testate manga di successo come L'Immortale di Hiroaki Samura, Noritaka, Detective Conan. Il fallimento della stessa interruppe la serializzazione, ripresa poi da altri editori come la Marvel Italia. Dal 2008 anche la Disney ha iniziato a pubblicare manga nella collana Disney Manga, tra cui Kingdom Hearts[27].

Stati UnitiModifica

I manga sono stati introdotti gradualmente negli Stati Uniti, prima a seguito degli anime e poi in modo indipendente[28] a partire dagli anni settanta.[29] Inizialmente gli anime erano più accessibili dei manga negli Stati Uniti[30] in quanto erano più facile realizzare delle videocassette di anime sottotitolate piuttosto che tradurre, stampare e distribuire dei volumi a fumetti. Uno dei primi manga tradotto in inglese e commercializzato negli Stati Uniti fuè stato Barefoot Gen di Keiji Nakazawa, una storia autobiografica del bombardamento atomico di Hiroshima pubblicato da Leonard Rifas e Educomics (1980-1982)[31]. Altri manga furono tradotti tra la metà degli anni ottanta e novanta come Golgo 13 nel 1986, Lone Wolf and Cub nel 1987, e Kamui, Area 88, e Mai the Psychic Girl, nel 1987 e altri tratti dalla Viz Media-Eclipse Comics.[32] Ne seguirono presto altri, tra cui Akira edito dalla Epic Comics della Marvel, Nausicaä della Valley of the Wind dalla Viz Media, e Appleseed dalla Eclipse Comics nel 1988, e successivamente Iczer-1 (Antarctic Press, 1994) e Ippongi Bang's F-111 Bandit (Antarctic Press, 1995). L'arrivo tra gli anni ottanta e novanta di serie e lungometraggi animati come Akira, Dragon Ball, Neon Genesis Evangelion e Pokémon, ebbe un impatto più intenso rispetto ai manga[33] ma le cose cambiarono grazie allo Studio Proteus che, dal 1986, importò e tradusse molti manga giapponesi, tra cui Appleseed di Masamune Shirow e Oh My Goddess di Kōsuke Fujishima, fungendo da agente intermediario per gli editori come Dark Horse ed Eros Comix, eliminando il bisogno per questi di cercare i propri contatti in Giappone.[34] Contemporaneamente, l'editore giapponese Shogakukan agì direttamente nel mercato negli Stati Uniti con la sua controllata americana Viz che poteva così attingere direttamente al catalogo Shogakukan.[17]

Gli editori giapponesi iniziarono a interessarsi al mercato degli Stati Uniti a metà degli anni novanta a causa di una stagnazione nel mercato locale.[35] Il mercato dei manga negli Stati Uniti ebbe una svolta nella metà degli anni novanta con la serie Ghost in the Shell di Masamune Shirow che divenne molto popolare.[36] Altro manga e anime di grande successo tradotto e doppiato in inglese nello stesso periodo fu Sailor Moon.[37] Nel periodo 1995-1998, il manga di Sailor Moon fu esportato in oltre 23 paesi, tra cui Cina, Brasile, Messico, Australia, Nord America e gran parte dell'Europa.[38]

Negli anni seguenti i manga divennero sempre più popolari e nuovi editori entrarono nel campo mentre gli editori già affermati ampliarono notevolmente i loro cataloghi.[39] Nel 2008, il mercato dei manga negli Stati Uniti e in Canada ha raggiunto i 175 milioni di $.[40] Contemporaneamente, i media mainstream degli Stati Uniti hanno iniziato a discutere di manga, con articoli sul New York Times, sulla rivista Time, sul Wall Street Journal e sulla rivista Wired.[41]

Fumetti in stile manga realizzati fuori dal GiapponeModifica

Difficile stabilire esattamente cosa differenzi un manga dal fumetto occidentale. Come ha riassunto la mangaka Keiko Ichiguchi: «[Fumetto e manga] sono uguali, i fumetti sono fumetti. Si vuole distinguere il manga, però il manga è fumetto: lo stile è soltanto un po' diverso, però io non trovo tanta distanza».[42]

Secondo Eijiro Shimada, editor-in-chief per le riviste Morning/Morning 2 e organizzatore della Kodansha Morning International Manga Competition, la concezione occidentale dei manga è del tutto diversa da quella che c'è in Giappone, a conferma della differente accezione del termine esistente. In un'intervista, l'editor ha affermato quanto segue:

« Ho sentito concretamente durante la mia visita (negli USA) che il manga è letto in tutto il mondo, ma ho anche capito che il manga non è ancora diventato un media globale. Potrà anche essere letto ovunque ma questo non significa necessariamente che è un media globale. In Giappone, il manga è considerato come un media globale, ma il viaggio negli States mi ha fatto capire che il manga deve fare ancora molta strada per diventarlo. Per esempio, con nostra grande sorpresa, negli States solo i manga creati in Giappone vengono considerati "veri manga" anche se i lavori degli artisti americani appaiono e vengono "sentiti" come manga e utilizzano la "grammatica" visiva di un manga... Manga include qualsiasi cosa, come fumetti di supereroi e fumetti europei ecc. Anche se chiamiamo il nostro concorso "Morning International MANGA competition", non usiamo il termine "manga" in senso stretto per intendere un'arte visiva "in stile giapponese". Manga può essere riferito ad ogni arte visiva che utilizza la narrazione, inclusi i comics americani, le bande desinee e i cartoons. Basandosi sul loro intuito acuto, i mangaka giapponesi hanno delineato molti meravigliosi ed affascinanti aspetti dell'umanità, al fine di raggiungere l'apprezzamento delle masse, incluso il pubblico adulto. Il dipartimento delle riviste Morning e Morning 2, gli organizzatori del MICC, hanno stabilito per loro un pubblico di lettori adulti-più maturi. Ciò che può essere detto è che la ragione per cui il manga attrae non solo bambini ma anche gli adulti è la sua profonda caratterizzazione. Per questo motivo tendiamo automaticamente a pensare che "il manga è qualcosa che descrive in modo vivido e profondo gli esseri umani.[43] »

(Eijiro Shimada, The first M.I.M.C. result announcement)

Altre scuole di pensiero affermano che il manga sia una questione di stile visivo, reinterpretazione grafica della realtà, quindi una tecnica di disegno fissa e consolidata. Secondo altri, è invece la cultura giapponese intrinseca nelle pagine dei fumetti a rendere il fumetto un manga. Oggi si tende a polemizzare sul fatto che il manga italiano sia solo un'imitazione, poiché culturalmente è impossibile creare un manga, un oggetto che fa parte della cultura nipponica legato direttamente con le tradizioni locali.[senza fonte]

In Francia nacque la nouvelle manga, una corrente fumettistica che lega insieme la bande dessinée con gli stessi manga;[44] negli Stati Uniti venne coniato il termine amerimanga, per indicare i manga statunitensi.[45]

In ItaliaModifica

Dalla fine degli anni novanta la casa editrice Comic Art pubblicò una serie di fumetti, Spaghetti manga, realizzata da autori italiani[46], che però non ebbe molto successo. Altre riviste contenitore, dedicate anche ad autori italiani, non sono riuscite ad avere un successo apprezzabile, come nel caso di Yatta! (soprattutto dedicata ai manga giapponesi, ma anche con iniziative internazionali), rivista mensile pubblicata da Play Press durante il triennio 2004-2006 su modello delle riviste giapponesi di manga, oppure la recentissima Mangaka, della Coniglio Editore, interrotta ufficialmente all'inizio del 2010 dopo appena due numeri.[47]

Nel 2009 comincia la pubblicazione, in 8 volumi, de Cronache del Mondo Emerso, basato sull'omonimo ciclo fantasy di Licia Troisi e disegnati inizialmente da Ferrario. In seguito all'accusa di plagio, Ferrario fu sostituito da Massimo Dall'Oglio. Lo stesso autore pubblicherà nel 2014, con la Sergio Bonelli Editore, Orfani nº4 e Agenzia Alfa nº32. Nel 2013 Planet Manga pubblica Somnia, un fumetto di quattro volumi creato da Federica Di Meo e Liza E. Anzen, a cui, visto il successo riscosso, seguirà una seconda serie di prossima pubblicazione. Nonostante il tiepido miglioramento concerne la pubblicazione dei fumetti stile giapponese in Italia, ancora si è lontani però dal raggiungere obiettivi degni di maggior nota. Nel 2007 nasce la web magazine Mangaijin[48], che per prima riesce a mettere a disposizione uno spazio che raggruppi e pubblichi gratuitamente numerosi fumetti italiani in stile giapponese, dando così visibilità a numerosi giovani aspiranti fumettisti operanti nel Bel Paese. Nel 2010, poco dopo aver superato le venti pubblicazioni, il progetto viene interrotto per poi riprendere per un breve periodo nel 2012. Nel 2011 nasce la web magazine Mangakugan. La rivista rispetta una frequenza circa bimestrale fino al numero 6, in seguito al quale inizia ad alternarsi con una rivista appendice denominata Mangakugan Light, che raccoglie light novel di giovani scrittori e illustratori italiani, e grazie alla quale viene raggiunta una frequenza di pubblicazione circa mensile. Nel 2012 viene fondato Doraetos Manga, che col n. 0, comincia la pubblicazione di una rivista contenitore che non si limita solo a pubblicare fumetti, ma è anche specializzata a realizzare articoli e approfondimenti sui "manga non giapponesi". Nel settembre del 2012 nascono altre due riviste: Manga Stars e Young Force, contando entrambe cinque pubblicazioni in un anno di attività che, per l'ultima menzionata, termina l'anno seguente. Sempre nel 2013 la web magazine Manga Stars continua il suo operato, seppure a ritmi più lenti, inaugurando la versione Debut della propria rivista dove pubblica gli autori meno esperti del progetto per dare anche a loro una visibilità. Da segnalare è la nascita di una nuova tendenza di alcuni autori ad auto-pubblicarsi, sia in formato cartaceo (vedesi ad esempio Medusa Flames di Luca Donnaruma e Rossana Zhan e i fumetti creati da Valeria Tenaga Romanazzi) sia on line come Inkblazers, Webcomics, Deviant Art e Facebook. A cavallo tra formato digitale e cartaceo, diverse sono le case editrici che sino a oggi hanno scommesso sugli autori italiani. In particolare è possibile citare Shockdom Edizioni con Greedy Flower ed AEON, Renbooks, Kasaobake e soprattutto Mangasenpai, che per prima ha intrapreso la pubblicazione di autori e autrici italiane sia in formato digitale che cartaceo. Sempre ad opera di quest'ultima etichetta editoriale poi è arrivato in Italia anche radiant, un popolare manga realizzato in Francia e pubblicato in Germania, Spagna, Polonia e Giappone. Su gran parte del territorio nazionale sono inoltre disponibili corsi di fumetto giapponese, come quelli tenuti dall'Accademia Europea di Manga o dalla Scuola Internazionale di Comics, che hanno contribuito alla formazione di uno svariato numero di fumettisti e illustratori in stile giapponese.

NoteModifica

  1. ^ Manga - Vocabolario online, su Enciclopedia Treccani. URL consultato il 4 dicembre 2011.
  2. ^ a b Kinsella 2000
  3. ^ Schodt 1996
  4. ^ (EN) Saira Syed, Comic giants battle for readers, BBC, 18 agosto 2011. URL consultato il 23 gennaio 2015.
  5. ^ a b Gravett 2006, p. 8
  6. ^ (EN) Wendy Siuyi Wong, Globalizing Manga: From Japan to Hong Kong and Beyond, in Mechademia, vol. 1, 2006, pp. 23-45, DOI:10.1353/mec.0.0060.
  7. ^ Patten 2004
  8. ^ a b (EN) Danica Davidson, Manga grows in the heart of Europe, CNN, 26 gennaio 2012. URL consultato il 23 gennaio 2015.
  9. ^ Katzenstein, Shiraishi 1997
  10. ^ (EN) Mary Lynn Kittelson, The Soul of Popular Culture: Looking at Contemporary Heroes, Myths, and Monsters, Open Court, 1998, ISBN 0-8126-9363-9.
  11. ^ Manga, in Lessico del XXI Secolo, 2013.
  12. ^ Jocelyn Bouquillard, Christophe Marquet, Hokusai: First Manga Master, New York, Abrams, 2007.
  13. ^ (JA) Isao Shimizu, 日本」漫画の事典 : 全国のマンガファンに贈る (Nihon manga no jiten), Sun lexica, 1985.
  14. ^ Schodt 1996, p. 34
  15. ^ Luca Raffaelli. Il fumetto, Milano, Il Saggiatore, 1997, pp. 52 e segg.
  16. ^ Sono da esempio Kingdom Hearts e il racconto Il pianeta dell'Inverno, contenuto nella raccolta Sabel Tiger.
  17. ^ a b Farago 2007
  18. ^ Randal, Bill, English, For Better or Worse, in The Comics Journal, Special, Fantagraphics Books, 2005. (archiviato dall'url originale il 23 marzo 2012).
  19. ^ Mahousu 2005
  20. ^ Mahousu 2005, ANN 2004, Riciputi 2007
  21. ^ Fishbein 2007
  22. ^ Brigid Alverson, Strong French Manga Market Begins to Dip, in publishersweekly.com, 12 febbraio 2014. URL consultato il 14 dicembre 2014.
  23. ^ Rich Johnston, French Comics In 2013 – It’s Not All Asterix. But Quite A Bit Is., in bleedingcool.com, 1º gennaio 2014. URL consultato il 14 dicembre 2014.
  24. ^ Jennifer Fishbein, Europe's Manga Mania, in Spiegel Online International, 27 dicembre 2007. URL consultato il 30 gennaio 2012.
  25. ^ (che diversifica i propri prodotti in tre etichette: MX per i manga generici, 801 per gli yaoi e Black Magic per gli hentai)
  26. ^ Manga, Star Comics. URL consultato il 2 marzo 2009.
  27. ^ Il loro successo in Italia ha fatto sì che manga e anime venissero citati anche in alcune opere letterarie giovanili, come per esempio nel romanzo di Isabella Santacroce Destroy, in cui la protagonista, Misty, è un'accanita lettrice di fumetti giapponesi, oppure in Come un fumetto giapponese di Gianfranco Liori dove il protagonista, anche qui otaku accanito, scappa di casa per recarsi alla più importante manifestazione di fumetti italiana, il Lucca Comics.
  28. ^ Patten 2004
  29. ^ In 1987, "...Japanese comics were more legendary than accessible to American readers", Patten 2004, p. 259
  30. ^ Napier 2000, pp. 239–256, Clements & McCarthy 2006, pp. 475–476
  31. ^ Schodt 1996, p. 309, Rifas 2004, Rifas adds that the original EduComics titles were Gen of Hiroshima and I SAW IT.
  32. ^ Patten 2004, pp. 37, 259–260, Thompson 2007, p. xv
  33. ^ Leonard 2004, Patten 2004, pp. 52–73, Farago 2007
  34. ^ Schodt 1996, pp. 318–321, Dark Horse Comics 2004
  35. ^ Casey E. Brienza, Books, Not Comics: Publishing Fields, Globalization, and Japanese Manga in the United States, in Publishing Research Quarterly, vol. 25, nº 2, 2009, pp. 101–117, DOI:10.1007/s12109-009-9114-2.
  36. ^ Jenny Kwok Wah Lau, 4, in Multiple modernities: cinemas and popular media in transcultural East Asia, Philadelphia, Temple University Press, 2003, pp. 78.
  37. ^ Patten 2004, pp. 50, 110, 124, 128, 135, Arnold 2000
  38. ^ Schodt 1996, p. 95
  39. ^ Schodt 1996, pp. 308–319
  40. ^ Reid 2009
  41. ^ Glazer 2005, Masters 2006, Bosker 2007, Pink 2007
  42. ^ Intervista ad Andrea Venturi e Keiko Ichiguchi su Radio Incredibile, su radioincredibile.com. URL consultato il 10 maggio 2011.
  43. ^ Eijiro Shimada, The first M.I.M.C. result announcement, e-morning.jp. URL consultato il 16 febbraio 2010.
  44. ^ (EN) Rob Vollmar, Frédéric Boilet and the Nouvelle Manga Revolution, in World Literature Today, vol. 81, nº 2, marzo-aprile 2007, pp. 34-41.
  45. ^ (EN) World Manga, Anime News Network. URL consultato il 23 gennaio 2015.
  46. ^ Pugno! di Roberto Recchioni fu uno dei titoli di maggiore rilievo
  47. ^ Addio, Mangaka! Cronaca di una morte annunciata?, Animeclick.it, 4 febbraio 2010.
  48. ^ www.mangaijin.it, su mangaijin.it.

BibliografiaModifica

LibriModifica

ArticoliModifica

Voci correlateModifica

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