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Società Adriatica di Elettricità

azienda elettrica privata italiana che progettò e realizzò la diga del Vajont
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Società Adriatica Di Elettricità S.p.A.
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StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà anonima
Fondazione31 gennaio 1905 a Venezia
Fondata daRuggero Revedin e Giuseppe Volpi
Chiusura1962, incorporata in Montecatini
Sede principaleVenezia
Settoreproduzione, distribuzione e vendita di energia
Prodottielettricità
Utile netto300 000 lire (1905)

La Società Adriatica Di Elettricità (SADE), era una società elettrica privata.

Indice

StoriaModifica

 
Palazzo Balbi, sede principale della SADE

Venne fondata da Giuseppe Volpi, conte di Misurata, e dal conte Ruggero Revedin il 31 gennaio 1905 a Venezia, «per la costruzione e l'esercizio di impianti per la generazione, trasmissione e la distribuzione di energia elettrica in Italia e all'estero». Ruggero Revedin e Amedeo Corinaldi ne furono i primi presidenti e Giuseppe Volpi, inizialmente consigliere delegato, ne divenne presidente dal 1912, mentre Achille Gaggia assunse il ruolo di direttore generale. Quest'ultimo assunse infine la presidenza nel 1943, mantenendola sino al 1953. Da quell'anno la presidenza passò a Vittorio Cini, fino alla nazionalizzazione.[1]

All'atto della costituzione, la SADE aveva un capitale di 300.000 lire suddiviso in 3.000 azioni da 100 lire cadauna. La società rappresentò la base tecnica e indispensabile per la trasformazione sociale del Veneto da agricolo a industriale. Poco alla volta la SADE acquisì varie società del settore presenti in altre regioni fra cui la Società Anonima Ferrarese Trazione Forza e Luce (TFL), impegnata anche nella gestione della rete tranviaria di Ferrara, diventando in assoluto la più importante.

A Venezia la società aveva la propria sede legale e principale a Palazzo Balbi, che acquistò nel 1925 e che provvide a far restaurare e riallestire a cura dell'architetto Samuele Mantegazza, con l'affiancamento dell'ingegnere Giuseppe Muzzi. Divenuta questa sede non più sufficiente ad ospitare tutti gli uffici, la società fece realizzare altresì una nuova sede operativa, edificando sul Rio Nuovo a Venezia, tra il 1952 e il 1961, un palazzo in vetro e cemento, opera degli architetti milanesi Luigi Vietti e Cesare Pea. Con la nazionalizzazione dei servizi elettrici e la cessazione delle attività della SADE, quest'ultima struttura passò in proprietà all'ENEL, che vi sistemò i propri uffici direttivi. La sede legale di Palazzo Balbi, invece, fu venduta nel 1971 e divenne proprietà della Regione Veneto, che ne ha il possesso ancora oggi.

A livello operativo, la SADE era articolata in servizi, ciascuno con le proprie competenze e una propria direzione, immediati riporti di due distinti direttori generali.

Nella zona dolomitica la SADE costruì gli impianti dell'Alto Cordevole e del Piave, con i serbatoi di Fedaia e di Alleghe, con le centrali di Malga Ciapela, Saviner (frazione di Rocca Pietore) e Alleghe; del Medio Cordevole, con le centrali di Cencenighe, Agordo e La Stanga (frazione di Sedico); del Cordevole-Mis-Piave, con le centrali di Sospirolo, Bivai (località a S. Giustina Bellunese), Busche (frazione di Cesiomaggiore), Quero e il serbatoio di Mis. Fadalto, Nove.

La centrale ricevitrice di S. Giobbe a Venezia, costruita nei locali dell'ex silurificio tedesco Berliner Maschinenbau, facente capo alla centrale di Malnisio alimentata dal torrente Cellina, fu una collaborazione con la SIUFIV (Società Italiana per l'Utilizzazione delle Forze Idrauliche nel Veneto), comunemente conosciuta come Società del Cellina, durata fino agli anni 30, che venne poi assorbita dalla SADE. La stazione ricevitrice era dotata di due turbo alternatori di 1200 e 3000 kW, in caso di guasto alle centrali.[2][3]

La centrale Termoelettrica, di Marghera, anche in vista degli sviluppi del Porto Industriale, (Caldaie a vapore, alimentate meccanicamente a carbone, turbogruppi), con funzioni di riserva di "carico", per fronteggiare i periodi di "magra" idrica, a garanzia per l'industria nascente.

La Centrale idroelettrica di Soverzene, con i suoi 220.000 kV di potenza ebbe il primato di più grande d'Europa all'epoca della messa in servizio (1951)

Per le scelte tecniche, sia di gestione del sistema idraulico, sia di produzione di energia elettrica e di distribuzione, questa società elettrica rimase sempre all'avanguardia, non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo.[4]

Con la legge del 6 dicembre 1962 n. 1643, tutte le imprese elettriche vennero nazionalizzate, diventando proprietà dell'ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica). La nazionalizzazione innescò un processo di differenziazione finanziaria e operativa delle varie società elettriche interessate.

In particolare, la SADE fu responsabile della progettazione e realizzazione della diga del Vajont, tristemente ricordata per il disastro del Vajont, che il 9 ottobre 1963 provocò la morte di 1.917 persone.

La diga del Vajont venne realizzata dall'impresa Torno: all'epoca della sua costruzione, negli anni Cinquanta, era la diga a doppio arco più alta del mondo. La SADE venne successivamente travolta dalle vicende giudiziarie conseguenti alla tragedia del Vajont e giunse alla fusione con la Montecatini.

Elenco dei presidentiModifica

NoteModifica

  1. ^ Tina Merlin, Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso del Vajont, 4ª ed., Cierre Edizioni, settembre 2001, pp. 57, ISBN 88-8314-121-0.
  2. ^ Luigino Zin, La forza del Cellina, Enel, servizio Produzione e Trasmissione di Venezia, 1988.
  3. ^ Luigino Zin, Il torrente Cellina e la diga di Ravedis., Consorzio di Bonifica Cellina Meduna, Pordenone 2014.
  4. ^ Società Adriatica Di Elettricità, Impianti della Società Adriatica Di Elettricità 1905-1955, in Pubblicazione edita in occasione del cinquantenario della fondazione della società, Venezia, Ufficio studi della Società Adriatica Di Elettricità, Ottobre 1955, pp. xii- xvii.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàISNI (EN0000 0001 1089 7999 · LCCN (ENno2016065497 · WorldCat Identities (ENno2016-065497
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