Storie (Erodoto)

opera storiografica di Erodoto
Storie
Titolo originaleἹστορίαι
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Frammento papiraceo delle Storie dal papiro di Ossirinco
AutoreErodoto
1ª ed. originaletra il 440 a.C. e il 429 a.C.
GenereStoria
Lingua originale greco antico

Le Storie (in greco antico: Ἱστορίαι, Historíai) di Erodoto di Alicarnasso sono considerate la prima opera storiografica nella Letteratura Occidentale ad esser giunta nella sua forma completa. Scritte approssimativamente tra il 440 a.C. e il 429 a.C. nel dialetto ionico del greco antico, le Storie registrano le tradizioni, l'etnografia, la geografia, la politica e i conflitti tra le varie culture che erano conosciute nell'Asia Occidentale, l'Africa settentrionale e la Grecia del tempo. Al livello storico dei fatti, quello delle tradizioni già formatesi prima di Erodoto, si affianca la rielaborazione o interpretazione da parte dello storico, generando molti problemi discussi dalla critica, ma per i quali non si è giunti a una soluzione certa. Tuttavia, neanche talune discordanze interne al testo riescono a sminuire la profonda compattezza e coerenza dell'opera, che appare complessa, raffinata e originale[1].

Inoltre, le Storie si distinguono per il fatto di essere uno dei primi resoconti dell'ascesa dell'Impero Persiano, dagli eventi alle cause delle guerre Greco-Persiane tra l'Impero Achemenide e le città-stato greche nel V secolo a.C.. Erodoto ritrae il conflitto come quello tra le forze della schiavitù (i Persiani) da una parte, e quelle della libertà (gli Ateniesi e la confederazione delle poleis greche che si unirono contro gli invasori) dall'altra.

Indice

Genesi e strutturaModifica

Frutto delle numerose esperienze di viaggio e d'esilio che Erodoto affrontò quando la famiglia cadde in disgrazia presso il tiranno Ligdami, e degli incontri con popoli esotici e distanti di Asia e Africa, l'opera, scritta in vecchiaia, si prefiggeva di riferire gli eventi che dagli albori della storia portarono allo scoppio delle Guerre Persiane nel 499 a.C., concludendosi ovviamente con la vittoria dei Greci e la conquista di Sesto nel 479 a.C., che pose fine a 20 anni di conflitti.

Le Storie furono probabilmente suddivise in età alessandrina in 9 libri, a ciascuno dei quali è attribuito il nome di una Musa. La divisione - attestata per la prima volta nel I secolo a.C. - doveva procedere secondo λόγοι, a seconda della nazione di cui parlavano. La divisione è rimasta nelle edizioni moderne.

I libro (Clio)Modifica

 
Panorama di Delfi

Il libro iniziale contiene due λόγοι, quello lidio e quello persiano. Erodoto parla dei tre governatori di Lidia Candaule, Gige, Creso; in particolare l'autore rivolge la propria attenzione su quest'ultimo e su un altro grande condottiero, Ciro II di Persia, per poi narrare della secolare ostilità, presente tra Europa e Asia, individuando le cause di questa nella mitologia, in particolare nel rapimento di donne come Io, Europa, Elena.

Non mancano eventi fantastici, come la cavalcata del leggendario poeta Arione salvato da un delfino commosso dal suo canto, o discussioni filosofiche, come il dialogo tra Creso e Solone riguardo Tello. Erodoto descrive poi gli sforzi di Creso nel difendere suo figlio, ucciso da Adrasto, la visita all'oracolo di Delfi e la vicenda di Pisistrato come tiranno di Atene.

Dopo aver parlato della sconfitta di Creso, proprio ad opera di Ciro, descrive il popolo dei Medi e dei Persiani, parlando anche dei comandanti di questi popoli unificati (oltre a Ciro, Deioce, Fraorte, Ciassare, Astiage); tratta poi la storia di Ciro fino alla conquista di Babilonia e alla sua morte, avvenuta per mano della regina dei Massageti, Tomiri, nel 529 a.C.

II libro (Euterpe)Modifica

 
Il fiume Nilo

Inizialmente lo storico descrive il regno di Cambise II, figlio e successore di Ciro. Erodoto poi tratta gli usi e i costumi egizi (riti funebri, la medicina), la religione, la fauna (serpenti sacri, ibis, fenici, lontre, ippopotami, coccodrilli), la geografia e la storia della regione, sottolineando, in particolare, l'importanza del Nilo per gli Egizi. L'intenzione del condottiero persiano era quella di conquistare l'Egitto; l'autore sfrutta questo espediente per aprire una digressione su quel popolo.

Probabilmente affascinato dalla storia di questo popolo, descrive numerosi re egizi; Menes, Nitokerty, Meri, Sesostris III, Abau, Ramesse III, Cheope (e la costruzione della Grande Piramide), Chefren, Micerino, Hedjkheperra-setepenra, Seti I..

III libro (Talia)Modifica

Erodoto racconta la conquista di Cambise dell'Egitto e dell'attacco di Sparta contro l'isola di Samo, dominata dal tiranno Policrate, ostile anche a Corinto, dove regnava Periandro. Dario I succede a Cambise. Erodoto descrive poi la conquista persiana di Samo (retta da Silosonte) e l'ingresso a Babilonia. Inoltre è presente una digressione sulla migliore forma di governo (λόγος τριπολιτικός) tra Otane (favorevole alla democrazia), Megabizo (favorevole all'oligarchia) e Dario (favorevole alla monarchia, che al termine della discussione risulta la preferibile).

IV libro (Melpomene)Modifica

L'autore descrive la campagna di Dario in Scizia. Comincia dunque una lunga digressione, di carattere logografico, su questo paese e sugli Iperborei, e una discussione scientifica sulla forma della terra. Alla Libia viene dedicata la seconda parte del libro.

V libro (Tersicore)Modifica

Questo tratta l'argomento delle guerre persiane; comincia a narrare dell'occupazione della Tracia da parte di Dario, l'insurrezione delle città ionie, guidata da Aristagora, l'ambascieria inviata dal tiranno a Sparta e ad Atene (spunto che gli consente di parlare delle due "poleis"), la sconfitta della lega ionia.

VI libro (Erato)Modifica

Prosegue la narrazione della rivolta ionia. Introduce poi la figura di Milziade, il vincitore della battaglia di Maratona, descritta in questo libro, oltre che ad una precedente sconfitta navale della flotta persiana di Mardonio.

VII libro (Polimnia)Modifica

Qui viene narrata la spedizione del re persiano Serse, figlio di Dario al quale è succeduto, e del suo esercito contro Atene e i Greci. Erodoto descrive l'apparato militare persiano, presentandone al lettore le enormi dimensioni e il carattere multietnico: una grandezza incommensurabile a cui non corrisponde altrettanta forza. Erodoto ingigantisce il numero degli effettivi, ma al contempo esamina con serietà e profondità le ragioni storiche e politiche dell'espansionismo persiano sottolineandone «la natura oppressiva e strutturalmente trasgressiva di ogni limite», insomma un imperialismo di marca orientale. Segue una descrizione del modo in cui i Persiani varcarono l'Ellesponto.

La sezione più famosa del libro VII è costituita dal racconto della difesa del passo delle Termopili e dal sacrificio del re spartano Leonida e dei suoi 300; del tradimento di Efialte, che mostrò ai Persiani la via per aggirare le postazioni spartane. L'autore non sottace gli errori tattici e strategici che furono la causa di quell'episodio, diventato presto leggendario. Invece, Egli è sicuro che il contributo decisivo alla vittoria su Serse venne piuttosto da Atene.

I Greci chiedono aiuto al tiranno Gelone.

VIII libro (Urania)Modifica

La prima parte del libro concerne lo scontro navale della Battaglia di Capo Artemisio, ove i Persiani arrivano a invadere l'Attica e a distruggere l'Acropoli di Atene. Poi viene descritta dettagliatamente la battaglia di Salamina dove Temistocle riesce a sconfiggere Serse. Serse ritorna in patria, lasciando in Grecia Mardonio, che tenta un accordo con Atene. Nella parte finale del libro si trova una dissertazione sulla monarchia macedone, determinata dal fatto che alle trattative fra Mardonio e Atene partecipa come mediatore Alessandro I di Macedonia.

IX libro (Calliope)Modifica

Quest'ultimo libro, di conclusione all'opera, contiene la descrizione dell'invasione dell'Attica ad opera di Mardonio, oltre che delle battaglie di Platea e Micale, entrambe vittoriose per i Greci.

La composizione dell'operaModifica

 
Storie

Il problema della genesi dell'opera è stato oggetto di numerose discussioni, per tutta la storia della letteratura; gli studiosi si dividono in "analisti" (che vedono una stratificazione progressiva delle varie parti, inizialmente divise) e "unitari" (che credono in un piano compositivo di base integrale).

AnalistiModifica

Alla fine dell'Ottocento, si tendeva ad individuare il nucleo originale dell'opera con i libri VII, VIII e IX, mentre i restanti dovevano essere stati aggiunti successivamente.

Felix Jacoby, nel 1913, ipotizzò che Erodoto avrebbe dato inizio alla sua attività, ricollegandosi ai logografi, in particolare Ecateo di Mileto; avrebbe così voluto descrivere varie regioni del mondo abitato, realizzando una Περίοδος γῆς (Descrizione della terra), destinata alla pubblica lettura. Con il soggiorno ad Atene, a causa dell'influenza di Pericle e di altri intellettuali, avrebbe cambiato la sua concezione, per quanto riguarda le Storie , avvicinandosi alla vera storiografia. Le sezioni etnografiche, per permangono nei nove libri, sono dei residui dell'opera originale.

Nel 1926, Gaetano De Sanctis modificò la tesi di Jacoby, ipotizzando una fase intermedia tra la composizione iniziale e la revisione finale. In questa parte, l'autore avrebbe deciso di compiere

« un'opera di storia persiana..sul tipo di Ecateo, ma con carattere prevalentemente storico anziché prevalentemente geografico »

(La composizione della storia in Erodoto, in L. Canfora, Erodoto Tucidide Senofonte)

In seguito, decise di modificare l'opera, trasformandola in una serie di cronache delle lotte tra Greci e barbari, in cui le porzioni etnografiche erano solo delle digressioni.

UnitariModifica

Max Pohlenz identificò nelle Storie un nucleo originario sempre presente, quello del conflitto tra Oriente e Occidente; esisteva dunque un progetto unitario di fondo, in seguito ampliato dai materiali raccolti dall'autore; a sostenere la sua teoria, spiega che l'inizio delle Storie coincide con la prima volta in cui un orientale rese tributarie delle città greche.

Il problema della conclusioneModifica

Molte discussioni sono nate dal fatto che l'opera erodotea si concluda con un evento minore, come è la presa di Sesto, avvenuta nel 478 a.C.; a questo si aggiungono alcune promesse dell'autore, disattese (come un λόγος assiro o la narrazione della morte di Efialte), e imperfezioni e incongruenze. Secondo alcuni critici, l'opera è stata interrotta da circostanze esterne, mentre il lavoro era in corso, come la Guerra del Peloponneso. Tucidide e Aristotele, e più recentemente Wilamowitz e Jacoby, ipotizzarono che Erodoto avesse voluto giungere fino al momento della costituzione della lega delio-attica (477 a.C.).

I sostenitori della completezza dell'opera analizzano soprattutto l'ultimo libro; Luciano Canfora sostiene che il colloquio tra Artembare e Ciro, che si conclude con la frase "prepararsi a non essere più dominatori ma dominati", appare "palesemente conclusivo", adatto al tema della "Storia persiana".

Le promesse non rispettate dall'autore sono

« spiegate invece come sviste. Anche Erodoto, come Omero, aveva il diritto di sonnecchiare qualche volta. »

(A.Lesky, Storia della letteratura greca,I)

Inoltre bisogna ricordare che l'opera era destinata ad un uso orale-aurale, per cui non vi era la necessaria presenza di un finale.

Metodo storiograficoModifica

Le fontiModifica

Lo studio delle fonti scritte, usate da Erodoto, è reso difficile dalla perdita delle opere a lui precedenti; sicuramente sarà stato influenzato dai logografi ma la misura di questa influenza è sconosciuta. Secondo Eforo di Cuma, la base delle Storie proviene da Xanto di Lidia. In realtà, l'unico precursore sicuro è Ecateo di Mileto; comunque sulle fonti scritte, da cui ha attinto, Erodoto è decisamente evasivo. L'autore ha indubbiamente usato documenti ufficiali (persiani, ateniesi e delfici), epigrafi e raccolte.

Mezzi e criteriModifica

Nel proemio, dopo aver indicato il proprio nome e quello della città natale, Erodoto presenta l'opera, illustrandone lo scopo generale e il tema;

(GRC)

« Ἠροδὀτου Ἁλικαρνησσέος ἰστορίης άπόδεξις ἥδε, ὠς μήτε τὰ γενόμενα ἐξ ἁνθρώπων τᾧ χρόνῳ ἑξίτηλα γένηται, μήτε ἔργα μεγάλα τε καὶ θωμαστά, τὰ μὲν Ἔλλησι, τὰ δὲ βαρβάροισι ὰποδεχθέντα, ὰκλεᾶ γένηται, τά τε ἂλλα καὶ δι'ἢν αἰτίην ὲπολέμησαν ὰλλήλοισι »

(IT)

« Questa è l'esposizione delle ricerche di Erodoto di Alicarnasso, perché gli eventi umani non svaniscano con il tempo e le imprese grandi e meravigliose, compiute sia dai Greci che dai barbari, non restino senza fama; in particolare, per quale causa essi si fecero la guerra. »

(Erodoto, Storie, I, 1.)

Erodoto presenta l'opera come "ἰστορίης άπόδεξις", "esposizione della ricerca"; questa ha riguardato sia le imprese umane (τὰ γενόμενα ἐξ ἁνθρώπων) che non devono essere dimenticate, sia le geste grandi e maravigliose (ἔργα μεγάλα τε καὶ θωμαστά), compiute "sia dai Greci che dai barbari".

Lo storico, in seguito, distingue tra conoscenza diretta, tratta da fonti affidabili, e notizie relative a fatti remoti e incontrollabili, non direttamente controllabili; distingue i risultati delle proprie indagini dalla tradizione, non documentabile. Lesky dice che i suoi occhi diventano i testimoni più attendibili, seguiti dai dati che si possono ricavare, ascoltando testimoni. Nel capitolo riguardante l'Egitto, appare ancora più manifesto il metodo storico erodoteo;

« Fin qui ho esposto ciò che ha visto, le mie riflessioni e le mie ricerche; a partire da qui, esporrò i racconti degli Egiziani, come li ho ascoltati. »

Qualora gli si prospettino due versioni diverse e non abbia elementi per decidere, si basa su un criterio di logica e verosimiglianza; talvolta lascia al lettore le scelta o respinge una determinata notizia, ritenendola incredibile.

(GRC)

« Τοῖσι μέν νυν ὑπ' Αἰγυπτίων λεγομένοισι χράσθω ὅτεῳ τὰ τοιαῦτα πιθανά ἐστι· ἐμοὶ δὲ παρὰ πάντα τὸν λόγον ὑπόκειται ὅτι τὰ λεγόμενα ὑπ' ἑκάστων ἀκοῇ γράφω. »

(IT)

« A queste cose raccontate dagli Egizi prestino pure fede coloro per i quali faccende del genere risultano credibili; ma per me in tutta la narrazione è dato per sottinteso che scrivo, per averle sentite narrare, le cose che mi vengono dette da ciascuno. »

(Erodoto, Storie, II, 123.)

Traduzioni integrali italianeModifica

  • Le Istorie, traduzione di e introduzione di Luigi Sgroj, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1947-1948. - Revisione della trad. e note di Livio Rossetti in coll. con Graziano Ranocchia, Introduzione di L. Rossetti, Newton Compton, Roma, 1996.
  • Le Storie, traduzione di e note di Augusta Izzo d'Accinni, Firenze, Sansoni, 1951. - Revisione della trad. e note di Daniela Fausti, Introduzione di Filippo Cassola, BUR, 1984.
  • Le Storie, traduzione di Luigi Annibaletto, Milano, Mondadori, 1956.
  • La Fondazione Lorenzo Valla ha pubblicato, tra il 1977 e il 2017, l'edizione commentata delle Storie in 9 volumi[2]: Libro VIII. La battaglia di Salamina, a cura di Agostino Masaracchia, 1977; Libro IX. La sconfitta dei Persiani, a cura di A. Masaracchia, 1978; Libro I. La Lidia e la Persia, a cura di David Asheri, trad. A. Fraschetti, 1988; Libro II. L'Egitto, a cura di Alan B. Lloyd, trad. Augusto Franchetti, 1989; Libro III. La Persia, a cura di David Asheri et al., 1990; Libro IV. La Scizia e la Libia, a cura di Aldo Corcella e Silvio M. Medaglia, trad. A. Fraschetti, 1993; Libro V. La rivolta della Ionia, a cura di Giuseppe Cenci, trad. A. Fraschetti, 1994; Libro VI. La battaglia di Maratona, a cura di Giuseppe Cenci, 1998; Libro VIII. La vittoria di Temistocle, a cura di David Asheri e Aldo Corcella, trad. A. Fraschetti, 2003; Libro IX. La battaglia di Platea, a cura di David Asheri e Aldo Corcella, trad. A. Fraschetti, 2006; Libro VII. Serse e Leonida, a cura di Pietro Vannicelli e Aldo Corcella, trad. Giuseppe Cenci, 2017.
  • Le Storie (2 voll.), a cura di Aristide Colonna e Fiorenza Bevilacqua, Torino, UTET, 1996.

NoteModifica

  1. ^ Carlo Franco, «Erodoto.Le Termopili tra storia e paradigma», Alias-Il Manifesto, p.5, domenica 4 giugno 2017
  2. ^ tra il 2003 e il 2006 fu rifatto integralmente il commento ai Libri VIII e IX

BibliografiaModifica

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