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Trebisonda

comune turco
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Trebisonda
il belediyesi
(TR) Trabzon
Trebisonda – Veduta
Localizzazione
StatoTurchia Turchia
RegioneMar Nero
ProvinciaTrebisonda
DistrettoOrtahisar
Territorio
Coordinate41°00′N 39°44′E / 41°N 39.733333°E41; 39.733333 (Trebisonda)Coordinate: 41°00′N 39°44′E / 41°N 39.733333°E41; 39.733333 (Trebisonda)
Altitudinem s.l.m.
Superficie4 685 km²
Abitanti297 710 (2010)
Densità63,55 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale61000
Prefisso462
Fuso orarioUTC+2
Cartografia
Mappa di localizzazione: Turchia
Trebisonda
Trebisonda
Sito istituzionale
Illustrazione raffigurante Marco evangelista, dal Vangelo di Trebisonda, copiato fra i secoli X ed XI
Trebisonda nel 1718

Trebisonda[1][2][3] (in turco Trabzon o anche Trebizond, in latino Trapezus, in greco Τραπεζούντα, Trapezounta, in lazico ტამტრა, Ťrap'uzani o Ťamt'ra, in italiano anche Trapesunta, desueto) è una città della Turchia, capoluogo dell'omonima provincia, situata sulla costa nord-orientale che si affaccia sul Mar Nero.

Nel periodo medievale fu capitale dell'Impero di Trebisonda (1204-1461) e fu l'ultima città bizantina indipendente ad essere conquistata dai turchi ottomani (nel 1461) dopo la caduta di Costantinopoli (1453) e Mistra (1460). Oggi Trebisonda è il porto più grande della Turchia sul Mar Nero e conserva ancora una certa importanza grazie alla sua posizione strategica sulle rotte commerciali fra l'Europa ed il Medio Oriente.

StoriaModifica

AntichitàModifica

Fondata dai Greci di Mileto nell'VIII secolo a.C. con il nome di Trapezunte, sotto il dominio romano (dal 64 d.C.) fu un'importante base navale sul Mar Nero, facente parte della provincia del Ponto. Nel 258 venne saccheggiata dai Goti e, sotto l'Impero Romano d'Oriente, riuscì a mantenere l'importanza dei suoi mercati tra Medio Oriente e Turchia.

Impero di TrebisondaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Impero di Trebisonda.

Dopo la quarta crociata, nel 1204 fu capitale dell'Impero di Trebisonda, uno Stato formato da Alessio Comneno, fino al 1461, quando venne conquistata dall'Impero Ottomano. I Turchi, come per le altre città passate nel loro impero, trasformarono in moschee la maggioranza delle chiese costruite nei secoli precedenti.

Età contemporaneaModifica

Negli anni dieci e venti del XX secolo fu teatro della tragica sorte delle popolazioni cristiane della zona, fu una delle città più colpite durante il genocidio armeno perpetrato dai turchi ai danni della popolazione armena[4] e uno dei porti per il grande esodo della popolazione greca del Ponto durante la cosiddetta catastrofe dell'Asia Minore.

Curiosità linguisticheModifica

In lingua italiana il nome, sostantivato, della città viene utilizzato nella frase "perdere la trebisonda" con utilizzo e significato analogo a quello di "perdere la bussola" (o "la tramontana"): essere disorientati o confusi e con il significato aggiuntivo di perdere il controllo, inquietarsi. Ciò deriva dal fatto che, anticamente, la città di Trebisonda costituiva un importantissimo punto di riferimento visivo per le navi che percorrevano quelle rotte, mancando il quale spesso si verificavano naufragi lungo le coste circostanti.[5][6]

Infrastrutture e trasportiModifica

La città è servita dall'Aeroporto di Trebisonda.

AttrazioniModifica

Trabzon ha una serie di attrazioni turistiche, alcune delle quali risalgono ad epoche antiche. Nei pressi della piazza del centro della città, si trova il Meydan, un grande parco pubblico.

  • La Basilica di Santa Sofia (in turco Ayasofya Müzesi), una splendida chiesa bizantina e probabilmente l'attrazione turistica più importante della città.
  • Le rovine delle mura di Trebisonda, visibili in diverse aree della città ma non visitabili in quanto gran parte di esse rientra in una zona militare. Il muro esterno del castello ora funge da muro posteriore di un edificio militare.
  • La "Atatürk Köşkü", una villa costruita nel 1890 da un commerciante greco locale. Nel 1924, Mustafa Kemal Atatürk vi soggiornò durante la sua visita a Trabzon. Rimase di nuovo lì nel 1937. Ospita sale d'epoca e funge da monumento alla memoria del fondatore e primo presidente della Repubblica di Turchia.
  • Parco Boztepe, un piccolo parco che ospita un giardino da the sulle colline e offre una vista panoramica di quasi tutta la città.
  • Uzun Sokak, una delle strade più frequentate di Trebisonda.
  • Il Museo di Trebisonda, sito al centro della città pieno di interessanti reperti che raccontano la storia della regione, tra cui un elevato numero di manufatti bizantini.
  • Il distretto del bazar, che collega diverse antiche stradine cittadine e via Kunduracılar alla piazza Meydan.
  • Il Kostaki Konağı, un museo a nord di Zeytinlik vicino a Uzun Sokak.

Altre attrazioni della città sono: la moschea Fatih (originariamente chiesa Panagia Khrysokephalos), la moschea Yeni Cuma (originariamente chiesa di Sant'Eugenio), la moschea Nakip (originariamente la chiesa di Agios Andreas), la moschea Hüsnü Köktuğ (originariamente chiesa di Sant'Eleuterio), la İskender Pasha, la Türbe (commissionata dal sultano Selim I), il Güzelhisar (letteralmente "bel castello" e noto originariamente come Leonkastron).

 
Il ponte Zağnos e la zona Ortahisar
 
Museo di Trebisonda

SportModifica

Il principale club calcistico della città è il Trabzonspor Kulübü, una delle principali squadre del campionato turco (di cui ha vinto sei edizioni), con alle spalle diverse partecipazioni alle competizioni europee. Nella stagione 2011-2012 ha partecipato per la prima volta alla fase a gironi della Champions League.

AmministrazioneModifica

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Cfr. Trebisonda nell'enciclopedia Treccani.
  2. ^ Cfr. Trebisonda nell'enciclopedia Sapere.
  3. ^ Atlante Zanichelli 2009, Zanichelli, Torino e Bologna, 2009, p. 55.
  4. ^ Toronto Globe, August 26, 1915.
  5. ^ Trebisonda, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  6. ^ Umberto Eco, Come perdere la Trebisonda, su espresso.repubblica.it, 3 agosto 2007.
  7. ^ (EN) Batumi – Twin Towns & Sister Cities, in Batumi City Hall. URL consultato il 10 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 4 maggio 2012).

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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