Arcidiocesi di Cartagine

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Cartagine
Sede arcivescovile titolare
Archidioecesis Carthaginensis
Chiesa latina
Sede titolare di Cartagine
San Cipriano di Cartagine
Arcivescovo titolare sede vacante
Istituita prima del 1519
Stato Tunisia
Arcidiocesi soppressa di Cartagine
Eretta II secolo
Soppressa dopo il 1076
Dati dall'annuario pontificio
Sedi titolari cattoliche
Resti della basilica detta di San Cipriano, a Cartagine, scoperta nel 1915.
Resti della basilica Majorum (chiamata anche di Meildfa) a Cartagine, dove venne rinvenuta una iscrizione dedicata alle sante Perpetua e Felicita.
Resti della basilica di Damous El Karita a nove navate, la più grande di Cartagine, ornata di oltre 100 colonne.

L'arcidiocesi di Cartagine (in latino: Archidioecesis Carthaginensis) è una sede episcopale, in passato residenziale, ma ora titolare, della Chiesa cattolica.

Indice

StoriaModifica

La diocesi di Cartagine fu eretta verso la fine del II secolo. Agrippino è il primo vescovo noto. In questo periodo visse a Cartagine uno dei massimi scrittori cristiani, Tertulliano.

Nel III secolo vi fu un'importante fioritura di martiri, fra cui si stagliano le figure delle sante Perpetua e Felicita e di san Cipriano.

In questo periodo Cartagine era la sede più importante dell'Africa e il vescovo di Cartagine divenne primate e metropolita di fatto dell'Africa proconsolare, Bizacena, Numidia, Tripolitania e Mauritania (anche se nelle singole province il privilegio primaziale spettava al vescovo più anziano della provincia).

A volte fu attribuito al vescovo di Cartagine il titolo di patriarca[senza fonte], che però fu meramente onorifico, perché di fatto Cartagine rimase sempre soggetta all'autorità di Roma, con una significativa eccezione nell'occasione della controversia dei lapsi, in cui Cartagine sostenne il rigorismo.

Nel IV secolo la diocesi fu travagliata dalla diffusione di diverse eresie: donatismo, arianesimo, manicheismo e pelagianesimo. Per un certo periodo i donatisti diedero luogo anche ad una gerarchia parallela.

L'invasione dei Vandali verso la fine del secolo segnò un periodo di oppressione della Chiesa, che rifiorì in seguito alla conquista bizantina dell'anno 533. Successivamente gli imperatori appoggeranno le eresie del monotelismo e dell'iconoclastia. I vescovi di Cartagine, strenui sostenitori dell'ortodossia, saranno esiliati.

Cartagine rimase un'importante sede della Chiesa latina fino alla conquista araba di Cartagine nell'anno 698. Dopo la conquista araba la diocesi di Cartagine subì un declino, che possiamo ipotizzare piuttosto lento, in base ai documenti che tracciano una presenza cristiana dall'VIII al XII secolo e ci restituiscono i nomi di due vescovi dell'XI secolo.

La prima menzione di un vescovo in partibus infidelium con il titolo Carthaginensis risale al 1519. Il titolo rimase in seguito vacante per oltre un secolo, fino alla nomina di Diego Requeséns, futuro vescovo di Mazara del Vallo. Da questo momento il titolo fu assegnato regolarmente fino al 10 novembre 1884 quando, per effetto della bolla Materna Ecclesiae caritas di papa Leone XIII, fu restaurata l'antica arcidiocesi di Cartagine ed il titolo in partibus fu soppresso. Tuttavia il 9 luglio 1964 in forza della bolla Prudens Ecclesiae di papa Paolo VI l'arcidiocesi di Cartagine fu soppressa e contestualmente fu ristabilita la sede titolare.

Oggi Cartagine sopravvive come sede arcivescovile titolare; la sede è vacante dal 30 giugno 1979.

Cronotassi dei vescoviModifica

Cronotassi degli arcivescovi titolariModifica

NoteModifica

  1. ^ Circa la cronologia di Agrippino, primo vescovo noto di Cartagine, menzionato nelle lettere di san Cipriano, gli autori non sono unanimi ed ognuno riporta le proprie opinioni non sempre conciliabili fra loro; cfr. Auguste Audollent, v. 2. Agrippinus, in Dictionnaire d'Histoire et de Géographie ecclésiastiques, vol. I, Parigi 1909, coll. 1039-1043; in particolare col. 1042.
  2. ^ Negli atti del martirio delle sante Perpetua e Felicita, si fa menzione di Optatus a cui è attribuito il titolo di "padre", proprio dei vescovi: Nonne tu es pater noster? Molti autori lo ritengono vescovo di Cartagine; per Audollent invece (Carthage romaine, p. 447, nota 1) potrebbe essere vescovo di Tuburbo Minore, che forse è stata la città di origine delle due martiri. Circa la sua collocazione prima o dopo Agrippino, le posizioni non sono unanimi.
  3. ^ Fu il predecessore immediato di san Cipriano; Audollent (Carthage romaine, p. 467) lo colloca tra il 236 ed il 248.
  4. ^ Sostenitore dell'antipapa Novaziano.
  5. ^ Il concilio di Cartagine del 252 decise di riammettere nella comunione ecclesiale i lapsi; un gruppo dissidente non accolse queste decisioni, dichiarò deposto il vescovo Cipriano ed elesse un proprio vescovo nella persona di Fortunato. Audollent, Carthage romaine, pp. 485-486. Da questo momento Cartagine ebbe contemporaneamente tre vescovi.
  6. ^ Luciano e Carpoforo furono i successori immediati di san Cipriano, come è documentato da sant'Ottato di Milevi nel De schismate Donatistarum. I manoscritti di quest'opera tuttavia riportano due versioni, secondo le quali Luciano avrebbe preceduto o sarebbe succeduto a Carpoforo. Gli autori citati tra le fonti bibliografiche preferiscono inserire Luciano tra Cipriano e Carpoforo. Audollent, Carthage romaine, p. 506, nota 1. Mesnage, L'Afrique chrétienne, p. 3.
  7. ^ Il testo del De schismate Donatistarum parla di Luciano, Carpoforo et ceteri, ossia di altri vescovi, prima di Ceciliano. Tra questi "altri vescovi", alcuni autori inseriscono il nome di Ciro, conosciuto grazie ad un discorso di sant'Agostino, oggi scomparso, il De depositione Cyri episcopi Carthaginensi. Morcelli, Gams e Toulotte inseriscono Ciro tra Agrippino e Donato; Mesnage (pp. 3-4) dopo Carpoforo. Per Audollent la sua cronologia è incerta (p. 467, nota 1).
  8. ^ Visse durante i difficili momenti della persecuzione di Diocleziano, dell'insorgere del problema dei lapsi e della nascita del movimento donatista.
  9. ^ Fu l'unico vescovo africano a partecipare al concilio di Nicea del 325.
  10. ^ Fu consacrato vescovo da Donato di Case Nere.
  11. ^ Figura controversa, chiamata dalle fonti "Donato il Grande". Secondo Ottato di Milevi, Donato il Grande è il medesimo Donato di Case Nere; sant'Agostino invece distingue i due personaggi. Audollent, Carthage romaine, p. 514, nota 1. Morì in esilio, a cui era stato condannato nel 347; alla sua morte (Audollent, p. 521, nota 8), i suoi sostenitori elessero Parmeniano.
  12. ^ Pseudo-vescovo di Cartagine, avrebbe preso parte ad un concilio romano sotto papa Giulio I contro gli ariani, celebrato tra il 337 ed il 340. Questo concilio è attestato solo da un falso, composto verso la metà del IX secolo. P. Hinschius, Decretales Pseudo-Isidorianae et Capitula Angilrami, Leipzig 1863, p. 454. Mandouze, Prososopographie de l'Afrique chrétienne, p. 1008.
  13. ^ Prese parte al concilio di Sardica (343) e presiedette ad un concilio cartaginese celebrato nel 348 o 349.
  14. ^ Prese parte al concilio di Rimini del 359.
  15. ^ A causa dell'occupazione dei Vandali non poté prendere parte personalmente al concilio di Efeso del 431, dove fu rappresentato dal diacono Basula. Nel calendario liturgico di Cartagine era ricordato come sanctus.
  16. ^ Venne esiliato a Napoli nel 439, dove morì.
  17. ^ Audollent, Carthage romaine, p. 544.
  18. ^ Audollent, Carthage romaine, p. 545.
  19. ^ Esiliato a Eucaita, morì il 7 gennaio 563.
  20. ^ Menzionato in diverse lettere di papa Gregorio I.
  21. ^ Un sigillo di piombo scoperto a Cartagine riporta il nome di uno Stephanus archiepiscopus, di difficile collocazione cronologica. Mesnage, L'Afrique chrétienne, p. 7. Toulotte, Géographie de l'Afrique chrétienne, pp. 95-96.

FontiModifica

Per l'arcidiocesiModifica

Per la sede titolareModifica

Voci correlateModifica

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