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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Giovanni di Castiglia (disambigua).

Giovanni di Castiglia (Siviglia, 1262Pinos Puente, 25 giugno 1319) fu un principe castigliano.

Indice

BiografiaModifica

Era la figlia di Alfonso X di Castiglia, e di sua moglie, Violante d'Aragona[1]. I suoi nonni paterni erano Ferdinando III di Castiglia, e la sua prima moglie, Beatrice di Svevia, mentre quelli materni erano Giacomo I d'Aragona e Iolanda d'Ungheria[2].

Guerra civile e morte di Alfonso XModifica

La morte del primogenito ed erede, Ferdinando de la Cerda, nel 1275 causò una crisi di successione. Secondo l'usanza, data la minore età del figlio di Ferdinando, Alfonso de la Cerda, ad essere nominato erede di Alfonso X sarebbe spettato a Sancho. Tuttavia Alfonso X aveva introdotto il diritto romano per cui a succedere sarebbero stati i figli di Ferdinando.

Il re dapprima volle soddisfare le aspirazioni del figlio Sancho ma poi, su insistenza della moglie Violante e del re Filippo III di Francia, zio del Infante de la Cerda, cercò di nominare erede Alfonso de la Cerda.

Sancho si ribellò nel 1282, appoggiato dalla maggior parte della nobiltà del regno, e venne a togliere a Alfonso X i suoi poteri, ma non il titolo di re. Giovanni sostenne in un primo momento il fratello poi l'anno dopo tornò fedele a suo padre, che intanto stava riguadagnando militarmente i suoi poteri.

L'anno 1283 si concluse, grazie anche all'intervento di Giovanni a cui era stato affidato il comando, con la sconfitta militare di Sancho che perse la città di Merida sede dei suoi sostenitori.

A Siviglia nel 1284 re Alfonso X diseredò Sancho e lasciò il trono al nipote Alfonso de la Cerda, figlio del defunto Ferdinando. Venne inoltre sancito che in caso di morte di Alfonso e dei suoi fratelli senza eredi[3], il regno sarebbe passato a Filippo III di Francia. Giovanni invece, dopo aver reso omaggio al nuovo re e giurato di rispettare le disposizioni di Alfonso X, sarebbe divenuto sovrano di Siviglia e Badajoz[4].

Le volontà di Alfonso X non vennero però rispettate[5] e alla morte di Alfonso X il diseredato Sancho fu proclamato re di Castiglia e Giovanni lo riconobbe come tale[6].

Regno di Sancho IVModifica

L'8 giugno ad Alfaro fu ucciso Lope Díaz III de Haro[7][8][9], signore di Biscaglia e parente del re, nel corso di un attentato contro Sancho IV. Era presente Giovanni, che stava per morire per mano di suo fratello ma venne risparmiato per intervento della regina Maria di Molina.

Giovanni venne accusato del complotto e imprigionato nel castello di Burgos e poi in quello di Curiel de Duero dove rimase fino al 1291 quando, grazie all'intercessione di Maria di Molina venne liberato e portato nella città di Valladolid dove giurò fedeltà al re. La signoria di Vizcaya andò a suo cognato, Diego López IV d'Haro.

Nel 1292, poco dopo il suo rilascio, Giovanni si distinse per il suo intervento nella conquista di Tarifa, durante la quale rimase deturpato al volto.

Poco dopo si alleò con Juan Núñez I de Lara, signore di Lara, e con altri nobili per combattere il fratello. Temendo di tornare agli arresti fuggì in Portogallo e poi a Tangeri dove trovò la protezione del sultano merinide.

Tornò sulla penisola iberica al servizio del re di Fez per porre assedio alla città di Tarifa, difesa da Alonso Pérez de Guzmán. Dopo aver subito la sconfitta Giovanni si rifugiò nel Sultanato di Granada ospite del sultano Muhammad II al-Faqih[10].

La minore età di Ferdinando IVModifica

Il 25 aprile 1295 morì Sancho IV. Gli succedette suo figlio, Ferdinando IV, che all'epoca aveva solo dieci anni. Alla morte del re Diego López V d'Haro si riappropriò della signoria di Vizcaya, con l'appoggio della regina Maria di Molina. Approfittando delle lotte all'interno della corte castigliana, l'infante Giovanni diffuse la voce che suo nipote Ferdinando fosse frutto di un'unione incestuosa e nulla.

Abbandonando Granada, cercò di occupare Badajoz ma, al vedere il disastro del suo tentativo, si accontentò di occupare Coria e il castello di Alcántara. In seguito raggiunse il Portogallo per ottenere l'appoggio di Dionigi del Portogallo per dichiarare guerra a Ferdinando IV e, allo stesso tempo, sostenerlo nella sua pretesa al trono. All'inizio del 1296, Giovanni conquistò Astudillo, Paredes de Nava y Dueñas mentre suo figlio Alfonso prese Mansilla.

Nell'aprile 1296 Alfonso de la Cerda entró in scena, accompagnato da truppe aragonesi, accordò que Castiglia sarebbe stata per lui, e León per l'infante Giovanni. Alfonso de la Cerda si dirigi a León, dove l'infante Giovanni fu incoronato re di León, di Siviglia e di Galizia.

Dopo la sua incoronazione, Giovanni accompagnò Alfonso de la Cerda a Sahagún, dove fu proclamato re di Castiglia, Toledo, Cordova, Murcia e Jaén, con la presenza e il sostegno in entrambe le incoronazioni dell'infante Pietro d'Aragona, figlio di Pietro III d'Aragona.

Poco dopo essere stati incoronati, Alfonso e Giovanni circondarono Mayorga, mentre l'infante Enrico firmò l'accordo di pace con il regno di Granada. Il 25 agosto 1296 morì l'infante Pietro d'Aragona, una vittima della peste, mentre era al comando dell'esercito che assediava Mayorga, perdendo così uno dei suoi più grandi sostenitori.

Mentre aspettavano l'arrivo del re del Portogallo con le sue truppe, Giovanni e Juan Núñez II de Lara, avanzando lungo il Duero, per raggiungere e sottomettere la città di Valladolid, dove si trovavano la regina Maria di Molina e Ferdinando IV, e il re di Aragona attaccarono Murcia e Soria, e Diego Lopez V d'Haro seminò il disordine nella sua signoria di Vizcaya.

Il 12 settembre 1297, Maria di Molina e il re portoghese hanno firmato il Trattato di Alcañices, con la quale Castiglia cedeva varie città di frontiera a Dionigi, in cambio del ritiro del suo sostegno a Giovanni, che stava ancora controllando il territorio leonino. Inoltre, il monarca portoghese cedette alla regina madre 300 cavalieri per combattere contro Giovanni.

Durante la Cortes di Valladolid del 1300 Giovanni rinunciò alla sua pretesa del trono, nonostante sia stato proclamato re di Léon nel 1296, e prestò giuramento di fedeltà a Ferdinando IV di Castiglia e ai suoi successori, il 26 giugno 1300. In cambio della sua rinuncia al possesso della signoria di Vizcaya, ricevette Mansilla, Paredes de Nava, Medina Rioseco, Castronuño e Cabrero. Poco dopo, Maria di Molina e Giovanni Enrico, accompagnati da Diego Lopez V d'Haro, assediarono la città di Almazán.

MatrimoniModifica

Primo MatrimonioModifica

Il 17 febbraio 1281 sposò nella città di Burgos Margherita del Monferrato (?-1286)[8][11], figlia di Guglielmo VII del Monferrato, dalla quale ebbe un figlio[12]:

Secondo MatrimonioModifica

L'11 maggio 1287 sposò María Díaz de Haro (1270-1342)[7][9][8], figlia di Lope Díaz III de Haro, da cui ebbe tre figli:

MorteModifica

Nel 1312, dopo la morte di Ferdinando IV, fu nominato tutore di suo figlio, Alfonso XI, che servì accanto alla regina Maria di Molina e all'infante Pietro di Castiglia, signore di Cameros[9].

Morì nel 1319 a Pinos Puente, nella battaglia di Sierra Elvira, conosciuta anche come il disastro di Vega de Granada[8]. Fu sepolto nella Cattedrale di Burgos[13][14]

NoteModifica

  1. ^ Salazar y Acha y Masnata,  pp. 217-218
  2. ^ Salazar y Acha y Masnata,  pp. 214-216
  3. ^ González Jiménez,  p. 363
  4. ^ González Jiménez,  pp. 365-366
  5. ^ Nieto Soria,  p. 51
  6. ^ González Jiménez,  p. 370
  7. ^ a b Salazar y Acha y Masnata,  p. 219
  8. ^ a b c d Salazar y Acha,  p. 379
  9. ^ a b c Boto Varela et al,  p. 33
  10. ^ Mercedes Ballesteros Gaibrois. Historia del reinado de Sancho IV de Castilla. Volumen II.
  11. ^ Salazar y Acha y Masnata,  p. 218
  12. ^ Ivrea 7
  13. ^ Boto Varela et al,  p. 41
  14. ^ Urrea Fernández,  p. 26

Voci correlateModifica

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