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Il labirinto del fauno

film del 2006 diretto da Guillermo del Toro
Il labirinto del fauno
Labifauno.png
Il fauno
Titolo originaleEl laberinto del fauno
Lingua originalespagnolo
Paese di produzioneSpagna, Messico
Anno2006
Durata118 min
Rapporto1,85:1
Generedrammatico, fantastico, guerra
RegiaGuillermo del Toro
SoggettoGuillermo del Toro
SceneggiaturaGuillermo del Toro
ProduttoreGuillermo del Toro, Bertha Navarro, Alfonso Cuarón, Frida Torresblanco, Álvaro Augustín
Produttore esecutivoBelén Atienza, Elena Manrique, Edmundo Gil
Casa di produzioneTelecinco, Estudios Picasso, Tequila Gang, Esperanto Filmoj, Café FX, ICAA
Distribuzione in italianoVidea, Warner Bros.
FotografiaGuillermo Navarro
MontaggioBernat Vilaplana
Effetti specialiReyes Abades (effetti speciali), Everett Burrell, Edward Irastorza (effetti visivi)
MusicheJavier Navarrete
ScenografiaEugenio Caballero
CostumiLala Huete, Rocío Redondo
TruccoDavid Martí, Montse Ribé
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il labirinto del fauno (El laberinto del fauno) è un film spagnolo-messicano[1] del 2006 scritto e diretto da Guillermo del Toro.

Si tratta della seconda parte di una duologia informale di film fantastici dello stesso regista (la prima è La spina del diavolo) ambientati durante la guerra civile e il dopoguerra spagnolo. Inizialmente era previsto un terzo film intitolato 3993 (in riferimento agli anni 1939 e 1993, due anni che avrebbero avuto un grande significato nel film dato che la storia era destinata a ruotare attorno all'apertura delle tombe della guerra civile, e doveva ancora una volta essere completamente in spagnolo); il progetto venne poi abbandonato per concentrarsi su Hellboy: The Golden Army.[2]

Presentato in concorso al Festival di Cannes 2006,[3] il film si è rivelato uno straordinario successo di critica, al punto che secondo i calcoli del sito Metacritic risulta essere l'opera cinematografica più apprezzata a livello mondiale dell'intero 2006.[4] Nel 2007 si è aggiudicato il premio al miglior film della National Society of Film Critics,[5] e tre Premi Oscar: miglior fotografia, miglior scenografia e miglior trucco.[6]

Il 3 aprile 2019 Guillermo Del Toro annunciò la pubblicazione a luglio di un'antologia di racconti che approfondisce ed espande la mitologia alla base del film, scritta insieme a Cornelia Funke.[7]

TramaModifica

«Tanto tempo fa, nel regno sotterraneo, dove la bugia, il dolore, non hanno significato, viveva una principessa che sognava il mondo degli umani. Sognava il cielo azzurro, la brezza lieve e la lucentezza del sole. Un giorno, traendo in inganno i suoi guardiani, fuggì. Ma appena fuori, i raggi del sole la accecarono, cancellando così la sua memoria. La principessa dimenticò chi fosse e da dove provenisse. Il suo corpo patì il freddo, la malattia, il dolore, e dopo qualche anno, morì. Nonostante tutto, il Re fu certo che l'anima della principessa avrebbe fatto ritorno, magari in un altro corpo, in un altro luogo, in un altro tempo. L'avrebbe aspettata, fino al suo ultimo respiro. Fino a che il mondo non avesse smesso di girare.»

(Monologo iniziale)

Spagna, 1944. La guerra civile si è conclusa da tempo, con Francisco Franco che ha preso saldamente il pieno potere. In una zona montuosa ci sono però ancora dei ribelli che non si arrendono al nuovo regime: l'avamposto deputato è sotto il comando dello spietato capitano Vidal che ha chiamato a sé la moglie Carmen perché vuole che partorisca presso di lui. Carmen, che patisce il lungo viaggio, porta con sé la figlia Ofelia, nata dal primo matrimonio.

In questo contesto di tensione, con la madre sofferente e un patrigno ostile, Ofelia sfrutta la sua immaginazione e si rifugia un mondo incantato che però si sovrappone alla realtà, rivelando quanto anch'esso sia reale e non solo una fantasia. Una notte, accompagnata da alcune fate, Ofelia si addentra in un labirinto situato presso la casa in cui risiede, incontrandovi un Fauno: la creatura le spiega che lei è la reincarnazione della principessa Moana, figlia del Re del mondo sotterraneo e scomparsa tempo addietro quando giunse nel mondo degli umani, e che per poterci tornare dovrà superare tre prove che compariranno man mano su un libro magico. Ofelia dubita delle parole del Fauno, sostenendo di essere figlia di un sarto morto in guerra, ma il Fauno afferma che non è figlia degli uomini e che il segno che dimostra la sua vera appartenenza è una voglia a forma di falce di luna presente sulla sua spalla sinistra. Inoltre le rivela che suo padre fece costruire portali magici in tutto il mondo affinché Ofelia potesse ritrovare la strada di casa, e che il labirinto in cui si trovano è l'ultimo rimasto.

La bambina scopre che la governante Mercedes appoggia segretamente i ribelli, tra i quali vi è il fratello Pedro, ma non la denuncia e ne diventa anzi grande amica. Mentre la lotta fra Vidal e i ribelli prosegue, Ofelia affronta la prima prova che consiste nel recarsi su una collina del bosco dove sorge un imponente e antico albero gravemente malato a causa di un grosso rospo velenoso che ha fatto il nido sotto le sue radici: Ofelia deve fargli mangiare tre pietre di ambra magica per fargli sputare una chiave situata nel suo ventre, necessaria per la seconda prova. Con uno stratagemma, Ofelia inganna il rospo facendogli ingoiare le pietre e recuperando la chiave.

Intanto la salute di Carmen peggiora continuamente, traendo sollievo da una mandragora (dono del Fauno a Ofelia) immersa nel latte e nutrita col sangue, nascosta sotto il suo letto. La notte successiva, a Ofelia viene affidata la seconda prova: usare un gessetto magico per aprire una porta che dalla sua camera la conduca nelle segrete dell'Uomo Pallido (un essere umanoide apparentemente cieco e immobile, divoratore di bambini) e recuperare il suo pugnale. Accompagnata da tre fate, la bambina recupera il pugnale ma prima di andarsene, contravvenendo all'ordine del Fauno di non cibarsi di nulla, assaggia due chicchi d'uva presi dalla tavola imbandita dell'Uomo Pallido, il quale si sveglia e, dopo aver afferrato i suoi occhi da un piattino e averli infilati nelle cavità sui palmi delle sue mani, due delle fate cercando di distrarlo vengono sfortunatamente catturate dall'essere. La ragazzina assiste impotente al terribile destino delle due fate che vengono entrambe brutalmente decapitate con un morso e infine divorate da quest'ultimo. Poco dopo il mostro insegue Ofelia che all'ultimo momento riesce a scappare disegnando un'altra porta. La notte successiva Ofelia confessa al Fauno di non aver rispettato il suo ordine, e lui la rimprovera duramente rifiutandosi di rivelarle la terza prova.

Quella stessa sera il capitano Vidal scopre la mandragora sotto il letto di Carmen, sgrida aspramente Ofelia e consegna la radice alla donna, che la butta nel fuoco: da quel momento la salute di Carmen peggiorerà fino a morire di parto, dando alla luce un maschio, e lasciando come unico conforto ad Ofelia la compagnia di Mercedes, con la quale sviluppa un rapporto madre-figlia. Vidal uccide il dottor Ferreriro quando scopre che aiuta segretamente i ribelli e sta per fare lo stesso con Mercedes, ma la donna riesce a liberarsi e lo pugnala più volte al busto e al volto, senza tuttavia ucciderlo. Mercedes scappa e si rifugia dai ribelli. Ofelia viene rinchiusa in camera dove incontra nuovamente il Fauno, deciso a concederle un'altra opportunità, il quale le spiega che per l'ultima prova dovrà recuperare il fratello e portarlo da lui al labirinto il più presto possibile. Grazie ad un altro gessetto magico, Ofelia riesce a scappare ma si rifiuta di obbedire all'ultima delle prove, che consiste nel sacrificare il sangue di una creatura innocente, inteso il fratello neonato. La bambina viene sorpresa da Vidal, che le spara dopo averle sottratto il piccolo; all'uscita del labirinto però, Vidal viene giustiziato dai ribelli mentre il bambino viene raccolto da Mercedes, la quale dichiara che il piccolo non saprà mai di chi è figlio, per risparmiargli le atrocità commesse dal padre.

Nel frattempo, Ofelia muore per lo sparo e il suo sangue si riversa sulle pietre del labirinto, aprendo così la via verso il fantastico mondo sotterraneo, dove viene acclamata dai suoi genitori e i sudditi. Il padre le rivela che è proprio scegliendo di non sacrificare il fratello che Ofelia, con il suo sangue altrettanto innocente, ha potuto superare l'ultima prova, la più importante. Compare anche il Fauno insieme alle fate, elogiando anch'egli la scelta della bambina. Contemporaneamente a questa riunione, Mercedes trova Ofelia e, stringendola a sé, le canta un'ultima ninna nanna. Sull'albero oggetto della prima prova di Ofelia sboccia un nuovo fiore, vicino al quale si posa l'insetto-fata.

«E si dice che la principessa discese nel regno paterno e che lì regnò con giustizia e benevolenza per molti secoli, che fu amata dai suoi sudditi e che lasciò dietro di sé delle piccole tracce del suo passaggio sulla terra… visibili solo agli occhi di chi sa guardare.»

(Monologo finale)

ProduzioneModifica

SviluppoModifica

La genesi del film va individuata in un taccuino che il regista Guillermo del Toro riempì per una ventina d'anni di bozzetti e appunti vari, e che rischiò di perdere durante un viaggio.[2] La prima concezione della storia vedeva una donna incinta innamorarsi di un Fauno per il quale sacrifica il figlio che aspetta in modo da vivere insieme per sempre.[8][9] L'idea della creatura gli venne da un sogno lucido ricorrente avuto da bambino secondo cui, a mezzanotte, osservava un fauno sbucare da un orologio appartenuto al nonno; il design finale del Fauno subì diverse modifiche al fine di renderlo maggiormente legato alla natura e intimidatorio.[2]

 
Saturno che divora i suoi figli (1821-1823) di Francisco Goya. Questo dipinto ha ispirato la scena in cui l'Uomo Pallido divora due fate.[10]

Invece il grottesco e terrificante Uomo Pallido, che ha sui palmi delle mani degli squarci nei quali inserisce i suoi occhi, è basato su uno yōkai (mostro della mitologia giapponese) chiamato tenome (手の目, "occhi sulle mani").[11] Del Toro ha affermato che questo essere è la rappresentazione di tutto il male istituzionale che si "nutre" degli indifesi;[12] non a caso sorveglia un ricco banchetto (facile esca in periodi di carenza dovuti alle guerre) dal quale, se il malcapitato bambino assaggia qualcosa, non può più scappare finendo divorato dal mostro.[2] Rappresenta inoltre una combinazione tra la chiesa cattolica e il fascismo, che ai tempi della guerra civile spagnola potevano dirsi complici: un richiamo evidente di ciò vi è nella scena della cena presieduta da Vidal, durante la quale un sacerdote dichiara che «Dio si è già occupato delle anime di quegli uomini, la sorte dei loro corpi non è affar suo», riferendosi ai guerriglieri nascosti nel bosco.[8][9]

La scena in cui un giovane contadino viene picchiato in volto da Vidal con una bottiglia di vetro si rifà a due episodi realmente accaduti a cui assistettero da giovani Del Toro e alcuni suoi amici: in uno un membro dell'élite spagnola fascista entrò in un negozio di alimentari e uno dei presenti rifiutò di togliersi il cappello in sua presenza, così il fascista lo colpì al volto con il calcio della sua pistola e gli rubò la spesa; nell'altro un suo amico venne coinvolto in una rissa e venne ripetutamente colpito al volto con una bottiglia che tuttavia non si ruppe, un dettaglio rimasto impresso nella memoria del regista.[8][2] Cresciuto in una parte violenta del Messico, Del Toro affermò:

«Sarebbe un cliché dire che, poiché sono messicano, vedo la morte in un certo modo. Ma ho visto una certa dose di cadaveri, certamente più di un ragazzo medio del Primo Mondo. Ho lavorato per mesi vicino ad un obitorio, accanto al quale dovevo passare per poter andare a lavoro. Ho visto persone colpite da spari; mi sono state puntate pistole contro la testa; ho visto persone bruciare vive, pugnalate, decapitate... perché il Messico è un posto ancora molto violento. Quindi credo che un po' di quell'elemento dei miei film provenga da una sensibilità messicana. Spero che questo film mi permetta di iniziare un nuovo percorso. Il modo in cui vedo il mio mestiere e le storie che racconto è completamente cambiato dopo questo film. Filmare Il labirinto del fauno è stato molto doloroso, ma è diventata anche una guerra sul fatto di non compromettermi.»

(Guillermo Del Toro[13])

La fiaba narrata da Ofelia al fratello non ancora nato includeva in principio un drago chiamato Varanium Silex, custode di una montagna circondata da rovi in cima alla quale fiorisce una rosa blu che dona l'immortalità; il drago e le spine inducono gli uomini a rinunciare alla rosa, preferendo evitare il dolore piuttosto che subirlo per ottenere l'immortalità. Nonostante per la scena fosse tematicamente importante, la figura del drago venne esclusa per motivi di budget.[14]

L'albero in cui Ofelia deve addentrarsi durante la prima prova ha una conformazione che ricorda sia le corna del Fauno (elemento incorporato nell'architettura)[8] che l'apparato genitale femminile (che riappare nel libro magico quando Carmen è in procinto di partorire), rimando al concetto di fertilità e rinascita.[2]

Del Toro ha ripetuto più volte che, nonostante una storia possa avere diversi significati a seconda dello spettatore, «oggettivamente, nel modo in cui l'ho strutturata, ci sono indizi che ti dicono... che è reale». Alcuni indizi: la mandragora che guarisce Carmen, il gessetto che Ofelia lascia sulla scrivania di Vidal, la fuga di Ofelia attraverso un vicolo cieco del labirinto, la sua voglia a forma di falce di luna presente sulla sua spalla sinistra, il fiore che sboccia sull'albero cavo alla fine del film.[8]

Nonostante l'industria di Hollywood premesse per un'atmosfera meno sinistra e la recitazione in lingua inglese al fine di rendere il film accessibile ad un pubblico più ampio, Del Toro si oppose dichiarando che Il labirinto del fauno non era stato concepito per il profitto, ma per la visione; rinunciò al suo intero stipendio da regista per assicurarsi che i requisiti del budget fossero rispettati.[13][2]

CastingModifica

Per il ruolo di Ofelia vennero provinate un centinaio di candidate; Del Toro aveva scritto il ruolo per una bambina di 8/9 anni, ma rimase colpito dall'allora undicenne Ivana Baquero, quindi decise di scritturarla e rimaneggiare la sceneggiatura per adattarla alla sua età,[2] oltre ad inviarle fumetti e libri di fiabe per aiutarla ad entrare maggiormente nel ruolo. Riguardo la disobbedienza di Ofelia, Del Toro asserì:

«[...] La cieca obbedienza castra, nega, nasconde e distrugge tutto ciò che ci rende umani. [...] Penso che la disobbedienza sia una virtù e la cieca obbedienza un peccato.[...] Se si ascolta attentamente, la formulazione precisa delle parole del Fauno a Ofelia è «Dobbiamo assicurarci che la vostra essenza non sia andata perduta, che non siate diventata una mortale. Dovrete superare tre prove al cospetto della luna piena». Questo è il vero scopo delle prove. Non è tanto il prendere il pugnale e la chiave, quelli sono meccanicismi, che lei può fallire.[...] Quando viene messa alle strette senza altre opzioni, ma deve scegliere se uccidere o dare la propria vita, sceglie di mettere a rischio se stessa piuttosto che il bambino. Questa è una vera prova. Questo è ciò che la rende immortale.[...] Quindi nel film tutte le prove sono false piste, e quando torni indietro e guardi il film comprendi che la mia tesi è che il Fauno è l'Uomo Pallido in un'altra veste. È il trickster in un'altra veste. Così è il Fauno. E la prova di ciò nel film è che alla fine, quando si ricongiunge con i suoi genitori e il bambino nell'altro mondo, le fate che l'Uomo Pallido aveva divorato sono tutte intorno a lei. Le stesse fate. Le ho codificate con tre colori - verde, blu e rosso - così quando riappaiono lo sai, «Oh, quelle sono le fate verdi, blu e rosse».»

(Guillermo Del Toro[15])

Doug Jones, che aveva già lavorato con Del Toro nei film Mimic e Hellboy, venne contattato per interpretare il duplice ruolo del Fauno e dell'Uomo Pallido. Jones accettò ma scoprì che il film sarebbe stato girato in spagnolo, lingua che non parlava affatto; tuttavia insistette nell'imparare i dialoghi, approfittando delle cinque ore giornaliere di trucco alle quali doveva sottoporsi. Alla fine Del Toro preferì farlo doppiare dall'affermato attore di teatro Pablo Adán, ma gli sforzi di Jones non sono stati vani dato che Adán ha potuto facilmente riprendere il labiale e l'intonazione.[8][2]

Del Toro offrì a Sergi López la parte del capitano Vidal un anno e mezzo prima dell'inizio delle riprese, pur con dubbi da parte dei produttori spagnoli che lo ritenevano più adatto a commedie e melodrammi.[16]

«È il personaggio più malvagio che io abbia mai interpretato nella mia carriera. È così ben scritto che è impossibile aggiungere altro. Vidal è disturbato, è uno psicopatico impossibile da difendere. Anche se la personalità di suo padre ha formato la sua esistenza - ed è certamente uno dei motivi della sua follia - questa non può essere una giustificazione. Sarebbe molto cinico farlo per giustificare o spiegare i suoi atti di crudeltà e vigliaccheria. Il film non dà alcuna giustificazione al fascismo.»

(Sergi López[17])

«[...] Uno dei pericoli del fascismo e del male puro nel nostro mondo - che credo esista - è che risulta molto attraente. Che è incredibilmente attraente in un modo che la maggior parte della gente nega. La maggior parte delle persone rende i loro cattivi brutti e sgradevoli e penso che no, il fascismo ha un intero concetto di design, uniformi e scenografie che lo rendono attraente per i deboli di carattere. Ho cercato di rendere Sergi López come tutti i politici che sono veramente malvagi - ben vestito, ben curato, ben educato, si alza dalla sedia quando una signora entra nella stanza, si alza dalla sedia quando una signora lascia la stanza.[...] Gli estremi sono incredibilmente potenti nel cinema e il fatto che questa bambina di 11 anni si senta più a suo agio con se stessa di un fascista che si odia così tanto da fendere la propria gola allo specchio, rifiutare l'orologio di suo padre e compiere atti folli, ciò dà potere alla bambina e dà all'altro l'illusione del potere e la scelta della crudeltà. La scelta è la chiave di ciò che siamo.[...]»

(Guillermo Del Toro[15])

RipreseModifica

 
Pineta di San Rafael nei pressi di Segovia, dove venne girata gran parte del film.

Le riprese furono effettuate interamente in Spagna, in particolare a Belchite, El Espinar, Segovia, Sierra de Guadarrama e Algete, dall'11 luglio al 15 ottobre 2005.[18] In quei mesi la regione di Segovia si trovava in un periodo di siccità, fatto che complicò le scene di sparatoria a causa dell'elevato rischio di incendi: per questo motivo le esplosioni e gli spari furono rielaborati completamente in post-produzione, rendendo inoltre gli ambienti più umidi e muschiosi.[8] Del Toro e Guillermo Navarro, il direttore della fotografia, scelsero di privilegiare le immagini rispetto ai dialoghi quindi, anche durante le riprese a camera fissa, il più delle volte essa venne mossa leggermente affinché l'immagine si spostasse in modo quasi impercettibile; la differenza tra il mondo umano e quello fantastico viene espressa in particolare dall'uso dei colori: nel primo caso si ha una prevalenza di colori freddi e scuri, mentre nel secondo dominano i colori caldi con sfumature dorate.[19][8][2] Navarrete, il capo-elettricista David Lee e il capo-attrezzista Rick Stribling lavorarono a stretto contatto per assicurarsi di ottenere un'immagine perfetta del collegamento visivo tra il mondo umano e quello fantastico.[19]

SottotitoliModifica

Del Toro si occupò personalmente di scrivere i sottotitoli in inglese in quanto rimasto deluso dall'adattamento di quelli del suo precedente lavoro, La spina del diavolo, non volendo che nessuna delle sue idee andasse persa nel processo di traduzione.[8][2]

Colonna sonoraModifica

Il compositore Javier Navarrete ha strutturato l'intera colonna sonora del film come fosse una ninna nanna, la cui progressione melodica suggerisce l'innocenza della protagonista, calata però in un contesto tutt'altro che innocente.[20] L'immagine di copertina che ritrae il Fauno mentre abbraccia Ofelia (inizialmente pensata come locandina per la promozione della pellicola) è stata disegnata dall'illustratore statunitense Drew Struzan.[21] La pubblicazione è avvenuta il 19 dicembre 2006.

Numero Titolo Durata
1. Hace mucho, mucho tiempo 2:11
2. El laberinto 4:04
3. La rosa y el dragon 3:34
4. El hada y el laberinto 3:33
5. Las tres pruebas 2:04
6. El arbor que muere y el sapo 7:08
7. Guerrilleros 2:05
8. El libro de sangre 3:47
9. Nana de Mercedes 1:36
10. El refugio 1:32
11. El que no es humano 5:52
12. El rio 2:48
13. Un Cuento 1:52
14. Bosque profundo 5:45
15. Vals de la mandragora 3:38
16. El funeral 2:42
17. Mercedes 5:34
18. La luna llena y el fauno 5:04
19. Ofelia 2:16
20. Una princesa 3:52
21. Nana del laberinto del fauno 1:47

PromozioneModifica

La pellicola venne presentata in anteprima al Festival di Cannes il 27 maggio 2006,[3] e nei mesi seguenti venne proiettata in numerose altre importanti rassegne cinematografiche.[22]

DistribuzioneModifica

Il film è stato distribuito in Spagna l'11 ottobre del 2006, in Messico il 20 ottobre e negli Stati Uniti d'America il 29 dicembre.[22]

In Italia la distribuzione è avvenuta il 24 novembre 2006,[22] con l'adattamento dei dialoghi e la direzione del doppiaggio a cura di Tonino Accolla.

DivietiModifica

In America il film ha ricevuto dal MPAA un divieto ai minori di 17 anni (pur variando nei vari stati) per la presenza di violenza esplicita e linguaggio scurrile, mentre in Italia il film è stato vietato ai minori di 14 anni.[23] Nel resto del mondo le limitazioni sono simili.

AccoglienzaModifica

Il film ha ricevuto una notevole accoglienza da parte della critica specializzata, con molti elogi riguardanti gli effetti visivi, la regia, la fotografia e la recitazione. Roger Ebert ha assegnato alla pellicola la valutazione massima di 4 stelle su 4:

«Ciò che rende Il labirinto del fauno di Del Toro così potente, penso, è il fatto che unisce due tipi di materiale, ovviamente incompatibili, insistendo nel rimanere fedele ad entrambi fino alla fine. Poiché non vi è compromesso né via di fuga, e i pericoli di ciascun mondo sono sempre presenti nell'altro. Del Toro parla della "regola dei tre" nelle favole (tre porte, tre regole, tre fate, tre troni). Non sono certo che tre visioni di questo film siano sufficienti, comunque»

(Roger Ebert[24])

Su Rotten Tomatoes il film detiene un indice di approvazione professionale del 95%, con un voto medio di 8,59/10 basato su 230 recensioni; il consenso del pubblico è del 91%, con un punteggio di 4,35/5.[25] Su Metacritic ha ricevuto una valutazione professionale di 98/100, corrispondente ad un'«acclamazione universale».[26]

IncassiModifica

L'incasso totale ammonta a 83 258 226 $, a fronte di un budget di 19 000 000 $.[27]

RiconoscimentiModifica

NoteModifica

  1. ^ (78% produzione spagnola, 22% produzione messicana) EL LABERINTO DEL FAUNO (PDF), su mcu.es. URL consultato il 21 giugno 2015.
  2. ^ a b c d e f g h i j k (EN) Brendan Reid, Pan’s Labyrinth: 15 Things You Never Knew, cbr.com, 10 gennaio 2017.
  3. ^ a b (ENFRESZH) El laberinto del fauno, festival-cannes.com.
  4. ^ (EN) Best Movies of 2006, metacritic.com.
  5. ^ (EN) Past Awards - Winners of Awards, nationalsocietyoffilmcritics.com.
  6. ^ a b (EN) The 79th Aademy Awards - 2007, oscars.org, 25 febbraio 2007.
  7. ^ (ES) Claudia Llaca, Guillermo del Toro expande el universo de 'El laberinto del fauno', sensacine.com.mx, 6 aprile 2019.
  8. ^ a b c d e f g h i (EN) Eric D. Snider, 14 Fantastical Facts About Pan's Labyrinth, mentalfloss.com, 29 dicembre 2016.
  9. ^ a b (EN) Liz Purvis, 5 Fantastical Facts About PAN'S LABYRINTH, breathing-books.com, 25 giugno 2019.
  10. ^ (ES) Claudia Llaca, 6 Personajes con orígenes extraños, sensacine.com.mx, 1º agosto 2018.
  11. ^ (EN) Tenome, yokai.com.
  12. ^ (EN) Guillermo Del Toro, The Pale Man represents all institutional evil feeding on the helpless. It's not accidental that he is a) Pale b) a Man. He's thriving now. (Tweet), su twitter.com, 2 febbraio 2017.
  13. ^ a b (EN) Mark Kermode, 'Pain should not be sought - but it should never be avoided', theguardian.com, 5 novembre 2006.
  14. ^ (EN) John Howe, Forging (More) Dragons, john-howe.com, 16 ottobre 2008.
  15. ^ a b (EN) Michael Guillen, PAN'S LABYRINTH—Interview With Guillermo Del Toro, screenanarchy.com, 17 dicembre 2006.
  16. ^ (EN) Pan’s Labyrinth: A Story that Needed Guillermo Del Toro, awardsdaily.com, 26 gennaio 2008.
  17. ^ (EN) Sergi López - Biography, imdb.com.
  18. ^ (EN) Filming & Productions, imdb.com.
  19. ^ a b (EN) Jeff Sneider, Guillermo Navarro, 'Pan's Labyrinth', variety.com, 3 gennaio 2007.
  20. ^ (ES) Fernando Fernandez, Las grandes B.S.O.: “El laberinto del Fauno” (2006), música de Javier Navarrete, efeeme.com, 24 novembre 2016.
  21. ^ (EN) Pan’s Labyrinth / one sheet / special / UK, filmonpaper.com, 6 luglio 2011.
  22. ^ a b c (EN) Release Info, su imdb.com.
  23. ^ Parents Guide, imdb.com.
  24. ^ (EN) Roger Ebert, Pan's Labyrinth, rogerebert.com, 25 agosto 2007.
  25. ^ (EN) Il labirinto del fauno, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC.
  26. ^ (EN) Il labirinto del fauno, su Metacritic, CBS Interactive Inc..
  27. ^ (EN) Il labirinto del fauno, su Box Office Mojo.

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Collegamenti esterniModifica

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