Il labirinto del fauno

film del 2006 diretto da Guillermo del Toro
Il labirinto del fauno
Labifauno.png
Il fauno in una scena del film
Titolo originaleEl laberinto del fauno
Lingua originalespagnolo
Paese di produzioneSpagna, Messico
Anno2006
Durata118 min
Rapporto1,85:1
Generedrammatico, fantastico, guerra
RegiaGuillermo del Toro
SoggettoGuillermo del Toro
SceneggiaturaGuillermo del Toro
ProduttoreGuillermo del Toro, Bertha Navarro, Alfonso Cuarón, Frida Torresblanco, Álvaro Augustín
Produttore esecutivoBelén Atienza, Elena Manrique, Edmundo Gil
Casa di produzioneTelecinco, Estudios Picasso, Tequila Gang, Esperanto Filmoj, Café FX, ICAA
Distribuzione in italianoVidea, Warner Bros.
FotografiaGuillermo Navarro
MontaggioBernat Vilaplana
Effetti specialiReyes Abades (effetti speciali), Everett Burrell, Edward Irastorza (effetti visivi)
MusicheJavier Navarrete
ScenografiaEugenio Caballero
CostumiLala Huete, Rocío Redondo
TruccoDavid Martí, Montse Ribé
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il labirinto del fauno (El laberinto del fauno) è un film spagnolo-messicano[1] del 2006 scritto, diretto e co-prodotto da Guillermo del Toro.

Si tratta della seconda parte di una dilogia informale di film fantastici dello stesso regista (la prima è La spina del diavolo) ambientati durante la guerra civile e il dopoguerra spagnolo. Inizialmente era previsto un terzo film intitolato 3993 (in riferimento agli anni 1939 e 1993, due anni che avrebbero avuto un grande significato nel film dato che la storia era destinata a ruotare attorno all'apertura delle tombe della guerra civile, e doveva ancora una volta essere completamente in spagnolo); il progetto venne poi abbandonato per concentrarsi su Hellboy: The Golden Army.[2]

Presentato in concorso al Festival di Cannes 2006,[3] il film si è rivelato uno straordinario successo di critica, al punto che secondo i calcoli del sito Metacritic risulta essere l'opera cinematografica più apprezzata a livello mondiale dell'intero 2006.[4] Nel 2007 si è aggiudicato il premio al miglior film della National Society of Film Critics,[5] e tre Premi Oscar: miglior fotografia, miglior scenografia e miglior trucco.[6]

Il 3 aprile 2019 Guillermo Del Toro annunciò la pubblicazione a luglio di un'antologia di racconti che approfondisce ed espande la mitologia alla base del film, scritta insieme a Cornelia Funke.[7] Il romanzo è stato pubblicato in Italia il 15 ottobre 2019.[8][9]

TramaModifica

«Tanto tempo fa, nel regno sotterraneo, dove la bugia, il dolore, non hanno significato, viveva una principessa che sognava il mondo degli umani. Sognava il cielo azzurro, la brezza lieve e la lucentezza del sole. Un giorno, traendo in inganno i suoi guardiani, fuggì. Ma appena fuori, i raggi del sole la accecarono, cancellando così la sua memoria. La principessa dimenticò chi fosse e da dove provenisse. Il suo corpo patì il freddo, la malattia, il dolore, e dopo qualche anno, morì. Nonostante tutto, il Re fu certo che l'anima della principessa avrebbe fatto ritorno, magari in un altro corpo, in un altro luogo, in un altro tempo. L'avrebbe aspettata, fino al suo ultimo respiro. Fino a che il mondo non avesse smesso di girare.»

(Monologo iniziale)

Spagna, 1944. La guerra civile si è conclusa da tempo, con Francisco Franco che ha preso saldamente il pieno potere.

In una zona montuosa ci sono però ancora dei ribelli che non si arrendono al nuovo regime: l'avamposto deputato è sotto il comando dello spietato Capitano Vidal che ha chiamato a sé la moglie Carmen, perché vuole che partorisca presso di lui.

Carmen, che patisce il lungo viaggio ed affronta una gravidanza complicata, porta con sé la figlia Ofelia, nata dal primo matrimonio, che reca con sé molti libri, malgrado le insistenze della madre nel sostenere che il luogo dove si recano sia all'aria aperta, e che lei dovrebbe leggere di meno, perché troppo grande ormai per le fiabe.

Durante il viaggio, Carmen chiede all'autista di fermarsi, poiché si sente male. Ofelia, osservando i dintorni mentre sua madre si riprende e si ricompone, trova sul sentiero una strana pietra con sopra inciso un occhio, poi si addentra nel bosco circostante e trova una stele di pietra alla quale manca un pezzo.

Il pezzo mancante è proprio la pietra con l'occhio, ed Ofelia la sistema sulla statua, che scopre riprodurre un Fauno, nel momento stesso in cui l'occhio viene rimesso al suo posto, un grande insetto alato esce dalla bocca del fauno, e la bambina pensa che sia una fata.

Tornata in macchina con la madre, Ofelia arriva all'avamposto militare, dove il Capitano Vidal accoglie la consorte come fosse un'invalida, presentandole una sedia a rotelle, benché Ofelia non lo dica, intuisce che l'unica preoccupazione dell'uomo è il bambino che Carmen porta in grembo, e che non ha sentimenti sinceri per la moglie.

Nella notte, accanto alla madre che dorme profondamente a causa di un sedativo, Ofelia rivede l'insetto alato che aveva incontrato presso il Fauno di pietra, e la creatura pare ascoltarla e capirla, quando Ofelia, mostrandole l'illustrazione di un libro, le spiega come dovrebbe essere l'aspetto di una fata, l'insetto cambia e ne prende le sembianze, esortandola poi a seguirla.

Ofelia, attraversando il bosco, giunge ad un labirinto di pietra che aveva visto già al suo arrivo, ma nel quale non era ancora entrata, seguendo la fata, arriva al centro della struttura dove c'è una scala circolare che conduce nel sottosuolo, ove trova una seconda stele di pietra, al centro di una serie di cerchi concentrici.

Qui, mentre si guarda attorno, una figura si anima e la ragazzina si trova di fronte ad un Fauno in carne ed ossa, la creatura sembra conoscerla e le si rivolge con rispetto, poi le spiega che lei è la reincarnazione della principessa Moana, figlia del Re del Mondo Sotterraneo, che scomparve tempo addietro quando giunse nel mondo degli umani.

Le rivela inoltre che suo padre fece costruire portali magici in tutto il mondo affinché sua figlia potesse ritrovare la strada di casa, e che il labirinto in cui si trovano è l'ultimo rimasto, ma lei potrà ritornare nel Mondo Sotterraneo solo superando tre prove, che dimostreranno che la sua essenza immortale non è stata corrotta dalla sua vita mortale.

Ofelia dubita delle parole del Fauno, sostenendo di essere figlia di un sarto morto in guerra, ma il Fauno afferma la sua vera appartenenza è dimostrata da una voglia a forma di falce di luna presente sulla sua spalla sinistra, in quanto la Luna stessa aveva generato la principessa Moana; le dona quindi un libro magico, il Libro dei Crocevia, dove compariranno, una dopo l'altra, le tre prove che lei dovrà affrontare, in ultimo, le consegna un sacchetto di stoffa contenente tre pezzi di Ambra magica, che le serviranno nella prima prova che la attende.

Il giorno dopo, all'avamposto militare si prepara un ricevimento con alcune personalità del posto, Ofelia viene fatta preparare dalla madre con un abitino nuovo ed un nastro nei capelli, sola nella stanza da bagno, apre il libro che aveva nascosto dietro ad un termosifone, e le cui pagine bianche, al tocco della sua mano, si animano, spiegando la prova che dovrà affrontare.

Dopo essersi vestita, si reca nelle cucine, dove trova Mercedes, la giovane governante della casa, che aveva già conosciuto appena giunta all'avamposto, e che le offre una ciotola di latte e miele, affiancandola mentre munge una mucca, Ofelia le racconta della fata e del Fauno, ma Mercedes le dice che ai fauni bisogna fare attenzione, perché sono creature ingannevoli, poco dopo, non vista, Ofelia si appresta ad affrontare la prima prova, recandosi su una collina del bosco dove sorge un imponente e antico albero, gravemente malato a causa di un grosso rospo velenoso che ha fatto il nido sotto le sue radici...la ragazzina dovrà fargli mangiare le tre pietre di Ambra magica per fargli sputare una chiave che è nel suo ventre, necessaria alla seconda prova; il rospo inizialmente sembra attaccarla, ma Ofelia si accorge che la gigantesca bestia si nutre di insetti.

Con uno stratagemma, coprendo le pietre magiche con dei vermi, la bambina inganna così il rospo facendogliele ingoiare, l'animale si gonfia ed esplode, liberando l'albero e dando modo ad Ofelia di recuperare la chiave.

Nel frattempo Mercedes è uscita a cercarla nel bosco su ordine di Carmen, ormai all'imbrunire, la ritrova sporca e tremante, riconducendola a casa con il bell'abito irrimediabilmente rovinato; sgridata dalla madre, che durante la cena è stata messa in soggezione ed imbarazzo dal marito, solo perché ha raccontato del loro primo incontro, ed è quindi molto delusa ed amareggiata, Ofelia rimane sola nella vasca da bagno, senza cenare, ma a lei importa poco, infatti, quando la fata la raggiunge per sapere l'esito della prova, la ragazzina le rivela soddisfatta di aver recuperato la chiave, e le dice di portarla dal Fauno.

Di nuovo nel labirinto, il Fauno la accoglie compiaciuto del suo successo, e le mostra una stele che riproduce un fauno abbracciato a quella che sembra una bambina, con un bebè tra le braccia, l'essere magico le dice che la stele riproduce loro due, nel Mondo Sotterraneo, ma cambia discorso quando lei chiede chi sia il bambino più piccolo, Ofelia quindi dubita delle parole del Fauno, e non è certa se potergli credere o no.

La creatura la rassicura, dicendole di conservare la chiave recuperata dal rospo e dandole del gesso, avvertendola di tenersi pronta per la prova successiva.

Nei giorni che seguono, il mondo reale e la dimensione magica nella quale Ofelia si muove si sovrappongono sempre di più, facendo comprendere che ciò che accade è reale e non semplice frutto della fantasia di una bambina che vive un contesto di tensione.

Ofelia infatti ritarda di affrontare la seconda prova, poiché preoccupata per la madre sempre più sofferente per la gravidanza complicata e per Mercedes, ormai diventata sua amica, che ha scoperto essere in segreta collaborazione con i ribelli del posto, tra i quali vi è suo fratello Pedro, sebbene timorosa nei confronti del Capitano Vidal, che si ostina a non chiamare "padre" nonostante le richieste ottuse di Carmen, ormai completamente succube psicologicamente del marito, decide di non denunciare la donna, sia per amicizia verso di lei, che per ostilità - ricambiata - nei confronti di un uomo che vede sempre più come malvagio, niente affatto affezionato alla madre, ossessionato dall'idea del figlio - l'uomo porta con sé in modo quasi paranoico un orologio che tenta di riparare, fermo sull'ora in cui suo padre era morto, che il padre stesso aveva spaccato un attimo prima di morire per fargli sapere a che ora era stato ucciso - e della propria discendenza, e per il quale sa di essere una presenza solo fastidiosa.

Quando il Fauno le chiede ragione del ritardo, si adira per i motivi "umani" che l'hanno distratta, ma poco dopo decide di aiutarla, le dona infatti una mandragora che la bambina dovrà porre sotto il letto della madre, nutrendola con latte fresco e con due gocce di sangue tutti i giorni, fino alla nascita del bambino ed alla completa ripresa della donna.

La salute di Carmen migliora realmente, e la notte dopo, ad Ofelia viene affidata la seconda prova, dovrà usare il gessetto magico per aprire una porta che dalla sua camera la conduca nelle segrete dell'Uomo Pallido - un essere umanoide apparentemente cieco ed immobile - e recuperare un pugnale da una cassaforte che si aprirà con la chiave recuperata dal rospo, il Fauno mette in guardia Ofelia che non dovrà mangiare nulla di ciò che vedrà sulla tavola imbandita, e che la creatura che troverà non ha nulla di umano, quindi lei dovrà fare molta attenzione.

Accompagnata da tre fate, tra cui quella che ormai la segue sin dall'incontro nel bosco, la bambina arriva nella stanza dell'Uomo Pallido e lo trova seduto ad un tavola traboccante di cibi succulenti, accanto alla quale vede però una pila di scarpette molto piccole, comprendendo così che il mostro non si nutre di cibo, ma di bambini...esortata dalle fate, Ofelia apre la cassaforte e recupera il pugnale, ma sulla strada del ritorno verso il portale che la riporterà alla sua stanza, cede alla tentazione ed assaggia due chicchi d'uva.

Mentre le fate cercano di avvisarla del pericolo, l'Uomo Pallido si sveglia, afferra i suoi occhi da un piattino posto accanto al suo braccio, li infila nelle cavità sui palmi delle mani, quindi si lancia all'inseguimento di Ofelia. Due fate che cercano di rallentarlo, vengono purtroppo afferrate dalla creatura che, dopo averle brutalmente decapitate a morsi, le divora. Con accanto la sua fata protettrice, Ofelia all'ultimo momento riesce a scappare disegnando con il gesso una seconda porta in un altro punto della stanza, ma la notte successiva, quando Ofelia consegna al Fauno il pugnale, in risposta ai suoi complimenti entusiasti gli confessa di non aver rispettato il suo ordine...lui la rimprovera quindi duramente, rifiutandosi di rivelarle la terza prova e dicendole che ormai ha fallito.

In aggiunta alla sua tristezza, il giorno dopo il Capitano Vidal scopre la mandragora sotto il letto di Carmen, sgrida aspramente Ofelia e consegna la radice alla donna. Carmen, a sua volta sempre più amareggiata, la rimprovera e le dice che i sogni e le fiabe sono inutili, gettando poi la radice magica nel fuoco...mentre la radice si contorce, urlando, tra le fiamme, le pagine del libro magico - rimasto ad Ofelia - si coprono di sangue e la salute di Carmen precipita, dando il via ad un parto prematuro e difficile, dopo molte ore di sofferenza, nelle quali Vidal ha chiaramente detto al medico di salvare il bambino, anche a discapito della madre, Carmen muore di parto, dissanguata, dando alla luce un maschio, e lasciando Ofelia sola, con l'unico conforto di Mercedes, che matura verso di lei un rapporto genitoriale ma che è costretta a scappare, quando Vidal scopre che lei ed il dottor Ferreiro collaborano con i ribelli.

Il dottore viene ucciso, mentre Mercedes riesce ad immobilizzare Vidal, senza ucciderlo ma sfregiandolo al volto con un coltello che portava nascosto nel grembiule, e minacciandolo di morte se farà del male ad Ofelia, prima di fuggire nel bosco per ricongiungersi con il fratello e gli altri ribelli.

Ofelia, rinchiusa in camera, incontra nuovamente il Fauno che la abbraccia, consolandola, e che le concede un'altra opportunità, a condizione che lei gli obbedisca senza discutere, l'ultima prova consiste infatti nel recuperare il fratellastro neonato e portarlo al labirinto il più presto possibile.

Grazie a un altro gessetto magico, Ofelia riesce a scappare dalla stanza e mette del sonnifero - trovato tra le cose della madre - nella bevanda del capitano, stordendolo e portando con sé nel bosco il fratellino, fino al labirinto, una volta lì, il Fauno le mostra il pugnale e le dice di ferire, con esso, il bambino, poiché solo qualche goccia di sangue innocente potrà aprire il portale del labirinto e con esso l'accesso al Mondo Sotterraneo.

Ofelia si rifiuta di fare del male al fratellino, anche quando il Fauno, adirandosi, le fa presente che quel bambino è stata la causa di tutte le sue sciagure - la perdita della madre, il matrimonio di Carmen con l'odioso Capitano Vidal - e che rifiutandosi rinuncerà al posto di principessa che le spetta. Poco dopo, Ofelia viene sorpresa da Vidal, che la osserva parlare apparentemente da sola - Vidal non riesce a vedere il Fauno, facendo sospettare che esso sia solo frutto dell'immaginazione della bambina - e che le spara dopo averle sottratto il piccolo.

All'uscita del labirinto però, Vidal si trova davanti Mercedes con i ribelli, che gli prende il bambino dalle braccia, consapevole di stare per morire, Vidal mostra l'orologio - ora funzionante - di suo padre e chiede che il bambino sappia a che ora lui è morto. Mercedes invece, un attimo prima che venga giustiziato con un colpo al volto, gli dice chiaramente che il bimbo non saprà mai nemmeno il suo nome, per risparmiargli le atrocità commesse dal padre e la vergogna di essere suo figlio.

Mercedes vede poi Ofelia morente, che stringe a sé, cantandole tra le lacrime un'ultima ninna nanna, ma il sangue della bambina, innocente anch'esso, cola sulle pietre del labirinto, aprendo così la via verso il fantastico Mondo Sotterraneo dove Ofelia, ora Moana, viene accolta da una luce dorata e splendente e, vestita con abiti regali, acclamata dai suoi genitori e dagli applausi dei suoi sudditi.

Il Re suo padre, dall'alto del suo trono e con un sorriso gentile, le rivela che proprio scegliendo di non sacrificare - nemmeno simbolicamente - il fratellino umano, ha potuto superare l'ultima prova, la più importante, a conferma di ciò, compare anche il Fauno ringiovanito, insieme alle tre fate, elogiando anch'egli la scelta della bambina e sorridendole lietamente, inchinandosi ed offrendole nuovamente la sua fedeltà.

La Regina sua madre, con l'aspetto di Carmen e con un neonato tra le braccia - segno che anche Moana, evidentemente, aveva un fratello minore, come si vedeva nella stele al centro del labirinto - le dice quindi di prendere posto accanto a suo padre il Re, che l'ha tanto aspettata.

Nel mondo reale, dove Ofelia ormai è morta, per rinascere nel suo vero mondo, sull'albero oggetto della prima prova sboccia un nuovo fiore, segno della rinascita della pianta, vicino al quale si posa l'insetto-fata.

«E si dice che la principessa discese nel regno paterno e che lì regnò con giustizia e benevolenza per molti secoli, che fu amata dai suoi sudditi e che lasciò dietro di sé delle piccole tracce del suo passaggio sulla terra… visibili solo agli occhi di chi sa guardare.»

(Monologo finale)

ProduzioneModifica

SviluppoModifica

La genesi del film va individuata in un taccuino che il regista Guillermo del Toro riempì per una ventina d'anni di bozzetti e appunti vari, e che rischiò di perdere durante un viaggio.[2]

La prima concezione della storia vedeva una donna incinta innamorarsi di un Fauno per il quale sacrificava il figlio che aspettava in modo da vivere insieme per sempre.[10][11]

L'idea della creatura gli venne da un sogno lucido ricorrente avuto da bambino secondo cui, a mezzanotte, osservava un fauno sbucare da un orologio appartenuto al nonno; il design finale del Fauno subì diverse modifiche al fine di renderlo maggiormente legato alla natura ed intimidatorio.[2]

 
Saturno che divora i suoi figli (1821-1823) di Francisco Goya. Questo dipinto ha ispirato la scena in cui l'Uomo Pallido divora due fate.[12]

Invece il grottesco e terrificante Uomo Pallido, che ha sui palmi delle mani degli squarci nei quali inserisce i suoi occhi, è basato su uno yōkai (mostro della mitologia giapponese) chiamato tenome (手の目, "occhi sulle mani").[13]

Del Toro ha affermato che questo essere è la rappresentazione di tutto il male istituzionale che si "nutre" degli indifesi;[14] non a caso sorveglia un ricco banchetto - facile esca in periodi di carenza dovuti alle guerre - dal quale, se il malcapitato bambino assaggia qualcosa, non può più scappare finendo divorato dal mostro.[2]

Rappresenta inoltre una combinazione tra la chiesa cattolica e il fascismo, che ai tempi della guerra civile spagnola potevano dirsi complici: un richiamo evidente di ciò vi è nella scena della cena presieduta da Vidal, durante la quale un sacerdote dichiara che «Dio si è già occupato delle anime di quegli uomini, la sorte dei loro corpi non è affar suo», riferendosi ai guerriglieri nascosti nel bosco.[10][11]

La scena in cui un giovane contadino viene picchiato in volto da Vidal con una bottiglia di vetro si rifà a due episodi realmente accaduti a cui assistettero da giovani Del Toro e alcuni suoi amici: in uno un membro dell'élite spagnola fascista entrò in un negozio di alimentari e uno dei presenti rifiutò di togliersi il cappello in sua presenza, così il fascista lo colpì al volto con il calcio della sua pistola e gli rubò la spesa; nell'altro un suo amico venne coinvolto in una rissa e venne ripetutamente colpito al volto con una bottiglia che tuttavia non si ruppe, un dettaglio rimasto impresso nella memoria del regista.[10][2] Cresciuto in una parte violenta del Messico, Del Toro affermò:

«Sarebbe un cliché dire che, poiché sono messicano, vedo la morte in un certo modo. Ma ho visto una certa dose di cadaveri, certamente più di un ragazzo medio del Primo Mondo. Ho lavorato per mesi vicino ad un obitorio, accanto al quale dovevo passare per poter andare al lavoro. Ho visto persone colpite da spari, mi sono state puntate pistole contro la testa, ho visto persone bruciare vive, pugnalate, decapitate... perché il Messico è un posto ancora molto violento. Quindi credo che un po' di quell'elemento dei miei film provenga da una sensibilità messicana. Spero che questo film mi permetta di iniziare un nuovo percorso. Il modo in cui vedo il mio mestiere e le storie che racconto è completamente cambiato dopo questo film. Filmare Il labirinto del fauno è stato molto doloroso, ma è diventata anche una guerra sul fatto di non compromettermi.»

(Guillermo Del Toro[15])

La fiaba narrata da Ofelia al fratello non ancora nato includeva in principio un drago chiamato Varanium Silex, custode di una montagna circondata da rovi in cima alla quale fiorisce una rosa blu che dona l'immortalità; il drago e le spine inducono gli uomini a rinunciare alla rosa, preferendo evitare il dolore piuttosto che subirlo per ottenere l'immortalità. Nonostante per la scena fosse tematicamente importante, la figura del drago venne esclusa per motivi di budget.[16]

L'albero in cui Ofelia deve addentrarsi durante la prima prova ha una conformazione che ricorda sia le corna del Fauno (elemento incorporato nell'architettura)[10] che l'apparato genitale femminile (che riappare nel libro magico quando Carmen è in procinto di partorire), rimando al concetto di fertilità e rinascita.[2]

Del Toro ha ripetuto più volte che, nonostante una storia possa avere diversi significati a seconda dello spettatore, «oggettivamente, nel modo in cui l'ho strutturata, ci sono indizi che ti dicono... che è reale».

Alcuni indizi: la mandragora che guarisce Carmen, il gessetto che Ofelia lascia sulla scrivania di Vidal, la fuga di Ofelia attraverso un vicolo cieco del labirinto, la sua voglia a forma di falce di luna presente sulla sua spalla sinistra, il fiore che sboccia sull'albero cavo alla fine del film.[10]

Nonostante l'industria di Hollywood premesse per un'atmosfera meno sinistra e la recitazione in lingua inglese al fine di rendere il film accessibile ad un pubblico più ampio, Del Toro si oppose dichiarando che Il labirinto del fauno non era stato concepito per il profitto, ma per la visione; rinunciò al suo intero stipendio da regista per assicurarsi che i requisiti del budget fossero rispettati.[15][2]

CastingModifica

Per il ruolo di Ofelia vennero provinate un centinaio di candidate; Del Toro aveva scritto il ruolo per una bambina di 8/9 anni, ma rimase colpito dall'allora undicenne Ivana Baquero, quindi decise di scritturarla e rimaneggiare la sceneggiatura per adattarla alla sua età,[2] oltre ad inviarle fumetti e libri di fiabe per aiutarla ad entrare maggiormente nel ruolo. Riguardo alla disobbedienza di Ofelia, Del Toro asserì:

«[...] La cieca obbedienza castra, nega, nasconde e distrugge tutto ciò che ci rende umani. [...] Penso che la disobbedienza sia una virtù e la cieca obbedienza un peccato.[...] Se si ascolta attentamente, la formulazione precisa delle parole del Fauno a Ofelia è «Dobbiamo assicurarci che la vostra essenza non sia andata perduta, che non siate diventata una mortale. Dovrete superare tre prove al cospetto della luna piena». Questo è il vero scopo delle prove. Non è tanto il prendere il pugnale e la chiave, quelli sono meccanicismi, che lei può fallire.[...] Quando viene messa alle strette senza altre opzioni, ma deve scegliere se uccidere o dare la propria vita, sceglie di mettere a rischio se stessa piuttosto che il bambino. Questa è una vera prova. Questo è ciò che la rende immortale.[...] Quindi nel film tutte le prove sono false piste, e quando torni indietro e guardi il film comprendi che la mia tesi è che il Fauno è l'Uomo Pallido in un'altra veste. È il trickster in un'altra veste. Così è il Fauno. E la prova di ciò nel film è che alla fine, quando si ricongiunge con i suoi genitori e il bambino nell'altro mondo, le fate che l'Uomo Pallido aveva divorato sono tutte intorno a lei. Le stesse fate. Le ho codificate con tre colori - verde, blu e rosso - così quando riappaiono lo sai, «Oh, quelle sono le fate verdi, blu e rosse».»

(Guillermo Del Toro[17])

Doug Jones, che aveva già lavorato con Del Toro nei film Mimic e Hellboy, venne contattato per interpretare il duplice ruolo del Fauno e dell'Uomo Pallido.

Jones accettò ma scoprì che il film sarebbe stato girato in spagnolo, lingua che non parlava affatto; tuttavia insistette nell'imparare i dialoghi, approfittando delle cinque ore giornaliere di trucco alle quali doveva sottoporsi.

Alla fine Del Toro preferì farlo doppiare dall'affermato attore di teatro Pablo Adán, ma gli sforzi di Jones non sono stati vani dato che Adán ha potuto facilmente riprendere il labiale e l'intonazione.[10][2]

Del Toro offrì a Sergi López la parte del capitano Vidal un anno e mezzo prima dell'inizio delle riprese, pur con dubbi da parte dei produttori spagnoli che lo ritenevano più adatto a commedie e melodrammi.[18]

«È il personaggio più malvagio che io abbia mai interpretato nella mia carriera. È così ben scritto che è impossibile aggiungere altro. Vidal è disturbato, è uno psicopatico impossibile da difendere. Anche se la personalità di suo padre ha formato la sua esistenza - ed è certamente uno dei motivi della sua follia - questa non può essere una giustificazione. Sarebbe molto cinico farlo per giustificare o spiegare i suoi atti di crudeltà e vigliaccheria. Il film non dà alcuna giustificazione al fascismo.»

(Sergi López[19])

«[...] Uno dei pericoli del fascismo e del male puro nel nostro mondo - che credo esista - è che risulta molto attraente. Che è incredibilmente attraente in un modo che la maggior parte della gente nega. La maggior parte delle persone rende i loro cattivi brutti e sgradevoli e penso che no, il fascismo ha un intero concetto di design, uniformi e scenografie che lo rendono attraente per i deboli di carattere. Ho cercato di rendere Sergi López come tutti i politici che sono veramente malvagi - ben vestito, ben curato, ben educato, si alza dalla sedia quando una signora entra nella stanza, si alza dalla sedia quando una signora lascia la stanza.[...] Gli estremi sono incredibilmente potenti nel cinema e il fatto che questa bambina di 11 anni si senta più a suo agio con se stessa di un fascista che si odia così tanto da fendere la propria gola allo specchio, rifiutare l'orologio di suo padre e compiere atti folli, ciò dà potere alla bambina e dà all'altro l'illusione del potere e la scelta della crudeltà. La scelta è la chiave di ciò che siamo.[...]»

(Guillermo Del Toro[17])

RipreseModifica

 
Pineta di San Rafael nei pressi di Segovia, dove venne girata gran parte del film.

Le riprese furono effettuate interamente in Spagna, in particolare a Belchite, El Espinar, Segovia, Sierra de Guadarrama e Algete, dall'11 luglio al 15 ottobre 2005.[20]

In quei mesi la regione di Segovia si trovava in un periodo di siccità, fatto che complicò le scene di sparatoria a causa dell'elevato rischio di incendi: per questo motivo le esplosioni e gli spari furono rielaborati completamente in post-produzione, rendendo inoltre gli ambienti più umidi e muschiosi.[10]

Del Toro e Guillermo Navarro, il direttore della fotografia, scelsero di privilegiare le immagini rispetto ai dialoghi quindi, anche durante le riprese a camera fissa, il più delle volte essa venne mossa leggermente affinché l'immagine si spostasse in modo quasi impercettibile; la differenza tra il mondo umano e quello fantastico viene espressa in particolare dall'uso dei colori: nel primo caso si ha una prevalenza di colori freddi e scuri, mentre nel secondo dominano i colori caldi con sfumature dorate.[21][10][2]

Navarrete, il capo-elettricista David Lee e il capo-attrezzista Rick Stribling lavorarono a stretto contatto per assicurarsi di ottenere un'immagine perfetta del collegamento visivo tra il mondo umano e quello fantastico.[21]

SottotitoliModifica

Del Toro si occupò personalmente di scrivere i sottotitoli in inglese in quanto rimasto deluso dall'adattamento di quelli del suo precedente lavoro, La spina del diavolo, non volendo che nessuna delle sue idee andasse persa nel processo di traduzione.[10][2]

Colonna sonoraModifica

Il compositore Javier Navarrete ha strutturato l'intera colonna sonora del film come fosse una ninna nanna, la cui progressione melodica suggerisce l'innocenza della protagonista, calata però in un contesto tutt'altro che innocente.[22]

L'immagine di copertina che ritrae il Fauno mentre abbraccia Ofelia (inizialmente pensata come locandina per la promozione della pellicola) è stata disegnata dall'illustratore statunitense Drew Struzan.[23]

La pubblicazione è avvenuta il 19 dicembre 2006.

  1. Hace mucho, mucho tiempo – 2:11
  2. El laberinto – 4:04
  3. La rosa y el dragon – 3:34
  4. El hada y el laberinto – 3:33
  5. Las tres pruebas – 2:04
  6. El arbor que muere y el sapo – 7:08
  7. Guerrilleros – 2:05
  8. El libro de sangre – 3:47
  9. Nana de Mercedes – 1:36
  10. El refugio – 1:32
  11. El que no es humano – 5:52
  12. El rio – 2:48
  13. Un Cuento – 1:52
  14. Bosque profundo – 5:45
  15. Vals de la mandragora – 3:38
  16. El funeral – 2:42
  17. Mercedes – 5:34
  18. La luna llena y el fauno – 5:04
  19. Ofelia – 2:16
  20. Una princesa – 3:52
  21. Nana del laberinto del fauno – 1:47

PromozioneModifica

La pellicola venne presentata in anteprima al Festival di Cannes il 27 maggio 2006,[3] e nei mesi seguenti venne proiettata in numerose altre importanti rassegne cinematografiche.[24]

DistribuzioneModifica

Il film è stato distribuito in Spagna l'11 ottobre del 2006, in Messico il 20 ottobre e negli Stati Uniti d'America il 29 dicembre.[24]

In Italia la distribuzione è avvenuta il 24 novembre 2006,[24] con l'adattamento dei dialoghi e la direzione del doppiaggio a cura di Tonino Accolla.

DivietiModifica

In America il film ha ricevuto dal MPAA un divieto ai minori di 17 anni (pur variando nei vari stati) per la presenza di violenza esplicita e linguaggio scurrile, mentre in Italia il film è stato vietato ai minori di 14 anni.[25]

Nel resto del mondo le limitazioni sono simili.

AccoglienzaModifica

Il film ha ricevuto una notevole accoglienza da parte della critica specializzata, con molti elogi riguardanti gli effetti visivi, la regia, la fotografia e la recitazione. Roger Ebert ha assegnato alla pellicola la valutazione massima di 4 stelle su 4:

«Ciò che rende Il labirinto del fauno di Del Toro così potente, penso, è il fatto che unisce due tipi di materiale, ovviamente incompatibili, insistendo nel rimanere fedele ad entrambi fino alla fine. Poiché non vi è compromesso né via di fuga, e i pericoli di ciascun mondo sono sempre presenti nell'altro. Del Toro parla della "regola dei tre" nelle favole (tre porte, tre regole, tre fate, tre troni). Non sono certo che tre visioni di questo film siano sufficienti, comunque»

(Roger Ebert[26])

Su Rotten Tomatoes il film detiene un indice di approvazione professionale del 95%, con un voto medio di 8,59/10 basato su 230 recensioni; il consenso del pubblico è del 91%, con un punteggio di 4,35/5.[27]

Su Metacritic ha ricevuto una valutazione professionale di 98/100, corrispondente ad un'«acclamazione universale».[28]

IncassiModifica

L'incasso totale ammonta a 83258226 $, a fronte di un budget di 19000000 $.[29]

RiconoscimentiModifica

NoteModifica

  1. ^ (78% produzione spagnola, 22% produzione messicana) EL LABERINTO DEL FAUNO (PDF), su mcu.es. URL consultato il 21 giugno 2015 (archiviato dall'url originale il 19 maggio 2017).
  2. ^ a b c d e f g h i j k (EN) Brendan Reid, Pan’s Labyrinth: 15 Things You Never Knew, cbr.com, 10 gennaio 2017.
  3. ^ a b (ENFRESZH) El laberinto del fauno, festival-cannes.com.
  4. ^ (EN) Best Movies of 2006, metacritic.com.
  5. ^ (EN) Past Awards - Winners of Awards, nationalsocietyoffilmcritics.com.
  6. ^ a b (EN) The 79th Aademy Awards - 2007, oscars.org, 25 febbraio 2007.
  7. ^ (ES) Claudia Llaca, Guillermo del Toro expande el universo de 'El laberinto del fauno', sensacine.com.mx, 6 aprile 2019.
  8. ^ Il labirinto del fauno, su mondadoristore.it. URL consultato il 15 gennaio 2020.
  9. ^ Alberto Grandi, Il labirinto del fauno ora è un dark fantasy firmato Cornelia Funke, su wired.it, 6 novembre 2019. URL consultato il 15 gennaio 2020.
  10. ^ a b c d e f g h i (EN) Eric D. Snider, 14 Fantastical Facts About Pan's Labyrinth, mentalfloss.com, 29 dicembre 2016.
  11. ^ a b (EN) Liz Purvis, 5 Fantastical Facts About PAN'S LABYRINTH, breathing-books.com, 25 giugno 2019.
  12. ^ (ES) Claudia Llaca, 6 Personajes con orígenes extraños, sensacine.com.mx, 1º agosto 2018.
  13. ^ (EN) Tenome, yokai.com.
  14. ^ (EN) Guillermo Del Toro, The Pale Man represents all institutional evil feeding on the helpless. It's not accidental that he is a) Pale b) a Man. He's thriving now. (Tweet), su Twitter, 2 febbraio 2017.
  15. ^ a b (EN) Mark Kermode, 'Pain should not be sought - but it should never be avoided', theguardian.com, 5 novembre 2006.
  16. ^ (EN) John Howe, Forging (More) Dragons, john-howe.com, 16 ottobre 2008.
  17. ^ a b (EN) Michael Guillen, PAN'S LABYRINTH—Interview With Guillermo Del Toro, screenanarchy.com, 17 dicembre 2006.
  18. ^ (EN) Pan’s Labyrinth: A Story that Needed Guillermo Del Toro, awardsdaily.com, 26 gennaio 2008.
  19. ^ (EN) Sergi López - Biography, imdb.com.
  20. ^ (EN) Filming & Productions, imdb.com.
  21. ^ a b (EN) Jeff Sneider, Guillermo Navarro, 'Pan's Labyrinth', variety.com, 3 gennaio 2007.
  22. ^ (ES) Fernando Fernandez, Las grandes B.S.O.: “El laberinto del Fauno” (2006), música de Javier Navarrete, efeeme.com, 24 novembre 2016.
  23. ^ (EN) Pan’s Labyrinth / one sheet / special / UK, filmonpaper.com, 6 luglio 2011.
  24. ^ a b c (EN) Release Info, su imdb.com.
  25. ^ Parents Guide, imdb.com.
  26. ^ (EN) Roger Ebert, Pan's Labyrinth, rogerebert.com, 25 agosto 2007.
  27. ^ (EN) Il labirinto del fauno, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC.
  28. ^ (EN) Il labirinto del fauno, su Metacritic, CBS Interactive Inc.
  29. ^ (EN) Il labirinto del fauno, su Box Office Mojo, Amazon.com.

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