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Massimo Fini

giornalista, scrittore e drammaturgo italiano
Massimo Fini

Massimo Fini (Cremeno, 19 novembre 1943[1]) è un giornalista, saggista e attivista italiano. È stato una delle firme più note de L'Europeo negli anni 1970-1990, de Il Giorno negli anni 1980 e de L'Indipendente negli anni 1990, ed è ritenuto un "profondo conoscitore dello scenario internazionale".[2]

Indice

BiografiaModifica

Origini familiariModifica

È nato a Maggio, frazione di Cremeno, in provincia di Lecco. Il padre, Benso Fini, pisano, era giornalista della «Nazione». La madre, Zinaide Tubiasz, era nata a Saratov[3], nella Russia zarista, in una ricca famiglia di religione ebraica (Fini ha affermato di essere "tecnicamente" ebreo, anche se non si sente tale)[4] che, dopo aver perso tutto con l'avvento del regime comunista, aveva scelto l'esilio in Lituania. Dal Paese baltico la famiglia aveva mandato Zinaide a studiare all'Università di Parigi[5]. A Parigi si era rifugiato Benso Fini dopo l'avvento del regime fascista in Italia, e i due si erano conosciuti nella capitale francese.

Sposatisi nel 1933, due anni dopo nasceva la loro prima figlia, Anna (1935). Nella primavera del 1940 i Fini, avendo capito che l'Italia stava per dichiarare guerra alla Francia, decisero di lasciare Parigi e presero casa a Milano. Dopo l'8 settembre 1943 la famiglia lasciò Milano e riparò a Cremeno, paesino della Valsassina sulla sponda orientale del Lago di Como[6]. Qui il 19 novembre nasce Massimo. I familiari della madre furono sterminati dai nazisti[7]. Subito dopo la fine della guerra i Fini tornarono nella loro casa di Milano.

Attività giornalisticaModifica

Collaborazioni di Massimo Fini

Fonte: Massimo Fini, Una Vita, Marsilio, 2015

Massimo Fini frequenta il Liceo ginnasio Giosuè Carducci, lo stesso frequentato da Claudio Martelli (che gli fu compagno di banco)[8]. Al Liceo Berchet (un altro dei licei da lui frequentati) ha come insegnante di religione don Luigi Giussani[9]. Nel 1960 muore il padre Benso[8]. Massimo Fini s'iscrive all'Università Statale di Milano, dove si laurea a pieni voti in giurisprudenza[10]. Dopo la laurea, conseguita nel febbraio 1968, è assunto alla Pirelli. Lavora all'ufficio "Stampa e Propaganda" come copywriter e pubblicitario per un anno e mezzo, poi si licenzia[11]. Successivamente inizia una fortunata carriera giornalistica.

Nel 1970 è assunto all'Avanti!, il quotidiano del Partito Socialista Italiano, dove segue come cronista i fatti dell'attualità politica. Dal 1972 al 1979 è inviato all'Europeo. Nel 1975 partecipa alla preparazione del nuovo quotidiano di Eugenio Scalfari, La Repubblica. Scrive due articoli, poi ritorna all'Europeo[12]. Nel 1977 comincia a scrivere sul mensile Linus. Nel 1978, in collaborazione con Walter Tobagi (a parte la famiglia, Fini sarà l'ultima persona a vederlo vivo, sette ore prima del suo omicidio ad opera della Brigata XXVIII marzo, la mattina del 28 maggio 1980[13][14][15]) e Franco Abruzzo, fonda la componente sindacale della rivista Stampa democratica. Nei primi anni ottanta è animatore del mensile di politica e cultura Pagina, su cui esordiscono Giuliano Ferrara e il politologo Ernesto Galli della Loggia[16]. Dal 1981 al 1992 è inviato estero ed editorialista al Giorno.[2]

Nel 1983 è tra i pochi giornalisti che si schierano subito in difesa di Enzo Tortora, accusato ingiustamente di associazione camorristica.[17] Nel 1985 rientra all'Europeo come inviato ed editorialista e vi tiene per dieci anni la principale rubrica. Ha collaborato anche con la Domenica del Corriere (1984-1986). È stato editorialista di punta de L'Indipendente[2] dei primi anni novanta ed ha partecipato alla rifondazione del Borghese (1996).[11] Lavora anche per Il Gazzettino di Venezia[2]. Dall'ottobre 2008 Fini dirige (con la collaborazione di Valerio Lo Monaco) il mensile La voce del ribelle, che vede, tra gli altri, le collaborazioni di Marco Travaglio e di Giuseppe Carlotti. Collabora con il giornale Il Fatto Quotidiano sin dalla fondazione (23 settembre 2009).[11]

Nel marzo 2015 ha annunciato il ritiro dall'attività giornalistica e di scrittura, essendo diventato ipovedente a causa di una malattia agli occhi - un glaucoma di cui soffre da più di vent'anni[18][19][20] - ma ha anche dichiarato la sua disponibilità a partecipare a dibattiti, conferenze, convegni e programmi televisivi.[21] Contestualmente annuncia la fine della sua collaborazione con Il Gazzettino ed Il Fatto Quotidiano.[22] In seguito[Dopo quanto tempo?] ha ricominciato a scrivere alcuni articoli per Il Fatto Quotidiano, dopo numerose richieste tra cui quella del direttore Marco Travaglio.[23][24]

In un'intervista a La Verità del 14 ottobre 2018 annuncia nuovamente l'intenzione di smettere di scrivere[25], dopo aver parlato ancora di ideale rivolta, citando metaforicamente come esempio Il bombarolo di De André.[26]

Vita personaleModifica

Massimo Fini si definisce agnostico, oppure "onesto pagano".[27] È divorziato e ha un figlio di nome Matteo[28], docente. Tifa per il Torino[29]. Nell'autobiografia Una vita. Un libro per tutti. O per nessuno (2015), ha rivelato di aver avuto problemi con l'alcol e la depressione fino ai primi anni '80.[30]

Lo scrittoreModifica

Massimo Fini nel 1985 pubblica il suo primo saggio, La Ragione aveva Torto?, edito da Camunia. Da quel momento Fini, conosciuto come giornalista di cronaca ed editorialista assume una posizione critica verso alcune delle ideologie principali del mondo moderno, come l'industrialismo, l'ottimismo, l'attenzione spasmodica nei confronti della crescita economica fino a giungere al j'accuse contro la democrazia rappresentativa (Sudditi. Manifesto contro la democrazia, 2004). Tutta l'opera saggistica di Fini si fonda sulla critica verso caratteristiche del mondo moderno e della globalizzazione, a sua opinione figli del pensiero liberale e anche del marxismo.[31]

 
Massimo Fini

Egli ritiene che i concetti di destra e sinistra siano obsoleti, vecchi di due secoli in cui le trasformazioni sociali e culturali hanno reso inutilizzabili queste divisioni, anche alla luce di una sempre maggiore somiglianza programmatica tra le diverse forze politiche.[31] Fini pensa che la dicotomia che sta emergendo con sempre più forza e che esploderà drammaticamente nel futuro sia quella tra coloro che, figli del pensiero liberale, vogliono imporre un'unica visione del mondo che unifichi il tutto in principi (culturali, giuridici ed economici) universali e chi, invece, vuole difendere i propri valori e la propria diversità seppur in contrasto con il cosiddetto pensiero unico, democratico e liberista, incarnato dal capitalismo, dopo la fine del comunismo.[31] Fini ha come uno dei suoi massimi principi quello dell'autodeterminazione dei popoli, sotto attacco, a suo giudizio, da coloro che sotto varie forme (partendo da certe forme di cooperazione internazionale fino alle «guerre umanitarie») vogliono imporre lo stile di vita occidentale.[31]

L'opera di Fini, soprattutto nella sua trilogia La Ragione aveva Torto?, Elogio della guerra e Il denaro, «sterco del demonio», presenta costantemente una comparazione tra il mondo nato dalle Rivoluzioni Industriale e Francese e quello medievale e dell'ancien régime (in particolare la forma di stato che egli ritiene migliore, il Libero comune), ponendosi l'obiettivo di evidenziare come il mondo moderno abbia smarrito tanti elementi, materiali e spirituali, che davano a quelle società caratteri di equilibrio sociale e stabilità.[31] Ritiene che il mondo moderno abbia interiorizzato gli aspetti peggiori dell'illuminismo (l'universalismo e l'ideologia della crescita), rifiutando quelli migliori, come la libertà di espressione[32] o la democrazia diretta, a suo avviso realizzabile in ambiti molto limitati.[33]

Massimo Fini ha dichiarato in alcune occasioni di sentirsi un anarchico individualista («da anarchico-individualista qual sono non mi piacciono le appartenenze appioppate dall'alto, culturali o razziali che siano. Io appartengo solo a me stesso»).[4] Accusato da alcuni ambienti di sinistra di essere vicino alle posizioni dell'estrema destra sociale, Fini in realtà fa suo il principio del relativismo culturale (nell'accezione di Levi-Strauss)[34] e costruisce una sintesi di concetti elaborati da intellettuali di diversa matrice politica, citando spesso pensatori come Alain De Benoist (il fondatore della Nuova Destra)[35][36], il tradizionalista Julius Evola[37][38], Friedrich Nietzsche[38][39], Serge Latouche[40], Danilo Zolo[41] e l'illuminista atipico e preromantico Jean-Jacques Rousseau.[33][42][43][44] Il pensiero di Fini si avvicina per alcune caratteristiche a quello degli anarco-individualisti e anarco-primitivisti, nonché di alcuni libertari statunitensi isolazionisti (es. Ron Paul) che vorrebbero ridurre lo Stato ai minimi termini, fino in pratica ad abolirlo. Ma rispetto a questi ultimi «se ne differenzia radicalmente perché il suo punto di arrivo non è la libertà economica (c'è anche quella nella sua filosofia) ma piuttosto il benessere esistenziale».[45]

ControversieModifica

Fini ha espresso anche posizioni, spesso considerate provocatorie ed estremamente paradossali, contro molti e diversi aspetti della cosiddetta "modernità"; ha scritto numerosi articoli, caratterizzati da idee controcorrente e anticonformiste, su disparati argomenti.[46]

Una polemica accesa ha riguardato il libro Il Mullah Omar (2011), biografia del leader talebano dell'Afghanistan, Mohammed Omar. L'opera è stata molto criticata per opinioni definite antioccidentali e maschiliste, tanto da ricevere anche una denuncia da parte di alcune giornaliste[47][48]. Fini ha dichiarato di non essere un simpatizzante dell'Islam radicale e dei talebani, ma di ammirare moltissimo le qualità di coraggio e lealtà che animerebbero le società tribali e "pre-politiche" come quella da cui proviene Omar, l'etnia pashtun.[49]

Tesi simili, paragonate all'Occidente che egli ritiene privo di valori, ha dichiarato riguardo allo Stato Islamico (che afferma però essere una creazione degli occidentali[50]), criticando però il trattamento disumano dei prigionieri ed esprimendo preoccupazione per il "vuoto occidentale".[51] Contemporaneamente ha anche difeso i nemici dell'ISIS, cioè il governo di Bashar al-Assad.[52] In queste prese di posizioni è presente, come in Nietzsche e in Machiavelli, l'ammirazione per la personalità vigorosa e portatrice di valori, al di là del giudizio morale che se ne possa dare:

«Vorrei essere un talebano, un kamikaze, un afghano, un boat people, un affamato del Darfur, un ebreo torturato dai suoi aguzzini, un bolscevico, un fascista, un nazista. Perché più dell’orrore mi fa orrore il nulla.[53]»

Nel 2012 in suo testo sul blog del Fatto Quotidiano usò parole deridenti ("vispa teresa") a riguardo di una donna violentata e poi uccisa[54] nel 1997[55]. Anche a seguito di questo e della successiva ritrattazione del giornale, i suoi interventi sul quotidiano si sono poi sensibilmente rarefatti nel tempo. Tra i temi da lui trattati in maniera critica ve ne sono molti: ad esempio si è pronunciato contro il femminismo e il ruolo - da lui ritenuto predominante ed eccessivo, rispetto a quello maschile - della donna nella società moderna, usando anche espressioni molto dure[56][57][58][59][60] (talvolta subendo l'accusa di misoginia per alcuni articoli più controversi[54][56][61]), il progresso[62], i social network e i blog[63], gli Stati Uniti d'America e la loro cultura[64][65][66], l'animalismo[67], i processi ai criminali nazisti[68], la "psicosi collettiva" sulla pedofilia (con relative leggi repressive)[69][70], Israele e il sionismo[4], i diritti umani[71], la cooperazione umanitaria[62], le leggi che puniscono il negazionismo dell'Olocausto[7] e altro. Inoltre ha criticato pesantemente personaggi della politica come Silvio Berlusconi[72] (pur sostenendo, parlando del caso Ruby, che occorre abbassare l'età del consenso per i reati sessuali come la prostituzione minorile[73]), Emma Bonino[71] e Adriano Sofri[74][75]; ha difeso il provvedimento di scarcerazione, dopo 26 anni, dell'ex terrorista nero Giuseppe Valerio Fioravanti[76] e il rifiuto dell'estradizione di Cesare Battisti da parte del Brasile[75]; ha inoltre proposto la grazia per i banditi Graziano Mesina[76] e Renato Vallanzasca.[77][78]

Nell'agosto 2015 Fini cerca di pubblicare un necrologio a pagamento sul Corriere della Sera nel quale esprime parole di elogio e di ammirazione per Mohammed Omar, ex leader dei Talebani, ma il quotidiano rifiuta di pubblicarlo. L'avvenimento viene denunciato da Fini stesso in un articolo su Il Fatto Quotidiano, dove il giornalista stigmatizza il rifiuto come "censura".[79]

Storico e biografoModifica

Un'altra passione di Fini è la ricerca storica e biografica su personaggi considerati negativamente dalla storiografia ufficiale, ad esempio quella effettuata su Nerone[80] e Catilina[81], a suo parere completamente calunniati e distorti dalla storiografia antica di parte avversa[82] e trattati in: Catilina. Ritratto di un uomo in rivolta e Nerone. Duemila anni di calunnie. Ha scritto inoltre la propria autobiografia e le biografie di Nietzsche e del citato mullah Omar.

TeatroModifica

È attore nonché autore dell'opera teatrale Cyrano, se vi pare..., il cui regista è Eduardo Fiorillo.

Il suo Nerone. Duemila anni di calunnie ha ispirato Edoardo Sylos Labini e Angelo Crespi, che nel 2014 hanno prodotto uno spettacolo teatrale sull'imperatore romano.

TelevisioneModifica

La censura Rai di CyranoModifica

Cyrano[83] è anche il nome di un programma televisivo, di cui Massimo Fini è coautore, che sarebbe dovuto andare in onda per quindici puntate su Rai2 a partire dal 30 settembre 2003. Il giorno prima del debutto il programma è stato bloccato dal direttore Antonio Marano perché, a suo dire (l'affermazione fu segretamente registrata dallo stesso giornalista), la persona di Massimo Fini non era gradita ad un personaggio molto influente della politica, come riportato anche da Peter Gomez e Marco Travaglio[84]; secondo quanto poi detto da Fini, che riferì di "influenze berlusconiane" a detta di Marano, si trattava in realtà del giornalista Antonio Socci (il quale aveva sostituito temporaneamente in Rai Michele Santoro dopo il cosiddetto editto bulgaro), che avrebbe fatto pressioni su Silvio Berlusconi, perché quest'ultimo facesse valere la sua influenza e bloccasse il programma[85]. In seguito a questo episodio Antonio Marano, nel novembre 2012, viene condannato in primo grado a un anno e mezzo di reclusione per falsa testimonianza[86].

Il Movimento ZeroModifica

Nel 2005 Fini ha fondato un movimento politico-culturale chiamato Movimento Zero.

Premi e riconoscimentiModifica

  • 2015 - Premio di scrittura "Indro Montanelli"[87]
  • 2015 - Premio del comune di Milano - Ambrogino d'oro
  • 2015 - Premio Passaggi, assegnato da Passaggi Festival a personalità che si sono distinte per i saggi pubblicati o per l'esempio morale

OpereModifica

SaggiModifica

  • La Ragione aveva Torto? (Camunia, 1985, ripubblicato da Marsilio Editore in edizione tascabile nel 2004)
  • Elogio della guerra (Mondadori, 1989 e Marsilio 1999)
  • Il conformista. Contro l'anticonformismo di massa, opinioni che fanno scandalo (Mondadori, 1990, ISBN 88-04-33189-5)
  • Il denaro, "sterco del demonio" (Marsilio, 1998)
  • Dizionario erotico. Manuale contro la donna a favore della femmina, (Marsilio, 2000)
  • Il vizio oscuro dell'Occidente. Manifesto dell'antimodernità (Marsilio, 2003)
  • Sudditi. Manifesto contro la democrazia (Marsilio, 2004)
  • Massimo Fini è Cyrano. Contro tutti i luoghi comuni (Con Eduardo Fiorillo; Francesca Roveda) (Marsilio, 2005)
  • Il Ribelle dalla A alla Z (Marsilio, 2006)
  • Senz'anima, Italia 1980-2010 (Chiarelettere, 2010)
  • La guerra democratica (Chiarelettere, 2012)

RaccolteModifica

  • La modernità di un antimoderno. Tutto il pensiero di un ribelle (Marsilio, 2016, comprende: La Ragione aveva Torto?, Elogio della guerra, Il denaro, "sterco del demonio", Il vizio oscuro dell'Occidente, Sudditi, Il Ribelle dalla A alla Z)

BiografieModifica

AutobiografiaModifica

  • Ragazzo. Storia di una vecchiaia (Marsilio, 2007)
  • Una vita. Un libro per tutti. O per nessuno, Venezia, Marsilio, 2015, ISBN 88-317-3913-1.
  • Confesso che ho vissuto. Esistenza inquieta di un perdente di successo (Marsilio, 2018)

RomanziModifica

  • Il Dio Thoth (Marsilio 2009)

NoteModifica

  1. ^ Sebbene molte biografie, compresa la voce sull'Enciclopedia Treccani, e sue interviste riportino 1943, Fini ha affermato in un articolo di essere nato nel 1944: cfr. Massimo Fini, Le due Italie di Gigi Rizzi, fra il '68 e la Bardot: «Ho la stessa età di Gigi Rizzi. Siamo nati entrambi nel 1944.»
  2. ^ a b c d Fini, Massimo. Treccani.it
  3. ^ Massimo Fini, Una vita. Un libro per tutti. O per nessuno.
  4. ^ a b c Non mi piacciono i popoli "Eletti da Dio"
  5. ^ M. Fini, p. 12
  6. ^ M. Fini, p. 18
  7. ^ a b Massimo Fini, Punire chi nega la shoah non può essere considerato reato
  8. ^ a b Claudio Martelli, Le molte vite di Massimo Fini
  9. ^ M. Fini, p. 201
  10. ^ Massimo Fini: non feci il '68, me ne vanto. Io sono un ribelle, su ariannaeditrice.it. URL consultato il 23 febbraio 2012.
  11. ^ a b c Note biografiche
  12. ^ M. Fini, p. 205
  13. ^ Io e Walter: quell'addio sull'uscio di casa
  14. ^ Chiamata per il morto
  15. ^ Eugenio Chiesa, L'assassinio di Walter Tobagi
  16. ^ M. Fini, p. 79
  17. ^ Anna Tortora, Fratello segreto
  18. ^ Massimo Fini: «Sono cieco non posso più scrivere». URL consultato il 29 ottobre 2018.
  19. ^ Raffaele Liucci, Tre vite da bastian contrario
  20. ^ M. Fini, Una vita. Un libro per tutti. O per nessuno, estratto
  21. ^ Il caso. Il congedo di Massimo Fini: “Sono diventato cieco. ‘Una vita' è il mio ultimo libro”
  22. ^ Massimo Fini: «Sono cieco, non posso più scrivere». URL consultato il 29 ottobre 2018.
  23. ^ travaglio a massimo fini:. URL consultato il 29 ottobre 2018.
  24. ^ Fini, non può finire qui"
  25. ^ Super User, "Per lealtà ho sprecato il mio talento", su www.massimofini.it. URL consultato il 29 ottobre 2018.
  26. ^ Massimo Fini, Massimo Fini: “Ragazzi, sentite 'Il bombarolo' di De André e ribellatevi, su www.massimofini.it. URL consultato il 29 ottobre 2018.
  27. ^ Con Wojtyla c'è un abisso là il dolore era uno show
  28. ^ Biografia sul blog de Il fatto quotidiano, su ilfattoquotidiano.it.
  29. ^ «QN Quotidiano Nazionale», 22 marzo 2015, pag. 30.
  30. ^ Massimo Fini, in un libro la carriera di un giornalista "per tutti e per nessuno"
  31. ^ a b c d e Manifesto[collegamento interrotto]
  32. ^ Intervista a La7 il 12-04-2011
  33. ^ a b Democrazia diretta: perché il sogno di Grillo è irrealizzabile
  34. ^ Massimo Fini, Relativismo culturale
  35. ^ citazioni di de Benoist sul sito di Movimento Zero, su movimentozero.org.
  36. ^ "Sull'orlo del baratro" di Alain de Benoist - prefazione di Massimo Fini Archiviato il 21 gennaio 2014 in Internet Archive.-scheda
  37. ^ Massimo Fini - Michele De Feudis, La demolizione degli stereotipi (intervista)
  38. ^ a b Intervista a Massimo Fini
  39. ^ di cui ha scritto la biografia
  40. ^ Uscito il nuovo libro di Latouche, su movimentozero.org.
  41. ^ Interviste, su movimentozero.org.
  42. ^ Massimo Fini, La legge di Ostellino
  43. ^ Massimo Fini, L'autodistruzione dell'uomo
  44. ^ Il ritorno alle piccole patrie. Intervista a Massimo Fini
  45. ^ Presentazione del Vizio oscuro dell'Occidente e di Sudditi a una Casa Editrice americana interessata alla pubblicazione negli Stati Uniti, massimofini.it
  46. ^ Massimo Fini, la libertà di un anticonformista
  47. ^ Giampiero Mughini, Tutti pazzi per il talebano Mullah Omar. Così Massimo Fini dimentica l'occidente Archiviato il 10 aprile 2011 in Internet Archive..
  48. ^ Articolo di Maria Giovanna Maglie contro Fini [collegamento interrotto], su libero-news.it.
  49. ^ Scrivo del mullah Omar. È più intrigante dei Letta
  50. ^ Massimo Fini: "L'Isis l'ha creato l'Occidente". Feltri: "Io dicevo le stesse cose 20 anni fa"
  51. ^ Se non trattassero così i prigionieri, aderirei all'Isis
  52. ^ Colpire Assad, il via libera che l'Isis aspetta
  53. ^ da Senz'anima - Italia 1980-2010
  54. ^ a b L'ossessione per la donna
  55. ^ Ostaggi dello stupratore killer, su ricerca.repubblica.it.
  56. ^ a b Donne, guaio senza soluzione
  57. ^ Viva le donne
  58. ^ Prostituta in cattedra
  59. ^ Massimo Fini, "Il femminicidio non esiste"
  60. ^ Omaggio all'8 marzo
  61. ^ Stupratori di tutto il mondo, unitevi!
  62. ^ a b Maledetto progresso io ti odio
  63. ^ Social network: "Li eliminerei tutti", dichiarazioni shock di Massimo Fini
  64. ^ L'amico americano non è poi così amico
  65. ^ La ritualità dell'11 settembre
  66. ^ Un giorno i giapponesi getteranno 30 atomiche su New York
  67. ^ Molto rispetto per i cani, nessuno per gli umani
  68. ^ Nazisti senza prescrizione
  69. ^ La pedofilia è odiosa ma la caccia al mostro è ormai un'ossessione
  70. ^ I pedofili e la legge del taglione
  71. ^ a b Emma il ministro una "fanatica" dei diritti umani
  72. ^ Il regime di Berlusconi ce lo siamo meritato
  73. ^ Berlusconi: morale e reati
  74. ^ Calabresi e Sofri: ecco come andò
  75. ^ a b In difesa del Brasile
  76. ^ a b Fioravanti, almeno lui ha pagato, tanti altri invece...
  77. ^ Difendo e difenderò sempre Renato Vallanzasca. Ho un debito morale con lui
  78. ^ Vallanzasca, grazia per il bandito onesto
  79. ^ Massimo Fini, necrologio sul mullah Omar censurato sul Corriere, su ilgiornale.it.
  80. ^ Quel pover'uomo di Nerone, calunniato dagli storici
  81. ^ E no, Scalfari: lascia stare Catilina
  82. ^ Catilina, coraggioso e virile
  83. ^ CYRANO COMPLETO Puntata censurata in Rai, su youtube.com.
  84. ^ Peter Gomez, Marco Travaglio. Regime. Biagi, Santoro, Massimo Fini, Freccero, Luttazzi, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, tg, gr e giornali: storie di censure e bugie nell'Italia di Berlusconi. Postfazione di Beppe Grillo. Milano, BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2004. ISBN 88-17-00246-1.
  85. ^ Intervista a La7 il 12-04-2011 (il veto politico)
  86. ^ E ora chi chiederà scusa a Massimo Fini?
  87. ^ A Massimo Fini il Premio di Scrittura Indro Montanelli 2015, su fondazionemontanelli.it. URL consultato il 4 gennaio 2015.

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