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BiografiaModifica

Terzo figlio del primario radiologo Tomaso Ozzano e della farmacista Margherita Garofalo, Renzo passerà quasi tutta la sua vita accanto alla famiglia senza mai sposarsi. Dopo aver conseguito la maturità classica, ottiene giovanissimo il secondo posto al Festival del Cortometraggio di Montecatini con il documentario "Al di là della nubi". Dopo la laurea in Scienze Politiche inizia a lavorare nel settore commerciale di una ditta e contemporaneamente svolge attività di PR per alcuni locali torinesi. In seguito il suo volto appare su alcuni volantini pubblicitari di aziende cittadine.

Tra i suoi film più importanti Torino nera di Carlo Lizzani.

Interpreta poi il fantino Jean Louis Rossinì in Febbre da cavallo di Steno; da questa pellicola in poi si specializza in ruoli comici, mettendosi in evidenza per i suoi baffi. Il suo viso mobilissimo e i vivaci occhi azzurri fanno di Renzo un personaggio che si potrebbe definire iconico: la sua faccia appare sulle pagine delle riviste in diverse inserzioni pubbliciatarie come le siringhe monouso o le merendine e in una serie di manifesti pubblicitari della Vestifranchi,una azienda piemontese punti vendita in località,ora chiusa definitivamente.

 
Renzo Ozzano in una scena di Calibro70 di Alessandro Rota

La sua ultima partecipazione ad un film è nel mediometraggio Calibro70 di Alessandro Rota, che omaggia i film polizieschi degli anni '70, interpretando il ruolo tragicomico di un banchiere vittima di una rapina.

Si è in seguito dedicato all'attività di giornalista per Torino cronaca, Il giornale e per riviste di cinema e d'arte.

Dal 2010 al 2013 è stato Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti del Piemonte.

È morto a Torino all'età di 83 anni per una mielofibrosi del midollo osseo.[1]

FilmografiaModifica

CinemaModifica

TelevisioneModifica

NoteModifica

  1. ^ Clara Caroli, Morto Ozzano, giornalista e attore in film da Lizzani ai Vanzina, in la Repubblica, 29 agosto 2017. URL consultato il 29 agosto 2017.

BibliografiaModifica

  • Maurizio Ternavasio, Torinesi chi si rivede, edizioni Lindau, 2003

Collegamenti esterniModifica

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