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Nel calcolo differenziale vettoriale, il rotore di un campo vettoriale tridimensionale è un operatore vettoriale che ne descrive la rotazione infinitesima, associando a ogni punto dello spazio un vettore. Si tratta di un vettore allineato con l'asse di rotazione; il suo verso è coerente con quello della rotazione secondo la regola della mano destra e la sua lunghezza è il valore della circuitazione del campo (la sua integrazione lungo un percorso chiuso) per unità di area, cioè nel limite in cui la curva di integrazione si riduce ad un punto.

Ad esempio, se come campo vettoriale si considera la velocità delle particelle che compongono un qualche fluido, il rotore del campo vettoriale è la densità di circolazione del fluido. I campi vettoriali che hanno rotore uguale a zero sul proprio dominio sono chiamati irrotazionali.

Il rotore, indicato con , misura la massima componente rotazionale piana nello sviluppo di Taylor di un campo vettoriale al primo ordine, ovvero nella linearizzazione del campo in 3 dimensioni. Pertanto, si tratta di un tipo di derivazione di un campo vettoriale. La relativa integrazione avviene tramite il teorema del rotore, caso particolare del teorema di Stokes, che mette in relazione l'integrale di superficie del rotore del campo vettoriale con l'integrale di linea del campo vettoriale lungo la frontiera di .

A differenza di gradiente e divergenza, generalizzare il rotore a spazi non euclidei non è possibile. Esistono alcune generalizzazioni, ma solo in spazi euclidei (anche a più di tre dimensioni) la definizione geometrica di rotore di un campo vettoriale fornisce un altro campo vettoriale. Da questo punto di vista, il rotore ha proprietà simili a quelle del prodotto vettoriale.

Interpretazione intuitivaModifica

Supponiamo che un campo vettoriale (tridimensionale)   descriva la velocità di un fluido (non perfetto). Immaginando di fissare il centro di una piccola sfera in un punto, se questa sferetta ha una superficie ruvida allora incomincerà a ruotare su sé stessa, mossa dallo scorrere del fluido. Il rotore   valutato nel centro della sfera è un vettore che ha come direzione l'asse di rotazione della sfera e come lunghezza la metà del valore assoluto del momento angolare della sfera. Inoltre, il senso di rotazione è associato al vettore in accordo con la regola della mano destra.

DefinizioneModifica

Sotto l'ipotesi che un campo vettoriale   sia di classe  [1], il rotore   di   è definito in ogni punto attraverso la sua proiezione su un versore   di   posto nel punto: si tratta del valore dell'integrale di linea   del campo in un piano ortogonale a   nel limite in cui la curva   di integrazione si riduca a un punto, cioè nel limite in cui l'area   delimitata da   tenda ad annullarsi, diviso per l'area  :

 

Si tratta di una scrittura del teorema del rotore, e si può interpretare il prodotto scalare tra   e il vettore unitario   come densità superficiale di circuitazione del campo   attorno alla direzione  .

In uno spazio con metrica euclidea, in un sistema di riferimento con coordinate curvilinee ortogonali  , come le coordinate cartesiane, sferiche, cilindriche, ellittiche o paraboliche, il rotore non ha può essere scritto in forma tensoriale[2]; la terza componente del rotore di   è data da:

 

dove se, ad esempio,   sono le coordinate cartesiane, si ha:

 

Le restanti due componenti del rotore (la prima e la seconda, nell'ordine) si ottengono dalla permutazione ciclica degli indici: 3,1,2 → 1,2,3 → 2,3,1.

Più in generale, in uno spazio non euclideo, per un campo tensoriale (di rango 1) il rotore è dato[3], di nuovo, da una relazione di tipo non tensoriale[4]:

 

dove si è usata la notazione di Einstein e   denota il simbolo di Levi-Civita (che è semplicemente un tensore cartesiano) e   denota la derivata covariante. Utilizzando invece la derivata esterna:

 

dove   e   sono isomorfismi musicali e   è il duale di Hodge.

Quest'ultima formulazione è valida in un sistema di coordinate generico, e consente di estendere il rotore a varietà riemanniane orientate. Dato che dipende dall'orientazione della varietà, il rotore è un operatore chirale: se cambia l'orientazione cambia anche il verso del rotore.

Coordinate cartesianeModifica

In coordinate cartesiane, detti  ,  , e   i versori degli assi, il rotore di un campo vettoriale   è il campo vettoriale   definito da:

 

dove nella seconda uguaglianza si è esplicitata l'equazione matriciale, mentre nella prima la scrittura indica il determinante formale della matrice; riallacciandosi alle espressioni valide in uno spazio euclideo richiamate più sopra, si ottiene il caso più semplice (quello con:  ):

 

Coordinate cilindricheModifica

Se si prende invece, nello spazio euclideo, un sistema di riferimento in coordinate cilindriche  , il rotore di   è dato da:

 

Rotore come derivata esternaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Derivata esterna.

A un campo vettoriale   nello spazio possiamo associare una corrispondente 1-forma differenziale

 

allora la sua derivata esterna risulta essere la 2-forma

 
 

Identità vettorialiModifica

In coordinate cartesiane si mostra che   è uguale a:

 

e se si invertono il campo vettoriale e  :

 

dove   significa che il gradiente agisce solo su  .

Sempre in coordinate cartesiane,   è dato da:

 

dove   è il laplaciano vettoriale di  . Questa relazione può essere vista come un caso particolare della precedente sostituendo v → ∇.

Il rotore del gradiente di ogni campo scalare   è nullo:

 , nel qual caso se il campo scalare  , come anche il campo vettoriale irrotazionale  , sono definiti in un insieme semplicemente connesso come definito dal lemma di Poincaré, allora   è il potenziale scalare del campo vettoriale conservativo  .

mentre se   è una funzione scalare e   un campo vettoriale:

 

EsempioModifica

Si consideri il seguente campo vettoriale, che espresso in coordinate cartesiane dipende da   e da   linearmente (la sua intensità aumenta linearmente con la distanza dall'asse  ):

 

La sua rappresentazione nel piano cartesiano è:

Dalla semplice ispezione visiva si nota che il campo "sta ruotando", e usando la regola della mano destra si ottiene il verso del rotore, che è entrante nella pagina. Usando un sistema di coordinate cartesiane standard, ciò corrisponde alla direzione delle z negative. Infatti, calcolando il rotore in coordinate cartesiane secondo la definizione data sopra:

 

In questo caso il rotore è uguale in tutto lo spazio, indipendentemente dal punto che si considera, e quindi l'entità della rotazione nel campo vettoriale considerato è la stessa ovunque. La sua semplice rappresentazione nello spazio cartesiano è pertanto:

Equazioni di MaxwellModifica

Nella terza equazione di Maxwell, espressione locale della legge di Faraday-Neumann-Lenz, il rotore del campo elettrico è uguale e opposto al tasso di variazione della densità di flusso magnetico:

 

In un dominio in cui si può approssimare che valgano condizioni stazionarie, ossia i che campi non varino nel tempo, si ottiene l'irrotazionalità del campo elettrico, e, se questo dominio è semplicemente connesso come definito dal lemma di Poincaré, la sua conservatività, da cui l'esistenza di un potenziale elettrostatico scalare  :

 

Inoltre, nella quarta equazione, espressione locale della legge di Ampère-Maxwell, il rotore del campo magnetico è:

 

che in condizioni statiche diventa[5]:

 

Si veda l'esempio qui sotto.

Campo magnetico generato da un filo percorso da corrente continuaModifica

Si consideri, in coordinate cartesiane, il campo vettoriale:

 

Tale campo (statico) non è definito sui punti dell'asse   (per cui l'insieme in cui è definito non è semplicemente connesso), ed è ottenuto moltiplicando il campo dell'esempio precedente per l'inverso del quadrato della distanza dall'asse   (la sua intensità diminuisce radialmente con la distanza dal filo). A meno di una costante moltiplicativa, tale espressione coincide con quella della componente magnetica del campo elettromagnetico generato da un filo infinito (coincidente con l'asse  ) percorso da una corrente continua (esempi di campo magnetico). Tale campo è irrotazionale nell'insieme di definizione (lì il suo rotore è nullo):

 

Si tratta di un campo non conservativo (in particolare soleinoidale) per via della topologia dell'insieme di definizione, ovvero il lavoro del campo dipende dal cammino percorso: lungo qualsiasi circuitazione che non racchiuda l'asse   esso è nullo, mentre non è nullo se la circuitazione racchiude tale asse.

NoteModifica

  1. ^ Da un punto di vista fisico, la derivabilità del campo vettoriale implica che l'operatore rotore viene usato nella fisica non-quantistica, ossia in fisica classica (relatività compresa)
  2. ^ Kay, D. C. Theory and problems of tensor calculus, McGraw-Hill Book Company, p. 158, 1988
  3. ^ (EN) Eric W. Weisstein, Curl, in MathWorld, Wolfram Research.
  4. ^ Si può notare, a latere, che la terza e la quarta equazione di Maxwell che contengono i rotori non sottendono una relazione tensoriale (l'espressione tensoriale delle equazioni di Maxwell ha bisogno del tensore del campo elettromagnetico che ha rango due; essa riduce le equazioni da quattro a due, "fondendo" le equazioni con il rotore con quelle con la divergenza)
  5. ^ La rotazionalità del campo magnetico anche in condizioni statiche dovuto alla densità (locale) di corrente elettrica, mostra, in particolare, come la componente magnetica del campo elettromagnetico sia dovuta al movimento delle cariche elettriche rispetto all'osservatore e quindi sia spiegabile attraverso la teoria della relatività ristretta (si veda anche la forza di Lorentz che è un campo di forze di tipo "rotazionale", ossia solenoidale)

BibliografiaModifica

  • (EN) Arfken, George B. and Hans J. Weber. Mathematical Methods For Physicists, Academic Press; 6 edition (June 21, 2005). ISBN 978-0-12-059876-2.
  • (EN) Korn, Granino Arthur and Theresa M. Korn, Mathematical Handbook for Scientists and Engineers: Definitions, Theorems, and Formulas for Reference and Review, New York, Dover Publications, pp. 157–160, ISBN 0-486-41147-8.
  • (EN) Kaplan, W. "The Curl of a Vector Field." §3.5 in Advanced Calculus, 4th ed. Reading, MA: Addison-Wesley, pp. 186–187, 1991.
  • (EN) Morse, P. M. and Feshbach, H. "Curl." In Methods of Theoretical Physics, Part I. New York: McGraw-Hill, pp. 39–42, 1953.
  • (EN) Schey, H. M. Div, Grad, Curl, and All That: An Informal Text on Vector Calculus, 3rd ed. New York: W. W. Norton, 1997.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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