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Stella Stevens

attrice statunitense

Biografia e carriera cinematograficaModifica

Figlia di Estelle Dovey (nata Caro e dunque forse di lontane origini anche italiane) infermiera e di Thomas Ellett Eggleston assicuratore, il 1º dicembre 1954, appena sedicenne, sposò Noble Herman Stephens, dal quale nel 1955 ebbe il suo unico figlio, Andrew Stevens, che diventerà anch'egli attore, noto soprattutto negli anni ottanta. Nel 1956 la coppia divorziò. I primi contatti della Stevens con il mondo dello spettacolo risalgono agli anni adolescenziali della frequentazione del collegio statale di Memphis (ove la famiglia si era intanto trasferita), e alla partecipazione ad una rappresentazione teatrale di Fermata d'autobus (Bus stop) di William Inge, per la quale sembra che ricevette ottime e promettenti critiche nella stampa locale.

Bionda e con gli occhi azzurri[2], fu playmate della rivista Playboy nel mese di gennaio del 1960[3], apparizione proseguita anche in seguito, che diede ulteriore impulso alla sua carriera[4] e che le consentì nel corso degli anni sessanta di diventare una delle attrici/modelle statunitensi in assoluto più fotografate nelle riviste di settore. Esordì sul grande schermo alla fine degli anni cinquanta, interpretando ruoli che ne misero in risalto soprattutto la prosperosa bellezza[2]. Tra i primi film a cui partecipò, pur se in ruoli marginali, sono da ricordare le commedie Dinne una per me (1959) di Frank Tashlin, ove interpretò il breve ruolo di Chorine, e Il villaggio più pazzo del mondo (1960) di Melvin Frank e Norman Panama, nel ruolo di Appassionata von Climax[4].

Tali pellicole non riscuotono un grande successo, ma favoriscono la carriera della Stevens, che nel 1960 vinse il premio Golden Globe come attrice rivelazione dell'anno per il film di Tashlin. Affiancò Elvis Presley in Cento ragazze e un marinaio (1962) di Norman Taurog. Subito dopo le venne affidato un ruolo più consistente con il personaggio di Zizì Zillian (nella versione Italiana), ovvero miss Montana: attricetta, suonatrice di batteria ed esperta di bowling dai conturbanti capelli rossi che "compete" con Shirley Jones e Dina Merrill per attirare le attenzioni del vedovo Glenn Ford, e che finirà per sposare il migliore amico di questi, nella apprezzata commedia agro-dolce Una fidanzata per papà (1963) di Vincente Minnelli. Fu anche la studentessa universitaria (curiosamente chiamata Stella come l'attrice) innamorata del suo "strano" professore di chimica in Le folli notti del dottor Jerryll (1963), film che è considerato il capolavoro di Jerry Lewis come regista ed attore negli anni sessanta.

Al pari di altre attrici della sua generazione e non soltanto statunitensi, dal fisico provocante ed assimilabile in qualche modo a quello di Marilyn Monroe, ma dotata anche di spumeggiante brio e di una certa dose di ironia che non sfuggirono al pubblico, fino alla fine degli anni sessanta la Stevens fu scelta soprattutto per ruoli di bionda voluttuosa, come ad esempio in Matt Helm il silenziatore (1966) di di Phil Karlson e Come salvare un matrimonio e rovinare la propria vita (1968) di Fielder Cook, entrambi film di buon successo e nei quali recitò accanto a Dean Martin, ma venne impiegata anche in film drammatici, come in 48 ore per non morire (1966) di Gilberto Gazcón, con protagonista ancora Glenn Ford, e Con le spalle al muro (1968) di Brian G. Hutton. Partecipò ad altre commedie (alcune delle quali inedite in Italia) come The Secret of My Success (1965) di Andrew L. Stone, ove ritrovò come partner Shirley Jones, e Where Angels Go, Trouble Follows (1968) di James Neilson, ove impersonò il ruolo di una giovane suora e recitò accanto alla veterana Rosalind Russell.

La vera svolta nella già brillante carriera dell'attrice avvenne però nel 1970, quando, al posto di Joanne Woodward e su insistenza del regista, apparve nel western crepuscolare La ballata di Cable Hogue di Sam Peckinpah, interpretando un personaggio fino ad allora per lei inedito e recitato con grande finezza accanto a Jason Robards, che la consacrò attrice di spessore anche per la critica[4]. Tornò al genere western con il meno fortunato Una città chiamata bastarda (1971) di Robert Parrish. Nel 1972 apparve in uno dei film più importanti ed identificativi della sua carriera, ossia L'avventura del Poseidon, grande successo del genere catastrofico, tipico di quegli anni e diventato in seguito un cult, diretto da Ronald Neame e interpretato anche da Gene Hackman, Ernest Borgnine, Roddy McDowall, Carol Lynley e Shelley Winters; le fu assegnato il ruolo della sfortunata Linda Rogo, ex prostituta e moglie del tenace poliziotto interpretato da Borgnine. Non più vincolata ormai al solo genere leggero e a ruoli patinati, tra le più interessanti interpretazioni dell'attrice di quegli anni vanno ricordate anche quelle nelle pellicole Lo specchio della follia (1969) di Bernard Girard e Operazione casinò d'oro (1975) di Charles Bail, e nel film nostalgico Vecchia America (1976) di Peter Bogdanovich, ove ebbe modo di recitare accanto ai nuovi divi Ryan O'Neal, Burt Reynolds e Tatum O'Neal.

A partire dalla fine degli anni settanta e nella piena maturità artistica la Stevens decide di dedicarsi soprattutto alla televisione (alla quale aveva preso parte sin dal 1960 recitando in un episodio di Alfred Hitchcock Presenta), divenendo nota in particolare per i ruoli di Lute-Mae Sanders in Flamingo Road (1981-1982) e di Phyllis Blake in Santa Barbara (1989-1990), due delle serie più famose e di successo di quel periodo. In un paio di occasioni l'attrice è passata anche dietro la macchina da presa, ma con scarso successo, producendo e dirigendo il documentario biografico The American Heroine (1979) e la commedia romantica The Ranch (1989)[2]. La Stevens, sia pure saltuariamente e non più in ruoli da protagonista, ha continuato ad essere impiegata tanto nel cinema quanto soprattutto nella televisione. Dal 1983 ha una relazione con il chitarrista rock Bob Kulick e vive a Beverly Hills, in California.

FilmografiaModifica

Doppiatrici italianeModifica

NoteModifica

  1. ^ (ES) Antonio Mendez, Dave Hickey, Guía del cine clásico: protagonistas, Editorial Visión Libros, 2006, p. 333, ISBN 978-84-9821-388-1.
  2. ^ a b c Le Garzantine - Cinema, Garzanti, 2000, pag. 1111
  3. ^ (EN) Hugh Hefner, Dave Hickey, Playboy: The Complete Centerfolds, Chronicle Books, 2008, ISBN 978-0-8118-6091-8.
  4. ^ a b c Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, pag. 505

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