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BiografiaModifica

Figlia di Estelle Dovey (nata "Caro" e dunque forse di antiche origini italiane) e di Thomas Ellett Eggleston, il 1º dicembre 1954, appena sedicenne, sposò Noble Herman Stephens, dal quale ebbe un figlio, Andrew Stevens, che diventerà anch'egli attore, noto soprattutto negli anni ottanta. Tre anni dopo la coppia divorziò.

Bionda e con gli occhi azzurri[2], fu playmate nel mese di gennaio del 1960[3], apparizione che diede ulteriore impulso alla sua carriera[4]. Esordì sul grande schermo alla fine degli anni cinquanta, interpretando ruoli che ne misero in risalto soprattutto la prosperosa bellezza[2]. Tra i primi film a cui partecipò, pur se in ruoli non ancora da protagonista, sono da ricordare le commedie Dinne una per me (1959), ove interpretò il breve ruolo di Chorine, e Il villaggio più pazzo del mondo (1960), nel ruolo di Appassionata von Climax[4]. Successivamente le fu affidato un ruolo più consistente con il personaggio di "Zizì Zillian" (nella versione Italiana), ovvero miss Montana: attrice, suonatrice di batteria ed esperta di bowling dai conturbanti capelli rossi che sposerà il migliore amico di Glenn Ford nella commedia agro-dolce Una fidanzata per papà (1963) di Vincente Minnelli. Fu anche la studentessa universitaria innamorata del suo professore di chimica in Le folli notti del dottor Jerryll (1963), film che è considerato il capolavoro di Jerry Lewis come regista ed attore.

Al pari di molte altre attrici, anche non statunitensi, dal fisico provocante e apparentemente simile a Marilyn Monroe, ma dotata di brio e anche di una certa dose di ironia che non sfuggirono al pubblico, fino alla fine degli anni sessanta la Stevens fu scelta soprattutto per ruoli di bionda voluttuosa, come ad esempio in Matt Helm il silenziatore (1966) e Come salvare un matrimonio e rovinare la propria vita (1968), entrambi film di buon successo e nei quali recitò accanto a Dean Martin, ma anche in ruoli drammatici, come in 48 ore per non morire (1966), con protagonista ancora Glenn Ford. Soltanto nel 1970, tuttavia, quando l'attrice apparve nel western crepuscolare La ballata di Cable Hogue di Sam Peckinpah, interpretò un personaggio di rilievo (proposto anche a Joanne Woodward) e recitato con grande finezza, che la consacrò attrice di spessore anche per la critica[4]. Nel 1972 apparve in uno dei suoi film più importanti, L'avventura del Poseidon, grande successo del genere catastrofico, tipico di quegli anni e diventato in seguito un cult, diretto da Irwin Allen e interpretato anche da Gene Hackman, Ernest Borgnine, Roddy McDowall e Shelley Winters; le fu affidato il ruolo di Linda Rogo, ex prostituta e moglie del tenace poliziotto interpretato da Borgnine. Non più vincolata al solo genere leggero e a ruoli patinati, tra le più interessanti interpretazioni della Stevens di quegli anni vanno ricordati anche i film Lo specchio della follia (1969) per la regia di Bernard Girard, Operazione casinò d'oro (1975) di Charles Bail e soprattutto Vecchia America (1976) diretto da Peter Bogdanovich.

A partire dagli anni settanta Stella Stevens fu soprattutto attrice televisiva, nota in particolare per la serie Flamingo Road (1981-1982), e in due occasioni passò anche dietro la macchina da presa, dirigendo il documentario biografico The American Heroine (1979) e la commedia romantica The Ranch (1989)[2].

FilmografiaModifica

Doppiatrici italianeModifica

NoteModifica

  1. ^ (ES) Antonio Mendez, Dave Hickey, Guía del cine clásico: protagonistas, Editorial Visión Libros, 2006, p. 333, ISBN 978-84-9821-388-1.
  2. ^ a b c Le Garzantine - Cinema, Garzanti, 2000, pag. 1111
  3. ^ (EN) Hugh Hefner, Dave Hickey, Playboy: The Complete Centerfolds, Chronicle Books, 2008, ISBN 978-0-8118-6091-8.
  4. ^ a b c Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, pag. 505

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN88576193 · ISNI (EN0000 0001 2142 8178 · LCCN (ENn95004614 · GND (DE142323888 · BNF (FRcb139547649 (data) · WorldCat Identities (ENn95-004614