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Trieste (Roma)

diciassettesimo quartiere di Roma
Q. XVII Trieste
Q17 - q Coppedé fontana delle rane 1050987.JPG
La Fontana delle Rane al Coppedè, piazza Mincio
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
ProvinciaRoma Roma
CittàRoma-Stemma.png Roma Capitale
CircoscrizioneMunicipio Roma II
Data istituzione24 maggio 1926[1]
Codice217
Superficie3,7063 km²
Abitanti62 142 ab.[2] (2016)
Densità16 766,59 ab./km²
Mappa dei quartieri di

Coordinate: 41°55′33.35″N 12°30′48.21″E / 41.925931°N 12.513393°E41.925931; 12.513393

Trieste
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
ProvinciaRoma Roma
CittàRoma-Stemma.png Roma Capitale
CircoscrizioneMunicipio Roma II
Data istituzione29-30 luglio 1977[3]
Codice2E
Superficie2,90 km²
Abitanti53 139 ab.[4] (2016)
Densità18 323,79 ab./km²

Trieste è il diciassettesimo quartiere di Roma, indicato con Q. XVII.

Il toponimo indica anche la zona urbanistica 2E del Municipio Roma II di Roma Capitale.

L'area est del quartiere è nota come Quartiere Africano, per la presenza di odonimi relativi alle colonie del Regno d'Italia.

Indice

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

Si trova nell'area centro-nord della città.

Il quartiere confina:

StoriaModifica

Il territorio prima dell'urbanizzazioneModifica

Le prime testimonianze umane nella zona risalgono all'epoca preistorica, quando alcune popolazioni si stanziarono nell'area della Sedia del Diavolo e di Monte delle Gioie. Posteriormente, in epoca storica, sul monte Antenne nacque un abitato sabino, i cui resti sono ancora oggi visibili; secondo la leggenda Antemnae fu uno dei tre villaggi che subirono il celebre ratto delle Sabine. Dall'epoca romana arcaica e repubblicana non si possiedono molte attestazioni, mentre la zona diventa molto frequentata a causa della costruzione di numerose catacombe, fra cui le antichissime catacombe di Priscilla, sorte sulla villa della gens Acilia.

Inoltre nella zona si trova parte del percorso della via Salaria, strada consolare di enorme importanza che univa Roma a Porto d'Ascoli, così chiamata per il commercio di sale che vi avveniva; la strada moderna omonima segue però il tracciato della Salaria Nova risalente ai tempi dell'imperatore Nerva.

Negli anni seguenti l'Editto di Milano (313 d. C.) fu costruita una monumentale basilica dedicata a S. Agnese, la cui villa di famiglia sorgeva sulla Nomentana. Accanto ad essa, l'imperatrice Costanza fece edificare - nella seconda metà del secolo - il proprio mausoleo. A causa delle sue grandi dimensioni la basilica andò presto in rovina, tanto da indurre papa Onorio I (625-628) a commissionare l'attuale basilica in stile bizantino (Basilica di Sant'Agnese fuori le mura). Attorno a questi due monumenti, nel corso del Medioevo e ad inizio rinascimento, sarebbe sorto il complesso dei Canonici Regolari Lateranensi.

Durante il Rinascimento e i secoli successivi nella zona dell'attuale quartiere sorgevano soltanto alcune ville nobiliari e edifici rustici (casali); in uno di questi, sulla via Nomentana, soggiornò Giuseppe Garibaldi ai tempi della Repubblica Romana.

Urbanizzazione e nascita del quartiereModifica

 
Posa della prima pietra, nel 1926, di costruzione di un edificio INCIS, nel nascente Quartiere Trieste.

In seguito all'unità d'Italia la zona di monte Antenne viene fortificata con ampi bastioni, fossati, e con un'imponente polveriera: la sua posizione era infatti ottimale per difendere il lato settentrionale della città. Alle sue pendici nel 1906 trova sede il Tennis Club Parioli, ancora oggi in attività e celebre per aver formato numerosi campioni.

La prima urbanizzazione del territorio avvenne con il piano urbanistico del 1909 dell'architetto Edmondo Sanjust di Teulada, ma il quartiere nacque ufficialmente nel 1926 con il nome Savoia[1], dalla vicina residenza reale (oggi Villa Ada); l'evento viene ricordato da una targa commemorativa oggi in via Topino, nei pressi di piazza Verbano.

Nei primi trent'anni del secolo la zona mantenne la destinazione a edilizia residenziale di qualità, se non di lusso: è il periodo dei "villini" e del Quartiere Coppedè.

Negli anni trenta comincia invece l'urbanizzazione intensiva: grandi condomini non privi di pretese vennero costruiti sulle aree di ville lottizzate per questo scopo, come Villa Lancellotti e Villa Chigi (della quale resta oggi un parco pubblico ed una residenza privata): abitazioni destinate agli impiegati statali o edificazioni concesse a cooperative (ad esempio quella dei ferrovieri costituì l'area vicina a piazza Crati). Fra il 1924 ed il 1930 viene costruito il Parco Virgiliano (o Parco Nemorense), ideato come polmone verde per un quartiere ornai intensivo dall'architetto Raffaele De Vico, e inaugurato nel 1936 in occasione del bimillenario virgiliano.

In seguito alla nascita della Repubblica, nel 1946 il quartiere assunse il nome attuale[10], dall'omonimo corso che ne costituisce la via principale.

 
Piazza Istria nel 2013

Negli anni settanta la zona fu protagonista di una nuova speculazione edilizia, che fece sparire Tor Fiorenza, una fattoria fortificata del Seicento nella quale venivano portati i bambini anemici per dissetarsi col latte.

La parte più a nord del quartiere Trieste, da piazza Annibaliano verso la ferrovia Roma-Firenze, è comunemente chiamata quartiere Africano in virtù dell'odonomastica ispirata alle colonie africane del Regno d'Italia (v. infra). Il nucleo originario di tale "subquartiere", originariamente destinato alle famiglie dei ferrovieri, venne edificato nei primi anni venti, occupando un quadrilatero nell'area adiacente a via Tripoli. All'interno del suddetto quadrilatero, all'epoca decisamente isolato dal resto della città, erano state tracciate anche le vie Tobruk, Derna, Cirenaica, piazza Misurata e, fuori dal perimetro, le vie Benadir e Migiurtinia. Queste strade andavano ad aggiungersi alle vie Asmara e Massaua, traverse della via Nomentana, istituite poco prima, che collegavano la Villa Anziani. Nel secondo dopoguerra il quartiere dei ferrovieri, che era costituito da una quarantina di edifici, venne completamente demolito. A testimonianza della sua presenza resta parte dell'impianto viario, ad eccezione delle cancellate via Tobruk, piazza Misurata, e via Derna (questo toponimo è in realtà attualmente utilizzato da una nuova strada) e alcuni edifici d'epoca, villini di pregio e palazzetti più popolari, sulle vie Beandir, Homs, Tripolitania, Cirenaica e Migiurtinia. Nel vecchio quartiere venne ambientato il film di Pietro Germi, L'uomo di paglia, del 1958, mentre intorno andava a completarsi, sull'asse viale Eritrea-viale Libia, il quartiere Africano come lo conosciamo oggi. Al posto del quartiere dei ferrovieri sono stati successivamente costruiti un edificio scolastico, alcuni edifici delle Ferrovie dello Stato, un parcheggio e due edifici residenziali.

Storia minoreModifica

  • Durante la seconda guerra mondiale un episodio curioso coinvolse il quartiere: si diceva che nelle notti di luna piena, nella zona di piazza Vescovio, un lupo mannaro terrorizzasse gli abitanti con urla spaventose provenienti da alcuni giardini: si trattava in realtà di un malato mentale, poi individuato e ricoverato in manicomio[11][12].
  • L'edificio di via Chiana 87 ospitò il primo ascensore mai realizzato in Italia per una casa popolare destinata agli impiegati statali (case INCIS), inaugurato direttamente da Benito Mussolini che nel discorso ufficiale pare si fosse lasciato sfuggire la frase: «... così vi sarà molto più semplice raggiungere in tempo le adunate!».[senza fonte]
  • Un episodio in parte rimosso è costituito dall'esodo che coinvolse la popolazione i primi di giugno del 1944, quando si diffuse ad opera dei repubblichini la voce, falsa e incontrollata, tale da scatenare una follia collettiva, che le truppe tedesche in fuga avessero minato l'intero quartiere e che ci sarebbe stato addirittura un carico di munizioni inesplose. Un fiume di persone si snodò sino a raggiungere villa Borghese, dove molti passarono la notte all'addiaccio nonostante le smentite ufficiali e gli appelli della radio.
  • Durante gli anni del boom economico, il quartiere diventa celebre per il Piper, celebre locale protagonista della vita mondana, inaugurato il 17 febbraio 1965 e legato a moltissimi personaggi dell'epoca: vi esordì Patty Pravo e vi si esibirono i Pink Floyd, i Nirvana e i Beatles che dopo il concerto si buttarono vestiti nella Fontana delle Rane di piazza Mincio. Con il tempo è divenuta nota più per la movida sfociante in vandalismo che per le celebrità di passaggio[13]
  • Il quartiere è ancora al centro delle cronache durante gli anni di piombo, a causa dei numerosi omicidi politici di cui lo vede partecipe; fra i vari, quello del magistrato Vittorio Occorsio, assassinato nel 1976, quattro anni dopo quello del poliziotto Francesco Evangelista davanti al liceo Giulio Cesare. In quegli stessi anni negli scontri tra opposte fazioni politiche, perdono la vita anche due giovani militanti di destra dell'allora Fronte della Gioventù, Francesco Cecchin, appena diciassettenne, che muore il 16 giugno del 1979 a seguito di un'aggressione nei pressi di piazza Vescovio, e Paolo Di Nella, deceduto il 9 febbraio del 1983, dopo essere caduto in coma irreversibile anche lui a seguito di un'aggressione, nei pressi di piazza Gondar.
  • Negli anni ottanta la scrittrice Ornella Angeloni ambientò nel quartiere il suo giallo Caffè Ciamei, racconto di una lunga catena di delitti che si snoda in quarant'anni.
  • Tra i locali presenti nel quartiere figura il Caffè Tortuga in piazza Trasimeno di fronte al liceo Giulio Cesare, aperto nel 1953 e citato in Compagno di scuola di Antonello Venditti

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Il Quartiere CoppedèModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Quartiere Coppedè.

In un'area adiacente piazza Buenos Aires, sorge il Quartiere Coppedè, una piccola area edificata con stile Liberty-eclettico progettata dall'architetto Gino Coppedè. Il portone di piazza Mincio 2, risalente al 1926, ultima costruzione di mano del maestro, è inoltre copia fedele di una scenografia del film "Cabiria" del 1914.

Villa AlbaniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Villa Albani.

La villa Albani, detta anche Albani-Torlonia, che si estende tra via Salaria e viale Regina Margherita è stata per 50 anni il centro della cultura europea, tappa obbligata per i più importanti viaggiatori, motore della nascita di fenomeni culturali come il Neoclassicismo e l'Archeologia intesa come Storia dell'Arte. La villa era stata fatta costruire, alla metà del XVIII secolo dal cardinale Alessandro Albani, nipote del papa Clemente XI, un raffinato conoscitore di antichità e protettore di artisti, tra cui Anton Raphael Mengs. La villa era nata per contenere le sue collezioni di arte antica, scelte su consiglio di Giovanni Winckelmann. Nacque così il "laboratorio del Neoclassicismo" nel quale operò anche il Piranesi e una "Galleria d'Arte", da secoli inaccessibile, che ospita opere di Nicolò da Foligno, Perugino, Gherardo delle Notti, Van Dyck, Tintoretto, Ribera, Guercino, Giulio Romano, Borgognone, L. Giordano, David, Vanvitelli.

Architetture religioseModifica

 
La chiesa di San Saturnino.

Siti archeologiciModifica

CatacombeModifica

Ville e parchiModifica

 
Villa Paganini.

PontiModifica

CinemaModifica

Il quartiere fu molte volte, e in diversi anni, scenario di molti film italiani. De Sica utilizzerà le baracche sul fiume Aniene per ambientare il film "Il tetto" nel 1955.

Pietro Germi ambienterà fra gli edifici del quartiere dei ferrovieri, demolito successivamente, il film L'uomo di paglia del 1958.

Sempre negli anni cinquanta la celebre scena dell'inseguimento di Aldo Fabrizi a Totò in "Guardie e ladri" inizia alla fine di viale Somalia, e si svolge su un dosso destinato a divenire la futura via Olimpica. Nel '53 la casa del protagonista de "La valigia dei Sogni" di Luigi Comencini è collocata nel complesso dei palazzi dei ferrovieri di via Mancinelli.

Il quartiere ospita poi gli esterni del film con Alberto Sordi e Sophia Loren "Il segno di Venere", che mostrano il quartiere negli anni cinquanta.

Alcune scene de "I soliti ignoti" sono ambientate in zona: Carla Gravina si incontra con il fidanzato davanti alla caserma Bianchi (Batteria Nomentana) proprio sul ponte della Ferrovia, sullo sfondo si vedono i primi palazzi, quelli di Piperno, su viale Etiopia, intorno è campagna. Nelle scene iniziali del film "Audace colpo dei soliti ignoti" (1960) Vittorio Gassman entra in un portone di via Dora nel quartiere Coppedè, e nel corso del film passeggia lungo un viale Etiopia ancora in costruzione. Una fugace inquadratura ne "Il medico della mutua" con Alberto Sordi, mostra viale Libia all'altezza dei magazzini UPIM. Sempre i magazzini UPIM nel '60 sono il luogo di lavoro delle tre protagoniste di "Caccia al marito" con Sandra Mondaini e in "C'eravamo tanto amati" di Ettore Scola, piazza Caprera viene usata per scandire un cambio del tempo. Sempre Scola ambienterà 20 anni più tardi nella storica sede del PCI di via Sebino il suo "Mario, Maria e Mario" con Giulio Scarpati. Per la sua particolare architettura il quartiere Coppedè fu scelto dal regista Dario Argento, residente nel quartiere Trieste, come sfondo per alcune scene dei suoi film "L'uccello dalle piume di cristallo" (1970) e "Inferno" (1980).

Fra tutte le sequenze, una delle immagini più toccanti, la visione di via Nomentana totalmente deserta nel piccolo capolavoro di De Sica "Teresa Venerdì" del 1941 che ha come set le strade del quartiere.

In tempi recenti il liceo Giulio Cesare ha fatto da sfondo alla fiction "Piper" e al film "Scusa ma ti chiamo amore" di Federico Moccia.

Geografia antropicaModifica

UrbanisticaModifica

Nel territorio del quartiere si estende l'intera, omonima, zona urbanistica 2E e la parte ovest della 2D Salario.

OdonimiaModifica

Laghi e fiumi italiani

Una delle vie principali del quartiere è via Nemorense, che trae il proprio nome dal lago di Nemi. Molte delle vie nelle vicinanze della stessa portano il nome di importanti laghi italiani:

Altre vie portano il nome di fiumi italiani:

Colonie italiane in Africa

La parte di quartiere comunemente denominata "Quartiere Africano" è imperniata su 4 viali che portano il nome delle quattro colonie italiane in Africa, contornati da strade denominate con i nomi di città e regioni storiche di tali colonie:

Eritrea
Etiopia
Libia
Somalia
Toponimi della Sabina

Piazza Vescovio trae il proprio nome dall'omonima, antichissima località nel comune di Torri in Sabina, in provincia di Rieti. Sebbene la corretta accentazione sia Vescovìo, si segnala una diffusa tendenza a pronunciare il toponimo come Vescòvio a causa di un'errata interpretazione fonetica.

Nei dintorni della piazza, molte vie richiamano toponimi di comuni o valli della Sabina:

Irredentismo italiano

Varie strade sono dedicate ad aree geografiche abitate, in tutto o in parte, attualmente o in passato, da italiani, le quali però non sono mai politicamente entrate a far parte (o non sono più comprese) all'interno dell'Italia (da alcuni ritenute "Italia irredenta"); o, viceversa, sono passate al Regno d'Italia dopo la vittoria sull'Impero austro-ungarico nella prima guerra mondiale (1918):

Operisti e madrigalisti italiani

Nelle vicinanze di viale Somalia è collocato un gruppo di vie i cui nomi sono stati attribuiti in onore di operisti - Arrigo Boito, Niccolò Piccinini, Pietro Mascagni, Alessandro Vessella - o madrigalisti - Felice Anerio - italiani.

Richiami ai monumenti presenti nel quartiere

Piazza Annibaliano prende il nome dal marito dell'imperatrice Costanza, il cui mausoleo sorge a pochi metri dalla stessa.

Nelle vicinanze delle Catacombe di Priscilla sorgono via di Priscilla e via di Novella.

La piazza che circonda la cd. Sedia del Diavolo porta il nome del liberto di Adriano al quale fu innalzato il monumento sepolcrale, del quale oggi rimane il rudere, Elio Callistio.[14]

Scuole pubblicheModifica

  • Liceo classico statale Giulio Cesare, corso Trieste 48.
  • Liceo scientifico "Amedeo Avogadro", con sede centrale in Via Brenta 26 (quartiere Coppedè) e sede succursale in via Cirenaica 7 (quartiere Africano)[15].
  • Istituto d'Istruzione Superiore "Giosuè Carducci", via Asmara 28[16].
  • Istituto Comprensivo Via Volsinio [17]:
    • Scuola Media Statale "Esopo", via Volsinio 23.
    • Scuola Elementare "Giuseppe Mazzini", via Volsinio 25.
    • Scuola Elementare "Ugo Bartolomei", via Santa Maria Goretti 43.
  • Istituto comprensivo "Luigi Settembrini", via Sebenico 1[18].
  • Istituto comprensivo "Sinopoli - Ferrini"[19]:
    • Scuola Media Statale "Giuseppe Sinopoli", via Mascagni 172.
    • Scuola Elementare "Contardo Ferrini", largo di Villa Chigi 2.

Infrastrutture e trasportiModifica

  È raggiungibile dalle stazioni Sant'Agnese/Annibaliano e Libia.
 È raggiungibile dalla stazione di: Roma Nomentana.

NoteModifica

  1. ^ a b Deliberazione del Governatore di Roma n. 3554 del 24 maggio 1926.
  2. ^ Roma Capitale - Roma Statistica. Popolazione iscritta in anagrafe al 31 dicembre 2016 per suddivisione toponomastica.
  3. ^ Delibera consiliare n. 2983 del 29-30 luglio 1977.
  4. ^ Roma Capitale - Roma Statistica. Popolazione iscritta in anagrafe al 31 dicembre 2016 per zone urbanistiche.
  5. ^ Separato dal fiume Aniene, nel tratto dal ponte Salario al ponte della ferrovia regionale FL1.
  6. ^ Separato dal fiume Aniene, nel tratto dal ponte della ferrovia regionale FL1 al ponte di via delle Valli, quindi dalla ferrovia regionale FL1 fino a via Nomentana.
  7. ^ Separato da via Nomentana, dalla ferrovia regionale FL1 a viale Regina Margherita.
  8. ^ Separato da viale Regina Margherita, nel tratto da via Nomentana a via Salaria.
  9. ^ Separato da via Salaria, nel tratto da viale Regina Margherita al ponte Salario (Aniene).
  10. ^ Deliberazione del Governatore di Roma n. 3241 del 13 settembre 1946.
  11. ^ Valeria Arnaldi, Roma da paura: Orrori nascosti della città più bella del mondo, Lit edizioni, 2015 - ISBN 88-6776-206-0
  12. ^ Fabrizio Falconi, Misteri e segreti dei rioni e dei quartieri di Roma, Newton Compton, 2013 - ISBN 88-541-6013-X
  13. ^ La Repubblica.it, in La Repubblica. URL consultato il 29 maggio 2011.
  14. ^ Deliberazione n. 1864 del Consiglio Comunale del 1º ottobre 1958.
  15. ^ Liceo Scientifico Amedeo Avogadro, su liceoavogadro.gov.it. URL consultato il 14 maggio 2016.
  16. ^ Istituto d'istruzione superiore "Giosuè Carducci"., su iisviaasmara28.it. URL consultato il 14 maggio 2016.
  17. ^ Istituto Comprensivo Via Volsinio, su istitutoviavolsinio.it. URL consultato il 14 maggio 2016.
  18. ^ Istituto Comprensivo "Luigi Settembrini", su luigisettembrini.gov.it. URL consultato il 14 maggio 2016.
  19. ^ Istituto comprensivo Sinopoli- Ferrini, su icsinopoliferrini.gov.it. URL consultato il 16 aprile 2017.

BibliografiaModifica

  • Giorgio Carpaneto e altri, I quartieri di Roma, Roma, Newton Compton Editori, 1997, ISBN 978-88-8183-639-0.
  • Giorgio Carpaneto, QUARTIERE XVII. TRIESTE, in I Rioni e i Quartieri di Roma, vol. 7, Roma, Newton Compton Editori, 1991.
  • Claudio Rendina e Donatella Paradisi, Le strade di Roma, vol. 1, Roma, Newton Compton Editori, 2004, ISBN 88-541-0208-3.
  • Claudio Rendina, I quartieri di Roma, vol. 1, Roma, Newton Compton Editori, 2006, ISBN 978-88-541-0594-2.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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