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Dialetti marsicani

dialetto di una subregione geografica

Distribuzione geograficaModifica

 
Mappa della Marsica odierna

I dialetti marsicani sono parlati nella subregione più occidentale dell'Abruzzo. I loro confini linguistici corrono a nord tra i territori situati a ridosso del monte Velino e l'altopiano delle Rocche, a sud tra il parco nazionale d'Abruzzo e la valle Roveto, ad ovest tra i territori della piana del Cavaliere e del tagliacozzano e ad est tra i comuni della valle del Giovenco e le località prossime al passo di Forca Caruso[1].

Il continuum italiano-mediano nel territorio della Marsica copre l'area palentino-carseolana, l'area di Tagliacozzo e del suo circondario (Castellafiume, Scurcola Marsicana) e l'alta valle dell'Aniene nel Lazio[2]. Giunge fino alla periferia di Avezzano (San Pelino, Antrosano e Cese[3]); presso Rocca di Mezzo confina con il dialetto aquilano[4].

Il gruppo italiano meridionale è invece diffuso nell'area meridionale della Marsica. È parlato a Celano e ad Avezzano, nell'area fucense, nella valle del Giovenco e nel parco nazionale d'Abruzzo. A settentrione, si estende fino ad alcune località dell'altopiano delle Rocche[4][5].

In queste aree prima e dopo il prosciugamento del lago Fucino e dopo il terremoto del 1915 che causò notevoli spostamenti di carattere demografico si è diffuso l'influsso operato dall'italiano regionale romano che successivamente è andato radicandosi anche a causa dell'industrializzazione e delle relazioni di pendolarismo con la capitale[6][7][8].

Lingue di sostratoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sostrato (linguistica).

I dialetti marsicani, come il resto dei dialetti abruzzesi, si presentano frammentati[9]. Difatti, i dialetti marsicani sono stati inevitabilmente influenzati anche dalle vicende storiche della subregione che già in epoca antica era divisa in due aree: quella a settentrione del lago Fucino, occupata dagli Equicoli e quella a meridione abitata dai Marsi. Entrambe le antiche popolazioni parlavano dialetti appartenenti al gruppo Osco-Umbro. Gli Equi usavano un dialetto osco mentre i Marsi utilizzavano il marso, una varietà dialettale della lingua umbra.

Dopo la guerra sociale, avvenuta tra il 90 e l'88 a.C., cominciò il processo di romanizzazione che favoriva la progressiva diffusione del latino, il quale assorbì progressivamente le lingue delle popolazioni italiche.

Lingue di superstratoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: superstrato.

GermanismiModifica

La dominazione dei Goti e soprattutto quella dei Longobardi, avvenuta in Abruzzo nel VI secolo, ha lasciato numerosi segni nella toponomastica locale. Nella Marsica l'esempio più lampante di germanismo è rappresentato dal nome di Scurcola Marsicana derivante dal termine germanico Skulk (posto di guardia)[10].

Primi studiModifica

Negli anni Venti del XX secolo, nell'ambito della raccolta delle inchieste dialettali per la realizzazione dell'atlante linguistico ed etnografico dell'Italia e della Svizzera meridionale di Karl Jaberg e Jakob Jud[11], lo studioso svizzero Paul Scheuermeier si recò nell'area mediana marsicana, mentre il ricercatore tedesco Gerhard Rohlfs indagò il versante linguisticamente meridionale della subregione. I due studiosi proposero dei questionari agli abitanti di alcune località della Marsica come Tagliacozzo e Trasacco trascrivendo le risposte e classificando i rispettivi dialetti. Scheuermeier tornò in questi luoghi qualche anno dopo tra il 1930 e il 1935 insieme al pittore elvetico Paul Boesch che realizzò fotografie, schizzi e disegni ritraenti gli attrezzi agricoli legati allo stile di vita delle popolazioni marsicane dell'epoca[12][13].

Nel 1930 lo studioso friulano Ugo Pellis, a cui si deve la nascita dell'Atlante linguistico italiano, si fermò a Paterno, Petrella Liri e Cocullo per registrarne le rispettive parlate[14].

Nel 1977, il linguista veneto Giovan Battista Pellegrini realizzò la Carta dei dialetti d'Italia nella quale la Marsica appare linguisticamente divisa lungo un asse nord-sud-ovest tra i dialetti mediani e quelli meridionali. Due anni dopo, il linguista abruzzese Ernesto Giammarco distinse ugualmente in due gruppi i dialetti dell'area abruzzese occidentale, quelli sabini di tipo mediano e quelli abruzzesi di tipo meridionale. Viene quindi confermato ulteriormente un profilo linguistico della Marsica caratterizzato dalla compresenza di diverse identità linguistiche[11][15].

SuddivisioneModifica

Gli idiomi nella Marsica possono essere suddivisi in due grandi gruppi dialettali. Nell'area della piana del Fucino e nella parte meridionale della subregione si parlano dialetti meridionali intermedi. Invece, nell'area settentrionale della subregione, tra i territori di San Pelino, Tagliacozzo, Carsoli e fino all'alta valle dell'Aniene[2], oltre il confine tra Abruzzo e Lazio, sono parlati dialetti italiani mediani. Più precisamente, nella Marsica possono essere identificati quattro sottogruppi linguistici omogenei:

Principali caratteristiche foneticheModifica

I dialetti marsicani sono stati influenzati dalla geografia e dalla storia della subregione. Ciò ha contribuito alla conservazione fino a tempi recenti di alcune peculiarità. Un esempio è costituito dalla differenziazione su base sessuale del dialetto di Pescasseroli[22].

VocalismoModifica

MetafonesiModifica

Questo fenomeno colpisce le vocali toniche é, è, ó, ò (chiuse/aperte) del sistema romanzo comune quando la vocale finale della parola originaria latina è i oppure u. In particolare, ciò avviene per i sostantivi e gli aggettivi maschili singolari (terminazione latina -um) e plurali (terminazione latina -i), rispetto ai corrispondenti femminili singolari e plurali (terminazioni -a, -ae). Nella Marsica esiste la metafonesi di tipo sabino che consiste nel passaggio di é e ó a i e u mentre le vocali aperte è, ò subiscono la chiusura in é e ó.

Isocronismo sillabicoModifica

Buona parte del sistema vocalico romanzo comune è stato successivamente alterato, in alcune zone, da una corrente linguistica. Essa ha provocato l'apertura in è, ò delle vocali chiuse é, ó in sillaba complicata (sillaba terminante in consonante) e la contemporanea chiusura in é, ó delle vocali aperte è, ò in sillaba libera, ovvero nelle sillabe che terminano con la vocale stessa. Questo fenomeno può essere completo, come avviene nella valle Peligna meridionale (Pacentro, Introdacqua, ecc.) o anche soltanto parziale, limitato cioè alla sola chiusura delle toniche aperte in sillaba libera, o viceversa alla sola apertura delle chiuse in sillaba complicata, come avviene a Celano. Altre aree della Marsica in cui è presente l'isocronismo parziale sono l'alto Sangro la valle del Giovenco.

Indebolimento delle vocali atoneModifica

Costituisce la caratteristica più vistosa dei dialetti centro-meridionali. Nella Marsica, eccetto il tagliacozzano e la piana del Cavaliere, le vocali atone (non accentate) tendono a confluire nell'unico esito indistinto "ə"[23].

ConsonantismoModifica

PalatalizzazioneModifica

La Marsica è uniformemente interessata dal fenomeno della palatalizzazione. Questo fenomeno consiste nel passaggio dei nessi li, lu, lli, llu a ji, ju, gli, gliu.

Altri fenomeniModifica

Fenomeni generali, comuni all'intera Italia centro-meridionale sono l'assimilazione di lat. volg. MB, ND in mm, nn, come in sammuche "sambuco", mónne "mondo"; la sonorizzazione delle consonanti dopo n, m ed anche di s dopo r, come in fónde "fonte", càmbe "campo", órze "orso", e la resa -r- del nesso latino volgare -RJ-.

NoteModifica

  1. ^ Cianciusi, 1988, pp. 93-199.
  2. ^ a b Antonio De Santis e Terenzio Flamini, Parole. Il colore, l'odore, il rumore, Associazione culturale Lumen. URL consultato il 24 febbraio 2019 (archiviato dall'url originale il 24 febbraio 2019).
  3. ^ Osvaldo Cipollone, Il dialetto cesense, Le Cese. URL consultato l'8 giugno 2018.
  4. ^ a b Cianciusi, 1988, p. 59.
  5. ^ Proia, 2006, pp. 15-18.
  6. ^ Del Re, 1835, pp. 115-224.
  7. ^ Cianciusi, 1988, p. 68.
  8. ^ Palanza, 1990, pp. 93-94.
  9. ^ Quante sono le Marsiche?, Info Media News, 16 marzo 2017. URL consultato il 10 aprile 2017.
  10. ^ Cianciusi, 1988, pp. 47-187.
  11. ^ a b Mario Saltarelli, Lingua e società. In cammino verso la Parola, in Il Velino. Lo sguardo dei Marsi (Avezzano, Diocesi dei Marsi), 15 settembre 2010, p. 8.
  12. ^ Anna Rita Severini, Le foto di Paul Scheuermeier e Gerard Rohlfs (in D'Abruzzo n. 107, 2014 - edizioni Menabò, Ortona), Ilconviviodelpensierocritico.it. URL consultato il 10 aprile 2017.
  13. ^ Avolio, Severini, 2014.
  14. ^ Cianciusi, 1988, p. 9.
  15. ^ Davide Boccia, Lessico dei termini geografici del dialetto di Opi (AQ), Academia.edu. URL consultato il 30 settembre 2017.
  16. ^ Davide Boccia, "Perché le ferre è lle ferre!": il neutro di materia nel dialetto di Opi (AQ). URL consultato il 30 gennaio 2018.
  17. ^ Davide Boccia, Fonetica dei dialetti dell'Alta Val di Sangro. URL consultato il 14 settembre 2018.
  18. ^ Cipollone, 2006, pp. 13-24.
  19. ^ Squilla, 1966, p. 245.
  20. ^ Il dialetto carsolano, Carsoli.info. URL consultato il 20 novembre 2018.
  21. ^ Antonio Sciarretta, Aree dialettali, Antonio Sciarretta's Toponymy. URL consultato il 22 aprile 2017.
  22. ^ Davide Boccia, Indagine (socio)linguistica sulla differenziazione morfologica su base sessuale nel dialetto di Pescasseroli (AQ), Academia.edu. URL consultato il 21 giugno 2017.
  23. ^ Cianciusi, 1988, pp. 61-64.

BibliografiaModifica

  • Vittoriano Esposito, Panorama della poesia dialettale abruzzese: dalle origini ai giorni nostri, Roma, Edizioni dell'Urbe, 1989, SBN IT\ICCU\AQ1\0054504.
  • Quirino Lucarelli, Biabbà: storia di una cultura subalterna ovvero abbecedario delle tradizioni…, Avezzano, Centro studi marsicani, 2003, SBN IT\ICCU\AQ1\0070369.
  • Pietro Maccallini, Meditazioni linguistiche: alla ricerca del vero, Avezzano, Centro studi marsicani, 2007, SBN IT\ICCU\AQ1\0090291.
  • Ugo Maria Palanza, Avezzano: guida alla storia e alla città moderna, Avezzano, Amministrazione comunale, 1990, SBN IT\ICCU\AQ1\0060998.
  • Giovanbattista Pitoni, La bocaletta: antologia del dialetto avezzanese, Roma, Edizione della torre, 1966, SBN IT\ICCU\SBL\0545287.
  • Giovanni Proia, La parlata di Luco dei Marsi: struttura - vocabolario, a cura di Francesco Avolio, Avezzano, Grafiche Cellini, 2006, SBN IT\ICCU\AQ1\0080716.
  • Lucio Carmelo Raimo, Il dialetto sampelinese: breve raccolta ragionata di voci dialettali sampelinesi, San Pelino, A.T. San Pelino, 2000, SBN IT\ICCU\BVE\0198685.
  • Paul Scheuermeier e Gerhard Rohlfs, Gli Abruzzi dei contadini (1923-1930), a cura di Francesco Avolio e Anna Rita Severini, L'Aquila, Textus, 2014, SBN IT\ICCU\LO1\1575761.
  • Gaetano Squilla, Valle Roveto nella geografia e nella storia, Avezzano, Ente Fucino, 1966, SBN IT\ICCU\SBL\0393466.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Graziano G. Tisato (a cura di), NavigAIS, su pd.istc.cnr.it, Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) - Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR Padova). URL consultato il 9 aprile 2017.
  • Dialetto marsicano, su Fucino Lands, fucinolands.com. URL consultato il 9 aprile 2017.