Giovanna Carafa

sovrana, contessa consorte della Mirandola e contessa di Roddi
Giovanna Carafa
Signora consorte della Mirandola
Stemma
In carica 15141533
Predecessore Nessuno nel periodo 1511-13, già se stessa nel 1511
Successore Ippolita Gonzaga come Contessa consorte della Mirandola
Signora consorte di Mirandola e Contessa consorte di Concordia
In carica gennaio 1511 – giugno 1511
Predecessore Francesca Trivulzio
Successore Nessuno nel periodo 1511-13, se stessa nuovamente dal 1514
Signora consorte di Mirandola e Contessa consorte di Concordia
In carica 14991502
Predecessore Bianca d'Este
Successore Francesca Trivulzio
Altri titoli Signora di Roddi (15251534)
Morte Castello di Roddi, 1537
Dinastia Carafa
Padre Giovanni Tommaso Carafa[1]
Madre Giulia Sanseverino[1]
Consorte Gianfrancesco II Pico[1]
Figli Gian Tommaso[1]
Beatrice[1]
Anna[1]
Galeotto[1]
Caterina[1]
Cecilia[1]
Alberto[1]
Giulia[1]
Maria[1]
Paolo[1]

Giovanna Carafa (... – Roddi, 1537[1]) fu una nobildonna italiana, signora consorte di Mirandola e contessa consorte di Concordia, come moglie di Gianfrancesco II Pico, in tre periodi differenti: prima dal 1499 al 1502, poi nuovamente per pochi mesi nel 1511 ed infine, ma stavolta senza Concordia, dal 1514 al 1533.

Inoltre, acquistandone il castello, fu anche signora di Roddi dal 1525 al 1534.[1]

BiografiaModifica

Figlia di Giovanni Tommaso Carafa, conte di Maddaloni,[2] nel marzo 1491 sposò Giovanni Francesco II Pico della Mirandola, signore della Mirandola. Grazie alla cospicua dote portata dalla moglie, Gianfrancesco riuscì ad acquistare dallo zio Giovanni buona parte del feudo della Mirandola, inclusi i diritti ereditari, suscitando il risentimento dei fratelli minori Federico e Ludovico.[3]

Mirandola venne assediata nel giugno 1502 dai fratelli Ludovico e Francesco II Pico, aiutati da Ercole I d'Este e Francesco Gonzaga, che con uno stratagemma riuscirono ad entrare nel castello dei Pico e ad imprigionare Gianfranesco II, il quale venne liberato solo dopo le suppliche della moglie a patto che uscisse dalla Mirandola, cosa che avvenne il 6 agosto quando si ritirò poi nelle castello dei Pio a Novi e poi a Roma. Dopo l'assedio della Mirandola del 1510-1511 da parte di papa Giulio II, la signoria fu restituita a Gianfrancesco II per poco tempo (a giugno venne di nuovo esiliato dai Trivulzio). Nell'agosto 1514 si trovò finalmente un accordo con Francesca Trivulzio, cosicché Granfrancesco II e Giovanna Carafa poterono rientrare nel possesso della Mirandola.

Durante la caccia alle streghe nella Signoria della Mirandola, nel 1524 il frate domenicano bolognese Leandro Alberti dedicò a Giovanna Carafa il noto Libro detto strega o delle illusioni del demonio, prima edizione in lingua italiana del dialogo latino Strix, sive de ludificatione daemonum scritto l'anno precedente da Gianfrancesco II.

Definita come "donna tirannicamente avara",[4] sempre nel 1524 venne accusata dai partigiani del nipote Galeotto II Pico di aver falsificato le monete d'oro (doppioni e ducati) coniate dalla zecca dei Pico per rancori nei confronti del marito, ma essa incolpò lo zecchiere ebreo Santo di Bochali (mero esecutore delle volontà della sovrana) che venne fatto decapitare nella piazza principale da Giovanfrancesco II per salvare la reputazione della moglie.[5]

Il 5 dicembre 1525[6] Giovanna Carafa comprò da Anna d'Alençon, vedova di Guglielmo IX Paleologo, marchese di Monferrato e tutrice di Bonifacio IV, il castello di Roddi[7] con le terre sottomesse e i relativi diritti giurisdizionali nel territorio di Roddi d'Alba (nell'attuale provincia di Cuneo, in Piemonte),[8][9] per il prezzo di 6 000 scudi d'oro del sole. L'11 dicembre i rappresentanti delle famiglie di Roddi, riuniti nella chiesa del paese, giurarono fedeltà a Giovanna Carafa. L'imperatore Carlo V confermò l'acquisto di Roddi con diploma firmato a Granada il 20 giugno 1525.[10]

Il 15 ottobre 1533 Giovanni Francesco II e il figlio ventiquattrenne Alberto furono assassinati per mano di Galeotto II Pico, che poi imprigionò Giovanna Carafa, i figli Paolo e Giantommaso, e di quest'ultimo la moglie Carlotta Orsini e i figli Girolamo e Virginio, dentro al torrione del castello dei Pico. Usurpati dal potere nonostante plurime conferme dell'investitura imperiale, non restò alla famiglia che ritirasi nel feudo di Roddi presso il cui castello Giovanna visse fino alla morte.

DiscendenzaModifica

Dal matrimonio di Giovanna Carafa con Gianfrancesco II Pico nacquero i seguenti figli:[1]

  1. Gian Tommaso Pico (* 1492 – † 1567), signore di Roddi dal 1534.[1] Nel 1523 sposò Carlotta Orsini, figlia di Gian Giordano Orsini, signore di Bracciano, e di Felice Della Rovere, figlia illegittima del cardinale Giuliano Della Rovere (futuro papa Giulio II).[1] Ebbe discendenza:[1]
    1. Girolamo Pico (* 1525 – † 1588), signore di Roddi dal 1567.[1] Sposò Francesca Malaspina, figlia di Cesare Malaspina, marchese di Malgrate;[1]
    2. Virginio Pico (* 1527 – † 1543);[1]
    3. Giovanni Antonio Pico (* 1530 – † 1559);[1]
    4. Maddalena Pico (* 1531 – † 1560), sposò Agostino Tizzone, conte di Desana.[1]
  2. Beatrice Pico (* 1494 – † c.1550), sposò Paolo Torelli, conte di Montechiarugolo, ed ebbero discendenza;[1]
  3. Anna Pico (* 1496 – † 1542), a Genova nel 1513 sposò Antoniotto II Adorno, doge di Genova, signore di Ovada e Sale;[1]
  4. Galeotto Pico (* 1498 – † 1501);[1]
  5. Caterina Pico (* 1501 – † 1531);[1]
  6. Cecilia Pico (* 1505 – † 1546), monaca clarissa con il nome di suor Maria Cornelia al monastero di Santa Cecilia di Firenze;[1]
  7. Alberto Pico (* 1507 – † 1533), assassinato insieme al padre da Galeotto II Pico;[1]
  8. Giulia Pico (* 1509 – † 1543), a Mirandola nel 1526 sposò Sigismondo II Malatesta, co-signore di Rimini;[1]
  9. Maria Pico (* 1510 – † 1531);[1]
  10. Paolo Pico (* 1511 – † 1567), co-signore di Roddi dal 1538.[1] Sposò nel 1550 in prime nozze Caterina, figlia di Galeotto Ceva della Bosia di Garessio, signore di Bossolasco;[1] poi nel 1562 sposò in seconde nozze Costanza del Carretto, figlia di Ottaviano del Carretto, marchese di Millesimo e conte di Cengio, e di Nicoletta Della Rovere, figlia di Stefano Vigerio Della Rovere, patrizio di Savona.[1] Ebbe i seguenti figli:[1]
    1. dalla 1ª moglie: Giovanna Pico (* 1552 – † 1578), nel 1570 sposò Michele Antonio del Carretto di Lesegno, marchese di Cravanzana;[1]
    2. dalla 2ª moglie: Eleonora Pico (* 1565 – † 1620), signora di Roddi dal 15 novembre 1588 e poi contessa di Roddi dal 12 dicembre 1588.[1] Sposò a Mantova nel 1584 in prime nozze Ascanio Andreasi, conte di Rivalta;[1] poi nel 1595 sposò in seconde nozze Enrico Biandrate di San Giorgio, conte di Foglizzo;[1]
    3. illegittimo: Marzio Pico (* 1540 – † 1584), sposò Caterina Trona, figlia di Antonio Trona, signore di Torrone e Clarafond.[1] Ebbe i seguenti figli:
      1. Tommaso Pico (* c.1565 – † 1587), co-signore di Roddi;[1]
      2. illegittimo: Paolo Pico (* ... – † 1631), monaco benedettino all'Abbazia di Lucedio.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq Miroslav Marek, Pico family - pag. 2, su genealogy.euweb.cz, 6 novembre 2003. URL consultato il 2 giugno 2020.
  2. ^ Biagio Aldimari, Historia genealogica della famiglia Carafa, Parte 3, p. 593.
  3. ^ Elisabetta Scapparone, PICO, Giovan Francesco, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 83, 2015.
  4. ^ Giambattista Corniani, I secoli della letteratura italiana dopo il suo risorgimento, vol. 1, Milano, coi tipi di Vincenzo Ferrario, 1832, p. 244.
  5. ^ Pompeo Litta, Famiglie celebri di Italia. Pico della Mirandola, Torino, 1835, p. 4.
  6. ^ Roddi (PDF), p. 221.
  7. ^ Atti e memorie delle RR. deputazioni di storia patria per le provincie modenesi e parmensi, Modena, per Carlo Vincenzi, 1863, pp. 70-71.
  8. ^ Angelo Paolo Carena e Giuseppe Vernazza, Memorie storiche intorno alla vita ed agli studii di Gian Tommaso Terraneo, Torino, Tipografia Eredi Botta, 1862, p. 288.
  9. ^ Andrea Longhi, Tra civiltà cavalleresca e imprenditorialità rurale:appunti sui castelli subalpini nell'autunno del Medioevo, in Opus incertum, Università degli studi di Firenze, 2015, p. 78.
  10. ^ L'apparente data incoerente è dovuta al diverso inizio dell'anno solare prima dell'introduzione del calendario gregoriano

Voci correlateModifica

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