Giovanni Francesco II Pico della Mirandola

filosofo e letterato italiano
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Gianfrancesco II
Giovanfrancesco-pico.jpg
Ritratto di Gianfrancesco II Pico, Museo civico di Mirandola, XV secolo
Signore della Mirandola
Stemma
In carica 1514[1]1533[1]
Predecessore Galeotto II Pico
Successore Galeotto II Pico
Signore di Mirandola e Conte di Concordia
In carica gennaio 1511[1] – giugno 1511[1]
Predecessore Galeotto II Pico
Successore Galeotto II Pico
Signore di Mirandola e Conte di Concordia
In carica 1499[1]1502[1]
Predecessore Galeotto I Pico
Successore Federico I e Ludovico I Pico
Nome completo Giovanni Francesco Pico
Nascita Mirandola[1] o Ferrara[1], 1469[1]
Morte Mirandola, Signoria di Mirandola (oggi Italia), 15 ottobre 1533[1] (63-64 anni)
Dinastia Pico
Padre Galeotto I Pico[1]
Madre Bianca d'Este[1]
Consorte Giovanna Carafa[1]
Figli Gian Tommaso[1]
Beatrice[1]
Anna[1]
Galeotto[1]
Caterina[1]
Cecilia[1]
Alberto[1]
Giulia[1]
Maria[1]
Paolo[1]

Giovanni Francesco II Pico, meglio noto come Gianfrancesco II Pico (1469Mirandola, 15 ottobre 1533), fu un nobile, filosofo e letterato italiano, signore di Mirandola e conte di Concordia in tre periodi differenti: prima dal 1499 al 1502, poi nuovamente per pochi mesi nel 1511 ed infine, ma stavolta privato di Concordia, dal 1514 al 1533; infine verrà assassinato dal nipote Galeotto II Pico, suo successore definitivo.[1]

BiografiaModifica

 
Stemma della casata dei Pico della Mirandola
 
Moneta di Gian Francesco II (1515)

Era figlio di Galeotto I Pico e di Bianca Maria d'Este, figlia di Niccolò III d'Este. Succedette al padre nel governo dei feudi, ricevendo conferma dell'investitura dall'imperatore Massimiliano I d'Asburgo nel 1499. Nel 1502 i fratelli, non contenti, assediarono e bombardarono la Mirandola e imprigionarono Gianfrancesco, che fu rilasciato solo con la promessa di cessione dei domini; liberato, si ritirò a Roma.[2]

Contrastò la cultura classica a favore del Cristianesimo. Scrisse nel 1496 una biografia dello zio Giovanni Pico, intitolata Vita, anteposta a un volume che ne raccoglieva l'Opera omnia, e riprese alcune sue dottrine, come la lotta contro l'astrologia. Seguace di Girolamo Savonarola, si batté inutilmente per la sua assoluzione, e ne scrisse dopo la morte una biografia.

Sostenne da un lato la necessità di un rinnovamento della disciplina ecclesiastica e dall'altro l'incompatibiltà della filosofia antica col cattolicesimo. Scrisse il De reformandis moribus, che inviò a Papa Leone X, l'Examen vanitatis doctrinae gentium et veritatis christianae disciplinae, nel quale attaccò la filosofia arcaica; e, non ultimo, Libro detto strega o delle illusioni del demonio (1523), sulle possessioni demoniache.

L'Examen non attacca soltanto la filosofia arcaica, ma si scaglia ugualmente contro Aristotele, Tommaso d'Aquino e il pensiero tomista. Dei due pensatori, Pico contesta la fiducia nella conoscenza e nella ragione, che permetterebbero con la forza dell'intelletto di intuire le verità ultime. Al contrario, al pari della dottrina esposta da Nicola Cusano nel De docta ignorantia (1440), Pico nutre una profonda sfiducia nelle capacità umane, riconoscendo alla ragione solo la possibilità di giungere a conclusioni arbitrarie.[3]

Riprendendo alcune tesi tipiche dello scetticismo di Pirrone e Sesto Empirico, il filosofo nega la validità dei sillogismi e dell'induttivismo, svaluta l'idea della causalità. Nulla è conoscibile, mentre la fede può fondarsi solo su una rivelazione.[4]

Morì assassinato dal nipote Galeotto II nel 1533 assieme all'ultimogenito Alberto, di 24 anni.

Opere (selezione)Modifica

  • De imaginatione (1501)
  • De providentia Dei (1508)
  • De rerum praenotione (1506-1507)
  • De studio divinae et humanae philosophiae (1496)
  • Dialogus de adoratione (1524)
  • Examen vanitatis doctrinae gentium, et ueritatis Christianae disciplinae (1520)
  • Ioannis Pici Mirandulae Vita (1496)
  • Strix, sive de ludificatione daemonum (1523)
  • Opera Omnia (1573) (riedite nel 1969, 1972)
  • Quaestio de falsitate astrologiae (ca. 1510)

DiscendenzaModifica

Gianfrancesco II Pico nel 1491 sposò Giovanna Carafa, signora di Roddi (*1525–†1534), figlia di Giovanni Tommaso Carafa, conte di Maddaloni, e di Giulia Sanseverino.[1] Insieme ebbero I seguenti figli:[1]

  1. Gian Tommaso Pico (* 1492 – † 1567), signore di Roddi dal 1534.[1] Nel 1523 sposò Carlotta Orsini, figlia di Gian Giordano Orsini, signore di Bracciano, e di Felice Della Rovere, figlia illegittima del cardinale Giuliano Della Rovere (futuro papa Giulio II).[1] Ebbe discendenza:[1]
    1. Girolamo Pico (* 1525 – † 1588), signore di Roddi dal 1567.[1] Sposò Francesca Malaspina, figlia di Cesare Malaspina, marchese di Malgrate;[1]
    2. Virginio Pico (* 1527 – † 1543);[1]
    3. Giovanni Antonio Pico (* 1530 – † 1559);[1]
    4. Maddalena Pico (* 1531 – † 1560), sposò Agostino Tizzone, conte di Desana.[1]
  2. Beatrice Pico (* 1494 – † c.1550), sposò Paolo Torelli, conte di Montechiarugolo, ed ebbero discendenza;[1]
  3. Anna Pico (* 1496 – † 1542), a Genova nel 1513 sposò Antoniotto II Adorno, doge di Genova, signore di Ovada e Sale;[1]
  4. Galeotto Pico (* 1498 – † 1501);[1]
  5. Caterina Pico (* 1501 – † 1531);[1]
  6. Cecilia Pico (* 1505 – † 1546), monaca clarissa con il nome di suor Maria Cornelia al monastero di Santa Cecilia di Firenze;[1]
  7. Alberto Pico (* 1507 – † 1533), assassinato insieme al padre da Galeotto II Pico;[1]
  8. Giulia Pico (* 1509 – † 1543), a Mirandola nel 1522 sposò Sigismondo I Malatesta, co-signore di Rimini;[1]
  9. Maria Pico (* 1510 – † 1531);[1]
  10. Paolo Pico (* 1511 – † 1567), co-signore di Roddi dal 1538.[1] Sposò nel 1550 in prime nozze Caterina, figlia di Galeotto Ceva della Bosia di Garessio, signore di Bossolasco;[1] poi nel 1562 sposò in seconde nozze Costanza del Carretto, figlia di Ottaviano del Carretto, marchese di Millesimo e conte di Cengio, e di Nicoletta Della Rovere, figlia di Stefano Vigerio Della Rovere, patrizio di Savona.[1] Ebbe i seguenti figli:[1]
    1. dalla 1ª moglie: Giovanna Pico (* 1552 – † 1578), nel 1570 sposò Michele Antonio del Carretto di Lesegno, marchese di Cravanzana;[1]
    2. dalla 2ª moglie: Eleonora Pico (* 1565 – † 1620), signora di Roddi dal 15 novembre 1588 e poi contessa di Roddi dal 12 dicembre 1588.[1] Sposò a Mantova nel 1584 in prime nozze Ascanio Andreasi, conte di Rivalta;[1] poi nel 1595 sposò in seconde nozze Enrico Biandrate di San Giorgio, conte di Foglizzo;[1]
    3. illegittimo: Marzio Pico (* 1540 – † 1584), sposò Caterina Trona, figlia di Antonio Trona, signore di Torrone e Clarafond.[1] Ebbe i seguenti figli:
      1. Tommaso Pico (* c.1565 – † 1587), co-signore di Roddi;[1]
      2. illegittimo: Paolo Pico (* ... – † 1631), monaco benedettino all'Abbazia di Lucedio.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az ba Miroslav Marek, Genealogy.eu, su Pico family - pag. 2, 16 settembre 2002. URL consultato il 29 maggio 2020.
  2. ^ Pompeo Litta, Famiglie celebri di Italia. Pico della Mirandola, Torino, 1835.
  3. ^ J. Delumeau, Il peccato e la paura, Bologna, il Mulino, 1987, p. 266
  4. ^ (FR) I. de la Tour, Les Origines de la Réforme, Paris, 1909, Hachette, vol. II, pp. 568-572

BibliografiaModifica

  • Burke, Peter. (1977). "Witchcraft and Magic in Renaissance Italy: Gianfrancesco Pico and His Strix," in Sydney Anglod, ed. The Damned Art: Essays in the Literature of Witchcraft, pp. 32–48. London.
  • Herzig, T. (2003). "The Demons' Reaction to Sodomy: Witchcraft and Homosexuality in Gianfrancesco Pico della Mirandola's Strix." The Sixteenth Century Journal, 34, 1, 53.
  • Kors, Alan Charles and Edward Peters. (2001) Witchcraft in Europe, 400-1700: A Documentary History. Philadelphia: University of Pennsylvania Press (Excerpts from the Pico's Strix, pp. 239–44)
  • Schmitt, C. B. (1967). Gianfrancesco Pico della Mirandola (1469-1533) and his critique of Aristotle. The Hague: Martinus Nijhoff.
  • Pompeo Litta, Famiglie celebri di Italia. Pico della Mirandola, Torino, 1835. ISBN non esistente.
  • Pappalardo, L. (2015). "Gianfrancesco Pico della Mirandola: fede, immaginazione e scetticismo". Turnhout: Brepols Publishers. 2015. (= Nutrix: 8).Gianfrancesco Pico della Mirandola: fede, immaginazione e scetticismo
  • Pappalardo L., La Strega (Strix) di Gianfrancesco Pico. Introduzione, testo, traduzione e commento, Roma,CIttà Nuova, 2017.

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