Presidenza di Chester Arthur

21ª presidenza degli Stati Uniti d'America (1881-1885)
Presidenza Chester Arthur
Chester Alan Arthur by Eastman Johnson.png
Il presidente C. Arthur (anni 1880).
StatoStati Uniti Stati Uniti
Capo del governoChester Arthur
(Partito Repubblicano)
Giuramento19 settembre 1881
Governo successivo4 marzo 1885
Left arrow.svg Presidenza Garfield Presidenza Cleveland I Right arrow.svg

La presidenza di Chester Arthur ebbe inizio il 19 settembre 1881, quando Arthur, allora vicepresidente in carica da 119 giorni, divenne il 21º presidente degli Stati Uniti d'America a seguito della morte del presidente James A. Garfield, ferito in un attentato alla sua vita il 2 giugno precedente. La presidenza Arthur terminò alla scadenza naturale, 4 marzo 1885.

Di salute cagionevole e privo del pieno appoggio del proprio partito, il Repubblicano, Arthur fece solamente uno sforzo simbolico per ottenere la candidatura alle elezioni presidenziali del 1884; gli succedette l'esponente del Partito Democratico Grover Cleveland.

Arthur era stato scelto come candidato vicepresidente di Garfield alle elezioni presidenziali del 1880 a causa della sua appartenenza alla corrente degli "stalwart", fedeli all'ex presidente Grant e difensori di un sistema clientelare. Egli lottò per superare la reputazione di capogruppo della "macchina politica" di New York. Abbracciò la causa della riforma della funzione pubblica federale tanto che la difesa e l'applicazione della legge Pendleton sulla riforma della funzione pubblica (1882-83) divenne il fulcro della sua amministrazione; sebbene la pratica della raccomandazione rimanesse assai diffusa, la nuova legge pose le basi per una funzione pubblica professionale e qualificata, che sarebbe emersa nei decenni seguenti.

Riguardo al surplus di bilancio, il presidente firmò la legge sui dazi del 1883, che ridusse il dazi doganali; usò anche il veto sul Rivers and Harbors Act, una legge che stanziava fondi federali in misura che ritenne eccessiva; supervisionò inoltre un programma di costruzione per la marina militare.

Quando la Corte suprema annullò la legge sui diritti civili del 1875, emanata durante la presidenza di Ulysses S. Grant, Arthur fu a favore di una nuova legge a protezione degli afroamericani, ma non riuscì ad ottenerne l'approvazione parlamentare. In politica estera il presidente perseguì relazioni economico-politiche più strette con i paesi dell'America Latina, benché molti degli accordi commerciali proposti vennero bocciati dal Senato.

La Convention nazionale repubblicana del 1884 gli preferì James Blaine, che fu poi sconfitto dal democratico Cleveland alle elezioni. Sebbene la scarsa salute fisica e il temperamento personale e politico di Arthur congiurassero per rendere l'azione della sua amministrazione meno incisiva rispetto a quella di una moderna presidenza, egli si guadagnò elogi da parte dei contemporanei per il solido bilancio del suo mandato. Il giornalista Alexander Kelly McClure scrisse: "Nessun uomo è mai entrato nella presidenza oggetto di una sfiducia così profonda e ampia come Chester Alan Arthur, e nessuno ne è mai uscito... con un rispetto più generale di lui, tanto tra gli amici che tra i nemici politici"[1].

Dopo la sua morte, la sua reputazione storica è per lo più svanita dalla coscienza dell'opinione pubblica; sebbene alcuni ne elogiarono la flessibilità e la forte volontà di intraprendere la via delle riforme, gli studiosi contemporanei, come si evince dalla classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America, lo considerano come un presidente relativamente al di sotto della media.

Candidatura a vice e successioneModifica

Dopo che il presidente Rutherford B. Hayes rifiutò di cercare la rielezione fin dall'inizio della campagna elettorale del 1880, diversi esponenti repubblicani si contesero la nomina alla Convention nazionale; questa rimase però divisa tra sostenitori dell'ex presidente Ulysses S. Grant e quelli del potente senatore James Blaine, dando alla fine la nomina a un nome di compromesso, quello di James A. Garfield[2]. Sperando di unire il partito, la Convention decise di presentare come vice di Garfield un seguace del senatore di New York Roscoe Conkling, leader della corrente stalwart, vicina a Grant; la scelta quindi cadde su Arthur, ex direttore del porto di New York[3]. Il binomio Garfield-Arthur vinse le elezioni presidenziali del 1880 ma, poco tempo dopo essere entrato in carica, Garfield si scontrò proprio con Conkling sulle nomine e su altre questioni[4]. La lealtà di Arthur verso il proprio capocorrente newyorkese lo portò presto all'emarginazione all'interno dell'amministrazione[5][6] e, quando il Senato iniziò la pausa stagionale nel maggio del 1881, il vicepresidente tornò nel proprio stato di New York[7][8].

Il 2 luglio Arthur apprese che Garfield era stato gravemente ferito a colpi di pistola; l'attentatore, Charles J. Guiteau, era un avvocato mitomane alla ricerca di una carica come diplomatico, che pensava essere suo diritto e confidava che Arthur gliel'avrebbe concessa. Sebbene avesse a malapena conosciuto il criminale, Arthur faticò a sopire i sospetti che fosse in qualche modo coinvolto nell'omicidio. Riluttante a mostrarsi nel ruolo di presidente mentre Garfield era ancora in vita nelle settimane successive al suo ferimento, con il presidente sempre più vicino alla morte e Arthur ancora a New York, si ebbe un grave vuoto di autorità nel potere esecutivo. Molti d'altra parte si dimostrarono preoccupati dalla prospettiva di una presidenza Arthur; il New York Times, che aveva sostenuto il concittadino all'inizio della carriera, scrisse che "Arthur è più o meno l'ultimo uomo a essere considerato eleggibile alla successione".

Garfield morì il 19 settembre e John Riker Brady, giudice della Corte Suprema di New York, fece giurare Arthur nella residenza di quest'ultimo alle ore 2:15 del 20 settembre; prima ancora di lasciare New York il neopresidente assicurò la linea di successione presidenziale spedendo alla Casa Bianca un apposito proclama che chiedeva una sessione straordinaria del Senato, per eleggere un presidente pro tempore del Senato, il quale si sarebbe trovato ad essere il primo nella linea di successione.

Il 22 settembre Arthur ripeté il giuramento, questa volta davanti al procuratore generale Morrison Remick Waite; intraprese questo passo per garantire la conformità procedurale. Vi saranno domande persistenti e dubbi inerenti il fatto che Brady, giudice di un tribunale statale, avesse l'autorità per un giuramento federale. Arthur quindi decise una ristrutturazione della residenza presidenziale, nel frattempo si stabilì a casa del senatore John Percival Jones dove rimase fino alla fine dell'anno, quando si trasferì definitivamente alla Casa Bianca. Visto che il presidente era già vedovo, fu la sorella Mary Arthur McElroy a divenire di fatto la first lady. Arthur s'insediò in un periodo di crescita e forte sviluppo economico del paese (la popolazione era passata da 30 milioni nel 1860 a 50 nel 1880), che aveva un surplus del bilancio governativo e manteneva relazioni pacifiche con ognuna delle grandi potenze dell'epoca.

ComposizioneModifica

Gabinetto ministerialeModifica

Partiti politici

      Repubblicano

      Indipendente

Dipartimento /
Funzione
Foto Nome Data
Presidente   Chester Arthur 1881 - 1885
Vicepresidente Vacante 1881 - 1885
Segretario di Stato   James Blaine 1881
Frederick Theodore Frelinghuysen 1881 - 1885
Segretario al Tesoro   William Windom 1881
Charles J. Folger 1881 - 1884
Walter Quintin Gresham 1884
Hugh McCulloch 1884 - 1885
Segretario alla Guerra   Robert Todd Lincoln 1881 - 1885
Procuratore generale   Isaac Wayne MacVeagh 1881
Benjamin Harris Brewster 1881 - 1885
Direttore generale delle poste   Thomas Lemuel James 1881
Timothy Otis Howe 1881 - 1883
Walter Quintin Gresham 1883 - 1884
Frank Hatton 1884 - 1885
Segretario alla Marina   William Henry Hunt 1881 - 1882
William Eaton Chandler 1882 - 1885
Segretario degli Interni   Samuel Jordan Kirkwood 1881 - 1882
Henry Moore Teller 1882 - 1885

AmministrazioneModifica

Gli eventi salienti della presidenza Arthur furono:

1881
1882
1883
1884
1885

Nomine giuridicheModifica

Affari interniModifica

Riforma della funzione pubblicaModifica

Pendleton ActModifica

Nei primi anni del 1880 la politica interna statunitense concentrò la propria attenzione sull'abitudine diffusa dello spoils system, una pratica di nomine pubbliche con cui i candidati che vincevano alle elezioni ricompensavano i loro sostenitori, familiari e amici attribuendo loro incarichi importanti e prestigiosi nella funzione pubblica governativa[9]. In seguito alla corruzione generalizzata dell'amministrazione della presidenza di Ulysses S. Grant, da più parti si chiedeva una rapida e radicale riforma della funzione pubblica. Nel 1880 il senatore del Partito Democratico per l'Ohio George Hunt Pendleton s'impegnò per una legge che imponesse la selezione dei dipendenti pubblici esclusivamente in base al merito, da determinarsi con appositi esami di ammissione[10][11][12]. La legge non venne approvata, ma l'assassinio del presidente James A. Garfield da parte di uno squilibrato alla disperata ricerca di un incarico pubblico sicuro aumentò la pressione per un'immediata riforma[13][14][15].

Verso la fine del 1881, nel suo primo discorso sullo stato dell'Unione annuale di fronte al Congresso, Arthur richiese espressamente una nuova legge sulla riforma della funzione pubblica; incoraggiato da ciò Pendleton ripresentò il proprio disegno di legge, che ancora una volta non passò[16][17][18].

Alle elezioni di medio termine del 1882 il Partito Repubblicano subì una pesante sconfitta, perdendo il controllo della maggioranza nella Camera dei Rappresentanti; i rivali Democratici, impostando la loro campagna elettorale sulla questione della riforma, guadagnarono 40 seggi, arrivando a 70[19][20][21]. Tale sonora sconfitta contribuì a convincere molti tra gli stessi Repubblicani a sostenere la proposta di legge di Pendleton durante la sessione congressuale successiva[22].

Il Senato quindi approvò il progetto con 38 voti contro 5 e la Camera confermò con 155 a favore e 47 contro[23][24]. Il presidente controfirmò la legge (Pendleton Civil Service Reform Act) il 16 gennaio 1883[25]; la norma istituì una commissione preposta alla funzione pubblica con il compito di sorvegliare la regolarità degli esami di concorso pubblico e di impedire che i funzionari pubblici erogassero contributi a partiti politici, una forma di corrispettivo per la loro nomina[26].

Queste riforme erano state precedentemente proposte da una commissione presieduta dall'avvocato e diplomatico repubblicano John Jay, che aveva posto sotto indagine Arthur quando questi era direttore della dogana del porto di New York[22]; in soli due anni il funzionario della corrente clientelare stalwart era diventato il presidente che introdusse la tanto attesa riforma della funzione pubblica[23][27]. Anche dopo l'approvazione della legge, i riformatori continuarono a dubitare sull'impegno di Arthur a sostenere la riforma[28][25]. La nuova legge si applicava inizialmente solo al 10% dei posti di lavoro federali e, senza una corretta attuazione da parte del presidente in carica, non sarebbe in ogni caso giunta ad influenzare le restanti posizioni acquisite[29][30]; ma con grande sorpresa dei suoi critici Arthur agì con estrema rapidità per nominare i membri della Commissione sulla funzione pubblica appena creata, scegliendo l'avvocato Dorman Bridgman Eaton, l'educatore John Milton Gregory e il magistrato Leroy Delano Thoman[31][32]. Il principale esaminatore, l'ufficiale di marina Silas Wright Burt, era un riformatore di lunga data, già avversario di Arthur quando i due uomini lavoravano alla dogana di New York[33].

La Commissione emanò i primi regolamenti nel maggio 1883; dall'anno successivo metà dei funzionari postali e i tre quarti dei posti di lavoro delle dogane federali dovettero essere assegnati secondo il merito del singolo candidato[34]. Il presidente espresse ampia soddisfazione per come era stato impostato il nuovo sistema, lodandone l'efficacia "nel garantire funzionari pubblici competenti e fedeli e nel proteggere i funzionari di nomina governativa dalla pressione dell'ingerenza personale esterna e dal compito di esaminare le qualifiche dei candidati in concorrenza per un incarico"[35].

Sebbene i radicati sistemi di clientelismo e le innumerevoli posizioni federali non fossero state molto influenzate dalla nuova legge, si sostiene che la legge Pendleton si rivelò determinante per la creazione di una funzione pubblica professionale e per l'ascesa della moderna burocrazia statale; la legge produsse anche importanti cambiamenti nel finanziamento delle campagne politiche, in quanto i partiti si trovarono costretti a ricercare nuove vie per la raccolta dei fondi necessari, come ad esempio i ricchi donatori privati[36].

Scandalo Star RouteModifica

Durante gli anni 1870 si iniziò a parlare di un sistema di corruzione legato alle tratte postali (chiamate "Star Route", tratte della stella, perché la stella era il simbolo apposto sulla lettere inviate tramite la posta), in cui gli appaltatori per le rotte del servizio postale federale erano pagati in una maniera eccessiva, con la connivenza di alti funzionari, tra cui l'ex senatore repubblicano Stephen Wallace Dorsey[37][38]. Sebbene il presidente avesse lavorato a suo tempo a stretto contatto con lui, una volta entrato in carica sostenne le indagini a suo carico costringendo alle dimissioni tutti i funzionari sospettati[39][40].

Il procedimento penale avviato nel 1882 si concluse con la condanna di due imputati marginali; nella giuria non ci fu abbastanza consenso sul resto degli imputati[41][42]. Dopo che un giurato accusò esplicitamente gli imputati di aver tentato di corromperlo, il giudice annullò i verdetti di colpevolezza e richiese di rifare il processo[43][44]. Prima che questo iniziasse, Arthur rimosse cinque funzionari federali che si erano dimostrati troppo solidali con la difesa, incluso un ex senatore[45][46]. Il nuovo processo prese il via nel dicembre 1882 e, ancora una volta, non si riuscì a raggiungere un verdetto di colpevolezza[47][48]; la mancanza di una condanna appannò l'immagine dell'amministrazione, ma Arthur riuscì comunque a por fine alla malaffare[49][50].

Eccedenza di bilancio e daziModifica

Con gli alti introiti delle tasse di guerra, il governo federale incassava più di quanto spendeva fin dal 1866; nel 1882 l'eccedenza di bilancio fu di 145 milioni di dollari statunitensi[51][52].

Vi erano pareri discordi su come ridurre il surplus; i Democratici avrebbero preferito abbassare i dazi doganali, facendo scendere a loro volta i prezzi delle merci d'importazione. I Repubblicani invece credevano che gli alti dazi garantissero alti salari sia nella produzione che nell'estrazione mineraria, pertanto avrebbero preferito ridurre l'eccedenza spendendo di più in opere pubbliche e riducendo le accise[53].

Il dibattito che ne seguì risultò complicato dal fatto che ogni settore voleva alti dazi nel proprio campo specifico; molti nel Sud ad esempio chiedevano generalmente dazi più bassi, ad eccezione di quelli sul cotone, coltura ancora assai importante per gli Stati Uniti meridionali. Questi interessi in competizione tra loro avevano portato a un complicato sistema di dazi, con importi diversi in base alla merce importata[54].

Arthur fu d'accordo con il proprio partito e nel 1882 chiese l'abolizione delle accise su tutti i beni principali tranne che sugli alcolici e una netta semplificazione della complessa struttura dei dazi[55][56]; a maggio il deputato ala Camera William Darrah Kelley della Pennsylvania presentò una proposta di legge per istituire una commissione sui dazi[57][58]. Arthur controfirmò il disegno di legge e nominò a far parte della commissione soprattutto sostenitori del protezionismo. I Repubblicani si dissero così soddisfatti, ma rimasero a loro volta sorpresi quando nel dicembre del 1882 la commissione presentò un rapporto al Congresso il quale chiedeva un taglio deciso dei dazi, compreso tra il 20 e il 25%. Queste raccomandazioni furono ignorate; tuttavia anche la commissione della Camera, dominata dai protezionisti, approvò una legge che prevedeva una riduzione del 10%[59][60]. Un comitato congiunto con il Senato ridiscusse la norma, proponendo infine una riduzione media dell'1,47%. La nuova legge fiscale fu approvata dal Congresso il 3 marzo, ultimo giorno valido della legislatura; il presidente firmò la legge, che non ebbe effetti sul surplus di bilancio[61].

Il Congresso tentò di equilibrare il bilancio spingendo sulle spese, tramite la legge sui fiumi e sui porti (Rivers and Harbors Act) che stanziava fondi federali per l'importo senza precedenti di 19 milioni di dollari[62][63]. Arthur non era in sé contrario ad investimenti in lavori pubblici, ma fu l'entità dei fondi che lo disturbò, assieme al fatto che la legge si concentrava su "particolari località" anziché la nazione nel suo insieme[64]. Il 1º agosto 1882 il presidente pose il veto alla legge, suscitando molti consensi nell'opinione pubblica[65]; nel messaggio rivolto ai parlamentari la sua principale obiezione era che la legge usava fondi "né per la difesa comune né per il benessere generale, ed nemmeno per promuovere il commercio tra Stati"[64]. Il Congresso annullò il veto il giorno seguente e la nuova legge ridusse così l'eccedenza di 19 milioni di dollari. I Repubblicani la considerarono all'epoca un successo, ma in seguito ritennero che contribuì sostanzialmente al loro calo di consensi alle elezioni di medio termine del 1882[66][67][68].

Diritti civili e SudModifica

Come i suoi predecessori del Partito Repubblicano, anche Arthur lottò per favorire e proteggere i diritti civili degli afroamericani del Sud, sfidando in questo gli interessi del Partito Democratico nel profondo Sud e negli Stati Uniti meridionali in generale.

Con la fine della ricostruzione, i Democratici bianchi conservatori (detti anche "Bourbon Democrat") erano riusciti a riprendere il potere in tutto gli ex Stati Confederati d'America; nel contempo il consenso dato ai Repubblicani si ridusse rapidamente, poiché i loro principali elettori, gli ex schiavi neri, venivano privati in larga parte del diritto di voto (il cosiddetto "disaffrancamento"). Una frattura nel blocco costituito dal Solid South emerse con la crescita di una nuova formazione politica, il "Readjuster Party" (partito dei giusti), in Virginia; esso vinse un'elezione in Virginia con un programma elettorale comprendente un aumento dei fondi per l'istruzione pubblica (sia per scuole per i bianchi sia per quelle per i neri) l'abolizione della "tassa elettorale" (poll tax o capitazione) e della punizione giudiziaria della gogna; molti Repubblicani del Nord lo videro come un alleato ben più vitale nel Sud rispetto all'oramai moribondo Partito Repubblicano del Sud. Arthur fu d'accordo e per le sue nomine federali in Virginia si appoggiò più ai "Readjuster" che ai Repubblicani locali; seguì lo stesso schema anche in altri Stati meridionali, formando coalizioni con candidati indipendenti e con il "Greenback Party". Alcuni Repubblicani neri si sentirono però traditi da questa mossa pragmatica, mentre altri, tra cui Frederick Douglass e l'ex senatore Blanche Bruce, appoggiarono la strategia, poiché gli indipendenti al Sud avevano idee politiche sulle questioni razziali assai più aperte rispetto ai Democratici.

La politica di coalizione di Arthur ebbe tuttavia un discreto successo solamente in Virginia e già a partire dal 1885 il movimento dei "Readjuster" aveva iniziato a cedere. Altrettanto inefficace risultò l'altra azione federale intesa a favorire gli afroamericani; quando la Corte suprema abbatté la legge sui diritti civili del 1875 con una serie di sentenze nel corso del 1883, il presidente espresse il suo disaccordo inviando un messaggio al Congresso; ma non fu in grado di persuadere la maggioranza parlamentare ad approvare una nuova legge che ne prendesse il posto. La legge sui diritti civili (Civil Rights Act) del 1875, all'epoca della presidenza di Ulysses S. Grant, aveva vietato la discriminazione razziale nel campo dell'assegnazione degli alloggi pubblici ed il suo ribaltamento fu una componente importante nello sviluppo della segregazione razziale e nell'istituzionalizzazione delle cosiddette leggi Jim Crow. Arthur tuttavia intervenne efficacemente per ribaltare una sentenza di corte marziale contro un cadetto nero dell'United States Military Academy, Johnson Chesnut Whittaker; ciò dopo che il l'avvocato generale militare David Gaskill Swaim ritenne che la causa fosse illegale e fondata sul razzismo.

L'Amministrazione fu impegnata nell'affrontare una sfida alquanto differente nel West, dove la Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni era sotto la pressione federale per fermare la pratica della poligamia nel territorio dello Utah, dov'era maggiormente radicata. La precedente presidenza di James A. Garfield aveva creduto che la poligamia fosse un delitto e che fosse moralmente dannosa per i valori costitutivi della famiglia; le opinioni di Arthur in questo campo erano una volta tanto in linea con quelle del suo predecessore. Nel 1882 il presidente controfirmò la legge Edmunds, detta anche "Edmunds Anti-Polygamy Act"; la nuova norma rendeva la poligamia un crimine federale, escludendo i poligami sia dai pubblici uffici che dal diritto di voto.

Politica estera e immigrazioneModifica

Nel corso della sua breve partecipazione nelle Amministrazioni di Garfield e Arthur James Blaine, come segretario di Stato, tentò di rafforzare la diplomazia statunitense in America Latina; sollecitando accordi commerciali ed offrendosi come mediatore nelle dispute tra nazioni. Egli sperò che un maggior coinvolgimento degli Stati Uniti nella regione avrebbe contrastato la crescente influenza europea (in particolare dell'impero britannico) nell'emisfero occidentale. Blaine propose inoltre una conferenza panamericana da tenersi entro il 1882 per discutere di commercio internazionale e della guerra del Pacifico, tra Cile e l'alleanza Perù-Bolivia; ma i suoi tentativi riguardo alla conferenza furono lasciati senza seguito quando fu sostituito con Frederick Theodore Frelinghuysen alla fine del 1881. Frelinghuysen e Arthur invece proseguirono gli sforzi per favorire il commercio tra le nazioni dell'America; un trattato internazionale con il Messico che prevedeva riduzioni reciproche dei dazi venne firmato nel 1882 ed approvato dal Senato due anni più tardi. La legge necessaria per applicare l'accordo tuttavia non fu mai approvata dalla Camera dei Rappresentanti

Riforma navaleModifica

Relazioni con i nativiModifica

Salute e viaggiModifica

Elezioni presidenziali del 1884Modifica

Reputazione storicaModifica

NoteModifica

  1. ^ Reeves, 1975, p. 420.
  2. ^ Karabell, pp. 39–40.
  3. ^ Reeves, 1975, pp. 178-181.
  4. ^ Reeves, 1975, pp. 213–214.
  5. ^ Reeves, 1975, pp. 215–216.
  6. ^ Karabell, pp. 52–53.
  7. ^ Reeves, 1975, pp. 233–237.
  8. ^ Howe, pp. 147–149.
  9. ^ Karabell, pp=106–108
  10. ^ Reeves, 1975, pp=320–322
  11. ^ Doenecke, p=96
  12. ^ Theriault, p=52
  13. ^ Reeves, 1975, pp=322–323
  14. ^ Doenecke, pp=96–97
  15. ^ Theriault, p=53
  16. ^ Reeves, 1975, pp. 323-324
  17. ^ Doenecke, p. 97
  18. ^ Theriault, p. 56
  19. ^ Doenecke, pp. 99–100
  20. ^ Theriault, pp. 57–63
  21. ^ Karabell, pp. 100–104
  22. ^ a b Karabell, pp. 106–107
  23. ^ a b Reeves, 1975, p. 324
  24. ^ Doenecke, p. 101
  25. ^ a b Doenecke, p. 102
  26. ^ Karabell, pp. 104–107
  27. ^ Doenecke, pp. 101–102
  28. ^ Reeves, 1975, p. 325
  29. ^ Reeves, 1975, pp. 326–327
  30. ^ Doenecke, pp. 103–104
  31. ^ Reeves, 1975, pp. 325–327
  32. ^ Doenecke, pp. 102–104
  33. ^ Howe, p. 209
  34. ^ Howe, p. 210
  35. ^ Chester A. Arthur, Fourth State of the Union Address, Wikisource, The Free Library, 1884. URL consultato il 15 luglio 2011.
  36. ^ White, 2017, pp. 476–468
  37. ^ Doenecke, pp. 93–95
  38. ^ Reeves, 1975, pp. 297–298
  39. ^ Reeves, 1975, pp. 299–300
  40. ^ Howe|, p. 182
  41. ^ Reeves, 1975, p. 301
  42. ^ Howe, pp. 185–187
  43. ^ Reeves, 1975, p. 302
  44. ^ Howe, pp. 187–189
  45. ^ Reeves, 1975, p. 303
  46. ^ Howe, pp. 189–190
  47. ^ Reeves, 1975, p. 304
  48. ^ Howe, pp. 190-191
  49. ^ Reeves, 1975, p. 305
  50. ^ Howe, pp. 192-193
  51. ^ Reeves, 1975, p. 328
  52. ^ Doenecke, p. 168
  53. ^ Reeves, 1975, pp. 328–329
  54. ^ Karabell, pp. 114–115
  55. ^ Reeves, 1975, p. 330
  56. ^ Doenecke, pp. 169
  57. ^ Reeves, 1975, pp. 331–332
  58. ^ Doenecke, p. 170
  59. ^ Reeves, 1975, pp. 332–333
  60. ^ Doenecke, p. 171
  61. ^ Reeves, 1975, pp. 334–335
  62. ^ Reeves, 1975, p. 280
  63. ^ Doenecke, p. 81
  64. ^ a b Reeves, 1975, p. 281
  65. ^ Reeves, 1975, p. 282
  66. ^ Howe, pp. 196–197
  67. ^ Reeves, 1975, pp. 281–282
  68. ^ Karabell, p. 90

BibliografiaModifica

LibriModifica

ArticoliModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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