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Presidenza di Ulysses S. Grant

18º presidenza degli Stati Uniti d'America
Presidenza di Ulysses S. Grant
USGrant-standing-postbellum.jpg
Il presidente Grant.
StatoStati Uniti Stati Uniti
Capo del governoUlysses S. Grant
(Repubblicano)
Giuramento4 marzo 1869
Governo successivo4 marzo 1877
Left arrow.svg Presidenza A. Johnson Presidenza Hayes Right arrow.svg

«Sebbene del tutto privo di ambizioni fu eletto presidente: non aveva alcuna esperienza politica e questo senza ombra di dubbio lo danneggiò. Riuscì a concedere agli afroamericani il diritto di voto, anche se la sua legge rimase largamente inoperante a causa di cavilli giuridici[1]

La presidenza di Ulysses S. Grant ebbe inizio il 4 marzo del 1869 con la cerimonia d'inaugurazione e relativo discorso d'insediamento come 18º Presidente degli Stati Uniti d'America, per poi concludersi il 4 marzo del 1877. Grant entrò in carica poco dopo il termine della guerra di secessione americana e presiedette gran parte dell'Era della Ricostruzione; sconfisse l'esponente del Partito Democratico Horatio Seymour nelle elezioni presidenziali del 1868.

Conquisterà un 2º mandato nelle elezioni presidenziali del 1872 con un ampio scarto, riuscendo a superare brillantemente una divisione interna al Partito Repubblicano la quale portò alla formazione del "Liberal Republican Party"; questo candidò Horace Greeley per opporsigli. Gli succederà il repubblicano Rutherford Hayes a seguito delle ampiamente contestate elezioni presidenziali del 1876.

Le fasi della Ricostruzione a seguito della guerra civile ebbero la precedenza assoluta nel corso del primo mandato di Grant. Entro il 1870 tutti gli ex Stati Confederati d'America furono riammessi negli Stati Uniti d'America e vennero rappresentati al Congresso degli Stati Uniti d'America, ma il governo federale rimase attivo in tutto il Profondo Sud per proteggere i diritti civili degli ex schiavi afroamericani. Il Congresso elaborò 3 severi Enforcement Acts e istituì il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America e l'Ufficio dell'avvocatura generale.

Queste azioni rafforzarono le capacità dell'amministrazione Grant nell'attuare e far applicare le legislazioni federali, in particolare quelle emanate a protezione dei diritti politico-civili dei liberti. Il neonato "Dipartimento di Giustizia" perseguì migliaia di membri del Ku Klux Klan sottoponendoli alle nuove rigide normative; Grant firmò la Civil Rights Act (1871) che resero il KKK un'organizzazione illegale dedita al terrorismo.

Sostenne anche il passaggio del XV emendamento, fatto ratificare il 3 febbraio del 1870 (3º e ultimo degli emendamenti della Ricostruzione); esso proibì ai governi federali e Statali di negare ad un cittadino il diritto di voto sulla base della "razza, del colore della pelle o della precedente condizione di schiavitù".

Invece di sviluppare un gruppo di consiglieri politici affidabili Grant rimase autosufficiente nella scelta dei membri del proprio governo, mentre per contro fece un gran affidamento negli ex colleghi dell'Union Army i quali mantennero sempre un'assai bassa sottigliezza politica e un senso molto debole dell'etica civile. Nel corso del suo mandato si verificarono vari scandali, tra cui accuse di corruzione dilagante, frode e "ambiguismo". Nel 1872 ratificò la legge congressuale che istituì il Parco nazionale di Yellowstone, il 1° dei Parchi nazionali degli Stati Uniti d'America.

All'inizio del 2º mandato di Grant la nazione risultava essere prospera, le spese e il debito pubblico, le tariffe doganali e la forza-lavoro federale vennero ampiamente ridotte; vi fu un netto aumento delle entrate fiscali. Il Congresso stabilì il sistema aureo, che portò ad una deflazione "de facto" la quale ridusse la quantità di "Greenbacks" (obbligazioni di guerra non convertibili) nell'economia degli Stati Uniti d'America; tuttavia il "Panico del 1873" scosse il paese fino alle radici e distrusse una gran parte dei progressi economici prodotti nel primo periodo dell'amministrazione. La crisi provocò una grave depressione economica a livello nazionale che portò l'opinione pubblica a criticare pesantemente l'operato presidenziale.

La firma autografa del presidente Grant.

Come immediata conseguenza i democratici riassunsero il pieno controllo della Camera dei rappresentanti nelle elezioni di medio termine del 1874. Gli scandali correlati a comportamenti corrotti si accrebbero, anche se i riformatori nominati da Grant furono in larga parte in grado di ripulire alcuni servizi federali[2]. In particolare il Segretario al Tesoro Benjamin Helm Bristow colpì la "catena del Whisky" e portando all'accusa del segretario particolare di Grant, Orville Elias Babcock.

Il Segretario alla Guerra William Worth Belknap si dovette dimettere oramai del tutto screditato nel febbraio del 1876 dopo essere stato imputato dalla Camera per aver intascato delle tangenti. Il presidente continuò a sostenere la Ricostruzione e controfirmò la Civil Rights Act (1875) la quale proibì la discriminazione nell'assegnazione degli alloggi pubblici. Tuttavia giunta al termine la sua presidenza la coalizione dei bianchi democratici del Sud (i "Redeemers") erano riusciti a riprendere il controllo dei governi statali meridionali, spesso attraverso atti di violenza, forti intimidazioni e la soppressione dell'elettorato nero.

Nel corso degli 8 anni di Grant gli USA rimasero in pace col mondo sebbene la sua gestione della politica estera fu alquanto irregolare e le tensioni con i nativi americani degli Stati Uniti d'America continuarono. Soprattutto grazie al talento del Segretario di Stato Hamilton Fish il Trattato di Washington (1871) ripristinò i rapporti con l'impero britannico e risolse le controversie inerenti ai Reclami dell'Alabama, mentre l'"Affare Virginius" in cui l'amministrazione si trovò in contrasto con l'impero spagnolo sarà appianato del tutto pacificamente.

Grant tentò anche l'annessione della Repubblica Dominicana, ma la proposta verrà bloccata dal Senato. Con il completamento della First Transcontinental Railroad nel 1869 il West si aprì definitivamente alla colonizzazione; una tale espansione venne sfidata apertamente dall'ostilità dei nativi. Grant cercò per quanto possibile perseguire una "politica di pace" con le tribù, ma il continuo afflusso di migranti e pionieri verso Occidente rese sempre più difficoltoso evitare il conflitto aperto.

Esplose così la Grande guerra Sioux del 1876 assieme ad altri episodici scontri con altri gruppi. La presidenza Grant è stata lungamente denunciata dagli storici successivi come quella funestata dalla più ampia corruzione dell'intera Storia degli Stati Uniti d'America; la sua reputazione nella classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America è cresciuta gradualmente solo negli ultimi decenni, tenendo conto delle nette prese di posizione e degli atti intrapresi a favore del movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896) e delle riforme della funzione pubblica[2].

Nastro della campagna elettorale Repubblicana

Indice

Elezioni presidenziali del 1868Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1868.

Grant non fu contrastato alla Nomination repubblicana, ottenendo la candidatura senza avversari già alla 2ª votazione della Convention che si tenne a Chicago tra il 20 e il 21 di maggio. Gli fu affiancato il Presidente della Camera Schuyler Colfax. La piattaforma sostenne il diritto di voto per gli afroamericani negli Stati Uniti meridionali come parte del passaggio alla piena cittadinanza degli ex schiavi. Accettò invece che gli Stati settentrionali decidessero autonomamente in proposito.

Si oppose all'uso dei "Greenback" (le obbligazioni di guerra) per finanziare il debito pubblico nazionale, incoraggiò l'immigrazione, diede piena libertà ai cittadini naturalizzati e favorì l'Era della Ricostruzione con metodologie "radicali", volendo distinguersi in ciò dalla politica più conciliante assunta dalla precedente presidenza di Andrew Johnson[3]. La lettera di accettazione di Grant (ribattezzata "Let us have peace") riuscì a catturare l'immaginazione del popolo americano. Lo storico Brooks Simpson dice che queste 4 semplici parole hanno espresso i desideri più intimi di molti americani:

«Hanno promesso la fine di un lungo, amaro e faticoso conflitto. Segnalarono una sosta dalle estreme bizzarrie partigiane e dalle meticolosità che a volte avevano sopraffatto la necessità di un governo statale spassionato e calmo. Hanno offerto la riconciliazione a quei bianchi meridionali che fossero stati disposti ad accettare la sconfitta e le sue conseguenze e che volevano lavorare per la riunione. Al tempo stesso hanno anche avvertito che la violenza non sarebbe stata tollerata. Infine con la pace ristabilita tornava la prosperità. L'armonia regionale sarebbe stata saggia, meravigliosa e redditizia[4]

Nel 1868 vi furono due principali questioni che divisero il paese; la prima era la continuazione della Ricostruzione nel Sud. I democratici sostennero che gli ex militari confederati avrebbero dovuto poter ottenere uffici elettivi; i repubblicani si prepararono invece a far approvare il XV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America il quale avrebbe consentito agli ex schiavi di votare.

L'altra questione controversa riguardò la riscossione delle obbligazioni di guerra, sia in oro che in banconota, noti come "greenbacks". I Democratici desiderarono riscattare i legami con 100 milioni di dollari e il resto con oro; i "greenbacks" erano conosciuti come "soldi economici" e sarebbero stati fonte di crescita dell'inflazione. I repubblicani vollero pagarne il rimborso solamente con l'oro, una posizione assai attraente per gli investitori e i banchieri[5].

 
I risultati elettorali: le vittorie di Grant sono quelle segnate in rosso.

I democratici, ignorando del tutto il presidente uscente/incumbent Andrew Johnson (tornato tra le loro fila) il quale, per colpa del suo pesante e continuo braccio di ferro contro il Congresso degli Stati Uniti d'America si era politicamente danneggiato in maniera grave, nominarono invece Horatio Seymour e gli affiancarono il generale Frank P. Blair Jr..

Seymour, un facoltoso conservatore di primo piano, venne messo sotto attacco dai repubblicani per l'estrema accondiscendenza e debolezza dimostrata per tutto il corso della guerra di secessione americana oltre che per aver favorito i pacifisti Copperheads. La campagna elettorale si combatté senza alcuna esclusione di colpi bassi; i repubblicani agitarono la "camicia insanguinata" accusando di alto tradimento i cosiddetti "democratici della pace"

Nessuno dei due candidati si impegnò personalmente per fare campagna attiva, sebbene Grant avesse fatto pubblicare un messaggio di scuse pubbliche rivolte agli elettori ebrei americani per il suo Ordine esecutivo N° 11 del 1862, che aveva vietato la presenza dei commercianti ebrei nella zona sottoposta al suo controllo durante la guerra civile a causa di presunti accaparramenti, mercato nero e contrabbando (vedi i particolari in storia degli ebrei negli Stati Uniti d'America).

Grant ottenne una vittoria travolgente nel Collegio elettorale degli Stati Uniti d'America ricevendo 214 grandi elettori contro 80, mentre il voto popolare i preferenza si attestò al 52,7% a livello nazionale. Il suo scarto venne rafforzato anche dal fatto - non di poco rilievo - che 7 Stati del profondo Sud rimasero sotto il diretto controllo repubblicano, inducendo (e a volte costringendo) così molti ex confederati a votarlo[6].

Partiti politici:
      Repubblicano

Dipartimento /
Funzione
Foto Nome Data
Presidente   Ulysses S. Grant 1869 - 1877
Vicepresidente   Schuyler Colfax 1869 - 1873
  Henry Wilson 1873 - 1875
Vacante 1875 - 1877
Segretario di Stato   Elihu Benjamin Washburne 1869
  Hamilton Fish 1869 - 1877
Segretario al Tesoro   George Sewall Boutwell 1869 - 1873
  William Adams Richardson 1873 - 1874
  Benjamin Helm Bristow 1874 - 1876
  Lot M. Morrill 1876 - 1877
Segretario alla Guerra   John Schofield 1869
  John Aaron Rawlins 1869
  William Worth Belknap 1869 - 1876
  Alphonso Taft 1876
  James Donald Cameron 1876 - 1877
Procuratore generale   Ebenezer Rockwood Hoar 1869 - 1870
  Amos Tappan Akerman 1870 - 1871
  George Henry Williams 1871 - 1875
  Edwards Pierrepont 1875 - 1876
  Alphonso Taft 1876 - 1877
Direttore generale delle poste   John Creswell 1869 - 1874
  James William Marshall 1874
  Marshall Jewell 1874 - 1876
  James Noble Tyner 1876 - 1877
Segretario alla Marina   Adolph Edward Borie 1869
  George Maxwell Robeson 1869 - 1877
Segretario agli Interni   Jacob D. Cox 1869 - 1870
  Columbus Delano 1870 - 1875
  Zachariah Chandler 1875 - 1877

AmministrazioneModifica

Gli avvenimenti salienti della presidenza Grant saranno i seguenti:

1869
1870
1871
1872
1873
1874
1875
1876
1877

Grant adottò un approccio molto poco ortodosso nella definizione delle proprie scelte governative, non ebbe quasi nessuna consultazione con il Senato e mantenne le sue decisioni segrete fino al momento di presentarle per ottenerne la conferma esecutiva[7][8]; evitò volutamente di inserire i leader del Partito, questo nel dichiarato intento di ricreare l'armonia nazionale[9].

Ritratto fotografico di Grant seduto ad un tavolo con libro aperto e il cappello su di esso (1869).
Ritratto della famiglia di Ulysses e Julia Grant alla "capitale estiva" di Long Branch (New Jersey) nel 1870.

Gabinetto ministeriale e prime sostituzioniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Gabinetto degli Stati Uniti d'America e Governo federale degli Stati Uniti d'America.

Nominò in qualità di "Segretario di Stato" E. Washburne il quale però servì solamente per 12 giorni prima di rassegnare le dimissioni per motivi di salute[10][11][12]. Avendo già avuto la carica di diplomatico durante il breve periodo in cui Grant fu "Segretario di Stato" assegnò ad Washburne la carica di ambasciatore nel Secondo Impero francese. Al suo posto nominò quindi il talentuoso newyorkese Hamilton Fish, che sarebbe divenuto di lì a poco uno dei ministri più influenti e di successo[11]; la relazione di Fish col presidente nasceva dalla forte amicizia esistente tra le rispettive mogli[13].

Al Tesoro scelse inizialmente l'uomo d'affari newyorkese Alexander Turney Stewart il quale però, seppur confermato dal Senato, venne immediatamente dopo scartato in quanto come agente di commercio gli era legalmente impedito di accedere alla segreteria sulla base di uno statuto risalente al 1789. I senatori Charles Sumner e Roscoe Conkling si rifiutarono di far modificare la legge; come sostituto Grant nominò allora il radicale G. Boutwell[14].

Per la Guerra - dopo aver pensato in un primo momento di mantenere Schofield[15]- elesse uno dei suoi primi ufficiali, J. Rawlins, che morirà in carica per tubercolosi pochi mesi dopo; il suo posto venne occupato da W. Belknap dietro raccomandazione di William Tecumseh Sherman[16]. A. Borie, dopo aver trovato il dipartimento della Marina troppo complesso per le sue forze, si dimise anche entro pochi mesi; lo rimpiazzerà un avvocato relativamente sconosciuto del New Jersey, G. Robeson. Le altre assegnazioni, J. Cox (Interno), J. Creswell (Poste) e E. Hoar (Procuratore generale) vennero tutte ben accolte ed accettate senza alcuna controversia[17].

Boutwell, tuttavia, creò uno squilibrio geografico in quanto sia lui che Hoar erano del Massachusetts; per correggere questo fatto Grant obbligò Hoar a dimettersi nel novembre del 1870; il suo posto sarà preso dal georgiano A. Akerman[18]. In totale il neopresidente si trovò costretto a sostituire quattro membri di Gabinetto durante il suo primo anno in carica.

Operato riformista e avvicendamentiModifica

Il Gabinetto di Grant oscillò tra i talenti individuali dei riformatori e coloro che invece si trovarono strettamente coinvolti in patrocini politici o nella corruzione di Partito. Alcuni membri importanti del governo furono persone riformiste di eccezionale abilità e diedero molti contributi positivi all'amministrazione; questi resistettero alle richieste dei repubblicani di selezionare i funzionari pubblici tra le liste partitiche, optando al contrario per l'efficienza e le capacità personali[19][20]. Fish, dopo essere stato confermato il 17 di marzo, si recò immediatamente a lavorare e raccolse, classificò, indicizzò e legò settecento volumi di corrispondenza.

Istituì un nuovo sistema di indicizzazione che ha semplificato il recupero delle informazioni da parte degli impiegati. Fish inoltre creò una regola per cui i candidati per il consolato (diplomazia) dovessero prima superare un esame scritto ufficiale; in precedenza venivano assegnate le posizioni su un sistema di patrocinio esclusivamente basato sulle raccomandazioni dei congressisti e dei senatori. Ciò tonificò il timbro del servizio svolto e quando alcuni esponenti del Congresso ebbero qualcosa da obiettare, poté mostrare loro che il richiedente raccomandato non aveva superato la prova scritta[21].

Secondo il biografo e lo storico di Fish, Amos Elwood Corning, ancora nel 1919 Fish era conosciuto per essere "un gentiluomo di grande esperienza, in cui le capacità dell'organizzatore erano felicemente unite con un giudizio ben equilibrato e un'ampia cultura"[22].

Un altro riformista fu il segretario del Tesoro G. Boutwell, confermato dal Senato il 12 marzo. Le sue prime azioni consistettero nel licenziare S.M. Clark, il capo del Bureau of Engraving and Printing, e di istituire un sistema di fissaggio delle lastre nella stampa dei giornali per impedirne la contraffazione. Istituì inoltre un sistema di monitoraggio della produzione di denaro per garantire che non venisse rubato dai dipendenti. Impedì la collusione nella stampa di denaro preparando set di targhe per ogni singola stampa, con la sigillatura rossa impressa del "Treasury Bureau"[23].

Egli riuscì anche a persuadere il presidente a rimuovere il capo del "Servizio delle Entrate Statali" Alfred Pleasonton per aver compiuto un errore in merito all'approvazione di un rimborso fiscale da 60.000 dollari. Oltre a queste misure stabilì un modo uniforme di contabilità presso aziende e case commerciali portuali private; insieme ad A. Akerman, fu il membro più forte del governo Grant ad aver difeso a spada tratta la "giustizia razziale" per gli afroamericani[24].

 
Emblema del Ku Klux Klan - Una croce bianca all'interno di un cerchio con la "goccia di sangue" al centro; inscritta talvolta in un quadrato girato di 45°.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del Ku Klux Klan.

Durante l'attività di A. Akerman saranno mosse migliaia di accuse contro gli uomini del Ku Klux Klan per far rispettare la Civil Rights Act (1866), la Naturalization Act of 1870 e la Enforcement Act of 1870. Nato a Portsmouth (New Hampshire) egli si trasferì nella Georgia dopo aver terminato gli studi e qui possedette degli schiavi; combatté per gli Stati Confederati d'America e divenne un Scalawag durante l'Era della Ricostruzione, parlando a favore dei movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896). Nella sua qualità di Procuratore Generale è diventato il primo ex confederato a raggiungere una carica governativa.

Akerman non ebbe alcun timore del Klan e si impegnò a proteggere la vita e i diritti civili dei neri minacciati dal linciaggio negli Stati Uniti d'America. Per rafforzarne le capacità investigative Grant inviò agenti del Servizio segreto dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America per infiltrarsi nel Klan e raccogliere prove per l'accusa. Le indagini rivelarono che molti bianchi americani partecipavano alle attività terroriste. Con questa prova in mano Grant emise un proclama presidenziale atto a disarmare e rimuovere i famosi abiti bianchi e cappotti dietro cui si celavano gli appartenenti.

Dopo che il Klan ignorò l'ordine Grant mandò le truppe federali in nove contee della Carolina del Sud per abbattere le attività di violenza diffusa. Il presidente incoraggiò Akerman il quale si mise a collaborare un altro riformatore nel 1870 - il futuro "Segretario al Tesoro" e nativo del Kentucky B. Bristow; il duo continuò a perseguire migliaia di membri del Klan riportando un breve periodo di quiete durato due anni nella turbolenta Era della Ricostruzione[25].

B. Bristow diventerà segretario al Tesoro nel giugno del 1874, egli fu forse il più riuscito riformatore del governo di Grant. Aveva servito abilmente come "solicitor generale" dal 1870 al 1872 perseguendo molti uomini di KKK che violavano il diritto di voto afroamericano. Quando assunse l'ufficio intraprese subito un attacco diretto e aggressivo alla corruzione nel dipartimento; venne così a scoprire che il Tesoro non riceveva l'intero importo delle entrate fiscali dai distillatori e produttori di whisky provenienti da diverse città occidentali, in particolare Saint Louis (Missouri). Nel 1874 rivelò che il governo era stato truffato di 1,2 milioni di dollari.

Il 13 maggio del 1875, armato di informazioni sufficienti, Bristow colpì duramente l'associazione per delinquere, sequestrò gli impianti di distillazione e fece centinaia di arresti; la "catena del whisky" cessò di esistere. Anche se non fu un amico stretto del presidente, Bristow desiderò sinceramente di salvare la reputazione di Grant da uno scandalo[26]. Alla fine delle azioni contro il "Whisky Ring", nel 1876, c'erano 230 accuse, 110 sentenze e 3 milioni di dollari in entrate fiscali restituite al Dipartimento del Tesoro[27][28].

Nel 1875 Grant metterà a fianco di Bristow Edwards Pierrepont, un laureato dell'Università Yale, in qualità di "Procuratore generale". I due perseguirono con successo i membri del "Whisky Ring" ed in un breve lasso di tempo assursero alla celebrità. Pierrepont fece parte di un gruppo riformista conosciuto come "Comitato dei settanta" e riuscì a porre termine con successo alle azioni di concussione perpetrate da William M. Tweed mentre era un avvocato newyorkese nel 1870.

 
Rappresentazione del Gabinetto Grant nel 1876

La reputazione di Grant ne uscì in questo caso notevolmente rafforzata, Pierrepont però mostrò una certa indifferenza nel 1875 sulla situazione dei liberti, eludendo l'intervento federale quando i razzisti bianchi terrorizzarono i cittadini afroamericani del Mississippi per avere una vittoria elettorale democratica fraudolenta. Ogni sostituzione effettuata dal presidente dovette richiedere un qualche costo politico[29].

Quando il presidente dovette trovare un sostituto per il "Segretariato della Guerra" dopo che W. Belknap improvvisamente si dimise nel 1876 a seguito di uno scandalo, si rivolse al suo buon amico Alphonso Taft di Cincinnati. Egli servì abilmente nel proprio incarico fino a quando non si trasferì alla posizione di "Procuratore generale". Taft ridusse le spese militari e lo fece in modo che nessun contratto sarebbe stato dato ad imprese private, ad eccezione della raccomandazione degli ufficiali del posto[30].

Grant quindi nominò Taft Procuratore; fu un saggio studioso e giurista istruito a Yale e la nuova posizione gli si adattò al meglio. Durante le controverse elezioni presidenziali del 1876 tra Rutherford Hayes e Samuel Tilden, Taft e il membro della Camera James Proctor Knott ebbero molti incontri per deciderne l'esito. Il risultato dei negoziati fu l'istituzione di una "Commissione elettorale" la quale sarà approvata dal Congresso e sottoscritta dal presidente il 29 gennaio del 1877.

Essa creò un comitato bipartisan di 15 membri appositamente per eleggere il prossimo presidente. Hayes vinse con un grande elettore in più appena 2 giorni prima della cerimonia d'inaugurazione per l'insediamento presidenziale del 4 di marzo. Alphonso Taft era il padre del futuro presidente William Howard Taft.

Nel 1875, il Dipartimento degli Interni si trovò in gravi difficoltà a causa della corruzione e della manifesta incompetenza. Il risultato fu che il "Segretario degli interni" Columbus Delano, dopo essere stato accertato che intascò delle tangenti per far ottenere fraudolente sovvenzioni di terreno, si trovò costretto a dimettersi dall'ufficio il 15 ottobre del 1875[31]. Il 19 di ottobre, in uno sforzo personale di riforma, Grant nominò Zachariah Chandler il quale sarà confermato dal Senato a dicembre.

Egli andò immediatamente a lavorare sulla riforma del Dipartimento destituendo tutti i più importanti impiegati dell'ufficio brevetti; aveva scoperto che gli impiegati fittizi stavano guadagnando soldi federali senza eseguire i servizi a cui erano preposti. Chandler semplificò la procedura di domanda di brevetto e di conseguenza ne ridusse anche i costi. Per ordine del presidente licenziò tutti gli agenti corrotti presso il Bureau of Indian Affairs. Proibì inoltre la pratica degli agenti nativi americani, conosciuti come "avvocati indiani", che erano stati pagati 8 dollari al giorno più le spese per rappresentare apparentemente le loro tribù a Washington[21].

Il "Direttore delle poste" John A. J. Creswell si rivelò presto essere uno degli organizzatori più abili mai arrivati alla sua direzione. Tagliò i costi aumentando notevolmente il numero dei percorsi postali, gli impiegati e i corrieri. Introdusse la "penny post card" e lavorò in sinergia con Fish per rivedere i trattati postali. Essendo un agguerrito radicale utilizzò il vasto patrocinio dell'ufficio postale per sostenere la coalizione di Grant. Chiese l'abolizione totale del privilegio di affrancatura poiché questo riduceva le entrate del 5%; fino ad allora aveva permesso ai membri del Congresso di inviare posta a spese del governo[32].

 
Il maggiore generale Daniel Adams Butterfield

Scandali ministeriali e nuovi incarichiModifica

L'amministrazione Grant risultò essere quella gravata dal maggior numero di più alti incaricati presidenziali che si trovarono coinvolti in scandali o attività criminose dell'intera storia repubblicana.

  • Daniel Adams Butterfield, assistente al segretariato del Tesoro - (scandalo Fisk-Gould e "Venerdì nero" del 24 settembre del 1869) (forzato a dimettersi dal presidente).
  • William Adams Richardson, Segretario al Tesoro - (incidente dei contratti Sanborn del 1874) (riassegnato alla carica e nominato giudice federale).
  • George Henry Williams, Procuratore generale - (caso Pratt & Boyd del 1875) (dimesso).
  • Columbus Delano, Segretario agli Interni - (i falsi rappresentanti del 1875) (dimesso).
  • Orville Elias Babcock, "Segretario particolare" - (Venerdì Nero del 1869; "Whisky Ring" del 1875). Assolto a Saint Louis (Missouri) nel "processo sul Whisky" dalla giuria grazie alla testimonianza difensiva del presidente a suo favore.
  • John McDonald, supervisore delle entrate municipali di St. Louis - ("Whiskey Ring" del 1875). Indagato e condannato fu condotto in prigione laddove dichiarò che Grant era coinvolto nell'affare del Whisky, ma senza poter fornire alcuna prova a carico.
 
Il generale Horace Porter.

Nomine giuridicheModifica

Grant nominò quattro giudici alla Corte Suprema durante la sua presidenza; quando entrò in carica esistevano otto seggi[33]. Il Congresso aveva promulgato nel 1866 la Judicial Circuits Act che prevedeva l'eliminazione di un posto ogni volta che un giudice si fosse ritirato, per impedire alla presidenza di Andrew Johnson di nominare dei rimpiazzi[34]; in seguito approvò il Judiciary Act of 1869 in aprile, che fissò le dimensioni della Corte Suprema a nove membri[35].

Grant ebbe l'opportunità di riempire due sedi vacanti della Corte Suprema nel 1869. I suoi candidati iniziali furono:

  • Ebenezer Rockwood Hoar, scelto il 14 dicembre ma respinto dal Senato (con un voto di 24 contro 33) il 3 febbraio del 1870[36].
  • Edwin McMasters Stanton, scelto il 20 dicembre e confermato dal Senato (con un voto di 46 contro 11) il 20 dicembre, ma morì prima di poter entrare in carica[36].

In seguito presentò altri due candidati:

Entrambi erano avvocati della compagnia ferroviaria e la loro nomina condusse ad accuse contro Grant le quali insinuarono l'ipotesi che intendesse far ribaltare il caso di Hepburn contro Griswold, che era stato deciso lo stesso giorno in cui furono nominati. Quel caso, impopolare agli interessi commerciali, riteneva che il debito federale sostenuto prima del 1862 dovesse essere pagato in oro e non in banconote[37]. Tuttavia sia Strong che Bradley risultarono confermati e l'anno seguente la sentenza fu effettivamente rovesciata[38].

Grant ebbe modo di riempire altri due posti durante il suo secondo mandato. Per il primo nominò:

  • Ward Hunt, scelto il 3 dicembre del 1872 e confermato dal Senato l'11 successivo[36].

Nel maggio del 1873, il Presidente della Corte Suprema Salmon Portland Chase morì improvvisamente. Il presidente inizialmente provò ad offrire l'incarico al senatore Roscoe Conkling, che però rifiutò, così come fece anche il senatore Timothy Otis Howe[39]. Grant compì altri tre tentativi di assegnare il posto vacante:

  • George Henry Williams, scelto il 1º dicembre del 1873, ritirato l'8 gennaio 1874[36]. Il Senato ebbe un'opinione negativa nei riguardi dell'operato di Williams presso il Dipartimento di Giustizia e si rifiutò di accogliere la proposta di nomina[40].
  • Caleb Cushing, scelto il 9 gennaio del 1874, ritirato il 13 gennaio 1874[36]. Cushing era un avvocato eminente e rispettato nel suo campo, ma l'emersione della sua corrispondenza di guerra con Jefferson Davis ne condannò definitivamente la candidatura[41].
  • Morrison Remick Waite, scelto il 19 gennaio 1874 e confermato dal Senato (con un voto di 63 contro 0) il 21 successivo[36]. Waite fu un candidato incontrastato, ma nel suo tempo passato a presiedere la Corte stilò due delle decisioni (Stati Uniti contro Reese e Stati Uniti contro Cruikshank) che sfruttarono al meglio le leggi dell'Era della Ricostruzione per la protezione degli afroamericani[39].
 
Ritratto ufficiale del presidente
 
Il Landò presidenziale allo Studebaker National Museum
 
Pubblicità del "tabacco Grant" (1874 circa)
 
La bandiera degli Stati Uniti d'America a 38 stelle adottata dopo l'ingresso del Colorado nell'Unione nel 1876.
Nome Seggio Stato Inizio servizio
attivo
Termine servizio
attivo
Joseph P. Bradley 10° New Jersey 21 marzo 1870 22 gennaio 1892
Ward Hunt New York 11 dicembre 1872 27 gennaio 1882
William Strong Pennsylvania 18 febbraio 1870 14 dicembre 1880
Morrison Remick Waite Presidente Connecticut 21 gennaio 1874 23 marzo 1888

Sceglierà anche 10 giudici per le Corti federali circoscrizionali:

Nome Circuito Inizio servizio
attivo
Termine servizio
attivo
Hugh Lennox Bond 13 luglio 1870 24 ottobre 1893[42]
John Forrest Dillon 22 dicembre 1869 1º settembre 1879
Thomas Drummond 22 dicembre 1869 18 luglio 1884
Halmer Hull Emmons 17 gennaio 1870 14 maggio 1877
Alexander Smith Johnson 15 dicembre 1875 26 gennaio 1878
William McKennan 22 dicembre 1869 3 gennaio 1891
Lorenzo Sawyer 10 gennaio 1870 7 settembre 1891[43]
George Foster Shepley 22 dicembre 1869 20 luglio 1878
Lewis Bartholomew Woodruff 22 dicembre 1869 10 settembre 1875
William Burnham Woods 22 dicembre 1869 23 dicembre 1880

Nominò infine 32 giudici per le corti distrettuali (di cui uno rigettato) e 2 per la Corte di cassazione:

Nome Corte Inizio servizio
attivo
Termine servizio
attivo
Edward Coke Billings   Louisiana Orientale 10 febbraio 1876 1º dicembre 1893
Henry Williams Blodgett   Illinois Settentrionale 11 gennaio 1870 5 dicembre 1892
Edward Green Bradford   Delaware 12 dicembre 1871 16 gennaio 1884
Henry Billings Brown   Michigan Orientale 19 marzo 1875 30 dicembre 1890
John Bruce   Alabama Meridionale
Alabama Settentrionale
Alabama Centrale
27 febbraio 1875 1º gennaio 1901[44]
1º ottobre 1901
-
Robert Paine Dick   Carolina del Nord Occidentale 7 giugno 1872 6 luglio 1898
Charles E. Dyer   Wisconsin Orientale 10 febbraio 1875 18 maggio 1888
Cassius Gaius Foster   Kansas 10 marzo 1874 28 febbraio 1899
Walter Quintin Gresham   Indiana 1º settembre 1869[45] 9 aprile 1883
Moses Hallett   Colorado 12 gennaio 1877 7 aprile 1906
Edgar Winters Hillyer   Nevada 21 dicembre 1869 10 maggio 1882
James Campbell Hopkins   Wisconsin Occidentale 9 luglio 1870 3 settembre 1877
James Henry Howe   Wisconsin Orientale 11 dicembre 1873 1º gennaio 1875
Robert William Hughes   Virginia Orientale 14 gennaio 1874 22 febbraio 1898
David Campbell Humphreys   Distretto di Columbia 13 maggio 1870 2 luglio 1879
Winthrop Welles Ketcham   Pennsylvania Occidentale 26 giugno 1876 6 dicembre 1879
John Power Knowles   Rhode Island 9 ottobre 1869[46] 21 marzo 188
James William Locke   Florida Meridionale 1º febbraio 1872 4 luglio 1912
John Wesley Longyear   Michigan Orientale 18 febbraio 1870 10 marzo 1875
Arthur MacArthur Sr.   Distretto di Columbia 15 luglio 1870 1º aprile 1887
John McKinney   Florida Meridionale 8 novembre 1870[47] 12 ottobre 1871
Amos Morrill   Texas Orientale 5 febbraio 1872 18 ottobre 1883
John Thompson Nixon   New Jersey 28 aprile 1870 28 settembre 1889
Isaac Charles Parker   Arkansas Occidentale 19 marzo 1875 17 novembre 1896
Alexander Rives   Virginia Occidentale 6 febbraio 1871 1º agosto 1882
Thomas B. Settle   Florida Settentrionale 30 gennaio 1877 1º dicembre 1888
Nathaniel Shipman   Connecticut 16 aprile 1873[48] 22 marzo 1892
William Story   Arkansas Occidentale 3 marzo 1871 17 giugno 1874
Philip Bergen Swing   Ohio Meridionale 30 marzo 1871 31 ottobre 1882
William James Wallace   New York Settentrionale 7 aprile 1874 25 aprile 1882
Martin Welker   Ohio Settentrionale 25 novembre 1873[48] 1º giugno 1889
Joel C. C. Winch   Texas Orientale 11 ottobre 1870[49] 3 marzo 1871
Nome Inizio servizio
attivo
Termine servizio
attivo
Charles Daniel Drake 1870 1885
William Adams Richardson 1874 1896
 
Gli Stati Uniti nel 1876, dopo l'ammissione del Colorado.

Nuove agenzie federaliModifica

  • 1870: dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America.
  • 1870: ufficio del "Solicitor General".
  • 1870: "National Weather Service".
  • 1871: "United States Civil Service Commission". Gli stanziamenti congressuali giunsero a scadenza nel 1873, comunque la Commissione continuò lo stesso a funzionare. La Pendleton Civil Service Reform Act rinnoverà gli stanziamenti nel 1883 e rafforzò il potere federale e la portata della Commissione. Amos T. Akerman stabilì che si trattasse di un ufficio costituzionale fintanto che lo scopo fosse stato quello di aumentare il potere del governo attraverso lavoratori qualificati di più alto livello e conseguentemente anche per migliorarne l'efficienza complessiva[50]. Sentenziò invece che la suddetta non avesse il potere costituzionale per interrompere o impedire le nomine[50].
  • 1871: "Army Weather Bureau", divenuto il seguito l'ufficio del Chirurgo generale degli Stati Uniti.

VetiModifica

Grant porrà il veto su legiferazioni congressuali più di qualsiasi altro suo predecessore con 93 veti durante il 41º e il 44º Congresso; 45 furono veti regolari, mentre 48 saranno dei "Pocket veto". Ebbe 4 risoluzioni eluse o fatte annullare in parte o del tutto dal Congresso[51].

Nuovi Stati ammessi nell'UnioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Regioni degli Stati Uniti d'America e Suddivisioni degli Stati Uniti d'America.
 
Interno della Casa Bianca (Old Green Room) facente funzioni di studio presidenziale (anni 1870).

Primo mandatoModifica

Modifiche al Tenure of Office ActModifica

Nel marzo del 1869 il presidente rese noto che desiderava abrogare la Tenure of Office Act affermano che "era un passo avanti verso una rivoluzione all'interno del nostro sistema liberale". Promulgata due anni prima era stata sponsorizzata dai Radical nell'intento di frenare il potere della presidenza di Andrew Johnson nella scelta degli addetti alla pubblica amministrazione federale; la legge, assai controversa, sarà invocata durante il procedimento d'Impeachment contro Andrew Johnson nel 1868[52].

Il 5 marzo del 1869 verrà presentato un disegno di legge per far abrogare l'Atto, ma il senatore Charles Sumner vi si oppose non essendo disposto a dare a Grant mano libera nelle nomine. Al fine di rafforzare la sua posizione il presidente si rifiutò allora di introdurre altre cariche, ad eccezione del riempimento dei posti vacanti, fino a quando la legge non fosse stata annullata; i candidati politici allora si mossero in direzione del Congresso influenzandolo nella decisione di sospenderla[53].

Sotto la forte pressione nazionale verso un'ampia riforma governativa venne raggiunto un compromesso e fu approvata una nuova legge la quale permise al presidente di avere nelle sue mani il completo controllo sull'eventuale rimozione di esponenti della propria amministrazione, ma gl'incarichi governativi avrebbero avuto bisogno dell'approvazione congressuale entro un periodo di 30 giorni. Grant, non desiderando che il Partito si dividesse sulla questione approvò la proposta; in seguito ricevette critiche per non essere riuscito ad ottenerne la completa abrogazione; la misura, altamente impopolare, sarà totalmente eliminata dalla presidenza di Grover Cleveland nel 1887[54].

Grant fu criticato per aver nominato molti membri del suo ristretto circolo familiare, non considerati idonei ad assumere posizioni pubbliche altamente qualificate, una pratica conosciuta come nepotismo.

Il presidente e Sumner furono spesso in conflitto tra di loro in materia di affari esteri e di patrocinio politico; il senatore perseguì la sua politica estera e detestò la pratica nepotistica attuata da Grant nel mettere ai maggiori posti di comando parenti e amici. La storica Mary L. Hinsdale ha descritto l'amministrazione Grant come "una serie straordinaria di allontanamenti dal corso normativo civile normale" e una "regola militare" in stretta connessione con un gruppo selezionato di senatori repubblicani[55].

Ricostruzione e diritti umani e civiliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896).

Durante la Ricostruzione i "Freedmen" (gli ex schiavi liberati) furono per la prima volta eletti al Congresso e divennero attivi nella politica statale; in 14 saranno scelti al Senato. In ambito statale poterono diventare governatori o segretari di Stato. Essi formarono la base votante del Partito Repubblicano insieme ad alcuni bianchi locali detti Scalawags e ai nuovi sopraggiunti dal Nord (chiamati Carpetbaggers). La maggior parte dei bianchi sudisti vi si opposero ed assunsero il nome di conservatori o "Redeemers"[56][57].

Grant assunse ripetutamente un forte ruolo negli affari interni degli Stati; il 24 dicembre del 1869 ad esempio stabilì il regolamento federale militare nella Georgia e ripristinò i legislatori neri che erano stai espulsi dal parlamento statale[58]. La maggior parte degli storici del XXI secolo considera amaramente che la Ricostruzione si concluse con un completo fallimento e che il Nord alla fine rinunziò alla protezione dei diritti civili degli afroamericani. Tuttavia Mark Summers nel 2014 ha sostenuto che

«"se vediamo lo scopo della ricostruzione come quello di assicurare che i principali obiettivi della guerra fossero raggiunti, di un'Unione che tornò ad essere unita per sempre, di un Nord e di un Sud in grado di lavorare insieme, dell'estirpazione della schiavitù e delle rivalità di fazione, del timore di scoraggiare troppo gli appelli alla sovranità statale attraverso l'impiego sostenuto delle forze armate, allora la ricostruzione sembra sia stata, a questo proposito, un successo durevole ma incompreso"[59]

XV emendamentoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: XV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America e Segregazione razziale negli Stati Uniti d'America.

Secondo il biografo William S. McFeely Grant e molti del Nord credettero che la guerra civile avesse esteso la democrazia ai liberati afroamericani[60]. Il presidente s'impegnò molto per garantire la ratifica dell'attuale XV emendamento, approvato dal Congresso e inviato agli Stati per la ratifica durante gli ultimi giorni della presidenza di Andrew Johnson[61]; esso avrebbe impedito ai governi federali e statali di negare ad un cittadino il proprio legittimo diritto di voto sulla base della "razza", del colore della pelle umana o della precedente condizione di schiavitù[62].

Il 3 febbraio del 1870 l'emendamento raggiunse il numero necessario di ratifiche statali (27) e venne pertanto acquisito dalla Costituzione statunitense[62]. Grant acclarò il provvedimento come "una misura dall'importanza più elevata rispetto ad ogni altro Atto del genere a partire dalla fondazione del nostro libero governo fino al tempo presente"[63]. Molti del Sud però però furono ben determinati nel far sì che il suffragio dei maschi afroamericani adulti rimanesse nei fatti quasi del tutto inapplicabile[60].

 
Stemma del Dipartimento di Giustizia statunitense istituito dal presidente Grant.

Dipartimento di GiustiziaModifica

Il 22 giugno del 1870 Grant ratifico la legge già approvata dal Congresso la quale creò il Dipartimento di Giustizia e che doveva aiutare l'ufficio dell'avvocatura generale; il presidente designò A. Akerman come nuovo Procuratore generale al posto di E. R. Hoar e B. H. Bristow come primo "Solicitor generale" d'America.

I due utilizzarono il "Dipartimento" per perseguire vigorosamente i membri del Ku Klux Klan per tutta la prima metà degli anni 1870; nel corso del primo mandato di Grant si avvieranno 1.000 procedimenti d'accuse contro i membri del Klan, con oltre 550 sentenze di colpevolezza. Durante il solo 1871 vi saranno 3.000 accuse e 600 condanne, ma la maggioranza delle quali riguardarono pene detentive minori per affiliati di poco conto laddove invece quelli che risultarono essere i capi della società segreta rimarranno imprigionati fino a 5 anni nel penitenziario federale di Albany (New York)[64].

Il risultato immediato fu una decisiva diminuzione della violenza generale e del linciaggio negli Stati Uniti d'America in particolare. Akerman diede il credito dovuto al presidente facendo osservare ad un amico che nessuno allora era più forte o migliore di lui nella ferma decisione di perseguire i terroristi[65]. Il successore di Akerman a partire dal dicembre del 1871, G. H. Williams, continuò a dare la caccia agli affiliati al Klan per tutto il 1872 e fino alla primavera del 1873 all'epoca del secondo mandato di Grant[66].

La clemenza e la moratoria promosse da Williams sui processi al Klan furono dovute in parte al fatto che il "Dipartimento", dopo essere stato inondato di casi indignati inerenti violazioni alla legge e attentati, non si trovò ad avere la manodopera necessaria effettiva per far proseguir tutte le azioni giudiziarie avviate[66].

Naturalization Act del 1870Modifica

Il 14 luglio del 1870 Grant controfirmerà - facendo passare la proposta in legge - la Naturalization Act of 1870 che consentirà a tutte le persone di origini africane di diventare a pieno titolo cittadini degli Stati Uniti. Questo Atto rivide una disposizione precedente, la Naturalization Act of 1790 la quale consentiva solo alle persone bianche e "di buon carattere morale" a diventare cittadini della neonata repubblica. La legge perseguì inoltre anche le persone che utilizzarono nomi fittizi, che rilasciarono false dichiarazioni o identità di individui deceduti durante la richiesta di cittadinanza[67].

Force Acts del 1870 e 1871Modifica

Per rafforzare l'esecuzione del XV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America il Congresso approvò un Atto che garantì la protezione del legittimo diritto di voto per gli afroamericani. Grant firmò il disegno di legge, noto come Enforcement Act of 1870, il 31 di maggio; questa legge fu progettata apertamente per trattenere i cosiddetti "Redeemers" dell'attaccare o minacciare gli ex schiavi. L'Atto imporrà severe sanzioni nei confronti di tutte quelle persone che utilizzarono intimidazioni, corruzione o aggressioni fisiche per impedire ai cittadini di votare e di indire comitati elettorali come espressamente prescritto dalla giurisdizione federale[68].

Il 31 gennaio del 1871 il presidente presentò una relazione sugli atti violenti compiuti dal Klan nei territori sudisti; il 20 di marzo dichiarò ad un'assemblea riluttante che per la grave situazione presente nel Sud risultasse essere necessaria una legislazione federale atta "ad assicurare la vita, la libertà, la proprietà e l'applicazione delle leggi ugualmente in tutte le regioni della nazione". Il presidente dichiarò inoltre che il servizio postale e la raccolta delle entrate si trovavano in pericolo per colpa delle aggressioni terroristiche perpetrate[69].

 
Benjamin Butler redasse la versione iniziale della 3ª Enforcement Bill, la futura Civil Rights Act (1871).

Dopo aver esaminato con estrema attenzione il caso l'assemblea congressuale approvò la First Enforcement Act of 1871, seguita di lì a poco dalla Civil Rights Act (1871) per facilitare la prosecuzione delle attività anti-Klan. Quest'ultima legge, conosciuta come "KKK Act" e scritta dal membro della Camera Benjamin Butler, sarà approvata e promulgata dall'assemblea con l'intento di dedicasi specificamente alle unità locali del Klan.

Benché sensibile alle accuse di voler istituire una dittatura militare Grant firmò e convertì la proposta in legge il 20 di aprile, dopo essere stato convinto dal "Segretario al Tesoro" Boutwell che essa risultava giustificata dalla protezione federale da garantire ai neri, citando tutta una serie di atrocità documentate nei loro confronti[70][71].

Questa legislazione permise al presidente di sospendere l'"habeas corpus" nei riguardi delle associazioni e gruppi armati e dagli atti cospiratori del Klan; la legge autorizzò a porre in stato immediato d'arresto chiunque compisse azioni vessatorie, sequestri e danneggiamenti notturni protetti da maschere o travestimenti. Le pratiche d'azione del Klan vennero pertanto definite crimini e atti di ribellione contro l'autorità federale[72][73].

Il KKK consistette di associazioni segrete su base locale formatesi per opporsi violentemente alla democrazia repubblicana durante gran parte dell'Era della Ricostruzione; non vi fu in questo scorcio di tempo un'organizzazione a cui si potesse far riferimento al di sopra del livello localistico. Indossando cappucci bianchi per nascondere la propria identità gli affiliati al Klan attaccarono e minacciarono pesantemente i repubblicani del Sud.

Esso fu relativamente forte soprattutto nella Carolina del Sud tra il 1868 e il 1870; il governatore della Carolina del Sud Robert Kingston Scott, che era rimasto invischiato in tutta una serie di accuse di corruzione, non esitò nel permettere al Klan di assumere il potere effettivo del territorio[74]. Grant, indignato per le loro tattiche violente, ordinò al KKK di disperdersi dal Sud Carolina giungendo fino al punto di farla occupare dalle truppe e rimetterla sotto l'autorità delle Enforcement Acts il 12 ottobre del 1871. Il 17 ottobre, non avendo ottenuto alcuna risposta che fosse minimamente soddisfacente emise l'Atto di sospensione dell'"habeas corpus" in tutte le sue 9 contee[68].

Le truppe federali statali diedero così il via a una caccia serrata; coloro che vennero catturati subiranno pesanti condanne, comminate da Akermann e Bristow. Col Klan praticamente distrutto iniziarono però ad emergere al suo posto altri gruppi di suprematisti del potere bianco come la "White League" e le "Red Shirts"[68].

Amnesty Act del 1872Modifica

La Virginia venne riunificato alla federazione il 26 gennaio del 1870, il Mississippi il 23 di febbraio, il Texas il 30 di marzo; la Georgia fu l'ultimo degli ex membri degli Stati Confederati d'America ad essere ricondotto nell'Unione il 15 di luglio. Il Congresso fece disporre i posti per i rappresentanti degli 3 rimanenti Stati secessionisti; almeno tecnicamente gli Stati Uniti d'America ritornarono una nazione unita, pronta a diventare un paese d'importanza mondiale.

Al fine di alleviare le tensioni il presidente firmò l'"Amnesty Act" il 23 maggio del 1872, che concesse l'amnistia a tutti gli ex ribelli. Questo Atto consentì alla maggior parte dei leader secessionisti - i quali prima dello scoppio del conflitto avevano compiuto il giuramento solenne volto alla difesa della Costituzione degli Stati Uniti d'America - di poter partecipare alle elezioni per gli incarichi pubblici. Solo 500 irriducibili rimasero "non perdonati" e pertanto non venne loro consentito di riottenere le proprie cariche[75].

Riduzione del bullismo razzista a West PointModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Razzismo negli Stati Uniti d'America.

Mentre Grant avrebbe sostenuto che gli afroamericani avessero tutto il diritto di entrare a far parte della United States Military Academy inizialmente fallì nel suo obiettivo tra il 1870 e il 1871, quando non riuscì a proteggere il primo cadetto nero dell'Accademia - James Webster Smith[76] - dal bullismo razzista dei suoi commilitoni. Il fatto venne aggravato anche dal fatto che questa mancanza di protezione fu influenzata dal figlio del presidente Frederick Dent Grant il quale partecipò direttamente alle umiliazioni inflitte a Smith[77].

 
Henry Ossian Flipper, primo afroamericano a laurearsi alla United States Military Academy nel 1877.

Il maggiore generale Thomas Howard Ruger tuttavia sarà nominato sovrintendente nel 1871 per dare il via ad una vasta opera riformatrice; ridurrà significativamente la quantità dei bulli entro il 1873 sforzandosi di sradicare la pratica che considerò sempre come esecrabile e da screditare in quanto sommamente vergognosa[78]. Nel 1871 altri afroamericani seguirono l'esempio di Smith facendo il loro ingresso a West Point e Henry Ossian Flipper, ammesso nel 1873, diverrà il 1° nero a laurearsi nell'Accademia 4 anni dopo[79].

Nel 1874 invece Smith si trovò costretto ad abbandonare per aver fallito un test privato non convenzionale, del tutto a dispetto della pratica tradizionale di West Point, amministrato dal professor Peter S. Michie[80]: Smith otterrà infine la piena riabilitazione e la carica di ufficiale comandante che gli sarebbe aspettata di diritto nel 1997, 123 anni dopo, in una cerimonia celebrativa voluta dal presidente Bill Clinton[81].

Poligamia nel territorio dello UtahModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni.

Nel 1862, in piena guerra di secessione americana, l'allora presidente Abraham Lincoln firmo la Morrill Anti-Bigamy Act che bandì la poligamia in tutti i territori statunitensi. I mormoni che la praticavano nel territorio dello Utah per la maggior parte resistettero alla nuova legislazione imposta dal governatore territoriale[82]. Nel corso della campagna elettorale del 1868 Grant menzionò il fatto che avrebbe fatto rigorosamente applicare la normativa.

Le tensioni cominciarono già nel 1870 quando i fedeli alla Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni di Ogden (Utah) iniziarono ad armarsi e a praticare esercitazioni militari[83]. Il 4 luglio del 1871, giorno dell'Indipendenza (Stati Uniti d'America), la milizia mormone di Salt Lake City fu sul punto di scontrarsi apertamente contro le truppe territoriali; riuscì tuttavia a prevalere il buon senso e il previsto scoppio di violenza poté così venire scongiurato[84].

Grant però, credendo che lo Utah si trovasse in una situazione di aperta ribellione, fu determinato nel far arrestare tutti coloro che praticassero la poligamia che era stata ufficialmente bandita[85]. Ne mese di ottobre centinaia di mormoni furono vittime di diffuse aggressioni da parte dei soldati, messi in campi di prigionia, arrestati e processati; i verdetti di condanna poterono ammontare a 500 dollari di multa e 3 anni di carcere ai lavori forzati[86].

 
Il leader della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni Brigham Young sarà messo in stato d'arresto nel novembre del 1871 con l'accusa di violazione della legge contro la poligamia.

Il 20 di novembre il leader mormone Brigham Young, gravemente ammalato, venne accusato di poligamia. L'avvocato difensore dichiarò che il proprio assistito non aveva alcuna intenzione di sottrarsi al giudizio della corte; altre persone del suo stesso gruppo saranno accusate di omicidio o tentato omicidio nei confronti degli altri coloni bianchi in quello che fu un vero e proprio "giro di vite"[87].

La legge si rivelò comunque assai difficile da applicare poiché, per stabilire un verdetto di colpevolezza, risultò necessario acquisire la prova dell'avvenuto matrimonio inficiato da bigamia[88]. Il 4 di dicembre Grant affermò che i poligami dello Utah costituivano "un avanzo della barbarie, ripugnanti per la civiltà e le leggi statunitensi"[89].

 
Anthony Comstock, propugnatore della Comstock Act attraverso la quale cercò di mettere al bando i "cattivi libri" che inducevano alla corruzione morale ed ogni opuscolo informativo sulla contraccezione.

Comstock ActModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Movimento per il controllo delle nascite negli Stati Uniti d'America.

Nel marzo del 1873 i "moralisti anti-oscenità" guidati da Anthony Comstock dell'YMCA riuscirono con facilità ad assicurarsi il passaggio della Comstock Act la quale rese un crimine federale punibile con il carcere inviare per posta "qualsiasi materiale per uso indecente o immorale". Grant ratificò la disposizione dopo essersi assicurato che lo stesso Comstock si sarebbe impegnato per farla applicare; questi, continuando a prestare servizio in qualità di agente speciale dell'ufficio postale (nominato direttamente dalla segreteria della Direttore generale delle poste James Cresswell[90].

Comstock poté quindi a perseguitare tutto ciò che considerava pornografia, fece mettere in galera tutti coloro che avevano procurato aborti clandestini, proibì categoricamente il nudo artistico, vietò l'invio di qualsiasi informazione sulla contraccezione ed infine cercò pure di mettere al bando quelli che secondo il proprio personale giudizio avrebbero dovuto essere dei "cattivi libri" che inducevano alla corruzione morale[91].

Primo movimento delle suffragetteModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Femminismo negli Stati Uniti d'America.

Durante la presidenza Grant la prima ondata femminista inizialmente guidata da Susan Anthony e da Elizabeth Cady Stanton a favore del suffragio femminile cominciò a guadagnarsi l'attenzione nazionale. Anthony fece gruppo di pressione per far ottenere alle donne il diritto di voto, l'uguaglianza nella retribuzione di genere e la protezione della proprietà privata per le coniugate che risiedevano a Washington[92] (per i particolari vedi la storia del femminismo).

 
Nel 1872 Grant firmerà la Legge Arnell, di cui fu coautrice la suffragetta Belva Ann Bennett Lockwood, che diede il diritto alla piena retribuzione per le donne coinvolte in incarichi all'interno degli uffici federali (la prima del suo genere nella storia del Femminismo negli Stati Uniti d'America.

Nell'aprile del 1869 il presidente convertì in legge la protezione della proprietà delle donne sposate dagli eventuali debiti contratti dai loro mariti e la possibilità per le donne di citare qualcuno in giudizio nella capitale federale[93]. Nel marzo dell'anno seguente il membro della Camera dei rappresentanti Samuel Mayes Arnell introdusse la proposta di un disegno di legge - la cui coautrice fu la suffragetta Belva Ann Bennett Lockwood - che avrebbe permesso alle donne lavotrici federali di ricevere una retribuzione paritaria a quella degli uomini per pari lavoro espresso[94].

Due anni dopo Grant firmo una versione modificata dal Senato della Legge Arnell[94]; essa richiese che tutti gli impiegati federali fossero pagati con uno stipendio pienamente indennizzato, tuttavia le impiegate femminili nei livelli più bassi della gerarchia lavorativa ne rimasero esentate[95]; la disposizione contribuì a far aumentare i salari delle impiegate dal 4 al 20% nel corso degli anni 1870. Ma nonostante ciò la cultura della raccomandazione e del patriarcato continuò sostanzialmente immodificata[95].

I repubblicani, che ebbero bisogno dell'apporto attivo delle donne per la 2ª campagna di Grant nelle Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1872, aggiunsero alla loro piattaforma programmatica anche una discussione aperta sui diritti delle donne.

 
Medaglia della pace assegnata dall'amministrazione Grant del 1871 (United States of America Let Us Have Peace Liberty Justice and Equality).

Politica pacificatrice nei confronti dei Nativi americaniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Nativi americani degli Stati Uniti d'America.

Lo slogan della campagna repubblicana nelle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1868 fu "Let us have peace"; esso definì la politica grantiana di Ricostruzione del Sud ed aprì una nuova era nei rapporti con le tribù indiane del West. In uno dei suoi discorsi più famosi il presidente ebbe a dichiarare:

«"la costruzione di percorsi ferroviari e l'accesso a queste regioni agricole e minerarie del paese sta rapidamente portando gli insediamenti civili a contatto con tutte le tribù degli indiani. Non importa su che cosa dovrebbero essere fondati idealmente i rapporti tra questi insediamenti e gli aborigeni, il fatto è che non si accordano insieme, e l'uno o l'altro deve lasciare alla fine il posto all'avversario.

Un sistema che sembra voler praticare la via dell'estinzione di una razza è troppo abominevole per una nazione che indulga in una simile idea per non subire la giusta ira di tutto il cristianesimo e per generare nel cittadino comune un disappunto per la vita umana e i diritti degli altri, considerati pericolosi per la società. Non vedo alcun rimedio a questa situazione, salvo quello di mettere tutti gli indiani in grandi riserve... e fornendo loro una protezione assoluta[96]".»

L'obiettivo primario della sua "politica pacificatrice" fu quello di ridurre al minimo il conflitto militare con i "pellerossa", in attesa "di una modifica di atteggiamento nei loro confronti che tenda alla loro civilizzazione prima e come risultato ultimo all'assunzione della piena cittadinanza". Gli indiani avrebbero così dovuto rimanere confinati nelle riserve dove avrebbero usufruito di sovvenzioni governative oltre a ricevere un'adeguata formazione educativa e morale, sotto la supervisione "benevola" dei volontari delle diverse confessioni cristiane[97].

Gli indiani non furono pertanto più autorizzati ad intraprendere scorrerie o ad inviare contingenti armati al di fuori delle riserve indiane opportunamente allestite per loro; il compito assunto dall'esercito fu quello di forzarli in ciò. L'obiettivo sarebbe stato l'assimilazione degli indiani all'interno della società americana; qualsiasi indiano avrebbe potuto in ogni momento lasciare la riserva per aderire alla più ampia società statunitense e così facendo avere la piena cittadinanza. Gli indiani rimasti nelle riserve poterono accedere alla cittadinanza solo nel 1924[98].

La politica federale dell'amministrazione costituì una forte inversione di rotta nei confronti dei nativi americani: "le guerre di sterminio sono demoralizzanti e intrinsecamente malvagie", affermò davanti al Congresso riunito per l'occasione nel corso del proprio 2° discorso inaugurale nel 1873. Il presidente intensificò, sebbene non sempre riuscendo ad ottenere il successo sperato, il progetto di preservazione delle terre appartenenti a tutti gli effetti agli indigeni di fronte all'irresistibile avanzata dei pionieri[99].

 
Il generale Ely Parker, assistente di guerra di Grant, diventerà il primo nativo americano ad essere nominato commissario del Bureau of Indian Affairs. Manterrà il proprio ufficio dal 1869 al 1871.

Le forze economiche che spinsero in direzione di una penetrazione sempre più massiccia condussero a svariati conflitti tra nativi, coloni e militari; i primi si trovarono pertanto nella stragrande maggioranza dei casi ad essere costretti a sopravvivere in riserva[100]. Nel 1869 il presidente nominò Ely Parker, appartenente alla Nazione Seneca nonché suo ex collaboratore durante la guerra civile, come primo commissario per gli affari indiani (il Bureau of Indian Affairs); nel corso del primo anno in cui Parker rimase in carica il numero di conflitti contro gli indigeni scese del 43% passando da 101 a 58[101].

 
Nuvola Rossa fece visita a Grant nel maggio del 1870 e sarà invitato alla Casa Bianca.

Il capo degli Oglala Sioux Nuvola Rossa volle incontrare personalmente Grant dopo aver appreso della nomina di Parker; egli, assieme al capo dei Brulé Lakota Coda Chiazzata, giunse a Washington in treno ed ebbe un colloquio con Parker e lo stesso presidente nel 1870. Grant non dimostrò mai di avere alcuna animosità personale contro i nativi ed anzi li trattò con estrema dignità; durante l'incontro avvenuto il 7 di maggio presso la Casa Bianca i due dignitari indiani furono invitati a cena e ad un intrattenimento del tutto simile a quello ricevuto dal principe britannico Arturo, duca di Connaught e Strathearn l'anno precedente[102].

Il giorno dopo, alla loro seconda riunione, Nuvola Rossa informò Grant che i bianchi avevano violato e loro terre e che il suo popolo aveva bisogno di cibo e vestiti. Ma nonostante la preoccupazione dimostrata nei riguardi dei nativi il presidente non esitò ad ordinare a tutti i generali del West di "tenere gli intrusi fuori dai centri urbani, utilizzando anche la forza militare se necessario". Per prevenire future ostilità Grant attuò un gruppo di pressione per realizzare un trattato soddisfacente che potesse risultare soddisfacente per entrambe le parti; firmò la Indians Appropriations Act of 1870–1871[102].

Questo Atto concluse la politica governativa di colloquio trattando le tribù native come nazioni sovrane e indipendenti; in seguito i nativi sarebbero stati trattati solo come individui sottoposti a custodia e tutela da parte della giurisdizione dello Stato di nascita e le politiche indiane sarebbero state regolate da statuti fatti approvare appositamente dall'assemblea congressuale[103].

Secondo lo studioso David Sim (2008) gli storici hanno discusso le questione del "paternalismo" e del colonialismo, ma hanno glossato sul significato delle contingenze, delle incongruenze e della concorrenza politica coinvolte nelle forgiatura di una politica federale sostanziale; egli ha esaminato la "politica pacificatrice" grantiana non mancando di sottolinearne l'incongruenza sia nella sua formulazione che nell'attuazione pratica[104].

Mentre l'amministrazione presidenziale si concentrò per lo più sugli obiettivi ben significativi ma limitati di mettere "uomini buoni" in posizioni d'influenza e di convincere i nativi americani degli Stati Uniti d'America della loro dipendenza fondamentale nei confronti del governo, i tentativi di creare un "nuovo inizio" nei rapporti reciproci furono caratterizzati da conflitti e disaccordi. Secondo Sim la creazione quantomeno confusa di ciò che è diventato noto come la "peace policy" darà molta importanza agli atteggiamenti variegati e divergenti che gli americani ebbero verso il consolidamento del loro impero ad Ovest (negli Stati Uniti d'America occidentali) subito dopo la guerra civile[105].

 
Il territorio del Montana, tratteggiato in blu.

Il 10 aprile del 1869 venne creato il "Consiglio dei commissari indiani". Grant nominò membri volontari che erano "eminenti per la loro intelligenza e filantropia"; una commissione precedente era già stata istituita della presidenza di Andrew Johnson nel 1868. Il Consiglio di amministrazione ricevette un ampio potere di supervisione nei riguardi del "Bureau of Indian Affairs" e nell'opera di "civilizzazione" degli indigeni nativi. A seguito del "massacro di Marias" compiuto il 23 gennaio del 1870 nel territorio del Montana, quando il maggiore Eugene M. Baker fece ammazzare 173 Piedi Neri (soprattutto donne e bambini indifesi) Grant sembro determinato a suddividere i nativi facenti capo alle Commissioni di controllo sotto la direzione delle diverse confessioni cristiane[106][107].

Nel 1872 73 agenzie indiane furono così divise per confessione religiosa. Una politica fondamentale fu quella di metter le riserve occidentali sotto il controllo religioso; l'attuazione di tale politica coinvolse l'assegnazione delle riserve indiane alle organizzazioni confessionali nella loro qualità di "settori religiosi esclusivi". Delle 73 agenzie assegnate il metodismo ne ricevette 14; il quaccherismo 10; il presbiterianesimo 9; la Chiesa episcopale degli Stati Uniti d'America 8; la Chiesa cattolica negli Stati Uniti d'America 7; i quaccheri "Hicksite" 6; il battismo 5; la Chiesa riformata olandese 5; la Chiesa congregazionalista 3; altri cristiani 2; l'unitarianismo 2; l'"American Board of Commissioners for Foreign Missions" 1 e il luteranesimo 1[108].

La distribuzione così fatta creò un'immediata atmosfera d'insoddisfazione tra molti altri gruppi i quali accusarono di essere stati scoraggiati o trascurati. I criteri selettivi rimasero quantomeno inficiati da un'estrema vaghezza e alcuni critici non mancarono di far notare che questa cosiddetta politica della pace in realtà violava la libertà religiosa (assunto costituzionale fondante) dei popoli nativi. Tra i cattolici quest'insoddisfazione portò alla creazione nel 1874 del "Bureau of Catholic Indian Missions"[109].

La politica pacificatrice grantiana rimarrà in vigore fino al 1881 quando la presidenza di Chester Arthur accolse le proteste delle organizzazioni religiose i cui missionari erano stati fatti rimuovere da quelle riserve nelle quali non erano stati assegnati[110]. I quaccheri e il clero di matrice protestante controllò prevalentemente la maggior parte dei territori indiani delle pianure centrali e meridionali del territorio indiano, mentre tutti gli altri territori circostanti rimasero sotto il controllo degli ufficiali militari nominati dal governo[111].

Sviluppi e valutazioni storicheModifica

La reazione congressuale ufficiale alla disfatta del 7th Cavalry Regiment comandato da George Armstrong Custer nella battaglia del Little Bighorn avvenuta nel 1876 sarà di shock ed estremo sgomento, rappresentando il palese fallimento della politica della pace presideniale. Grant accusò direttamente Custer per la sconfitta affermando che il sacrificio delle truppe non era in realtà necessario[112]. La misura dell'appropriazione indiretta degli stanziamenti indiani da parte dei coloni a partire da agosto segnò la fine definitiva della politica conciliatoria presidenziale. Ai Sioux fu proposta l'opzione di scegliere tra la vendita delle proprie terre nelle Colline Nere tramite contanti o ricevendo regalie costituite da cibo e altri prodotti suppletivi[113].

Lo storico Robert M. Utley (1984) ha sostenuto che Grant, in quanto pragmatista, non vide alcuna incongruenza nel dividere i nativi tra la dominazione dei leader religiosi da una parte e degli ufficiali militari dall'altra, aggiungendo che la sua "Quaker Policy" - seppur avendo buone intenzioni - non risolse affatto il vero dilemma dato dalle incomprensioni tra "le motivazioni, i fini e le modalità di pensiero" tra le due culture così radicalmente distanti. Queste incongruenze risulteranno essere ancora maggiormente evidenti con la rottura dei negoziati di pace tra l'United States Army e i leader tribali dei Modoc dell'Oklahoma nel corso della guerra modoc tra il 1872 e il 1873[106].

Nel 1871 la politica di pace del presidente, impegnata e coordinata dal brigadiere generale George Stoneman nell'Arizona, richiese agli Apache l'accettazione di essere inseriti nelle riserve, dove avrebbero ricevuto forniture e istruzione agricola. Alcuni indiani però scapparono e talvolta colpirono i coloni bianchi; in un'aggressione, che si credette essere stata condotta da guerrieri Apache, un gran numero di coloni e di corrieri postali rimasero uccisi nei pressi di Tucson[114].

 
Camp Grant in una foto del 1870

I cittadini risposero con quello che divenne noto col nome di massacro di Camp Grant, ove 500 Apache vivevano nelle vicinanze di Dudleyville. Inferociti gli abitanti di Tucson assoldarono 92 "Tohono O’odham", 42 messicani e 6 bianchi per vendicarsi dell'affronto subito; quando la spedizione raggiunse "Camp Grant" il 30 di aprile assassinarono a sangue freddo 144 Apache, soprattutto donne e bambini. I 27 bambini sopravvissuti catturati finiranno per essere venduti come schiavi in Messico[115].

Nel mese di maggio venne compiuto un tentativo da parte dei militari federali di catturare il capo Apache Cochise; nel corso della caccia uccisero altri 13 Apache[116]. Grant rimosse immediatamente Stonemann dal suo comando. Il fatto più dannoso per la politica di pace rimase pur sempre la corruzione dilagante nel Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti d'America sotto Columbus Delano; durante il suo mandato il denaro federale destinato a fornire le tribù native con cibo e vestiti sarà invece incamerato da falsi agenti e impiegati corrotti, spesso alleati con i commercianti.

Inoltre le persone che si presentarono come "avvocati degli indiani" gravarono le tribù di parcelle per una rappresentanza fasulla a Washington. Dopo che i giornali misero sotto i riflettori pubblici tutte le malefatte gli atti delinquenziali di Delano il presidente lo difese anziché indagare sulla questione. Il segretario sostenne e definì in modo tale la politica di pace indiana di Grant che questa si rivelò lo strumento principe nella creazione della "San Carlos Apache Indian Reservation" nel 1872 in Arizona. Egli non fu un riformatore e non ebbe alcuna cura della propria amministrazione[117].

Il suo predecessore Jacob D. Cox aveva gestito il dipartimento con efficienza e merito. Cox viene a tutt'oggi considerato uno dei migliori segretari dell'Interno nella storia della nazione. Quando Cox si dimise nel 1870 Grant nominò Delano a seguito di considerazioni di patrocinio e raccomandazione per soddisfare i capi della corrente politica Repubblicana degli "Stalwart". La sua sostituzione avvenuta nel 1875 con Zachariah Chandler portò ad una radicale riforma; vennero proibiti gli "avvocati degli indiani" e fatti licenziare i funzionari corrotti che lavoravano nel Bureau of Indian Affairs[21].

Il Segretario alla Guerra William Worth Belknap, che era responsabile di tutti gli impieghi commerciali indiani sotto il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti, ricevette pagamenti illeciti di profitti e bustarelle da parte dei trafficanti in "affari indiani" di Fort Sill[118][119]. Il segretario si dimetterà suo malgrado e sarà sostituito dal riformatore Alphonso Taft. Belknap fu imputato dalla Camera, messo in giudizio dal Senato durante l'estate del 1876 ed infine assolto.

Lo storico Robert E. Ficken sottolinea il fatto che la politica di pace ha coinvolto l'assimilazione forzata degli indiani, costringendoli nella pratica ad impegnarsi nell'agricoltura anziché nella caccia come avevano sempre fatto, anche se gran parte della terra delle riserve era troppo sterile per la stessa agricoltura. Ciò ha portato anche ai convitti scolastici riservati ai "pellerossa", che hanno subito critiche intense fin dalla fine del XX secolo[120].

Viene inoltre fatto notare che i riformatori avevano richiesto l'esecuzione della lottizzazione (la divisione di un'intera riserva in modo che i terreni di proprietà sarebbero stati suddivisi in blocchi individuali a garanzia di singole famiglie le quali avrebbero sempre potuto poi rivenderli ai non indiani) senza minimamente considerare se ciò sarebbe stato di beneficio o meno. Ficken conclude che la politica di Grant "conteneva già in se stessa i semi per il proprio fallimento"[121].

Lo storico Cary Collins afferma che la "politica di pace" di Grant non è riuscita nella zona del Pacifico nord-occidentale principalmente a causa della concorrenza settaria e della priorità posta al proselitismo di massa messo in atto rabbiosamente dalle diverse confessioni cristiane[122]. Lo storico Robert Keller - che indaga la politica della pace nel suo complesso - conclude che la politica di Grant è stata interrotta nel 1882 e ha portato alla "totale distruzione culturale della maggior parte degli indiani"[123].

 
Dollaro d'oro commemorativo per il centenario della nascita del presidente Grant (1922).

Economia e riforma del TesoroModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Economia degli Stati Uniti d'America.

Non appena insediato la prima mossa di Grant fu quella di firmare la legge di rafforzamento del credito pubblico che l'assembra congressuale a maggioranza Repubblicana aveva appena fatto approvare; in tal modo venne assicurato che tutti i debiti pubblici, in particolar modo i titoli di guerra, sarebbero stati pagati solamente in oro anziché in "biglietti verdi". Il prezzo aureo a Wall Street scese così a 130 dollari l'oncia, il punto più basso dall'epoca della sospensione dei pagamenti in moneta metallica avvenuta nel 1862[124].

Il 9 maggio del 1869 il presidente protesse gli stipendi di coloro che lavoravano per il governo. L'anno precedente era già stata promulgata una legge la quale ridusse la giornata lavorativa dei funzionari federali a 8 ore; tuttavia gran parte di tale legislazione, che consentiva di ridurre anche i salari giornalieri, sarà successivamente abrogata. A protezione della classe lavoratrice Grant firmò un ordine esecutivo secondo il quale "non è prevista alcuna riduzione delle retribuzioni" a prescindere dall'effettiva riduzione delle ore lavorative per gli impiegati a giornata del governo[125].

Il segretario al Tesoro George Sewall Boutwell riorganizzò e riformò l'apparato del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d'America scaricando i dipendenti non necessari, iniziando a cambiare radicalmente la struttura interna del Bureau of Engraving and Printing nell'intento di proteggere la valuta dai contraffattori di monete false e rivitalizzando le raccolte di tasse per accelerare la riscossione delle entrate. Queste modifiche portarono presto il Tesoro ad avere un surplus mensile[126].

Nel maggio del 1869 Boutwell ridusse il debito pubblico nazionale di più di 12 milioni di dollari, mentre a settembre sarà ridotto di ulteriori 50 milioni, il che venne ottenuto vendendo il crescente surplus di oro nelle aste settimanali per i biglietti verdi ed riacquistando con la valuta così racimolata le obbligazioni del tempo di guerra. Il New York Tribune avrebbe desiderato che si acquistassero un maggior numero di obbligazioni e biglietti verdi, mentre The New York Times non mancò di elogiare la politica del debito assunta dall'amministrazione[126].

I primi due anni con Boutwell al timone le spese complessive del Tesoro si ridussero da 322 milioni nel 1869 a 292 nel 1871. Il costo della riscossione delle tasse scese al 3,11%. Si riuscì a realizzare una riduzione del numero dei dipendenti di 2.248 persone, passando dalle 6.052 del 1º marzo del 1869 alle 3.804 del 1º dicembre del 1871. Gli introiti fiscali aumentarono di 108 milioni dal 1869 al 1872. Durante il 1º mandato dell'amministrazione presidenziale il debito nazionale scenderà da 2,5 a 2,2 miliardi di dollari[127].

In un dei rari casi di riforma preventiva durante "l'amministrazione della sovvenzione", il maggiore generale Alfred Pleasonton, fu licenziato per non essere qualificato a ricoprire la carica di "Commissioner of Internal Revenue". Nel 1870 Pleasonton, un protetto di Grant, approvò un rimborso fiscale non autorizzato di 60.000 dollari e finì col venire associato ad una presunta società di malaffare del Connecticut. Boutwell interruppe immediatamente il rimborso e informò personalmente il presidente che Pleasonton era molto semplicemente un incompetente. Rifiutandosi di dimettersi su richiesta di Boutwell il militare protestò apertamente di fronte all'assemblea congressuale. Grant ebbe cura di rimuoverlo prima che potesse scoppiare un potenziale scandalo[128].

Yellostone e conservazione del bufaloModifica

 
Hamilton Fish, Segretario di Stato durante tutta l'amministrazione Grant.

Politica estera: 1869-73Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della politica estera statunitense.

La politica estera dell'amministrazione fu generalmente riuscita, ad eccezione del tentativo di annettere la Repubblica Dominicana. L'annessione rappresentò "un desiderio irrealistico" del presidente, uno sforzo compiuto per alleviare la situazione degli afroamericani nel profondo Sud durante l'Era della Ricostruzione, ma costituì pure un primo passo per porre definitivamente termine alla schiavitù a Cuba e alla schiavitù in Brasile[129][130].

I pericoli di un confronto diretto con il Regno Unito sulla questione dei "reclami dell'Alabama" saranno risolti in una maniera del tutto pacifica e con un vantaggio monetario per gli Stati Uniti d'America. I problemi riguardante il confine con il Canada riuscirono ad essere anch'essi facilmente condotti a termine con la completa soddisfazione di entrambe le parti. Tutti questi risultati furono per lo più l'opera diretta della trama intessuta dal Segretario di Stato Hamilton Fish, il primo portavoce della cautela e del mantenimento della stabilità internazionale.

Un sondaggio compiuto tra gli storici ha dato come stabilito che Fish sia stato uno dei più grandi "Segretari di Stato" dell'intera storia degli Stati Uniti d'America[131]; egli venne nominato il 17 marzo del 1869 e servì nel gabinetto di Grant fino alla scadenza naturale del suo 2º mandato avvenuta il 4 marzo del 1877. Successivamente servirà per un brevissimo lasso di tempo anche all'inizio della presidenza di Rutherford Hayes, fino al 12 di marzo.

Tentativo di annessione della Repubblica DominicanaModifica

Nel 1869 Grant propose di annettere la nazione indipendente - ed in larga misura composta da una popolazione nera - della Repubblica Dominicana. Precedentemente già durante l'ultimo scorcio della presidenza di Andrew Johnson si era tentato un'azione del tutto simile, ma in quel caso la Camera dei rappresentanti bocciò due risoluzioni in tal senso. A luglio il presidente inviò Orville Elias Babcock e Rufus Ingalls a negoziare il progetto di un trattato col presidente dominicano Buenaventura Báez per annettere l'isola e acquistare per 2 milioni di dollari "Samaná Bay"[132].

Per mantenere il controllo della nazione insulare e Báez al potere sarà ordinato alle unità navali (con autorizzate in questo da alcun voto congressuale) di assicurare d'isola da eventuali invasioni e/o insurrezioni interne. Báez sottoscriverà il trattato di annessione offerto da Babcock (sotto autorizzazione del "Dipartimento di Stato") il 19 di novembre[133].

Il Segretario Fish elaborò un progetto finale della proposta giungendo ad offrire 1,5 milioni di dollari per alleviare il debito pubblico dominicano, l'annessione in qualità di Stato federato, l'acquisizione dei diritti di Samaná Bay per un periodo di 50 anni con un affitto annuale di 150.000 dollari e la garanzia di protezione contro ogni intervento straniero. Il 10 gennaio del 1870 il patto fu sottoposto al vaglio del Senato per la necessaria ratifica[134].

Nonostante il suo appoggio all'annessione il presidente commise però due errori; non aver preventivamente informato il Congresso nei riguardi del trattato e non essersi premunito abbastanza nell'incoraggiare l'accettazione e l'entusiasmo nazionali per esso[135]. Grant credette non solo che l'isola avrebbe saputo dimostrarsi utile tatticamente per la United States Navy (in particolare Samaná Bay), ma cercò anche di usarla come moneta di scambio: fornendo un rifugio sicuro per i liberti preventivò che il susseguente esodo del "lavoro nero" avrebbe costretto i bianchi del Sud a rendersi conto della necessità di una forza-lavoro così significativa e ad accettare finalmente i loro diritti civili[136].

Il presidente ritenne inoltre che il paese insulare avrebbe contribuito a far aumentare l'export e abbassato il deficit commerciale. Sperò che la proprietà statunitense dell'isola avrebbe esortato la Capitaneria generale di Cuba, Porto Rico e l'impero del Brasile ad abbandonare a loro volta la pratica schiavista[137].

 
Il senatore Charles Sumner si oppose fermamente all'idea di annettere la Repubblica Dominicana.

Il 15 di marzo il "Comitato per le relazioni estere" presieduto da Charles Sumner si raccomandò contro l'approvazione del trattato stipulato; egli, uno dei principali portavoce del movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896), ritenne invece che l'annessione si sarebbe rivelata estremamente costosa ed avrebbe alla fine coinvolto gli Stati Uniti nella guerra civile in corso oltre a minacciare direttamente l'indipendenza di Haiti e del resto delle Indie occidentali, giungendo a bloccare il progresso politico dei neri[138].

Il 31 di maggio Grant si presentò davanti all'assemblea congressuale per sollecitare il passaggio del trattato di annessione[139]. Fortemente contrario alla ratifica Sumner guidò con successo l'opposizione senatoriale; il 30 di giugno l'accordo non riuscì a superare lo scoglio del Senato (il risultato fu di assoluta parità, 28 contro 28)[140]. Lo stesso gabinetto si divise sul tentativo di annessione e Bancroft Davis, assistente del segretario Fish, si adoperò per passare segretamente informazioni a Sumner sui negoziati in corso al Dipartimento di Stato[141].

 
Il commissario afroamericano Frederick Douglass, nominato da Grant, ritenne che l'annessione dellaRepubblica Dominicana avrebbe alla fine giovato agli Stati Uniti.

Il presidente fu determinato a mantenere la questione del trattato entro il dibattito pubblico, menzionando esplicitamente l'ipotesi di annessione nel suo Discorso sullo stato dell'Unione (Stati Uniti d'America) di dicembre; a gennaio del 1871 Grant fu in grado di far ottenere dall'assemblea congressuale l'assenso per la creazione di una commissione speciale atta ad indagare sui rapporti assunti con l'isola[142]. Sumner continuò ad opporsi vigorosamente e si pronunciò ancora una volta contro l'annessione; allora il presidente nominò Frederick Douglass, uno dei massimi leader afroamericani, come uno dei commissari addetti a recarsi nella Repubblica Dominicana[142].

In aprile la commissione fece ritorno e fece pubblicare un rapporto in cui si affermava che la popolazione dominicana desiderava l'annessione e che il possesso dell'isola sarebbe stato assai vantaggioso. Per celebrarne il ritorno Grant invitò i commissari alla Casa Bianca, ad eccezione di Douglass; i leader afroamericani ne rimasero sconvolti e la questione sul non averlo invitato a cena non mancò di venire polemicamente sollevata dall'avversario presidenziale Horace Greeley nel corso delle elezioni presidenziali del 1872[143].

Douglass tuttavia, che rimase personalmente deluso per il mancato invito, continuò comunque a mantenersi fedele a Grant e ai Repubblicani. Sebbene la commissione avesse con forza sostenuto il tentativo di annessione non si realizzò un entusiasmo abbastanza elevato in seno all'assemblea congressuale per votare a favore del trattato una 2ª volta[143].

Incapace di mettersi contro Sumner utilizzando le vie costituzionali dirette il presidente rimosse immediatamente l'amico del senatore nonché rispettato ambasciatore John Lothrop Motley[144]; con la solerte sollecitazione di Grant rivolta ai senatori Sumner venne finalmente fatto decadere dal Comitato per le relazioni estere. Il presidente cercò quindi di ridisegnare e definire la propria coalizione la quale diverrà nota come "New Radicals"; iniziò pertanto a lavorare sempre più a stretto contatto con i nemici di Sumner come Benjamin Butler, Roscoe Conkling e Oliver Perry Morton[145].

Cedette alle richieste di Fish che i ribelli cubani venissero respinti e spostò il baricentro del suo patrocinio meridionale dai neri radicali e dai Carpetbaggers (i quali si allearono con Sumner) ai Repubblicani maggiormente moderati; tale cambio di alleanze sarà il palcoscenico della rivolta dei "Liberal Republican" dopo il 1870 quando Sumner con i propri alleati denunciarono pubblicamente il presidente ed appoggiando al suo posto Greeley nel corso della campagna elettorale del 1872[134][146][147][148].

Un'indagine congressuale attivatasi nel giugno del 1870 e guidata dal senatore Carl Schurz rivelò che i collaboratori del presidente Babcock e Ingalls avevano entrambi degli interessi sui terreni nella Baia di Samanà; si sarebbero difatti molto accresciuti in valore se il trattato fosse stato ratificato. L'US Navy, con l'autorizzazione di Grant, era stata inviate per proteggere il presidente Báez da una ribellione guidata da Gregorio Luperón, mentre i negoziati sul trattato erano in corso[149].

L'indagine era stata inizialmente chiamata a risolvere una disputa legale tra un uomo d'affari americano - Davis Hatch - contro l'amministrazione presidenziale. Báez aveva imprigionato Hatch senza processo per la sua opposizione al proprio governo. Hatch aveva affermato che gli Stati Uniti non erano riusciti a proteggerlo dal carcere. Il rapporto respinse a maggioranza respinse la richiesta di Hatch ed esonerò sia Babcock che Ingalls. L'incidente tuttavia impedì a certi senatori l'entusiasmo necessario per far ratificare il trattato[150].

Insurrezione cubanaModifica

Nel 1869 il presidente venne caldamente invitato dall'opinione pubblica di dare il proprio sostegno ai ribelli cubani attraverso l'assistenza militare e il riconoscimento diplomatico. Grant e Fish invece tentarono la via dell'arbitrato con l'impero spagnolo mandando a far da negoziatore Daniel Edgar Sickles. Si volle ottenere l'indipendenza di Cuba dal dominio spagnolo e la fine della schiavitù a Cuba senza possibilmente un intervento militare o un'occupazione armata; Fish, mettendosi di traverso alla pressione popolare che gli remò contro, riuscì con estrema diligenza a mantenere Grant dalla sua parte[21].

Gli fece ammettere che il riconoscimento dell'indipendenza cubana avrebbe potuto mettere seriamente in pericolo i negoziati in corso con gli inglesi sulle rivendicazioni dell'Alabama. I negoziati di pace di Sickles fallirono a Madrid, ma Grant e Fish non ne risentirono granché; inviarono un messaggio pubblico al Congresso in cui sollecitarono e ribadirono la necessità di una rigorosa neutralità nei riguardi della questione cubana, riuscendo alfine a sopire i timori nazionali[151].

 
La CSS Shenandoah al molo di Williamstown (Victoria) nel 1865.

Trattato di WashingtonModifica

Gli storici hanno accreditato il Trattato di Washington del 1871 per l'implementazione dell'arbitrato internazionale come modalità per consentire agli esperti esterni di risolvere le controversie. L'abile segretario Fish orchestrò molti degli eventi che portarono all'accettazione dell'accordo. In precedenza già William H. Seward durante la presidenza di Andrew Johnson propose per la prima volta di siglare un trattato concernente i danni subiti dai commercianti americani per colpa di 3 navi da guerra confederate, la CSS Florida, la CSS Alabama e la CSS Shenandoah costruite nel Regno Unito[152].

Questi danni furono noti collettivamente con la denominazione di "Alabama Claims". Esse avevano gravemente nuociuto alle navi mercantili dell'Unione nel corso di tutta la guerra di secessione americana e gli Stati Uniti pretesero che gli inglesi ne pagassero le conseguenze, magari includendo un passaggio di protettorato nel Canada a loro favore[153].

Nell'aprile del 1969 il Senato respinse in modo schiacciante una proposta la quale prevedeva un risarcimento troppo modesto e non conteneva peraltro alcuna ammissione di colpevolezza britannica nell'aver in tal modo contribuito a far prolungare la guerra. Il senatore Sumner intervenne prima della riunione assembleare denunciano pubblicamente la Regina Vittoria del Regno Unito; chiese un'enorme riparazione ed aprì alla possibilità che come pagamento venisse ceduto il Canada. Il discorso irritò fortemente il governo britannico e i colloqui bilaterali dovettero essere rimandati fintantoché gli animi non si fossero abbastanza raffreddati[58].

 
Gli alti commissari americani al Trattato di Washington. Il Segretario di Stato Hamilton Fish ne fu il presidente. In piedi da sinistra Ebenezer Rockwood Hoar, George Henry Williams e Bancroft Davis. Seduti da sinistra Robert Cumming Schenck, Hamilton Fish e Samuel Nelson.

I negoziati per un nuovo trattato ebbero inizio nel gennaio del 1871 quando gli inglesi inviarono Sir John Rose ad incontrarsi con Fish. Intanto una commissione congiunta venne creata il 9 di febbraio; composta da rappresentanti di spicco di entrambi i paesi produsse un trattato il quale prevedeva che un tribunale internazionale avrebbe dovuto risolvere la questione dell'importo dei danni. Gli inglesi espressero rammarico, ma non l'ammissione di colpa, per le azioni distruttive svolte dagli incrociatori di guerra confederati. Il presidente approvò e controfirmo il trattato l'8 di maggio, mentre il Senato lo ratificò il giorno 24[154].

Il tribunale si riunì a Ginevra. Gli Stati Uniti vennero rappresentati da Charles Francis Adams, Sr., uno dei 5 arbitri internazionali, ed ottenne l'assistenza di William Maxwell Evarts, Caleb Cushing e Morrison Remick Waite. Il 25 di agosto saranno assegnati agli Stati Uniti 15,5 milioni di dollari in oro, mentre 1,9 milioni verranno attribuiti agli inglesi[155]. Lo storico Amos Elwood Corning non ha mancato di far notare che il Trattato di Washington e l'arbitrato "hanno tramandato al mondo un'eredità inestimabile"[154].

Oltre al premio arbitrale di risarcimento l'accordo finì col far trovare delle risoluzioni anche ad alcune controversie rimaste aperte sui confini col Canada e i diritti di pesca nei Grandi Laghi (America) Il 21 ottobre del 1872 l'imperatore Guglielmo I di Germania risolse un'ennesima disputa di confine favorendo gli Stati Uniti[155].

Incidente coreanoModifica

Uno dei ruoli primari della Marina statunitense nel corso di tutto il XIX secolo fu quello di proteggere gli interessi americani e aprirne le vie commerciali in direzione dei mercati orientali, tra cui il Giappone e la Cina. La penisola coreana aveva però fino a quel momento escluso categoricamente qualsivoglia tipo di scambio con l'estero. Gli Stati Uniti cercarono inizialmente un modo per addivenire ad un accordo che si occupasse di marinai naufraghi; questo dopo che l'equipaggio di una nave commerciale rimasta bloccata cadde vittima di un'aggressione[156].

L'obiettivo a lungo termine sarebbe stato quello di aprire il paese ai mercati occidentali nello stesso modo in cui il Commodoro Matthew Perry aveva costretto il Giappone a fare nel 1854 davanti ad un'esibizione navale di forze militari. Il 30 maggio del 1871 il contrammiraglio John Rodgers con una flotta di 5 navi parte dello "Squadrone asiatico" giunse alla foce del fiume Salee nei pressi di Seoul[156].

 
L'"USS Colorado" nel 1871 trasportava le truppe d'assalto del contrammiraglio John Rogers.

Il gruppo marittimo comprendeva l'"USS Colorado", una delle più grandi navi della Marina e dotato di 47 cannoni, 47 ufficiali e un equipaggio complessivo di 571 uomini. Mentre aspettava che gli alti funzionari coreani potessero negoziare Rogers mandò alcune imbarcazioni per sondare il fiume Salee allo scopo di verificarne la navigabilità[156][157].

La flotta verrà investita dal fuoco incrociato proveniente da una fortezza situata nelle vicinanze, ma non subì danni rilevanti. Rogers concesse allora al governo coreano 10 giorni di tempo per scusarsi e iniziare i colloqui, ma la corte reale rimase in silenzio. Trascorso il tempo limite il 10 di giugno iniziarono una serie di manovre e assalti di guerra anfibia i quali portarono alla distruzione di 5 fortezze nemiche. Questi impegni militari saranno noti come "Battaglia di Ganghwa"[156].

 
Vittime coreane dell'attacco americano.

Diverse centinaia di soldati coreani e 3 americani rimarranno uccisi sul campo. La Corea continuò ancora a rifiutare di negoziare e la flotta americana salpò. I coreani si riferiscono a questa azione militare come Sinmiyangyo. Il presidente Grant difese Rogers nel suo 3° messaggio annuale al Congresso a dicembre. Dopo un cambio di regime a Seul nel 1881 gli Stati Uniti negoziarono un trattato, il primo della storia tra il paese asiatico e una nazione occidentale[156].

 
Il giornalista di sinistra Charles Anderson Dana di The Sun espose all'attenzione dell'opinione pubblica molti degli scandali scoppiati nel corso dell'amministrazione Grant.

Corruzione e riforme: 1869-73Modifica

Affare Fisk-GouldModifica

Nel settembre del 1869 gli speculatori finanziari Jason Gould e James Fisk misero in piedi una truffa elaborata per far abbassare il mercato dell'oro acquistandolo in dosi massicce contemporaneamente per provocare una lievitazione del prezzo. Il piano fu quello di impedire al governo la vendita dell'oro. Il presidente e il Segretario al Tesoro George S. Boutwell riuscirono a venire a conoscenza del piano e ordinarono la vendita di 4 milioni di dollari in oro venerdì 23[158].

Gould e Fisk furono in tal modo frenati e il prezzo dell'oro scese. Gli effetti del rilascio dell'oro da parte di Boutwell si rivelarono però totalmente disastrosi. I prezzi delle scorte precipitarono e i prezzi dei prodotti alimentari sono diminuiti, con gli agricoltori devastanti e rovinati per anni interi; sarà denominato "Gold Ring")[159].

Commissione per il servizio pubblicoModifica

La riforma del sistema politico delle nomine pubbliche (fino ad allora diretta da una rigida raccomandazione) entrò per la prima volta nell'agenda nazionale dei progetti governativi proprio con la presidenza Grant. I riformatori convennero che il sistema che aveva sempre prevalso risultasse assai sgradevole in quanto massimizzava il vantaggio dei partiti e dall'altro lato minimizzava l'efficienza e l'interesse imparziale dei funzionari. Lo storico John Simon dice che gli sforzi presidenziali attivatisi per la riforma dell'amministrazione pubblica furono onesti, ma che vennero accolti da critiche feroci provenienti da tutte le parti tanto che alla fine si rivelarono un completo fallimento[160].

Grant sarà comunque il primo presidente a raccomandare l'istituzione di un servizio civile fondato sulla professionalità; spinse la legislazione iniziale in tal senso attraverso il Congresso e nominò i membri della prima "United States Civil Service Commission". Questa raccomandò l'amministrazione di far eseguire esami concorrenziali e l'emanazione di regolamenti per l'assunzione e la promozione dei dipendenti governativi; Grant mise in atto queste idee già nel 1872, ma il tutto non durò molto più di 2 anni (fino a dicembre del 1874) e si risolse con un nulla di fatto.

Nella "New York Custom House", una banchina portuale che riceveva centinaia di milioni di dollari di entrate annue i candidati per ottenere una posizione al suo interno dovettero superare un esame di ammissione scritto. Chester Arthur (futuro presidente nel 1881) venne scelto da Grant in qualità di "New York Custom Collector"; egli diede il via agli esami di esclusione impedendo così alle persone non idonee di ottenere quel'impiego[161].

Tuttavia l'assemblea congressuale, per nulla disposta a riformarsi, negò la validità di ogni riforma a lungo termine rifiutandosi categoricamente di adottare la legislazione necessaria per poter rendere permanenti tali cambiamenti. Gli storici sono sempre stati tradizionalmente divisi sul fatto se il patrocinio (o raccomandazione) ovvero le nomine di fatto senza alcun sistema di merito dovrebbe essere etichettata come una vera e propria opera di corruzione[162].

Il movimento per la riforma del servizio pubblico (già in atto durante la presidenza di Andrew Johnson) si riflesse in due obiettivi distinti: eliminare la corruzione e le inefficienze in una burocrazia non professionale e controllare il potere che il presidente esercitava in tale campo.

Sebbene molti riformatori dopo le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1868 dettero l'impressione di voler concedere a Grant la legislazione necessaria attraverso le vie congressuali egli però alla fine rifiutò affermando che "la riforma del servizio civile è interamente nella mani del Congresso. Se i membri rinunciano a chiedere il patrocinio, questo sarà un passo acquisito. Ma c'è un'immensa quantità di varietà umana nei membri del Congresso, ed è la natura umana a cercare il potere e ad usarlo per aiutare gli amici. Non si può chiamare questo fatto una corruzione: è una condizione della nostra forma rappresentativa di governo"[163].

Il presidente utilizzerà il patrocinio per costruire il proprio partito personale e per aiutare i suoi amici. Protesse coloro che pensò essere delle vittime dell'ingiustizia o di attacchi gratuiti da parti avverse e questo anche quando questi risultarono essere colpevoli[164]; credette fermamente nella fedeltà e lealtà dell'amicizia ed un autore ha finito col definire il suo sistema un'autentica "Cavalleria dell'amicizia"[162].

 
Logo usato dal "U.S. Post Office Department" prima della creazione dell'United States Postal Service.

Corruzione nelle posteModifica

All'inizio degli anni 1870 i contratti più lucrativi delle imprese di servizio postale furono concessi agli appaltatori locali sulla costa del Pacifico e nelle regioni degli Stati Uniti meridionali; questi vennero presto conosciuti come "Star Routes" in quanto veniva segnato un asterisco su tutti i documenti ufficiali del sistema postale. I percorsi a distanza andavano oltre le centinaia di chilometri, fino a toccare le parti più rurali del paese a bordo di cavalli o pony (da qui nasce il termine "Pony express") e calesse.

Per l'ottenimento di tali contatti, altamente ricercati, verrà istituito un quantomai intricato anello di corruzione e offerte sottobanco; il sistema comprendeva - essendone inclusi a pieno titolo - imprenditori, impiegati postali e vari intermediari occasionali. Le offerte pubbliche per comprare la carica rimase la prassi generalizzata fintanto che John Creswell restò al suo posto come Direttore generale delle poste[165].

Un'indagine federale del 1872 sull'argomento decretò l'esonero di Creswell, ma questa venne censurata da una relazione della Camera dei rappresentanti; una tangente che ammontò a 40.000 dollari al 42º Congresso contaminò ed inficiò del tutto i risultati dell'inchiesta. Nel 1876 un'altra indagine congressuale, questa volta promossa dai democratici, riuscì ad interrompere per alcuni anni il giro malavitoso[166].

Caso New York Custom HouseModifica

Poco prima delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1872 si svolsero ben 2 indagini, una da parte dell'assemblea congressuale e l'altra del Dipartimento del Tesoro, sulla presunta corruzione alla "New York Custom House" diretta collettivamente dai collaboratori del presidente Moses Hicks Grinnell e Thomas Murphy. I magazzini privati stavano prendendo tangenti sugli incassi delle merci importate dalle banchine portuali e sui costi di stoccaggio dei caricatori.

L'amico di Grant, George K. Leet, rimase presumibilmente coinvolto nei prezzi esorbitanti per la conservazione delle merci e la ripartizione dei profitti. Un terzo collaboratore del presidente, Chester Arthur (futuro presidente nel 1881), attuò la riforma del Segretario al Tesoro George S. Boutwell per mantenere protetta la merce sulle banchine piuttosto che sul deposito privato[167].

Tentativo di far aumentare i salari dei politiciModifica

Il 3 marzo del 1873 il presidente firmò una legge che autorizzò l'aumento del salario del presidente da 25.000 a 50.000 dollari annuali e gli stipendi dei congressisti di altri 2.500 dollari. I membri della Camera dei rappresentanti inoltre ricevettero un bonus retributivo retroattivo per i due anni precedenti di servizio. Ciò venne realizzato in segreto e collegato a un disegno di legge di stanziamenti generali. I giornali della sinistra politica però scoprirono rapidamente l'inghippo e lo esposero con dovizia di particolari sulla stampa[168].

La legge e il bonus furono abrogati nel gennaio del 1874. Grant perse così l'occasione di esercitare il proprio diritto di veto sulla proposta e di fare una dichiarazione forte per un buon governo[169].

 
Poster per la campagna elettorale Repubblicana del 1872

Elezioni presidenziali del 1872Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1872.

Mentre il suo primo mandato entrò nel suo ultimo anno il presidente rimase decisamente popolare in tutto il paese e ciò nonostante le accuse ricorrenti di corruzione che circondarono la sua amministrazione. Quando i Repubblicani si riunirono per la loro Convenzione nazionale fu scelto all'unanimità per concorrere nuovamente; come compagno di corsa gli venne affiancato Henry Wilson, selezionato a seguito delle voci circolanti su presunte corruzioni a carico del Vicepresidente degli Stati Uniti d'America "incumbent" Schuyler Colfax. La piattaforma sostenne tariffe doganali elevate e la prosecuzione delle politiche radicali di Ricostruzione le quali fino ad allora avevano supportato i 5 distretti militari costituiti negli Stati del Sud.

Durante il primo periodo di Grant alla presidenza un numero significativo di colleghi di Partito diventarono sempre più disillusi. Stanchi di scandali e contrariati da diverse politiche fatte adottare dal presidente provocarono una scissione dando così vita al "Liberal Republican Party"; alla Convenzione tenutasi a maggio l'editore del New York Tribune Horace Greeley ebbe la Nomination in coppia con Benjamin Gratz Brown. Sostennero la riforma della funzione pubblica, una bassa tariffa daziaria e la concessione di un'amnistia rivolta a tutti gli ex soldati confederati; vollero anche terminare al più presto la Ricostruzione e ripristinare l'autonomi locale nel Sud.

I Democratici, che in tal frangente non si trovarono a disporre di un candidato forte, accolsero a braccia aperte l'occasione di consolidare il voto anti-Grant e saltarono in massa sul carro di Greeley e Brown; questa fu l'unica volta nella storia americana che uno dei due partiti maggiori approvò e si schierò dalla parte del candidato di un terzo partito[170].

Come già i presidenti giunti in scadenza venuti prima di lui anche Grant non fece personalmente campagna elettorale; un'organizzazione efficiente di partito composta da migliaia di deputati patrocinatori la portò avanti al suo posto. Frederick Douglass fu uno di questi sostenitori attivi, non mancando di far ricordare agli elettori afroamericani che Grant aveva fatto sì che il Ku Klux Klan venisse distrutto[171][172]. Greeley intraprenderà verso la fine di settembre un giro di conferenze attraverso 5 Stati e durante il quale pronunciò all'incirca 200 comizi; la sua campagna rimarrà colpita da errori e momenti imbarazzanti.

 
Mappa dei risultati: le vittorie di Grant sono quelle segnate in rosso.

Tuttavia per colpa del conflitto politico sorto tra i liberali repubblicani e i democratici a causa di diversi errori commessi durante la campagna elettorale Greeley, fisicamente in difficoltà, non si trovò davvero veramente mai in partita; Grant vincerà abbondantemente con 286 grandi elettori sui 352 disponibili e ricevette il 55,8% del voto popolare a livello nazionale. Il successo presidenziale condusse anche ad una sovrabbondanza repubblicana in entrambe le Camere congressuali. Affranto dalla fatica accumulata nel corso della dura campagna intrapresa Greeley morirà poche settimane dopo le elezioni: come forma di estremo rispetto nei suoi confronti il presidente parteciperà alla celebrazione funebre[170].

 
Parata della seconda inaugurazione di Grant sulla Pennsylvania Avenue.

Secondo mandatoModifica

La seconda inaugurazione si svolse martedì 4 marzo del 1873 ma il veglione celebrativo ebbe presto termine quando le cibarie vennero a mancare e quelle rimanenti rimasero congelate. Wilson morirà 2 anni dopo a 263 giorni dal termine e pertanto l'ufficio di Vicepresidente rimase vacante per non destabilizzare l'equilibrio interno del Gabinetto. Partendo dalla Casa Bianca una parata d'onore scortò Grant lungo la Pennsylvania Avenue di recente fatta pavimentare e addobbata con striscioni e bandiere, fino a quando non giunse di fronte al Campidoglio per la cerimonia di giuramento e insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America.

Il Presidente della Corte Suprema Salmon Portland Chase gestì e presenziò al tutto. Questa risultò essere una delle più gelide inaugurazioni delle storia statunitense, con una temperatura di soli 6 gradi al levar del Sole[173]. Dopo il giuramento ebbe inizio la sfilata inaugurale; The Washington Star osservò che " "Le pareti delle abitazioni e le finestre private lungo l'intero percorso erano affollate fino all'eccesso"[174]. La sfilata consistette in una serie di unità militari insieme a gruppi di marciatori e organizzazioni civiche; le prime nelle loro divise sgargianti risultarono essere le più evidenti: parteciparono 12.000 marciatori tra cui diverse compagnie di militari afroamericani. Al ricevimento inaugurale attesero e parteciparono oltre 6.000 persone[175].

Grandi attenzioni e cure si intrapresero per assicurare che vi fosse un'ampia disponibilità di spazi oltre che un eleganti assortimento di antipasti, cibo e champagne; fu anche costruito per l'occasione un grande edificio temporaneo di legno a "Judiciary Square" per ospitare l'evento. Il presidente, arrivato alle 11:30, diede personalmente inizio alle danze[175][176][177][178] attorniato da ospiti sia neri che bianchi i quali si misero a ballare insieme[179] (ciò non mancò di attirare le critiche di una certa parte della stampa la quale stose il naso[180]). Il giorno seguente si continuò con un ballo mascherato a cui però il presidente non parteciperà[181].

Seguito della Ricostruzione e dei diritti umani e civiliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Era della Ricostruzione e Movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896).

Grant mostrò una notevole energia nel far applicare sia il XIV emendamento che il XV emendamento e portò all'incriminazione di migliaia persone che vollero violare le garanzie promesse al movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896); non esitò ad utilizzare la forza militare per abbattere le insurrezioni politiche in Louisiana, nel Mississippi e nella Carolina del Sud[182]. Usò in modo proattivo l'applicabilità delle legislazioni sui diritti civili e la protezione degli afroamericani da parte del Dipartimento di Giustizia più di qualsiasi altro presidente del XIX secolo.

 
James Milton Turner, 1° diplomatico afroamericano della storia stunitense

Usò i propri poteri nella loro pienezza per indebolire le azioni terroristiche del Ku Klux Klan, riducendo in maniera significativa la violenza e l'intimidazione presente in maniera endemica negli Stati Uniti meridionali. Nominò James Milton Turner come 1° diploatico nero presso una potenza straniera (console generale in Liberia)[183].

I suoi rapporti con Charles Sumner, leader nella promozione dei diritti civili, si guastarono irrimediabilmente dopo che questi si era fermamente opposto al piano del presidente per acquistare la Repubblica Dominicana grazie ad un trattato; come diretta conseguenza gli uomini raccomandati dal senatore e i suoi alleati finirono con l'essere banditi e lo stesso Sumner venne scalzato dalla presidenza de "Comitato per le relazioni estere". Egli si unità ai "Liberal Republican" nelle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1872 con lo scopo precipuo di combattere il tentativo di rielezione di Grant[184].

La resistenza conservatrice ai governi statali repubblicani crebbe dopo il 1872, nacquero nuove organizzazioni paramilitari segrete nel profondo Sud; nel Mississippi, in Carolina del Nord e del Sud e nella Luoisiana le "Red Shirts" e la "White League" operarono apertamente e saranno organizzate in una maniera migliore rispetto al KKK. I loro obiettivi principali furono quelli di liberarsi dei Repubblicani, cacciarli dai governi del Sud e restituire il potere ai bianchi conservatori, non mancando di utilizzare qualsiasi metodo illegale che risultasse necessario per l'ottenimento di tali fini. Essendo fedele ai propri veterani Grant rimase ben determinato nella convinzione che gli afroamericani avrebbero dovuto continuare a ricevere tutta la necessaria protezione[185].

 
Almeno fino al 1874 l'organizzazione paramilitare della "White League" in collaborazione con i membri rimasti del Ku Klux Klan terrorizzarono i Repubblicani afroamericani in tutto il territorio della Louisiana.

Massacro di ColfaxModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Massacro di Colfax.

Dopo il 4 di novembre del 1872 la Louisiana era uno Stato nettamente diviso. In una controversa elezione vi furono candidati a rivendicare la palma della vittoria per la carica di governatore della Louisiana; atti di violenza quotidiani vennero usati per intimidire i Repubblicani neri. Il partito fusionista dei "Liberal Republican" assieme ai Democratici consegnò la carica a John McEnery, mentre i Repubblicani continuarono ad appoggiare William Pitt Kellogg. Due mesi più tardi, il 13 di gennaio, entrambi i candidati si trovarono a giurare come governatori; un giudice federale stabilì che Kellogg fosse stato il legittimo vincitore, ordinando alla sua maggioranza d'insediarsi.

La "White League", che aveva supportato McEnery, si preparò ad usare la forza militare con l'intenzione di rimuovere Kellogg dall'ufficio. Grant ordinò alle truppe di far rispettare l'ordine del tribunale e di proteggere il governatore; il 4 di marzo le forze federali e la milizia statale riuscirono a sconfiggere l'insurrezione del movimento fusionista che stava dietro a McEnery il quale chiese una tregua[186].

 
Targa commemorativa del massacro di Colfax

Sorse allora una disputa su chi sarebbe stato installato come giudice e sceriffo presso la sede giudiziaria di Colfax (Louisiana), nella parrocchia di Grant. I due incaricati di Kellogg presero il controllo della corte tribunalizia il 25 di marzo con l'aiuto e la protezione della truppe della milizia di Stato per lo più composte da afroamericani. Il 13 di aprile le forze della "White League" attaccarono il tribunale e massacrarono 50 miliziani neri che erano stati catturati. Alla fine verranno assassinati altri 105 neri che cercavano di difendere la corte di giustizia. Passerà alla storia come il massacro di Colfax.

Il 21 di aprile Grant invio il 19º reggimento di fanteria con l'intento di far ripristinare l'ordine; il 22 di maggio il presidente emise un nuovo proclama di ripristino dell'ordine in tutta la Louisiana. Il 31 di maggio McEnery disse finalmente ai suoi seguaci di obbedire agli "ordini perentori" di Grant. Questo risultato condusse ad una temporanea situazione pacificata a New Orleans e nella maggior parte dello Stato ad eccezione, ironia del caso, proprio della "parrocchia di Grant"[187].

Guerra Brooks–Baxter in ArkansasModifica

Nell'autunno del 1872 i Repubblicani si divisero nell'Arkansas portando all'appuntamento elettorale due diversi candidati per la carica di governatore dell'Arkansas, Elisha Baxter e Joseph Brooks. Le elezioni saranno caratterizzate da gravi episodi di brogli, ma nonostante ciò Baxter venne dichiarato il vincitore legittimo e assunse l'incarico; Brooks però non rinunciò mai e infine, nel 1874, un giudice locale arruolato da Brooks lo fece giurare e insediare. Entrambe le parti mobilitarono unità di miliziani armati e gli scontri presto insanguinarono le strade[188].

Giunse la notizia che il presidente avrebbe appoggiato uno dei due, ma la decisione venne ritardata con la richiesta di una sessione congiunta del governo statale per deliberare in modo pacifico chi avrebbe dovuto assumere l'incarico; Baxter però si rifiutò di partecipare. Il 15 di maggio Grant fece emettere un proclama in cui si dichiarava la vittoria di Baxter e come conseguenza le ostilità cessarono[189]. In autunno giunsero al potere i "Redeemers" i quali si affiancarono ai Repubblicani; pochi mesi dopo, all'inizio del 1875, il presidente stupì il paese rovesciando il proprio precedente verdetto e annunciando così che Brooks era stato legittimamente eletto nel 1872[190].

Il presidente non fece inviare truppe di rinforzo tanto che Brooks non entrerà mai in carica; Grant invece gli affiderà il lavoro di patrocinio di alto rango di sovrintendente generale del servizio postale a Little Rock. Brooks morià nel 1877 ma l'episodio gettò ulteriore discredito nei confronti di Grant[191].

Sommossa di VicksburgModifica

Nell'agosto del 1874 il governo locale di Vicksburg (Mississippi) istituì un "Partito riformista bianco" costituito sia da Repubblicani che da Democratici; questa fusione venne condotta principalmente per ridurre le spese e le tasse cittadine. Nonostante le sue prime intenzioni il movimento di riforma si trasformò in palese espressione di razzismo negli Stati Uniti d'America; questo accadde quando i nuovi funzionai della "città bianca" si insediarono nel nuovo governo della contea di Warren (Mississippi), che aveva una maggioranza di afroamericani[192].

Piuttosto che far ricorso a metodologie legali la "White League" inviò minacce di morte ed espulse Crosby, lo sceriffo della "contea nera" nonché il raccoglitore delle tasse. Crosby si recò allora dal governatore del Mississippi Adelbert Ames per cercare aiuto e fargli riavere la posizione perduta; Ames gli disse di prendere con sé altri afroamericani e di usare la forza per mantenere la propria posizione legale di sceriffo della contea. A quel tempo Vicksburg aveva una popolazione di 12.443 abitanti, di cui oltre la metà erano afroamericani[192].

Il 7 di dicembre Crosb e la sua milizia si avvicinarono alla città; precedentemente egli non aveva mancato di rilanciare dichiarazioni in cui affermava che i bianchi erano 2 ruffiani, barbari e banditi politici". Si verificò una serie di battaglie le quali causarono la morte di 29 neri e 2 bianchi. La milizia bianca continuò a mantenere il controllo della corte di giustizia e della prigione. Il 21 di dicembre Grant emanò un proclama presidenziale rivolto alla popolazione cittadina imponendo l'immediata cessazione delle ostilità[192].

Philip Henry Sheridan inviò dei rinforzi dalla vicina Louisiana le quali rimisero presto Crosby in sella come sceriffo ripristinando al contempo la pace sociale con la forza. Quando venne interrogato sulla questione il governatore Ames negò di aver mai detto a Crosby di utilizzare la milizia afroamericana. Il giugno del 1875 a Crosby venne assassinato a colpi di pistola da un deputato bianco mentre si trovava all'interno di un saloon: le origini effettive che scatenarono l'attentato continuano a tutt'oggi a rimanere un mistero[192].

Rivolta e colpo di Stato in LouisianaModifica

Il 14 settembre del 1874 la "White League" e la milizia Democratica riuscirono con un colpo di mano a prendere il controllo della camera legislativa della Louisiana a New Orleans; il governatore Repubblicano William Pitt Kellogg si trovò costretto alla fuga. L'ex generale della Confederate States Army James Longstreet, con l'apporto di 3.000 miliziani afroamericani e 400 poliziotti metropolitani avviò un contrattacco contro le truppe della Lega composte da 8.000 uomini. Questi ultimi, tutti ex soldati sudisti e molto esperti di guerriglia urbana, risero in rotta l'esercito di Longstreet[193].

 
Il generale ex Confederato ed amico di gioventù del presidente James Longstreet, assieme alla milizia dei volontari afroamericani, tentò di fermare una rivolta suprematista del potere bianco a New Orleans nel settembre del 1874.

Il 17 di settembre Grant mandò d'urgenza le truppe federali dell'United States Army le quali ripristinarono il governo legittimo. Durante le controverse elezioni di novembre la passione politica montò e la violenza mescolata ai brogli elettorali si fece dilagante; la situazione generale in città stava nuovamente sfuggendo al controllo: i risultati furono 53 Repubblicani e 53 Democratici eletti, con i 5 posti rimanenti da far decidere al legislatore statale[193][194].

Il presidente osservò attentamente gli sviluppi dello stato di cose venutosi a creare ed inviò segretamente Philip Henry Sheridan col compito di far mantenere la legalità e l'ordine nello Stato sudista. Il generale giunse pochi giorni prima della riunione d'apertura dell'assemblea legislativa prevista per il 4 gennaio del 1875; al convegno i Democratici - nuovamente ricorrendo alla forza militare - assunsero il pieno controllo dell'edificio in cui si ospitava il parlamento statale e ne cacciarono fuori i Repubblicani dopo essere venuti alle mani con loro[193].

All'inizio i "golpisti" venero spalleggiati dalle truppe federali comandate dal colonnello Régis de Trobriand; i Repubblicani fuggitivi vennero rimossi con la forza anche dai corridoi antistanti l'aula e allontanati dall'edificio. Allora essi si organizzarono in un proprio parlamento, con i loro conferenzieri tutti protetti dalla stretta sorveglianza dell'esercito federale. Sheridan, che si era impossessato dei principali distaccamenti militari - posti immediatamente sotto il suo comando - entro le 22 affermò che i federali avrebbero dovuto mantenersi neutrali in quanto in precedenza avevano protetto anche i Democratici[193].

Civil Rights Act del 1875Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Civil Rights Act (1875).

Durante tutto il corso della sua presidenza Grant continuò ad interessarsi attivamente ai diritti civili di tutti gli americani "indipendentemente dalla nazionalità, dal colore della pelle umana o dalla religione professata"[195][196]. Il presidente firmò la nuova Civil Rights Act la quale permise a tutti i cittadini di poter accedere ai luoghi amministrativi, ai centri pubblici, agli alberghi, alle trattorie e ai luoghi d'intrattenimento. Questa disposizione venne realizzata in modo particolare per difendere gli afroamericani dalla discriminazione e dalla già strisciante segregazione razziale negli Stati Uniti d'America.

La proposta fu anche convertita in legge in onore del senatore Charles Sumner, che aveva già tentato autonomamente di far passare un disegno di legge sui diritti civili nel 1872[197]. Nel suo 6° messaggio all'assemblea congressuale Grant riassunse i propri punti di vista: "fino a quando rimango esecutivo nei miei poteri tutte le leggi del Congresso e le disposizioni della Costituzione... verranno fatte applicare con il massimo rigore... trattare il negro come un cittadino e un elettore, come egli è e deve rimanere... Solo in tal maniera non avremo più alcuna lamentela di interferenze settarie"[68].

Nel suo proponimento di perseguire una giustizia equa per tutte le categorie, dal sondaggio CSPAN svoltosi nel 2009 il punteggio di Grant ha segnato un massimo ponendolo al 9 posto nella classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America[198].

 
L'ex ufficiale Confederato Wade Hampton III venne spalleggiato e sostenuto dal gruppo terroristico della "Red Shirts" per ottenere la carica di governatore della Carolina del Sud nel 1876.

Disordini razziali nella Carolina del Sud del 1876Modifica

Durante l'anno elettorale del 1876 la Carolina del Sud si trovava in uno stato di aperta ribellione contro il governatore della Carolina del Sud, il Repubblicano Daniel Henry Chamberlain. I Conservatori sudisti erano determinati a far vincere le elezioni all'ex Confederato Wade Hampton III non esitando ad utilizzare forme di violenza e intimidazione; i Repubblicani invece continuarono a scegliere Chamberlain per un 2º mandato. I sostenitori di Hampton, che indossavano camicie rosse (e per questo vennero denominati "Red Shirts") disturbarono gli incontri degli avversari con sparatorie e urla[199].

Le tensioni raggiungeranno il loro culmine l'8 di luglio quando 5 afroamericani vennero assassinati ad Hamburg nella contea di Aiken. I "rifle clubs", tutti indossanti camicie rosse risultarono essere molto meglio armati dei neri. Lo Stato fu in questo periodo governato più dalle aggressioni di massa e dallo spargimento di sangue che non dal legittimo governo di Chamberlain[199].

La milizia nera diede il via ai combattimenti a Charleston (Carolina del Sud) il 6 di settembre in quella che diverrà conosciuta con la denominazione di "rivolta di King Street". La milizia dei bianchi americani assunse posizioni difensive a causa della preoccupazione per il possibile intervento delle truppe federali. Il 19 di settembre le "Red Shirts" iniziarono ad attuare un'azione offensiva uccidendo apertamente tra i 30 e i 50 afroamericani nei dintorni di Ellenton; nel coro del massacro rimarrà ucciso anche il rappresentante statale Simon Coker.

Il 7 di ottobre Chamberlain dichiarò la legge marziale intimando a tutti i membri dei "rifle clubs" di consegnare immediatamente i fucili e far cessare la guerriglia armata. Nel frattempo Hampton non smetterà mai di ricordare al governatore ch'egli non era in alcun modo in grado di governare il paese; colto dalla disperazione questi scrisse a Grant chiedendo un intervento federale. Lo "scontro di Cainhoy" ebbe luogo il giorno 15 quando i Repubblicani tennero un incontro alla "Brick Church". Sia neri che bianchi aprirono il fuoco e 6 bianchi e un nero rimasero sul terreno[199].

Il presidente, sconvolto per i fatti accaduti, emise infine un proclama il giorno 17 ordinando a tutte le persone, entro 3 giorni, di far cessare le loro attività illegali, disperdersi dal suolo pubblico e fare ritorno alle proprie abitazioni. Un totale di 1.144 federali di fanteria furono inviati sul territorio e la violenza finalmente si fermò; la giornata dedicata alle elezioni trascorse in un sovrumano silenzio. Entrambi e contendenti dichiararono di aver ottenuto la vittoria e per un breve lasso di tempo agirono entrambi come fossero l'unico governatore in carica[199].

Hampton assumerà ufficialmente la carica nel 1877, dopo che il presidente eletto degli Stati Uniti d'America Rutherford Hayes fece ritirare le truppe federali a seguito del Compromesso del 1877 e dopo che Chamberlain abbandonò lo Stato.

 
Sigillo della "Società per la soppressione del vizio" newyorkese

Poligamia e prostituzione cineseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni.

Nel'ottobre del 1875 il presidente intraprese un viaggio nel territorio dello Utah e rimase assai sorpreso di quanto i mormoni lo trattassero con estrema gentilezza; dirà al governatore territoriale George W. Emery che era stato ingannato nei loro confronti[85]. Tuttavia il 5 di dicembre, dopo il suo ritorno alla Casa Bianca inviò un documento all'assemblea congressuale (per il proprio 7° Discorso sullo stato dell'Unione in cui affermò che "un'istituzione che pratica la poligamia dovrebbe venire espulsa dal pianeta"[200].

Grant credette che la poligamia avesse il potere d'influenzare negativamente i bambini e le donne; sostenne che una nuova legge ben più dura della Morrill Act avrebbe dovuto venire al più presto promulgata per "punire un così flagrante crimine contrario alla decenza e alla morale"[201].

 Lo stesso argomento in dettaglio: Prostituzione negli Stati Uniti d'America.

Il presidente non mancò neppure di denunciare l'immigrazione delle donne cinesi nel paese per scopi di prostituzione, concludendo ch'essa fosse un male non minore di quello rappresentato dalla poligamia[201].

Supporto all'istruzione laicaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Istruzione negli Stati Uniti d'America.

Il presidente credette fortemente nella separazione tra Stato e Chiesa e promosse la completa secolarizzazione nell'ambito dell'istruzione pubblica. Nel suo discorso pronunciato nel settembre del 1875 supportò "la sicurezza del libero pensiero, della libertà di parola e della libertà di stampa, della candida morale, dei sentimenti religiosi liberi e di uguali diritti e privilegi a tutti gli uomini, indipendentemente dalla nazionalità, dal colore della pelle umana o dalla religione di appartenenza"[195][196].

Per quanto riguarda l'istruzione pubblica sostenne che ogni bambino avrebbe dovuto ricevere "l'opportunità di una buona educazione scolastica comune di base, non mescolata ai principi settari, pagani o atei. Lasciare la questione della religione all'altare familiare, alla Chiesa e agli istituti privati... Mantenere la Chiesa e lo Stato per sempre separati"[202].

Supporto all'ebraismoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia degli ebrei negli Stati Uniti d'America e Storia dell'antisemitismo negli Stati Uniti d'America.

Il presidente si dimostrò essere davvero molto dispiaciuto per aver fatto emettere l'ordinanza di guerra che espelleva i commercianti ebrei dal Tennessee nel 1862. La comunità degli ebrei americani era arrabbiata con Grant e temeva per il loro status in America fosse a rischi, anche se il Presidente Abraham Lincoln costrinse il generale a fare una pronta retromarcia ritirando immediatamente l'esecuzione dell'ordine. Grant si scusò pubblicamente per questo nel corso della campagna per le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1868. Appena risultò eletto si mise immediatamente a fare ammenda. Lo storico Jonathan D. Sarna sostiene che:

«desiderando dimostrare di essere al di sopra di qualsiasi pregiudizio inerente l'antigiudaismo Grant nominò più ebrei negli uffici pubblici rispetto a quanto fecero mai tutti i suoi predecessori e, in nome dei diritti umani, estese un sostegno senza precedenti agli ebrei perseguitati nell'impero russo e nel regno di Romania. Frutto di questa visione ingrandita di ciò che intendeva essere un americano e in parte per far dimenticare l'Ordinanza Generale n. 11 Grant lavorò consapevolmente per aiutare gli ebrei e assicurar loro la completa uguaglianza sociale...

...attraverso i suoi appuntamenti e politiche respinse le richieste che reclamavano l'istituzione di una nazione cristiana e abbracciò gli ebrei come membri di diritto dell'America, parte della 'nostra gente'. Durante la sua amministrazione questi hanno raggiunto un elevato livello sulla scena nazionale, il pregiudizio anti-giudaico è fortemente diminuito e gli ebrei hanno guardato in avanti con ottimismo come un'epoca liberale caratterizzata dalla sensibilità ai diritti umani e alla cooperazione interreligiosa[203]

Questioni indianeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Nativi americani degli Stati Uniti d'America.

Nel corso della messa in atto della politica di pace grantiana le guerriglie tra coloni, United States Army e nativi americani degli Stati Uniti d'America decrebbero da 101 all'anno nel 1869 a 15 nel 1875. La scoperta dell'oro nelle Colline Nere del territorio del Dakota ed il completamento della Northern Pacific Railway minacciarono seriamente di farla fallire, quando i coloni banchi si misero in urto con i nativi per lo sfruttamento delle miniere poste nel territorio natale dei nativi e da loro considerato sacro[204].

Le guerre indiane ricominciarono a salire fino a 32 nel 1876 per giungere e 43 l'anno seguente[101]. Uno dei più celebri scontri contro i "pellerossa" della storia americana fu rappresentato dalla battaglia del Little Bighorn avvenuta proprio nel 1876[205]. Le vittime nel solo Montana passarono da 5 nel 1875 a 613 nel 1876 per poi tornare a 436 nel 1877[206].

 
Kintpuash, protagonista della guerra modoc del 1872-73

Guerra modocModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra modoc.

Nel gennaio del 1873 la politica pacificatrice presidenziale venne contestata appena due settimane dopo la vittoria di Grant alle elezioni presidenziali del 1872. Il Presidente eletto dovette pertanto affrontare il problema dell'esplosione dei combattimenti tra i Modoc e i coloni nelle immediate vicinanze del confine tra la California e l'Oregon; guidati da Kintpuash i nativi uccisero 18 bianchi per poi asserragliarsi in una forte posizione difensiva. Secondo lo storico Robert M. Utley Grant ordinò a William Tecumseh Sherman di non attaccare ma di affrontare tranquillamente attraverso un confronto e l'istituzione di una commissione[207].

Sherman inviò allora il maggiore generale Edward Canby il quale però rimase a sua volta colpito a morte. Anche il ministro del metodismo Eleazar Thomas fu ucciso, mentre il suo collega Alfred Benjamin Meacham (agente degli interessi indiani) venne gravemente ferito. Gli omicidi sconvolsero l'intera nazione e Sherman s'incaricò di sterminare i Modoc, anche se il suo ordine sarà presto fatto revocare dal presidente. Kintpuash venne condannato alla pena di morte ed altri 155 dei suoi guerrieri fatti trasferire con la forza nella "Quapaw Indian Agency", in territorio indiano[208].

Quest'episodio - conosciuto come "guerra modoc" - e la successiva grande guerra Sioux del 1876 minarono gravemente la fiducia dell'opinione pubblica nella possibilità di risoluzione pacifica delle controversie con gli indiani. Durante i negoziati tra Canby e i leader tribali nella tenda del convegno entrarono molti più indiani di quanto fosse stato concordato; mentre si facevano sempre più ostili Kintpuash avrebbe sparato direttamente alla testa del generale: fu l'ufficiale di più alto rango a rimanere ucciso nel corso delle guerre indiane svoltesi tra gli anni 1850 e 1890[209].

Il reverendo Alfred Meacham, sopravvissuto al massacro, prenderà le difese dei Modoc che saranno sottoposti a processo.

 
Quanah Parker assieme alla giovane moglie nel 1875

Guerra Red RiverModifica

Nel 1874 la guerra scoppiò nelle pianure meridionali quando Quanah Parker, leader dei Comanche, condusse 700 guerrieri tribali e attaccò la base di approvvigionamento dei cacciatori di bufali su "Canadian River" nell'odierna città fantasma di Adobe Walls nel Texas. L'esercito, sotto il comando di Philip Henry Sheridan, lanciò una campagna militare finendo col riuscire (con relativamente poche vittime su entrambi i fronti) a costringere gli avversari ad essere inviati nella riserva indigena; ma non prima di aver loro requisito tutti i cavalli e le forniture di cibo per l'inverno[210].

 
Prigionieri nativi americani della "Red River War" al Castello di San Marco (St. Augustine) nel 1875. Da sinistra a destra: Lupo solitario, Doppia visione, Cavallo bianco, Cuore di donna, Mamante (Owl Prophet) e Kiowas. L'ufficiale è il capitano Richard Henry Pratt.

Grant, che accettò il piano militare sostenuto dai propri generali, lascerà che vengano prima imprigionati e poi sottoposti a deportazione altri 74 insorti nella Florida[211].

Corruzione all'interno del Bureau of Indian AffairsModifica

Nel 1874 all'interno del Bureau of Indian Affairs diretto dal Segretario agli Interni Columbus Delano prevalse una frode massiccia. Questo si rivelò essere il danno più grave per la politica di pace presidenziale. Molti agenti che lavorarono per il dipartimento accumularono fortune e senza alcuno scrupolo si ritirarono con molti più soldi rispetto a quanto doveva essere l'importo della loro retribuzione. Delano permise agli avvocati di essere pagati dalle tribù 8 dollari giornalieri più i costi di viaggio e cibo per venire rappresentati a Washington[212].

Ma anche altre accuse di corruzione vennero sollevate contro Delano il quale si troverà alla fine con l'essere costretto a rassegnare le dimissioni. Il presidente nominerà al suo posto Zachariah Chandler; questi si mise in modo energicamente e con competenza ripulendo la frode nel dipartimento licenziandone tutti gli impiegati coinvolti; vietò infine l'accesso ai falsi avvocati indiani. I quaccheri o i loro inviati rimedieranno parzialmente alla mancanza di prodotti alimentari e di alloggiamento risultanti per i veri rappresentanti dei nativi[212][213].

Grande guerra Sioux del 1876Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Grande guerra Sioux del 1876.

Nel 1874 come già detto era stato scoperto l'oro nelle Colline Nere del territorio del Dakota. Gli speculatori e i coloni bianchi vi si precipitarono in frotte e cominciando a scavare miniere sui terreni riservati alla tribù dei Sioux secondo quanto stabilito col Trattato di Fort Laramie (1868). L'anno successivo, nel tentativo di evitare il conflitto che pareva sempre più imminente, il presidente s'incontrò con Nuvola Rossa offrendo 25.000 dollari per acquistare la terra e farne una terra governativa. La proposta sarà però rifiutata[214].

Il 3 novembre del 1875, durante una riunione ufficiale alla Casa Bianca, Sheridan informò Grant che l'esercito era troppo poco numeroso e non poteva arrogarsi il compito di difendere le tribù dai coloni; il presidente gli ordinò allora di raccoglierli e metterli nelle riserve. Sheridan mise in atto una strategia di convergenza utilizzando le colonne militari per forzare i Sioux al rastrellamento. Il 25 giugno successivo una di queste colonne, guidata dal colonnello George Armstrong Custer, si scontrò con i Sioux nella battaglia del Little Bighorn e fu massacrata. All'incirca 253 soldati e civili rimarranno sul campo a fronte dei 40 indiani[214].

 
Custer e l'ultimo dei suoi uomini sono stati uccisi e sepolti qui. Il villaggio indiano era dall'altro lato della linea di alberi che segnavano il fiume Little Bighorn. Per visitare l'antico campo di battaglia oggi è necessario entrare nella riserva indiana dei Crow. Tutto è rimasto esattamente uguale a come era nel 1876.

L'esito della battaglia e la morte di Custer sconvolsero la nazione. A Sheridan venne assegnato il compito di vendicare l'offesa subita, riuscì a pacificare le Grandi Pianure e deportò i Sioux sconfitti nelle riserve[215]. Il 15 di agosto il presidente firmò un ordine di provvigione per dare alla nazione Sioux 1 milione di dollari in razioni di prima necessità, mentre questi ultimi dovettero rinunziare definitivamente a tutti i diritti di possesso sulle Colline Nere ad eccezione di un tratto di terreno di 40 miglia ad Ovest del 103º meridiano.

Il 28 di agosto un comitato composto da 7 persone direttamente nominato da Grant fornì ulteriori condizioni addizionali per poter ricevere assistenza dal governo; i meticci e gli uomini-squaw (i travestiti religiosi detti "Two Spirit") saranno esclusi dall'obbligo d'internamento. Per poter ricevere le razioni governative gli indiani dovettero lavorare la terra. Seppur con qualche riluttanza residua il 20 di settembre i leader indiani, i cui popoli si trovavano oramai alla fame, accettarono le richieste del comitato e firmarono l'accordo[216].

Nel corso del conflitto indiano Grant entrò in aperto conflitto con Custer, dopo che quest'ultimo testimoniò circa la corruzione presente all'interno del dipartimento della Guerra diretto dal Segretario alla Guerra William Worth Belknap[217]; il presidente aveva già fatto arrestare Custer per violazione del protocollo militare a Chicago, impedendogli in tal modo di condurre un'ulteriore campagna contro i Sioux[218]. Grant si deciderà a farlo rilasciare dopo che fu messo sotto gli ordini di Alfred Terry[219].

Appena due mesi dopo la morte di Custer il president scrisse una lettera aperta alla stampa in cui dichiarò: "ritengo che il massacro di Custer sia stato un sacrificio di truppe, portato avanti unicamente dalla volontà di Custer, completamente inutile e completamente sbagliato""[220]. Mentre l'intera nazione si trovava ancora sotto shock per l'evento la politica di pace di Grant si tramutò improvvisamente in militarista; l'assemblea congressuale in riunione congiunta stanziò fondi per inserire al Ovest altri 2.500 soldati, la costruzione di 2 fortificazioni, l'assunzione da parte dell'esercito di tutte le funzioni precedentemente svolte dalle agenzie indiane, mentre a questi ultimi venne proibito l'acquisto di fucili e munizioni[221].

 
L'assalto ad una banca newyorkese (bank run), Frank Leslie's Illustrated Newspaper.

EconomiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Economia degli Stati Uniti d'America.

Panico del 1873Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Grande depressione (1873-1895).

Il cosiddetto panico del 1873 fu l'inizio di un periodo di forte recessione economica mondiale iniziata quando la borsa di Vienna ebbe a subire un forte crollo a giugno. Lo sconvolgimento dei mercati finanziari si diffuse ben preso anche a Berlino e in tutto il resto del continente europeo; la fase di panico raggiunse infine anche New York quando due importanti istituti bancari andarono in bancarotta, la "New York Warehouse & Security Company" il 18 di settembre ed la principale finanziatrice della ferrovia "Jay Cooke & Company" il giorno a seguire[222].

La depressione che ne risultò durerà per 5 anni, rovinò migliaia di aziende, contrasse gli stipendi giornalieri del 25% tra il 1873 e il 1876 e contribuì sostanzialmente ad incrementare il tasso di disoccupazione portandolo al 14%[223].

 
Il completamento del tragitto della First Transcontinental Railroad

Le cause del panico negli Stati Uniti inclusero l'annullamento del credito derivante dalla speculazione eccessivamente messa in atto all'interno dei maggiori mercati azionari e nell'industria ferroviaria. Dopo 8 anni di crescita senza precedenti post-1865 avevano condotto alla costruzione di migliaia di chilometri di rete ferroviaria, allo sviluppo di migliaia di fabbriche dedite all'industria e un quantomai corposo mercato azionario; mentre gli Stati Uniti meridionali sperimentarono un autentico boom nel campo dell'agricoltura. Tuttavia la gran parte di questa crescita venne realizzata con denaro preso in prestito da molte banche statunitensi le quali specularono in una maniera massiccia nel settore ferroviario per un totale di più di 20 milioni di dollari.

Una severa politica monetaria messa in atto dal Segretario al Tesoro George Sewall Boutwell proprio durante l'apice speculativo contribuirà a rendere instabili e fluttuanti i mercati; Boutwell creò un rigore monetario vendendo più oro in cambio dell'acquisto di obbligazioni. La Coinage Act of 1873 renderà l'oro il metallo de facto sopra l'argento[224].

Il 20 di settembre l'amministrazione proverà a dare una risposta all'inquietudine generalizzata. Il nuovo Segretario al Tesoro William Adams Richardson acquisterà 2,5 milioni di obbligazioni al 5,20% con oro; il 22 di settembre acquisterà 3 milioni di obbligazioni con "greenbacks" a corso legale e altri 5,5 milioni con buoni del Tesoro. Il 29 seguente pagherà gli interessi su ben 12 milioni di obbligazioni acquisite dalle banche. A partire da ottobre e fino al di gennaio successivo il Segretario manterrà le obbligazioni in liquidazione fino al momento in cui non vennero emessi 26 milioni di riserve di "greenbacks" per cercare di recuperare gli introiti perduti dal Tesoro.

Queste azioni contribuiranno a frenare i principali effetti del panico generale, consentendo la presenza di più moneta liquida nelle banche commerciali e di conseguenza anche maggiori fondi da destinare ai prestiti e alle spese.

Gli storici nel corso del tempo hanno accusato il governo di non aver risposto prontamente alla crisi e di non aver preso misure adeguate per ridurre gli effetti negativi del panico generale. Le politiche monetarie sia di Boutwell prima che di Richardson poi si erano rivelate del tutto incoerenti per l'intero biennio 1872-73. Il fallimento ultimo fu che il problema non stava nel ristabilire la fiducia nelle imprese che loro stesse erano state primariamente una fonte di sfiducia; il panico del 1873 compirà alla fine il suo corso nonostante i numerosi ma limitati sforzi messi in campo dall'amministrazione[225].

Il "clientelismo" di Grant, così come lo chiama il biografo Smith, era diventato sempre più evidente quando aveva annullato - nella sua qualità di comandante generale dell'esercito statunitense - i vertici degli esperti dell'United States Army solamente per portare soccorso ad un amico ingegnere, James Buchanan Eads, già nell'immediato dopoguerra. Eads stava costruendo un ponte importante per aumentare lo snodo ferroviario attraverso il fiume Mississippi a Saint Louis (Missouri), autorizzato dal Congresso e che stava per essere ultimato nel 1873[226].

Tuttavia il capo dello United States Army Corps of Engineers, messosi d'accordo con gli interessi dei battelli a vapore, ordinerà a Eads di costruire un canale attorno al ponte in quanto quest'ultimo sarebbe stato "un serio ostacolo alla navigazione". Dopo aver discusso con l'amico il presidente però rovescerà l'ordine cosicché il ponte ad arco in acciaio di 6.442 piedi (1.964 m) poté essere completato entro il 1874 senza la presenza di alcun canale[227][228].

 
Vignetta satirica di Thomas Nast sulla rissa scoppiata a proposito del veto presidenziale posto sull'Inflation Bill.

Veto all'Inflation BillModifica

La rapidità della crescita industriale accelerata nell'America post-Guerra civile e in tutto il mondo si è schianterà contro il muro del panico del 1873. Molte banche le quali avevano sovraesposto i loro prestiti ottennero come risultato il completo fallimento, provocando un panico generale in tutta la nazione. Nel tentativo di mettere il capitale entro una rigorosa economia monetaria, il Segretario del Tesoro W. A. Richardson rilasciò 26 milioni in biglietti verdi. Molti hanno sostenuto che tali politiche monetarie non erano sufficienti ed alcuni che erano anche illegali[229][230].

Nel 1874 il Congresso discusse la politica inflazionistica per stimolare l'economia e approvò la legge sull'inflazione del 1874, che avrebbe rilasciato ulteriori 18 milioni in biglietti verdi fino all'ammontare originario di 400.000.000. I banchieri del West fecero pressioni su Grant per porre il veto sulla misura a causa della fiducia nelle obbligazioni degli investitori stranieri che conducevano i loro affari principalmente in oro.

Il gabinetto di Grant si troverà profondamente diviso su questo tema, mentre il conservatore Segretario di Stato Hamilton Fish minacciò di dimettersi se il presidente avesse firmato il disegno di legge. Il 22 aprile del 1874, dopo aver valutato le proprie ragioni per voler firmare il disegno di legge, Grant inaspettatamente pose il veto e ciò contro la strategia elettorale popolare Repubblicana poiché credette che avrebbe distrutto il credito nazionale[231][232].

 
Banconore da 50 dollari del 1928 con l'effigie del presidente

Resumption of Specie ActModifica

Il 14 gennaio del 1875 Grant controfirmò la Resumption of Specie Act e l'occasione non avrebbe potuto essere più felice; scrisse una nota al Congresso congratulandosi con suoi i membri per la promulgazione dell'Atto; il testo della legislazione venne redatto dal senatore repubblicano dell'Ohio John Sherman. Questo prevedeva che la carta moneta in circolazione sarebbe stata scambiata con monete d'oro e d'argento e che sarebbe entrata in vigore il 1º gennaio del 1879[233].

 
Risultati per l'elezione del 44º Congresso: in rosso i Repubblicani, in blu i Democratici e in giallo gli Indipendenti.

La misura mise anche in atto l'adozione di misure graduali per ridurre la quantità di biglietti verdi in circolazione; a quel tempo esisteva valuta in "moneta cartacea" del valore inferiore a 1 dollaro e queste avrebbero potuto essere scambiate con argento. Il suo effetto sarà quello di stabilizzare la valuta e rendere i soldi dei consumatori "buoni come l'oro". In un'epoca del tutto priva di un Federal Reserve System per controllare l'inflazione si stabilizzò l'economia. Il presidente lo considerò il segno distintivo della sua amministrazione[234].

Trionfo democratico del 1874Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sistema politico degli Stati Uniti d'America.

Nelle elezioni congressuali di medio termine del 1874 i Democratici riuscirono ad ottenere un grande risultato; la crisi economica difatti scoraggiò i Repubblicani e molti altri problemi finirono con l'aggiungersi. Questo risultato segnerà un importante punto di svolta in quanto gli avversari del presidente presero il controllo dell'aula parlamentare; ciò raffigurò anche l'imminente fine dell'Era della Ricostruzione, nei cui confronti i Democratici si erano a più riprese opposti. Gli storici enfatizzano la depressione economica e gli attacchi all'amministrazione per i suoi innumerevoli scandali come essere stati i fattori chiave del voto.[235].

La continuata distruzione delle politiche pro-neri nel Sud fu una delle ragioni principali del cambiamento in quell'area[236][237]. Lo storico James Ford Rhodes ha invece esplorato con estrema accuratezza le molteplici cause dei risultati al Nord:

«Nelle elezioni autunnali del 1874 la questione era chiaramente definita: il presidente repubblicano Ulysses S. Grant e il Congresso meritavano la fiducia del paese? e la risposta era inequivocabilmente No!... I Democratici avevano conquistato una vittoria insperata, ottenendo il controllo della prossima Camera dei Rappresentanti che avrebbe schierato 168 Democratici, 14 Liberali e Indipendenti, 108 Repubblicani contro i 2/3 della maggioranza repubblicana assicurata dalla precedente tornata elettorale di appena due anni prima. Dal 1861 i repubblicani avevano controllato la Camera e ora con la sua perdita arrivò una diminuzione anche della loro maggioranza al Senato[238]

Rodhes continua:

«La rivoluzione politica dal 1872 al 1874 fu dovuta al fallimento della politica meridionale dei repubblicani, agli scandali dei contratti Credit Mobilier e Sanborn, alla corruzione e all'amministrazione inefficiente in molti dipartimenti oltre che alla persistente difesa da parte di Grant di alcuni amici intimi sostenitori di un suo 3° mandato. Alcuni tra gli oppositori furono influenzati dalla retrocessione del Presidente nella causa della riforma della funzione pubblica, e altri dal fallimento Repubblicano a cimentarsi con successo con la questione finanziaria.

La depressione, in seguito al panico finanziario del 1873, e il numero di uomini conseguentemente fuori occupazione pesarono sulla rivolta contro il Partito al potere. Nell'Ohio il risultato fu influenzato dalla crociata del "Movimento per la temperanza" nella prima parte dell'anno. Bande di donne di buon livello sociale hanno marciato verso i saloon davanti ai quali hanno cominciato a cantare inni religiosi e, inginocchiandosi, hanno pregato affinché il grande male della bevanda alcolica potesse essere rimosso. I simpatizzanti uomini operarono con loro nel far rispettare rigidamente la già severa legge statale contro la vendita di liquori forti. Poiché i Repubblicani erano in maggioranza tra gli istigatori del movimento, alienò da loro gran parte del voto dei tedeschi americani[239]

Politica estera: 1873-77Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della politica estera statunitense.

Gli storici accreditano al Segretario di Stato Hamilton Fish una politica estera estremamente efficace. L'autore Ronald Cedric White scrive di Grant: "tutti convenero sul fatto che egli avesse scelto molto bene quando nominò Fish"[240].

 
Joseph Fry, capitano della nave pirata Virginius coinvolta nel traffico di armi ai ribelli cubani e giustiziato dalle autorità spagnole (Harper's Weekley).

Affare VirginiusModifica

Il 31 ottobre del 1873 il piroscafo Virginius battente bandiera statunitense che trasportava materiale bellico e uomini in armi per aiutare l'insurrezione cubana (in aperta violazione sia della legge americana che di quella spagnola) fu intercettato e condotto sotto scorta nella Capitaneria generale di Cuba. Dopo un procedimento penale quantomai frettoloso i funzionari spagnoli condannarono alla pena di morte 53 insorti, 8 dei quali cittadini statunitensi; gli ordini ricevuti da oltreoceano per far ritardare le esecuzioni giunsero troppo tardi[241].

Il terrore per una probabile esplosione bellica attanagliò sia gli americani che gli spagnoli, accentuato dalle spedizioni diplomatiche belliciste a Madrid del generale in pensione Daniel Edgar Sickles. Fish mantenne un comportamento assai freddo e distaccato durante tutto il corso della crisi e, attraverso indagini fatte condurre appositamente, si venne a scoprire che vi era una questione rimasta in sospeso; se cioè il Virginius avesse o meno il diritto di innalzare sul proprio pennone la bandiera degli Stati Uniti d'America[241].

Il presidente spagnolo Emilio Castelar espresse profondo rammarico per la tragedia accaduta e si dichiarò disposto a fare riparazioni tramite arbitrato. Fish negoziò direttamente con il ministro Poly y Bernabe; con l'approvazione di Grant gli spagnoli dovettero cedere il Virginius, pagare un indennizzo alle famiglie sopravvissute degli americani giustiziati e porgere il saluto d'onore alla bandiera statunitense. L'episodio poté concludersi con una pacificazione[241].

Trattato di libero scambio hawaianoModifica

Nel dicembre dei 1874 Grant tenne una cena di Stato presso la Casa Bianca in onore del Re delle Hawaii Kalākaua delle Hawaii il quale stava cercando di ottenere l'importazione statunitense dello zucchero hawaiano libero da dazi. Grant e Fish furono in grado di produrre un trattato di libero scambio entro il 1875 il quale si realizzerà con successo, incorporando in tal maniera l'industria della canna da zucchero delle Hawaii nell'ambito dell'economia degli Stati Uniti d'America[242].

Guerra liberiana GreboModifica

L'amministrazione Grant contribuì a far concludere la guerra scoppiata tra il governo della Liberia e la popolazione nativa dei Grebo nel 1876 inviando nelle sue acque territoriali la Sloop-of-war USS Alaska. James Milton Turner, il 1° ambasciatore afroamericano statunitense, chiese che una nave da guerra venisse inviata per proteggere le proprietà americane nel territorio; dopo il suo arrivo Turner negoziò l'incorporazione dei Grebo all'interno della società liberiana e ne contempo l'espulsione de commercianti stranieri[183].

Il team anti-corruzione del 2º mandato Grant

Corruzione e riforme: 1873-77Modifica

Gli scandali fraudolenti continuarono durante l'amministrazione Grant anche nel suo secondo mandato presidenziale. I democratici assieme ai liberali repubblicani appena costituitisi acquisirono il controllo della Camera e tennero molte riunioni di commissione nell'intento di fermare i traffici politici. Lo scandalo principale di questi anni fu quello denominato "Whiskey Ring", dove l'investigazione risalì fino a lambire lo stesso presidente.

La miniera "Emma Silver" rappresentò un non piccolo imbarazzo per l'ambasciatore nel Regno Unito Robert Cumming Schenck il quale se ne troverà coinvolto; ne rimase associato in quanto utilizzò il proprio nome nella promozione della miniera d'argento lavorato. Le origini dello scandalo "Crédit Mobilier" sono da far risalire alle precedenti amministrazioni, alla presidenza di Andrew Johnson ma anche, in parte, alla presidenza di Abraham Lincoln; tuttavia l'accesa battaglia politica congressuale nel corso dell'amministrazione Grant fece esplodere il caso proprio in questo periodo[26].

Contratti SanbornModifica

Nel giugno del 1874 il Segretario al Tesoro William Adams Richardson concesse contratti privati a John D. Sanborn il quale a sua volta raccoglierà le tasse illegalmente trattenute con commissioni ampiamente gonfiate; i profitti vennero presumibilmente divisi equamente con Richardson e il senatore Benjamin Butler, mentre Sanborn sostenne che in realtà si trattasse - in queste fatture di pagamento - solamente di "spese". Butler formulò ad hoc una scappatoia nella legge per far s^ di consentire a Sanborn di raccogliere le commissioni: quest'ultimo non rivelerà mai con chi avesse effettivamente suddiviso i profitti[243].

Pratt & BoydModifica

Nell'aprile del 1875 fu scoperto che il Procuratore generale George Henry Williams avrebbe ricevuto una tangente attraverso un dono da 30.000 dollari fatto a sua moglie da parte di una casa di casa commerciale, la "Pratt & Boyd", per indurre ad abbandonare il caso inerente alle dichiarazioni fraudolente delle personalità dell'azienda coinvolte. Williams venne costretto a dimettersi su precisa direttiva di Grant[126].

Affare DelanoModifica

Nel 1875 il Dipartimento dell'Interno fu gravemente coinvolto in casi di corruzione e incompetenza dei suoi funzionari. Venne scoperto che il segretario Columbus Delano prese delle tangenti per ottenere sovvenzioni edilizie fraudolente e pertanto cadde in disgrazia; rassegnò le proprie dimissioni il 15 di ottobre. Delano aveva anche fornito falsi contratti cartografici e procurato un vistoso guadagno al figlio John Delano e al fratello di Grant, Orvil. Né John Delano né Orvil Grant svolsero mai alcun attività relativa o vennero qualificati per tenere tali posizioni nel compito di rilevazione[31][244][245].

Il Bureau of Indian Affairs rimase sotto stretto controllo da parte di agenti corrotti - quand'anche non totalmente falsi - che riuscirono ad ottenere enormi profitti dallo sfruttamento delle tribù dei nativi americani degli Stati Uniti d'America. Una frode massiccia venne rilevata anche nell'Ufficio brevetti con impiegati corrotti che si approfittarono del libro paga governativo. Delano, che si era rifiutato di intraprendere un qualsivoglia tipo di riforma, sarà indotto alle dimissioni dallo stesso presidente[246].

Nell'ottobre del 1875 Grant fece un'altra scelta di gabinetto riformatrice quando scelse Zachariah Chandler come Segretario agli Interni. Egli ripulirà l'Ufficio brevetti e il Dipartimento degli affari indiani togliendo di mezzo tutti i corrotti e i falsi agenti[31][244][245].

 
Il segretario particolare del presidente Orville Elias Babcock lavorò quotidianamente con Grant nello Studio Ovale, arrivando ad esercitare un'influenza senza precedenti e talvolta riuscendo perfino a contrastare gli sforzi dei riformatori.

Processo Whisky RingModifica

Nel maggio del 1875, il segretario al Tesoro Benjamin Helm Bristow giunse a scoprire che milioni di dollari di tasse venivano incanalati e riciclati in un cerchio d'affari illegale dai produttori di whisky. Ne seguirono procedimenti penali e molti furono messi in prigione. Il segretario particolare di Grant, Orville Elias Babcock ne rimase immischiato e finì con il venire incriminato, ma in seguito riuscirà ad essere assolto nel giudizio d'appello[247].

Il nuovo Procuratore generale Edwards Pierrepont formò assieme a Bristow una squadra anti-corruzione per estirpare l'attività criminale durante il 2º mandato di Grant. L'"Anello del Whisky" fu organizzato in tutti gli Stati federati degli Stati Uniti d'America e nel 1875 costituiva un'associazione per delinquere pienamente operativa. L'inchiesta portò a 230 incriminazioni, 110 condanne e 3.000.000 di dollari di entrate fiscali che vennero restituite al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d'America[248].

Bristow e Pierrpont portarono le prove del coinvolgimento di Babcock al presidente. Grant, chieste spiegazioni al proprio collaboratore, si sentirà rispondere che i suddetti indizi non lo riguardavano e che anzi erano fasulli; Grant accettò tranquillamente le parole di Babcock come valide. Durante il processo contro i capi del "Whisky Ring" il presidente testimoniò a nome del suo amico. Come diretta conseguenza Babcock fu assolto, tuttavia la deposizione di Grant fu una grande causa d'imbarazzo che ne danneggiò fortemente la reputazione[249].

Il processo Babcock si trasformerà in un processo di impeachment contro il presidente degli Stati Uniti d'America da parte degli oppositori politici di Grant[250].

Scandalo Trader postModifica

Nel marzo del 1876 venne scoperto, grazie ad un'inchiesta fatta attivare dalla Camera dei rappresentanti che il segretario alla Guerra William Worth Belknap stava prendendo del denaro grazie ad un'estorsione, in cambio permetteva a un agente di commercio indiano di rimanere nella propria posizione all'interno di Fort Sill. Belknap venne costretto da Grant a dimettersi e come risultato sarà assolto in un processo di messa in stato d'accusa impostato dal Senato[119].

I profitti furono fatti a spese dei nativi americani degli Stati Uniti d'America che avrebbero dovuto ricevere cibo e vestiti dal governo. Alla fine di aprile il presidente si scaglierà contro il tenente colonnello George Armstrong Custer dopo che questi aveva testimoniato in un comitato congressuale il mese precedente contro il fratello di Grant Orville e lo stesso Belknap. Trapelarono voci che Custer avesse discusso con la stampa riguardo agli speculatori invischiati negli affari indiani[251].

Custer si recherà personalmente alla Casa Bianca per chiarire le questioni, tuttavia Grant si rifiuterà di vederlo per ben 3 volte. Quando Custer lasciò Washington il 3 di maggio per tornare a Fort Abraham Lincoln nel territorio del Dakota era già stato rimosso dal comando generale e quindi - di fatto - negata qualsiasi possibilità di partecipazione alla Grande guerra Sioux del 1876 essendo stato sostituito da Alfred Terry. Tuttavia, su insistenza dello stesso Terry, Grant cedette e permise alfine a Custer di partecipare alla campagna contro i Sioux a condizione che non assumesse alcuna iniziativa personale[252].

Egli però disobbedirà e finì ammazzato con tutti i suoi uomini del 7th Cavalry Regiment nella battaglia del Little Bighorn.

CattelismoModifica

Nel marzo del 1876, il Segretario alla Marina George Maxwell Robeson venne incolpato da un comitato di inchiesta controllato dalla Camera Democratica di fornire lucrosi contratti alla "Alexander Cattell & Company", una compagnia fornitrice di grano, in cambio di beni immobili, prestiti e pagamento dei debiti[253] pregressi.

Il comitato investigativo scoprì inoltre che Robeson aveva indebitamente stanziato 15 milioni di dollari in stanziamenti per le costruzioni dell'United States Navy[254]. Dal momento che non c'erano documenti finanziari o abbastanza probanti da far scattare l'impeachment e la condanna la conclusione si limitò ad un ammonimento; sarà però affermato che avesse istituito un sistema contrattuale corrotto noto come "Cattellismo"[255].

Safe burglary conspiracyModifica

Nel settembre del 1876 Orville Elias Babcock, sovrintendente delle opere pubbliche e edili, risultò incriminato in un caso contro un'organizzazione criminale dedita al furto con scasso. Già ad aprile gli imprenditori edili corrotti a Washington erano sotto processo per concussione quando si verificò una rapina. Finti agenti del servizio segreto svaligiarono una cassaforte e tentarono di incastrare Colombus Alexander, colui che aveva fatto scoppiare ed esposto all'attenzione dell'opinione pubblica il giro dei corrotti[256].

Babcock fu nominato per essere parte integrante della cospirazione, ma in seguito otterrà l'assoluzione nel processo contro i ladri. Le prove suggeriscono che egli fosse coinvolto nel tentativo di truffa pianificata e che voleva vendicarsi di Alexander, un appassionato riformatore e critico dell'amministrazione Grant. Sarà in seguito anche dimostrato che il Grand jury venne comprato[256].

 
Risultati ottenuti dal Repubblicano Rutherford Hayes (in rosso) per contea

Elezioni presidenziali del 1876Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1876.

Per l'appuntamento elettorale i Repubblicani nominarono Rutherford Hayes, un conservatore in materia fiscale, mentre i democratici il riformatore Samuel Tilden. I risultati diedero una quasi esatta suddivisione dei grandi elettori. Tilden ricevette il 51% del voto popolare, Hayes il 48%; tuttavia molti repubblicani afroamericani non furono autorizzati a votare in vaste regioni negli Stati Uniti meridionali per colpa della segregazione razziale negli Stati Uniti d'America; si fissò un test di alfabetizzazione e limiti minimi di reddito per poter registrarsi[257].

Vi furono così 20 grandi elettori chiave i quali rimasero indecisi e avviarono un'animata discussione. Entrambi i contendenti rivendicarono con forza la vittoria tanto che sarà ventilata la minaccia di una seconda guerra civile, ipotesi che per molti sembro imminente. Grant rimase però vigile incoraggiando l'assemblea congressuale a pronunciarsi per stabilire il risultato attraverso un'apposita per commissione; fu determinato a mantenere un trasferimento pacifico del potere[258].

Il 29 gennaio del 1877 il presidente firmò la legge che istituiva la commissione elettorale a cui diede un potere bipartisan; 15 membri assoldati per determinare gli effettivi voti elettorali. Hayes ebbe in tal modo 185, appena uno in più rispetto a Tilden. L'onestà personale, la fermezza e anche i modi di porsi davanti alla questione rassicurarono la nazione e una seconda guerra civile fu evitata per un soffio[259][260] Avrà in tal modo inizio la presidenza di Rutherford Hayes.

 
La bandiera degli Stati Uniti d'America svetta sventolante sopra l'aquila posta all'ingresso della tomba di Grant, il General Grant National Memorial.

Valutazioni storicheModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America e Memoriali e monumenti unionisti.

La presidenza di Grant è stata tradizionalmente vista dagli storici come incompetente e piena di corruzione. Un esame condotto approfonditamente rivela comunque che il presidente riuscì a raggiungere due grandi successi e altrettanti fallimenti durante il suo doppio mandato in carica. Negli ultimi anni gli storici hanno elevato la sua classifica per l'indubbio merito avuto nel suo forte sostegno a favore del movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896).

Grant aveva sempre sollecitato il passaggio del XV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America e tramutò in legge la proposta sui Civil Rights Act (1875), che diede a tutti i cittadini il libero accesso agli edifici delle pubbliche imprese. Si appoggiò pesantemente verso il campo dei Radicali nelle proprie politiche dell'Era della Ricostruzione, firmando in legge gli law Force Acts atti a perseguire il Ku Klux Klan in maniera efficiente.

In politica estera il presidente si conquistò le lodi generali per aver stipulato il Trattato di Washington, risolvendo così l'annoso problema dell'"Alabama Claims" con il Regno Unito attraverso l'arbitrato internazionale. Economicamente si affiancò ai banchieri dell'Ovest e convertì in legge l'Atto sul credito pubblico che ha permesso di pagare i debiti statunitensi in oro, ma fu altresì incolpato per la grave depressione economica durata dal 1873 al 1877[261].

Preoccupato nei confronti dei potenti dirigenti del Congresso degli Stati Uniti d'America sarà il primo presidente a chiedere uno speciale veto presidenziale (Line-item veto), anche se l'assemblea non l'aveva mai permesso prima[262].

La sua presidenza è stata inondata da molti scandali producendo bassi standard di capacità nei funzionari e gravi carenze di accordo con i suoi elettori politici e collaboratori personali. Il Nepotismo, praticato massivamente da Grant, è stato sfrenato con quasi quaranta familiari o parenti che hanno beneficiato finanziariamente di incarichi governativi o occupazionali di employment[31].

Era praticamente del tutto impossibile che potesse controllare moralmente tutta la corruzione provocata dalle forze socioeconomiche di una costosa guerra civile, di una rapidissima industrializzazione e dell'espansione massiccia verso Ovest la quale ampliò la frontiera[263]. Le sue associazioni con questi scandali hanno rovinato la sua reputazione personale prima e finanche quella presidenziale poi. Nonostante ciò al termine del secondo mandato la corruzione del dipartimento degli Interni (1875), del dipartimento del Tesoro (1874) e del dipartimento di Giustizia (1875) fu ripulita dai suoi nuovi membri di gabinetto[264].

 
Statua equestre di Grant dello scultore William Ordway Partridge a Brooklyn

Il dipartimento di Stato sotto la direzione del segretario Hamilton Fish è stato gestito in modo efficiente e praticamente privo di qualsivoglia scandalo per tutti i due mandati. Il servizio postale è stato ripulito dal riformatore Marshall Jewell (1875), che ha aiutato Benjamin Helm Bristow a chiudere una volta per tutte il "giro del whisky". Il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti fu ripulito dal segretario Alphonso Taft, dopo le dimissioni di William Worth Belknap nel 1876. Il segretario personale di Grant, Orville Elias Babcock, era fuori dalla Casa Bianca entro il 1876. Il dipartimento della Marina, sotto il segretario George Maxwell Robeson, rimase non riformato, ma contribuì in maniera decisiva a realizzare la rinascita navale statunitense dopo l'incidente del Virginius occorso nel 1873.

Il più che generoso trattamento fatto riservare da Grant a Robert E. Lee dopo la battaglia di Appomattox lo aiutò a creargli una certa popolarità anche nel Sud. Pur mantenendo i diritti civili nell'agenda politica il Partito Repubblicano alla fine del secondo mandato della presidenza si spostò per perseguire piuttosto politiche fiscali conservatrici. La sua debole risposta al "Panico del 18732 colpì l'economia degli Stati Uniti d'America e danneggiò gravemente il suo stesso Partito, che perdette pesantemente nelle elezioni di metà mandato del 1874.

Le politiche finanziarie di Grant finirono col favorire Wall Street, ma alla scadenza del 1876 la nazione si trovava immersa in una profonda depressione economica che Grant non riuscì mai a comprendere appieno[265]. Gli storici revisionisti durante la prima metà del XX secolo hanno teso a proporre una visione intrisa di romanticismo degli Stati Confederati d'America e della "Causa Persa" a scapito del declassamento della causa dell'Unione e della Presidenza di Grant come quella di un despota corrotto[266].

L'analista politico Michael Barone ha rilevato nel 1998 che "Ulysses S. Grant è universalmente classificato tra i maggiori generali americani e le sue memorie sono considerate appartenenti alle migliori autobiografie militari mai scritte, ma è inevitabilmente chiamato in causa sia dai conservatori che da liberali come uno dei peggiori presidenti della storia americana"[267].

Barone sostiene che "questo consenso viene comunque contestato dagli scrittori al di fuori della gilda degli storici professionisti". Barone punta all'avvocato Frank Scaturro, che ha guidato il movimento per restaurare il General Grant National Memorial mentre era ancora solo uno studente universitario e nel 1998 scrisse il primo libro dell'era moderna che ritrae la presidenza di Grant in una luce positiva[268].

Barone ha affermato che il lavoro di Scaturro rappresenta un "esempio convincente del fatto che Grant era un uomo forte e, in molti aspetti importanti, un presidente di successo. È un argomento pieno di significato per come vediamo il corso della storia politica americana... Il lavoro di Scaturro... dovrebbe comportare una rivalutazione dell'intera tradizione progressista-New Deal"[269].

Altre biografie includono quelle di Jean Edward Smith (Grant)[126], Josiah H Bunting III (Ulysses S. Grant: The American Presidents Series: The 18th President)[270], H. W. Brands (The Man Who Saved the Union: Ulysses Grant in War and Peace)[271] e, più di recente, Ronald C. White (American Ulysses: A Life of Ulysses S. Grant)[272].

 
Ritratto del generale Grant di Constant Mayer (1866).
 
Un Francobollo dedicatorio del 1890.
 
La "Grant School" nel campus della George Washington University.
 
Il "Martha Burton Grant Bridge Park" a Portsmouth (Ohio).
 
"Grant Avenue" a Manassas (Virginia).
 
Statua equestre del generale Grant al "Lincoln Park" di Chicago.
 
Statua del generale Grant.
 
Il dollaro presidenziale con l'effigie di Grant.

NoteModifica

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BibliografiaModifica

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