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Una vita difficile

film del 1961 diretto da Dino Risi
Una vita difficile
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Silvio (Alberto Sordi)
Lingua originaleItaliano, tedesco
Paese di produzioneItalia
Anno1961
Durata115 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,85:1
Generedrammatico
RegiaDino Risi
SoggettoRodolfo Sonego
SceneggiaturaRodolfo Sonego
ProduttoreDino De Laurentiis
Produttore esecutivoDino De Laurentiis
Casa di produzioneTitanus
Distribuzione in italianoFilmauro
FotografiaLeonida Barboni
MontaggioTatiana Casini
MusicheCarlo Savina
ScenografiaEnzo Eusepi
CostumiLucia Mirisola
TruccoGiuliano Laurenti
Art directorMario Scisci
Character designMario Chiari
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Una vita difficile è un film del 1961 diretto da Dino Risi.

Il film è stato inserito fra i 100 film italiani da salvare[1].

Indice

TramaModifica

 
Ennio Balbo in una scena del film

In piena seconda guerra mondiale, nel 1944 il romano Silvio Magnozzi, dopo aver combattuto come sottotenente del Regio Esercito nei pressi del lago di Como prima dell'armistizio dell'8 settembre, si unisce ai gruppi partigiani locali contro le forze nazifasciste. Cercando un rifugio viene inviato in un albergo per prendere contatto con la padrona, la signora Amalia Pavinato. Qui Silvio viene scoperto da un soldato tedesco che intende fucilarlo sul posto, ma Elena, la figlia della proprietaria dell'albergo, gli salva la vita uccidendo il tedesco con un ferro da stiro. Inoltre, la ragazza indica al partigiano un luogo sicuro dove dormire e ripararsi dalle rappresaglie tedesche: il mulino che era di proprietà dei suoi defunti nonni.

Silvio, pur essendo fermo sulle sue idee della lotta armata, non ha il coraggio di riunirsi ai partigiani e per alcuni mesi lui ed Elena vivono da amanti nel mulino. Dopo la liberazione, Silvio torna a Roma dove trova un modesto impiego come giornalista presso "Il lavoratore", quotidiano d'ideologia comunista a tutela della classe operaia. Come giornalista Silvio è fermamente convinto nelle sue idee di sinistra, crede fermamente nell'antifascismo ed è contro il Re e la classe borghese. Al giornale Silvio lavora gomito a gomito con Franco Simonini, amico e compagno di partito. Solo sul finire del 1945 Silvio si reca nuovamente in Lombardia, con l'intento di rivedere Elena. La donna, inizialmente offesa, accetta di seguirlo a Roma per iniziare una convivenza, sia pure in condizioni di ristrettezze economiche.

Il giorno del referendum istituzionale del 1946 un marchese amico della famiglia di Elena riconosce la ragazza per le strade di Roma e i due sono invitati a cena in una casa di aristocratici monarchici e conservatori. Silvio, frenato da Elena, si trattiene a stento dal dichiarare apertamente la sua fede repubblicana pur di non rinunciare a un succulento pasto, finché non viene annunciata la vittoria della repubblica. La vita della coppia, malgrado il matrimonio e l'arrivo di un figlio, procede con difficoltà soprattutto perché Silvio, non intendendo scendere a compromessi con le sue idee, è costretto a un lavoro sottopagato e frustrante. Finisce anche in galera per le sommosse avvenute in occasione dell'attentato a Togliatti del 1948, per le quali viene condannato a due anni e mezzo di prigione. Uscirà a metà del 1950 (nel frattempo in carcere dedica molto tempo alla scrittura di lettere per Elena e di un romanzo autobiografico di matrice politica che vorrebbe chiamare Una vita difficile.) Appena uscito dal carcere scopre immediatamente che il suo amico e collega Simonini, suo compagno d'idee, ha lasciato il posto al giornale per schierarsi dalla parte dei padroni.

Elena inizialmente lo sostiene, ma poi, anche per le esortazioni della propria madre cerca di convincerlo a prendere una laurea e a trasferirsi a Cantù-Cermenate[2], dove, con alcune raccomandazioni messe in moto dalla suocera, gli si procurerebbe un posto fisso presso un'importante azienda della provincia di Como. Silvio rifiuta sia di svolgere un lavoro estraneo al giornalismo sia di lasciare Roma. Prova addirittura un esame ma con scarsi risultati e non reggendo la vergogna la sera stessa si ubriaca, insulta Elena rimproverandola di non averlo mai capito e dichiarandole di aver sempre provato per lei solo attrazione fisica. La donna, sconvolta, sparisce dalla vita di Silvio. Passano due anni e troviamo Silvio intento a vendere l'idea del romanzo a produttori e case editrici, nel caso specifico a Cinecittà, dove cerca di proporre con scarsissimo successo il soggetto del a registi e attori noti (qui compaiono Alessandro Blasetti, Silvana Mangano e Vittorio Gassman nel ruolo di loro stessi). Mentre viene allontanato dal set ha un incontro casuale con il marchese amico di Elena già incontrato nel 1946, la sera del referendum. Dal marchese viene a sapere della nuova vita di Elena e Silvio, ancora innamorato della moglie, cerca di fare un ultimo tentativo di riconquistarla recandosi a Viareggio, ma Elena non solo non ha perdonato Silvio, ma ormai ha un altro uomo e non sembra disposta a rinunciare allo stile di vita agiato che ora conduce. A notte alta Silvio, disperato, sfoga la sua amarezza sputando sulle lussuose macchine che circolano nella cittadina toscana: pare che nella nuova Italia del boom economico non ci sia posto per lui e per i suoi ideali di giustizia sociale.

Molto tempo dopo (nel 1961), in Lombardia si svolge il funerale di Amalia, la madre di Elena: Silvio, con sorpresa di tutti, si presenta al volante di una lussuosa automobile, tanto che i presenti sembrano più interessati a guardare la vettura che a seguire il corteo funebre. Silvio prega Elena di perdonarlo ancora, affermando che ha trovato un posto fisso e ha messo da parte le sue idee politiche e le sue velleità di scrittore per cercare la stabilità e la sicurezza economica, come lei e sua madre avevano voluto. Elena si commuove rivedendo il mulino dove avevano passato giorni felici e decide di tornare con lui.

Il film si conclude con una festa organizzata dall'affarista Bracci, che ha assunto Silvio come segretario tuttofare. L'uomo, pur potendosi con il suo nuovo stipendio permettere lussi prima inconcepibili (Elena sfoggia una splendida pelliccia), è costretto a svolgere ogni tipo di mansione per conto del suo datore di lavoro: quest'ultimo non perde occasione di umiliarlo pubblicamente, finché per ridicolizzarlo davanti agli ospiti gli spruzza in faccia un intero sifone di acqua di Seltz. Silvio, non potendo sopportare quest'ultimo affronto, dà uno schiaffone a Bracci facendolo cadere in piscina: finale solo apparentemente lieto, considerando le inevitabili conseguenze di un gesto simile.

ProduzioneModifica

Le riprese sono avvenute in parte sul Lago di Como a Lenno (Tremezzina) e tra Lierna e Varenna. La famosa scena degli sputi sulle auto, sebbene nel film si dica che è ambientata a Viareggio, fu in realtà realizzata sul viale a mare di Ronchi, quartiere di Marina di Massa.

La partecipazione di Borante DomizlaffModifica

L'attore che impersona il soldato tedesco ucciso da Elena con il ferro da stiro, Borante Domizlaff, durante la seconda guerra mondiale fu realmente un militare tedesco, servendo nel servizio di sicurezza (SD) delle SS fino al grado di maggiore (SS-Sturmbannführer). Durante l'occupazione tedesca di Roma, Domizlaff partecipò all'organizzazione e all'esecuzione dell'eccidio delle Fosse Ardeatine agli ordini del tenente colonnello Herbert Kappler; fu quindi uno degli imputati nel processo per l'eccidio celebrato nel dopoguerra, che si concluse in primo grado nel 1948 con la condanna all'ergastolo del solo Kappler (poi confermata in secondo grado e passata in giudicato) e l'assoluzione dei suoi subordinati[3][4].

NoteModifica

  1. ^ Rete degli Spettatori
  2. ^ Si tratta in realtà di due località ben distinte, e il nome doppio è quello della stazione ferroviaria di riferimento per entrambe.
  3. ^ (EN) The first german casualty of World War 2 – The case of Oberstleutnant Domizlaff, su Gott mit uns! German Military History 1848-1945, 22 dicembre 2012. URL consultato il 15 aprile 2019. Nell'articolo, dedicato al fratello maggiore di Borante Domizlaff, il tenente colonnello della Wehrmacht Ottomar Domizlaff, è riprodotta una lettera di una parente residente negli Stati Uniti, Vanessa Domizlaff, la quale scrive che dopo il processo Borante Domizlaff «went on to star in Dino Risi's Italian comedy Una vita difficile, playing a role that came natural to him – that of a Nazi officer».
  4. ^ Un altro subordinato di Kappler, l'ex capitano delle SS Erich Priebke, durante un'intervista resa nel 1994 dopo che fu scoperto in Argentina, menzionò un collega che era rimasto in Italia dopo la guerra e che aveva recitato in un film nella parte del soldato tedesco. Cfr. Emanuela Audisio, "Il Vaticano mi aiutò a fuggire in Argentina", in La Repubblica, 10 maggio 1994, p. 9. URL consultato il 15 aprile 2019.

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Collegamenti esterniModifica

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