Diocesi di Pescia

diocesi della Chiesa cattolica in Italia
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La diocesi di Pescia (in latino Dioecesis Pisciensis) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Pisa appartenente alla regione ecclesiastica Toscana. Nel 2021 contava 111.460 battezzati su 120.950 abitanti. È retta dal vescovo Fausto Tardelli.

Diocesi di Pescia
Dioecesis Pisciensis
Chiesa latina
Suffraganea dell'arcidiocesi di Pisa
Regione ecclesiasticaToscana
 
Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
 
VescovoFausto Tardelli
Vescovi emeritiRoberto Filippini
Presbiteri71, di cui 48 secolari e 23 regolari
1.569 battezzati per presbitero
Religiosi23 uomini, 61 donne
Diaconi6 permanenti
 
Abitanti120.950
Battezzati111.460 (92,2% del totale)
StatoItalia
Superficie224 km²
Parrocchie41 (4 vicariati)
 
Erezione15 aprile 1519
Ritoromano
CattedraleMaria Santissima Assunta e San Giovanni Battista
Santi patroniMaria Santissima della Fontenova
Sant'Allucio
IndirizzoVia Giuseppe Giusti 1, 51017 Pescia, Italia
Sito webwww.diocesidipescia.it
Dati dall'Annuario pontificio 2022 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
La basilica santuario di Santa Maria della Fontenuova a Monsummano Terme.
Il vescovo di Pescia, Fausto Tardelli, nominato il 14 ottobre 2023.

Patroni modifica

  • Maria Santissima della Fontenova (9 giugno), patrona principale.
  • Sant'Allucio (23 ottobre), patrono secondario.

Territorio modifica

Il territorio della diocesi di Pescia si estende su tre province della Toscana per un totale di 12 comuni:

Sede vescovile è la città di Pescia, dove si trova la cattedrale di Maria Santissima Assunta e di San Giovanni Battista. In diocesi sorgono anche due basiliche minori: la basilica di Santa Maria Assunta a Montecatini Terme, e la basilica-santuario di Santa Maria della Fontenuova a Monsummano Terme.

Vicariati e parrocchie modifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Parrocchie della diocesi di Pescia.

Il territorio si estende su 224 km² ed è suddiviso in 42 parrocchie, raggruppate in 4 vicariati:

  • il vicariato di Pescia comprende 16 parrocchie del comune di Pescia, del comune di Uzzano e alcune del comune di Buggiano;
  • il vicariato di Chiesina Uzzanese comprende 10 parrocchie dei comuni di Chiesina Uzzanese, Ponte Buggianese, Montecarlo, Altopascio e una parrocchia del comune di Fucecchio;
  • il vicariato di Montecatini Terme comprende 10 parrocchie del comune di Montecatini Terme, Massa e Cozzile, Buggiano;
  • il vicariato di Monsummano Terme comprende 6 parrocchie dei comuni di Monsummano Terme e Pieve a Nievole.

A partire dal 20 novembre 2016, tramite un accordo tra i vescovi di Pescia e di Lucca, le parrocchie delle frazioni di Pescia appartenenti all'arcidiocesi di Lucca, pur rimanendo formalmente parte di questa sede arcivescovile, sono affidate alla cura pastorale della diocesi pesciatina.[2]

Storia modifica

La tradizione vuole che la religione cristiana sia stata introdotta a Pescia e in Valdinievole da san Paolino, primo vescovo di Lucca. Nel V secolo, sempre secondo la tradizione, un altro vescovo di Lucca, san Frediano, fondò una fitta rete di pievi su tutto il territorio lucchese, tra cui si dice le pievi di Santa Maria di Pescia, San Pietro alla Nievole (l'odierna Pieve a Nievole), San Tommaso di Arriano (l'odierna Castelvecchio Valleriana, frazione montana di Pescia), San Pietro in Campo (attualmente nel comune di Montecarlo).

La pieve di Pescia fu consacrata nel 1062 dal papa e vescovo di Lucca Alessandro II, al secolo Anselmo da Baggio, che fino al 1057 ne era stato pievano. Durante il Medioevo, grazie alla sua centralità e facile raggiungibilità dalla città di Lucca, oltre che per la nascita di un fiorente mercato, il Mercato Longo, nei suoi pressi, la pieve di Pescia acquistò sempre più importanza e finì con l'imporre la sua supremazia sulle altre pievi della Valdinievole. Divenne sede di capitolo e i pievani furono i principali interlocutori in loco del vescovo di Lucca.

Nel XIV secolo, Pescia e la Valdinievole, fino ad allora sotto la giurisdizione civile di Lucca, dopo varie vicissitudini, passarono sotto il dominio di Firenze, rimanendovi sino all'unità d'Italia; dal punto di vista ecclesiastico, tuttavia, permasero sotto Lucca. Questa situazione favorì la separazione di questi territori dall'arcidiocesi di Lucca.

Il 15 aprile 1519, con la bolla Sacri apostolatus di papa Leone X[3], fiorentino di casa Medici, Pescia fu elevata al rango di prepositura nullius dioecesis, sottratta alla giurisdizione ecclesiastica di Lucca e resa immediatamente soggetta alla Santa Sede; da Pescia dipendevano, oltre alla città e ai contadi a lei sottomessi, la Valdinievole e la Valle Ariana orientale. La bolla concesse al preposto del capitolo della collegiata le funzioni di un quasi-vescovo, con l'uso degli abiti pontificali, il diritto di visita in tutte le parrocchie della sua giurisdizione, la facoltà di radunare sinodi e di amministrare gli ordini minori ai chierici.[4] Tuttavia il prevosto non poteva amministrare il sacramento dell'Ordine, per cui gli aspiranti sacerdoti dovevano rivolgersi ai vescovi limitrofi per essere consacrati.

Con la bolla Inter caetera del 23 settembre successivo, Leone X stabilì il numero dei canonici della collegiata prepositurale ed affidò ai vescovi di Pistoia e di Forlì e all'abate di Vallombrosa il compito di insediare il primo prevosto Lorenzo de Cecchi.[5] Questi ottenne da papa Clemente VII nel 1528 la conferma dell'erezione della prepositura e dell'esenzione dalla giurisdizione di Lucca; e nel 1534 da papa Paolo III, la soluzione di problemi sorti tra il preposto e i membri del capitolo della collegiata.

Nell'epoca post tridentina i prevosti di Pescia si distinsero per la celebrazione di diversi sinodi per l'attuazione delle riforme ecclesiastiche nel territorio pesciatino. Si ricordano i sinodi celebrati da Guido de Guidi nel 1563, da Stefano de Cecchi nel 1606 e nel 1627, da Benedetto Falconcini nel 1694 e da Paolo Antonio Pesenti nel 1717.[6]

Il 19 febbraio 1699, Pescia fu elevata al rango di città nobile dal granduca di Toscana Cosimo III. Il 17 marzo 1727 il pontefice Benedetto XIII elevò la prepositura al rango di sede vescovile immediatamente soggetta alla Santa Sede. Primo vescovo eletto fu Paolo Antonio Pesenti, già preposto nullius, che tuttavia morì prima della sua consacrazione episcopale.

Nel 1784 il vescovo Francesco Vincenti istituì il seminario diocesano nel soppresso convento di Santa Chiara.[7]

Sul finire del XVIII secolo la diocesi fu ampliata con l'incorporazione della parrocchia di Massarella, nel comune di Fucecchio, che prima faceva parte della diocesi di Pistoia.[8]

Il 1º agosto 1856 in forza della bolla Ubi primum di papa Pio IX la diocesi divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Pisa.

Il 28 giugno 1963, con la lettera apostolica Novus veluti, papa Paolo VI ha proclamato la Beata Maria Vergine di Fontenova patrona principale della diocesi.[9]

Dal 14 ottobre 2023 è unita in persona episcopi alla diocesi di Pistoia.

Cronotassi modifica

Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati.

Prevosti di Pescia modifica

Vescovi di Pescia modifica

Statistiche modifica

La diocesi nel 2021 su una popolazione di 120.950 persone contava 111.460 battezzati, corrispondenti al 92,2% del totale.

anno popolazione presbiteri diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per presbitero uomini donne
1969 87.742 87.854 99,9 45 45 1.949 52 232 45
1980 102.500 103.400 99,1 79 45 34 1.297 1 36 193 47
1990 101.099 101.982 99,1 58 45 13 1.743 2 14 156 41
1999 103.375 106.458 97,1 75 43 32 1.378 1 33 112 41
2000 103.800 106.874 97,1 70 43 27 1.482 3 28 106 41
2001 104.850 108.052 97,0 75 48 27 1.398 4 27 111 41
2002 106.167 108.437 97,9 70 44 26 1.516 5 26 104 41
2003 104.925 109.426 95,9 69 42 27 1.520 7 27 99 41
2004 105.093 109.567 95,9 71 42 29 1.480 7 29 98 41
2013 113.000 121.500 93,0 72 47 25 1.569 8 25 61 41
2016 112.600 122.200 92,1 70 47 23 1.608 6 23 61 41
2019 112.800 122.400 92,2 71 48 23 1.588 6 23 61 41
2021 111.460 120.950 92,2 71 48 23 1.569 6 23 61 41

Note modifica

  1. ^ Il resto del territorio comunale appartiene alla diocesi di San Miniato.
  2. ^ Parrocchie, su Diocesi di Pescia. URL consultato il 18 ottobre 2023.
  3. ^ Testo della bolla in: Cappelletti, Le Chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol. XVIII, pp. 324-332.
  4. ^ Cappelletti, Le Chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol. XVIII, p. 323.
  5. ^ Cappelletti, Le Chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol. XVIII, pp. 332-340.
  6. ^ Amleto Spicciani, Le confraternite laicali nelle disposizioni sinodali seicentesche della Chiesa pesciatina, in «A lode e gloria della Santissima Trinità». La riforma tridentina nella vita laicale della Chiesa di Valdinievole, Atti della XIII tavola rotonda maggio 2008, Pescia 2009, p. 14.
  7. ^ Cappelletti, Le Chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol. XVIII, p. 370.
  8. ^ Cappelletti, Le Chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni, vol. XVIII, p. 358.
  9. ^ (LA) Lettera apostolica Novus veluti (PDF), AAS 56 (1964), pp. 421-422.
  10. ^ A. Labardi, La comunità ecclesiastica pesciatina nel corso dei secoli. Percorsi storici di una Chiesa locale, in A. Spicciani (a cura di), Pescia. La storia, l'arte e il costume, Pisa 2001, p. 87. O. Banti, Pescia: la città e il vescovato nella bolla del papa Benedetto XIII del 17 marzo 1727, Pisa 2003. La nomina di Pesenti a primo vescovo pesciatino è ignota alla Hierarchia catholica di Eubel.
  11. ^ Nominato arcivescovo titolare di Patrasso.
  12. ^ Nominato vescovo titolare di Lampsaco.

Bibliografia modifica

Voci correlate modifica

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Collegamenti esterni modifica

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