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Reggimento Cavalleggeri Guide (19º)
CoA mil ITA rgt cavalleria 19.png
Descrizione generale
Attiva7 aprile 1859 - oggi
NazioneRegno di Sardegna Regno di Sardegna
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regno d'Italia
Italia Italia
ServizioFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Coat of arms of the Esercito Italiano.svg Esercito Italiano
Tipocavalleria
RuoloForze di Proiezione
DimensioneReggimento
Guarnigione/QGSalerno
Equipaggiamentoautoblindo Centauro e trasporti corazzati Puma 4×4
Soprannome"guide"
MottoAlla vittoria ed all'onor son guida
Battaglie/guerreGuerre d'indipendenza
Campagna d'Eritrea
Guerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Guerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
Anniversari24 giugno, anniversario della battaglia di Custoza
DecorazioniMedaglia d'Oro al Valore dell'Esercito Medaglia d'Argento al Valor Militare Medaglia al valore dell'esercito Medaglia di bronzo al Valor Militare Medaglia di bronzo al Valor Militare Medaglia d'argento al valor civile
Parte di
Reparti dipendenti
  • Comando di reggimento,
  • Compagnia supporto logistico,
  • Gruppo Squadroni esplorante
    • 1º Squadrone "San Marco"
    • 2º Squadrone "San Giusto"
    • 3º Squadrone "San Martino"
    • 4º Squadrone "San Giorgio"
alimentato da volontari
vedi bibliografia
Voci su unità militari presenti su Wikipedia

Il 19º Reggimento cavalleggeri guide è un'unità dell'Esercito Italiano di stanza a Salerno e fa parte della Brigata bersaglieri "Garibaldi". Il suo motto è "Alla vittoria ed all'onor son guida".

Indice

StoriaModifica

Dalle origini alla prima guerra mondialeModifica

Le origini del Reggimento "Cavalleggeri Guide" risalgono al 1859, quando alla vigilia della dichiarazione di guerra del Regno di Sardegna all'Austria, constatata la mancanza di guide a cavallo nell'esercito sabaudo venne preso il provvedimento di prelevare dai vari reggimenti di cavalleria leggera elementi dagli squadroni ed a costituire tre squadroni Guide. Il primo Squadrone di Guide a cavallo venne istituito il 7 aprile 1859 per volontà del Re Vittorio Emanuele II e su proposta del Ministro Segretario di Stato per gli affari della guerra, Generale Alfonso La Marmora, costituito su sette ufficiali e centocinquanta uomini con il compito di assicurare il servizio di staffette presso i quartieri generali dell'armata e delle divisioni. Dopo alcune settimane dalla sua costituzione, lo squadrone venne impiegato in occasione della II Guerra d'Indipendenza. Il 23 febbraio 1860, con Regio Decreto venne istituito a Pinerolo dal Re Vittorio Emanuele II il Reggimento Guide, di cui lo squadrone costituì l'elemento di base e alla cui costituzione concorsero oltre allo Squadrone Guide del Regio Esercito Sardo, l'omonimo squadrone emiliano, militari lombardi provenienti dalla Cavalleria Austriaca e altro personale provenienti dai Reggimenti di Cavalleria leggera di più antica costituzione. Compito del reggimento era quello di garantire, presso i vari comandi truppe, in caso di manovre, elementi in grado di condurre quelle unità nei luoghi ove si dovevano dirigere per combattere.

Con la costituzione del Regno d'Italia il reggimento "Guide" entrò a far parte del Regio Esercito, prendendo parte tra il 1864 e il 1866 alla lotta al brigantaggio in Campania e nella Capitanata. Nel 1866, nel corso della III guerra d'indipendenza, il reggimento venne inquadrato nel I Corpo d'Armata dell'Armata del Mincio prendendo parte alla battaglia di Custoza. Tra le località degli scontri il piccolo centro abitato di Oliosi a nord di Valeggio dove il 4º squadrone, che disponeva di soli quarantaquattro uomini, caricò l'avversario consentendo lo schieramento delal fanteria di linea italiana, mentre nelal stessa giornata e nella stessa località di Oliosi il 3º squadrone al comando del tenente Vittorio Asinari di Bernezzo consentì con il suo intervento ai superstiti del 44º Reggimento fanteria "Forlì" di mettere in salvo il vessillo del proprio reparto, mentre a Monzambano il comandante del reggimento, radunati il 1º e 2º squadrone alla difesa dei ponti sul Mincio. A riconoscimento della condotta del reggimento nelle diverse azioni della battaglia, lo stendardo del reggimento "Guide" venne decorato con la medaglia d'argento al valore militare.

Negli anni 1877-1878 il reggimento "Guide" contribui alla formazione del I° Squadrone Cavalleria Africa e dello Squadrone Cacciatori a Cavallo che furono impiegati nelle operazioni in Eritrea. Dopo aver assunto le denominazioni nel 1871 di "19º Reggimento di Cavalleria (Guide)" e nel 1876 di "Reggimento di Cavalleria Guide (19°)", inquadrato definitivamente nella specialità cavalleggeri, il 16 dicembre 1897, divenne "Reggimento Cavalleggeri Guide (19°)".

Il reggimento "Guide" prese parte alla guerra italo-turca, inviando sul finire del 1911 il 2º e il 4º squadrone e, dopo la conclusione formale delle ostilità con il trattato di Losanna del 18 ottobre 1912, i due squadroni proseguirono l'attività di contrasto alla guerriglia fino al gennaio dell'anno successivo.

Prima guerra mondialeModifica

Allo scoppio della prima guerra mondiale il Reggimento "Guide" costitui due compagnie mitraglieri appiedate, la 737ª e la 738ª, che si distinsero sul Carso già nel 1915. Tutto il reggimento, appiedato, combatte l'anno successivo nel settore di Monfalcone e nell'offensiva del 14 giugno conquistò importanti posizioni, catturando quattrocentosedici prigionieri, cinque mitragliatrici e ingenti materiale. Nel 1917 il Reggimento "Guide" ha protetto il ripiegamento della 3ª Armata nella zona di San Vito al Tagliamento, mentre le compagnie mitraglieri difesero strenuamente il ponte di Lucinico sull'Isonzo e il ponte della Delizia sul Tagliamento. Sul finire del conflitto, come gli altri reggimenti di cavalleria, il Reggimento "Guide" inseguì il nemico in rotta. Dal 30 ottobre 1918 in poi, forzati in rapida successione i fiumi Piave e Livenza, il reggimento occupò Sacile, proseguendo su Cordenons e dopo avere attraversato il Tagliamento vimne fermato dall'armistizio a Pozzuolo del Friuli, dove appena un anno prima si era compiuto il sacrificio dei reggimenti Genova Cavalleria e Novara. Lo Stendardo del reggimento venne decorato con la medaglia di bronzo al valor militare per l'azione con cui venne occupata Sacile.

Periodo tra le due guerre mondialiModifica

Nel 1920 a seguito della riduzione dell'Arma di cavalleria due squadroni del disciolto reggimento "Cavalleggeri di Vicenza" vennero incorporati dal Reggimento "Guide" che assunse la denominazione di Reggimento cavalleggeri Guide, che divenne anche depositario temporaneo degli Stendardi dei disciolti reggimenti Lancieri di Milano (7°), Cavalleggeri di Lucca (16°), Cavalleggeri di Padova (21°) e Cavalleggeri di Vicenza (24°).

Nel 1932 il reggimento ha trasferito la sua sede a Parma, dopo che fino a quell'anno la sua sede era stata, a partire dal 1920 Padova.

Nel 1935, nella Saar, regione contesa tra Francia e Germania, per rendere possibile lo svolgimento di un referendum imparziale, venne stabilita la costituzione di un Corpo militare multinazionale, che prese il nome di Saarforce, era composto da 3.300 uomini: 1.500 inglesi, 1.300 italiani, 250 svedesi, 250 olandesi, al comando di un generale britannico. Del contingente italiano, al comando del generale di brigata Sebastiano Visconti Prasca, faceva parte anche uno Squadrone del 19º Reggimento Cavalleria Guide, mentre altri reparti italiani che ne fecero parte furono un Reggimento di Granatieri su due Battaglioni e un Battaglione di formazione dell'Arma dei Carabinieri.[1]

Scuola di cavalleriaModifica

Nel 1934 il Reggimento cavalleggeri "Guide" fu protagonista del cambiamento che avrebbe portato la cavalleria italiana nell'era della guerra meccanizzata, quando venne trasformato in reggimento scuola carri veloci, con la costituzione il 5 gennaio del 1º Gruppo carri veloci "San Marco" (1º, 2º, 3º squadrone), del 2º Gruppo carri veloci "San Giusto" (4º, 5º, 6º squadrone) costituito il 5 aprile, del 3º Gruppo carri veloci "San Martino" (7º, 8º, 9º squadrone), costituito il 25 giugno ed un Gruppo a cavallo "San Giorgio", costituito il 5 gennaio con 2 squadroni cavalieri. Raggiunta l'operatività nell'anno successivo i gruppi carri veloci equipaggiati con carri L6/40 e CV33, vennero ceduti alle Divisioni Celeri, mentre il reggimento continuò le sue funzioni di scuola formando sei squadroni carri veloci per i gruppi di cavalleria non inquadrati nelle divisioni che andarono a costituire il IV Gruppo carri veloci "Duca degli Abruzzi" e il V Gruppo carri veloci "Baldissera" che vennero impiegati in Africa Orientale nella guerra d'Etiopia. Il I Gruppo carri veloci "San Giusto" venne assegnato alla 1ª Divisione celere "Eugenio di Savoia", il II Gruppo catti veloci "San Marco" alla 2ª Divisione celere "Emanuele Filiberto Testa di Ferro" e il III Gruppo carri veloci "San Giorgio" alla 3ª Divisione celere "Principe Amedeo Duca d'Aosta".

Oltre a questi Squadroni presso il Reggimento "Cavalleggeri Guide" vennero costituiti uno squadrone Carri Veloci per ciascuno dei Reggimenti "Nizza", "Aosta", "Alessandria", "Piemonte Reale", "Vittorio Emanuele II", "Savoia", "Novara", "Firenze", "Saluzzo" e "Guide" poi soppressi nell’ottobre 1938.[2][3]

Seconda guerra mondialeModifica

Allo scoppio della seconda guerra mondiale il reggimento "Guide" venne inviato in Albania, alle dipendenze del Comando Superiore Truppe Albania, inserito nel Raggruppamento Unità Celeri e il 28 ottobre 1940 entrò a far parte del corpo d'armata della Ciamuria, successivamente rinominato XXV Corpo d'armata, partecipando alla campagna sul fronte greco albanese; tra l'ottobre e il dicembre 1940 i numerosi episodi di valore, individuali e di reparto, fecero guadagnare alla bandiera del reggimento una seconda medaglia di bronzo al valor militare.

Il 30 novembre 1940 venne costituito in Puglia il XIV Gruppo appiedato Cavalleggeri Guide al comando del Maggiore Vincenzo Del Re, con compiti di difesa costiera.

Nel corso del 1941 il reggimento viene trasferito nelle regioni settentrionali dell'Albania per impedire che lo schieramento italiano fosse aggirato da est. Nei combattimenti del 12 e 13 aprile caddero in combattimento la guida Giuseppe Felice alla cui memoria viene attribuita la medaglia d'oro al valor militare e altre tre guide, decorate di medaglia d'argento al valor militare.

Nel corso del 1942 e del 1943 il reggimento continuò ad operare nella stessa area con compiti prevalentemente in operazioni di controguerriglia. Il 5 agosto 1943 il Reggimento "Cavalleggeri Guide" mosse da Tirana per liberare un gruppo dei "Lancieri di Firenze" accerchiato dai ribelli. Nell'azione di un plotone in avanguardia caddero il sottotenente Giovanni Bonetto e tenente Eudo Giulioli, comandante della unità mitraglieri di rinforzo, che era subentrato alla morte del sottotenente Bonetto al comando del plotone; i due ufficiali sarebbero stati poi decorati di medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

L'8 settembre 1943, il II Gruppo Squadroni, al comando del Maggiore Mario Acquaviva con due plotoni mitraglieri era a Tirana dove in quella stessa serata venne raggiunto dal I Gruppo Squadroni con due plotoni mitraglieri, aliquote del comando, agli ordini del Capitano Pier Luigi de Notter, che aveva operavato, con battaglioni della Divisione "Brennero", quando giunse la notizia della proclamazione dell'armistizio tra l'Italia e gli alleati; il reggimento venne sciolto, viene fatto rientrare il I Gruppo e solo pochi elementi riuscirono a raggiungere le formazioni partigiane partecipando alla guerra partigiana in Grecia, alle dipendenze dello Stato maggiore del British Army al Cairo, mentre sul suolo italiano una aliquota del deposito reggimentale a Parma rifiutando la resa ha combattuto contro le truppe tedesche. Il 27 giugno 1944 il 1º Squadrone del "Raggruppamento Guide" combatté, inquadrato nella Divisione paracadutisti "Nembo", nel Corpo Italiano di Liberazione, sino al maggio 1945, mentre il XIV gruppo appiedato si unì agli anglo-americani, partecipando come reparto salmerie a tutte le principali azioni dei mesi successivi della campagna d'Italia, prendendo parte alle operazioni di Monte Lungo, sul Garigliano, a Cassino, assumendo nel marzo 1944 la denominazione di 14º Reparto salmerie da combattimento nel settore adriatico e partecipando infine, con l'8ª Armata, alle operazioni sulla linea gotica entrando tra i primi reparti a Bologna il 3 maggio 1945.

La rinascita nel dopoguerraModifica

Il 1º aprile 1949 viene ricostituito a "Tor di Quinto" a Roma, presso la Scuola di Cavalleria Blindata, passato stesso anno alle dipendenze della Brigata "Ariete" e trasferito a Casarsa della Delizia trasformato nel 1953 in Gruppo Squadroni "Cavalleggeri Guide" alle dipendenze della Divisione corazzata "Ariete", mentre nel 1958 il reparto assunse la denominazione di Gruppo Squadroni "Cavalleggeri Guide" (19°) e successivamente XIX Gruppo Squadroni Esplorante "Cavalleggeri Guide" e dal 1975 di 19º Gruppo Squadroni Esplorante "Cavalleggeri Guide". Il reparto prese parte alle operazioni di soccorso alle popolazioni colpite dal disastro del Vajont del 1963 guadagnando allo stendardo la Medaglia d'argento al valor civile e alle operazioni di soccorso alle popolazioni del Friuli colpite dal sisma del 1976 guadagnando allo stendardo la Medaglia d'argento al valore dell'esercito. Con la ristrutturazionbe dell'Esercito Italiano del 1986 che aboliva il livello divisionale il reparto passò alle dipendenze della 32ª Brigata corazzata "Mameli".

La ricostituzioneModifica

Con lo scioglimento della 32ª Brigata corazzata "Mameli" il 19º Gruppo Squadroni Esplorante "Cavalleggeri Guide" il 1 aprile 1991, venne trasferito dalla Caserma "Trieste" di Casarsa della Delizia a Salerno, nella Caserma "D'Avossa", dove il 5 agosto dello stesso anno venne elevato al rango di reggimento assumendo la denominazione di "19º Reggimento "Cavalleggeri Guide" alle dipendenze della 8ª Brigata bersaglieri "Garibaldi". Il 2 agosto 1992 il reggimento riprese la denominazione di Reggimento "Cavalleggeri Guide (19°) e, nel corso dello stesso anno, venne trasformato da Reggimento di Leva a Reggimento su base Volontaria.

Nel 1992 il reggimento venne inviato in Somalia, dove prese parte alla Missione ITALFOR "Ibis" e successivamente nei Balcani ha preso parte alle Missioni IFOR/SFOR in Kosovo e in Macedonia per le quali al reggimento venne concessa nel 2002 la Medaglia d'Oro al Valore dell'Esercito.

StemmaModifica

Lo scudo azzurro al capo d'argento è sormontato da una corona turrita d'oro, accompagnata sotto da nastri annodati nella corona, scendenti e svolazzanti in sbarra e in banda al lato dello scudo, rappresentativi delle ricompense al valore. Sotto lo scudo, su una lista bifida d'oro, svolazzante, collocata sotto la punta, incurvata con la concavità rivolta verso l'alto, il motto "Alla vittoria ed all'onor son guida".[4]

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valore dell'esercito
«Reggimento di cavalleria costantemente presente nelle operazioni fuori area, partecipava per oltre dieci mesi, prima per aliquote e poi unitariamente, a tutte le attività operative connesse con la fase più acuta della crisi in Kosovo. In occasione dell'emergenza profughi che affluivano in grandissimo numero in FYROM dalla regione kosovara, gli uomini del 19º reggimento cavalleggeri "GUIDE" operavano con impegno eccezionale, senza sosta e riposo per giorni interi, per alleviare le sofferenze della popolazione e sostenerla durante tutto il lungo periodo di permanenza nei campi di accoglienza. Nelle operazioni di ingresso in Kosovo, dopo la firma degli accordi di pace, le "GUIDE" costituivano avanguardia della brigata italiana e, nonostante la grande indeterminatezza operativa, la concreta possibilità di azioni intimidatorie contro le unità in movimento e la perdurante,accesa contrapposizione tra le milizie serbe e quelle albano-kosovare, svolgevano, con grande sprezzo del pericolo, determinante opera di chiarificazione della situazione e di sicurezza a favore delle altre unità del contingente. Durante i cinque mesi trascorsi nella martoriata regione del Kosovo, il reggimento operava con serenità, equilibrio e fermezza, riuscendo ad imporre alle opposte fazioni le ragioni della giustizia e del rispetto reciproco, impiegato nell'area comprendente la città di Djakovica, ove avevano avuto luogo gravi episodi di intolleranza, assumeva il dispositivo con brevissimo preavviso in un quadro di situazione difficile e scarsamente chiarificata, operando al limite delle proprie possibilità ma con rara efficacia. Controllava in maniera continua ed eccezionalmente incisiva il territorio, ricorrendo sovente a capillari e rischiose azioni di rastrellamento per la requisizione di ingenti quantitativi di armi e munizioni, interruzione di attività illecite della malavita organizzata, la liberazione e la salvezza di membri dell'etnia serba o rom, l'arresto di autori di reati o violenze contro la popolazione. Nonostante i frequentissimi momenti di grande tensione e la durezza del confronto con le milizie che tentavano di controllare l'area, gli uomini del reggimento mantenevano una fermezza esemplare, evidenziando la professionalità e l'affidabilità' del soldato italiano. Generosi con i deboli e con i bisognosi, determinati nei confronti dei prevaricatori e degli ingiusti, gli uomini delle "GUIDE" si imponevano per disponibilità ed umanità e mantenevano sempre, tra le diverse etnie, una equidistanza rigorosa e riconosciuta da tutte le fazioni contrapposte, nei conflitti a fuoco in cui è stato coinvolto, il reggimento metteva sempre in luce eccezionale tenacia e sicura capacità operativa, imponendo con grande determinazione ed eccezionale coraggio anche agli elementi più radicali ed irriducibili il rispetto totale degli accordi sottoscritti, con il costante, incessante ed encomiabile impegno dei suoi uomini, riportava in tutta l'area duramente colpita da eventi bellici condizioni di legalità e consolidava fortemente il contrastato processo di pace. di cavalleria solido, straordinariamente motivato in ogni suo componente e risoluto nelle azioni, che ha contribuito in maniera determinante al successo delle operazioni in Fyrom ed in Kosovo e che ha fortemente elevato il prestigio dell'Italia nel contesto internazionale»
— Kosovo, 12 Dicembre 1998 - 7 Settembre 1999
— 2002
  Medaglia d'argento al valor militare
«Per l'ardimento e lo slancio ammirevoli con cui gli Squadroni del reggimento Cavalleggeri "Guide", durante la Battaglia di Custoza, il 24 giugno 1866, in difficili frangenti cimentandosi, eseguirono sul nemico assalti e cariche numerose, sempre coronate dal successo, nonostante le gravi perdite subite»
— Custoza, 24 giugno 1866
— Decreto 14 giugno 1910[5]
  Medaglia d'argento al valore dell'esercito
«Nelle primissime ore successive al sisma in Friuli del 6 maggio 1976, raggiungeva d'iniziativa alcune località disastrate, lontane dalle principali vie di comunicazione, organizzandovi tempestivi soccorsi e ripristinando i collegamenti con l'impiego di squadre eliportate. Con coraggio e generosità, esponendosi a manifesti rischi di ulteriori sommovimenti, si prodigava incessantemente nell'opera di soccorso alle popolazioni colpite, offrendo loro sostegno morale e materiale con fraterna partecipazione e valido contributo alla ripresa degli indispensabili servizi sociali»
— Friuli, 6 maggio 1976 - 30 aprile 1977
— Decreto 4 gennaio 1978[5]
  Medaglia di bronzo al valor militare
«A piedi e a cavallo si distinse per continue prove di valore e di fermezza. Nella battaglia della riscossa con brillante attacco di alcuni reparti occupava di slancio Sacile, agevolando il passaggio della 4ª Divisione di Cavalleria sul Livenza»
— Monfalcone, 15-16-17 maggio 1916; Sacile, 31 ottobre 1918
— Decreto 31 ottobre 1920[5]
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Nel primo periodo della Campagna greca, con ammirevole slancio ed alto spirito di sacrificio, si prodigava in fraterna gara con i fanti in combattimenti contro munite posizioni nemiche; durante la fase di ripiegamento a Kastaniani in una eroica difesa, versando generoso tributo di sangue, scriveva una gloriosa pagina della sua storia»
— Fronte Greco - Albanese: Hani - Delvinaki - Kalibaki - Valle Fitoki - Valle Xerios - Kastaniani, 28 ottobre - 5 dicembre 1940
— Decreto 31 dicembre 1947[5]
  Medaglia d'argento al valor civile
«Temprato ad ogni arditezza e sacrificio, il "Gruppo Squadroni Cavalleggeri Guide - Divisione "Ariete" - del V Corpo d'Armata, in nobile e fraterna gara con altri reparti dell'Esercito, ha scritto, nel soccorrere, tra insidie e disagi innumeri, le popolazioni colpite dal disastro del Vajont, fulgide pagine di generoso altruismo e di eroica abnegazione»
— Zona del Vajont, ottobre 1963
— Decreto 18 maggio 1964[5]

NoteModifica

  1. ^ Granatieri, su digilander.libero.it.
  2. ^ GRUPPI E REGGIMENTI CORAZZATI DELL'ARMA DI CAVALLERIA
  3. ^ Maurizio Parri, Storia dei Carristi e del 32º reggimento carri, su spazioinwind.libero.it. URL consultato il 16 settembre 2017.
  4. ^ Reggimento "Cavalleggeri Guide" (19°) - Lo Stemma
  5. ^ a b c d e Reggimento "Cavalleggeri Guide" (19°) - Il Medagliere, in esercito.difesa.it. URL consultato il 14 settembre 2017.

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Collegamenti esterniModifica

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