Die Linke

partito politico tedesco
Die Linke
Die Linke logo.svg
PresidenteSusanne Hennig-Wellsow
Janine Wissler
VicepresidenteJanine Wissler
Caren Lay
Axel Troost
Tobias Pflüger
StatoGermania Germania
SedeKarl-Liebknecht-Haus, Kleine Alexanderstraße 28, D-10178 Berlino
Fondazione16 giugno 2007
IdeologiaSocialismo democratico[1][2][3][4]
Populismo di sinistra[5]
Anticapitalismo[3][4]
Antimilitarismo[6][7]
Fazioni:
Comunismo[8][9]
Marxismo-leninismo[8][9]
Socialismo rivoluzionario[8][9]
CollocazioneSinistra[5][10]/Estrema sinistra[4][11][12]
Partito europeoPartito della Sinistra Europea
Gruppo parl. europeoSinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica
Seggi Bundestag
69 / 709
 (2021)
Seggi Bundesrat
4 / 69
 (2021)
Seggi Europarlamento
5 / 96
 (2021)
Seggi Parlamenti dei Länder
146 / 1 868
 (2021)
IscrittiDiminuzione 60 350[13] (dicembre 2020)
Sito webwww.die-linke.de/
Flag of Die Linke.svg
Bandiera del partito

Die Linke (lett. "La Sinistra"), chiamato anche Die Linkspartei (IPA: [diː ˈlɪŋkspaʁˌtaɪ̯], lett. "Il Partito di Sinistra"), è un partito politico tedesco di sinistra[5][10]/estrema sinistra.[4][10][12] Il partito è stato fondato nel 2007 sull'ideologia del socialismo democratico[1][2][3][4] e come risultato della fusione del Partito del Socialismo Democratico (PDS) e di Lavoro e Giustizia Sociale - L'Alternativa Elettorale (WASG). Tramite i suoi legami col PDS, Die Linke è il diretto discendente del partito marxista-leninista Unità Socialista di Germania (SED) che governò in modo autoritario la monopartitica Repubblica Democratica Tedesca (RDT) prima della riunificazione del 1990.[14]

Dal 2021, i co-presidenti di Die Linke sono Susanne Hennig-Wellsow e Janine Wissler. Il partito detiene attualmente 69 dei 709 seggi nel Bundestag, il parlamento federale, avendo ottenuto il 9,2% dei voti nelle elezioni federali in Germania del 2017. Il suo gruppo parlamentare è il quinto più grande dei sei presenti nel Bundestag ed è guidato dai leader parlamentari Amira Mohamed Ali e Dietmar Bartsch.

Il partito è rappresentato in 10 dei 16 parlamenti degli Stati federati, inclusi tutti e cinque gli Stati orientali, noti come "nuovi Stati federati della Germania". Il partito attualmente partecipa ai governi nella città-Stato federata di Berlino e nello Stato di Brema, dove è partner di una coalizione tripartita con il Partito Socialdemocratico di Germania (SPD) e Alleanza 90/I Verdi, nonché in Turingia, dove guida una coalizione con questi ultimi, sotto la leadership del ministro presidente Bodo Ramelow.

Die Linke è un membro fondatore del partito politico europeo Sinistra Europea ed è il terzo più grande nel gruppo Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (GUE/NGL) al Parlamento europeo. Nel dicembre 2020, Die Linke aveva 60 350 iscritti registrati, diventando così il sesto partito più grande in Germania per numero di iscritti.[13]

Oggi è il partito più a sinistra dei sei rappresentati nel Bundestag. Viene considerato di estrema sinistra da alcuni organi di stampa ed ascrivibile al populismo di sinistra[5] secondo alcuni accademici, sebbene l'Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV) non consideri il partito tanto estremista da rappresentare una minaccia per la democrazia liberale.[15] Tuttavia, insieme alle autorità competenti degli Stati federati, l'intelligence del BfV sorveglia le attività di alcune delle fazioni interne di Die Linke, come la "Piattaforma comunista" e la "Sinistra socialista", a causa delle loro tendenze estremiste, rivoluzionarie o sovversive.[15]

StoriaModifica

 
L'edificio Karl-Liebknecht-Haus, sede di Die Linke.

Alle elezioni federali in Germania del 2005 il partito ha ottenuto l'8,7% dei voti con 51 seggi, godendo di una rilevante rappresentatività politica sia in ambito nazionale che in ambito locale.[16] Nelle elezioni comunali in Sassonia, svoltesi l'8 giugno 2008, a livello regionale il partito ha raggiunto il 18,7% dei voti. Al 30 dicembre 2008 il partito aveva raggiunto i 75 968 iscritti.[17]

Alle elezioni locali dell'agosto 2009 Die Linke aveva ottenuto il 20,6% in Sassonia, il 27,4% in Turingia, diventando in entrambe il secondo partito dopo la Unione Cristiano-Democratica di Germania (CDU), e 21,3% nella Saarland. Alle elezioni federali del 2009 aveva registrato un incremento dell'elettorato, raggiungendo quota 12% e guadagnando 76 seggi nel Bundestag.[18] Alle elezioni regionali del 9 maggio 2010 nella Renania Settentrionale-Vestfalia il partito aveva raccolto il 5,6% dei voti e ottenuto 11 eletti.

Alle elezioni federali del 2013 era diventato il terzo partito a livello nazionale, con l'8,6% dei voti sebbene avesse perso oltre 10 seggi.[19] Nel 2014, il partito ha stretto un accordo di coalizione col Partito Socialdemocratico di Germania e Alleanza 90/I Verdi per guidare lo Stato di Turingia.

Alle elezioni federali del 2017, Die Linke ha ottenuto 5 seggi, ma è comunque sceso al quinto posto a causa del successo ottenuto dal Partito Liberale Democratico (FDP) al quarto posto e dell'ascesa di Alternativa per la Germania (AfD) al terzo posto.[20]

IdeologiaModifica

Die Linke è un partito che fondamentalmente aderisce al socialismo democratico.[1][2][3][4] La politica fiscale del partito si muove nel paradigma dell'economia keynesiana e di un aumento delle misure di Stato sociale: la banca centrale e il governo dovrebbero collaborare attraverso politiche fiscali e monetarie per migliorare i cicli economici, supportare la crescita economica e ridurre la disoccupazione. Gli aumenti dei salari nel settore privato dovrebbero essere determinati dalla crescita della produttività, dall'obbiettivo di inflazione della Banca Centrale Europea e da contratti collettivi.[21]

Il partito sostiene un aumento della spesa pubblica indirizzata a investimenti pubblici, educazione, ricerca e sviluppo, cultura e infrastrutture, oltre che aumento della tassazione alle grandi multinazionali. Sostiene poi l'aumento dell'imposta sulle successioni e una reintroduzione di una imposta patrimoniale individuale. Sostiene la progressività nelle imposte sul reddito, che alleggerirebbe la pressione fiscale sui redditi medio-bassi e la aumenterebbe sui redditi elevati. Ritiene necessario combattere le scappatoie fiscali, sostenendo che ne beneficino solo i redditi più alti.[21] I mercati finanziari dovrebbero essere soggetti a più ampia regolazione, con l'obiettivo, tra gli altri, di ridurre la speculazione sulle obbligazioni e i loro derivati. Il partito vuole un rafforzamento delle leggi sull'antitrust, permettendo alle cooperative una decentralizzazione dell'economia. Altre riforme economiche sostenute riguardano la solidarietà, una maggiore autodeterminazione dei lavoratori, il divieto sulla fratturazione idraulica, il rigetto delle privatizzazioni e l'introduzione di un salario minimo federale.[22][23]

In politica estera, Die Linke chiede il disarmo internazionale, sostenendo il ritiro delle truppe del Bundeswehr impegnate in operazioni all'estero. Il partito chiede la sostituzione della NATO con un'alleanza che includa anche la Russia come Stato membro.[7] Sostiene poi che la politica estera tedesca dovrebbe essere strettamente confinata agli obiettivi di diplomazia civile e cooperazione anziché di conflitto. Il partito ha duramente criticato la guerra in Afghanistan e in Iraq.[22]

Il partito appoggia l'idea di base dell'integrazione europea, ma rafferma che molte delle politiche economiche dell'Unione europea siano "neoliberiste" e ha criticato il Trattato di Lisbona[24]. Chiede invece una maggiore democratizzazione delle istituzioni europee e un ruolo più decisvo delle Nazioni Unite nella politica internazionale.

La linea del partito è più divisa per quanto riguarda questioni di geopolitica internazionale come la guerra russo-ucraina e la crisi della Crimea del 2014. Gregor Gysi, membro di spicco di Die Linke e importante figura del SED ai tempi della Germania Est, ha definito la Russia di Vladimir Putin come «una nazione basata sul capitalismo di Stato» e ritiene illegale l'annessione e l'occupazione russa della Crimea, sebbene abbia ammesso che elementi "più anziani" del partito vedano più positivamente la Russia, a causa dell'influenza ideologica subita ai tempi dell'Impero sovietico.[25] Alcuni membri del partito sono convinti sostenitori degli Stati fantoccio russi non riconosciuti e secessionisti noti come Repubblica Popolare di Donetsk e Repubblica Popolare di Lugansk.[26]

 
Risultati elettorali di Die Linke nelle elezioni federali del 2017. È evidente la forza del partito nei nuovi Stati federati della Germania, precedentemente appartenenti alla Repubblica Democratica Tedesca

Risultati delle elezioniModifica

Parlamento federale (Bundestag)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Bundestag.
Anno # voti
di circoscrizione
# voti
della lista di partito
% voti
della lista di partito
# dei seggi complessivi vinti +/− Note
2005 3.764.168 4.118.194 8,7 54 / 614   52 Come WASG e PDS
2009 4.791.124 5.155.933 11,9 76 / 622   22
2013 3.585.178 3.755.699 8,6 64 / 630   12
2017 3.966.035 4.296.762 9,2 69 / 709  5

Parlamento europeoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Parlamento europeo.
Anno # dei voti complessivi % di votazione complessiva # dei seggi complessivi vinti +/− Note
2009 1.968.325 7,5 8 / 99   1
2014 2.168.655 7,4 7 / 96   1
2019 2.056.049 5,5 5 / 96   2

NoteModifica

  1. ^ a b c (EN) Wolfram Nordsieck, Germany, su Parties and Elections in Europe, 2017. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  2. ^ a b c (EN) Michelle Cini e Nieves Perez-Solorzano Borragan (a cura di), Glossary, in European Union Politics, Oxford University Press, 2013, p. 387, ISBN 978-0-19-969475-4. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  3. ^ a b c d (DE) Die Programmatik der LINKEN, su BPB.de. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  4. ^ a b c d e f (EN) Die Linke party wins German votes by standing out from crowd, su The Guardian, 19 settembre 2009. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  5. ^ a b c d (EN) Michael Keating, David McCrone, The Crisis of Social Democracy in Europe, su Edinburgh University Press, 2013, p. 147, ISBN 978-0-7486-6582-2. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  6. ^ (DE) Rainer Stablo, Die Linke. Und ich: Politische Interventionen innerhalb und außerhalb der Partei sowie Gedanken und Gedankensplitter [The left. And I: Political Interventions Inside and Outside the Party as well as Thoughts and Musings], 1ª ed., Norderstedt, Germany, Books on Demand, 13 ottobre 2016, p. 209, ISBN 978-3-7412-8900-2, OCLC 961837120. URL consultato il 13 marzo 2018.
  7. ^ a b (EN) Cynthia Cockburn, Antimilitarism: Political and Gender Dynamics of Peace Movements, Palgrave Macmillan, p. 130. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  8. ^ a b c (DE) Kommunistische Plattform, su Die Linke. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  9. ^ a b c (DE) Sozialistische Linke: realistisch und radikal!, su Die Linke. URL consultato il 29 gennaio 2021 (archiviato dall'url originale il 12 aprile 2009).
  10. ^ a b c (EN) Party Members and Activists, Routledge, p. 85. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  11. ^ (EN) Die Linke triumph: Mixed reaction as German far-left gains power, su BBC, 5 dicembre 2014. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  12. ^ a b (EN) Far-left Die Linke take charge of German region, su Euronews, 20 novembre 2014. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  13. ^ a b (DE) Mitgliederzahlen, su Die Linke, 31 dicembre 2020. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  14. ^ (EN) Andranik Tangian, Mathematical Theory of Democracy, p. 321, ISBN 978-3-642-38724-1. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  15. ^ a b (DE) Offen extremistische Zusammenschlüsse in der Partei DIE LINKE., su Ufficio federale per la protezione della Costituzione. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  16. ^ (EN) Final results, su Bundeswahlleiter.de, 2005. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  17. ^ (DE) Mitgliederzahlen Dezember 2008, su Die Linke, 30 dicembre 2008. URL consultato il 29 gennaio 2021 (archiviato dall'url originale il 25 settembre 2009).
  18. ^ (EN) Final results, su Bundeswahlleiter.de, 2009. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  19. ^ (EN) Federal result, provisional result of the Election to the German Bundestag 2013, su Bundeswahlleiter.de. URL consultato il 29 gennaio 2021 (archiviato dall'url originale il 25 settembre 2013).
  20. ^ (EN) Final results, su Bundeswahlleiter.de, 2017. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  21. ^ a b (EN) Programme Of The DIE LINKE Party, su Die Linke. URL consultato il 2 aprile 2021.
  22. ^ a b (EN) German hard left set to gain ground, su BBC, 24 settembre 2009. URL consultato il 29 gennaio 2021.
  23. ^ Steve Rosenberg, German hard left set to gain ground, su BBC, 24 Settembre 2009.
  24. ^ (EN) Bundestag paves way for Lisbon Treaty ratification, su Euractiv, 9 settembre 2009. URL consultato il 29 gennaio 2021 (archiviato dall'url originale il 9 giugno 2011).
  25. ^ (EN) Gregor Gysi, Europe and the Crisis in Ukraine: Is the International Community Facing a New East–West Conflict? (PDF), in Israel Council on Foreign Relations, 2014. URL consultato il 29 gennaio 2021 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  26. ^ (DE) Linken-Abgeordnete auf Abenteuertour im Kriegsgebiet, su Der Tagesspiegel, 20 febbraio 2015. URL consultato il 29 gennaio 2021.

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