Duomo di Pavia

Cattedrale di Santo Stefano e Santa Maria Assunta
Resti torre civica 4.JPG
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàPavia
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareSanto Stefano, Santa Maria Assunta
Diocesi Pavia
Consacrazione1615
ArchitettoGiovanni Antonio Amadeo e Bramante
Stile architettonicorinascimentale
Inizio costruzione1488
Completamento1933
Sito webSito ufficiale

Coordinate: 45°11′04.5″N 9°09′13″E / 45.184583°N 9.153611°E45.184583; 9.153611

Il Duomo di Pavia, intitolato a Santo Stefano protomartire e Santa Maria Assunta è la più imponente chiesa di Pavia e un importante edificio rinascimentale, sintesi di pianta centrale e longitudinale che anticipa le ricerche tipologiche intorno alla basilica di San Pietro a Roma. Possiede una grandiosa cupola ottagonale in muratura, tra le più grandi d'Italia per altezza e ampiezza; considerando anche la lanterna, è la quinta più alta dopo la Mole Antonelliana di Torino, San Gaudenzio a Novara, Santa Maria del Fiore a Firenze e il Duomo di Milano, la sesta se si considera San Pietro in Vaticano.

StoriaModifica

L'inizio dei lavori della cattedrale risalgono al XV secolo anche se la costruzione si protrasse a lungo fino al XX secolo e risulta tuttora non completata per quel che riguarda i rivestimenti marmorei, soprattutto all'esterno.

Sorge sul sito delle due preesistenti antiche cattedrali romaniche, unite e comunicanti, di Santo Stefano e di Santa Maria del Popolo (i cui resti sono visibili al livello della cripta). Tali costruzioni furono demolite progressivamente per far posto alla nuova cattedrale.

Le antiche cattedrali gemelleModifica

Sull'area attualmente occupata dal duomo sorgevano in passato le cattedrali "gemelle" di Santo Stefano e di Santa Maria Maggiore, comunemente chiamata Santa Maria del Popolo. Le due chiese originarie furono fondate tra il VI e il VII secolo e rinnovate successivamente, ma intorno al secolo XI-XII furono ricostruite in forme romaniche, come successe nello stesso periodo ad altri prestigiosi edifici di culto della città, ad esempio le basiliche di San Michele Maggiore e di San Pietro in Ciel d'Oro. La chiesa di Santo Stefano, più ampia, a cinque navate, era situata a nord, a fianco della Torre Civica e fungeva da cattedrale estiva, mentre quella di Santa Maria del Popolo, più raccolta, a tre navate, l'affiancava a sud ed era utilizzata come cattedrale invernale. Pur essendo ben distinte, le due chiese formavano un complesso architettonico unico, in quanto totalmente comunicanti tra loro. L'organismo risultante era pertanto certamente imponente e suggestivo, con un'unica aula a otto navate occupante per intero la larghezza dell'attuale Piazza del Duomo. Dalle indagini ottocentesche e dal disegno e dalla descrizione di Opicino de Canistris (1330) apprendiamo che le due facciate erano allineate alla Torre Civica; Santo Stefano presentava una facciata simile a quella di San Pietro in Ciel d'Oro, ma con tre portali, mentre Santa Maria del Popolo aveva una facciata a salienti, portale unico, e particolarissimi motivi decorativi composti da fasce di mattonelle smaltate, che non si ritrovano in nessun'altra basilica romanica pavese superstite. Come detto, Santo Stefano si componeva di cinque navate con volte a crociera (la centrale più ampia e alta), transetto non sporgente con volta a botte, abside semicircolare, tiburio e cupola, sormontata da un Serafino in bronzo dorato. Santa Maria del Popolo aveva una struttura simile, ma a tre navate, con l'aggiunta di due falsi transetti con volta a botte, siti in corrispondenza della prima e della penultima campata delle navate laterali. Le due chiese furono sconsacrate e progressivamente demolite con l'avanzare del cantiere rinascimentale; gli ultimi elementi a essere distrutti furono i resti delle facciate, atterrati alla fine del secolo XIX per far posto al fronte del nuovo Duomo. Moltissimi reperti delle cattedrali gemine si conservano ai Musei Civici.

Il primo progettoModifica

Dopo che si era progettato di rinnovare le due antiche chiese, la costruzione della nuova cattedrale, voluta dal cardinale Ascanio Sforza[1], fratello di Ludovico il Moro, iniziò nel 1488 sotto la direzione dell'architetto Cristoforo Rocchi, ben presto affiancato da Giovanni Antonio Amadeo al quale alcuni studiosi attribuiscono il progetto generale. Altri autori riconoscono invece l'apporto progettuale di Bramante, per il quale la cattedrale pavese avrebbe costituito un precedente importante per il successivo progetto per la nuova Basilica di San Pietro a Roma. Altri storici mettono in evidenza la vicinanza del Duomo pavese con i contemporanei studi di Leonardo da Vinci del periodo milanese, su edifici a pianta centrale, che presentano analogie più come atteggiamento che per specifiche soluzioni.[2]

Il progetto prevedeva infatti un corpo con tre navate, affiancate da nicchie semicircolari, nell'asse longitudinale, innestato su un corpo centrale triabsidato, con transetto a tre navate, e dominato da una grande cupola, raccordata mediante pennacchi triangolari all'ottagono irregolare dei pilastri. Completavano l'impianto vani ottagonali absidati posti tra i bracci della croce e destinati a sagrestie.

La storiografia generalmente attribuisce tale progetto originario a Bramante di cui risulta documentata la presenza in cantiere nell'agosto del 1488 per risolvere i contrasti sorti tra Rocchi e Amadeo e dare "disegnum seu planum".[3][4]

In particolare vengono attribuiti a Bramante il progetto planimetrico, il disegno della cripta (terminata nel 1492), della parte basamentale della zona absidale dell'edificio e delle sagrestie.[4] Nonostante il breve tempo in cui fu presente Bramante in cantiere, si ritiene che egli fosse stato in grado di dare una chiara impronta destinata a persistere durante il lunghissimo cantiere.

Nel progetto bramantesco, basato sull'innesto di un nucleo ottagonale sul corpo longitudinale a tre navate (come nella cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze o nel Santuario della Santa Casa di Loreto, allora in costruzione), sono stati rintracciati numerosi riferimenti a riprova della vasta cultura dell'architetto, tra cui il progetto originario della basilica di Santo Spirito del Brunelleschi (per l'impianto generale, le sagrestie e le cappelle semicircolari sporgenti dal perimetro),[5] la basilica di San Vitale a Ravenna e la basilica di Santa Sofia a Costantinopoli (per quel che riguarda la cupola e il suo alzato con due ordini di sostegni).[6][7]

Il lungo cantiereModifica

 
Modello rinascimentale del Duomo di Pavia, Pinacoteca Malaspina
 
L'abside della Cattedrale vista dal Broletto

La prima pietra fu posata il 29 giugno 1488; i lavori presero avvio sotto la direzione del Rocchi e dell'Amadeo, inizialmente con la supervisione del Bramante. Nel 1490 visitarono il cantiere, dando il loro contributo, anche Leonardo da Vinci e Francesco di Giorgio Martini.[8] La prima parte a venire completata fu la cripta, nel 1492. Amadeo, affiancato dal 1498 da Gian Giacomo Dolcebuono, ebbe il ruolo preminente nella conduzione del cantiere e nella definizione della maggior parte degli alzati mediante un modello ligneo del 1495, realizzato da Rocchi e Giovan Pietro Fugazza e ancora oggi esistente.[8] Nel 1496 risulta parzialmente completata la sacrestia settentrionale (che sarà conclusa solo nel 1636), mentre quella meridionale viene iniziata nel 1505 (sarà completata nel 1676).

 
La cupola e il campanile che ospita otto campane: non suonano dal 1989[senza fonte]

Il cantiere della cattedrale proseguì lentamente attraverso i secoli con diverse fasi costruttive, ritardi dovuti alla mancanza di fondi e gravi problemi strutturali. Nel Cinquecento diresse a lungo i lavori Pellegrino Tibaldi ma le opere proseguirono in modo discontinuo, tra interruzioni e ripensamenti. Addirittura, nel 1566, disperando di completare il nuovo Duomo, si restaurò e riconsacrò la vecchia cattedrale romanica di Santo Stefano. Nel XVII secolo fu completata la parte corrispondente al presbiterio, che fu collegata alle navate del vecchio duomo demolendo l'abside romanica del Santo Stefano, consentendo quindi di utilizzare la prima porzione completata della nuova cattedrale (che fu consacrata il 24 agosto 1615). Nel 1647 e nel 1665 si completarono le navate minori est dei due transetti.

Nel XVIII secolo si mise mano al corpo centrale dell'edificio, completando la posa degli otto titanici pilastri dell'ottagono e innalzando, sotto la direzione di Benedetto Alfieri, l'altissimo tamburo, aperto da sedici finestroni, che nel 1766 fu portato fino all'altezza dell'imposta della cupola e poi coperto da un soffitto provvisorio in legno, destinato però a durare per oltre un secolo.

All'inizio del XIX secolo il Duomo era ancora sostanzialmente fermo al braccio longitudinale, completo a est in corrispondenza del presbiterio e ancora incompiuto a ovest in direzione della facciata, e all'ottagono centrale della cupola. Per qualche tempo si pensò a un riadattamento neoclassico dell'esistente secondo un progetto di Carlo Amati e Luigi Malaspina[9], che però non fu realizzato. Le speranze di completare la cattedrale come da progetto, completa dei due transetti, erano minime: nel 1832, in sostituzione del transetto sud, fu realizzata la Cappella di Sant'Agostino, pure in stile neoclassico, destinata a ospitare l'omonima Arca marmorea e le spoglie del Santo, dopo la soppressione della Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro. Tale cappella sarà poi demolita neppure un secolo dopo per la costruzione del transetto, mentre l'Arca verrà restituita alla basilica romanica, restaurata e riaperta al culto. Chiusa la parentesi neoclassica, nel 1855 si completarono le tre navate ovest del braccio longitudinale, quelle del piè di croce, senza tuttavia metter mano alla facciata. Nello stesso 1855 si impostò, con linee d'ispirazione bramantesca, l'abside maggiore del transetto nord, tuttavia interrotta nel 1857 a un'altezza di soli sette metri e destinata a rimanere incompiuta per oltre settant'anni.

 
Particolare della facciata

Nel 1882-1885 fu finalmente voltata la cupola in muratura a doppia calotta da Carlo Maciachini, utilizzando anche travature metalliche e una catena perimetrale metallica, concepita per contenere le spinte trasversali e scaricarle sui pilastri dell'ottagono. Tale catena si ruppe però al momento del disarmo, causando allarme in merito alla sicurezza della costruzione. Alessandro Antonelli, architetto della Mole e della cupola della Basilica di San Gaudenzio, fu chiamato a dare consulenza in merito alle problematiche statiche della cupola del Duomo.

Per mancanza di spazio e di fondi si rinunciò infine a realizzare la navata per tutta la lunghezza prevista, anche perché ci si convinse che le ultime cinque campate, visibili nel modello ligneo, costituissero un'aggiunta successiva all'originale progetto bramantesco a pianta centrale. Lo stesso Maciachini completò pertanto nel 1895-1898 la facciata discostandosi solo per pochi particolari architettonici dal progetto originale e lasciando la muratura al rustico, con l'eccezione di due gallerie marmoree, per la cronica mancanza di fondi. La demolizione dei resti delle facciate delle cattedrali romaniche di Santo Stefano e di Santa Maria del Popolo diede luogo a diverse polemiche[10], tra cui va segnalata la netta opposizione di Luca Beltrami, direttore dell’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti[11].

La cattedrale fu infine completata addirittura negli anni trenta del XX secolo, con l'edificazione nel 1930-33 dei due bracci del transetto, realizzati secondo i disegni originali cinquecenteschi ma utilizzando una struttura portante in cemento armato, realizzata in modo tale da non alterare le linee architettoniche interne. Tale tecnica costruttiva fu necessaria sia per motivi statici, consentendo di concepire i due transetti come organismi autonomi, disturbando il meno possibile l'equilibrio della cupola, sia perché era l'unica che garantisse la possibilità di salvaguardare gli avanzi sotterranei dell'antica cattedrale medievale di Santa Maria del Popolo. I due nuovi bracci ricevettero all'interno il medesimo rivestimento marmoreo utilizzato nelle altre parti del Tempio, ma ne attendono ancora il completamento in alcune parti. La lunghissima vicenda costruttiva della Cattedrale di Pavia, sviluppatasi in un arco di oltre quattro secoli con il contributo di illustri architetti di tutte le epoche, costituisce un raro esempio di aderenza al progetto originale concepito tanto tempo addietro e di volontà nel completarlo.

 
I resti della Torre civica

Torre civicaModifica

A fianco del Duomo era situata la Torre civica, di cui si ha menzione fin dal 1330, ulteriormente innalzata nel 1583 da Pellegrino Tibaldi e crollata 17 marzo 1989. Dopo di allora sono iniziati lunghi di lavori di consolidamento alla cattedrale che presentava problemi strutturali, come del resto aveva fatto fin dall'inizio della costruzione. In particolare, i pilastri della cupola erano soggetti a forte stato flessionale, con fratture che avevano interessato anche la superficie del rivestimento marmoreo, mentre il tamburo della calotta presentava vistose crepe.[12] Una volta completati il consolidamento statico della cupola e altri lavori urgenti di restauro sia all'interno sia all'esterno, la cattedrale è stata riaperta al pubblico domenica 14 ottobre 2012. Altre opere dovranno essere realizzate, in particolare la nuova pavimentazione interna e il ripristino dei dipinti e degli altri arredi sacri.

ArchitetturaModifica

 
Interno

Il monumento è un edificio di notevoli dimensioni. La chiesa si sviluppa su tre navate (la centrale doppia delle laterali e percorsa da una galleria praticabile), sia nel corpo longitudinale sia nel transetto. Le navate laterali sono affiancate da cappelle semicircolari. L'interno, di purissime linee architettoniche rinascimentali, restituisce una impressione di grande imponenza, amplificata dalla luminosità dei bianchissimi rivestimenti in marmo d'Ornavasso, Angera e Carrara. Le proporzioni grandiose sono maggiormente percepibili una volta che si giunge sotto l'arditissima cupola.

La pianta è costituita da una croce greca a quattro bracci uguali; il braccio d'ingresso, a ovest, risulta composto da tre campate mentre i due bracci del transetto, a nord e a sud, e quello del presbiterio, a est, sono composti da due sole campate e si concludono con un'ampia abside semicircolare, avente profondità pari alla terza campata del braccio d'ingresso. Di fatto, quindi, l'edificio è ugualmente lungo e largo al transetto. Il modello ligneo mostra invece il prolungamento della navata longitudinale, che avrebbe dovuto prevedere ben otto campate. Se tale progetto fosse stato portato a compimento, avrebbe comportato numerose modifiche al tessuto urbano circostante la cattedrale, tra le quali la soppressione dell'attuale Piazza Duomo, la demolizione del palazzo vescovile e, probabilmente, della Torre Civica.

Sulla controfacciata, due capolavori di epoca barocca, di mano dei due principali esponenti dell'Accademia Ambrosiana: Madonna e i ss. Siro e Antonio, di Giovanni Battista Crespi, detto il Cerano, e Adorazione dei Magi, di Daniele Crespi.

 
L'innesto della cupola

CupolaModifica

La cupola a pianta ottagonale è alta, con la croce di sommità, 92 metri dal pavimento interno, che diventano 97 metri se si considera che la costruzione risulta leggermente rialzata rispetto al piano stradale. La diagonale maggiore della cupola è, esternamente, di 35,8 metri, mentre all'interno la diagonale massima misura 30 metri. Si ispira alla cupola del duomo di Santa Maria del Fiore a Firenze, di cui riprende la struttura composta da due calotte in muratura, l'interna con funzione strutturale e l'esterna, rivestita da lastre in piombo, con funzione di protezione alla prima.

La cupola è sormontata da una slanciata lanterna che riprende il disegno del modello ligneo, e appoggia su un alto tamburo con ampi finestroni. La cupola è sorretta da otto pilastri dalla forma complessa, tra i maggiori della Lombardia per dimensioni, collegati da archi e costituiti da un nucleo di mattoni e da un paramento marmoreo. A causa dell'enorme peso della cupola (20.000 tonnellate), i pilastri hanno avuto bisogno di un recente e urgente intervento di consolidamento, avendo rischiato il collasso a causa di uno stato di flessione. Altri interventi sono stati necessari al tamburo insolitamente alto che presentava fessure, probabilmente già presenti fin dal disarmo.

Presbiterio e catino absidaleModifica

  • Al di sotto del presbiterio si trova la cripta voltata, completata nel 1492 e il cui progetto è attribuito al Bramante.
  • Nel catino absidale un'imponente decorazione barocca, composta da stucchi e affreschi. La struttura raffigura una grotta raggiata con nubi dorate al centro della quale due angeli sorreggono una grande corona di spine. Intorno ad essa vi sono cherubini e angeli e ai lati due figure simboliche della Religione e della Patria. Questo impianto contorna il reliquiario secentesco in argento e cristallo contenente le Sante Spine della corona di Cristo. La struttura è detta anche “macchina” delle spine in quanto un meccanismo consente di far discendere e risalire la teca delle reliquie.

Nel Duomo sono, infatti, conservate tre spine, che secondo una leggenda sono state ritrovate da sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, attorno al 327. Le spine vengono calate dall’alto durante la veglia di Pentecoste per essere portate in processione il lunedì successivo. Questa tradizione si ripete dal 1645.

  • L'altare maggiore è stato progettato ddall'architetto Giovan Battista Chiappa nel 1835 e proviene da San Pietro in Ciel d’Oro, È stato consacrato il 26 novembre 1836 dal vescovo Luigi Tosi[13]. Il coro ligneo in noce proviene invece dalla chiesa di Santa Maria Incoronata di Canepanova. La parte più vecchia, i dossali e i braccioli in forma di leoni, sono del 1554, mentre le restanti parti sono del secolo diciottesimo.
  • Nella parte a sinistra del presbiterio, si incontra la Cappella già dell’Immacolata, come si rileva dalla decorazione del catino absidale che presenta nelle nervature i simboli mariani: il pozzo, la palma, il cipresso, il tempio e la torre.
  • Segue il portale rinascimentale d’accesso alla sagrestia dei Cappellani maggiori, sormontato da un'iscrizione in latino. Sulla destra è posta una epigrafe che ricorda Severino Boezio, le cui reliquie furono temporaneamente ospitate in Duomo durante il secolo XIX.
  • Sulla parete est, al lato dell’altare maggiore, la Cappella del Crocefisso, originariamente dedicata alla Madonna del Rosario. L’altare è stato progettato nel 1768 da Lorenzo Cassani. Fa da sfondo la crocefisso ligneo Una incorniciatura in marmi policromi che contiene un dipinto. Nel catino absidale durante l’ultimo restauro è stata recuperata la decorazione sottostante, con la rimozione degli affreschi che rappresentavano angeli con i simboli della passione. Gli stessi simboli sono rappresentati anche nel cancello in ferro battuto che chiude la cappella.
  • Nella parte a destra del presbiterio, si incontra la Cappella dei santi vescovi Armentario e Litifredo II. Il primo è stato vescovo della città dal 710 al 722, il secondo dal 943 al 971. Nel 1636 i corpi sono stati traslati nella cappella fatta edificare dal vescovo Fabrizio Landriani. Un'iscrizione riporta che: “Sotto l’altare di questa cappella / dedicata ai santi Vescovi Pavesi / Armentario e Litifredo II / riposano insieme le loro ossa / da una sotterranea cappelletta / dell’antico duomo qui trasportate / il dì 23 aprile 1626 e debitamente / riconosciute il dì 16 luglio 1867”. Nel catino sono dipinte le Virtù teologali.
  • Successivamente si ha il portale rinascimentale che conduce alla sagrestia del Capitolo, con una iscrizione latina: «Haec sacris rebus sacrisq. / dicata ministris / coella profane pio / limine siste pedem» (Questo luogo è riservato alle cose sacre e ai sacri ministri. Fermati o profano davanti a questa veneranda soglia). Sulla sinistra dell’ingresso si trova l’epigrafe funebre del vescovo Alessandro Sauli.
  • Infine, sulla parete est, al lato dell’altare maggiore la Cappella di San Alessandro Sauli, che è stato vescovo della città alla fine del cinquecento. La cappella è stata voluta dai fratelli Pio e Angelo Bellingeri (1744). L'Altare ha una decorazione in marmo, con statue e dipinti in stile rococò o barocchetto. In un medaglione in bronzo è raffigurato il santo con una grande croce mentre predica a Milano, in Piazza dei Mercanti. Nell'ovale sorretto dagli angeli è dipinta "La gloria di sant’Alessandro" del pittore milanese Federico Ferrari. Ai lati sono rappresentati due episodi della vita del Santo eseguiti dal pittore pavese Francesco Barbieri. Nel catino absidale vi sono degli angeli in volo sulle nubi, tra raggi dorati, in opera di Elia Vincenzo Buzzi. In alto, l’iscrizione "Labia justi erudiunt multos" richiama l'opera di docente e predicatore del santo.

TransettoModifica

Lato sinistro (nord)Modifica

  • La prima cappella che si incontra procedendo per la navata sinistra è la cappella di san Pietro. Al centro una pala d'altare. La cappella è legata al cardinale Pietro Maffi che resse il Seminario di Pavia. Sono presenti due lapidi simmetriche, la prima a sinistra con lo stemma del cardinale in marmo policromo e la seconda a destra con un suo ritratto. Nei capitelli sono invece rappresentati i simboli delle scienze di cui Maffi era cultore, gli elementi presenti nello stemma (stella, pesce, colomba, ancora) e quelli riferiti alla dignità ecclesiastica (pallio, croce astile e pastorale).
  • La successiva cappella è in realtà l’ingresso a una delle tre sagrestie del Duomo, la sagrestia di Santo Stefano.
  • Sul lato nord, alla sinistra dell’altare del suffragio si trova la Cappella della Madonna di Caravaggio. La cappella molto semplice presenta sopra l'altare di Emilio Carlo Aschieri del 1933, sono poste due statue in marmo affiancate dello scultore pavese Ercole Oliviero Rinaldi: la giovane contadina Giannetta de' Vacchi inginocchiata ai piedi della Vergine che le appare il 26 maggio 1432, nella campagna di Caravaggio.
  • Nell'abside del transetto sinistro, al centro, l'Altare della Confraternita del suffragio, realizzata dal genovese Tommaso Orsolino nel 1644-46 e rimaneggiato nel 1652 con l’aggiunta di due colonne e altri elementi di marmi pregiati. L'altare presenta sculture barocche che rappresentano, dal basso verso l'alto, le anime dannate, le anime purganti, la Vergine, al centro, che salendo al cielo, intercede per le anime del purgatorio. Nella trabeazione, nel timpano in un medaglione a forma di scudo sono raffigurate le anime salvate, portate dagli angeli in volo verso Dio Padre che le attende a braccia aperte. Ai lati, cariatidi angeliche sostengono la trabeazione.
  • Simmetricamente sulla destra dell’altare è situato l’ingresso da piazza Vittoria.
  • Sul lato est del transetto si trovano la Cappella di santa Lucia. La cappella è stata voluta dal prevosto del duomo Giovanni Battista Bosisio in ricordo dell'omonima cappella che si trovava nel periodo medioevale nel palazzo del Broletto. L'altare tardo ottocentesco è in marmo. Nella nicchia si trova una statua policroma che raffigura santa Lucia con i simboli del suo martirio: il pugnale che le trapassa il collo e le fiamme ai piedi. Ai piedi dell’altare vi è l’urna con le ossa della beata Sibillina Biscossi, terziaria domenicana pavese, morta nel 1367. Le reliquie sono state traslate in Duomo dalla Cappella Bottigella in San Tommaso.
  • Da ultima la Cappella Sfondrati. È stata eretta per volontà testamentaria di Giovanni Battista Sfondrati, vescovo della città dal 1639 al 1647, con dedica al santo di cui il vescovo portava il nome. La pala è stata dipinta da Carlo Antonio Sacchi e raffigura il Battista a fianco della Madonna col Bambino, san Francesco e sant’Antonio. Nella parte inferiore del dipinto sono raffigurati Stefano, il santo titolare dell’antica cattedrale, e san Siro. La pala è incorniciata da colonne binate di marmo rosato posate su plinti che riportano lo stemma dello Sfondrati: uno scudo, inquartato, attraversato da sinistra a destra da una sbarra a doppio merlato contornata da quattro stelle a sei punte; nel secondo e terzo quarto pianta frondosa con nastro svolazzante.Al centro della cimasa è posta la statua di san Giovanni Battista. Gli elementi araldici sono ripetuti anche nella decorazione dipinta nel catino absidale, opera di Tommaso Orsolino. Sulla parasta alla destra della cappella è posto un busto di Sfondrati, con una epigrafe.


Lato destro (sud)Modifica

  • La Cappella di San Barnaba è la prima cappella che si incontra procedendo dalla navata destra. Contiene un altare in marmi policromi. La pala raffigura La sacra Famiglia e san Barnaba ed è attribuita al Maestro delle Storie di sant’Agnese (prima metà del XVI secolo). Proviene dalla cappella Berzio della chiesa di San Marino di Pavia[14]
  • Successivamente si incontra la Cappella di tutti i santi. L'altare è incorniciato in marmo rosato ed è coronato da un cartiglio con l'iscrizione "Omnium Sanctorum". Sull'altare è posta la tela secentesca,con la Trinità e due santi vescovi, circondati da una moltitudine di santi. In basso si intravede il profilo di Pavia sopra la quale è dipinta la colomba della leggenda della fondazione con il nastro su cui si è scritto "Hic est nidus nidorum"
  • Sul lato sud a destra dell’altare di San Siro si trova la Cappella di san Riccardo Pampuri. La cappella ospita un altare in legno dorato con l’Assunta, posto nella cattedrale nella seconda metà del Novecento durante l’episcopato di Giovanni Volta. Sull'altare si trova un dipinto del santo opera del Dal Forno e datata 1982.
  • Nell'abside del transetto destro, l'Altare di san Siro, primo vescovo di Pavia (III-IV secolo), con doppia fronte. Al di sopra dell'urna ottocentesca di cristallo con le spoglie del santo, si trova una monumentale ancona in marmo bianco con fondo d'alabastro dell'Orsolino (1645-1650) che raffigura la Vergine che consegna le chiavi della città a san Siro, con gli angeli che reggono i simboli iconografici del santo, la croce astile, il libro dei Vangeli e un cesto con pani e pesci.
  • Sul lato sinistro dell’altare di San Siro nella parte superiore della cappella è posta la tela dell’Immacolata coronata da dodici stelle, dipinta da Bernardino Ciceri (1728). Nella parte inferiore trova posto un Presepe settecentesco con figure figure di terracotta policroma. Il Presepe è visibile nei mesi di dicembre e gennaio). La cappella contiene anche la scala dell’ingresso laterale meridionale dalla piazza Cavagneria.
  • Infine nel lato est del transetto destro si trova la Cappella della Madonna del Rosario precedentemente dedicata alla passione. Sull'altare, nel 1827, è stata posta una tela dell'artista pavese Bernardino Gatti detto il Sojaro (1530-1531)[15] raffigurante la Madonna con il bambino, San Domenico e Sant’Alessandro. Nel contorno del dipinto sono rappresentati quindici episodi riferiti ai misteri (da leggersi in senso antiorario). Nella cappella rimangono i segni della precedente dedicazione; nella cimasa un medaglione centrale contiene il simbolo cristologico del pellicano che dà il sangue per i propri figli, mentre nella parte inferiore della cornice sono scolpiti i tre chiodi. Altri simboli, la scala, la croce, il telo della Veronica, la lancia sono presenti nel catino absidale.
  • Infine la Cappella san Crispino I, vescovo di Pavia dal 446 al 466. Il paliotto reca le insegne episcopali, mentre la pala d’altare riporta sullo sfondo il ponte sul Ticino. Secondo quanto si tramanda il vescovo si occupò del miglioramento della città, curando la selciatura delle strade e la costruzione degli argini per contrastare le piene del fiume Ticino.
  • Sotto il braccio sud del transetto si trovano i resti della cripta romanica dell'antica cattedrale medievale di Santa Maria del Popolo, preservati durante la costruzione del transetto nel 1931-33 e recentemente restaurati e resi visitabili nell'ambito di un percorso museale. I lavori di restauro del 2004 hanno reso fruibili questo spazio sotterraneo.

Navata sinistraModifica

  • Prima cappella

Fonte battesimale con una semplice vasca ottagonale in marmo bianco che ricorda le fontane rinascimentali.

  • Seconda cappella

Cappella di Santa Agnese. Sull'altare è posta una pala della prima metà del Novecento, dipinta da Enrico Volonterio, raffigurante santa Agnese che solleva sopra di sé l’agnello che la simboleggia. Il paliotto dell’altare racchiude le reliquie di sant’Epifanio (vescovo di Pavia ai tempi della caduta dell’impero romano), della sorella minore santa Onorata e di santa Luminosa[16]. Il cancelletto in ferro battuto riporta al centro il monogramma della santa.

  • Terza cappella

Cappella dell'Immacolata. Sull'altare è posta la pala che raffigura l’Immacolata. dipinta da Federico Faruffini su incarico del canonico Giovanni Battista Bosisio nel 1857. Ai piedi della Vergine si vede il profilo della città di Pavia, mentre sull’architrave è posta la scritta "Fecit mihi magna qui potens est". Ai lati dell’altare si trovano le statue dei genitori della Vergine, Gioacchino e Anna. Sotto l'altare sono deposte le spoglie del vescovo pavese san Damiano (VII sec.).

Navata destraModifica

  • Prima cappella

Cappella della Sacra Famiglia. Contiene un altare settecentesco in marmi policromi con profilature nere con al centro una tela con una raffigurazione della Sacra Famiglia del pittore bergamasco Giuseppe Cersana (1887)

  • Seconda cappella

Altare del Sacro Cuore. L’altare è in marmo bianco ed è stato realizzato nel 1924 su progetto di Ottorino Modesti e al suo centro è collocato ospita il dipinto del pittore milanese Enrico Volonterio. Sul paliotto dorato si trova il cuore circondato dalla corona di spine. I tre spicchi del catino absidale sono decorati da Edoardo Volonterio (figlio di Enrico) con sottili candelabra, dipinti su fondo porpora, con le iscrizioni "Cor Jesu", "Fons totius" e "Consolationis".

  • Terza Cappella

Cappella di San Giovanni Battista. Sull'altare si trova il dipinto San Giovanni Battista nel deserto del pittore Pavese Paolo Barbotti (1865). Di lato sono posti le statue che raffigurano i suoi genitori Elisabetta e Zaccaria. Nella trabeazione ottocentesca sono poste le parole "Ioannes est nomen eius".

Sotto l’altare è posto il corpo di sant’Invenzio terzo vescovo di Pavia rivestito di paramenti pontificali settecenteschi.

OrganoModifica

 
Particolare del interno del Duomo di Pavia

Il Duomo disponeva di un organo che era stato donato alla Cattedrale nel 1962, prodotto dalla Pontificia fabbrica d’organi Balbiani-Vegezzi-Bossi di Milano. L'organo aveva tre tastiere e 5330 canne. La tastiera era posizionata davanti all’altare di Sant’Alessandro Sauli mentre le canne erano poste ai lati dell’altare. Durante la chiusura della cattedrale a seguito dei lavori di restauro seguiti al crollo della Torre Civica, nel 2003 l’organo è stato smontato e venduto al Duomo di Voghera.

MisureModifica

La Cattedrale di Pavia è tra le più imponenti chiese del nord Italia. Di seguito alcune misure.

Parametro Misura
Lunghezza totale esterna 83 m
Larghezza del transetto 83 m
Altezza della volta della navata centrale 30 m
Diagonale interna della cupola 30 m
Diagonale esterna della cupola 35,8 m
Altezza interna della cupola alla volta del cupolino 80 m
Altezza esterna della cupola alla croce di sommità 97 m
Superficie netta interna 3.000 m²

NoteModifica

  1. ^ Al cardinale furono inviati, da Pavia, nel 1487 disegni di una nuova chiesa in cui si confrontava un grandioso progetto con Hagia Sophia, per sollecitare il suo interessamento: vedi Silvia Foschi, Santa Sofia di Costantinopoli: immagini dall'occidente in "Annali di architettura" n. 14, 2002
  2. ^ A. Bruschi, Bramante, Bari, Laterza, 1973.
  3. ^ L. Gremmo, Il Duomo di Paviain "Studi di storia dell'arte in onore di Maria Luisa Gatti Perer", 1999
  4. ^ a b A. Bruschi, op. cit. 1973.
  5. ^ A. Bruschi, Op. cit., 1973.
  6. ^ Christoph L. Frommel; Giordano Luisa; Schofield Richard, Bramante milanese e l'architettura del Rinascimento lombardo, pag.15-17, 2002
  7. ^ Silvia Foschi, op. cit. , 2002
  8. ^ a b L. Gremmo, Op. cit. 1999.
  9. ^ AA.VV. La cultura architettonica nell'età della restaurazione, pag. 399
  10. ^ Campari, ing. Alessandro, La nuova facciata della cattedrale di Pavia e le antiche basiliche di Santo Stefano e di Santa Maria del Popolo: monografia illustrativa, Pavia, Premiata tipografia Fratelli Fusi, 1896.
  11. ^ Duomo, restauro delle superfici i interne. Relazione storico-artistica e tecnica (PDF), Ministero per i beni e le attività culturali, 8 maggio 2012.
  12. ^ Studio tecnico Macchi, Consolidamento del Duomo di Pavia, su studiotecnicomacchi.com. URL consultato il 9 aprile 2013.
  13. ^ Forni Maria Enrica Marica, Disiecta membra: l'altare maggiore barocco da San Pietro in Ciel d'Oro al Duomo in "San Pietro in Ciel d'Oro a Pavia mausoleo santuario di Agostino e Boezio", Milano, 2013, pp. 406-431.
  14. ^ Giordano, Un’aggiunta a Bernardino de’ Rossi: la cappella Berzio, in “Artes” 1981, p. 127
  15. ^ Lombardia, Touring Editore, 1999, p. 933
  16. ^ Santa Onorata era la sorella minore del vescovo Epifanio; fu educata da santa Luminosa, conosciuta in città da anni per la sua dedizione alla Chiesa. Le due sante, assieme a Santa Speciosa e Santa Liberata sono venerate assieme l'11 gennaio.

BibliografiaModifica

  • Giovanni Bosisio, Notizie storiche del tempio cattedrale di Pavia dalla sua origine sino all'anno 1857, Pavia 1858
  • C. Brambilla, La basilica di Santa Maria del Popolo ed il suo mosaico, Pavia 1876
  • G. Calvi, V. Palenzona, Il Duomo di Pavia: cinquecento anni di cantiere, in il Duomo di Pavia tra conoscenza, conservazione e valorizzazione – Alinea editrice s.r.l, Firenze 2007
  • Dott. F. Gianani, Ing. O. Modesti, Il Duomo di Pavia, E.M.I. Editrice, Pavia, 1989.
  • Malaspina di Sannazzaro, marchese Luigi, Memorie storiche della fabbrica delle cattedrale di Pavia, Pavia, Giovanni Pirotta, 1816.
  • G. Panazza, Le Cattedrali Pavesi, In Atti del 4º congresso internazionale di Studi sull’Alto Medio Evo Pavia, 1968
  • Richard V. Schofield, Janice Shell, Grazioso Sironi, Giovanni Antonio Amadeo/ I documenti, Edizioni New Press, Como 1989.

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