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Giuliano Pisapia

avvocato, scrittore e politico italiano
Giuliano Pisapia
Giuliano Pisapia in Piazza Scala a Milano, 27 giugno 2012.jpg

Sindaco di Milano
Durata mandato 1º giugno 2011 –
21 giugno 2016
Predecessore Letizia Moratti
Successore Giuseppe Sala

Sindaco metropolitano di Milano
Durata mandato 1º gennaio 2015 –
21 giugno 2016
Predecessore carica istituita
Successore Giuseppe Sala

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato 9 maggio 1996 –
27 aprile 2006
Legislature XIII, XIV
Gruppo
parlamentare
Rifondazione Comunista (1996-1998, 2001-2006)
Gruppo Misto (1998-2001)
Circoscrizione Lombardia 1
Sito istituzionale

Eurodeputato
In carica
Inizio mandato 2 luglio 2019
Legislature IX
Gruppo
parlamentare
Partito del Socialismo Europeo
Circoscrizione Italia nord-occidentale
Incarichi parlamentari
  • Presidente - II Commissione Giustizia
  • Membro - Commissione Giurisdizionale

Dati generali
Partito politico Partito Democratico (dal 2019)
Precedenti:
Campo Progressista (2017-2019)
DP (1978-1991)
PRC (1991-2010)
Indipendente di sinistra (2010-2017)
Tendenza politica Socialismo progressista
Titolo di studio Laurea in Scienze Politiche
Laurea in Giurisprudenza
Università Università degli Studi di Milano
Professione Avvocato; Giornalista

Giuliano Pisapia (Milano, 20 maggio 1949) è un politico, avvocato, giornalista e scrittore italiano.

Deputato per Rifondazione Comunista per due legislature, dal 1996 al 2006, è stato successivamente sindaco di Milano come indipendente di sinistra dal 2011 al 2016, nonché sindaco della città metropolitana dal 2015 al 2016. Dal 2019 è europarlamentare per il Partito Democratico, in quota Campo Progressista.

Indice

BiografiaModifica

È figlio di madre milanese e padre casertano;[1] quest'ultimo, Gian Domenico, dal quale poi Giuliano ha rilevato lo studio legale, è stato tra i redattori del codice di procedura penale italiano del 1989.[2] Dopo aver frequentato il Liceo classico Giovanni Berchet di Milano, si laurea in giurisprudenza e in scienze politiche, diventando avvocato penalista patrocinante presso la corte di cassazione. In età giovanile, svolge inoltre attività di volontariato nella Croce Rossa Italiana presso il comitato provinciale milanese.[3]

Dopo una convivenza di vent'anni, il 9 aprile 2011 si è sposato con rito civile con la giornalista Cinzia Sasso a Venezia, città d'origine della moglie.[4]

Carriera giornalisticaModifica

Fa parte del Comitato scientifico della Camera penale di Milano, di cui è stato vicepresidente, e del Comitato direttivo delle riviste Critica del Diritto, Alternative Europa e I diritti dell'Uomo, oltre che componente del consiglio di amministrazione della fondazione Vidas. Svolge l'attività di giornalista pubblicista, e suoi articoli sono apparsi sui principali quotidiani e periodici italiani. Ha scritto voci su enciclopedie giuridiche quali Digesto e Novissimo Digesto Italiano, in particolare sui reati contro la famiglia. Inoltre, durante il mandato di sindaco di Milano, e in forza dello stesso, è stato presidente della Fondazione Teatro alla Scala.[5]

Carriera legaleModifica

Si è occupato, tra gli altri casi, della difesa di alcuni pastori e militanti di Scientology nel primo processo italiano intentato all'organizzazione,[6] di quella di Abdullah Öcalan durante la sua permanenza in Italia, ed è stato il legale della famiglia di Carlo Giuliani, costituitasi parte civile durante il processo seguìto ai fatti del G8 di Genova del 2001.[7] Inoltre è stato avvocato di parte civile della CIR di Carlo De Benedetti durante il processo SME.[8]

Carriera politicaModifica

Pisapia comincia l'attività politica nella seconda metà degli anni 1970, quando diventa membro di Democrazia Proletaria, alleanza elettorale e poi partito di estrema sinistra presente nel Parlamento della Repubblica Italiana tra il 1976 e il 1979, e nuovamente dal 1983 al 1991. Pisapia opera come avvocato, difendendo in tribunale i militanti e le organizzazioni sindacali confederali.[9]

DeputatoModifica

Nel 1996 è eletto deputato in Parlamento come indipendente, nelle liste di Rifondazione Comunista. Nella XIII Legislatura è presidente della commissione giustizia della Camera. Durante la crisi di governo del 1998 vota per la fiducia all'esecutivo Prodi I, in dissenso dalla linea decisa dal segretario di Rifondazione Fausto Bertinotti e seguendo invece le posizioni di Armando Cossutta.[10] Dopo la sfiducia del Parlamento al premier Romano Prodi lascia la presidenza della commissione giustizia e, nonostante il voto a favore del governo, non aderisce al nuovo gruppo parlamentare di Cossutta ma entra invece in quello Misto.[11]

È rieletto deputato nel 2001, ancora per Rifondazione Comunista. Nella XIV Legislatura fa parte della II commissione giustizia, della commissione giurisdizionale, del comitato per la legislazione, ed è presidente del comitato carceri istituito presso la Camera. Non si ricandida nel 2006, ma nel luglio dello stesso anno viene nominato presidente della commissione di studio istituita dal Ministero della Giustizia per la riforma del codice penale italiano.[12]

Sindaco di MilanoModifica

Campagna elettoraleModifica

Nel giugno 2010 è il primo a proporre la sua candidatura come nuovo sindaco di Milano per le elezioni comunali dell'anno seguente. L'intento viene ufficializzato con un'iniziativa al Teatro Litta, che fa seguito a un appello di intellettuali e personaggi della scena sociale e politica della città.[13]

 
Festeggiamenti in piazza del Duomo la notte del 30 maggio 2011, dopo l'elezione di Pisapia a primo cittadino di Milano.

Il 14 novembre 2010 partecipa alle elezioni primarie della coalizione di centro-sinistra per la scelta del candidato a primo cittadino; Pisapia, partendo dall'iniziale sostegno di Sinistra Ecologia Libertà[14] e Federazione della Sinistra, ottiene l'investitura con il 45% delle preferenze,[15] superando il candidato ufficiale del Partito Democratico, l'architetto Stefano Boeri (fermatosi al 40% dei voti), e gli altri due sfidanti, il costituzionalista Valerio Onida e l'ambientalista Michele Sacerdoti.

Alle elezioni comunali del 15 e 16 maggio 2011 si presenta come lo sfidante più accreditato nei confronti del sindaco uscente del Popolo della Libertà, Letizia Moratti. Pisapia viene dato inizialmente in svantaggio, sia per la tradizione di Milano quale "roccaforte" del centro-destra dal 1993, sia per il contributo attivo dell'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nella campagna elettorale della Moratti — cosa che molti analisti, a seguito del coinvolgimento in vicende controverse quali il caso Ruby, hanno visto come un tentativo del premier di trasformare le elezioni meneghine in una sorta di referendum sulla sua persona —;[16] Pisapia sceglie invece di impostare una campagna diametralmente opposta, basata prevalentemente sull'impiego di Internet e dei social network.[17][18]

Nel primo turno delle elezioni Pisapia ottiene a sorpresa il 48,04% dei consensi, andando così al ballottaggio con la stessa Moratti (attestatasi invece al 41,58%).[19] Al secondo turno del 29 e 30 maggio vince il ballottaggio con il 55,11% dei voti (contro il 44,89% della Moratti),[20] e viene eletto sindaco di Milano,[21] il primo di centro-sinistra dopo diciotto anni.[22]

MandatoModifica

Tra i più importanti provvedimenti varati come primo cittadino c'è la revoca del piano di governo del territorio approvato dalla precedente giunta Moratti, promuovendo nuove linee guida improntate alla sostenibilità e alla riduzione dell'edificabilità.[23] A inizio 2012 entra in vigore l'Area C, corrispondente alla cerchia dei bastioni, con l'obiettivo di ridurre traffico e inquinamento nel centro città nonché favorire il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile[24]: in questo senso vengono sviluppati (dopo l'avvio a opera della precedente giunta) il bike sharing e il car sharing assieme, dal 2015, al primo servizio di scooter sharing in Italia.[25] Sempre nel 2012, l'assessore al bilancio Bruno Tabacci assieme al direttore generale Davide Corritore, ha concluso un accordo con quattro banche (JP Morgan, Depfa Bank, UBS e Deutsche Bank) accusate di truffa aggravata (civile e penale) ai danni del comune per la vicenda dei derivati, introdotti dalla giunta Albertini e rinegoziati dalla giunta Moratti ottenendo che il Comune di Milano incasserà 750 milioni di euro in 23 anni.[26] Durante il mandato di Pisapia vengono completati progetti di riqualificazione urbana come Porta Nuova, Citylife, Portello, Darsena e Fondazione Prada, si svolge l'Expo 2015 ed entra in servizio la linea metropolitana M5. Le rilevanti trasformazioni che interessano Milano nel quinquennio di amministrazione Pisapia portano la stampa italiana[27][28][29] e internazionale[30][31] a parlare di «rinascita» del capoluogo lombardo.

 
Pisapia (terzo da sinistra) nel 2013 a palazzo Marino, per un'iniziativa a favore delle unioni civili.

Pisapia si distingue inoltre per l'attenzione verso i diritti civili. Il 27 luglio 2012, dopo un lavoro di mediazione fra le richieste dell'ala cattolica del PD e di quella laica del PdL, il consiglio comunale milanese approva la delibera che istituisce il registro delle unioni civili del capoluogo lombardo, sia per coppie eterosessuali sia omosessuali,[32] inaugurato ufficialmente il 18 settembre dello stesso anno.[33] L'8 ottobre 2014, nella sua qualità di ufficiale di stato civile, trascrive nel registro anagrafico comunale gli atti di matrimonio esteri di sette coppie formate da persone dello stesso sesso,[34] permettendo loro di beneficiare dell'effetto certificativo ed esercitare, in Italia e all'estero, i diritti loro spettanti in base alle leggi dell'Unione europea e i diritti e doveri del matrimonio nei Paesi che già riconoscono le unioni gay.[35]

In seguito alle elezioni politiche del 2013, perde alcuni assessori appena eletti in Parlamento (tra i quali Bruno Tabacci), dovendo di conseguenza operare un rimpasto di giunta. Il 1º gennaio 2015 diventa, di diritto, il primo sindaco della città metropolitana di Milano (sindaco metropolitano), carica istituita in seguito alla creazione delle città metropolitane.[5] Nei primi mesi del 2016, come già precedentemente affermato durante la campagna elettorale del 2011, annuncia di non volersi ricandidare per un secondo mandato da sindaco:[36] alle primarie del centro-sinistra per la scelta del candidato alle elezioni comunali del 2016, esprime il proprio sostegno alla sua vicesindaco Francesca Balzani,[37] sconfitta da Giuseppe Sala poi successore di Pisapia a palazzo Marino.

L'esperimento di Campo ProgressistaModifica

 
Logo di Campo Progressista

Il 14 febbraio 2017 Pisapia lancia a Milano, alla presenza di Gad Lerner, Laura Boldrini, Maurizio Landini e Bruno Tabacci, il suo nuovo soggetto politico, Campo Progressista, il cui primo congresso si tiene a Roma al Teatro Brancaccio l'11 marzo.[38]

In seguito Pisapia propone di formare una coalizione di centro-sinistra che possa comprendere anche il Partito Democratico e gli scissionisti di Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista. Il 1º luglio promuove una manifestazione in piazza Santi Apostoli a Roma, insieme a MDP e ad altre forze politiche di centro-sinistra, per lanciare Insieme, un nuovo soggetto politico in vista delle elezioni politiche del 2018. Due mesi più tardi però il rapporto con MDP inizia ad incrinarsi a causa del loro sostegno a Claudio Fava per le elezioni regionali in Sicilia del 2017, a discapito di Fabrizio Micari. Ad ottobre Pisapia chiede inutilmente un «passo di lato» a Massimo D'Alema, considerato troppo divisivo nonché in pessimi rapporti con il segretario del PD Matteo Renzi,[39] così da poter mettere le basi per un'unica coalizione nazionale.

La rottura definitiva avviene in seguito all'uscita di MDP dal governo Gentiloni e all'annuncio da parte del coordinatore Roberto Speranza di voler proseguire per la loro strada, sancendo di fatto la fine di Insieme.[40] Il 6 dicembre 2018 Pisapia si ritira, a fronte del mancato tentativo di riunificazione delle varie forze politiche italiane di sinistra, nonché per la decisione del governo di calendarizzare lo ius soli al termine di tutti i lavori del Senato.[41]

Solo in Sardegna resiste un movimento originato da quel tentativo di coalizione, chiamato Campo Progressista Sardegna, ma ufficialmente non legato alla figura di Pisapia e con un simbolo diverso dall'originario nazionale. Tale partito si presenta alle elezioni regionali in Sardegna del 2019, a sostegno del candidato di centro-sinistra Massimo Zedda, appartenente anch'esso a tale partito: Zedda non viene eletto, ma il partito ottiene 3 seggi, quello spettante a Zedda più altri 2 consiglieri. Si presenta anche alle elezioni amministrative dello stesso anno in Sardegna.

Il 30 marzo di quell'anno viene annunciato come capolista per il PD, ora guidato da Nicola Zingaretti, nella Circoscrizione Italia nord-occidentale per le elezioni europee del 26 maggio:[42] con 269 257 preferenze è il primo degli eletti della lista.[43]

Procedimenti giudiziariModifica

Nei primi anni 1980 Giuliano Pisapia è stato coinvolto in un procedimento giudiziario conclusosi con una sentenza di assoluzione con formula piena.

Il 7 ottobre 1980 Pisapia viene arrestato in base alle indicazioni di un pentito: l'accusa era di concorso morale al furto di un veicolo e di banda armata, nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Walter Tobagi[44] (da quest'ultima accusa Pisapia venne prosciolto già in fase istruttoria[45]). Assieme a lui vengono arrestate altre dieci persone; Pisapia resta incarcerato per quattro mesi. Nel giugno 1982, nel contesto dell'istruttoria su Prima Linea e i Comitati Comunisti Rivoluzionari attivi a Milano (che riguardava anche Marco Barbone, assassino di Tobagi, oltre a Marco Donat Cattin e al pentito Michele Viscardi), il pubblico ministero Armando Spataro chiede il rinvio a giudizio davanti alla Corte d'assise di Milano per 163 persone. Il 22 ottobre 1984 il giudizio di primo grado si conclude, per effetto di un provvedimento di amnistia e indulto del 1978 (DPR 413/78[46]), con una sentenza di non luogo a procedere: la Corte d'assise esplicita nelle motivazioni che Pisapia sarebbe stato comunque assolto per insufficienza di prove.[47] Pisapia rinuncia all'amnistia e presenta appello contro la sentenza: la Corte d'assise d'appello lo assolve definitivamente, nel marzo 1986, per non aver commesso il fatto.[47]

Tale vicenda è riemersa nel maggio 2011, nel corso della campagna elettorale per le elezioni comunali di Milano: durante un confronto televisivo, il sindaco uscente Letizia Moratti accusò il candidato di centro-sinistra di essere stato giudicato responsabile del summenzionato reato dalla Corte d'assise. Essendo quella l'ultima dichiarazione prima della chiusura del dibattito, Pisapia non ebbe modo di replicare nell'immediato, ma solo successivamente, bollando come calunniosa l'affermazione e annunciando una querela per diffamazione aggravata[48] (in seguito ritirata[49]). Dopo aver inizialmente ribadito quanto espresso,[50] prima del ballottaggio la Moratti ha presentato delle scuse private a Pisapia per la falsa accusa.[51][52]

Armando Spataro, il pubblico ministero che all'epoca aveva sostenuto l'accusa contro Pisapia, nell'occasione ha dichiarato che si trattò di un errore giudiziario.[53]

OnorificenzeModifica

OpereModifica

È autore del volume:

  • Milano Città Aperta - Una nuova idea di politica, Milano, Rizzoli, 2015.

È coautore dei volumi:

  • San Vittore: voci dal carcere e sul carcere, Milano 1988;
  • Usage de stupéfiants: politiques européennes, Ginevra 1996;
  • Il Diritto e il Rovescio: i rapporti tra politica e magistratura;
  • Giustizia penale: esiste l'approdo?, 2007;
  • In attesa di Giustizia - dialogo sulle riforme possibili, 2010.

Un suo saggio è presente nel volume Legalizzare la droga. Una ragionevole proposta di sperimentazione (Feltrinelli, 1991).

È autore di scritti e saggi di carattere giuridico, sociale, nel campo del diritto penale, delle tematiche collegate alla tossicodipendenza, del rapporto tra carcere e società.

NoteModifica

  1. ^ Pisapìa, Gian Domenico, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ Guido Neppi Modona, Le doti umane del grande giurista, la Repubblica, 26 febbraio 1995. URL consultato il 12 novembre 2017.
  3. ^ Laura Guglielmi, Pisapia: «La Rotonda della Besana, le boccette sui Navigli e il caffè a letto», su milano.mentelocale.it, 6 dicembre 2012. URL consultato il 29 gennaio 2013 (archiviato dall'url originale il 13 novembre 2013).
  4. ^ Giuliano Pisapia e Cinzia Sasso: il "sì" a Venezia, su nuovavenezia.gelocal.it, 9 aprile 2011. URL consultato il 29 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 14 aprile 2011).
  5. ^ a b Sindaco metropolitano Giuliano Pisapia, su cittametropolitana.milano.it (archiviato dall'url originale il 23 giugno 2016).
  6. ^ Scientology: Pisapia, sentenza Cassazione coraggiosa, in Adnkronos, 24 ottobre 1997.
  7. ^ G8, la Corte di Strasburgo assolve l'Italia per la morte di Carlo Giuliani, su corriere.it, 24 marzo 2011.
  8. ^ Processo Sme. Cir-De Benedetti chiede un risarcimento record: 4,5 miliardi di euro, su rainews24.rai.it, 6 giugno 2003.
  9. ^ Giulia Zampina, L'avvocato che conquista Milano, in Sicurezza e Polizia, nº 4, Roma, Main Force S.R.L., luglio/agosto 2011, p. 12/52. URL consultato il 12 novembre 2017 (archiviato dall'url originale il 12 novembre 2017).
  10. ^ Maurizio Caprara, Sconforto di Cossutta: tutta colpa di Bertinotti, in Corriere della Sera, 10 ottobre 1998, p. 8 (archiviato dall'url originale il 1º luglio 2012).
  11. ^ Marco Nese, Pisapia: voto la fiducia, ma lascio la presidenza della commissione Giustizia, in Corriere della Sera, 9 ottobre 1998, p. 7 (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2012).
  12. ^ Le Commissioni di studio degli anni 1988 - 2008, su giustizia.it.
  13. ^ Elisabetta Soglio, Centrosinistra, Pisapia si candida, su milano.corriere.it, 16 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 21 luglio 2012).
  14. ^ Stefano Rossi, Primarie, Vendola lancia Pisapia, su milano.repubblica.it, 7 novembre 2010.
  15. ^ Teresa Monestiroli, Primarie a Milano, Pisapia batte Boeri - "Ho fatto un miracolo, adesso un altro", su milano.repubblica.it, 14 novembre 2010.
  16. ^ (EN) Elisabetta Povoledo, Berlusconi Makes Election in Milan All About Him, su nytimes.com, 11 maggio 2011.
  17. ^ Massimo Pisa, Pisapia, una battaglia vinta sul web prima ancora che nei seggi elettorali, su milano.repubblica.it, 31 maggio 2011.
  18. ^ Davide Casati, Ecco perché Pisapia ha vinto le elezioni, su gqitalia.it, 31 maggio 2011.
  19. ^ Sorpresa, Pisapia stacca la Moratti, su milano.corriere.it, 17 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 12 luglio 2012).
  20. ^ Elezioni comunali del 29 e 30 maggio 2011 - II turno - Comune: Milano, su comunali.interno.it, 30 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 19 maggio 2011).
  21. ^ Cori da stadio in Duomo per Pisapia, e lui: «Sarò sindaco di tutta Milano», su corriere.it, 30 maggio 2011.
  22. ^ Pisapia: "Oggi abbiamo liberato Milano", su milano.repubblica.it, 30 maggio 2011.
  23. ^ Sara Bianchi, La Giunta Pisapia revoca il Pgt varato dalla Moratti. Il Pd è «preoccupato», ma appoggia il sindaco, su ilsole24ore.com, 8 luglio 2011.
  24. ^ Il primo giorno di "Area C" a Milano, su ilpost.it, 16 gennaio 2012.
  25. ^ Scooter è condiviso, a Milano la rivoluzione della mobilità sostenibile. La scelta tra auto, bici e moto, su milano.corriere.it, 29 giugno 2015.
  26. ^ Sara Monaci, Maxi transazione tra Comune di Milano e banche sui derivati. Accordo per 750 milioni in 23 anni, in Il Sole 24 ORE, 17 febbraio 2012. URL consultato il 4 maggio 2014.
  27. ^ Milano, l’orgoglio e il cambiamento. Il bilancio del sindaco Pisapia e i «compiti» per chi lo seguirà, su corriere.it, 4 giugno 2016.
  28. ^ Milano capitale senza leader [collegamento interrotto], su espresso.repubblica.it, 18 maggio 2015.
  29. ^ La speranza di Milano, capitale europea e motore dell’Italia, su ilsole24ore.com, 25 ottobre 2015.
  30. ^ (EN) Is Milan the Real Capital of Italy?, su nytimes.com, 26 aprile 2016.
  31. ^ Milan scrubs up after years as Italy's ugly sister, su reuters.com, 8 settembre 2015.
  32. ^ Milano, sì a unioni civili. Pisapia: "Da oggi più diritti", su tg24.sky.it, 27 luglio 2012.
  33. ^ Milano, inaugurato il registro delle unioni civili, su tg24.sky.it, 18 settembre 2012.
  34. ^ Lo scatto di Pisapia "Sì alle trascrizioni dei matrimoni gay", in la Repubblica, 8 ottobre 2014.
  35. ^ Matteo Winkler, Matrimoni gay: perché la trascrizione è legittima, su ilfattoquotidiano.it, 7 ottobre 2014.
  36. ^ Milano, Pisapia non si ricandiderà a sindaco: “Sono coerente, non c’entra la stanchezza”, su lastampa.it.
  37. ^ Milano, Pisapia brinda con la Balzani e annuncia: "Voterò la mia vicesindaca", su milano.repubblica.it, 28 gennaio 2016.
  38. ^ Andrea Carugati, Pisapia lancia "Campo Progressista", su lastampa.it, 11 marzo 2017.
  39. ^ Pisapia attacca D’Alema: «Divide, faccia passo di lato»
  40. ^ Mdp-Pisapia: è già finita. Speranza: “Basta perdere tempo, avanti anche senza di lui”. L’ex sindaco: “Buon viaggio”
  41. ^ Campo Progressista si spacca, Pisapia rinuncia: "Non siamo riusciti a cambiare il centrosinistra"
  42. ^ Europee, Zingaretti: "Ecco il logo del Pd per vincere le elezioni", su tg24.sky.it. URL consultato il 30 marzo 2019.
  43. ^ Speciale Elezioni Ue: liste, candidati ed eletti in Italia, su elezioni.repubblica.it. URL consultato il 28 maggio 2019.
  44. ^ Alessandro Rigaldo, Venticinque persone in carcere arrestate in varie parti d'Italia, in Stampa Sera, 8 ottobre 1980, p. 9.
  45. ^ Pisapia, assolto per non aver commesso il fatto, su tg24.sky.it, 11 maggio 2011.
  46. ^ Decreto del presidente della Repubblica 4 agosto 1978, n. 413, in materia di "Concessione di amnistia e indulto. (GU n. 218 del 5-8-1978)"
  47. ^ a b Luigi Ferrarella, L'accusa, poi l'assoluzione - Ecco cosa c'è in quelle carte, su corriere.it, 12 maggio 2011.
  48. ^ Giuliano Pisapia querela Letizia Moratti per diffamazione aggravata. Ecco la sentenza che la smentisce, su pisapiaxmilano.com. URL consultato il 13 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2011).
  49. ^ Oriana Liso, Palazzo Marino, è il giorno di Pisapia - La Moratti saluta in lacrime i funzionari, su milano.repubblica.it, 2 giugno 2011.
  50. ^ Elezioni: Moratti; niente scuse, Pisapia frequentava violenti, su finanza.tgcom.mediaset.it, 13 maggio 2011.
  51. ^ Alessandro Sala, Moratti: "A Pisapia ho inviato le scuse in privato", su corriere.it, 26 maggio 2011.
  52. ^ Sara Bianchi, E alla fine Moratti scrive le sue scuse all'avversario, su ilsole24ore.com, 26 maggio 2011.
  53. ^ Il pm che accusò Pisapia - «Ha ragione, fu assolto», su milano.corriere.it, 11 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 29 luglio 2012).
  54. ^ Pisapia insignito della Legione d'Onore nell'ambasciata francese in Italia, su milanotoday.it, 11 febbraio 2015.

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