Nicola Zingaretti

politico italiano
Nicola Zingaretti
Nicola Zingaretti Quirinale 2019.jpg
Nicola Zingaretti al Quirinale nel 2019

Presidente della Regione Lazio
In carica
Inizio mandato 12 marzo 2013
Predecessore Renata Polverini

Segretario del Partito Democratico
Durata mandato 17 marzo 2019 –
14 marzo 2021
Presidente Paolo Gentiloni
Valentina Cuppi
Predecessore Maurizio Martina
Successore Enrico Letta

Presidente della Provincia di Roma
Durata mandato 5 maggio 2008 –
29 dicembre 2012
Predecessore Enrico Gasbarra
Successore Umberto Postiglione
(commissario prefettizio)

Presidente dell'Unione Internazionale della Gioventù Socialista
Durata mandato 15 marzo 1995 –
6 aprile 1997
Predecessore Roger Hällhag
Successore Umberto Gentiloni

Segretario della Sinistra Giovanile
Durata mandato 12 febbraio 1992 –
14 marzo 1995
Predecessore Gianni Cuperlo
Successore Giulio Calvisi

Europarlamentare
Durata mandato 20 luglio 2004 –
16 giugno 2008
Legislature VI
Gruppo
parlamentare
Partito del Socialismo Europeo
Circoscrizione Italia centrale
Incarichi parlamentari

Membro:

  • Commissione giuridica (dal 21 luglio 2004 al 30 gennaio 2007)
  • Delegazione per le relazioni con la Penisola coreana (dal 15 settembre 2004 al 16 giugno 2008)
  • Delegazione per le relazioni con l'Assemblea parlamentare della NATO (dal 15 settembre 2004 all'11 marzo 2007)
  • Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (dal 31 gennaio 2007 al 16 giugno 2008)

Membro sostituto:

  • Commissione per il commercio internazionale (dal 21 luglio 2004 al 13 luglio 2005)
  • Delegazione alla commissione di cooperazione parlamentare UE-Russia (dal 15 settembre 2004 al 5 dicembre 2005)
  • Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (dall'8 ottobre 2004 al 19 dicembre 2004)
  • Commissione per lo sviluppo (dal 20 dicembre 2004 al 30 gennaio 2007)
  • Commissione per lo sviluppo regionale (dal 31 gennaio 2007 al 16 giugno 2008)
  • Commissione giuridica (dal 31 gennaio 2007 al 16 giugno 2008)
  • Delegazione per le relazioni con Israele (dal 15 settembre 2004 al 16 giugno 2008)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Democratico (dal 2007)
In precedenza:
PCI (fino al 1991)[1]
PDS (1991-1998)
DS (1998-2007)
Titolo di studio Diploma di odontotecnico
Professione Politico

Nicola Zingaretti (Roma, 11 ottobre 1965) è un politico italiano, dal 12 marzo 2013 è presidente della regione Lazio ed è stato segretario del Partito Democratico dal 17 marzo 2019 al 14 marzo 2021.

È stato segretario nazionale della Sinistra giovanile dal 1992 al 1995, presidente dell'Unione Internazionale della Gioventù Socialista dal 1995 al 1997, europarlamentare al Parlamento europeo dal 2004 al 2008[2], e infine presidente della provincia di Roma dal 28 aprile 2008 al 29 dicembre 2012.[3]

Zingaretti è considerato un socialdemocratico e uno dei membri più in vista della sinistra del partito.[4] Inoltre, è il presidente della Regione Lazio più longevo nonché il primo a essere stato rieletto dopo il primo mandato.[5]

BiografiaModifica

Nasce l'11 ottobre 1965 a Roma, figlio di Emma "Mimmi" Di Capua, donna sfuggita all’età di sette anni al rastrellamento delle famiglie ebree nel ghetto romano del 16 ottobre 1943, e di Aquilino Zingaretti, dirigente di banca[6][7]. Ha una sorella, Angela, dirigente di banca, oltre che un fratello maggiore: l'attore Luca Zingaretti[7], noto soprattutto per l'interpretazione di Salvo Montalbano nella serie televisiva Il commissario Montalbano. Sposato con Cristina Berliri, ha due figlie: Flavia e Agnese[8]. La sua bisnonna materna, Ester della Torre, fu deportata nel campo di concentramento ad Auschwitz, dove morì dopo pochi giorni.[9][10]

Si diploma nel 1984 in odontotecnica presso l'Istituto Professionale Edmondo De Amicis di Roma. Successivamente si iscrive alla facoltà di lettere e filosofia all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", abbandonandola dopo 3 esami.[11]

Carriera politicaModifica

Esordi e prime esperienze politicheModifica

Mentre frequentava la scuola professionale, inizia il suo impegno nell'associazionismo prendendo parte al movimento per la pace nel 1982. A diciassette anni è tra i fondatori di un'associazione di volontariato antirazzista denominata "Nero e non solo"[12], impegnata nelle politiche dell'immigrazione e per una società multietnica e multiculturale.

Ha iniziato a fare politica tra le fila della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), l'organizzazione giovanile del Partito Comunista Italiano, diventandone verso la metà degli anni '80 segretario della federazione romana, su proposta di Goffredo Bettini[13]. Negli stessi anni è stato anche membro del Consiglio Nazionale della FGCI.

Nel 1992 viene eletto Segretario della Sinistra Giovanile e l'anno successivo, alle elezioni amministrative del 1993, Consigliere comunale di Roma: sono anni di impegno per lo sviluppo sostenibile e in difesa dell'ambiente, della legalità e contro la mafia, durante i quali organizza il primo Campeggio Giovanile Antimafia di San Vito Lo Capo e numerose iniziative in memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.[14]

Dal 1995 al 1997 è presidente dell'Unione Internazionale della Gioventù Socialista e vicepresidente dell'Internazionale Socialista. In questi anni si impegna per ricostruire la rete con i partiti e le organizzazioni giovanili democratiche e progressiste in Bosnia ed Erzegovina. All'indomani della firma degli accordi di Dayton del dicembre 1995, interviene all'Assemblea Generale dell'ONU per l'Anno mondiale della Gioventù[15] come Rappresentante nel Comitato delle Nazioni Unite.

Nel 1998, a 33 anni, entra a far parte della Commissione che elabora la piattaforma politica dei socialisti per il nuovo secolo “Progresso Globale”, presieduta da Felipe Gonzales e composta, tra gli altri, da Martine Aubry, Shimon Peres e Ricardo Lagos. Si impegna, inoltre, per il processo di pace tra Israele e Palestina, organizzando numerose iniziative per favorire il dialogo tra i giovani laburisti israeliani e la gioventù di “Al Fatah”.

Dal 1998 al 2000 è responsabile delle Relazioni Internazionali presso la Direzione Nazionale dei Democratici di Sinistra e nel 1998 organizza, a Milano, il Congresso dei Socialisti Europei. Con una delegazione DS composta anche da Walter Veltroni, nel 1999 si reca in Birmania a sostegno del "Movimento per la democrazia" e incontra il Premio Nobel per la Pace 1991 Aung San Suu Kyi. Lo stesso anno organizza il viaggio del Dalai Lama a Roma.[14]

Nel 2000 è stato eletto segretario dei Democratici di Sinistra romani. L'anno successivo è uno dei principali promotori della candidatura di Walter Veltroni a Sindaco di Roma e contribuisce alla vittoria dell'Ulivo romano[16]. È fra i protagonisti di una stagione di risultati importanti per il centro-sinistra e per i DS romani che nel 2003, dopo otto anni, tornano a essere il primo partito della Capitale, sconfiggendo la destra in tutta la provincia.

Elezioni europee del 2004Modifica

Nel marzo del 2004 viene candidato al Parlamento europeo, nella lista elettorale Uniti nell'Ulivo, per la circoscrizione Italia Centrale. La campagna elettorale si conclude con una vittoria: con 213.000 preferenze viene eletto europarlamentare e, nel corso della prima riunione di delegazione, viene nominato Presidente. È stato membro delle commissioni “Mercato Interno e Protezione dei Consumatori” e “Affari Legali”. Fa anche parte delle delegazioni interparlamentari per i rapporti con Israele e la penisola coreana, degli intergruppi parlamentari “Volontariato”, “Disabilità”, “Diritti delle persone omosessuali” e “Tibet”.

Nel 2005 è relatore del rapporto d'opinione “Sul futuro del tessile e dell'abbigliamento dopo il 2005”, nel quale invita la Commissione a verificare il rispetto, da parte dei suoi partner commerciali, degli impegni sottoscritti nell'ambito dell'Organizzazione Mondiale del Commercio. Sono molte le iniziative e le interrogazioni in difesa dell'industria tessile europea e per il “made in”, in cui affronta i rapporti con i mercati cinesi, la tutela dei consumatori e in particolare del made in Italy.

Dal dicembre 2006 all'ottobre 2007 lavora per la formazione degli amministratori locali, consiglieri e assessori delle giunte comunali, provinciali e regionali di Lazio, Umbria, Toscana e Marche, per far conoscere tutte le opportunità offerte dall'Unione europea e sfruttarle al meglio a vantaggio del territorio. In particolare, nel 2006 pubblicò la guida “Fondi strutturali e programmi comunitari” sulla nuova programmazione finanziaria dell'Unione europea per il periodo 2007-2013.

Dal 2005 al 2007 è relatore per il Parlamento europeo della direttiva Ipred2 sulle Sanzioni penali a tutela dei diritti di proprietà intellettuale e riesce a far approvare un progetto legislativo che per la prima volta introduce sanzioni penali uniformi in tutti gli Stati membri dell'Unione europea. La direttiva attribuisce sanzioni penali per i contraffattori che importano merci illegali e pericolose dai paesi extra-Ue. L'approvazione della direttiva gli vale il riconoscimento dell'International Herald Tribune e la candidatura al MEP Awards, il prestigioso riconoscimento che viene attribuito ogni anno ai deputati europei più meritevoli.

Il 18 novembre 2006 è eletto al primo turno Segretario dell'Unione regionale del Lazio dei Democratici di Sinistra, mentre il 14 ottobre 2007, alle elezioni primarie viene eletto con 282.000 voti (85,31%) Segretario regionale nel Lazio.

Presidente della Provincia di RomaModifica

La corsa a Palazzo ValentiniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni amministrative italiane del 2008 § Provincia di Roma.

In vista delle elezioni amministrative del 13-14 aprile 2008 si candida a presidente della Provincia di Roma, sostenuto da una coalizione di centro-sinistra formata da: Partito Democratico, Sinistra Arcobaleno, Italia dei Valori, Lista Emma Bonino - Radicali, Unione Democratica per i Consumatori e la Lista Zingaretti. Il 28 aprile 2008 viene eletto Presidente della Provincia di Roma, vincendo il ballottaggio sul candidato del centro-destra Alfredo Antoniozzi, con più di un milione di voti (1 001 490) pari al 51,48% dei consensi.[17]

Presidenza della ProvinciaModifica

 
Nicola Zingaretti nel 2010

Nel 2010 è stato protagonista di uno scontro tutto interno al PD con Matteo Renzi, allora sindaco di Firenze, che gli rimprovera lo scarso coraggio per non essersi voluto impegnare nella candidatura alle regionali laziali del 2010, allora considerato come una valida alternativa alla candidatura di Emma Bonino (dove con lei il centro-sinistra le perse) in quanto politico di centro-sinistra più popolare in regione[18][19]. La replica di Zingaretti fu di non voler ridurre la politica al "carrierismo".[20]

Il 25 aprile, in occasione della celebrazione del 65º anniversario della Liberazione, Zingaretti viene contestato per aver partecipato, insieme alla neo-presidente della Regione Lazio Renata Polverini, alla manifestazione organizzata a Roma presso Porta San Paolo. Verso il palco vengono lanciati oggetti, slogan, insulti, e Zingaretti viene colpito al volto da un limone.[21] Dopo pochi minuti Zingaretti e la Polverini sono costretti ad abbandonare la manifestazione.[22][23]

La sua amministrazione realizza il progetto ProvinciaWiFi, che consiste nell'installazione in piazze, biblioteche e luoghi di ritrovo del territorio provinciale di apparati WiFi per l'accesso gratuito ad Internet.[24]

Nel 2011 inaugura Porta Futuro[25], un centro per l'orientamento, la formazione e il lavoro. Nato sulla scia di Porta 22 di Barcellona, la nuova struttura, che si trova nel quartiere di Testaccio a Roma, gestisce l'empowerment dei cittadini e delle imprese della provincia capitolina.

La sua giunta provinciale approvò una mozione per installare distributori di profilattici nelle scuole di Roma e provincia, suscitando diverse critiche presso ambienti cattolici, in particolare dal cardinale vicario del papa a Roma Agostino Vallini, critiche di cui Zingaretti si è detto «choccato».[18][26][27]

Il 7 dicembre 2012 si dimette da Presidente della Provincia di Roma, ponendo fine alla sua amministrazione con 5 mesi d'anticipo rispetto alla scadenza naturale, per candidarsi alla Presidenza della Regione Lazio alle imminenti elezioni regionali; al suo posto in provincia subentra il commissario prefettizio Umberto Postiglione[28].

Da candidato sindaco a presidente della Regione LazioModifica

La corsa al CampidoglioModifica

Il 28 giugno 2012 presso Casina Valadier annunciò di volersi candidare alle primarie[29] in vista delle prossime elezioni comunali di Roma per sfidare il sindaco uscente Gianni Alemanno, sebbene questa sua mossa abbia inizialmente trovato la contrarietà di una parte del suo stesso partito.[30] La candidatura ufficiale avvenne il 16 luglio durante una manifestazione in piazza San Cosimato a Trastevere nel corso della quale annunciò la sua candidatura a sindaco di Roma.[31]

La corsa al Palazzo della RegioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni regionali nel Lazio del 2013.

Destinato apparentemente a candidarsi alle elezioni amministrative del 2013 in primavera per il comune di Roma sino a pochi giorni prima, il 4 ottobre 2012, fa dietrofront ed annuncia invece in una conferenza stampa di volersi candidare ufficialmente alle imminenti elezioni regionali del Lazio dopo le dimissioni anticipate della giunta guidata sino allo scorso 27 settembre da Renata Polverini e, a seguito dello scandalo che ha portato alla luce un sistema di fondi pubblici elargiti ai membri del Consiglio regionale del Lazio di cui aveva usufruito irregolarmente il membro del PdL (poi auto-sospeso) Franco Fiorito. "C'è un'emergenza democratica che sarebbe un crimine sottovalutare e questa è una priorità assoluta" ha affermato Zingaretti, nella prima dichiarazione rilasciata dopo l'annuncio della sua candidatura.[32]

Zingaretti verrà appoggiato dalla coalizione di centro-sinistra composta da: Partito Democratico, Sinistra Ecologia Libertà, Partito Socialista Italiano, Centro Democratico e dalla lista civica "Nicola Zingaretti Presidente".

Il 26 febbraio 2013 dopo le elezioni regionali del 24 e 25 febbraio, Zingaretti viene eletto Presidente della Regione Lazio con 1 329 643 voti, il 40,65% dei voti, battendo il candidato di centro-destra Francesco Storace, Segretario de La Destra sostenuto da Silvio Berlusconi (29,32%), Davide Barillari del Movimento 5 Stelle (20,2%) e l'avvocatessa Giulia Bongiorno con la lista civica "Bongiorno Presidente", appoggiata da Scelta Civica, Unione di Centro e Futuro e Libertà.[33]

Il 12 marzo la Corte d'appello di Roma proclama ufficialmente Zingaretti come Presidente della Regione Lazio.

RielezioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni regionali nel Lazio del 2018.

In vista delle elezioni regionali nel Lazio del 2018, che si svolgeranno in concomitanza con le elezioni politiche, il 13 ottobre 2017 ufficializza l'intenzione di ricandidarsi per un secondo mandato, nonostante le voci secondo cui non si ricandiderà, presentandosi appoggiato dal PD e dalla sua "Lista civica Zingaretti"[34], che verrà lanciata ufficialmente il 26 gennaio dal suo vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio.[35]

Il 14 gennaio 2018 Pietro Grasso, leader di Liberi e Uguali, ufficializza l'appoggio al presidente uscente, dopo aver stipulato un accordo che prevede l'esclusione di formazioni centriste nella mozione di Zingaretti.[36][37]

Il 23 gennaio ottiene il sostegno di "Centro Solidale", promossa dall'assessore regionale alle politiche sociali Rita Visini e dal responsabile della Comunità di Sant'Egidio di Roma Paolo Ciani[38]. Il giorno dopo, invece, in una conferenza stampa congiunta con Zingaretti, Emma Bonino, Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi ufficializzano l'appoggio nella coalizione di +Europa, formata da Centro Democratico e Radicali Italiani.[39]

Il 2 febbraio 2018, viene presentata nella mozione di Zingaretti la lista Insieme, di ispirazione ulivista formata da Area Civica di Giulio Santagata, Partito Socialista Italiano di Riccardo Nencini e Federazione dei Verdi di Angelo Bonelli.[40]

Il 4 marzo, sostenuto da una larga coalizione di centro-sinistra (PD, Lista Civica Zingaretti, LeU, +Europa, Insieme e Centro Solidale), viene rieletto per il secondo mandato con il 32,92% dei voti, contro il 31,17% dello sfidante di centro-destra Stefano Parisi e il 26,98% della sfidante del Movimento 5 Stelle Roberta Lombardi[41]. Con la proclamazione della Corte d'appello di Roma il 19 marzo, Zingaretti diventa così il primo presidente della Regione Lazio rieletto a essere stato rieletto dopo il primo mandato.[42]

IniziativeModifica

Sotto la guida della Giunta Zingaretti viene: approvata una nuova normativa in ambito di spettacolo dal vivo e di promozione culturale[43], istituito il Registro Tumori della Regione Lazio[44][45], istituito il fondo regionale in favore dei soggetti interessati dal sovra-indebitamento o dall'usura[46][47], approvata la prima legge sulla geotermia[48], approvata la nuova normativa sulle dimore storiche e sui parchi regionali[49], istituito il nuovo sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali della Regione[50], approvata la legge regionale riguardo alla coltivazione della Cannabis per scopi produttivi, alimentari ed ambientali[51][52], approvata la nuova normativa sugli ecomusei[53][54], varata la legge per l'istituzione del servizio civile regionale[55][56] e approvata la nuova legge per la rigenerazione urbana ed il recupero edilizio.[57][58]

Il Lazio risulta essere la prima regione a introdurre l'obbligo per i medici operanti nei Consultori pubblici, ancorché obiettori di coscienza, di certificare la richiesta di aborto delle donne.[59]

Nel settembre 2018 la sua Giunta regionale del Lazio ha approvato una legge contenente misure urgenti di prevenzione dei vaccini che ha reintrodotto la vaccinazione obbligatoria, mantenendo a 12 il numero dei vaccini obbligatori e non consentendo a chi non è stato vaccinato di frequentare la scuola.[60]

Verso fine maggio 2021, la sua amministrazione stanzia per circa 200.000 euro progetti legati alla valorizzazione culturale della memoria storica del Lazio, tramite eventi legati alla Seconda Guerra Mondiale, alla Resistenza, alla nascita e l’evoluzione dell’Unione europea, alla Shoah e alle deportazioni degli ebrei, al ricordo dell’esodo istriano-dalmata e alla nascita della Repubblica.[61]

Chiusura di MalagrottaModifica

Uno degli impegni presi da Zingaretti durante la campagna elettorale delle regionali è stata la chiusura della discarica di Malagrotta, una discarica nella periferia ovest di Roma di 240 ettari risultante la più grande d'Europa, che è stata oggetto di polemiche ambientaliste, inchieste giudiziarie e una procedura d’infrazione dell'UE[62][63]. Il 1º ottobre 2013 viene chiusa la discarica da Zingaretti, assieme al sindaco di Roma Ignazio Marino.[62][63]

Questa scelta ha suscitato dubbi da parte degli osservatori su un quesito, ossia: "dove vengono portati i rifiuti ora?"[62][63]. Soprattutto se il piano per lo smaltimento dei rifiuti della Regione è aggiornato al 2012.[64]

Istituzione dell'Agenzia di Protezione CivileModifica

Sotto la guida della giunta regionale Zingaretti viene inoltre istituita l'Agenzia regionale di Protezione Civile, con l'intento di snellire e raccordare il lavoro di vigili, polizia e delle associazioni di volontariato. Il nuovo organismo si avvale solo di personale interno alla Regione, evitando il ricorso a personale esterno, compresi gli incarichi dirigenziali che potranno essere assegnati ad amministratori già in corpo all'ente. Gli impegni di spesa, esclusi i capitoli di bilancio destinati ad hoc che non potranno superare i 200.000 euro all'anno, saranno controllati da una commissione apposita. In tutto questo la Regione farà da regia e punto di raccordo con la centrale operativa, programmando, coordinando i vari enti locali e i volontari. Altre novità sono l'istituzione del Centro funzionale multi-rischio, della Sala operativa unificata permanente e del Comitato regionale di protezione civile. La legge per l'istituzione dell'Agenzia stabilisce inoltre l'eliminazione del bollo auto per i mezzi di protezione civile e garantisce la gratuità della consulta dei volontari.[65][66]

Estensione della giunta al Movimento 5 StelleModifica

Nonostante, sia alle regionali del 2013 che del 2018, il Movimento 5 Stelle si è scontrato con il Partito Democratico e Zingaretti stesso, quest'ultimo agli inizi di marzo 2021 avvia un rimpasto della sua giunta regionale del Lazio dove include anche il M5S, in linea con il progetto nazionale di alleanza PD-M5S e rilanciare il progetto sul territorio laziale, dove il PD stesso da il via libera[67][68]. Il 12 marzo, con un accordo basato su un programma, entrano in giunta le pentastellate Roberta Lombardi e Valentina Corrado, rispettivamente con le deleghe regionali alla transizione ecologica e al turismo ed enti locali.[69]

Segretario del Partito DemocraticoModifica

PrimarieModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni primarie del Partito Democratico del 2019 (Italia).
 
Logo della campagna elettorale di Zingaretti per le primarie del 2019
 
Zingaretti durante la manifestazione "Piazza Grande" all'ex Dogana di San Lorenzo a Roma

Il 7 luglio 2018, Zingaretti annuncia la sua intenzione di candidarsi come nuovo segretario del Partito Democratico[70][71]. Il 13 e 14 ottobre con la sua manifestazione "Piazza Grande" all'ex Dogana di San Lorenzo a Roma lancia ufficialmente la sua candidatura a segretario del PD in vista delle elezioni primarie dell'anno seguente.[72][73]

La campagna elettorale di Zingaretti per le primarie, si basa su una piattaforma socialdemocratica, il cui scopo era quello di abbandonare i modi di fare, le politiche liberali e centriste di Matteo Renzi e di spostare il PD più a sinistra, al contempo portandosi nella sua mozione a sostegno persone che hanno sostenuto Renzi in passato. I temi principali della campagna erano la giustizia sociale e la lotta alla disuguaglianza economica.[74]

Ottiene, fra gli altri, l'appoggio di Dario Franceschini, Gianni Cuperlo, Andrea Orlando, Paolo Gentiloni, e più tardi arriva quello dell'ex ministro dell'interno Marco Minniti e dell'ex Presidente del Consiglio, nonché leader PDS/DS Massimo D'Alema[75][76][77]. Nel voto fra gli iscritti di gennaio ottiene 88.918 voti, pari al 47,38% e risultando primo fra i candidati, qualificandosi per le primarie aperte del 3 marzo successivo assieme al segretario uscente Maurizio Martina e Roberto Giachetti.[78][79]

Alle elezioni primarie del partito svoltesi il 3 marzo riceve una valanga di voti, 1 035 955 preferenze pari al 66%, risultando primo dei candidati, battendo gli sfidanti Martina e Giachetti.

Il 17 marzo 2019 viene ufficialmente proclamato segretario del PD dall'Assemblea nazionale del partito[80], dove Zingaretti può contare su 653 delegati sui 1.000 componenti totali. Nello stesso giorno, propone Paolo Gentiloni come presidente del Partito Democratico all'Assemblea Nazionale, che viene eletto con solo 86 voti astenuti e nessuno contrario.[81][82]

Elezioni europee del 2019Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni europee del 2019 in Italia.

In vista delle elezioni del Parlamento europeo, Zingaretti presenta il simbolo elettorale con un ampio riferimento a "Siamo Europei", manifesto politico promosso dall'ex ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, e il simbolo del Partito Socialista Europeo[83]. Inoltre, stringe un'alleanza con Articolo Uno, partito fondato nel 2017 da Bersani, D'Alema e Speranza che sono fuoriusciti dal PD[84], e personaggi indipendenti di sinistra come l'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia e il suo vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio. Alle elezioni europee del 2019 guida il PD al 22,7%, che si piazza così ad essere il secondo partito d'Italia dopo la Lega di Matteo Salvini.

Alleanza col Movimento 5 StelleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Conte II.
 
Zingaretti assieme ai capigruppo PD Andrea Marcucci e Graziano Delrio, Paolo Gentiloni e Paola De Micheli durante le consultazioni del 2019

L'estate successiva, a causa della mozione di sfiducia di Matteo Salvini e della Lega al governo Conte I, si apre la crisi di governo, dove il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte rassegna le dimissioni il 20 agosto. Il giorno successivo la Direzione nazionale del PD apre ufficialmente a un governo con il Movimento 5 Stelle, fondato sull'europeismo, green economy, sviluppo sostenibile, lotta alla disuguaglianza economica e una nuova politica sull'immigrazione[85]. Il 28 agosto Zingaretti annunciò al Quirinale la sua posizione favorevole a mantenere Giuseppe Conte alla guida del nuovo governo[86], formato con il Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali, che si insedia il 5 settembre.[87]

Il 18 settembre Renzi, che era stato uno dei primi sostenitori del patto di governo PD-M5S[88], lascia il PD assieme a 24 deputati e 13 senatori (compreso Renzi) per costituire un nuovo partito centrista: Italia Viva[89]. Tuttavia, non tutti i sostenitori di Renzi lo hanno seguito nella scissione: mentre alcuni come Ettore Rosato, Roberto Giachetti e Maria Elena Boschi lo hanno seguito per lo più, la maggior parte degli altri come Simona Bonafè, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, Anna Ascani, Lorenzo Guerini e Luca Lotti sono rimasti nel PD[90]. Altri parlamentari transfughi di Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali si uniranno a Italia Viva in seguito.

DimissioniModifica

 
Zingaretti assieme ad Andrea Marcucci e Valentina Cuppi durante le consultazioni del 2021

Il 4 marzo 2021, dopo settimane di contestazioni, tensioni e di lotte intestine all'interno del partito, Zingaretti annuncia a sorpresa con un post su Facebook l'intenzione di dimettersi dalla carica di segretario del Partito Democratico; nello stesso post Zingaretti spiega di averlo fatto "per amore dell’Italia e del partito", che definisce la sua situazione interna "uno stillicidio", e attacca duramente le correnti del suo partito, accusandole di "pensare più alle poltrone che al bene del Paese".[91][92][93]

Il giorno seguente Zingaretti formalizza le sue dimissioni con una lettera alla presidente del partito Valentina Cuppi[94][95]. Il 14 marzo successivo, Enrico Letta torna in Italia dalla Francia per succedergli alla guida del partito, su proposta di Zingaretti stesso e appoggiato da altri dirigenti[96], venendo eletto all'unanimità con 860 voti a favore, 2 contrari e 4 astenuti dall'Assemblea nazionale.[97]

Posizioni politicheModifica

Zingaretti è ampiamente considerato un politico socialdemocratico e progressista[98]. È un forte sostenitore del federalismo europeo, ma ha spesso criticato le misure di austerità adottate dai leader europei durante la Grande Recessione[99][100]. Zingaretti è favorevole al riconoscimento dei matrimoni di coppie dello stesso sesso e delle adozioni di figliastri, situazione che si verifica quando almeno un genitore ha figli, da una precedente relazione, non geneticamente legati all'altro genitore[101]. Inoltre sostiene il testamento biologico e la legalizzazione della cannabis.[102][103]

Durante la sua carriera, Zingaretti è stato un forte sostenitore della lotta alla disuguaglianza economica[104][105]. Per le sue idee di sinistra, alcuni giornalisti e analisti politici lo hanno paragonato a Jeremy Corbyn nel Regno Unito e Bernie Sanders negli Stati Uniti d'America[106][107]. Inoltre, è un sostenitore dello sviluppo sostenibile e delle politiche ambientali, nonché di una lotta più efficace contro il riscaldamento globale.[108]

Procedimenti giudiziariModifica

Accusa di corruzione (Prosciolto)Modifica

Nell'ambito dell'inchiesta "Mondo di mezzo" sulla cosiddetta Mafia Capitale Zingaretti viene indagato dalla procura di Roma per corruzione e turbata libertà degli incanti. L'indagine ha inizio in seguito alle dichiarazioni di Salvatore Buzzi, che afferma di aver pagato delle tangenti a Zingaretti in cambio di appalti pubblici.

Il 6 ottobre 2016 la Procura chiede l'archiviazione delle accuse contro Zingaretti.[109]

La Procura aveva in precedenza deciso di mantenere il massimo riserbo sull'inchiesta, che viene rivelata agli organi di stampa (e a Zingaretti stesso) solo dopo la richiesta di archiviazione.

Il 7 febbraio 2017 il GIP di Roma dispone l'archiviazione delle accuse contro Zingaretti.[110]

Accusa di falsa testimonianza (Archiviata)Modifica

Sempre nell'ambito dell'inchiesta "Mondo di Mezzo", nel novembre 2017 Zingaretti è indagato dalla procura di Roma per falsa testimonianza, per alcune dichiarazioni pronunciate dallo stesso in Aula.[111]

Il 20 aprile 2018 la Procura chiede l'archiviazione dell'accusa che viene dunque disposta.[112]

Accusa di finanziamento illecito (Archiviata)Modifica

Il 19 marzo 2019 il settimanale L'Espresso rivela che Zingaretti è indagato dalle procure di Roma e Messina con l'accusa di finanziamento illecito per presunte elargizioni effettuate dagli avvocati Pietro Amara e Giuseppe Calafiore. Le accuse non hanno trovato riscontri probatori[113] e anche in questo caso la Procura ha successivamente chiesto e ottenuto l'archiviazione dell'accusa.[114]

Abuso d’ufficio, falsità commessa da pubblico ufficiale e rifiuto d’atti d’ufficioModifica

Il 22 gennaio 2021 Zingaretti è indagato, assieme al suo assessore alla Sanità Alessio D’Amato, per abuso d’ufficio, falsità commessa da pubblico ufficiale e rifiuto d’atti d’ufficio. Con loro sono indagate con le stesse accuse altre sette persone, tra cui Andrea Tardiola e Renato Botti.[115][116][117]

OpereModifica

NoteModifica

  1. ^ Marco Damilano, Questo Pd è da cambiare, su L'Espresso, 4 febbraio 2010. URL consultato l'8 marzo 2020 (archiviato il 4 agosto 2019).
  2. ^ Nicola Zingaretti, su europarl.europa.eu, European Parliament. URL consultato il 1º febbraio 2019 (archiviato il 1º febbraio 2019).
  3. ^ Il Presidente | Provincia di Roma Archiviato il 9 aprile 2012 in Internet Archive.
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