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Pescolanciano
comune
Pescolanciano – Stemma
Pescolanciano – Veduta
Panorama di Pescolanciano
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Molise-Stemma.svg Molise
ProvinciaProvincia di Isernia-Stemma.png Isernia
Amministrazione
SindacoManolo Sacco (Lista civica "Andiamo Oltre") dal 05/06/2016
Territorio
Coordinate41°41′N 14°20′E / 41.683333°N 14.333333°E41.683333; 14.333333 (Pescolanciano)Coordinate: 41°41′N 14°20′E / 41.683333°N 14.333333°E41.683333; 14.333333 (Pescolanciano)
Altitudine806 m s.l.m.
Superficie34,73 km²
Abitanti850[1] (31-3-2018)
Densità24,47 ab./km²
FrazioniLa Castagna
Comuni confinantiAgnone, Carovilli, Chiauci, Civitanova del Sannio, Miranda, Pietrabbondante, Sessano del Molise
Altre informazioni
Cod. postale86097
Prefisso0865
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT094032
Cod. catastaleG495
TargaIS
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantipescolancianesi
Patronosant'Anna
Giorno festivo26 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pescolanciano
Pescolanciano
Pescolanciano – Mappa
Posizione del comune di Pescolanciano nella provincia di Isernia
Sito istituzionale

Pescolanciano (Pesculangiànë in molisano[2]) è un comune italiano di 850 abitanti della provincia di Isernia, in Molise.

Per la sua posizione geografica è considerato la "porta dell'Alto Molise".

Indice

ToponimoModifica

Il nome di Pescolanciano deriva da “Pesclum Lanzanum” che indicava la roccia (“Pesclum”) ed il suo feudatario normanno (“Lanz”).

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

Gran parte del territorio di Pescolanciano e buona parte dell'abitato si estendono lungo il tratturo Castel di Sangro-Lucera che, fatta eccezione per il tratto che attraversa il paese, ha conservato intatte le sue caratteristiche di vasto sentiero erboso. L'ambiente montano è costituito da terrazzamenti a lievi pendenze che vanno a formare morbide colline, conche pianeggianti e lunghe vallate, creando un paesaggio vario ed articolato ma morbido e ondulato. I campi aperti, a saltus, costituiscono la dominante paesistica di un territorio che è come un immenso pascolo, interrotto, soprattutto ai confini, da vaste aree boschive e chiuso da dolci profili montuosi: siamo nel tipico ambiente appenninico dove la natura si conserva quasi inviolata. L'abitato sorge nel mezzo di due vallate solcate dal fiume Trigno ad est e dal torrente Savone ad ovest. Nella zona meridionale prevale il sistema collinare con la grande fustaia di faggio pura che si estende a ovest fino al maestoso massiccio di Monte Totila (1395 m s.l.m.), mentre a settentrione domina l’altopiano, chiuso a nord-est dalla Riserva di Collemeluccio.

ClimaModifica

Il clima di Pescolanciano è caratterizzato da inverni rigidi, con molte piogge e nevicate, ed estati miti con sporadici temporali pomeridiani. Molto frequente con cielo terso e calma di vento è l'inversione termica che durante tutto l'anno determina temperature minime particolarmente basse considerando la quota. Sovente nelle notti d'estate la temperatura può scendere sotto i +12 °C mentre in inverno non sono rare minime intorno ai -10 °C, con punte di -15 °C. Il 15 Febbraio 2012 alla periferia del paese vennero misurati -25.3 °C.

StoriaModifica

Il castelloModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Castello D'Alessandro.

Sembra che il castello sia sorto su un originario sito fortificato sannitico, seppur documenti certi d'archivio evidenziano una presenza fortilizia solo dall'epoca di Alboino, intorno al 573 d.C. Alcuni storici ritengono la sua costruzione essere posteriore e risalente all'epoca di Carlo Magno, circa l'810, o di Corrado il Salico, il 1024. Alcune testimonianze riferiscono che con la discesa di Federico II, il territorio di Pescolanciano era governato da un feudatario, Ruggero di Peschio-Langiano, che ricevette ordine dal re di rimuovere i Caldora di Carpinone, smantellando il loro castello, di assediare Isernia e quei feudi ostili a re Federico. Tale spedizione fu organizzata nel fortilizio allora esistente e da esso prese le mosse nel 1224.

Il feudoModifica

Il feudo, confinante col vicino borgo di Santa Maria dei Vignali, abbandonato dopo il terremoto del 1456, era attraversato da un importante nodo di comunicazione, che collegava le alte località dell'Appennino centrale abruzzese con quelle costiere del “Tavoliere di Puglia”. Detto percorso “tratturale” (Lucera-Castel di Sangro, Pescolanciano-Sprondasino, Sprondasino-Castel del Giudice), era utilizzato non solo dai numerosi pastori e dai loro animali, transumanti in direzione del mare o montagna a seconda delle stagioni climatiche, ma anche da comuni viandanti e da pellegrini diretti in Terra Santa. Questi tratturi divennero, pertanto, nel corso dei secoli (XIV-XVIII) itinerari strategici sia sotto l'aspetto economico, per le entrate fiscali (fida) garantite dall'attività di transito della pastorizia, sia perché costituirono il diretto collegamento da Roma ai porti pugliesi, all'epoca dei pellegrinaggi e delle crociate. Ciò spiega la presenza lungo tali percorsi di torrioni, castelli, monasteri e chiese ove si celebravano svariati culti e veneravano Santi protettori; strutture queste che risultano essere state difese da raggruppamenti di cavalieri Templari, Teutonici e Gerosolimitani.

 
Vista aerea del Castello D'Alessandro

Il castello di Pescolanciano è arroccato su uno sperone di roccia ai piedi del monte Totila e sotto di esso si sviluppò il borgo medioevale con le sue mura perimetrali con accessi all'abitato tuttora visibili. Il forte assolse a compiti di difesa e ospitalità sia sotto i feudatari Carafa che sotto gli Eboli, sin dal XIII secolo. Queste secolari funzioni del borgo e del suo maniero ricevettero “nuovo impulso” con l'avvento di nuovi feudatari. Il feudo di Vignali e Pescolanciano fu, tra il 1576-1579, alienato da Andrea d'Eboli o sua nipote Aurelia a Rita Baldassarre, moglie di Giovanni Francesco d'Alessandro, dell'illustre Casato napoletano del Sedil di Porto che conta tra i suoi ascendenti un Templare Guidone, crociato in Palestina nel 1187, valenti ambasciatori del Regno Angioino e Aragonese, nonché l'illustre giurisperito-umanista del XV secolo, Alessandro d'Alessandro, discepolo del Fidelfo ed autore dei “Dies Geniales”.

La baronia di “Pescolangiano” con i suoi feudi rustici limitrofi divenne ducato nel 1654 sotto il sesto barone Fabio Jr.(1628-1676) di Agapito(1595-1655). A questo personaggio si fanno risalire i primi lavori di abbellimento, ampliamento e di consolidamento della struttura fortilizia che fino ad allora doveva essere stata composta da una torre maschio ed una cilindrica, nonché da un corpo a “bastione” merlato a “scarpa”. Al citato personaggio e suo padre si attribuiscono una serie di interventi di modifica dell'originaria configurazione del castello. L'ingresso, in principio presso la torre maschio lato nord-est, dal quale le persone avevano accesso probabilmente utilizzando scala retrattile, venne chiuso e riaperto con ponte levatoio, finito nel 1691. Il cortile esterno, precedentemente a gradoni rocciosi, fu fatto spianare in questo periodo e vi furono edificate delle costruzioni dette “pertinenze”, tra cui la “guardiola” con il suo balcone seicentesco arabescato. Mentre fu costruita una chiesetta gentilizia al centro del fortilizio, i cui lavori di arricchimento con marmi intarsiati, decorazioni a stucco e dipinti vennero ultimati nel 1628. Il luogo sacro, per volere del duca Fabio Jr., ospita dal 1673 il "corpo santo" del martire Alessandro, pervenuto da Roma con l'autentica dell'autorità religiosa competente.

Il feudo di Pescolanciano acquisì sotto i d'Alessandro un'importanza maggiore per l'accresciuta economia agricolo-pastorale e soprattutto per il suo ruolo di sede centrale delle varie circostanti terre acquisite ed amministrate dal Casato, quali Castiglione, Carovilli, Civitanova del Sannio, Sprondasino, Civitavetere.

I cavalli saltatoriModifica

Intorno al 1645 fu avviata, ad opera del barone Giovanni(1574-1654), zio di Fabio, un'attività di allevamento di cavalli “saltatori”, razza selezionata per soddisfare particolari richieste di illustri cavalieri del Regno di Napoli, segnando l'inizio di una tradizione ippica-cavalleresca proseguita fino al XIX secolo.[3] Questa attività gestita dalla famiglia divenne poi anche materia di trattati poetici-letterari sotto il terzo duca Gio. Giuseppe d'Alessandro(1656-1715). Ad inizio del XVIII secolo detto personaggio abbandonò la vita sociale e politica della città di Napoli, ove risiedeva, per dedicarsi alla nutrita passione letterale ed a quella equestre. Dall'unione di tecnica ed arte poetica, colorata di assiomi esoterici, scaturì l'insigne trattato “Pietra di Paragone dei Cavalieri”, edita in prima edizione nel 1711 da Don Parrino. Quest'opera, divisa in cinque libri, sulle regole di cavalcare, curare le infermità dei cavalli, espletare la professione di spada ed armi fu a detta del D'Afflitto nelle “Memorie degli Scrittori del Regno di Napoli” (1782), un trattato militare tanto “(…)che nelle contese di spada, e del merito di un cavallo, a Lui come ad oracolo si ricorrea”. A questo personaggio accademico, legato alla corrente poetica del Marini, si attribuiscono i componimenti poetici successivi, quali “Selva Poetica” del 1713 ed “Arpa Morale” del 1714. L'indole artistico-poetica del duca lo spinse a collezionare negli appartamenti di questa dimora molisana una ricca ed interessante pinacoteca di opere pittoriche (209 quadri risultano elencati nell'inventario del 1715, a soggetto religioso, nature morte, battaglie etc.) di famosi autori, quali il Caravaggio, il Brughel, Fracanzano, Pesce. Il castello divenne, quindi, riferimento culturale di vari personaggi accademici amici del d'Alessandro e continuò ad esserlo con il figlio Ettore(1694-1741), che fece ristampare nel 1723 l'opera del padre “Pietra di Paragone”, ampliata con ulteriori scritti e tavole illustrative tra le quali varie figure di fisionomie tratte dal libro di Giambattista della Porta. Il duca Ettore ospitò, durante l'esilio forzato in Pescolanciano per sfuggire all'ostile occupazione Asburgica (1707-1734), diversi intellettuali contrari ai nuovi governanti. Tra questi, il gentiluomo cosentino Pirro Schettini ed il poeta Galeazzo di Tarsia, le cui rime vennero recepite dal cavalier Basile dell'Accademia degli Oziosi.

La produzione di ceramicheModifica

La dimora fortilizia dei d'Alessandro riscosse ulteriore fama e riconoscimenti all'epoca dell'intraprendente iniziativa di produzione di raffinati manufatti in ceramica ad opera del sesto duca Pasquale Maria d'Alessandro(1756-1816).

Tra il 1780 ed il 1795 la piccola fabbrica di ceramiche, collocata nelle pertinenze del castello, sfornò prodotti di varie tipologie e materiali (piatti, vasellame, teiere, zuppiere, nonché busti e soggetti neoclassici in biscuit), tanto da divenire concorrenziale alla regia fabbrica di Capodimonte in Napoli.

Maestranze napoletane e venete vi prestarono servizio con proprie rispettive esperienze e professionalità. Una tale audace attività imprenditoriale, rivoluzionaria per la provincia molisana e per la secolare economia feudale del Casato, necessitò di sostegni governativi che, però venendo a mancare, ne segnarono la fine.

Storia recenteModifica

 
Truppe inglesi entrano a Pescolanciano alla fine della Seconda guerra mondiale - 1945

Dopo un periodo di crisi economica e di impegni finanziari assolti dalla famiglia per restaurare il palazzo gentilizio incendiatosi in via Nardones in Napoli (1798) e il diroccato castello, sconquassato dal terremoto del 1805 con gravi danni e perdite di documenti ed oggetti dell'epoca, il sito culturale di Pescolanciano tornò a "nuova luce" sotto la guida dell'ottavo duca Giovanni Maria d'Alessandro (1824-1910). Gentiluomo di camera di Sua Maestà Ferdinando II, per la sua sentita passione archeologica fu scelto dalla Corte napoletana per dare ospitalità, tra il 1846-1847, allo storico tedesco ed archeologo (poi premio Nobel nel 1902) Teodoro Mommsen, durante la visita agli scavi di Pietrabbondante. Il duca seguì con grande impegno ed interesse questi lavori di recupero di resti monumentali sannitici, tanto da esserne nominato Sovrintendente Regio. Questa passione per le “cose antiche” incoraggiò Giovanni Maria nell'opera di completamento dei lavori di restauro del castello in Pescolanciano. Tali interventi si conclusero nel 1849 con sostanziali modifiche di alcune facciate ed ambienti interni tanto da trasformare l'antica struttura fortificata nell'attuale residenza palazziata.

La ben nota fedeltà del duca Giovanni alla dinastia borbonica, portò il Casato ad estraniarsi dalla vita politica-sociale del nascente Regno d'Italia, a tal punto da far passare inosservata alla nuova compagine accademica l'attività poetica svolta dal di lui figlio Alessandro d'Alessandro(1862-1943). Numerosi furono, tra fine XIX e inizi del XX secolo, i compendi poetici dati alle stampe dal giovane d'Alessandro:

  • “Modi Flebiles” (1894)
  • “Epigrammi”
  • “Bellezza fatale”
  • “Dall'ultima esperie” (1898)
  • “Il libero pensiero allo specchio”
  • “I 33 anni di Gesù” (1904)
  • “La macchina vivente” (1908)

Il nipote Mario (1883-1963), figlio di Nicola M.III, fu fin dall'infanzia provetto ed appassionato cavallerizzo e intraprese sin dalla giovane età una esclusiva collezione di carrozze e finimenti, che donò nel 1962 al museo civico di Villa Pignatelli in Napoli in pieno accordo con il mecenatismo dei suoi antenati.

Nel rispetto di questa tradizione culturale e sociale è stato fondato nel 1996 il Centro Studi d'Alessandro, con il fine di valorizzare il maniero di Pescolanciano nonché le aree monumentali regionali, così come la storia locale e quelle tradizioni socio-religiose molisane ormai in via di estinzione.[4]

Panoramica di Pescolanciano

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture civiliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Castello D'Alessandro.
  • Castello D'Alessandro. La struttura del castello, a pianta esagonale, ha tutte le caratteristiche di un presidio di difesa perché in posizione elevata e con un ampio raggio di visuale sulla valle sottostante, quella del Trigno, e sul tratturo Castel di Sangro-Lucera, nonché circondato da rocce a strapiombo che lo rendono inaccessibile dai diversi lati.

Architetture religioseModifica

  • Chiesa parrocchiale di San Salvatore
  • Chiesa valdese
  • Cappella gentilizia di S. Alessandro, all'interno del castello D'Alessandro
  • Chiesa di S.Antonio (ruderi)
  • Chiesa di S.Basilio (ruderi)

Chiesa parrocchiale di San SalvatoreModifica

Il fronte principale è preceduto da un ristretto sagrato che conserva, incassato nel muretto, il bassorilievo di un leone rampante di fattura proto rinascimentale. Su di esso si apre il portale quattrocentesco trabeato, finemente lavorato. Un altro portale di fattura tardo-barocca si apre nel fianco destro della chiesa parrocchiale, che sale fino a sopra, ricco di elementi decorativi: esso è incorniciato da due colonne delle alte basi che sorreggono una trabeazione dall'ampio frontone e un'edicola di coronamento. La chiesa parrocchiale possiede verso ovest un campanile a quattro ordini, sormontato da cuspide piramidale.

Siti archeologiciModifica

  • Cinta muraria e torre di S.Maria dei Vignali
  Bene protetto dall'UNESCO
  Riserva della biosfera
Collemeluccio - Montedimezzo
(EN) Collemeluccio - Montedimezzo
Riconosciuto dal1977

Aree naturaliModifica

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[5]

 

ReligioneModifica

Chiesa valdeseModifica

La storia della Chiesa valdese a Pescolanciano è certamente legata alla storia della presenza valdese in Molise e all'opera in particolare di emigranti di ritorno dagli Stati Uniti d'America e di “evangelisti” attraverso i quali è stato possibile rendere stabile la testimonianza evangelica a Pescolanciano. In particolare è da ricordare l'azione di Pasquale Caldararo. Emigrato in Brasile e poi negli Stati Uniti, all'inizio del Novecento conosce l'evangelo da suoi compagni di lavoro e, ritornato in Italia, diffonde in Pescolanciano la conoscenza della Bibbia.

Il 21 maggio 1916 si costruisce un “tempio”, con annessa casa pastorale, e nell'ampio giardino sarà possibile ospitare, durante l'estate, gruppi di bambini per un'attività ricreativa ed educativa. L'anziano di Chiesa, Alfredo Pallotta riuscirà a consolidare un primo gruppo di evangelici composto da diverse famiglie profondamente impegnate nella diffusione della Bibbia e nell'annuncio della Parola di Dio. Nonostante le perdite subite nel tempo a causa dell'emigrazione verso il nord Italia, la comunità rimane fedele al proprio mandato di essere “sale e luce della terra” affinché il mondo possa glorificare il Signore Gesù Cristo.

CulturaModifica

MuseiModifica

Nel 2014, sono stati inaugurati a Pescolanciano tre musei:

  • Museo della ceramica di Pescolanciano
  • Museo della civiltà contadina
  • Museo dei castelli d'Italia

Questo nell'ottica di un progetto di creazione di un paese-museo, che inviti i turisti a seguire un percorso guidato di visita del paese con le sue aree storiche, le chiese, i musei ed il castello.

Tradizioni e folcloreModifica

Festa di S. Anna e "sfilata dei covoni", 25 e 26 luglioModifica

Il rito della "sfilata dei covoni" si inserisce nella Festa di Sant’Anna e nasce come ringraziamento verso la Santa da parte dei sopravvissuti al grande terremoto del 26 luglio 1805. In tale occasione, come in tanti altri riti tradizionali del Molise, si fondono elementi di devozione religiosa con elementi più antichi, appartenenti alla cultura contadina. I covoni costituiscono anche la rappresentazione della gratitudine alla madre Terra, motivo quindi di gioia collettiva per la mietitura del grano appena conclusa. Il 25 luglio di ogni anno, al tramonto, i pescolancianesi portano in sfilata "r' manuocchiæ", covoni di grano donati simbolicamente alla santa, con un coinvolgimento popolare di particolare bellezza e suggestione.

Festa di S. Alessandro Martire, 26 agostoModifica

Da metà seicento, allorquando il I° Duca Fabio Jr. d'Alessandro fece arrivare da Roma alcune reliquie del Santo Martire tebano per poi farle custodire presso la cappella ducale del castello in Pescolanciano, si venera il 26 agosto S. Alessandro. Una suggestiva funzione liturgica presso detto maniero, a suo tempo coronata da una solenne processione (ripresa nel 2016) nel paese, da la possibilità al visitatore di poter ammirare il borgo con gli ambienti del castello, gustando i sapori delle antiche costumanze templari, legate al luogo.

AmministrazioneModifica

L'attuale sindaco è Manolo Sacco (Lista civica Andiamo Oltre), eletto il 5 giugno 2016.

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2018.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 484.
  3. ^ (Giovanni Francesco d'Alessandro e la moglie Baldassarre)
  4. ^ fonte: Ettore d'Alessandro di Pescolanciano
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

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Collegamenti esterniModifica

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