Apri il menu principale

Lingua sarda logudorese

lingua
(Reindirizzamento da Sardo logudorese)
Sardo logudorese
Sardu logudoresu
Parlato inItalia Italia
RegioniSardegna Sardegna
(parte centro-meridionale della Provincia di Sassari-Stemma.png Provincia di Sassari
parte settentrionale della Provincia di Nuoro-Stemma.png Provincia di Nuoro
parte settentrionale della Provincia di Oristano-Stemma.png Provincia di Oristano)
Locutori
Totale~330.000
Altre informazioni
TipoSOV (anche VOS[1] e SVO) sillabica
Tassonomia
FilogenesiLingue indoeuropee
 Lingue italiche
  Lingue latine
   Romanze
    Romanze insulari
     Sardo
      Logudorese
Codici di classificazione
ISO 639-1sc
ISO 639-2srd
ISO 639-3src (EN)
Glottologlogu1236 (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1
Totus sos èsseres umanos naschint lìberos e eguales in dinnidade e in deretos. Issos tenent sa resone e sa cussèntzia e depent operare s'unu cun s'àteru cun ispìritu de fraternidade.
Sardinia Language Map.png
Diffusione delle varianti linguistiche di tipo logudorese-nuorese

1leftarrow blue.svgVoce principale: Lingua sarda.

Il sardo logudorese[2] (nome nativo sardu logudoresu o logudoresu) è una delle due principali macrovarianti in cui è suddivisa la tradizione ortografica della lingua sarda (l'altra è il sardo campidanese)[3], originario della regione del Logudoro nella parte centro-settentrionale della Sardegna, abitata da circa 400.000 abitanti. Il codice ISO 639-3 è "src".

DiffusioneModifica

Nella denominazione di logudorese si suole comprendere un gruppo di dialetti della lingua sarda, quali il logudorese settentrionale, il logudorese comune e il nuorese. Le prime due hanno subito maggiori evoluzioni dal Logudorese parlato nel Medioevo in parte per uno sviluppo autonomo, in parte per i contatti con il castigliano (portato dai conquistatori spagnoli) e con gli idiomi sardo-còrsi (gallurese e sassarese) parlati nell'estremo nord dell'isola. Il logudorese settentrionale e in parte anche quello comune hanno costituito la matrice linguistica del logudorese letterario, il quale è una sorta di koinè poetica che assumeva elementi di diversi dialetti del logudoro, fondendoli assieme[4]. I dialetti nuoresi è tradizionalmente considerata la più conservativa delle varianti della lingua sarda e di tutte lingue neolatine, la più simile cioè al latino. Tratto caratteristico di tutte le varianti logudoresi è la conservazione del suono velare di C e G anche davanti a vocale: per cui (LA) Caelum > (SC) Chelu (grafia italiana) / Quelu (grafia iberica)(pronuncia: kelu).

L'area su cui si estende è priva di città di oltre 50.000 abitanti e, come tutte le aree rurali della Sardegna, in forte depauperamento demografico, a vantaggio di città costiere quali Olbia (l'unica originariamente logudoresofona), Sassari, Alghero, Cagliari, Quartu Sant'Elena. Questi centri, assieme ai comuni costieri della Gallura e a Porto Torres, accolgono quindi un gran numero di abitanti originari delle suddette aree. Nel complesso, in base ad una ricerca del 2006 della Regione Sardegna il logudorese risulta capito da 553.000 persone circa e parlato da 330.000 persone circa.[5]

CaratteristicheModifica

Le varietà sarde orbitanti attorno al modello ortografico logudorese sono state spesso considerate quelle di maggior prestigio, in virtù di un'importante tradizione letteraria che ha avuto inizio nel XV secolo[6][7][8][9][10][11][12] e anche in virtù di una sua presunta maggiore conservatività e vicinanza al latino. La tradizione poetica logudorese, pur essendo nata come poesia elevata grazie all'opera di Girolamo Araolla e basandosi su schemi metrici tipici della poesia colta (come l'ottava rima), ha avuto a partire dal Settecento una particolare diffusione anche nella poesia popolare e semicolta. A livello parlato il logudorese si distingue in numerose sottovarianti che si discostano dal logudorese letterario sia a livello fono-morfologico che a livello lessicale: infatti la lingua della poesia sino dalla sua origine è stata ricchissima di iberismi e italianismi, molti dei quali non vengono utilizzati nel logudorese d'uso comune. Il logudorese letterario non è mai stato molto fermo nella grafia e si riscontrano importanti differenze da un secolo all'altro. In particolare dalla metà del Settecento si andò attuando una progressiva italianizzazione ortografica, soppiantando gli usi grafici dell'epoca spagnola, in particolare nella scrittura delle consonanti velari /ɣ/ e /k/[13]. Il logudorese letterario non fu utilizzato solo da poeti e autori provenienti dal Logudoro, ma anche di altre aree linguistiche della Sardegna[14][15][16], i quali spesso integrarono tale codice letterario inserendovi elementi lessicali e morfologici propri delle loro varianti. Nell'Ottocento lo Spano elaborò una teorizzazione approfondita del logudorese letterario come lingua di cultura nella sua Ortographia Sarda Nationale. Il modello logudorese si è provvisto di altri dizionari, come quello pubblicato dall'etnologo Enzo Espa[17].

Numerosi linguisti ritengono che il nuorese, nel suo complesso, sia il dialetto della lingua sarda con maggiori elementi di originalità e arcaicità e che sia anche quello più simile al latino; questa convinzione è stata però ripetutamente messa in discussione in questi ultimi dieci anni. Altre analisi linguistiche[18] sostengono comunque che i dialetti nuoresi siano più vicini all'italiano rispetto a quelli campidanesi non, ovviamente, per via di un inesistente influsso dell'italiano su di essi, ma proprio in virtù di un minore distaccamento dal latino sia del nuorese che dell'italiano; d'altro lato, viene anche sostenuto che i prestiti dall'italiano siano circa il 7% in ogni dialetto del sardo, senza variazioni di rilievo tra una varietà e l'altra. I dialetti logudoresi e nuoresi nel complesso appaiono comunque tra loro maggiormente disomogenei, anche per ragioni di natura geografica, rispetto ai dialetti dell'area linguistica campidanese, che manifestano maggiore uniformità.

Lo standard sardo sperimentale, adottato nel 2006 dalla Regione Autonoma della Sardegna e denominato Limba Sarda Comuna, è basato a livello morfologico soprattutto sul logudorese letterario, seppure se ne discosti in alcuni importanti aspetti[19], oltre ad accogliere il lessico patrimoniale di tutte le varianti della lingua sarda, gli articoli e pronomi tipici delle varianti meridionali usati insieme a quelli settentrionali[20] e rigettare molti italianismi penetrati nel logudorese poetico attraverso i secoli[21].

LogudoreseModifica

Il sottogruppo logudorese si caratterizza per la sonorizzazione (e spirantizzazione) delle occlusive sorde tra vocali, anche in fonosintassi: così K>/g/ (deghe, lughe, paghe, (b) oghe<VOCE(M), inoghe<IN-HOCE, rughe<CRUCE(M), ogru<OCLU<OCULUM, su cane pron. su gane con "g" velare fricativa, simile alla "g" spagnola di "gato", e non velare occlusiva come quella italiana di "gatto" ), P>/b/ su pane pron. su bane, sa petta pron. sa betta, anche in questi casi si tratta di una "b" diversa da quella italiana di "Bari" (occlusiva) e invece vicina alla "b" o "v" spagnola di "Barcelona" o "Valencia" (fricativa), e T>/d/ (andadu, bida<VITA(M), roda, tzitade, sa terra pron. sa derra, con "d" che, quando a inizio di parola e scritta "t", è una consonante fricativa sonora apicoalveolare, ottenuta sfiorando soltanto con la lingua gli incisivi superiori, diversamente dalla "d" dell'italiano che, come nel caso di "g" e "b", è occlusiva); inoltre per il passaggio da TH a /tt/ o /.t-/ (pratha>pratta, thithula>tittula, puthu>puttu, petha>petta, marthu>martu), da LJ a gl (trabagliare), e da NJ > gn (Sardigna).

 
Frontespizio della Profezia di Giona tradotta nel dialetto logudorese del sardo, Giovanni Spano, 1861 (il volumetto è consultabile cliccando sull'immagine). Si noti l'ortografia proposta dallo Spano, arcaizzante in modo da richiamare il latino.

Logudorese settentrionaleModifica

 
Lapidi ottocentesche nel camposanto di Ploaghe. Quella di sinistra è in logudorese

Il logudorese settentrionale (parlato nel Meilogu, nel Coros, in Anglona e nel Monte Acuto a Ozieri, Bonnanaro, Chiaramonti, Ittiri, Mores, Olmedo, Ossi, Cargeghe, Ploaghe, Sennori, Muros, Tissi, Thiesi, Uri, Usini, Laerru, Bulzi, Nulvi, Perfugas, Borutta, Martis, Ardara, Florinas, Banari, Siligo) che presenta la conservazione di -l- prima di vocale (albu, altu, calchina, soldadu) e anche nei nessi -pl-, -cl- e -fl- che normalmente si mutano in -pi-, -ch-, -fi- anche per influenza dell'italiano e del gallurese-sassarese (ant. plòere>piòere, ant. platha>piatta, ant. plùs>piùs, ant. clesia>cheja, ant. flore>fiore, ant. Plovake>Piaghe, Florinas>Fiolinas); sotto influenza del sassarese il fenomeno del lambdacismo e pronuncia -lsht- (per i gruppi -lth-, -sth-, -rth-) o -lshc- (per i gruppi -lch-, -sch-, -rch-) nella vasta zona di Sassari fino a Villanova Monteleone, Torralba, Nughedu San Nicolò e Perfugas, mentre a Osilo, Bosa, nel vicino gallurese (Tula, Oschiri, Berchidda, Luras, Monti, Padru, Buddusò, Alà dei Sardi, Olbia) e nel resto della provincia sassarese (Giave, Bonorva, Pozzomaggiore, Cossoine, Mara, Padria, Semestene, Pattada, Osidda) si ha il passaggio di r>l (saldu, polcu, chelveddu, Saldigna); il gerundio in -ende (andende, nende, fattende), maggiori influenze del castigliano (oju e non ogru); Discorso a parte merita Bonorva, chiamata la Siena sarda da Giovanni Spano, il cui dialetto si avvicina maggiormente al modello del logudorese comune, si pronuncia come si scrive, costituisce da secoli il modello letterario di riferimento per il sardo logudorese.

Logudorese centrale o comuneModifica

Il logudorese centrale o comune (parlato nel Marghine, nel Montiferru e nella Planargia fino alla zona di transizione di Abbasanta, Bonarcado e Santu Lussurgiu e nel Goceano e nel Monteacuto ad Anela, Bono, fino in alta Baronia, dove è parlato a Torpè, Posada e parte del comune di Budoni, quest'ultimo bilingue), presenta come caratteristiche generali il rotacismo di -l- (arbu, artu, carchina, sordadu, pròere, frore, sardu, portu, cherbeddu) e il gerundio in -ande/-inde (andande, nande, faghinde, ligginde), -ende nel Goceano, Torpè e Posada. Grandi influssi del logudorese settentrionale sono presenti in Planargia, nel Montiferru settentrionale e soprattutto a Bosa dove la lingua è molto simile a quella del Meilogu pur non facendone parte solo politicamente (ojos>ogios, non ogros; -r->-l- come in calchina, saldu; gerundio in -ende come in andende, nende, mandighende), mentre risentono di influenze campidanesi il Marghine (-tt->-tz-: pratza, tzìntzula, putzu, petza, martzu) e soprattutto i dialetti di transizione della fascia di Santu Lussurgiu, Bonarcado, Abbasanta, Aidomaggiore, Sedilo, che sono stati assunti quale base per la Limba Sarda Comuna (LSC) (-ll- o invece di -z- da LJ: callente (o caente), non cazente; in alcuni centri anche /d:ž/ invece di /d:z/ da sp. J /ž/: figiu non fizu, ogiu non ozu; il gruppo LL>ll (traballare, bellu), e che per alcune di queste caratteristiche riflettono la condizione originaria dell'isola; mentre a Silanus, Bortigali, Bolotana, Lei e Noragugume sono percettibili influssi nuoresi, e la zona orientale del Goceano è influenzata dai dialetti settentrionali e dal nuorese e presenta l'assimilazione di -nd- (cando>canno, andande>annanne). Sempre nel Marghine e Goceano sotto influenza delle parlate nuoresi, nell'incontro tra due parole, la consonante s può variare in r: questo avviene con le lettere b-, d-, g-, l-, m-, n-, v- (sas domos>sar domos, est bellu>er bellu, cosas betzas>cosar betzas).

NuoreseModifica

Il sottogruppo Nuorese si caratterizza per la maggiore conservatività e arcaicità, tra cui la conservazione della C>/k/ (centum > chentu, decem > deche, pacem > pache, vocem > voche/boche, *in hoc > inoche), la conservazione della P>/p/ (sapa > sapa, cf. saba nel Logudorese), e la conservazione della T>/t/ (latus > latu, cf. ladu nel Logudorese). Del suono -/θ/- anche se in via di estinzione (pratha, thinthula, puthu, petha, marthu) nonché la conservazione del gruppo RI>rj (ianuarius > jannàrju, februarius > frebàrju), del gruppo LJ>ll (*tripaliare > traballare) e NJ>nn (Sardinia > Sardinna); TJ>ss (iustitia > justissia), il gerundio in -nde (mandicande, muttinde, fachende).

A sua volta il sottogruppo si può ancora suddividere.

Nuorese/BaronieseModifica

Il nuorese (parlato a Nuoro e dintorni, Bitti, Oniferi, Orune, Onanì, Lodè, Lula, Orani, Ottana) e il baroniese (parlato nella Baronia a Irgoli, Loculi, Onifai, Orosei, Siniscola, Galtellì) comprendono per diversi aspetti le caratteristiche più arcaiche e conservative, a Nuoro mantiene le intervocaliche -v->-b- (trabu, nibe, nobe, cubare, ma taula, nue, diaulu) e -g- (agustu, Nugoro, nigheddu, anche per ipercorrezione in aera>aghera, ruere>rughere, ruina>rughina) -adu>-au (istau, tancau, bènniu, ma al femminile istada, tancada, bènnida) mentre in Baronia, a Bitti e Lula si ha la conservazione della -v- (voche, vinti, ventu, 'erveche/verveche , Vithi) che nelle altre zone vira più genericamente a -v->-b- (boche, binti, bentu, berbeche) e del finale in -atu (istatu, tancatu, istata, tancata, vènnitu) che a Orune e nel resto del dominio sardo moderno vira a -adu; A Orune, Bitti e Lula -nd->-nn- (canno, annanne) come a Lollove, Bonorva e nel Goceano; -th- è ancora presente e pronunciato anche se in esaurimento verso -tz- o -tt- nelle giovani generazioni (pratha/pratza/pratta, thinthula/tzintzula/tintula, puthu/putzu/puttu, petha/petza/petta, marthu/martzu). La frazione Lollove di Nuoro presenta a sua volta elementi di maggiore arcaicità e di vicinanza con Orunese e Dorgalese (dovuta anticamente all'esser adiacente al vecchio borgo di Isalle) rispetto al dialetto urbano e tende ad essere più dolce; questa variante del nuorese, ha diversità nei lemmi (manneddu/mannoi per nonno anziché il nuorese jàiu) (cana anziché archione per "roncola"). Nelle zone interne del Montalbo chèrjo>chèglio. I dialetti di Dorgali, Galtellì e Orosei tendono invece al modello barbaricino pur non presentandone la fonetica, difatti si presentano caratteristiche tipiche della parlata montana, come l'elisione della -f-. A Ottana sono presenti influenze dal logudorese del Marghine (-th->-tz-: petza, martzu, Otzana); nuorese e baroniese costituiscono comunque le parlate che presentano maggiori similitudini sia al volgare latino che all'antica lingua sarda medioevale dei condaghes. Le parlate Bittese, Orunese e Lulese vengono incluse, per la loro arcaicità, fra i dialetti-relitto da Max Leopold Wagner.

BarbaricinoModifica

Il barbaricino parlato nella Barbagia di Ollolai (Ollolai, Olzai, Fonni, Ovodda, Mamoiada, Lodine, Gavoi), a Orgosolo e Oliena, costituisce il gruppo più isolato e presenta i tipici "colpi di glottide" /ʔ/ in sostituzione del -k- (hazente, helu, hane, hussu, 'ohu , honnoshere, bohe, pahu, hitho, inohe, soha, issohadore), con una spiccata elisione della consonante iniziale e una accentuata tendenza alla metatesi (firmu>frimmu, ispicru>ispriccu/isprihu), la conservazione della -v in alcune zone (vohe, vinti, nivare, bellu>vellu) e del -th- (puthu, pratha, petha, thiu, therahu, thuharu, hitho, thinthula) e -kr->-gr- (gruhe); la struttura grammaticale è particolarmente arcaica (accoppiamento dei pronomi personali in liu per "glielo", anziché bi lu, utilizzato nella sua accezione arcaica come rafforzativo e non come particella pronominale) ; sopravvivenza del congiuntivo latino, della prima persona latina (deo>eo/ego) delle forme arcaiche del perfetto (caratteristica condivisa coi dialetti del Guilcer, della Planargia e del Barigadu) (deo fipo>ego/eo ipo/'ippi/'usto/'upo, tue fis>tue 'ustis; a Oliena e Ovodda permane la forma arcaica fuisti" corretto come isti/fuisti e 'usti/fusti, nois fimus>nois 'umis/'umos/'imus/'imos); questa regione, assieme alla Bassa Baronia ed all'area attorno al Montalbo, presenta il più elevato numero di parole e toponimi di origine prelatina (ammagare per "svenire dal caldo", godospo per "pane d'orzo", ospile per "rifugio di frasche", picurinu per "asinello", sea per "occupazione", 'edu per "gruppo di bambini", nihele/tanihele per "oggetto"). In un periodo precedente di questo gruppo faceva parte anche la parlata di Seuna e di Sant'Onofrio a Nuoro, escludendo la caratteristica del colpo di glottide, per altro maturata in seguito ad un'ipercorrezione dal sardo medioevale, fattore su cui alcuni studiosi son poco convinti, preferendo considerare l'occlusiva glottale sorda, come quella sonora tipica di Dorgali, Lollove, Urzulei e Ovodda, come un prodotto di una parziale influenza da parte del barbaricino meridionale e dell'alto campidanese, la quale si può notare anche data l'esistenza di alcuni termini del sardo meridionale (ruviu per rosso, camp. rubiu/arrubiu; burrumballa/burrumbaglia per " bordello"). A Orgosolo si presentano fenomeni particolarmente caratteristici, come la sostituzione, nei casi in cui sia presente l'occlusiva, della consonante r con la l (chiesa: cresia>ilhesia; chiave: crai>alhai; qualcuno: calicunu/calihunu>alhiunu; occhio: ocru>olhu), e la mutazione, tra l'altro comune con molti altri paesi barbaricini, della vocale paragogica in -i: sunu>suni; cras/crasa>crasi. Ad Oliena il fenomeno della vocale epitetica scompare quasi in tutte le parole, preferendo un'ipercorrezione dei termini ('ahere>'aher; narrere>narrer), si nota la presenza di due -s (tz/ss>/š/ś, più dura della -sc italiana; passentzia>pašeša; pensare/pessare>peśśare; ischire/ishire>išhire), delle forme latine LJ>GL (caratteristica in comune con Bitti), oppure della permanenza della forma -LJ (tripaliare>trabagliare, muntonarju>muntonagliu, herjo>heglio), di -c e -g (presente anche a Fonni) al posto di -z (ozu>ogiu; sizìre>sigìre; tenzo>tengio; a Oliena, data la vicinanza con Nuoro, Orgosolo e i paesi della Baronia, la pronuncia delle suddette lettere vira più verso [ž] o [dz]); inoltre si nota la persistenza di terminologie di matrice medievale, forse anche per la vicinanza con la Baronia e il Nuorese, non soppiantate da italianismi, particolare presente, in alcuni casi, anche negli altri paesi barbaricini e nuoresi, come harthu per scarpa, nonnu per padrino. Non bisogna scordare comunque che, malgrado i rapporti fra montagna e costa siano sempre stati "tesi", le parlate Baroniese a Barbaricina settentrionale possono essere considerate sorelle[senza fonte], vestigia di ciò che prima era la lingua sarda medievale nel nord e nel centro dell'isola, le più arcaiche e vicine al latino parlato.

EsempiModifica

Verbo essere, indicativo presenteModifica

io sono deo/jeo/eo/ego soe
tu sei tue ses
egli/ella è issu/issa est
noi siamo nois semus
voi siete bois sezis
essi/esse sono issos/issas sunt/sunu/suni

Verbo avere, indicativo presenteModifica

io ho deo/jeo/eo/ego apo (anche tenzo)
tu hai tue as (anche tenes)
egli/ella ha issu/issa at (anche tenet)
noi abbiamo nois amus (anche tenimus/tenemus)
voi avete bois azis/aes/azes (anche tenides/tenies)
essi/esse hanno issos/issas ant (anche tenent)

Numeri cardinaliModifica

1 unu
2 duos
3 tres
4 battor
5 chimbe
6 ses
7 sete
8 otto
9 noe/nove
10 deghe/deche
11 undighi/undichi
12 doighi/doichi/dodichi
13 treighi/treichi/tredichi
14 battordighi/battordichi
15 bindighi/bindichi
16 seighi/seichi/sedichi
17 deghesete/dechesette
18 degheoto/decheotto
19 deghennoe/dechennove/deghennove
20 binti/vinti
21 bintunu
22 bintiduos
30 trinta
40 baranta
50 chimbanta
60 sessanta
70 setanta
80 otanta
90 noranta/novanta
100 chentu
101 chentu e unu
102 chentu e duos
200 dughentos/duchentos/duoschentos
300 treghentos/trechentos/treschentos
400 batorchentos/battoschentos
500 chimbeghentos/chimbechentos
600 seighentos/seichentos/seschentos
700 setteghentos/settechentos/settichentos
800 ottoghentos/ottochentos/ottichentos
900 noeghentos/novichentos
1.000 milli
2.000 duamiza
3.000 tremiza
4.000 batomiza/batormiza
5.000 chimbemiza
6.000 seimiza
7.000 settemiza
8.000 ottomiza
9.000 noemiza/novemiza
10.000 deghemiza/dechemiza
1.000.000 unu milione

Alcune regole di fonosintassiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua sarda § Fonosintassi.

Una delle principali complicanze, sia per chi si approcci a tale variante linguistica sia per chi, pur sapendola parlare, non la sa scrivere, è la differenza fra scritto (qualora si voglia seguire un'unica forma grafica) e parlato data da specifiche regole che mutano il suono all'inizio od alla fine di una parola, a seconda di quello presente nella parola precedente o successiva. Per tale ragione, è importante menzionarne almeno qualcuna in questa voce.

Sistema vocalicoModifica

Vale quanto detto nella voce principale.

Sistema consonanticoModifica

Incontro di consonanti fra due paroleModifica

  • S <> B = L / R <> B; es. sos benes (pron. sol benese / sor benese)
  • S <> D = L / R <> D; es. sos durches (pron. sol durchese / sor durchese)
  • S <> F = L / R <> F; es. sos fiores, frores (pron. sol fiorese / sor frorese)
  • S <> G = L / R <> G; es. sos gustos (pron. sol gustoso / sor gustoso)
  • S <> V = L / R <> V; es. sos ventos (pron. sol ventoso / sor ventoso)
  • S <> L = L <> L; es. sas lacrimas (pron. sal lacrimasa / sar lacrimasa)
  • S <> R = R <> R; es. sas rosas (pron. sar rosasa)
  • S <> N = N / R <> N; es. sas nughes (pron. san nughese) , sos nugoresos (pron. sor nugoresoso)
  • S <> C = inv. ; es. sos canes (pron. sos canese), narrer cosa (pron. narres cosa)
  • S <> P = inv. ; es. sos panes (pron. sos panese)
  • S <> T = inv. ; es. sas turtas (pron. sas turtasa)

Tali regole di fonosintassi mutano il suono all'inizio od alla fine di una parola a seconda del suono presente nella parola precedente o successiva.

EST (pres. 3° p.s. del verbo essere) si pronunzia diversamente in quattro modi a seconda della sua posizione nella frase.

  • EST + vocale = EST; es. est issu (pron. est issu)
  • EST + consonante (eccetto C, P, T, S) = EM / EN / EL / ER; es. est minore (pron. em minore), est nieddu (en nieddu), est bellu (pron. el bellu / er bellu)
  • EST + consonante C, T, P, S = ES; es. est pacu (pron. es pacu)
  • EST prima di una pausa, o in fine di discorso = ESTE; es. issu est (pron. issu este)

NoteModifica

  1. ^ Maurizio Virdis Plasticità costruttiva della frase sarda (e la posizione del soggetto)", Rivista de filologia romanica, 2000
  2. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  3. ^ La lingua sarda : Storia, spirito e forma Archiviato il 18 gennaio 2012 in Internet Archive., Max Leopold Wagner, a cura di Giulio Paulis, Nuoro 1997, p.41
  4. ^ F. Alziator, Storia della letteratura di Sardegna, Cagliari, Edizioni 3T, 1982, p.283
  5. ^ Stima su un campione di 2715 interviste: Anna Oppo, Le lingue dei sardi
  6. ^ Antonio Cano | Portale del Cfs - Centro di studi di Filologici Sardi, su www.filologiasarda.eu. URL consultato il 1º aprile 2016.
  7. ^ G. Araolla, Rimas diversas spirituales a cura di M.Virdis, su Presnaghe's Blog di Maurizio Virdis. URL consultato il 26 novembre 2015.
  8. ^ Gian Matteo Garipa - Legendariu de santas virgines, et martires de Jesu Christu, su www.filologiasarda.eu. URL consultato il 26 novembre 2015.
  9. ^ Salvatore Vidal - Urania Sulcitana, su www.filologiasarda.eu. URL consultato il 26 novembre 2015.
  10. ^ Matteo Madao e la questione della lingua sarda, su presnaghe.wordpress.com. URL consultato il 26 novembre 2015.
  11. ^ Matteo Madao, Saggio d'un'opera, intitolata Il ripulimento della lingua sarda, lavorato sopra la sua analogia colle due matrici lingue, la greca e la latina, B. Titard, 1º gennaio 1782. URL consultato il 26 novembre 2015.
  12. ^ Sardegna DigitalLibrary - G. Spano, Ortografia Sarda Nazionale, su www.sardegnadigitallibrary.it. URL consultato il 26 novembre 2015.
  13. ^ Nel Settecento e nell'Ottocento, diversi autori come Madao, Angius e Spano optarono per grafie etimologiche e latineggianti.
  14. ^ FilologiaSarda.eu | Salvador Vidal, su www.filologiasarda.eu. URL consultato il 26 novembre 2015.
  15. ^ FilologiaSarda.eu | Maurizio Carrus, su www.filologiasarda.eu. URL consultato il 26 novembre 2015.
  16. ^ FilologiaSarda.eu | Pasquale Dessanai, su www.filologiasarda.eu. URL consultato il 26 novembre 2015.
  17. ^ ICCU, Scheda dettagliata, su id.sbn.it. URL consultato il 22 luglio 2017.
  18. ^ Quanti luoghi comuni nella lingua sarda-R. Bolognesi (Universidadi de Amsterdam e de Groninga) Archiviato il 25 luglio 2011 in Internet Archive.
  19. ^ Alcuni esempi. Log: piànghere, lsc: prànghere; log: petta, lsc:petza; log: anzone, lsc: angione; log: zustìssia, lsc: giustìtzia; log: bennalzu, lsc: ghennàrgiu; log: benuju, lsc: ghenugru; log: bula, lsc: gula; log: muntonalzu, lsc: muntonàrgiu; log: tou, lsc: tuo; log: sou, lsc: suo; log: bois sezis, lsc: bois seis; log. bois azis, lsc: bois ais, etc. Tutti questi elementi avvicinano lo standard alle varianti di mediazione, arborensi e campidanesi. Inoltre la Limba Sarda Comuna non prevede il passato perfetto della tradizione logudorese (es. "andesi"), il quale è oggi utilizzato solo nel dialetto di pochi paesi del Logudoro. Al suo posto utilizza il più diffuso passato prossimo (es."so andadu").
  20. ^ L'articolo plurale invariante "is" meridionale, accanto al maschile "sos" e femminile "sas" settentrionali. I pronomi logudoresi lu, la, los, las, lis, insieme alle forme meridionali ddu, dda, ddos, ddas, ddis. Qualcosa di simile tentò gia nel Seicento il frate francescano Salvador Vidal nell'Urania Sulcitana.
  21. ^ Un esempio su tutti "sa testa" utilizzato già da Araolla e ancora fino al Novecento da tantissimi poeti, fra cui Peppino Mereu e Antioco Casula (Montanaru). La Limba Sarda Comuna ammette come corretto unicamente il lemma sardo genuino "sa conca".

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàGND (DE4168057-1 · BNF (FRcb119948106 (data)