Sofia di Prussia

Sofia di Prussia
Sophia of Prussia.jpg
Regina consorte degli Elleni
In carica 18 marzo 1913 -
11 giugno 1917
Predecessore Olga di Russia
Successore Aspasia Manos
come Consorte reale
Regina consorte degli Elleni
In carica 19 dicembre 1920 -
27 settembre 1922
Predecessore Aspasia Manos
come Consorte reale
Successore Elisabetta di Romania
Nome completo tedesco: Sophie Dorothea Ulrike Alice
Nascita Potsdam, 14 giugno 1870
Morte Francoforte sul Meno, 13 gennaio 1932
Luogo di sepoltura Palazzo di Tatoi
Casa reale Hohenzollern
Padre Federico III di Germania
Madre Vittoria di Gran Bretagna
Consorte Costantino I di Grecia
Religione calvinismo
greco-ortodossa

Sofia di Prussia, (tedesco: Sophie Dorothea Ulrike Alice) (Potsdam, 14 giugno 1870Francoforte sul Meno, 13 gennaio 1932), nata principessa di Germania, fu regina di Grecia come consorte di Costantino I.

Membro della casa di Hohenzollern, Sofia ricevette un'educazione liberale e anglofila, sotto la supervisione di sua madre, Vittoria, la principessa reale. Dopo un difficile periodo di adattamento nel suo nuovo paese, Sofia mostrò durante le guerre che la Grecia combatté tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo il lato più umano: fondò ospedali da campo, supervisionò l'addestramento delle infermiere greche e lei stessa curò i soldati feriti.

BiografiaModifica

Primi anniModifica

Nacque al Neues Palais di Potsdam. Il padre era il principe ereditario e futuro Kaiser Federico III e la madre era Vittoria di Sassonia-Coburgo-Gotha. I suoi nonni paterni erano Guglielmo I di Germania e Augusta di Sassonia-Weimar, mentre i nonni materni erano la regina Vittoria del Regno Unito e Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha[1].

Una settimana dopo la nascita di Sofia, un caso relativo alla successione al trono di Spagna danneggiò le relazioni franco-prussiane. Il 19 giugno 1870 il governo di Napoleone III dichiarò guerra alla Prussia e gli stati della Confederazione tedesca offrirono sostegno alla Prussia, che apparve allora come la vittima dell'imperialismo francese. Il conflitto durò solo pochi mesi e portò ad una brillante vittoria tedesca, con la proclamazione del nonno di Sofia come primo imperatore tedesco il 18 gennaio 1871[2].

 
La principessa Sofia di Prussia

In famiglia era soprannominata "Sossy". Durante la sua infanzia fu educata direttamente dalla madre, che le inculcò sentimenti anglofili, così come aveva fatto con le sorelle Margherita e Vittoria. Compiva frequenti viaggi in Inghilterra, in visita alla nonna, che lei amava. Sofia soggiornò spesso in Inghilterra per lunghi periodi, specialmente sull'isola di Wight, dove le piaceva collezionare conchiglie con i suoi fratelli più grandi[3]

 
Sofia di Prussia e Costantino di Grecia, duca di Sparta

FidanzamentoModifica

Nel 1884 il principe Costantino di Grecia ("Tino"), figlio primogenito del re Giorgio I di Grecia e di Ol'ga Konstantinovna Romanova, nipote di Nicola I di Russia, al compimento dei sedici anni venne dichiarato maggiorenne dal governo. Ricevette poi il titolo di Duca di Sparta e di Diadochos (διάδοχος/diádokhos, che significa "erede al trono")[4][5]. Poco dopo, il giovane completò il suo addestramento militare in Germania, dove trascorse due interi anni in compagnia di un tutor, il dottor Lüders. Prestò servizio nella Guardia di Prussia, prese lezioni di equitazione ad Hannover e studiò Scienze politiche presso le Università di Heidelberg e di Lipsia[6].

Dopo una lunga permanenza in Inghilterra per celebrare il giubileo d'oro della nonna, Sofia ebbe occasione di conoscere meglio Costantino nell'estate del 1887. La regina assistette alla loro relazione, scrivendo: "C'è una possibilità che Sofia sposerà Tino? Sarebbe molto carino per lei, perché è molto bravo."[7] La principessa della corona sperava anche che Sofia facesse un buon matrimonio, considerandola la più attraente tra le sue figlie.

Durante il suo soggiorno presso la corte di Berlino come rappresentante del Regno di Grecia al funerale dell'imperatore Guglielmo I, nel marzo 1888[3], Costantino vide di nuovo Sofia. Rapidamente i due si innamorarono e si fidanzarono ufficialmente il 3 settembre 1888[8]. Tuttavia, la loro relazione fu vista con sospetto dal fratello maggiore di Sofia, Guglielmo II, nuovo Kaiser, e da sua moglie Augusta Vittoria. Questo fidanzamento non fu completamente appoggiato nemmeno dalla famiglia reale ellenica: la regina Ol'ga mostrò una certa riluttanza a quell'unione perché Sofia era luterana e avrebbe preferito che l'erede al trono sposasse un'ortodossa[9]. Ma, nonostante le difficoltà, il matrimonio di Tino e Sofia venne previsto per l'ottobre 1889, ad Atene[10].

Il giorno dopo il suo compleanno, il padre di Sofia morì[11]. Durante questo periodo cupo, Sofia accettò di sposare Costantino.

MatrimonioModifica

Il matrimonio portò scompiglio all'interno della famiglia di Sofia, in particolare con la cognata, l'imperatrice Augusta Vittoria, conosciuta all'interno della famiglia come Dona, moglie di Guglielmo II.

Le nozze vennero celebrate il 27 ottobre 1889, nella città di Atene in due cerimonie religiose: una pubblica e ortodossa e un'altra privata e protestante.

I testimoni di Sofia furono suo fratello Enrico e i suoi cugini, i principi Alberto Vittorio e Giorgio del Galles; per Costantino, i testimoni furono i suoi fratelli, i principi Giorgio e Nicola, e suo cugino lo zarevič di Russia[12]. All'estero, il matrimonio di Costantino e Sofia suscitò molto meno entusiasmo che in Grecia. In Francia si temeva che l'arrivo di una principessa prussiana ad Atene avrebbe spostato il regno di Grecia dalla parte della Triplice alleanza. Pure a Berlino, l'unione era impopolare: gli interessi tedeschi erano davvero importanti nell'Impero ottomano e l'imperatore non intendeva aiutare la Grecia semplicemente perché il Diadochos era suo cognato[13].

Tuttavia, ad Atene, il matrimonio fu celebrato in pompa magna e diede luogo a spettacoli pirotecnici particolarmente significativi sull'Acropoli e sul Campo di Marte. Delle piattaforme vennero costruite anche sulla piazza Syntagma, in modo che il pubblico potesse ammirare meglio la processione tra il Palazzo reale e la cattedrale[14]. Gli sposi erano imparentati con la maggior parte delle dinastie europee e quindi i rappresentanti di tutte le case reali del continente presero parte alla cerimonia: Cristiano IX di Danimarca (nonno dello sposo), l'imperatore Guglielmo II di Germania (fratello della sposa), il Principe di Galles (zio sia dello sposo che della sposa) e lo zarevič di Russia (cugino dello sposo) erano tra gli ospiti d'onore[14]. Naturalmente, la madre e le sorelle di Sofia erano presenti alla cerimonia[10].

In effetti, i padroni di casa e i loro seguiti erano così numerosi che Giorgio I non poté ospitarli tutti nel suo palazzo. Dovette chiedere ad alcuni membri dell'alta società greca di ospitare parte degli ospiti nelle loro dimore. Allo stesso modo, il sovrano fu obbligato a prendere in prestito i cavalli e le carrozze dei suoi sudditi per trasportare tutti gli invitati durante i festeggiamenti. Inoltre, il re fu costretto a comprare in tutta fretta dozzine di livree aggiuntive per i lacchè al servizio degli ospiti[15].

La coppia ebbe sei figli:

Nella capitale ellenica, Costantino e Sofia si insediarono in una piccola villa in stile francese situata su viale Kifisias, mentre aspettavano che lo stato greco costruisse una nuova casa per loro, il Palazzo del Diadochos[16], situato vicino al Palazzo reale. La coppia ordinò anche la costruzione di un'altra casa nella tenuta reale di Tatoi perché re Giorgio I rifiutò di permettere che si svolgessero lavori nel palazzo principale[17][12]. Ad Atene Costantino e sua moglie vivevano una vita relativamente semplice[18] molto lontana dal protocollo di altre corti europee. Ma la vita in Grecia era spesso monotona e Sofia si lamentava per qualsiasi compagnia, tranne che per le mogli dei venditori di tabacco.

Sofia ebbe difficoltà ad adattarsi alla sua nuova vita. Tuttavia, iniziò a studiare il greco moderno (riuscendo a parlarlo quasi perfettamente in pochi anni) e colse l'occasione dei suoi numerosi viaggi all'estero per arredare e decorare la sua nuova casa. Quando diede alla luce il suo primo figlio, fu un parto prematuro. Il parto non andò bene e il cordone ombelicale restò avvolto attorno al collo del bambino, quasi soffocandolo. Fortunatamente per la madre e il bambino, l'ostetrica tedesca inviata dalla madre di Sofia per aiutare la figlia durante il parto riuscì a risolvere la situazione e non si verificarono conseguenze tragiche[19].

Conversione all'ortodossiaModifica

Dopo la nascita del suo primo figlio, Sofia decise di abbracciare la fede dei suoi sudditi e convertirsi alla fede ortodossa[20]. Avendo richiesto e ricevuto la benedizione di sua madre e di sua nonna, Sofia informò i suoi suoceri delle sue intenzioni e chiese alla regina Ol'ga istruzioni per l'ortodossia. La famiglia reale greca fu contentissima dalla notizia, perché l'annuncio della conversione sarebbe stato popolare tra i greci. Ma Giorgio I insistette che Germano II, metropolita di Atene e capo della chiesa greca autocefala istruisse Sofia sull'ortodossia, piuttosto che sua moglie.

La notizia della sua conversione fece adirare suo fratello Guglielmo II, che per tre anni proibì alla sorella di entrare in Germania. Sofia si convertì ufficialmente il 2 maggio 1891. I rapporti tra Guglielmo II e sua sorella furono permanentemente segnati dalla decisione di Sofia[21]

Opere di caritàModifica

Durante la sua vita in Grecia, Sofia fu attivamente coinvolta nel lavoro sociale e nell'aiutare i diseredati. Seguendo le orme della regina Ol'ga, intraprese varie iniziative nel campo dell'istruzione, delle mense e dello sviluppo di ospedali e orfanotrofi[22]. Nel 1896, la principessa ereditaria fondò anche l'Unione delle donne greche, un'organizzazione particolarmente attiva nel campo dell'assistenza ai rifugiati dall'impero ottomano[23]. Affascinata dall'arboricoltura e preoccupata dagli incendi che devastavano regolarmente il paese, Sofia era anche interessata alla riforestazione[24][25]. Inoltre, fu uno dei fondatori della Società greca di protezione degli animali[26].

Nel 1897, allo scoppio della guerra dei trenta giorni contro gli ottomani per il possesso di Creta, che si concluse con un'umiliante sconfitta greca, Sofia e altre donne della famiglia reale lavorarono attivamente con la Croce Rossa greca per aiutare i soldati feriti. Nella Tessaglia Sofia fondò ospedali da campo, supervisionò l'addestramento delle infermiere greche e curò di persona i soldati feriti[27]. Sofia favorì anche l'arrivo di infermiere inglesi in Grecia.

Il coinvolgimento di Sofia e di sua suocera nell'aiutare le vittime dei combattimenti (di origine greca o turca) fu così attiva da suscitare ammirazione nelle altre corti europee. Sfortunatamente per la principessa ereditaria, il suo aiuto per i soldati feriti fu meno apprezzato in Grecia, dove la popolazione accusava la famiglia reale, e specialmente Costantino, per la sconfitta contro gli Ottomani[27].

Conseguenze della guerra dei trenta giorniModifica

Dopo la Guerra dei Trenta Giorni, un potente movimento anti-monarchico nacque in Grecia e Sofia non fu immune alle critiche.

Il popolo voleva che Costantino fosse giudicato da un tribunale militare per essere punito per la sconfitta nazionale e Giorgio I venisse deposto, come era stato già fatto con il suo predecessore Ottone I[23][28]. Diverse settimane dopo la firma del trattato di pace tra la Grecia e l'impero ottomano, la situazione divenne così tesa che il sovrano fu oggetto di un tentativo di omicidio mentre viaggiava in una carrozza aperta con sua figlia, la principessa Maria. Ma Giorgio I si difese così coraggiosamente che recuperò almeno un po' di stima da parte dei suoi sudditi[28][29].

In queste difficili condizioni, Costantino e Sofia scelsero di vivere per un po' di tempo all'estero. Nel 1898 si stabilirono a Kronberg e poi a Berlino. Lì Costantino riprese il suo addestramento militare con il generale Colmar von der Goltz e per un anno ricevette il comando di una divisione prussiana. Per celebrare la loro riconciliazione, l'imperatore Guglielmo II nominò anche Sofia comandante onorario del III° reggimento della Guardia Imperiale[30].

La coppia tornò in Grecia nel 1899 e il governo di Georgios Theotokis nominò Costantino capo dell'esercito ellenico. Questa promozione, tuttavia, causò alcune polemiche tra l'esercito, che ancora considerava il principe come il principale responsabile della sconfitta nel 1897[31].

Lutti in famigliaModifica

Tornata in Grecia con suo marito, la principessa ereditaria riprese il suo lavoro di beneficenza. Tuttavia la salute di sua madre e della nonna la preoccupavano profondamente. L'imperatrice vedova di Germania soffriva per un cancro al seno, che le causava un'estrema sofferenza[32][33]. Per quanto riguarda la regina del Regno Unito, si stava avvicinando all'ottantina e la sua famiglia sapeva che la fine era vicina. Ma gli ultimi anni del regno della regina Vittoria furono segnati dalla Seconda Guerra Boera.

La regina Vittoria alla fine morì di emorragia cerebrale il 22 gennaio 1901 a Osborne House. Molto colpita dalla morte della nonna, Sofia si recò nel Regno Unito per i suoi funerali e partecipò ad una cerimonia religiosa in suo onore ad Atene con il resto della famiglia reale greca[34].

Pochi mesi dopo, nell'estate del 1901, Sofia andò a Friedrichshof a prendersi cura di sua madre. Insieme alle sue sorelle Vittoria e Margherita, l'accompagnò fino al suo ultimo respiro il 5 agosto[32][35].

Golpe di GoudiModifica

In Grecia la vita politica rimase instabile durante i primi anni del XX secolo. Il 15 agosto 1909 un gruppo di ufficiali si riunì nella "Lega militare" e organizzò il cosiddetto golpe di Goudi. Pur dichiarandosi monarchici, i membri della Lega, guidati da Nikolaos Zorbas, chiesero, tra le altre cose, che il sovrano espellesse suo figlio dall'esercito[36].

A settembre, Costantino, sua moglie e i loro figli scelsero di lasciare la Grecia e cercare rifugio in Germania al castello di Friedrichshof, ora di proprietà della principessa Margherita di Prussia. Nel frattempo, ad Atene, iniziarono le discussioni sul detronizzare la casa reale per fondare una repubblica o sostituire il sovrano con un figlio illegittimo di Ottone I, con un principe straniero o con il principe Giorgio, con Sofia come reggente[37].

Nel marzo 1910 il re convocò le elezioni e Eleftherios Venizelos e i suoi sostenitori salirono al potere. Tuttavia, Venizelos non voleva indebolire la corona. Per dimostrare che non obbediva all'esercito, restituì ai membri della famiglia reale i loro incarichi militari e Costantino divenne nuovamente Capo di Stato Maggiore.

Prima guerra dei BalcaniModifica

Dopo l'arrivo di Venizelos al potere e sotto la supervisione di Costantino, l'esercito greco fu modernizzato e attrezzato con il supporto di ufficiali francesi e britannici. Anche nuove navi da guerra vennero consegnate alla marina greca[38]. Lo scopo della modernizzazione era di rendere il paese pronto per una nuova guerra contro l'Impero ottomano. Ma per sconfiggere il nemico la Grecia aveva bisogno di alleati. Per questo la Grecia firmò alleanze con i suoi vicini e partecipò alla creazione della Lega Balcanica nel giugno 1912[39]. Così, quando il Montenegro dichiarò guerra all'Impero ottomano l'8 ottobre 1912, lo seguirono la Serbia, la Bulgaria e la Grecia. Questo fu l'inizio della Prima guerra dei Balcani[40]. Mentre Costantino e i suoi fratelli assunsero il comando delle truppe greche, la regina Ol'ga, Sofia e le sue cognate (Maria Bonaparte, Elena di Russia e Alice di Battenberg) si occuparono dell'aiuto ai soldati feriti e ai rifugiati. In un mese, le principesse raccolsero 80.000 indumenti per i militari e riunirono intorno a loro medici, infermieri e attrezzature mediche. Insieme alla regina Ol'ga creò nuovi ospedali ad Atene ed al fronte[41][42]. Molto attive, le principesse andarono anche sui luoghi delle operazioni militari. La regina Olga e Sofia visitarono Larissa ed Elassona[42], mentre Alice fece lunghi soggiorni in Epiro e in Macedonia. Nel frattempo, Elena diresse un convoglio di ambulanze e Maria allestì una nave ospedale che andava da Salonicco alla capitale[41].

Ma se la guerra fu l'occasione per le principesse di dimostrarsi utili al loro paese d'adozione, mostrò anche le rivalità all'interno della famiglia reale. Il conflitto iniziò a causa della gelosia di Sofia nei confronti della cugina e cognata Alice[43]. In effetti, una discussione accesa tra le due giovani donne esplose dopo che Alice aveva inviato, senza chiedere il permesso di Sofia, infermieri dipendenti dalla principessa ereditaria a Salonicco. Un evento apparentemente innocuo, che provocò un vero disagio all'interno della famiglia; la regina Olga rimase scioccata quando l'atteggiamento di Sofia fu sostenuto da suo marito[42][44].

Problemi coniugaliModifica

Il matrimonio di Sofia e Costantino fu armonioso durante i primi anni. Tuttavia, la fedeltà non era la più grande qualità di Costantino e sua moglie, ben presto, ebbe a che fare con le sue numerose relazioni extraconiugali. Inizialmente scioccata da ciò che vide come un tradimento, Sofia seguì presto l'esempio di sua suocera. Dal 1912, tuttavia, la coppia visse separata. A quel tempo, Costantino iniziò una relazione con la contessa Paola von Ostheim (nata Wanda Paola Lottero), un'attrice italiana di teatro che aveva da poco divorziato dal principe Ermanno di Sassonia-Weimar-Eisenach; questa relazione durò fino alla morte di Costantino[45].

In privato, la coppia comunicava in inglese ed era principalmente in questa lingua che allevarono i loro figli, cresciuti in un'atmosfera amorevole e calda fra tutori e bambinaie britanniche. Come sua madre, Sofia inculcò alla sua prole l'amore per il Regno Unito e ,per diverse settimane ogni anno, la famiglia trascorreva del tempo in Gran Bretagna, dove visitarono le spiagge di Seaford e Eastbourne. Tuttavia, le vacanze estive della famiglia furono spese non solo a Friedrichshof, ma anche a Corfù e Venezia, dove la famiglia reale greca si recò a bordo dello yacht Anfitrite[46].

Assassinio di Giorgio I e Seconda guerra balcanicaModifica

La Prima guerra balcanica si concluse nel 1913 con la sconfitta dell'Impero ottomano da parte della coalizione greca, bulgara, serba e montenegrina. Il Regno di Grecia fu notevolmente ampliato dopo il conflitto, ma presto ci furono disaccordi tra le potenze alleate: Grecia e Bulgaria si contendevano il possesso di Salonicco e della regione circostante.

Il 18 marzo 1913 l'anarchico greco Alexandros Schinas colpì Giorgio I alla schiena da una distanza di pochi passi mentre stava camminando a Salonicco vicino alla Torre Bianca.

Sofia era ad Atene quando venne a sapere dell'omicidio di suo suocero. Come nuova regina consorte degli Elleni, ebbe la responsabilità di informare della notizia sua suocera[47]. Insieme alla sua figlia maggiore, la principessa Elena, entrambe confortarono l'ormai regina madre, che ricevette la notizia stoicamente. Il giorno seguente, i membri della famiglia reale presenti nella capitale andarono a Salonicco. Arrivati nella città macedone, visitarono la scena dell'omicidio e raccolsero le spoglie del re per scortarle ad Atene, dove venne sepolto a Tatoi[48].

La seconda guerra balcanica scoppiò nel giugno 1913 per la divisione della Macedonia tra gli ex alleati del primo conflitto[49]. Ancora vittoriosa, la Grecia uscì da questa guerra considerevolmente ingrandita, con un aumento del prestigio del re Costantino I e della regina Sofia[50].

Dopo la loro ascesa al trono, Costantino I e Sofia continuarono a condurre uno stile di vita semplice. Trascorrevano il tempo libero praticando la botanica, che era la loro passione comune, e trasformarono i giardini del nuovo Palazzo reale sul modello inglese[24][25].

La coppia era molto vicina ad altri membri della famiglia reale, in particolare al principe Nicola. Ogni martedì il re e la regina cenavano con lui e sua moglie Elena e il giovedì essi tornavano dalla coppia reale al palazzo reale.

Prima guerra mondialeModifica

Allo scoppio della prima guerra mondiale, il 4 agosto 1914, Sofia era a Eastbourne con alcuni dei suoi figli, mentre suo marito e la loro figlia Elena erano ad Atene. Ma, data la gravità degli eventi, la regina tornò rapidamente in Grecia, dove fu presto raggiunta dal resto della famiglia reale[51].

Mentre i maggiori stati europei entrarono nel conflitto uno per uno, la Grecia proclamò ufficialmente la sua neutralità. Essendo nipoti dei cosiddetti "suocero e nonna d'Europa" (come erano conosciuti rispettivamente Cristiano IX di Danimarca e la regina Vittoria), Costantino e Sofia erano strettamente imparentati con i monarchi della Triplice Alleanza e della Triplice Intesa[52]. Soprattutto, il re e la regina erano consapevoli che la Grecia non era pronta a partecipare a un nuovo conflitto. Tuttavia, la popolazione non condivideva l'opinione dei sovrani. Il primo ministro Eleftherios Venizelos sperava che, grazie alla nuova guerra, avrebbe portato avanti l'idea Megali e avrebbe di nuovo sconfitto l'Impero ottomano.

Le cose si complicarono quando la Triplice Intesa si impegnò nella campagna di Gallipoli nel febbraio 1915. Desideroso di liberare le popolazioni greche dell'Asia Minore dal dominio ottomano, Costantino I, all'inizio, era pronto a offrire il suo sostegno agli Alleati e portare il suo paese in guerra. Tuttavia, il re dovette affrontare l'opposizione dei ministri e, in particolare, di Ioannis Metaxas, che minacciò di dimettersi se la Grecia fosse entrata in guerra, perché il paese non ne aveva i mezzi. Costantino I quindi desistette, provocando l'ira di Venizelos. Convinto che la coppia reale fosse in connivenza con l'imperatore tedesco, il primo ministro cercò di portare il suo paese in guerra nonostante l'opposizione della Corona. Ma, di fronte al fronte unito del re, dell'esercito e della maggioranza del governo, il politico finì per dare le sue dimissioni il 6 marzo.

Indebolito da tutti questi eventi, Costantino I si ammalò gravemente dopo questa crisi. La regina Sofia fu coinvolta in una certa misura con gli affari di stato e mantenne una frequente comunicazione con il fratello. Nelle parole di G. Leon, "Lei rimane una tedesca, e gli interessi della Germania sono stati collocati sopra quelli del suo paese d'adozione, che significava poco per lei. In realtà non ha mai avuto alcuna simpatia per il popolo greco"[53].

Altre fonti indicano il contrario, in base alle sue numerose opere di carità e agli sforzi per migliorare la vita del popolo greco dentro e intorno alla capitale greca.

Durante il periodo della malattia del re, la Triplice Intesa continuò a fare pressione sulla Grecia per entrare in guerra al loro fianco. Dimitrios Gounaris, successore di Venizelos come primo ministro, propose l'intervento del suo paese nel conflitto in cambio della protezione degli alleati contro un eventuale attacco della Bulgaria. Tuttavia la Triplice Intesa, sebbene desiderosa di formare un'alleanza con la Grecia, rifiutò l'accordo.

Rottura con VenizelosModifica

Nel giugno del 1915 le elezioni legislative diedero la vittoria ai Venizelisti. Un mese dopo, Costantino I, ancora in convalescenza, riprese i suoi impegni ufficiali e alla fine invitò Venizelos a guidare il Consiglio dei ministri il 16 agosto. A settembre, la Bulgaria entrò in guerra a fianco delle Potenze Centrali e attaccò la Serbia, alleata della Grecia dal 1913.

Per evitare una nuova crisi politica, Costantino I proclamò infine la mobilitazione, chiarendo al contempo che si trattava di una misura puramente difensiva. Il 3 ottobre, per costringere il re a reagire, il primo ministro invitò le potenze alleate ad occupare il porto di Salonicco, ma Costantino I lasciò la città quando le forze francesi, italiane e britanniche vi sbarcarono. La rottura era ora definitiva tra Venizelos e la famiglia reale[54][55].

Per quanto riguarda i governi alleati, l'atteggiamento di Costantino e Sofia apparve come un tradimento e vennero descritti in tal modo sui giornali dei paesi della Triplice Intesa[56]. La stampa francese accusò la regina di visitare regolarmente le spiagge di Phalerum per rifornire di carburante i sottomarini tedeschi[57].

Va detto, che rifiutando di entrare in guerra, la Grecia impedì alle truppe franco-britanniche di aiutare la Serbia e rese ancora più incerta una vittoria alleata nei Dardanelli. Per rappresaglia, la Triplice Intesa ordinò alla Grecia di smobilitare il suo esercito, mentre la legge marziale venne proclamata a Salonicco e fu imposto un blocco ai greci.

Tuttavia, il re e la regina erano lontani dal perdere il loro sostegno nel paese. Al contrario, il ritiro delle truppe britanniche dai Dardanelli, nel dicembre 1915, rafforzò la fiducia di molti greci nel loro sovrano e Costantino I usò questo vantaggio per indire nuove elezioni. Consapevole della sconfitta elettorale che sicuramente li attendeva, Venizelos e i suoi sostenitori rifiutarono, a loro volta, di partecipare al voto e dichiararono che il nuovo parlamento greco eletto era illegale[58].

AttentatiModifica

Da quel momento in poi, il governo greco tenne una politica più favorevole alla Triplice Alleanza. La popolazione protestò ufficialmente contro il trasferimento dell'esercito serbo a Corfù e poi a Salonicco. Furono anche impartiti ordini agli ufficiali presenti alle frontiere per non opporsi a una possibile avanzata bulgara nel paese, avvenuta il 27 maggio 1916. Infine, nell'aprile 1916, Costantino I proclamò simbolicamente l'annessione dell'Epiro settentrionale alla Grecia in risposta all'intervento italiano in Albania[58].

Ormai considerata nemica della Triplice Intesa, la coppia reale affrontò un'opposizione sempre più violenta nei suoi confronti. I francesi ordirono varie trame per rapire o assassinare i sovrani. Il 14 luglio 1916 un misterioso incendio (probabilmente un atto deliberato di incendio doloso provocato dagli agenti di Parigi) esplose nella foresta che circondava Tatoi. Nella confusione dell'evento, Sofia salvò la sua figlia più giovane, la principessa Caterina. Diversi membri della famiglia reale, tra cui lo stesso Costantino I, furono feriti e la residenza dei sovrani fu in gran parte distrutta dall'incendio, che durò per quarantotto ore. Soprattutto, furono uccisi sedici (o diciotto, a seconda delle fonti) soldati e altri membri del personale del palazzo.

Dopo questi eventi, l'atteggiamento della famiglia reale cambiò considerevolmente. Tra il dicembre 1916 e il febbraio 1917, Sofia inviò diversi telegrammi al fratello chiedendogli quando le truppe sarebbero state in grado di intervenire in Macedonia. Sofia aveva ancora qualche risentimento contro l'imperatore, ma la violazione della neutralità della Grecia da parte della Triplice Intesa e le minacce contro la vita di suo marito e dei suoi figli avevano gradualmente modificato le sue posizioni contro gli Alleati.

Scisma nazionaleModifica

Nell'ottobre del 1916, Eleftherios Venizelos organizzò a Salonicco un governo provvisorio contro quello guidato da Spyridon Lambros ad Atene. Nel frattempo, una flotta franco-britannica, comandata dal vice ammiraglio Louis Dartige du Fournet, occupò la baia di Salamina per fare pressioni su Atene, mentre furono inviati vari ultimatum, principalmente riguardanti il disarmo dell'esercito[59]. Con il blocco, i rifornimenti alla capitale furono sempre più difficili e la carestia ebbe inizio. Sofia, quindi, raddoppiò i suoi sforzi per aiutare i poveri. Con la Lega patriottica delle donne greche, riuscì a distribuire 10.000 pasti al giorno, oltre a vestiti, coperte, medicine e latte per i bambini. Tuttavia, la situazione divenne ancora più difficile.

Il 1º dicembre 1916 Costantino I acconsentì infine alle richieste francesi e i soldati della Triplice Intesa sbarcarono ad Atene. Ma segretamente un gruppo di riservisti greci si mobilitò e fortificò la città[59]. I francesi furono raggiunti da un fuoco pesante e molti furono uccisi; l'evento venne chiamato dalla stampa locale del tempo come "Vespri greci". Dopo di esso, il re si congratulò sia con il ministro della guerra che con il generale Dousmanis.

La Triplice Intesa reagì rapidamente a questo attacco. La flotta francese bombardò il palazzo reale di Atene, costringendo Sofia e i suoi figli a rifugiarsi nelle cantine del castello per diverse ore[60]. Soprattutto, il governo di Aristide Briand si offrì di deporre Costantino I e di sostituirlo con suo fratello minore, il principe Giorgio[61].

Tuttavia la Russia e l'Italia rifiutarono di intervenire per il timore di rivendicazioni greche sull'Asia minore e per i legami di sangue tra Costantino I e lo zar Nicola II[59].

Primo esilioModifica

Con la rivoluzione russa del 1917 e la deposizione di Nicola II, Costantino I e Sofia persero l'ultimo dei loro sostenitori.

L'11 giugno 1917 Sofia dovette abbandonare la Grecia in seguito dell'abdicazione del marito. Sotto la minaccia di un'invasione di 10.000 soldati al Pireo, Costantino I cedette il potere in favore del suo secondo figlio, il principe Alessandro. Questa fu l'ultima volta che Sofia vide il figlio, che fu proclamato re come Alessandro I. Infatti, dopo il loro ritorno al potere, i venezelisti proibirono ogni contatto tra il nuovo sovrano e il resto della famiglia reale. Sofia e l'ex re si recarono in esilio in Svizzera, dove furono presto seguiti da quasi tutti i membri della famiglia reale. La posizione finanziaria della famiglia reale era precaria e Costantino I, ossessionato da un profondo senso di fallimento, si ammalò presto. Nel 1918 contrasse l'influenza spagnola e fu nuovamente vicino alla morte.

Con la fine della prima guerra mondiale e la firma dei trattati di Neuilly e Sèvres, il regno di Grecia ottenne significative conquiste territoriali in Tracia e in Anatolia.

Ritorno sul trono (1920-1922)Modifica

Il ritorno di Costantino I e di Sofia ad Atene, il 19 dicembre 1920 in occasione dei funerali del figlio Alessandro, fu accompagnato da grandi manifestazioni di gioia. Tuttavia, la presenza dei sovrani nel paese non portò la pace sperata. Ancor di più, impedì al paese di ricevere l'appoggio delle principali potenze nella guerra che la Grecia stava affrontando dal 1919 contro la Turchia di Mustafa Kemal.

La guerra greco-turca continuò fino alla sconfitta greca di Sakarya nell'agosto-settembre 1921 e l'assedio e l'incendio di Smirne da parte dei turchi nel settembre 1922. Dopo questi eventi, il paese precipitò in una profonda crisi politica e morale. Mentre Mustafa Kemal e i suoi eserciti riconquistavano gradualmente l'Anatolia e la Tracia orientale, migliaia di greci furono uccisi e altri fuggirono dall'Asia Minore per trovare rifugio in Grecia. Questo fu chiamato il "Grande disastro", che fu definitivo pochi mesi dopo con la firma del Trattato di Losanna (24 luglio 1923).

Seconda abdicazione di Costantino IModifica

In risposta alla sconfitta militare dei turchi, una parte dell'esercito greco, comandata dal generale Nikolaos Plastiras, si ribellò l'11 settembre 1922. Chiesero l'abdicazione di Costantino I e lo scioglimento del parlamento ellenico. Dopo aver consultato il suo amico, il generale Ioannis Metaxas, il re abdicò il 27 settembre in favore del figlio maggiore, che gli successe sul trono con il nome di Giorgio II.

Secondo esilioModifica

Per garantire la propria sicurezza e stabilizzare il trono del figlio, Costantino I e Sofia scelsero ancora una volta la via dell'esilio. Il 30 ottobre 1922 la coppia reale, le principesse Irene e Caterina e il principe Nicola con la sua famiglia si recarono di nuovo al porto di Oropos per lasciare il loro paese. Ma, contrariamente a quanto era accaduto nel 1917, questa volta pochi sostenitori li attesero prima della loro partenza per l'esilio.

A bordo del piroscafo greco SS Patris, la famiglia reale arrivò in Sicilia e si trasferì a Villa Igeia a Palermo. La situazione politica greca rimase fonte di preoccupazione per gli esuli. Infatti ad Atene il cosiddetto Processo dei Sei portò all'esecuzione per alto tradimento degli ex primi ministri Petros Protopapadakis, Nikolaos Stratos e Dimitrios Gounaris e dei generali Georgios Baltatzis, Nikolaos Theotokis e Georgios Hatzianestis, tutti accusati di responsabilità per la sconfitta contro la Turchia.

Morte di Costantino I e deposizione di Giorgio IIModifica

Sempre più abbattuto dagli eventi che avevano scosso la Grecia e ammalato di arteriosclerosi, Costantino I sviluppò una profonda depressione. Rimaneva a volte ore senza parlare, fissando il vuoto. Di fronte a questa situazione, l'angoscia di Sofia (già grande per il destino di Giorgio II e di altri membri della famiglia reale che erano rimasti in Grecia) aumentò. La regina e suo marito decisero di lasciare la Sicilia e si stabilirono a Firenze. Tuttavia Costantino I morì di emorragia cerebrale poco prima della loro partenza, l'11 gennaio 1923, e Sofia si trovò ancora più isolata di prima.

Dopo la morte di suo marito, Sofia avrebbe voluto rimpatriare i suoi resti perché fossero sepolti a Tatoi, ma il governo greco rifiutò. La situazione del nuovo re era sempre più precaria e, alla fine, lui stesso andò in esilio in Romania pochi mesi dopo la morte di suo padre, il 19 dicembre 1923. La repubblica fu quindi proclamata in Grecia il 25 marzo 1924 e Sofia e gli altri membri della famiglia reale vennero privati della nazionalità ellenica. Tuttavia i reali greci avevano mantenuto i loro titoli danesi quando Giorgio I era salito sul trono greco nel 1863 e il re Cristiano IX di Danimarca quasi immediatamente consegnò loro dei passaporti danesi.

MorteModifica

Sofia era rimasta vedova nel 1923. Qualche anno dopo le venne diagnosticato un tumore. Morì a Francoforte il 13 gennaio 1932. Fu sepolta presso la necropoli reale nel Palazzo di Tatoi, al fianco del marito.

OnorificenzeModifica

Onorificenze prussianeModifica

  Dama di I Classe dell'Ordine di Luisa

Onorificenze straniereModifica

  Dama di II classe dell'Ordine Reale di Vittoria ed Alberto
  Dama dell'Ordine della regina Maria Luisa
  Dama di Gran Croce dell'Ordine di Santa Caterina
  Dama di Gran Croce dell'Ordine di Sant'Olga e Santa Sofia

Albero genealogicoModifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Federico Guglielmo III di Prussia Federico Guglielmo II di Prussia  
 
Federica Luisa d'Assia-Darmstadt  
Guglielmo I di Germania  
Luisa di Meclemburgo-Strelitz Carlo II di Meclemburgo-Strelitz  
 
Federica Carolina Luisa d'Assia-Darmstadt  
Federico III di Germania  
Carlo Federico di Sassonia-Weimar-Eisenach Carlo Augusto di Sassonia-Weimar-Eisenach  
 
Luisa Augusta d'Assia-Darmstadt  
Augusta di Sassonia-Weimar  
Maria Pavlovna di Russia Paolo I di Russia  
 
Sofia Dorotea di Württemberg  
Sofia di Prussia  
Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Gotha Francesco Federico di Sassonia-Coburgo-Saalfeld  
 
Augusta di Reuss-Ebersdorf  
Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha  
Luisa di Sassonia-Gotha-Altenburg Augusto di Sassonia-Gotha-Altenburg  
 
Luisa Carlotta di Meclemburgo-Schwerin  
Vittoria di Sassonia-Coburgo-Gotha  
Edoardo Augusto di Hannover Giorgio III del Regno Unito  
 
Carlotta di Meclemburgo-Strelitz  
Vittoria del Regno Unito  
Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld Francesco Federico di Sassonia-Coburgo-Saalfeld  
 
Augusta di Reuss-Ebersdorf  
 

NoteModifica

  1. ^ Gelardi,  p. 3
  2. ^ Gelardi,  pp. 3-4
  3. ^ a b Gelardi,  p. 10
  4. ^ Van der Kiste,  p. 43
  5. ^ Mateos Sainz de Medrano,  pp. 77–78
  6. ^ Mateos Sainz de Medrano,  p. 78
  7. ^ Driault e Lhéritier,  p. 260
  8. ^ Van der Kiste,  p. 47
  9. ^ Mateos Sainz de Medrano,  p. 79
  10. ^ a b Van der Kiste,  p. 48
  11. ^ Gelardi,  pp. 19-20
  12. ^ a b Van der Kiste,  p. 50
  13. ^ Driault e Lhéritier,  p. 267
  14. ^ a b Mateos Sainz de Medrano,  p. 80
  15. ^ Van der Kiste,  p. 49
  16. ^ Site of the current presidential palace in Athens (archive)
  17. ^ Gelardi,  p. 22
  18. ^ Il reddito della coppia era abbastanza modesto, ma il contratto di matrimonio di Sofia, tuttavia, garantiva un'esistenza confortevole. La principessa ricevette dal Regno di Prussia una dote di 50.000 marchi e 150.000 marchi di armamentario. Nel 1888 Sofia aveva anche ereditato due milioni di marchi da suo padre, l'imperatore Federico III.
  19. ^ Gelardi,  pp. 24-25
  20. ^ La conversione di Sofia era probabilmente motivata perché era obbligata a farlo secondo la nuova Legge di successione dinastica
  21. ^ L'Imperatore e sua moglie pensavano che la conversione di Sofia fosse responsabile della nascita prematura del loro figlio Gioacchino
  22. ^ Gelardi,  p. 89, 159 e 193
  23. ^ a b Gelardi,  p. 82
  24. ^ a b Van der Kiste,  pp. 81-82
  25. ^ a b Mateos Sainz de Medrano,  p. 87
  26. ^ Gelardi,  p. 193
  27. ^ a b Gelardi,  pp. 82-83
  28. ^ a b Van der Kiste,  p. 59
  29. ^ Gelardi,  p. 84
  30. ^ Driault e Lhéritier,  pp. 475-476
  31. ^ Terrades,  pp. 235-236
  32. ^ a b Gelardi,  pp. 95-96
  33. ^ Van der Kiste,  p. 165 e 173
  34. ^ Gelardi,  p. 90
  35. ^ Van der Kiste,  p. 174
  36. ^ Van der Kiste,  pp. 68-69
  37. ^ Driault e Lhéritier,  p. 33
  38. ^ Clogg,  pp. 101-102
  39. ^ Vacalopoulos,  pp. 215–216
  40. ^ Vacalopoulos,  p. 216
  41. ^ a b Captain Walter Christmas: King George of Greece, New York, New York, MacBride, Naste & Company, 1914, p. 368.
  42. ^ a b c Gelardi,  p. 180
  43. ^ Alice e Sofia erano cugine di primo grado, discendenti della regina Vittoria. La madre di Alice, Vittoria d'Assia-Darmstadt, era, come Sofia, una nipote della regina Vittoria (attraverso la sua seconda figlia, anch'essa chiamata Alice)
  44. ^ Vickers,  pp. 102–103 and 108
  45. ^ Gelardi,  p. 181
  46. ^ Mateos Sainz de Medrano,  p. 83
  47. ^ Hugo Vickers, tuttavia, nella sua biografia della principessa Alice di Battenberg, dice che furono la principessa Alice e i principi Andrea e Giorgio di Grecia a dare alla regina Olga la notizia dell'omicidio di suo marito.
  48. ^ Van der Kiste,  pp. 76-77
  49. ^ Vacalopoulos,  p. 217
  50. ^ Van der Kiste,  pp. 79-80
  51. ^ Van der Kiste,  pp. 87-88
  52. ^ Costantino I era il cugino dello zar Nicola II di Russia e di Giorgio V del Regno Unito. Per quanto riguarda Sofia, era la sorella dell'imperatore Guglielmo II di Germania e cugina della zarina Alessandra Fëdorovna e di Giorgio V.
  53. ^ Leon,  p. 77
  54. ^ Van der Kiste,  p. 94
  55. ^ Collectif,  pp. 253-254
  56. ^ Si dice che dal loro matrimonio, Costantino e Sofia fossero considerati giocattoli della politica tedesca dal governo francese.
  57. ^ Gelardi,  p. 211
  58. ^ a b Van der Kiste,  p. 95
  59. ^ a b c Van der Kiste,  pp. 99-104
  60. ^ Gelardi,  pp. 246-147
  61. ^ Bertin,  p. 215 e 220

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