Tutti a casa

film del 1960 diretto da Luigi Comencini
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Tutti a casa
TuttiaCasa1960.jpg
Alberto Sordi e Serge Reggiani in una scena del film
Paese di produzioneItalia, Francia
Anno1960
Durata117 min
Dati tecniciB/N
rapporto: Widescreen
Genereguerra, commedia, drammatico
RegiaLuigi Comencini
SoggettoAge & Scarpelli
SceneggiaturaAge & Scarpelli, Luigi Comencini, Marcello Fondato
ProduttoreDino De Laurentiis
Casa di produzioneDino De Laurentiis cinematografica, Orsay Film
Distribuzione in italianoDino De Laurentiis distribuzione
FotografiaCarlo Carlini
MontaggioNino Baragli
Effetti specialiSerse Urbisaglia
MusicheFrancesco Lavagnino
ScenografiaCarlo Egidi
CostumiUgo Pericoli
TruccoGiuliano Laurenti
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Tutti a casa è un film del 1960 diretto da Luigi Comencini, sceneggiato dal regista stesso insieme a Marcello Fondato e alla coppia Age & Scarpelli.

Considerato tra i capolavori di Comencini e uno dei più importanti e rappresentativi film del cinema italiano,[1][2][3][4][5] si aggiudicò il premio della giuria al Festival di Mosca e due David di Donatello, assegnati ad Alberto Sordi e al produttore Dino De Laurentiis. Tutti a casa è stato in seguito inserito, come opera simbolica, nella lista dei 100 film italiani da salvare.[6][7][8][9][10]

TramaModifica

Coste del Veneto, 8 settembre 1943. Nella cucina di una caserma del Regio Esercito italiano, la radio diffonde il famoso comunicato con cui si annuncia l'armistizio chiesto dal maresciallo d'Italia Pietro Badoglio. L'entusiasmo scoppia rapidamente e sulle bocche dei militari risuona l'urlo "La guerra è finita, tutti a casa!". Ma la realtà, ben presto, si rivelerà drammaticamente diversa. Gli alleati tedeschi sono diventati nemici, il Re e Badoglio sono fuggiti, le truppe senza ordini precisi sono allo sbando.

Il sottotenente del Regio Esercito italiano Alberto Innocenzi e i suoi soldati, che si trovavano in servizio fuori sede, apprendono tardi la notizia dell'armistizio e finiscono così sotto il fuoco dei tedeschi, con Innocenzi che pensa che "i tedeschi si sono alleati con gli americani.". Il sottotenente, ligio al dovere, attende ordini e cerca un comando cui presentarsi. Il reggimento genieri si sfalda, e molti, stanchi della guerra, tornano a casa, alle proprie famiglie. Con il geniere Ceccarelli, il sergente Fornaciari e il geniere Codegato, anche il sottotenente Innocenzi comincia il difficile ritorno a casa, abbandonando a poco a poco il linguaggio ed il piglio militaresco per adattarsi al tragico momento.

Indossati gli abiti borghesi e piantati in asso dai loro camerati, Innocenzi e Ceccarelli continuano il loro viaggio, sfuggendo dapprima alla cattura da parte dei tedeschi, nascondendosi al passaggio di uno dei primi "treni della morte" con soldati prigionieri italiani e alleati destinati ai campi di prigionia in Germania; dopo il passaggio del treno una bambina raccoglie i "bigliettini" dei deportati.

 
Albero Sordi e Serge Reggiani nella scena finale del film

Ricongiuntisi coi compagni, incontrano un gruppo di partigiani, ma non vi si uniscono, assistendo, senza nulla fare, alla cattura di una ragazza ebrea da parte dei tedeschi; in sua difesa interviene il solo Codegato, che muore difendendola. I tre superstiti raggiungono la casa di Fornaciari, fraternizzando con un soldato americano nascosto in soffitta. Durante la notte però il soldato americano e Fornaciari vengono portati via dai fascisti.

In compagnia ormai del solo Ceccarelli, Innocenzi finalmente giunge a casa, a Littoria (l'attuale Latina). Qui trova la propria abitazione ridotta ad una camera, con il padre che si lamenta di cuocere con delle palle di carta la minestra di cicoria e che vuol mandarlo via di casa subito: per denaro, infatti, vorrebbe farlo arruolare nell'esercito della neonata Repubblica Sociale. A questo punto Innocenzi preferisce lasciare la casa, uscendo dalla finestra e seguendo Ceccarelli verso sud.

Nei pressi di Napoli i due sbandati tentano di comprare la propria libertà con un pacco che conteneva tartufi e salumi, ma Ceccarelli non sa che gli altri militari hanno divorato tutto e hanno sostituito il contenuto con stracci e sassi; catturati dai fascisti che li consegnano ai tedeschi, vengono messi a lavorare tra le macerie di Napoli per l'Organizzazione Todt. I due cercano di fuggire, ma Ceccarelli è colpito a pochi metri dalla sua casa, che ha rivisto da lontano sulla via dei lavori forzati.

Attorno a loro scoppia la rivolta popolare, e i lavoratori forzati scappano in cima a un campanile, mentre Ceccarelli muore. La sua morte scuote Innocenzi, che comprende di non poter più stare a guardare. Reagisce e si unisce alla lotta per la liberazione della città. È il 28 settembre 1943, Napoli sta per essere raggiunta dagli Alleati. Il film finisce con Innocenzi che, ritrovata la sua dignità di uomo ed ufficiale, spara con una mitragliatrice contro i tedeschi.

ProduzioneModifica

 
Alberto Sordi ed Eduardo De Filippo in un fuori scena del film

I ruoli di Alberto Sordi ed Eduardo De Filippo, che nel film interpretano rispettivamente figlio e padre, furono pensati per Vittorio Gassman e Totò.[11][12]

Malgrado il film sia ambientato per lunghi tratti nella pianura veneta, molte scene furono girate a Livorno e nelle campagne circostanti (zone portuali di via Leonardo da Vinci, Complesso Gherardesca, via delle Sorgenti, Puzzolente e vicina casa colonica, Pontino e scali degli Avvalorati, all'epoca ancora semidistrutti a seguito degli eventi bellici del 1940 - 1943); tra le più celebri si ricordano quella della fuga di alcuni militari di fronte all'autoblindo tedesco e l'arrivo di Innocenzi nella città bombardata con il carico di farina e la scelta del protagonista di tornare a combattere.

Altre scene importanti furono girate in Toscana: la caserma mostrata all'inizio del film è la colonia estiva Rosa Maltoni Mussolini del Calambrone (Pisa). L'episodio che mostra la fuga dei soldati nella galleria è stato realizzato presso il tunnel ferroviario di Orciano Pisano sulla linea Vada-Collesalvetti-Pisa e la locomotiva che compare è la 735.010 che a quel tempo era assegnata al deposito locomotive di Livorno. Le scene dell'assalto notturno al treno con la sosta del convoglio in galleria sono state girate lungo la linea Orte-Caprànica e la locomotiva è la 625.107 del DL di Roma Smistamento. La scena del ragazzo che punta il mitra a Sordi e Reggiani nella stazione di Villa Literno, in realtà è stata girata nella stazione di Salone lungo la linea Roma-Tivoli e si intravede la locomotiva 735.048 del deposito di Roma Smistamento.

Il ministro della Difesa Giulio Andreotti rifiutò di mettere a disposizione due carri armati, che furono così costruiti in compensato.[2][3]

DistribuzioneModifica

Il film uscì nelle sale cinematografiche italiane il 27 ottobre del 1960, venendo poi esportato nei seguenti paesi:[13]

IncassiModifica

Tutti a casa fu un grande successo, incassando all'epoca £ 1.171.000.000[2][3][6]

CriticaModifica

«Forse il miglior film di Comencini, una delle rare mediazioni felici tra neorealismo e commedia italiana...»

(Morando Morandini[2])

Pochi film hanno parlato unendo sorriso, ironia, pietas e dramma degli eventi bellici riguardanti l'Italia. In questo caso commedia e tragedia sono uniti insieme nel paradosso della guerra e degli eventi storici. Il protagonista è Alberto Sordi, già interprete de La grande guerra (1959) di Monicelli, che torna in divisa, stavolta ai tempi della seconda guerra mondiale, ad impersonare, come sua consuetudine, il volto umano (con pregi e difetti) dell'italiano medio.

Luigi Comencini dirige il film con estrema umanità e verità storica. Tutti a casa è a suo modo un documento, realizzato a meno di venti anni di distanza, della drammaticità dell'8 settembre e dei mesi che seguirono quella data che ha segnato la storia dell'Italia. Tutti a casa offre una duplice chiave di lettura: quella storica, spiegando i fatti (dall'arruolamento forzato nella RSI ai traumi personali) che spinsero molti uomini privi di spirito marziale a trovarsi eroi per caso, a volte contro la propria volontà; e quella metastorica, in cui l'Anabasi del sottotenente Innocenzi attraverso l'Italia è la metafora del percorso di conversione da spettatore passivo di una catastrofe, attento solo a non subirne gli effetti, ad attore partecipe della lotta necessaria per il cambiamento, anche a rischio della propria vita. Con un paradosso fra il titolo del film e la morte dei compagni del protagonista proprio quando sono arrivati a casa.

Manifesti e locandineModifica

La realizzazione dei manifesti e locandine del film fu affidata al pittore cartellonista Enrico De Seta.

CitazioniModifica

L'episodio del treno superaffollato bloccato dal fumo in galleria è una diretta citazione della tragedia del treno 8017.

RiconoscimentiModifica

NoteModifica

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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