Virginio Puecher

Virginio Puecher

Virginio Puecher, all'anagrafe Virginio Puecher Passavalli (Lambrugo, 16 dicembre 1926Milano, 29 dicembre 1990), è stato un regista italiano.

BiografiaModifica

Secondogenito del notaio Giorgio e di Annamaria Gianelli. Il padre, nativo di Como, era di famiglia nobile trentina. Suo fratello maggiore era Giancarlo Puecher, partigiano, arrestato e fucilato a fine 1943 dai miliziani della Repubblica di Salò. A seguito della condanna a morte del fratello Giancarlo, Virginio interruppe gli studi liceali e si rifugiò in Svizzera, mentre il padre venne arrestato e internato nel campo di concentramento di Mauthausen, dove morì il 7 aprile 1945.

Nell’immediato dopoguerra riprese gli studi e si laureò in Filosofia. Nel 1947 sostenne l’esame di ammissione all’Accademia nazionale d'arte drammatica di Roma. Sebbene non accettato, Orazio Costa lo presentò a Giorgio Strehler, che gli consentì di iniziare l’apprendistato teatrale presso l’appena costituito Piccolo Teatro di Milano. Dalla stagione 1947-48 partecipò a vari allestimenti del Piccolo Teatro: come comparsa, come assistente di palcoscenico e anche come assistente alla regia sia di Strehler che di registi ospiti (Orazio Costa, Renato Simoni).

Nel 1951 Virginio Puecher si trasferì a Roma per un impiego presso la Rai come redattore delle trasmissioni culturali della radio e di critico teatrale per il Radiocorriere TV.

Nel 1954 curò, con Barbara Perfilief, una nuova traduzione de Il giardino dei ciliegi di Anton Čechov, che andò in scena, per la regia di Giorgio Strehler, al Piccolo Teatro di Milano a partire dal 13 gennaio 1955. Dalla successiva stagione 1955-56 tornò al Piccolo Teatro con la qualifica di assistente alla regia di Strehler. La prima produzione a cui Puecher collaborò fu El nost Milan di Carlo Bertolazzi, in scena dal 3 dicembre 1955.

L'8 febbraio 1957 debuttò come regista con I vincitori di Pompeo Bettini, tradotto in milanese da Ettore Albini con il titolo La guèra. Lo spettacolo proseguiva il discorso di recupero del teatro dialettale milanese voluto da Strehler[1]. Per la stessa tematica Puecher allestì nel 1960, per la Compagnia Stabile del Teatro Milanese, Il focolare domestico di Carlo Bertolazzi e, per il Piccolo Teatro, L’ereditaa del Felis di Luigi Illica (Premio Internazionale Luigi Illica 1963).

Sino alla stagione 1962-63 Virginio Puecher collaborò sia con il Piccolo Teatro di Milano che con altri organismi teatrali italiani, portando in scena autori contemporanei italiani (Una montagna di carta di Guido Rocca; Come nasce un soggetto cinematografico di Cesare Zavattini; Storia di Pablo di Sergio Velitti, da Il compagno di Cesare Pavese; L’equipaggio della "Zattera" di Alfredo Balducci) e autori contemporanei stranieri (Ritratto di Madonna di Tennesse Williams; Estate e fumo di Tennessee Williams; Una luna per i bastardi di Eugene O'Neill; Brodo di pollo con l’orzo di Arnold Wesker, con Lilla Brignone e Gianni Santuccio, per l’inaugurazione del Teatro Stabile di Bologna il 21 febbraio 1963[2]), senza trascurare i classici (Mercadet l’affarista di Honoré de Balzac, con Tino Buazzelli, Premio San Genesio 1959; Il revisore di Nikolaj Gogol, con Vittorio Sanipoli, Premio San Genesio 1960, per il Teatro Stabile di Genova; Medea di Euripide per l’INDA di Siracusa; La folle giornata ovverossia Il matrimonio di Figaro di Beaumarchais, con Alberto Lionello e Lucilla Morlacchi, per il Teatro Stabile di Genova[3]).

Nel 1964 Puecher presentò L’annaspo di Raffaele Orlando, un omaggio all’amico drammaturgo morto a soli 33 anni[4].

Il 30 novembre 1964, al Piccolo Teatro di Milano, andò in scena la prima di Sul caso J. Robert Oppenheimer, prima esperienza in Italia di regia collettiva: «dialoghi (…) adattati per il teatro da Heinar Kipphardt; traduzione e riduzione di Gigi Lunari; scene filmate di Cioni Carpi; dispositivo scenico di Luciano Damiani; musiche di Fiorenzo Carpi; regia di Virginio Puecher e Fulvio Tolusso; supervisione di Giorgio Strehler.»[5] Interpreti principali: Renato De Carmine, Luciano Alberici, Ottavio Fanfani, Franco Graziosi, Ugo Bologna, Mario Mariani, Corrado Nardi, Antonio Meschini. Si trattava dell’adattamento scenico dell'inchiesta nei confronti di Robert Oppenheimer, considerato il padre della bomba atomica, nell’era del maccartismo e che, come Vita di Galileo di Bertolt Brecht messo in scena da Strehler nell'aprile 1963 (infatti vennero utilizzate le stesse scene[6]), ha per tema «il dilemma della scienza combattuta tra il desiderio di sapere e lo scrupolo morale di acconsentire o di non opporsi all’uso indiscriminato delle sue scoperte.» (dal Programma di sala).

Nel 1965 curò, ancora per il Piccolo Teatro, la regia de La lanzichenecca di Vincenzo Di Mattia, premio IDI 1964, con Arnoldo Foà e Ilaria Occhini[7].

TeatroModifica

Opera liricaModifica

TelevisioneModifica

RadioModifica

NoteModifica

  1. ^ Giorgio Strehler, Appunti di regia dell'Egoista di Bertolazzi, su Piccolo Teatro di Milano.
  2. ^ Il Dramma, n. 318, marzo 1963, p. 81
  3. ^ Enrico Bassano, Il Dramma, n. 304, gennaio 1962, pp. 95-96
  4. ^ Eligio Possenti, Il Dramma, n. 330-331, marzo-aprile 1964, pp.112-113
  5. ^ Ruggero Jacobbi, Sul caso Oppenheimer, Avanti!, 1 dicembre 1964, p. 3
  6. ^ Arturo Lazzari, Regia collettiva per Oppenheimer, l’Unità, 29 novembre 1964
  7. ^ Ruggero Jacobbi, La lanzichenecca: futuro di tutto il genere umano, Avanti!, 23 febbraio 1965, p. 5
  8. ^ Premio San Genesio 1959 a Tino Buazzelli
  9. ^ Premio San Genesio 1960 a Vittorio Sanipoli
  10. ^ Franco Scaglia, Cattaneo oggi, Radiocorriere TV, n. 45, 1969, p. 68

Collegamenti esterniModifica

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