Akira Kurosawa

regista, sceneggiatore, montatore, produttore cinematografico e scrittore giapponese
Akira Kurosawa nel 1953
Statuetta dell'Oscar Oscar onorario 1990

Akira Kurosawa (黒澤 明 e anche 黒沢 明?; Tokyo, 23 marzo 1910Tokyo, 6 settembre 1998) è stato un regista, sceneggiatore, montatore, produttore cinematografico e scrittore giapponese.

Riconosciuto come una delle personalità cinematografiche più significative del XX secolo, è tra i più importanti cineasti giapponesi. Ha ottenuto tra i vari premi ricevuti il Leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1951, la Palma d'oro al Festival di Cannes nel 1980, il Leone d'oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia nel 1982 e l'Oscar alla carriera nel 1990.[1]

BiografiaModifica

Formazione (1910-1936)Modifica

Kurosawa nacque a Ōimachi nel distretto Ōmori di Tokyo. Il padre Isamu (1864–1948) era il discendente di una nobile famiglia della prefettura di Akita che annoverava fra gli antenati il celebre samurai Sadatō Abe (1015-1062); fu tra i primi laureati dell'Accademia Imperiale Toyama e un apprezzatissimo insegnante di arti marziali; la madre Shima (1870–1952) proveniva da una famiglia di mercanti di Osaka. Akira fu l'ultimo di otto fratelli. Il regista nella sua autobiografia[2] ricorda l'influenza che il padre esercitò su di lui: oltre a promuovere l'esercizio fisico - Akira era il capitano del club di kendo della sua scuola - Isamu Kurosawa era aperto alle tradizioni occidentali, considerava il teatro e il cinema educativamente preziosi e Akira vide i suoi primi film all'età di sei anni. Grazie a un insegnante di scuola elementare, il signor Tachikawa, fu incoraggiato nella passione per il disegno. Alla scuola elementare incontra anche un amico che gli sarà caro per tutta la vita, Keinosuke Uegasa, che diventerà scrittore e collaborerà ad alcuni suoi film. Un'altra importante influsso sulla sua formazione lo esercitò Heigo, il fratello più grande di quattro anni. Con lui scoprì il piacere di discutere di letteratura e l'amore per i grandi classici giapponesi ma anche occidentali come Shakespeare e Dostoievkij. All'inizio degli anni Venti Heigo trovò lavoro come Benshi nelle sale cinematografiche di Tokyo. Akira inizierà a formarsi una eccellente cultura cinematografica vedendo tutti i film importanti segnalatigli dal fratello. Ma l'avvento del cinema sonoro mise in crisi il lavoro di commentatore dei film muti e Heigo si suicidò nel 1933 all'età di ventotto anni.[3].

 
Poster del film I sette samurai del 1954, uno dei film più noti del regista

Assistente regista (1936-1942)Modifica

Nel 1935, Akira che ormai cominciava a pensare di non avere futuro come pittore, lesse sul giornale che lo studio cinematografico Photo Chemical Laboratories, noto come P.C.L. (che in seguito divenne il grande studio Toho), assumeva assistenti alla regia. Partecipò alle prove e fu assunto. Durante i suoi cinque anni come aiuto regista, lavorò con numerosi registi, ma la figura di gran lunga più importante per lo sviluppo del suo talento fu Kajirō Yamamoto. Dei suoi 24 film come assistente, 17 furono di Yamamoto che lo promosse da terzo assistente alla regia a vicedirettore dopo un anno. L'ultimo film in cui Kurosawa fu assistente di Yamamoto fu Horse (Uma, 1941). Yamamoto consigliò a Kurosawa che un buon regista doveva padroneggiare la sceneggiatura e Kurosawa si rese presto conto che i potenziali guadagni dalle sue sceneggiature erano molto più alti di quelli che gli venivano pagati come aiuto regista. In seguito scrisse le sceneggiature di quasi tutti i suoi film e spesso fornì sceneggiature ad altri registi.[4]

Primi film fino al successo internazionale (1942-1951)Modifica

Kurosawa cercò una storia adatta ad avviare la sua carriera da regista. Verso la fine del 1942, circa un anno dopo l'attacco giapponese a Pearl Harbor, il romanziere Tsuneo Tomita pubblicò il suo romanzo di judo ispirato a Musashi Miyamoto, Kurosawa convinse la Toho di assicurarsi i diritti del film e iniziò le riprese. La produzione procedette senza intoppi, ma il film incontrò le resistenza dell’ufficio di censura: l'intervento del regista Yasujirō Ozu fu determinante affinché fosse accettato. Sanshiro Sugata fu un successo sia critico che commerciale. Il film successivo ebbe come tema le lavoratrici di guerra: l'attrice che interpretava il capo delle operaie della fabbrica, Yōko Yaguchi divenne la moglie del regista nel 1945. Poco prima del matrimonio, Kurosawa fu convinto dallo studio a dirigere un sequel del suo film d'esordio, Sanshiro Sugata Parte II. Dopo la guerra il primo film realizzato Non rimpiango la mia giovinezza (1946), Il successivo, Una meravigliosa domenica, fu presentato per la prima volta nel luglio del 1947 ed ebbe recensioni contrastanti. Fu la prima collaborazione con l’attore Toshiro Mifune. L'Angelo ubriaco è considerato il primo grande lavoro del regista. Kurosawa, con il produttore Sōjirō Motoki e i colleghi registi e amici Kajiro Yamamoto, Mikio Naruse e Senkichi Taniguchi, formarono una nuova unità di produzione indipendente chiamata Film Art Association (Eiga Geijutsu Kyōkai). Per il primo film per gli studi Daiei, Kurosawa scelse una commedia contemporanea di Kazuo Kikuta e, insieme a Taniguchi, l'adattò per lo schermo, Il duello silenzioso. Nelle sale nel marzo del 1949 fu un successo al botteghino. Il suo secondo film del 1949, prodotto anche dalla Film Art Association e distribuito da Shintoho, fu Cane randagio, un film poliziesco. Fu la prima collaborazione del regista con lo sceneggiatore Ryuzo Kikushima, che in seguito avrebbe contribuito alla sceneggiatura di altri otto film di Kurosawa. Scandalo (Shubun) uscì nell'aprile del 1950. Kurosawa fu avvicinato dagli studi di Daiei per fare un altro film per loro. Le riprese di Rashomon iniziarono il 7 luglio 1950 e, dopo un lungo lavoro di localizzazione nella foresta vergine di Nara, terminarono il 17 agosto. il film finito fu presentato per la prima volta al Teatro Imperiale di Tokyo il 25 agosto. Il film in Giappone fu accolto da recensioni tiepide, ma ottenne il Leone d'oro alla mostra cinematografica di Venezia.[5].

«Rashomon fu la porta attraverso la quale entrai nel mondo del cinema internazionale.»

(Akira Kurosawa, L'ultimo samurai, p.247)

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Produzione cinematografica dal 1951 al 1970Modifica

«“Certi critici dividono le mie opere in due categorie (sempre questa mania di schematizzare): film in costume (Jidai geki) e film contemporanei (Gendai geki). Personalmente non vedo differenze tra queste due “categorie”. È il soggetto che impone la forma in cui verrà trattato. Alcuni li si può svolgere meglio e con più libertà ambientandoli nel passato. È il caso di Barbarossa che descrive la miseria del Giappone odierno alla stessa stregua di Dodes'ka-den. In un Jidai geki è più facile sottrarsi ai ricatti della censura produttiva e distributiva. In genere dopo un film moderno, soprattutto se impegnativo, sento l'esigenza di cambiare aria e mi cimento con soggetti più avventurosi e disinvolti (dopo Vivere ho girato I sette samurai). Il genere storico offre altri vantaggi: la spettacolarità, l'avventura, elementi essenziali al cinema, ne costituiscono lo charme. In un film sul presente l’elemento avventuroso si colloca su un piano, come dire, metafisico, o morale, o sociale, mentre nel genere storico è azione, spettacolo puro. Io amo il cinema d'azione, mi piace raccontare storie.»

(Koichi Yamada, L'Empereur: entrétiens avec Kurosawa Akira (Intervista ad Akira Kurosawa), in Cahiers du Cinéma, n. 182, settembre 1966, pp. 34-42)

Infatti nella produzione del regista si alternano film moderni e film in costume. Dopo aver girato L'idiota e Vivere torna ad esplorare i secoli bui del medioevo giapponese e nel 1954 gira quello che può essere considerato il suo capolavoro epico I sette samurai. Diresse anche molti adattamenti di classici della letteratura occidentale, come gìà L'idiota, tratto dal romanzo omonimo di Fëdor Dostoevskij, I bassifondi sarà tratto dal romanzo di Maksim Gorkij; Anatomia di un rapimento da Due colpi in uno dello scrittore statunitense Ed McBain.

Nel 1970, insieme a Masaki Kobayashi, Kon Ichikawa e Keisuke Kinoshita, fondò la casa di produzione indipendente Yonki-no-Kai. L'unico film prodotto dalla società fu Dodes'ka-den, film a episodi incentrati sui disadattati e gli emarginati della società giapponese, che purtroppo non fu apprezzato.[6]

Ultima stagione (1975-1998)Modifica

Dopo l'insuccesso di Dodes'ka-den e il tentativo fallito di lavorare su un progetto di Hollywood, Tora! Tora! Tora! durante il quale la 20th Century Fox lo rimpiazzò con Kinji Fukasaku, Kurosawa attraversò un periodo di profonda depressione. Riuscì ad uscirne grazie alla proposta ricevuta nel 1972 dal regista russo Sergej Gherasimov di girare un film in Unione Sovietica. Fu così che nacque l'idea per Dersu Uzala, ambientato in Siberia nei primi anni del XX secolo. Seguirà Kagemusha - L'ombra del guerriero (coprodotto da Francis Ford Coppola e George Lucas), il sosia di un nobile medievale che prenderà possesso della sua identità, che si aggiudicò la Palma d'oro ex aequo con All That Jazz - Lo spettacolo comincia; Ran, prodotto con la Francia, che divenne un vero e proprio successo internazionale. Gli ultimi film del regista sono opere intime, familiari, spesso autobiografiche: Sogni, Rapsodia in agosto e Madadayo - Il compleanno.[7][8] Kurosawa continuò a scrivere e dirigere film fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1998. La sua tomba si trova a Kamakura presso il cimitero del tempio buddista An'yō-in.[9][10]

Oriente e OccidenteModifica

Carattere peculiare della poetica di Kurosawa è la convivenza tra la tradizione culturale giapponese e l’influenza della cultura occidentale:

  • Tradizione culturale giapponese: tutta l'educazione di Kurosawa avviene nell'ambito della cultura giapponese, la sua famiglia discende da antichi samurai e il padre, severo custode del galateo dei samurai,[11] ne trasmette al figlio valori e etica. Frequenta la scuola di kendo divenendo molto bravo; da bambino assiste spesso e con grande interesse agli spettacoli teatrali dei cantastorie e più grande quelli del teatro Kabuki e che formano il suo gusto estetico. Legge e conosce in modo approfondito i classici della letteratura e della poesia giapponese.[12]
  • Influenza della cultura occidentale: molti suoi film, pur essendo giapponesi nello stile, hanno derivazioni europee e si ispirano a Fëdor Dostoevskij e a Pirandello, alla tragedia greca e ai dramma shakespeariani; altri nascono in collaborazione con stranieri (Dersu Uzala è una coproduzione nippo-sovietica, Kagemusha e Sogni sono stati realizzati grazie all’intervento del cinema statunitense); nei film in costume l’azione è condotta secondo i ritmi tipici del film d’avventura americano e Kurosawa dichiara più volte di considerare John Ford un grande maestro.[13]

Influenze su altri registiModifica

La fortezza nascosta ha avuto una notevole influenza su George Lucas per la creazione della saga di Star Wars; I sette samurai fu rielaborato nel western I magnifici sette, e La sfida del samurai, fornì la base per il primo spaghetti-western di Sergio Leone con Clint Eastwood, Per un pugno di dollari.

FilmografiaModifica

Premi e riconoscimentiModifica

Premio OscarModifica

Mostra del cinema di VeneziaModifica

Festival di CannesModifica

Festival di BerlinoModifica

David di DonatelloModifica

Nastri d'argentoModifica

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
  Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— Italia, 28 febbraio 1986[14]
  Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— Italia, 23 giugno 1981[15]
  Premio Kyōto per le arti e la filosofia (Giappone)
— 1994

NoteModifica

  1. ^ Gianni Rondolino, Manuale di storia del cinema, UTET, Torino 2010, pp. 440-444
  2. ^ Autobiografia fino al 1951 di Akira Kurosawa, Gama No Abura: Jiden No Yo (Olio di rospo: qualcosa come un'autobiografia), Tōkyō : Iwanami Shoten, 1981; tradotto prima da Audie Bock per l'editore newyorkese Knopf col titolo Something Like an Autobiography (1982) e poi in italiano da Roberto Buffagni con il titolo L'ultimo samurai. Quasi un'autobiografia, editore Baldini-Castoldi, Milano 1995. Più recentemente il libro è stato pubblicato nella traduzione di Anna Pensante col titolo Un'autobiografia o quasi, collana Sol levante n. 63, editrice LUNI, ISBN: 9788879846066.
  3. ^ L'ultimo samurai. Quasi un'autobiografia, da pag. 23 a pag. 130.
  4. ^ L'ultimo samurai. Quasi un'autobiografia, da pag. 128 a pag. 170.
  5. ^ L'ultimo samurai. Quasi un'autobiografia, da pag. 171 a pag. 248.
  6. ^ Aldo Tassone, Akira Kurosawa, Il Castoro Cinema, Firenze 1981, pp. 47-83
  7. ^ Aldo Tassone, Akira Kurosawa, Il Castoro Cinema, Firenze 1994
  8. ^ D. Richie, J. Mellen, The films of Akira Kurosawa, Berkeley 1996
  9. ^ S. Galbraith, The emperor and the wolf: the lives and films of Akira Kurosawa and Toshiro Mifune, London 2002
  10. ^ H. Niogret, Akira Kurosawa, Paris 1995.
  11. ^ Akira Kurosawa, Un'autobiografia o quasi, pp. 72-76
  12. ^ Akira Kurosawa, Un'autobiografia o quasi, pp. 60-66
  13. ^ Fernaldo Di Giammatteo, Storia del cinema (Capitolo Il cinema del Sol Levante), Marsilio, Venezia 2002 ISBN: 8831780654.
  14. ^ Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana Sig. Akira Kurosawa, su quirinale.it. URL consultato il 12 novembre 2010.
  15. ^ Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana Sig. Akira Kurosawa, su quirinale.it. URL consultato il 12 novembre 2010.

BibliografiaModifica

  • Akira Kurosawa, Volare, traduzione di Hideyuki Miyakawa, Torino, EGA, 1992, ISBN 88-7670-153-2.
  • Aldo Tassone, Akira Kurosawa, Milano, Il Castoro Cinema, 1994, ISBN 88-8033-015-2.
  • Akira Kurosawa, L'ultimo samurai. Quasi un'autobiografia, a cura di Aldo Tassone, traduzione di Roberto Buffagni, Milano, Baldini&Castoldi, 1995, ISBN 88-8089-850-7.
  • Akira Kurosawa, Un'autobiografia o quasi, traduzione di Anna Pensante, collana Sol levante n. 63, editrice LUNI, Milano 2018, ISBN: 9788879846066.
  • Gian Piero Brunetta (a cura di), Akira Kurosawa. Radici e ponti, ETR Edizioni, Firenze 1988.

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