L'allenatore nel pallone 2

film del 2008 diretto da Sergio Martino
L'allenatore nel pallone 2
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Locandina del film
Lingua originaleitaliano
Paese di produzioneItalia
Anno2008
Durata101 min
Generecommedia, sportivo
RegiaSergio Martino
SoggettoLuca Biglione, Romolo Guerrieri, Sergio Martino, Luciano Martino e Franco Verucci
SceneggiaturaLino Banfi, Luca Biglione, Riccardo Cassini, Romolo Guerrieri, Sergio Martino e Franco Verucci
ProduttoreMino Loy, Luciano Martino, Marco Poccioni e Marco Valsania
Casa di produzioneDania Film, Rodeo Drive
Distribuzione in italianoMedusa Film
FotografiaBruno Cascio e Giancarlo Ferrando
MontaggioAlberto Moriani, Eugenio Alabiso e Alessandro Cerquetti
Effetti specialiPasquale Di Viccaro, Stefano Marinoni, Federica Nisi e Paola Trisoglio
MusicheAmedeo Minghi
ScenografiaFabio Vitale
CostumiValentina Di Palma
Interpreti e personaggi

L'allenatore nel pallone 2 è un film italiano del 2008 diretto da Sergio Martino.

Il film è il sequel de L'allenatore nel pallone (1984).

TramaModifica

Oronzo Canà, ritiratosi dal mondo del calcio, gestisce un'azienda olearia insieme alla moglie Mara e alla figlia Michelina, che, sposatasi con Fedele, gli ha dato il nipote Oronzino, piccolo genio dell'informatica.

Intanto la Società Sportiva Longobarda, la vecchia squadra del tecnico, ritorna in Serie A dopo molti anni, ripescata a seguito dell'esclusione di un'altra squadra, e per l'occasione Canà è invitato, come ospite, a "Sky Calcio Show" con Ilaria D'Amico: qui l'allenatore, dopo aver ricevuto la notizia della morte di Crisantemi, calciatore della Longobarda ai tempi d'oro, rivela il motivo per cui, anni prima, venne esonerato pur avendo salvato la squadra dalla retrocessione in Serie B: raggiungendo la salvezza aveva disubbidito all'ordine dell'allora presidente, il Commendator Borlotti, che voleva far retrocedere la squadra poiché i costi di gestione nella massima serie erano troppo elevati. La dichiarazione getta fango su Willy Borlotti, figlio del commendatore e nuovo presidente, il quale, per ritrovare un'immagine onesta, assume nuovamente Canà che così a distanza di oltre 20 anni torna in panchina.

I dirigenti della società promettono di acquistare Samuel, Ballack e Robinho, ma alla fine riescono ad acquistare solamente il giapponese Ken Kiku, che si rivela inizialmente molto imbranato; l'ingaggio del giocatore (il cui cognome, in lingua nipponica, significa "portatore di crisantemi") causa un crollo nel valore delle azioni. Nonostante la promessa di avere 6 punti nelle prime quattro partite, il campionato inizia male per la Longobarda, che subisce 4 sconfitte consecutive: 6-0 dalla Roma, 4-0 dall'Inter, 4-2 dal Milan (dopo essere andati in vantaggio di due gol) e 2-0 dalla Juventus. Kiku realizza ben 3 autogol, segnando nella porta giusta solo contro i rossoneri. Dopo la sconfitta con i torinesi, Canà viene colpito in fronte da una bottiglia lanciata dai tifosi e salta la partita successiva, in cui la squadra ottiene la prima vittoria (e i promessi 6 punti, ma in testa). Rientrato in panchina, grazie anche agli schemi studiati dal nipote, Canà trova un'impronta tattica vincente ("modulo a farfalla"); la Longobarda arriva a vincere 4 gare di fila, portandosi all'undicesimo posto con 18 punti. Ospite a Controcampo, l'allenatore ammette di voler raggiungere un posto in classifica più alto, ma durante la trasmissione giunge la notizia che i giocatori Burrai e Luisini, tra i protagonisti della risalita, sono risultati positivi al doping, ricevendo 6 mesi di squalifica. La Longobarda ricade in crisi, non ottenendo alcun punto e ritrovandosi quartultima prima della pausa natalizia, durante la quale Ramenko e il socio si recano in Russia per "sbloccare capitali".

Dopo essere stato frodato da Salvatore, un amico di Fedele che lo aveva convinto a recarsi in Germania promettendogli l'acquisto di Luca Toni, al quale in realtà ha fatto firmare un contratto per l'affitto di una casa sul lago di Garda, l'allenatore ritrova Andrea Bergonzoni, lo storico mediatore ed osservatore di fiducia della Longobarda ai tempi d'oro. Grazie ai suoi consigli, Oronzo riesce ad acquistare Brambilla e Pagnotta, due vecchi calciatori ancora in forma, e il giovane brasiliano Caninho, venuto in Italia per cercare suo padre, che sa essere un allenatore sportivo italiano. Oronzo, quindi, scopre che potrebbe essere lui stesso il padre del ragazzo. Il brasiliano è figlio di Estella, una ballerina conosciuta anni prima con la quale aveva avuto una tresca durante il famoso viaggio in Brasile, dal quale Canà riportò l'indimenticabile Aristoteles. La notizia attira l'interesse dell'invadente giornalista Gioia Desideri, la quale strappa una confessione a Canà e pubblica lo scoop. Il rendimento di Caninho ne risente, e la moglie Mara accusa Oronzo di averla tradita.

A risolvere le polemiche è l'intervento di Estella, la quale rivela che Caninho è sì figlio di un allenatore italiano, ma di pallacanestro, e che non ha mai avuto rapporti con il tecnico pugliese. All'ultima giornata di campionato la Longobarda affronta la Marchigiana, altra squadra neopromossa, con la necessità di vincere per conquistare la salvezza. All'intervallo, la Marchigiana è in vantaggio per 2-0. A questo punto Canà scopre che i due giocatori Eliot e Renda hanno venduto la partita e, infuriato, li sostituisce con Brambilla e Caninho. Nel secondo tempo il brasiliano realizza una tripletta che porta la Longobarda a rimontare, a vincere l'incontro e a salvarsi. Canà è quindi portato in trionfo da amici, tifosi e parenti, proprio come tanti anni prima.

ProduzioneModifica

CastModifica

Nel film Lino Banfi torna al cinema dopo sedici anni di assenza, nel ruolo dell'allenatore di calcio Oronzo Canà interpretato 24 anni prima. Partecipano inoltre numerosi personaggi del calcio italiano, tra i quali: Francesco Totti, Alessandro Del Piero, Gianluigi Buffon, Luca Toni, Marco Amelia, Fabio Galante, Giancarlo Antognoni, Roberto Pruzzo e Ciccio Graziani (questi ultimi due già apparsi nel primo film assieme a Carlo Ancelotti). Il massaggiatore della Longobarda è lo stesso attore (Dino Cassio) che nel film originale del 1984 interpretava la parte del capostazione.

DistribuzioneModifica

Girato per la maggior parte nella zona di Viterbo nell'estate del 2007, il film è uscito nelle sale l'11 Gennaio 2008 e ha incassato in tutto 7 648 000 euro.[1]

Colonna sonoraModifica

La colonna sonora del film è stata composta da Amedeo Minghi. Minghi e Lino Banfi hanno inciso insieme la canzone La marcia di Oronzo, che accompagna i titoli di testa. Questa canzone è presente nell'album di Minghi Il signor sauli non vi lascia mai soli.

CuriositàModifica

  • Tra le squadre immaginarie del film, oltre alla Longobarda, è presente la Marchigiana, già squadra protagonista del film di Sergio Martino del 1985 Mezzo destro mezzo sinistro - 2 calciatori senza pallone. Viene inoltre citata la Juliana, protagonista della fiction Rai del 2006 L'ultimo rigore 2 anch'essa diretta da Sergio Martino.[2]
  • È stata l'ultima apparizione cinematografica di Giuliana Calandra, morta nel 2018.[3]
  • Lo Stadio della Longobarda è quello è lo Stadio Renato Fioravanti (ex Stadio dell’Olivo), situato in Via dell’Olivo a Tuscania (Viterbo) mentre il campo sportivo nel quale Oronzo Canà vede per la prima volta giocare Caninho (che lui crede essere suo figlio) è lo Stadio Comunale di Montefiascone (Viterbo), in Via Contadini cosi come Il convento nel quale viene accolto Caninho, arrivato in Italia per cercare il padre che non ha mai conosciuto, fa ancora parte dell’Hotel Domus La Quercia di Viterbo (che ha sede in Viale Fiume), un tempo monastero adiacente al santuario di Santa Maria della Quercia.[4]

NoteModifica

  1. ^ Scheda su MyMovies.it
  2. ^ http://fatti-italiani.it/l'allenatore_nel_pallone_2[collegamento interrotto]
  3. ^ Addio a Giuliana Calandra, storica moglie di Oronzo Caná in "L'allenatore nel pallone", su itasportpress.it, 26 novembre 2018.
  4. ^ Location verificate di L'allenatore nel Pallone 2, su davinotti.com.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica