Gallerie dell'Accademia

museo italiano
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Gallerie dell'Accademia
Accademia (Venice).jpg
Il portale d'ingresso delle Gallerie
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàVenezia
IndirizzoCampo della Carità, Dorsoduro
Caratteristiche
TipoPittura, Scultura
Apertura1750
DirettorePaola Marini
Visitatori210 149[1] (2013)
Sito web

Coordinate: 45°25′52.48″N 12°19′40.73″E / 45.431245°N 12.32798°E45.431245; 12.32798

La Tempesta di Giorgione (1507-1508)

Le Gallerie dell'Accademia di Venezia sono un museo statale, che raccoglie la migliore collezione di arte veneziana e veneta, soprattutto legata ai dipinti del periodo che va dal XIV al XVIII secolo.

Tra i maggiori artisti rappresentati figurano Tintoretto, Tiziano, Canaletto[2] Giorgione e Giovanni Bellini, Vittore Carpaccio e Veronese, Vi si conservano anche altre forme d'arte come sculture e disegni, tra i quali il celeberrimo Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci (esposto solo in particolari occasioni).

Le Gallerie si trovano nel sestiere di Dorsoduro, ai piedi del Ponte dell'Accademia, in quello che era fino all'inizio del XIX secolo il vasto complesso formato dalla chiesa di Santa Maria della Carità, dal convento dei Canonici Lateranensi e dalla Scuola Grande di Santa Maria della Carità (l'ingresso è per il portale di quest'ultima). Prendono il nome dall'Accademia di Belle Arti, che le ha aperte nel 1817 e ne ha condiviso la sede fino al 2004.

Nel 2013 il complesso delle gallerie dell'Accademia e di palazzo Grimani sono stati il ventottesimo sito statale italiano più visitato, con 210.149 visitatori e un introito lordo totale di 1.834.320 Euro[1].

Indice

Il complesso di Santa Maria della CaritàModifica

Chiesa e conventoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria della Carità (Venezia).

Costruiti nel XII secolo, chiesa e convento ospitarono a partire dal secolo successivo una Scuola di Battuti per riceverne un sostegno economico. Nel XV secolo le rendite aumentarono grazie al sostegno del veneziano papa Eugenio IV, permettendo di rinnovare ed ampliare ulteriormente gli edifici.

Il complesso fiorì anche nel secolo successivo, tanto da affidare ad Andrea Palladio un progetto molto ambizioso per il convento, mai completato. L'incendio del 1630 segna invece l'avviata decadenza, culminata nel 1744 nel crollo del campanile.

Nel 1768 l'ordine dei Canonici Lateranensi fu soppresso e la chiesa venne chiusa nel 1806.

La Scuola Grande di Santa Maria della CaritàModifica

 
La Presentazione di Maria al Tempio, dipinta da Tiziano per la Sala dell'Albergo della Scuola.

La Scuola della Carità fondata nel 1260 fu una delle prime Scuole Grandi (cioè dei Battuti). Ospitata prima nella chiesa di San Leonardo, quindi alla Giudecca, già nel 1261[3] aveva ottenuto spazi in questo convento. Come le altre scuole aveva compiti di mutuo soccorso e di carità verso i poveri, che coltivava anche mediante investimenti oculati delle somme versate dai confratelli e dalla Repubblica.

Grazie alle sue ricchezze la confraternita poté aiutare a più riprese i Canonici acquistandone delle proprietà, come il terreno sul quale a partire dal 1344 costruì la propria sede definitiva. L'entrata rimase tuttavia in comune con il convento, ed era la porta tuttora presente a sinistra dell'ingresso attuale e decorata da edicole gotiche con i santi protettori della scuola. Internamente si arricchì di un soffitto a cassettoni nella sala capitolare (XV secolo, conservato) e di numerosi dipinti. Fra i più importanti due opere esposte nella collocazione originale (ex Sala dell'Albergo della Scuola): la Presentazione di Maria al Tempio di Tiziano (1538) ed il Trittico della Madonna della Carità di Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna (1480); le altre due opere della serie, lo Sposalizio della Vergine di Giampietro Silvio e l'Annunciazione di Girolamo Dente, si trovano invece oggi nella parrocchiale di Mason Vicentino[4].

Intorno al 1760 Bernardino Maccaruzzi e Giorgio Massari apportarono modifiche sia internamente che esternamente, con la completa sostituzione della precedente facciata gotica e l'apertura del portale sul campo (la facciata acquisirà l'aspetto attuale nel 1830). Sebbene ancora prospera, anche la Scuola subì la soppressione nel 1806.

Storia delle GallerieModifica

Fin dalla fondazione (1750) l'Accademia acquisiva opere d'arte con finalità didattiche e di restauro. Con la caduta della Serenissima (1797) e il trattato di Presburgo (dicembre 1805), Venezia entrò nell'orbita francese divenendo una delle province del Regno Italico creato da Napoleone. Fu in questo periodo che numerosi decreti portarono alla chiusura di tutti i palazzi pubblici, alla soppressione di monasteri e conventi, alla soppressione di circa 40 parrocchie e circa 200 edifici di culto, nonché alla demolizione di molti altri[4]. Gli oggetti d'arte che non presero la via della dispersione (molti finirono al principale museo del regno dopo il Louvre, Brera), vennero raccolti all'Accademia, con finalità essenzialmente didattiche per gli studenti d'arte[4].

La sede originale della raccolta era il Fonteghetto della Farina, ma in seguito la disponibilità di edifici passati alle autorità dopo le soppressioni fece optare, nel 1807, per il convento dei Canonici Lateranensi, la chiesa e la Scuola della Carità[4]. La sistemazione di un complesso di edifici così vario fu accolta con perplessità da parte degli accademici, soprattutto per le enormi spese che avrebbe comportato il trasferimento e l'adattamento, ma la decisione governativa non mutò. Così vennero avviati profondi lavori incaricando il cattedratico Giannantonio Selva e l'allievo Francesco Lazzari: la chiesa fu suddivisa in ambienti, sia in orizzontale che in verticale eliminando tutti gli altari e gli arredi; il piano inferiore fu diviso in cinque grandi ambienti destinati alla scuola, mentre in quello superiore furono ricavati due grandi saloni illuminati da lucernari e riservati all'esposizione delle opere d'arte; furono invece murate le originarie finestre gotiche della chiesa. Inoltre il convento perse parte dell'impianto palladiano per consentire la costruzione di nuove ali (1834), la facciata fu rifatta dal Lazzari (1830) e l'atrio della Scuola fu modificato[4].

Il primo nucleo della collezione comprendeva anche i saggi degli allievi ed una raccolta di gessi (da cui il nome al plurale "Gallerie"), e fu esposto con successo nel 1817[5]. La raccolta si arricchì di dipinti riportati dalla Francia sconfitta e soprattutto dei lasciti di grandi collezionisti. Ulteriori acquisizioni si ebbero al passaggio delle Gallerie allo Stato (1879) e sono continuate anche in seguito. La divisione tra la scuola d'arte e il museo fu avviata nel 1870 e ultimata solo nel 1882. Un primo riordino della pinacoteca, con l'eliminazione dei quadri dell'Ottocento, si ebbe nel 1895 sotto la direzione di Giulio Cantalamessa: gli esigui esempi di scuole non venete vennero raccolti e il resto dei dipinti ordinati in maniera cronologica; i grandi cicli di teleri furono riuniti nei due saloni della chiesa della Carità (Storie di sant'Orsola del Carpaccio e i Miracoli della reliquia della vera croce di artisti vari); la Presentazione di Maria al Tempio di Tiziano fu infine collocata nella Sala dell'Albergo della Scuola, affinché tornasse nel contesto originale per cui era stata ideata[6].

Durante la prima guerra mondiale i dipinti più importanti furono rifugiati a Firenze, tornando agli inizi degli anni venti e mettendo in luce l'esigenza di una riorganizzazione. Nel 1923 si volle recuperare parzialmente l'aula absidata della chiesa, eliminando gli ambienti destinati ai teleri quattrocenteschi, ripristinando il soffitto a capriate e le finestre gotiche; le Storie di sant'Orsola vennero spostate nella sala che ancora oggi le conserva, mentre rimase solo il ciclo dei Miracoli. Nello stesso periodo l'Assunta lasciò il museo per tornare sull'altare maggiore dei Frari. Le residue opere ottocentesche vennero date alla Ca' Pesaro, mentre molte opere di scuole straniere furono spostate alla Galleria Franchetti presso la Ca' d' Oro[7].

Durante l'ultimo conflitto i capolavori veneziani vennero protetti in vari depositi decentrati, tra cui la rocca di Sassocorvaro. Nel 1944-1949 furono eseguiti ulteriori lavori di ammodernamento secondo i più recenti principi museografici, predisponendo, sotto la direzione di Vittorio Moschini, una ristrutturazione e un'aggiunta di un nuovo edificio collegato alle sale ottocentesche, opere di cui si occupò Carlo Scarpa. Solo nel 1960 tale intervento poté dirsi definitivamente concluso, con un diradamento delle opere, l'eliminazione dei falsi storici e una maggiore attenzione ai materiali utilizzati[8].

Sotto la direzione di Francesco Valcanover, tra il 1961 e il 1967, furono aggiornati gli impianti e i servizi. Inoltre fu risistemata la collezione grafica all'ultimo piano, in ambienti appositamente climatizzati. In tempi più recenti è stato aperto un nuovo deposito all'ultimo piano dell'edificio di Palladio, e si è provveduto a una generale revisione degli allestimenti[8]. Nel periodo 2001 - 2003 gli ambienti della Galleria sono stati al centro di un progetto di illuminazione e ampliamento delle aree espositive. Alcuni di questi interventi sono stati realizzati anche grazie ai fondi del Gioco del Lotto, in base a quanto regolato dalla legge 662/96[9].

La collezioniModifica

La collezione oggi può essere divisa in opere da sempre in Santa Maria della Carità e nella sua Scuola, dalle opere raccolte durante le soppressioni, da un numero esiguo di lavori degli accademici qui trasferiti dalla vecchia sede, da opere acquistate appositamente (come la collezione di gessi dell'abate Farsetti, 1805) e altre infine arrivate tramite legati. Tra quelli più antichi si ricordano quelli di Girolamo Molin (1816), che fruttò varie opere di primitivi veneziani, quello di Felicita Reiner (1833, formalizzata solo nel 1850), che fruttò opere di Piero della Francesca (San Girolamo e il donatore Girolamo Amadi) e Giovanni Bellini (Madonna col Bambino tra le sante Caterina e Maria Maddalena), o quella di Girolamo Contarini (1838), che comprendeva 180 opere tra cui la Madonna degli Alberetti e le Quattro allegorie sempre del Bellini, nonché sei dipinti di Pietro Longhi[5]. La collezione grafica si formò dal 1822 con l'acquisto della raccolta di Giuseppe Bossi, comprendente più di tremila pezzi tra cui il famoso Uomo vitruviano ed esempi di scuola lombarda, ligure, bolognese, toscana, romana, francese, tedesca e fiamminga[5].

Nell'Ottecento l'orientamento prevalente verso la pittura veneta era visto come un deficit e una serie di scambi con istituzioni simili cercò di colmare alcune lacune. In realtà, dopo che il fine didattico decadde, tale diversità fu finalmente vista come una cosa peculiare da valorizzare e rafforzare[5].

A metà dell'Ottocento Francesco Giuseppe acquistò per la galleria opere come il San Giorgio del Mantegna, il Ritratto di giovane di Hans Memling, la Vecchia di Giorgione. Sotto la direzione di Cantalamessa entrarono la Madonna col Bambino di Cosmè Tura, la Sacra conversazione di Palma il Vecchio e due lavori giovanili di Giambattista Tiepolo. La direzione di Gino Fogolari (dal 1905) assicurò al museo altri fondamentali capolavori, come la Tempesta di Giorgione e lavori di Luca Giordano e Bernardo Strozzi[6]. Dopo la pausa dei conflitti mondiali riprese l'acquisizione di nuove opere: nel 1949 Guido Cagnola donò un quaderno di schizzi del Canaletto, mentre negli anni settanta arrivarono opere di Francesco Guardi e Alessandro Longhi. All'inizio degli anni ottanta Valcanover rivendicò una trentina di opere recuperate da Rodolfo Siviero in Germania e in altri paesi, che ancora si trovavano nei depositi di palazzo Pitti a Firenze: tuttavia riuscì a ottenere solo otto dipinti, tra cui lavori di Giovanni Antonio Guardi, Canaletto e Sebastiano Ricci[8].

Le opere maggioriModifica

;Paolo Veneziano
Lorenzo Veneziano
  • Polittico Lion, 1357
Jacobello Alberegno
Niccolò di Pietro
  • Madonna in trono col Bambino e devoti, 1394
Jacobello del Fiore
  • Incoronazione di Maria in Paradiso, 1438
Piero della Francesca
Michele Giambono
  • Incoronazione della Vergine in Paradiso, 1447-1448
Cosmè Tura
Bartolomeo Vivarini
Antonio Vivarini
  • Trittico della Madonna della Carità di Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna, 1480
Alvise Vivarini
Carlo Crivelli
Gentile Bellini
Andrea Mantegna
Giovanni Bellini
Hans Memling
  • Ritratto di giovane uomo, 1480 circa
Vittore Carpaccio
Leonardo da Vinci
Antonello da Messina
  • Annunciata, 1485-1535 circa
Cima da Conegliano
Giovanni Mansueti
  • Guarigione miracolosa della figlia di Benvegnudo , 1502
Giorgione
Sebastiano del Piombo
  • I quattro santi" , 1508 circa
Marco Basaiti
  • Vocazione dei figli di Zebedeo" , 1510
Giovanni Gerolamo Savoldo
  • I santi Antonio abate e Paolo eremita", 1520
  • Annunciazione", 1540 circa
Moretto
Jacopo Palma il Vecchio
  • Sacra conversazione, 1523-1525
Lorenzo Lotto
Il Pordenone
  • Il Beato Lorenzo Giustiniani tra due canonici e i Santi Ludovico da Tolosa, Francesco, Bernardino e Giovanni Battista, 1532
Paris Bordone
  • La consegna dell'anello al Doge, 1534
Tiziano
Tintoretto
Jacopo Bassano
  • Adorazione dei pastori, 1545 circa
  • San Girolamo, 1556
Paolo Veronese
Domenico Fetti
Johann Liss
  • Sacrificio di Isacco, 1625 - 1626
Bernardo Strozzi
  • Convito in casa di Simone" , 1635-1640
Luca Giordano
Francesco Maffei
  • Perseo mozza il capo a Medusa , 1660 circa
Fra' Galgario
  • Ritratto del conte Giovanni Battista Vailetti , 1710 circa
Sebastiano Ricci
  • Diana e Callisto, 1712-1716
  • Il sogno di Esculapio, 1720 circa
Marco Ricci
  • Paesaggio con torrente, monaci e lavandaie, 1715 circa
  • Paesaggio con cavalli che si abbeverano, 1720
Giambattista Tiepolo
  • Ratto di Europa, 1725 circa
  • San Giuseppe con Gesù Bambino e santi, 1735 circa
  • Apparizione della Sacra Famiglia a San Gaetano, 1735-36
  • Scoperta della Vera Croce e sant'Elena, 1743 circa
  • Trasporto della Santa Casa di Loreto", 1743 circa
Rosalba Carriera
  • Ritratto di bambina con bussolà, 1725
  • Autoritratto", 1746 circa
Canaletto
  • Capriccio con rovine e porta Portello a Padova, 1760 circa
  • Prospettiva con portico, 1765
Bernardo Bellotto
  • Il rio dei Mendicanti e la Scuola di San Marco, 1740 circa
Giovanni Battista Piazzetta
  • Indovina, 1740, olio su tela, 154 × 114 cm
Michele Marieschi
  • Capriccio con edificio gotico e obelisco, 1741
Pietro Longhi
  • Lezione di danza, 1740-1750
  • Il concertino, 1741
  • Il farmacista, 1752
  • La toeletta, 1741 circa
  • Il sarto, 1741
Giovanni Antonio Guardi
  • Erminia e Vafrino si imbattono in Tancredi ferito, 1750-1755
Gaspare Traversi
  • Il ferito, 1752
Giambattista Pittoni
  • l’Annunciazione, 1758
Alessandro Longhi
  • La famiglia del procuratore Luigi Pisani, 1758 circa
Giandomenico Tiepolo
  • Apparizione dei tre angeli ad Abramo", 1773 circa
Francesco Guardi
  • Incendio al deposito degli oli a San Marcuola, 1790
  • Bacino di San Marco con San Giorgio e la Giudecca, 1780
Francesco Hayez
  • Rinaldo e Armida, 1814
Ippolito Caffi
  • Nebbia in Piazza San Marco, 1842

NoteModifica

  1. ^ a b Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei
  2. ^ [1] Gallerie dell'Accademia]
  3. ^ Terisio Pignatti (a cura di), Le scuole di Venezia, Electa, Milano 1981
  4. ^ a b c d e Impelluso, cit., p. 7.
  5. ^ a b c d Impelluso, cit., p. 9.
  6. ^ a b Impelluso, cit., p. 10.
  7. ^ Impelluso, cit., p. 11.
  8. ^ a b c Impelluso, cit., p. 12.
  9. ^ ilgazzettino.it, http://ilgazzettino.it/pay/nazionale_pay/in_16_anni_salvati_34_monumenti-717793.html.

BibliografiaModifica

  • Marcello Brusegan, La grande guida dei monumenti di Venezia, Newton & Compton, Roma 2005. ISBN 88-541-0475-2
  • Guida d'Italia – Venezia, 3a ed. Touring Editore, Milano 2007. ISBN 978-88-365-4347-2
  • Terisio Pignatti (a cura di), Le scuole di Venezia, Electa, Milano 1981.
  • Giuseppe Tassini, Curiosità Veneziane, Filippi Ed., Venezia 2001.
  • Lucia Impelluso, Gallerie dell'Accademia, Mondadori, Milano 2004 ISBN 88-370-3039-8

Voci correlateModifica

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