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Collevecchio
comune
Collevecchio – Stemma Collevecchio – Bandiera
Collevecchio – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLazio Coat of Arms.svg Lazio
ProvinciaProvincia di Rieti-Stemma.png Rieti
Amministrazione
SindacoFederico Vittori (lista civica) dal 25/05/2014
Territorio
Coordinate42°20′N 12°33′E / 42.333333°N 12.55°E42.333333; 12.55 (Collevecchio)Coordinate: 42°20′N 12°33′E / 42.333333°N 12.55°E42.333333; 12.55 (Collevecchio)
Altitudine245 m s.l.m.
Superficie26,95 km²
Abitanti1 555[1] (30-6-2017)
Densità57,7 ab./km²
FrazioniCicignano, Poggio Sommavilla
Comuni confinantiCivita Castellana (VT), Magliano Sabina, Montebuono, Ponzano Romano (RM), Stimigliano, Tarano
Altre informazioni
Cod. postale02042
Prefisso0765
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT057021
Cod. catastaleC876
TargaRI
Cl. sismicazona 2B (sismicità media)
Nome abitanticollevecchiani
Patronosant'Andrea Apostolo
Giorno festivo30 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Collevecchio
Collevecchio
Collevecchio – Mappa
Posizione del comune di Collevecchio nella provincia di Rieti
Sito istituzionale

Collevecchio (Colevecchiu in dialetto locale) è un comune italiano di 1 555 abitanti della provincia di Rieti nel Lazio.

Indice

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

Il territorio di Collevecchio si trova sui terrazzi fluviali della Valle del Tevere, tra l'area della Città metropolitana di Roma a sud, e la regione Umbria a nord.

AcqueModifica

  • Fiume Tevere.
  • Torrente Aia.
  • Fosso Campana
  • Sorgente con fontanile Madonna del piano.
  • Sorgente con fontanile comunale Collevecchio.
  • Fontanile comunale Cicignano.
  • Zona palustre Poggio Sommavilla.[2]
  • Zona di confluenza tra il torrente Aia e il fiume Treja nel Tevere.[3]

ClimaModifica

Classificazione climatica: zona D, 1899 GR/G

StoriaModifica

Le prime conferme di aggregazioni di popolazioni nell'odierno comune di Collevecchio risalgono al paleolitico, forse di origine Indoeuropea frequentavano la parte di confluenza tra i corsi d'acqua, Aia, Treja e il Tevere ed i terrazzi fluviali, dove il tufo, nell'attuale zona di Grappignano, Poggio Sommavilla, forma pianori e rupi.

Nell'età del bronzo si intensificano insediamenti nei costoni e nei pianori sopra la fascia che sovrasta la valle del Tevere, si consolida una costante attività di scambio con le popolazioni dell'opposta sponda del fiume i Falisci gli Etruschi e i Capenati.

Nell'età del ferro nella zona di Poggio Sommavilla si insediano nuclei sparsi di capanne intervallate ad ampi spazi destinati alla coltivazione, nei pianori dei terrazzi fluviali che sovrastavano la valle del torrente Aia e quella del Tevere.

 
Cratere a calice a figure rosse, sfinge tra satiri che danzano e suonano la lira, V sec. A.c. Tomba 5 Necropoli di Poggio Sommavilla, Museo Archeologico di Parma

Nel periodo arcaico si occupa il pianoro di cima ed il pendio del colle, dove attualmente sorge il borgo di Poggio Sommavilla, in questa fase si verifica l'abbandono delle aree insediative alla base con la loro destinazione ad usi funerari. Il complesso dell'insediamento, di cui ancora non si conosce il nome interessava 25/30 ha, uno dei più grandi dell'età arcaica orientalizzante della Valle del Tevere.

Durante il periodo Romano Repubblicano, il centro arcaico di Poggio Sommavilla rimase attivo, verosimilmente fino all'epoca della distruzione da parte dell'esercito romano guidato dal tribuno consolare Marco Furio Camillo di Veio, Capena e di Falerii Veteres, città con le quali ebbe intensa continuità di rapporti nel corso della sua storia culturale[4]. In questo periodo si genera una nuova organizzazione sociale ed urbana del territorio. Nelle parti più alte, nascono strutture abitative più complesse le villae, residenze estive dei patrizi, con abitazioni organizzate all'attività produttiva pars rustica che comprendeva un fondo generalmente in relazione agli schiavi posseduti. La distribuzione delle terre meno fertili veniva assegnata alla popolazione locale.

Nella Valle del torrente Aia, in località fontanile Madonna del Piano, dove sono visibili i resti della costruzione a Torre romana[5][6][7][8], si suppone sia stato parte di un isediamento a pianta militare romana poi trasformato in un Foro Romano[9] dopo la distruzione del centro arcaico di Poggio Sommavilla.

In epoca romana imperiale, nella seconda meta' del I sec d.c. il territorio amministrato dall'odierno Comune di Collevecchio, fu assoggettato al municipio romano di Forum Novum assegnato alla tribu' Crustumina, regio IV Samnium et Sabina, che cessa la propria funzione nella media eta' imperiale nel III d.c. Ipotesi indicano il nome "Novum" in relazione al Foro romano di eta' repubblicana sorto dopo la distruzione da parte dei romani del centro arcaico di Poggio Sommavilla.[10] L'area si presume venne accorpata tra il 365 e il 399 d.c. circa, alla provincia romana Flaminia et Valeria della Dioecesis Italiciana imperiale suburbicaria. Nel 420 d.c. nella provincia Valeria della Prefettura del pretorio diocesi d'Italia romana imperiale.[11] Singolare è l'assetto catastale romano che accomuna ancora in eta' alto medioevale l'agro foronovano all'agro falisco[12] direttamente collegato attraverso la valle del torrente Aia con l'asse viario della via Tiberina e del Treja alla Flaminia.[13]

La Cristianizzazione e le sistematiche incursioni dei popoli nordici accelerano il crollo dell'Impero romano, si verifica il fenomeno dell'incastellamento con la riutilizzazione dei siti romani esistenti, inizia il medioevo.

 
Chronicon 33 di Benedetto del Soratte p. 46, fundum Antiquum

Nel territorio odierno del comune di Collevecchio erano presenti alcuni agglomerati urbani tra cui il Fundu Antiquus con il casale de antiquo e la chiesa di San Valentino[14], la zona di colle Mozzano, fundum Musiniano connessa attraverso il fosso del Barcone[15] alla localita' oggi chiamata Madonna del piano, dove sono presenti resti di una costruzione romana a Torre, Fundu Usianus (Sant' Anatolia), Casalia (Casaglia), Cicinianus (Cicignano), Fundu Carpinianu (Grappignano), Thoccie (Toccia), Cuphi (colle delle palme), Castri Summa Villa (Poggio Sommavilla - Poggetto). Ne da testimonianza un passo del Chronicon 33 p. 46 scritto tra il 972 e il 1000 dal Monaco Benedetto del Soratte dell'Abbazzia di Sant' Andrea in Flumine lungo la via Tiberina ai piedi del Soratte nella Valle del Tevere « Fundum Antiscanis, vinealis petite sex, toti in massa de Tocie petite de tera hubi dicutur a Saline, tres petite de terra a fundum Antiscanu a Monumento usque ad ripam castri Summa Villa, fundum Antiquum cum aliis nominibus integro, fundum Casali hubi est ecclesia Sancti Valentini, cum fundu Carpiniano, fundum Musiniano cum omnia sua adiacentia »[16]. Cioè: « sei pezze di terra del fondo Antiscano, tutte le pezze de terra nella Massa di Toccia dove si chiama Salina, tre pezze di terra del fondo Antiscano dal Monumento sino alla ripa sotto il castello di Poggio Sommavilla, il fondo Antico per intero con tutti i suoi vocaboli con il Casale ove è la chiesa di San Valentino, il fondo di Grappignano e il fondo Musiniano con tutte le sue adiacense »[17].

Papa Innocenzo IV con il breve del 10 dicembre 1253 autorizza i Mozzanesi a trasferirsi a Castrum Vetulum, l'attuale centro storico di Collevecchio. Nel luglio 1283 fu occupato dal Comune di Narni e nel giugno venne ratificato un accordo in cui l'amministrazione giuridica passava sotto il controllo dei narnesi i quali potevano costruire una rocca con palazzo e torre, oggi possiamo identificarla con il palazzo Cerbelli ed il complesso di strutture che costituiscono il rione Martavello. Collevecchio contava circa 700 abitanti e 126 focolari.

Nella metà del Trecento Collevecchio ritorna nella sovranità della curia; in quel periodo il rettore risiedeva nella provincia del Patrimonio di San Pietro in Tuscia a Toscanella e il vice rettore risiedeva a Tarano.

Nel 1368 fu infeudato dagli Orsini.

L'umanesimo segna un'importante rinascita culturale e sociale, soprattutto a favore delle classi nobili, privilegiate da relazioni con l'allora Firenze dei Medici e personaggi delle gerarchie vaticane come Blosio Palladio, si determinarono le condizioni per cui Collevecchio diventò uno dei centri di riferimento, nella valle del Tevere.

Tra il 1605-1621 papa Paolo V scelse Collevecchio come sede del governatorato apostolico della provincia della Sabina con il tribunale le carceri e la cancelleria, trasferito nel 1816 per cedimenti strutturali del palazzo, nei sotterranei conserva carceri e strumenti di tortura[18][19] accessibili dal portale della chiesa sconsacrata Pietro e Paolo.

 
Accesso alle carceri sotterranee e agli strumenti di tortura[20][21] del palazzo dell'ex governatorato apostolico della Sabina, portale chiesa sconsacrata Pietro e Paolo, Collevecchio 25 aprile 2003

Un'epigrafe posta sulla facciata del palazzo ne da testimonianza:

  • PAULUS V P.MAX/PROVINC.SAB IN GUBERN. ERETICA/JO ANT. MAXIMO V.S.R. PRAEFECTUS / FORUM APTAN. CARCERES/COSTRUEND. MANDAVIT/A. D. MDCV
  • Paolo V Pont. Mass/ dopo la costruzione della provincia sabina, ordinò al governatore Giovanni Antonio Massimo di organizzare le carceri e il tribunale. Nell'anno del signore 1605.

Con la costituzione della provincia l'amministrazione civile e penale fu sottoposta al controllo delle istituzione della curia, nelle località baronali i feudatari potevano organizzare autonomamente l'amministrazione pur sempre con il diritto di controllo della Chiesa. Per i reati più gravi il governatore si limitava all'istruzione della causa che veniva decisa dal tribunale della Sacra Consulta di Roma, le condanne poi venivano eseguite attraverso gli uffici governatoriali.

Una lapide in via Menichini ricorda l'esecuzione di:

  • FRANCESCO CECCANI DETTO MOSCANTE PERE OMICIDIO IN PERSONA DEL VICEPODESTA' E FERITE AL Balivo DA/DELLA TERRA (il bargello capo dei birri) IN ODIO DI GIUSTIZIA ANO 1753.
 
Lapide in via Menichini, ricorda una esecuzione anno 1753

Nell'ultimo periodo del governatorato, si ha la presenza del famoso boia dello Stato Pontificio, Giambattista Bugatti detto Mastro Titta che nelle sue memorie ricorda:

  • 51 Felice Rovina, «impiccato» in Collevecchio li 7 luglio 1802, per avere strozzato un eremita che aveva drogato e poi stuprato la sua promessa sposa.
  • 181 Gioacchino de Simoni, «mazzola e squarto» in Collevecchio li 27 maggio 1816, per omicidio barbaro in persona della moglie.
  • 356 Vincenzo Orlandi di Collevecchio, anni 47, per omicidio, ed altri delitti 1841.
  • [22]

Collevecchio risulta fosse retto da un consiglio di circa trenta membri delle classi nobili, più il sindaco e due massari

Nel periodo della restaurazione post-imperiale Napoleonica, 1816, il comune di Collevecchio, contava 475 abitanti e fu incluso nel distretto di Poggio Mirteto dove venne trasferita la sede del governatorato apostolico. Nel novembre del 1817, il cardinale Ercole Consalvi fu incaricato di definire il nuovo assetto istituzionale dei territori dello stato pontificio, Collevecchio divenne appodiato di Montebuono, per tornare poi autonomo, con appodiati Cicignano, Poggio Sommavilla, S. Polo e Foglia (oggi frazione di Magliano Sabina), dipendente dal governatorato di Calvi dell'Umbria.

Durante il Risorgimento, l'insurrezione popolare del 1848 costrinse Papa Pio IX alla fuga da Roma e al disfacimento dello Stato Pontificio, di cui il territorio del comune di Collevecchio faceva parte. Il 29 gennaio 1849 Garibaldi giunse a Rieti da Macerata, con un reparto di 500 Garibaldini a difesa dell'Assemblea Costituente della Repubblica Romana e dei territori liberati dalla monarchia assoluta ecclesiastica. Tra le file dei volontari Garibaldini si arruolarono anche abitanti del comune di Collevecchio e dei paesi circostanti.[23]

Nel 1853 gli abitanti erano 919, dei quali 171 vivevano in campagna, le famiglie erano 191, 172 le case. Nel centro storico erano presenti un macello, due caffè, alcune osterie, una pizzicheria, una bottega di spiriti, una di cordaggi, altre due di ferri lavorati, una di merci diverse, due tinozzai, dei sarti, degli ebanisti, un muratore, un notaio, un medico, un chirurgo, la farmacia e la mola per il grano.

In seguito al plebiscito tenutosi il 4 novembre del 1860, il territorio del comune di Collevecchio divenne parte del Regno d'Italia, inserito nella provincia di Perugia; passò nel 1923 nella Provincia di Roma e nel 1927 alla provincia di Rieti.

Durante la seconda guerra mondiale, subito dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 si uniformarono i movimenti di Resistenza che si opponevano al nazifascismo, dando l'avvio alla guerra di liberazione italiana.Nella Valle del Tevere, nel territorio dei Comuni di Magliano Sabino, Collevecchio, Cantalupo, Stimigliano, Casperia e Calvi dell'Umbria, si costituisce la formazione partigiana denominata Banda d'Ercole, articolata in tre distaccamenti e con un Comando collegiale unificato a Monte Cosce, collegato al Fronte Militare Clandestino. Nell'area è stata operativa anche la formazione partigiana Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci" con azioni rivolte verso l'Umbria. Nel gennaio 1944 le formazioni partigiane operanti a Nord di Roma vengono riunite dal CNL in tre Raggruppamenti a carattere regionale: Monte Soratte(Lazio), Gran Sasso(Abruzzo) e Monte Amiata (Toscana meridionale). Le formazioni operanti nella Valle del Tevere vengono annesse al Raggruppamento Monte Soratte. Nel marzo 1944 viene costituito un Comando unificato sul Monte Cosce. Nel periodo bellico dal 1940 al 1944 nel comune di Collevecchio vennero internati Ebrei stranieri (D14 - ACS, MI, Dgps, Dagr, Cat. A16 (Stranieri ed ebrei stranieri), b.53, f.63/1: "RIETI").[24]

Durante la ritirata dal territorio del comune di Collevecchio, l'esercito nazista con l'aiuto dei fascisti locali, costrinse il contadino Peloni, insieme alle sue mucche da lavoro, a trasportare materiali bellici al guado del torrente Campana, sulla strada che dalla Costa dei Zoppi giunge a Fianello e prosegue per Calvi dell'Umbria. Finite le operazioni fu fucilato sul posto insieme ai suoi animali.

Nella zona dei Colli presso il casale colonico dove risiedevano i Padovani, durante le operazioni di ritirata delle truppe naziste ci fu un tentativo di stupro da parte di un militare tedesco di una donna, sventato coraggiosamente dal compagno, che si liberò del nazista al Tevere.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Collevecchio

Collevecchio viene nominato più volte nelle Memorie romanzate di Giambattista Bugatti, detto Mastro Titta, boia dello stato Pontificio dal 1796 al 1864 come luogo di esecuzione.[25]


Siti archeologiciModifica

  • Area archeologica di Grappignano.
  • Area archeologica di Poggio Sommavilla, abitato e Necropoli.
  • Area archeologica, Torre romana, chiesa della Madonna del piano con particolare fontanile.
 
Fiaschetta pendaglio amuleto VII sec (A).c con iscrizione, necropoli di Poggio Sommavilla tomba III, lato B

Architetture civiliModifica

  • Centro storico di Cicignano.
  • Centro storico di Poggio Sommavilla.
  • Centro storico di Collevecchio.
  • Teatro comunale.
  • Palazzo del tribunale e carceri dello Stato pontificio.
  • Palazzo del Governatore Apostolico della provincia Sabina.
  • Porta romana.
  • Monumento ai caduti.

Architetture religioseModifica

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[26]

 

Tradizioni e folcloreModifica

CulturaModifica

EventiModifica

Geografia antropicaModifica

FrazioniModifica

Nel territorio amministrato dal comune di Collevecchio sono compresi, il centro storico del borgo di Cicignano con una particolare cinta muraria circolare, domina sulla valle del torrente Campana che attraverso la viabilità rurale, collega il Tevere all'Umbria. Casa Cantoniera localita' nota per gli eventi enogastronomici e le feste estive, divisa tra l'amminstrazione comunale di Collevecchio e quella di Magliano Sabina sulla strada che porta all'area di servizio Flaminia dell'autostrada del Sole nella valle del Tevere. Il centro storico archeologico di Poggio Sommavilla tutt'ora soggetto a studi di rilevanza internazionale, costituito da insediamenti preistorico arcaici, abitato acropolare e Necropoli. I reperti trovati sono esposti al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma nei musei civici di Magliano Sabina, Rieti ed al Museo Archeologico Nazionale di Firenze e in molte parti del Mondo, alcuni sono conservati nel Museum of Fine Arts di Boston tra cui la Fiaschetta di Poggio Sommavilla[27] e al Ny Carlsberg Glyptotek Museum a Copenaghen.[28]

Infrastrutture e trasportiModifica

EconomiaModifica

L'economia ruota intorno all'armonioso patrimonio ambientale, dove al fitto bosco si accosta la macchia mediterranea, alla pianura alluvionale le colline d'argilla, alle zone palustri acquitrinose, come le pozze a ridosso dell'ansa del fiume Tevere, le valli sassose, i prati nati su strati di tufo vulcanico, i ruscelli e i fossi. La molteplicità degli ambienti ha favorito la presenza di varie specie animali. Per queste caratteristiche di biodiversità si è sviluppata l'agricoltura, in particolare si coltivano ulivi e vite, l'allevamento ovino e bovino, l'artigianato e la cucina tipica, così che negli ultimi anni sono nate molte strutture che offrono accoglienza turistico-ricettiva. Tale zona è conosciuta ed apprezzata nel mondo per la qualità del suo olio d'oliva elemento cardine della dieta mediterranea, per il prezioso ambiente naturale conservato. Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e rinomate vi sono quelle artigianali, come la lavorazione e l'arte del ferro.[41]

AmministrazioneModifica

Nel 1923 passa dalla provincia di Perugia in Umbria, alla provincia di Roma nel Lazio, e nel 1927, a seguito del riordino delle Circoscrizioni Provinciali stabilito dal regio decreto N°1 del 2 gennaio 1927, quando venne istituita dal fascismo la provincia di Rieti, Collevecchio passa a quella di Rieti.

Primi cittadini (dal 2004)Modifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2004 2009 Enzo Rossi lista civica Sindaco
2009 2014 Carlo Grappa lista civica Sindaco
2014 in carica Federico vittori lista civica Sindaco

NoteModifica

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2017.
  2. ^ Foto satellitare da Google maps.
  3. ^ Foto satellitare da Google maps.
  4. ^ PAOLA SANTORO, Rilettura critica della necropoli di Poggio Sommavilla, ROMA 1977, p 20
  5. ^ N.42 sulla Carta Archeologica di Flaminia Verga
  6. ^ Pasqui descrive la Torre romana e dei resti di Emplèkton Opus Ceamenticium ora non più visibili, a circa m 1 dal suolo a basa quadrata di circa 3,80 che si trovava tra la Torre e la strada a fianco di un avvallamento, Pasqui Carta Archeologica pp. 347-348
  7. ^ Reggiani considera la Torre un resto di mausoleo romano di tipo a Torre sul tracciato viario che dalla Flaminia attraverso la valle del Tevere seguendo la valle del torrente Aia va a Forum Novum a circa 10 km, in Reggiani 180b, p 10, fig 10
  8. ^ Resti di marmo sono conservati nel giardino del caseggiato di fronte al fontanile opposto alla Strada Statale ex Lambruschina
  9. ^ Umberto Mattei, La Sabina tiberina dalla preistoria alla fine dell'impero romano, 2004 p, 56
  10. ^ Umberto Mattei, La Sabina tiberina dalla preistoria alla fine dell'impero romano, 2004
  11. ^ Thomsen 1947, pag 217-218
  12. ^ Marazzi F, Potter TW, King AC (1989), Mola di Monte Gelato (Mazzano Romano): notizie preliminari sulle campagne di scavo 1986-1988 e considerazioni sulle origini dell'incastellamento in Etruria Meridionale alla luce dei nuovi dati archeologici, ARCHEOLOGIA MEDIEVALE, vol. 16, p. 103-119,
  13. ^ Flaminia Verga, Ager Foronovanus I (Forma Italiae, 44), Firenze 2006
  14. ^ Ipotesi, suppogono sia stata eretta da Galla tra 523 e il 535 nella zona detta massa cornicle Septiminiana. Chronicon 33 di Benedetto del Soratte, https://archive.org/stream/fonti per la storia d'italia - e che fu cattedrale della diocesi. Umberto Mattei, Storia di Collevecchio sede della diocesi e della provincia di Sabina, 2004
  15. ^ Prende il nome dall'omonima via del Barcone o Balcone, luogo che fino alla meta' del 1900 era utilizzato come aia collettiva dove veniva stipato il grano in cosi detti Barconi
  16. ^ Chronicon 33 di Benedetto del Soratte p. 46, https://archive.org/stream/fonti per la storia d'italia
  17. ^ Storia di Collevecchio sede della diocesi e della provincia Sabina, Umberto Mattei 2004
  18. ^ Nella coscienza popolare paesana è ancora vivo il ricordo delle esposizioni pubbliche delle teste tagliate e dei corpi appesi in apposite finestre del centro storico all'arco della porta del Tevere in via Menichini
  19. ^

    «Io so de montebonu e so statu carceratu a colevecchiu, ove risiede tutta a sabbina, mancu u diavulu avrebbe pensatu, drendo 'na pagnotta a mette 'na lima. Povera lima mia quandu ha limatu! lima e rilima du duru ferru fece farina»

  20. ^ Nella coscienza popolare paesana e' ancora vivo il ricordo delle esposizioni pubbliche delle teste tagliate e dei corpi appesi in apposite finestre del centro storico all'arco della porta del Tevere in via Menichini
  21. ^

    «Io so de montebonu e so statu carceratu a colevecchiu, ove risiede tutta a sabbina, mancu u diavulu avrebbe pensatu, drendo 'na pagnotta a mette 'na' lima. Povera lima mia quandu ha limatu! lima e rilima du duru ferru fece farina»

  22. ^ Una leggenda narra che un detenuto nelle carceri di Collevecchio evase con dei ceppi legati ai piedi da catene, questi arrivò a Cottanello dove vicino all'eremo di San Cataldo i ceppi miracolosamente si aprirono.
  23. ^ Studi Risorgimentali, Istituto di Studi Sabini. URL consultato il 19 gennaio 2019 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
  24. ^ I campi fascisti - Dalle guerre in Africa alla Repubblica di Salò, TpS Topografia per la Storia. URL consultato il 19 gennaio 2019 (archiviato il 31 luglio 2018).
  25. ^ Memorie del Mastro Titta (da Liber Liber).
  26. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28 dicembre 2012.
  27. ^ (EN) Small canteen-shaped vase with inscription, Museum of Fine Arts, Boston. URL consultato il 19 gennaio 2019 (archiviato il 17 settembre 2018).
  28. ^ [1][collegamento interrotto]
  29. ^ Una leggenda narra che un vecchio di nome Cola Vetus che abitava a Mozzano, dopo essersi ammalato di malaria si trasferi nel colle piu' alto e guari', cosi tutti si trasferirono li e nacque Collevecchio.
  30. ^ Tra il 900 e il 1000 come «fundum Musiniano cum omnia sua adiacentia » , Chronicon 33 di Benedetto del Soratte p. 46, https://archive.org/stream/fonti per la storia d'italia. Breve del 10 dicembre 1253 di Innocenzo IV. Nel 1597 fu demolita la chiesa di S. Andrea ed i materiali, riutilizzati per costruire il convento dei Cappuccini a Collevecchio. Fino alla meta' del 1900 in parte e' stato usato collettivamente con Capanne, orti e ricoveri per animali dagli abitanti di Collevecchio, la toponomastica S.Andrea in riferimento a Colle Mozzano e' in uso ancora oggi.
  31. ^ N.42 sulla Carta Archeologica di Flaminia Verga
  32. ^ Pasqui descrive la Torre Romana e dei resti di Emplèkton Opus Ceamenticium ora non piu' visibili, a circa m 1 dal suolo a basa quadrata di circa 3,80 che si trovava tra la Torre e la strada a fianco di un avvallamento, Pasqui Carta Archeologica pp. 347-348
  33. ^ Si suppone sia stato parte di un insediamento a pianta militare romana poi sede di un Foro Romano di epoca repubblicana, dopo la distruzione del centro arcaico di Poggio Sommavilla Umberto Mattei, La Sabina tiberina dalla preistoria alla fine dell'impero romano, 2004 p, 56
  34. ^ Reggiani considera la Torre un resto di mausoleo romano di tipo a Torre sul tracciato viario che dalla Flaminia attraverso la valle del Tevere seguendo la valle del torrente Aia va a Forum Novum a circa 10 km, in Reggiani 180b, p 10, fig 10
  35. ^ Resti di marmo sono conservati nel giardino del caseggiato di fronte al fontanile opposto alla Strada Statale ex Lambruschina
  36. ^ Prende il nome dall'omonima via del Barcone o Balcone, luogo che fino alla meta' del 1900 era utilizzato come aia collettiva dove veniva stipato il grano in cosi detti Barconi
  37. ^ Chronicon 33 di Benedetto del Soratte p. 46, https://archive.org/stream/fonti per la storia d'italia
  38. ^ N.90 sulla Carta Archeologica di Flaminia Verga
  39. ^ Umberto Mattei, Storia di Collevecchio sede della diocesi e della provincia di Sabina, 2004
  40. ^ Umberto Mattei, Storia di Collevecchio sede della diocesi e della provincia di Sabina, 2004
  41. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 19.

BibliografiaModifica

  • Umberto Mattei, Storia di Collevecchio sede della diocesi e della provincia di Sabina, 2004.
  • Umberto Mattei, La Sabina tiberina dalla preistoria alla fine dell'impero romano, 2004.
  • Flaminia Verga, Ager Foronovanus I, FORMA ITALIAE, 2006.
  • Paola Santoro, Civiltà arcaica dei Sabini nella valle del Tevere, III. Rilettura critica della necropoli di Poggio Sommavilla, 1977.

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