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La mafia uccide solo d'estate

film del 2013 diretto da Pif
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonima serie televisiva, vedi La mafia uccide solo d'estate (serie televisiva).
La mafia uccide solo d'estate
La mafia uccide solo d'estate.jpg
Arturo (Pif) in una scena del film
Lingua originaleitaliano, siciliano (parzialmente)
Paese di produzioneItalia
Anno2013
Durata85 min
Generecommedia, drammatico
RegiaPif
SoggettoPif, Michele, Astori, Marco Martani
SceneggiaturaPif, Michele Astori, Marco Martani
ProduttoreMario Gianani, Lorenzo Mieli, Fausto Brizzi
Produttore esecutivoOlivia Sleiter
Casa di produzioneWildside, Rai Cinema con il contributo del MiBACT in collaborazione con MTV e Technicolor SA
Distribuzione in italiano01 Distribution
FotografiaRoberto Forza
MontaggioCristiano Travaglioli
MusicheSanti Pulvirenti
ScenografiaMarcello Di Carlo
CostumiCristiana Riccieri
Interpreti e personaggi

La mafia uccide solo d'estate è un film del 2013 diretto e interpretato da Pierfrancesco Diliberto, più noto come Pif, e scritto da lui stesso con Michele Astori e Marco Martani.

È una commedia drammatica che attraverso i ricordi d'infanzia del protagonista ricostruisce, in toni spesso paradossali e ironici, una sanguinosa stagione dell'attività criminale di Cosa nostra a Palermo dagli anni settanta fino agli anni novanta.

Indice

TramaModifica

«- Ma la mafia ucciderà anche noi?
- Tranquillo, ora siamo d'inverno... la mafia uccide solo d'estate.»

(Il padre al piccolo Arturo, prima di andare a dormire)

Palermo, 10 dicembre 1969. Un uomo e una donna si sposano; finito il matrimonio, intorno alle 19:30, i due vanno nel loro appartamento in viale Lazio e, trasportati dalla passione, consumano un rapporto sessuale. Nel frattempo, i mafiosi Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella, Emanuele D'Agostino, Gaetano Grado e Damiano Caruso si recano in auto a viale Lazio per uccidere il boss Michele Cavataio, che gli assassini ritengono il colpevole di aver scatenato la prima guerra di mafia. Ad averli incaricati è il boss Salvatore Riina, che guida l'operazione. I cinque killer, travestiti da poliziotti, arrivano a viale Lazio, nell'appartamento di Cavataio, proprio sotto quello dove i due novelli sposi stanno copulando. Gli spermatozoi dell'uomo, spaventati dagli spari dei mafiosi, si ritirano. Finita la strage, uno spermatozoo raggiunge l'ovulo e lo feconda: da lì nascerà Arturo Giammaresi.

Ottobre 1970. Arturo viene battezzato. Il battesimo però viene fatto in fretta perché il prete, Fra Giacinto (sacerdote legato a vari mafiosi), ha fretta di presenziare all'elezione di Vito Ciancimino come sindaco di Palermo.

Un giorno, Fra Giacinto si trova a casa Giammaresi per benedire la casa. Appena il prete esce di casa, Arturo lo indica pronunciando la sua prima parola, ossia "mafia".

Dicembre 1974. Arturo è insieme al padre all'ospedale a trovare il neonato fratellino Emmanuele. Arturo si spaventa vedendo un signore che si scopre essere Riina, andato a trovare la figliola Maria Concetta, anche lei da poco nata. Ciò nonostante, Arturo ignora l'identità di Riina.

Negli anni che vengono, Arturo cresce in un posto dove l'omertà regna, dove tutti i palermitani dicono che la mafia non c'entra nulla con gli omicidi di gente del luogo (come il giornalista Mario Francese o il brigadiere Attilio Bonincontro), ma che le vittime hanno incontrato donne che non dovevano incontrare. Arturo, così, decide di non aver mai una relazione con una donna.

Arturo va alle elementari, in una classe dove arriva una nuova bambina, Flora Guarneri, figlia di un facoltoso banchiere. Arturo si innamora di lei a prima vista, ma oltre ad essere troppo timido ha la paura legata agli omicidi delle persone. Così chiede consiglio a Fra Giacinto, che lo tranquillizza, spiegandogli che non si muore per le femmine. Arturo va pure a "spiare" Flora mettendosi sotto casa sua a guardarla dalla finestra con il binocolo, ma viene scoperto da Rocco Chinnici, un magistrato che abita nello stesso palazzo di Flora. Chinnici scopre che Arturo è innamorato di Flora, e promette di mantenere il segreto.

Arturo chiede al padre come ha chiesto alla mamma di sposarla. Il padre rimanda la discussione nel dettaglio, invitando il figlio a guardare Bontà loro in televisione, dove Maurizio Costanzo sta intervistando Giulio Andreotti, il Presidente del Consiglio; Costanzo chiede ad Andreotti come ha chiesto alla moglie di sposarlo, e Andreotti risponde che le ha fatto la proposta in un cimitero. Arturo capisce che Andreotti è come se stesse parlando a lui, e così comincia a documentarsi sul Presidente, vedendolo come uno dei politici migliori al mondo e come un uomo che vuole solo il bene per i cittadini e che pensa prima agli altro e per ultimo a sé stesso.

1979. Per Carnevale, la scuola e Fra Giacinto organizzano una festa in maschera dove verrà premiato il bambino con il costume migliore. Arturo si veste da Giulio Andreotti: nessuno lo riconosce, ma il suo costume piace a tutti, così vince. In quell'occasione, Arturo chiede a Flora se vuole andare con lui al cimitero (per chiederle se si vogliono fidanzare), ma Flora dice che lo faranno un'altra volta perché deve andare.

Arturo, prima di andare a scuola, va al bar Lux a fare colazione assieme al padre e al fratello Emmanuele. Lì il commissario Boris Giuliano offre un iris ad Arturo, che non lo aveva mai assaggiato. Arturo, da quel momento in poi, ogni mattina si sveglia prima per andare al Lux e prendere un iris da mettere sul banco di Flora prima che lei arrivi a scuola. Una mattina, Flora trova l'iris messo da Arturo e vuole capire chi è che glieli da. In classe ci sono solo Arturo e il compagno Fofò; Flora chiede a Fofò se è lui che le mette le iris sul banco, e Fofò risponde di sì per fare colpo su di lei (in quel momento Fofò stava mangiando un'iris).

29 luglio 1979. Arturo decide di raccontare a Flora la verità portandole un'iris, ma quella mattina il bar Lux è chiuso, perché Giuliano è stato ucciso lì dentro con dei proiettili contenuti in un iris. Arturo va a scuola e dice la verità a Flora, aggiungendo che le ha salvato la vita perché dentro all'iris c'erano dei proiettili. Flora inizialmente ci crede, ma poi arriva Fofò con un'iris preso in un altro bar; Flora etichetta Arturo come bugiardo.

Nella casa di Arturo, nell'appartamento di sotto c'è quello del defunto nonno di Arturo. Quell'appartamento fino a poco tempo prima era libero, ma ora ci si trova qualcuno, molto probabilmente un boss mafioso. Arturo porta Flora a casa sua in modo da farla ricredere e dimostrarle che non è un bugiardo. Quello che però sembra un mafioso si tratta di Francesco, un cordiale giornalista sotto affitto. Flora, indignata, se ne va.

Arturo decide di dedicarsi alla sua passione, il giornalismo, e si fa aiutare da Francesco per imparare a fare il giornalista. Arturo scrive un tema su Andreotti, che fa leggere a Francesco; quest'ultimo gli spiega che i giornalisti non scrivono quello che vogliono, ma quello che sono obbligati a scrivere. Infatti Francesco si impegnava negli antimafia, ma il direttore del giornale per cui Francesco lavora lo ha relegato a curare le rubriche sportive per paura che un'esposizione pubblica della mafia portasse dei problemi. Francesco spiega ad Arturo che i giornalisti devono essere pazienti, tenaci e convinti di volerlo fare. Arturo è convinto.

1980. Fra Giacinto viene ritrovato assassinato nel suo appartamento presso Santa Maria di Gesù. In casa sua trovano una pistola carica, mazzette di milioni di lire e dei frustini dall'ambiguo uso.

Arturo partecipa ad un concorso per giovani giornalisti organizzato dal padre di Flora e presenziato dal datore di lavoro del padre di Arturo.

30 aprile 1982. Arturo vince il concorso, ma la premiazione viene annullata perché hanno assassinato Pio La Torre.

Arturo va ad intervistare Carlo Alberto dalla Chiesa, riuscendo ad eludere la sicurezza. Arturo chiede al generale come mai si trova in Sicilia per combattere la mafia se Andreotti ha detto che l'emergenza criminalità è in Campania e in Calabria.

3 settembre 1982. Il generale dalla Chiesa viene ucciso (Arturo è stato uno degli ultimi a intervistarlo). Arturo è triste perché ha creduto ad Andreotti che la mafia non fosse in Sicilia, Francesco così dice ad Arturo che il Presidente non è stata una buona fonte. Andreotti non si presenta nemmeno al funerale di dalla Chiesa, dicendo che preferisce i battesimi. Arturo perde un po' di stima nei confronti di Andreotti.

28 luglio 1983. Flora accetta l'invito di Arturo al cimitero. I due vanno lì, ma Arturo non riesce a confessarsi. Flora saluta Arturo per l'ultima volta perché si trasferisce in Svizzera, visto che in Sicilia il padre ha difficoltà a gestire i suoi affari a causa della presenza dei magistrati antimafia.

Arturo, quella notte, va sotto la casa di Flora e comincia a scrivere un messaggio. Chinnici scopre e capisce la situazione, mantenendo la sua promessa e non dicendo nulla a nessuno. Arturo scrive per terra "Flora non partire ti amo Arturo".

La mattina seguente, il 29 luglio 1983, i Guarneri escono di casa mentre nel palazzo entra Chinnici (che legge il messaggio). I mafiosi fanno scoppiare una bomba, uccidendo Chinnici e facendo saltare il marciapiede con sopra il messaggio. Quindi Chinnici è l'ultimo ad aver letto il messaggio, mentre Flora non l'ha nemmeno visto.

Francesco trasloca e Arturo giura di non dire mai più "ti amo" a una ragazza. In più, perde tutta la stima che aveva nei confronti di Andreotti.

1992. Grazie a Francesco, Arturo viene assunto come pianista ed assistente presso TV Palermo, nella trasmissione Bonsuar: Lo show dei palermitani, il cui presentatore è il conosciuto personaggio televisivo Jean Pierre. Durante il primo giorno di lavoro di Arturo, come ospite della trasmissione c'è Salvo Lima, parlamentare della Democrazia Cristiana, la cui assistente è proprio Flora, ritornata dalla Svizzera. Arturo, vedendo Flora, si distrae mentre suona al piano la sigla della trasmissione e commette diversi errori nell'esecuzione, e viene allontanato dal programma.

Flora parla con Lima e mette una buona parola per Arturo. A questo punto, Arturo viene assunto come inviato speciale incaricato di realizzare servizi sulla campagna elettorale della Democrazia Cristiana in Sicilia. Arturo va nell'ufficio di Flora, dove incontra Fofò che sta portando dei fiori a Flora. Arturo dice all'ex-compagno che Flora è ritornata in Svizzera, e gli prende i fiori con la scusa di metterli in un vaso per non farli appassire.

12 marzo 1992. Flora invita Arturo a casa sua per farsi aiutare da lui a scrivere un discorso che Lima dovrà leggere. Arturo, però, le da consigli, così Flora si arrabbia con lui accusandolo di credersi meglio di lei e caccia Arturo di casa. Jean Pierre va a prendere Arturo in auto e lo licenzia, ma gli concede un'ultima possibilità (come pianista a Bonsuar: Lo show dei palermitani) se non farà più errori. Jean Pierre viene salutato da due ragazzi in scooter, che lo stimano. I due ragazzi si dirigono verso l'auto con Lima e lo uccidono. Nonostante la paura di Jean Pierre, Arturo soccorre Lima.

Grazie al maxi-processo di Palermo, condotto dai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, vengono arrestati ed incarcerati decine di mafiosi (tutti responsabili dell'omicidio di Francese, Bonincontro, Giuliano, La Torre, della Sala, Chinnici, Lima). Ma Riina non è contento di questo, così programma l'omicidio di Falcone e Borsellino.

23 maggio 1992. Fofò sta guidando in autostrada quando all'improvviso sente un'esplosione e dei detriti di cemento gli cadono addosso all'auto, che viene coperta da un mucchio di polvere. I mafiosi hanno ucciso Giovanni Falcone, compiendo un attentato dinamitardo all'auto di Falcone stesso.

19 luglio 1992. I mafiosi uccidono Paolo Borsellino, facendo scoppiare una bomba all'interno di un'auto accanto alla quale passava Borsellino.

Dopo tutti questi attentati, i palermitani, inizialmente omertosi oppure non del tutto consapevoli di cosa stava realmente accadendo, capiscono quali problemi la mafia abbia da sempre creato e scendono in piazza a protestare. Alla protesta partecipano anche Arturo e Flora, che si riconciliano e si baciano.

Arturo e Flora si sposano, e dalla loro unione nasce un bambino, che Arturo educherà a riconoscere il male e a combatterlo, e a cui mostrerà i monumenti alle vittime della mafia, uomini coraggiosi caduti mentre facevano il loro dovere, molti dei quali incontrati di persona da Arturo nel corso della sua vita.

ProduzioneModifica

La storia prende spunto dall'esperienza personale e civile di Pif[1] e di tutti quei molti altri palermitani che, come lui, hanno vissuto per anni in una città divisa tra la normalità degli eventi quotidiani e la violenza dei fatti di mafia. Il piccolo Arturo, il protagonista del film, è sensibile alle "malavitose stranezze" che vede accadere ogni giorno nella sua città, e rappresenta la vicenda di tutti i giovani giornalisti e attivisti siciliani che hanno affrontato il malaffare mafioso, diventandone spesso vittime.

I protagonisti del film vivono, col passare degli anni, una sorta di doppia vita, fatta da una parte di feste di compleanno, innamoramenti e scelte professionali, dall'altra di attentati, minacce, omicidi e da una multiforme omertà. Sia da bambino che da adulto, la sfida di Arturo sarà quella di confrontarsi con questo sdoppiamento del mondo palermitano, trovando le risposte giuste nel proprio cuore e nel proprio senso civile.

Il film nasce dall'intuizione del produttore Mario Gianani che, dopo aver visto una puntata de Il Testimone, decide di contattare l'autore per sapere se ha idee per il cinema. Pif, che ha iniziato la sua carriera nell'audiovisivo come aiuto-regista di Franco Zeffirelli nel 1998 e poi di Marco Tullio Giordana ne I cento passi (film dedicato a Peppino Impastato, quindi anch'esso direttamente legato al tema della mafia) nel 2000, coglie al volo l'occasione, propone un'idea che stava sviluppando da circa 4 anni e che darà vita proprio al film con Cristiana Capotondi.

RegiaModifica

Lo stile del film utilizza, per molti aspetti, il linguaggio tipico della trasmissione televisiva Il Testimone di MTV, di cui Pif è autore e conduttore. Gli argomenti, anche quelli più scabrosi e delicati, vengono trattati con un doppio registro fatto di ironia e fredda presentazione dei fatti, in una originale alternanza tra momenti comici e quelli di tristezza.

Il film ha partecipato al Torino film festival, aggiudicandosi il premio del pubblico come miglior film ed è stato distribuito nelle sale italiane il 28 novembre 2013. Il film ha incassato in totale 4 662 000 euro.[2]

AccoglienzaModifica

Il presidente del Senato ed ex Procuratore Nazionale antimafia Pietro Grasso ha definito questo film la miglior opera cinematografica sul tema della mafia che abbia mai visto.[3]

RiconoscimentiModifica

CuriositàModifica

  • Il titolo del film è per coincidenza[4] molto simile a quello di un libro di Angelino Alfano, intitolato La mafia uccide d'estate, edito da Mondadori nel 2011.
  • In una scena del film, il killer Leoluca Bagarella è intento a ritagliare una foto di Ivana Spagna da un giornale mentre intona una personale versione di Easy Lady. La scena, pur se ambientata nel 1982, quindi anacronisticamente prima della pubblicazione del brano nel 1986, si riferisce a un fatto realmente accaduto, di cui si è avuta notizia nel 1996, ovvero che il boss Bagarella fosse tanto invaghito dalla cantante da aver pensato di farla rapire.

NoteModifica

  1. ^ Intervista a Pif realizzata da Carola Proto, comingsoon.it. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  2. ^ Scheda del film La mafia uccide solo d'estate, su mymovies.it. URL consultato il 6 gennaio 2015.
  3. ^ Attilio Bolzoni, Grasso e il film di Pif: "Ecco la mia Palermo quando la mafia era tabù", la Repubblica. URL consultato il 5 dicembre 2013.
  4. ^   giornaledi sicilia, Pif regista: da stasera nei cinema 'La mafia uccide solo d'estate'.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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