Lamassu

creatura protettrice nella mitologia mesopotamica

Il lamassu, talvolta adattato in italiano come lamassù[1][2][3] (in cuneiforme: 𒀭𒆗, AN.AL; in sumerico: dlamma; in accadico: lamassu), o shēdu, è una divinità protettrice relativa a diverse civiltà mesopotamiche (assira in particolare).

Lamassu, Porta di tutte le Nazioni, 490-480 a.C. ca., Persepoli, Iran.
Lamassu dal palazzo di Khorsabad, Louvre (713-707 a.C. ca.) Visione frontale.
Uno dei lamassu dal palazzo di Khorsabad del Louvre (713-707 a.C. ca.) Visione laterale.
lamassu di Nimrud prima del 2015.

Erano considerati spiriti benefici e protettivi, guardiani delle porte con funzione apotropaica, ossia allontanare le oscure forze ostili,[4] per questo venivano posti all'ingresso dei palazzi. Di questa figura mitica esistono varie rappresentazioni: per lo più era raffigurato come un mostro alato dal corpo di toro o leone e testa umana. Questo per identificare in esso la forza di un toro o di un leone, le ali di un angelo e la saggezza dell'uomo.

I lamassu sono caratterizzati dalla presenza di cinque zampe, in modo da ottenere una visione compiuta da due punti di osservazione diversi:[5] di imponenza statica se osservati frontalmente, oppure di dinamismo se visti lateralmente. Sono inoltre scolpiti a tutto tondo nella parte anteriore e in alto rilievo nel resto del corpo; spesso tra le zampe anteriori e sul dorso sono presenti delle iscrizioni cuneiformi.

Due lamassu, oggi conservati al Museo del Louvre di Parigi, risalgono all'VIII secolo a.C.: furono scolpiti e posti all'esterno del palazzo di Sargon II, a Dur-Sharrukin, oggi Khorsabad, con la funzione di sorvegliare, oltre che ornare, il palazzo reale.

Il volto della creatura, probabilmente, è un omaggio al sovrano a cui era dedicato il palazzo, ovvero Sargon II, guardia di Khorsabad.

Il 26 febbraio 2015 jihadisti dell'ISIS assaltano il museo di Mosul, distruggendo anche un lamassu[6] proveniente dal Palazzo di Assurnasirpal, nel sito archeologico di Nimrud, in Iraq; quest'ultimo, in cui ne erano altri, raso al suolo il 5 marzo dello stesso anno.[7]

NoteModifica

  1. ^ M. Caterina Mortillaro, Bollywood Babilonia, Delos Digital srl, 4 dicembre 2018, ISBN 978-88-254-0762-4. URL consultato il 12 giugno 2021.
  2. ^ Giuseppe Nifosì, Arte in opera. vol. 1 Dalla preistoria all'arte romana: Pittura Scultura Architettura, Gius.Laterza & Figli Spa, 1º luglio 2015, ISBN 978-88-421-1430-7. URL consultato il 12 giugno 2021.
  3. ^ Fascism in Italy: a collection of books, pamphlets, and periodical issues illustrating Fascist doctrine and the history of Italy, 1922-1943]., 1941. URL consultato il 12 giugno 2021.
  4. ^ Arte assira, su wikiwand.com.
  5. ^ G. Dorfles, M. Ragazzi, M. G. Recanati, Arte e artisti 1, Atlas, p. 27.
  6. ^ Il direttore del museo di Bagdad: «Statue distrutte da Isis erano false» in www.corriere.it
  7. ^ La guerra dell'Isis al patrimonio archeologico mondiale in www.repubblica.it

BibliografiaModifica

  • Corriere della Sera, I capolavori dell’arte – Musei del mondo - Vol. 1 LOUVRE, Parigi, Milano, RCS Media Group S.p.A., 2016. ISSN 1825-22570

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