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Diocesi di Casale Monferrato

diocesi della Chiesa cattolica in Italia
Diocesi di Casale Monferrato
Dioecesis Casalensis
Chiesa latina
Duomocasalemonferrato2.JPG
Suffraganea dell' arcidiocesi di Vercelli
Regione ecclesiastica Piemonte
Mappa della diocesi
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Gianni Sacchi
Vicario generale Giampio Luigi Devasini
Vescovi emeriti Alceste Catella
Sacerdoti 87 di cui 72 secolari e 15 regolari
1.134 battezzati per sacerdote
Religiosi 16 uomini, 91 donne
Diaconi 11 permanenti
Abitanti 103.300
Battezzati 98.700 (95,5% del totale)
Superficie 970 km² in Italia
Parrocchie 115 (12 vicariati)
Erezione 18 aprile 1474
Rito romano
Cattedrale Sant'Evasio
Santi patroni Sant'Evasio
Indirizzo Via Liutprando 1, 15033 Casale Monferrato [Alessandria], Italia
Sito web www.diocesicasale.it
Dati dall'Annuario pontificio 2017 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
La basilica di Santa Maria Assunta del Sacro Monte di Crea.
Il santuario della Madonna del Pozzo a San Salvatore Monferrato.

La diocesi di Casale Monferrato (in latino: Dioecesis Casalensis) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Vercelli appartenente alla regione ecclesiastica Piemonte. Nel 2016 contava 98.700 battezzati su 103.300 abitanti. È retta dal vescovo Gianni Sacchi.

Indice

TerritorioModifica

La diocesi comprende la parte settentrionale del Basso Monferrato e si estende su tre province piemontesi: Alessandria, Asti e Torino. Confina a nord con l'arcidiocesi di Vercelli e per un breve tratto con la diocesi di Ivrea, ad est con la diocesi di Vigevano, a sud con le diocesi di Alessandria e di Asti, ad ovest con l'arcidiocesi di Torino.

Sede vescovile è la città di Casale Monferrato, dove si trova la cattedrale di Sant'Evasio. Nel territorio diocesano sorgono anche due basiliche minori: la basilica del Sacro Cuore di Gesù a Casale Monferrato, e la basilica di Santa Maria Assunta a Serralunga di Crea. A San Salvatore Monferrato sorge il santuario diocesano della Madonna del Pozzo.

Unità pastorali e parrocchieModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Parrocchie della diocesi di Casale Monferrato.

Il territorio si estende su 970 km² ed è suddiviso in 115 parrocchie, raggruppate in 12 unità pastorali:[1]

Istituti religiosiModifica

Nel 2018 la diocesi ospita le seguenti comunità religiose:[2]

Istituti religiosi maschili
Istituti religiosi femminili
  • Figlie della Croce (Moncalvo)
  • Figlie di Maria Ausiliatrice (Casale Monferrato, Lu e San Salvatore Monferrato)
  • Figlie di Nostra Signora di Lourdes (Casale Monferrato)
  • Suore Carmelitane delle Grazie (Albarengo di Montiglio)
  • Suore di Nostra Signora della Chiesa (Occimiano e Cerrina)
  • Suore di Sant'Anna della Provvidenza (Vignale Monferrato)
  • Suore di San Giuseppe Benedetto Cottolengo (Brusasco)
  • Suore Serve di Maria Vergine Madre (Cicengo di Odalengo Grande)
  • Suore Terziarie Domenicane di Santa Caterina da Siena (Casale Monferrato)
  • Associazione Silenziosi Operai della Croce (Casale Monferrato)

StoriaModifica

La diocesi nacque dal disegno politico dei marchesi di Monferrato, che fin dal 1434 avevano fatto di Casale la capitale del marchesato, e soprattutto dall'opera di Guglielmo VIII Paleologo, sotto il quale Casale conobbe il suo periodo di massima fioritura, diventando non solo il centro amministrativo, ma anche quello religioso di tutto il territorio. «L'istituzione della diocesi, al di là dell'intento autocelebrativo, rientrava nel quadro di rinnovamento spirituale promosso dal principe: a Casale, con l'introduzione dell'osservanza francescana, domenicana e agostiniana; nel Monferrato, con l'impulso dato al santuario di Crea[3]

La sede è stata eretta da papa Sisto IV il 18 aprile 1474 con la bolla Pro excellenti[4], ricavandone il territorio dalle diocesi di Vercelli e di Asti. Originariamente era suffraganea dell'arcidiocesi di Milano.

Tre mesi dopo, il 1º agosto, con la bolla Super gregem[5], per meglio garantire le rendite della nuova diocesi, Sisto IV annesse nuovi territori alla diocesi stabilendone con più precisione i nuovi confini. Primo vescovo fu Bernardino de Tebaldeschi, il quale, non avendo l'età canonica per l'ordinazione episcopale, fu inizialmente nominato amministratore della diocesi, finché non fu ordinato vescovo nel 1482, raggiunta l'età richiesta di 27 anni.

Nel turbolento periodo che vide il passaggio del marchesato dai Paleologi ai Gonzaga di Mantova, sancito nel 1559, la giovane diocesi visse un periodo di decadenza e di crisi, per l'abituale assenza dalla loro sede dei vescovi, alcuni dei quali compromessi con le vicende politiche del tempo, per la presenza di un clero cittadino più attento a procacciarsi i benefici che alla cura pastorale dei fedeli e di un clero rurale non di rado analfabeta e abbandonato a sé stesso.[3]

Il primo vescovo che pose mano ad una serie riforma della disciplina e dei costumi del clero, in ottemperanza alle decisioni di rinnovamento introdotte dal concilio di Trento, fu Scipione d'Este (1555-1567), a cui si deve la prima visita pastorale della diocesi, la celebrazione del primo sinodo diocesano e l'apertura del seminario vescovile nel 1566. L'opera di riforma fu proseguita da Benedetto Erba (1570-1576), che introdusse in diocesi i barnabiti, istituì le Scuole della dottrina cristiana e il monte di pietà, e celebrò tre sinodi.[3]

Dal 1708 Casale e il Monferrato entrarono a far parte dello Stato sabaudo. Da questo momento sulla sede casalese si succedettero vescovi legati alla corte di Torino. Pier Secondo Radicati, nominato vescovo nel 1701, entrò in conflitto con Vittorio Amedeo II, la cui politica mirava a ridurre le immunità ecclesiastiche e a soggiogare al controllo regio la Chiesa piemontese; il re ottenne nel 1728 la rimozione di Radicati, trasferito nelle Marche.

In occasione del riordino delle diocesi piemontesi voluto da Napoleone Bonaparte, la sede casalese fu soppressa da papa Pio VII il 1º giugno 1803 con il breve Gravissimis causis, e il suo territorio, assieme a quello delle soppresse diocesi di Bobbio e di Tortona, fu unito alla diocesi di Alessandria.[6] Tuttavia Napoleone decise di trasformare la città di Alessandria in una delle roccaforti dell'impero; per esigenze militari furono perciò demolite la cattedrale e le strutture adiacenti. Questo impose il trasferimento a Casale della sede vescovile, che fu restaurata, e dove, il 23 dicembre 1805, fu nominato il vescovo alessandrino Jean-Chrysostome de Villaret. Contestualmente Casale, che comprendeva oltre al proprio i territori delle soppresse diocesi di Alessandria, Bobbio e Tortona, fu resa suffraganea dell'arcidiocesi di Torino. Il 17 luglio 1817, con la bolla Beati Petri di Pio VII, furono ristabilite le diocesi in precedenza soppresse e la diocesi di Casale acquisì l'attuale fisionomia territoriale diventando suffraganea della nuova sede metropolitana di Vercelli.

Nel secondo Ottocento la diocesi vide il diffondersi della spiritualità e delle opere di san Giovanni Bosco con la fondazione di diversi asili, oratori e collegi, che favorirono il formarsi di numerose vocazioni sacerdotali e religiose.[3]

Istituzioni culturali diocesaneModifica

L'archivio storico della diocesi, istituito nei locali annessi al palazzo vescovile, comprende un ingente patrimonio cartaceo costituito in prevalenza dai fondi dell'archivio dei vescovi, dell'archivio della curia e della cancelleria vescovile, dai fondi di alcune parrocchie e di altri enti soppressi, e delle carte relative alle confraternite, alle associazioni, ai movimenti ecclesiali e alle opere pie della diocesi.

Ha una particolare rilevanza storica la biblioteca del seminario diocesano, istituita dal vescovo Pier Gerolamo Caravadossi nel 1738; oggi si trova in una delle ali del seminario costruito nell'Ottocento e costituisce un ente ecclesiastico civilmente riconosciuto. Un catalogo del 1904 censisce 30.000 volumi, 160 incunaboli, 400 edizioni rare e 120 manoscritti tra cartacei e pergamenacei; le edizioni a stampa del Cinquecento sono circa 3.000. Oggi il patrimonio librario è costituito da circa 65.000 volumi tra antichi e moderni.[3]

L'ex sacrestia dal duomo di Casale ospita il museo del tesoro del duomo, dove sono esposte opere di oreficeria e manufatti tessili di notevole pregio.

Cronotassi dei vescoviModifica

StatisticheModifica

La diocesi al termine dell'anno 2016 su una popolazione di 103.300 persone contava 98.700 battezzati, corrispondenti al 95,5% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1949 138.268 138.358 99,9 385 256 129 359 140 670 146
1959 133.482 ? ? 349 241 108 382 180 635 146
1970 128.750 129.000 99,8 266 188 78 484 108 505 147
1980 118.300 119.000 99,4 191 148 43 619 1 55 332 148
1990 107.000 109.217 98,0 165 124 41 648 8 49 230 115
1999 102.500 104.900 97,7 135 106 29 759 8 33 165 115
2000 102.500 105.100 97,5 132 103 29 776 9 35 159 115
2001 102.450 105.080 97,5 128 100 28 800 12 34 163 115
2002 101.700 104.058 97,7 126 96 30 807 13 34 160 115
2003 101.700 104.000 97,8 127 98 29 800 13 33 150 115
2004 101.200 103.500 97,8 129 100 29 784 12 33 145 115
2006 101.500 103.900 97,7 125 97 28 812 13 32 149 115
2013 99.000 104.900 94,4 88 77 11 1.125 12 11 99 115
2016 98.700 103.300 95,5 87 72 15 1.134 11 16 91 115

NoteModifica

  1. ^ Elenco dal sito web della diocesi, aggiornato a luglio 2018.
  2. ^ Elenchi dal sito web della diocesi: religiosi e religiose.
  3. ^ a b c d e Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  4. ^ Testo della bolla in: Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, vol. XIV, pp. 574-577.
  5. ^ Testo della bolla in Cappelletti, vol. XIV, pp. 578-585.
  6. ^ Testo della lettera apostolica, pubblicata in edizione latina e traduzione francese in: Bulletin des lois de l'Empire français, quarta serie, tomo terzo, pp. 58-69. A seguire la lettera esecutoria del cardinale Caprara (pp. 69-92), con la quale vengono definiti ed elencati i borghi e i paesi appartenenti a ciascuna delle diocesi piemontesi superstiti.
  7. ^ Nominato vescovo titolare di Melitene.
  8. ^ AAS 7, 1915, p. 289.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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