Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America

procedura elettorale negli Stati Uniti d'America

Le elezioni presidenziali degli Stati Uniti d'America sono una procedura elettorale degli Stati Uniti d'America con la quale vengono eletti il presidente e il vicepresidente di tale repubblica federale, per un mandato di quattro anni che inizia il 20 gennaio (detto pertanto Inauguration Day) dell'anno successivo a quello delle elezioni, procedura che coinvolge il Collegio elettorale degli Stati Uniti d'America.

Le elezioni si svolgono nel cosiddetto "Giorno dell'Elezione" (Election Day), che ricorre il martedì successivo al primo lunedì di novembre di ogni quattro anni, questo per evitare che il giorno delle elezioni cada il 1º novembre, che è un giorno festivo.

Concretamente, l'elezione viene effettuata con un metodo indiretto: i cittadini scelgono, con metodi stabiliti dai singoli stati federali, gli elettori (detti "grandi elettori") che formano il Collegio elettorale degli Stati Uniti (United States Electoral College). Gli elettori possono assegnare il proprio voto a chiunque, tuttavia, salvo rare eccezioni, votano i candidati in nome dei quali sono stati eletti ciascuno nel proprio stato e le loro preferenze vengono confermate dal Congresso agli inizi di gennaio.

La più recente elezione si è svolta il 3 novembre 2020, e il 7 novembre Joe Biden è proclamato presidente eletto[1].

Svolgimento delle elezioniModifica

Le modalità di elezione del presidente sono fissate dalla Sezione I dell'Articolo 2 della Costituzione degli Stati Uniti, modificato secondo gli Emendamenti XII, XXII e XXIII. Presidente e vicepresidente appartengono alla medesima lista e vengono eletti dal Collegio Elettorale statunitense, i cui membri a loro volta sono eletti direttamente da ciascuno Stato dell'Unione. Il mandato del presidente e quello del vicepresidente durano quattro anni.

Come detto, le elezioni si svolgono ogni quattro anni, il martedì che segue il primo lunedì di novembre (anche se in molti Stati le elezioni si aprono con un anticipo di diverse settimane per permettere il voto anche agli assenti). Le procedure di voto sono gestite da consigli elettorali locali, col compito di garantire lo svolgimento equo ed imparziale della votazione ed impedire brogli e manomissioni dei risultati[senza fonte].

L'elezione avviene in due fasi: una prima, non prevista esplicitamente dalla Costituzione, in cui la popolazione partecipa attivamente alla designazione dei candidati dei due principali partiti e una seconda che invece è costituzionalmente regolata. La prima fase, o fase delle "elezioni primarie", consiste nella elezione dei candidati alle cariche di Presidente e di Vice Presidente e avviene nelle Convenzioni Nazionali dei due maggiori partiti, quello democratico e quello repubblicano. Può avvenire o attraverso elezioni primarie chiuse, o attraverso elezioni primarie aperte: in ogni caso sono così individuati i due maggiori candidati. La modalità di svolgimento delle elezioni primarie è diversa da partito a partito e ha anche alcune variazioni da Stato a Stato dell'Unione; il candidato alla presidenza può anche non passare attraverso le elezioni primarie (in genere viene ricandidato il presidente uscente se è al primo mandato, o il vicepresidente uscente). Il giorno in cui la maggior parte degli Stati dell'Unione è chiamata a votare per le primarie è anche detto "Supermartedì" (Super Tuesday). La seconda fase prevede innanzitutto l'elezione dei cosiddetti "Elettori Presidenziali" all'interno di ogni singolo Stato e in numero pari ai senatori e ai deputati attribuiti a quel medesimo Stato. Sono costoro coloro che voteranno a scrutinio segreto Vice Presidente e Presidente, e quest'ultimo, a seguito dello spoglio effettuato dal Presidente del Senato, verrà proclamato Presidente degli Stati Uniti d'America.

BallottaggioModifica

Tutti i cittadini con diritto di voto sono chiamati alle urne per scegliere il candidato che preferiscono. Il ballottaggio presidenziale di fatto è un voto per eleggere "gli elettori di un candidato", ovvero il cittadino votante non sceglie direttamente il candidato presidente, bensì il membro del Collegio Elettorale che a sua volta eleggerà il Presidente.

In numerose occasioni, il ballottaggio consente all'elettore o di votare globalmente la lista di un particolare partito politico, oppure di definire le sue preferenze per i singoli candidati. L'elenco dei candidati per le liste elettorali è stabilito attraverso un processo legale di selezione chiamato "accesso al ballottaggio". Solitamente, le liste per il ballottaggio presidenziale si costituiscono attraverso una procedura di pre-selezione su cui influiscono sia il peso numerico del partito politico dei singoli candidati, sia i risultati delle principali convenzioni per la loro nomina. In questo modo, la lista per le elezioni presidenziali non conterrà i nomi di tutti i concorrenti all'elezione, ma solamente quelli dei candidati che abbiano ottenuto una solida nomina da parte del loro partito durante le convenzioni elettorali o il cui partito sia numericamente abbastanza forte da garantirne per legge l'inserimento nella lista. La legge elettorale prevede la possibilità per altri candidati — al di fuori dei due partiti principali — di formare una propria lista raccogliendo un numero sufficiente di firme a loro sostegno. Tuttavia, nel corso dell'intera storia degli Stati Uniti, non si è mai dato il caso che un candidato presidenziale indipendente sia riuscito ad assicurarsi un posto sulla lista elettorale presidenziale secondo questa procedura.

Un ultimo sistema per potersi presentare alle elezioni presidenziali consiste nel fare iscrivere il proprio nome[2] nella lista al momento del voto elettorale. Questa opzione viene utilizzata dai votanti per esprimere il proprio dissenso verso i candidati ufficiali, scrivendo nomi ridicoli come Topolino o Dart Fener. In ogni caso, nessun candidato di tale fattispecie (indicato come write-in) ha mai vinto un'elezione presidenziale negli Stati Uniti.

Lo scenario 1824Modifica

Il cosiddetto "scenario 1824", che prende il nome dalle elezioni presidenziali del 1824, si presenta qualora nessuno dei candidati ottenga un numero di voti elettorali (grandi elettori) sufficiente per vincere le elezioni[3], che dal 2017 è di almeno 270. Questo può accadere in due modi: o nel caso in cui più di due candidati ottengano voti elettorali e nessuno raggiunga il 50%, o nel caso in cui i due candidati principali conseguano ciascuno esattamente la metà del plenum dei voti elettorali, che è attualmente 538. Se i concorrenti ottengono 269 voti ciascuno, significa che nessuno dei due ha raggiunto il "numero magico"; pertanto occorre procedere in un altro modo. Se nessun candidato raggiunge la maggioranza dei voti elettorali, presidente e vicepresidente vengono scelti in base ai dettami del XII emendamento. Il presidente è scelto dalla Camera dei Rappresentanti fra i tre candidati che hanno ricevuto più voti, ma in questa votazione si vota per Stati: i rappresentanti di uno stesso Stato dispongono, collettivamente, di un solo voto. Un secondo ballottaggio per la scelta del vicepresidente si tiene al Senato, con un voto per ogni senatore.

Nelle elezioni del 1824 ben quattro candidati ricevettero voti nel collegio elettorale: Andrew Jackson ricevette la maggioranza relativa dei voti elettorali espressi, ma non quella assoluta, e la Camera dei Rappresentanti scelse il suo sfidante John Quincy Adams in un ballottaggio a tre con anche William Harris Crawford. Il 1824 rappresenta l'unico esempio di applicazione del XII emendamento per le elezioni presidenziali. In tutte le altre elezioni presidenziali, vi è sempre stato un candidato che ha raggiunto la maggioranza assoluta dei voti elettorali espressi.

Tendenze elettoraliModifica

Negli ultimi decenni, uno dei candidati presidenziali nominati dai partiti democratico e repubblicano è quasi sempre stato un presidente in carica oppure un precedente o attuale vicepresidente. Di fatto, le elezioni del 2008 sono state una competizione aperta: per la prima volta dal 1952 e per la seconda volta soltanto dal 1928, né un vicepresidente, né il presidente in carica sono stati i candidati nominati da uno dei due partiti principali.

 
Votanti per fascia di età alle elezioni del 2000

Negli anni in cui i candidati nominati dai tre partiti principali non rientravano nelle file dei presidenti o vicepresidenti, la scelta è ricaduta su governatori o membri del Senato almeno fino al 2016, quando venne designato come candidato ufficiale del Partito Repubblicano Donald Trump, che non aveva mai ricoperto alcun incarico politico in precedenza. Prima di lui, l'ultimo candidato dei partiti a non avere ricoperto tale incarico fu il generale Dwight D. Eisenhower, che vinse la nomina per il Partito Repubblicano e divenne presidente nel 1952.

Il successo elettorale degli anni più recenti ha favorito i governatori degli stati federali. Tra gli ultimi sei presidenti (Jimmy Carter, Ronald Reagan, George H. W. Bush, Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama), soltanto Bush padre e Obama non erano mai stati governatori. Geograficamente, tutti questi presidenti provenivano o da uno Stato molto grande (California, Texas), o da uno Stato a sud della linea Mason-Dixon[4] e a est del Texas.

Prima della vittoria di Barack Obama nel 2008, l'ultimo senatore in carica a essere eletto presidente degli Stati Uniti era stato John F. Kennedy del Massachusetts, nel 1960. Oltre a Obama e Kennedy, l'unico altro senatore in carica in grado di vincere un'elezione presidenziale è stato Warren G. Harding nel 1920, mentre i candidati del partito di maggioranza, senatori Andrew Jackson (1824), Lewis Cass (1848), Stephen A. Douglas (1860), Barry Goldwater (1964), George McGovern (1972), Walter Mondale (1984) e Bob Dole (1996) persero tutti quanti la competizione elettorale.

ElezioniModifica

1788-1796Modifica

Elezioni presidenziali del 1788-89 (voce) 1ª
Partito Candidato presidente Voti Grandi elettori
Indipendente  
George Washington
43 782
(100,0%)
138
(50,0%)
Partito Federalista  
John Adams
34
(24,6%)
Altri 35
(25,4%)
Elezioni presidenziali del 1792 (voce) 2ª
Partito Candidato presidente Voti Grandi elettori
Indipendente  
George Washington
(Presidente uscente)
28 579
(100,0%)
132
(50,0%)
Partito Federalista  
John Adams
77
(29,2%)
Altri 55
(20,8%)
Elezioni presidenziali del 1796 (voce) 3ª
Partito Candidato presidente Voti< Grandi elettori
Partito Federalista  
John Adams
35 726
(53,4%)
71
(25,7%)
Partito Democratico-Repubblicano  
Thomas Jefferson
31 115
(46,6%)
68
(24,6%)
Altri 137
(49,6%)

1800-1896Modifica

Elezioni presidenziali del 1800 (voce) 4ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico-Repubblicano  
Thomas Jefferson[5]
41 330
(61,4%)
73[6]
(26,4%)
Aaron Burr
(candidato vicepresidente)
73
(26,4%)
Partito Federalista  
John Adams
(Presidente uscente)
25 952
(38,6%)
65
(24,6%)
Charles Cotesworth Pinckney
(candidato vicepresidente)
64
(23,2%)
John Jay 1
(0,4%)
Elezioni presidenziali del 1804 (voce) 5ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico-Repubblicano  
Thomas Jefferson
(Presidente uscente)
104 110
(72,8%)
162
(92,0%)
Partito Federalista  
Charles Cotesworth Pinckney
38 919
(27,2%)
14
(8,0%)
Elezioni presidenziali del 1808 (voce) 6ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico-Repubblicano  
James Madison
124 732
(64,7%)
122
(69,7%)
Partito Federalista  
Charles Cotesworth Pinckney
62 431
(32,4%)
47
(26,9%)
Altri 4 848
(2,5%)
6
(3,4%)
Elezioni presidenziali del 1812 (voce) 7ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico-Repubblicano  
James Madison
(Presidente uscente)
140 431
(50,4%)
128
(59,0%)
 
DeWitt Clinton
132 781
(47,6%)
89
(41,0%)
Partito Federalista  
Rufus King
5 574
(2,0%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1816 (voce) 8ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico-Repubblicano  
James Monroe
76 592
(68,2%)
183
(84,3%)
Partito Federalista  
Rufus King
34 740
(30,9%)
34
(15,7%)
Elezioni presidenziali del 1820 (voce) 9ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico-Repubblicano  
James Monroe
(Presidente uscente)
87 343
(80,6%)
228/231
(99,6%)
Partito Federalista Nessun candidato 17 465
(16,1%)
0
(0,0%)
Partito Democratico-Repubblicano  
DeWitt Clinton
1 893
(1,8%)
0
(0,0%)
 
John Quincy Adams
1
(0,4%)
Elezioni presidenziali del 1824 (voce) 10ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico-Repubblicano[7]  
John Quincy Adams[8]
113 122
(30,9%)
84
(32,1%)
Partito Democratico-Repubblicano[7]  
Andrew Jackson
151 271
(41,4%)
99
(37,8%)
Partito Democratico-Repubblicano[7]  
William Harris Crawford
40 856
(11,2%)
39
(14,9%)
Partito Democratico-Repubblicano[7]  
Henry Clay
47 531
(13,0%)
37
(14,1%)
Elezioni presidenziali del 1828 (voce) 11ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Andrew Jackson
642 553
(56,4%)
178
(68,2%)
Partito Nazionale Repubblicano  
John Quincy Adams
(Presidente uscente)
500 897
(43,6%)
83
(31,8%)
Elezioni presidenziali del 1832 (voce) 12ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Andrew Jackson
(Presidente uscente)
701 780
(54,2%)
219
(76,0%)
Partito Nazionale Repubblicano  
Henry Clay
484 205
(37,4%)
49
(17,0%)
Altri 100 715
(7,8%)
18
(6,2%)
Elezioni presidenziali del 1836 (voce) 13ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Martin Van Buren
764 176
(50,8%)
170
(57,8%)
Partito Whig  
William Henry Harrison
550 816
(36,6%)
73
(24,8%)
 
Hugh Lawson White
146 109
(9,7%)
73
(9,2%)
Altri 41 201
(2,7%)
25
(8,5%)
Elezioni presidenziali del 1840 (voce) 14ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Whig  
William Henry Harrison
1 275 390
(52,9%)
234
(79,6%)
Partito Democratico  
Martin Van Buren
(Presidente uscente)
1 128 854
(46,8%)
60
(20,4%)
Partito della Libertà James Gillespie Birney 6 797
(0,3%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1844 (voce) 15ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
James Knox Polk
1 339 494
(49,5%)
170
(61,8%)
Partito Whig  
Henry Clay
1 300 004
(48,1%)
105
(38,2%)
Partito della Libertà James Gillespie Birney 62 103
(2,3%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1848 (voce) 16ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Whig  
Zachary Taylor
1 361 393
(47,3%)
163
(56,2%)
Partito Democratico  
Lewis Cass
1 223 460
(42,5%)
127
(43,8%)
Partito per il Suolo Libero Martin Van Buren 291 501
(10,1%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1852 (voce) 17ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Franklin Pierce
1 607 510
(50,8%)
254
(85,8%)
Partito Whig  
Winfield Scott
1 386 942
(43,9%)
42
(14,2%)
Partito per il Suolo Libero John Parker Hale 155 210
(4,9%)
0
(0,0%)
Altri 12 168
(0,4%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1856 (voce) 18ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
James Buchanan
1 836 072
(45,3%)
174
(58,8%)
Partito Repubblicano  
John Charles Frémont
1 342 345
(33,1%)
114
(38,5%)
Partito Americano  
Millard Fillmore
873 053
(21,5%)
8
(2,7%)
Elezioni presidenziali del 1860 (voce) 19ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
Abraham Lincoln
1 865 908
(39,8%)
180
(59,4%)
Partito Democratico Sudista  
John C. Breckinridge
848 019
(18,1%)
72
(23,8%)
Partito dell'Unione Costituzionale  
John Bell
590 901
(12,6%)
39
(12,9%)
Partito Democratico  
Stephen A. Douglas
1 380 202
(29,5%)
12
(4,0%)
Elezioni presidenziali del 1864 (voce) 20ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
Abraham Lincoln
(Presidente uscente)
2 218 388
(55,0%)
212+17 invalidati[9]
(90,6%)[10]
Partito Democratico  
George B. McClellan
1 812 807
(45,0%)
21
(9,0%)[11]
Elezioni presidenziali del 1868 (voce) 21ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
Ulysses S. Grant
3 013 421
(52,7%)
214
(72,8%)
Partito Democratico  
Horatio Seymour
2 706 829
(47,3%)
80
(27,2%)
Elezioni presidenziali del 1872 (voce) 22ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
Ulysses S. Grant
(Presidente uscente)
3 598 235
(55,6%)
286+14 invalidati
(81,2%)
Partito Liberale-Repubblicano/Partito Democratico  
Horace Greeley
2 834 761
(43,8%)
3 invalidati[12]
(0,9%)
Altri 34 762
(0,6%)
63[12]
(17,9%)
Elezioni presidenziali del 1876 (voce) 23ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
Rutherford B. Hayes
4 034 311
(47,9%)
185
(50,1%)
Partito Democratico  
Samuel J. Tilden
4 288 546
(50,9%)
184
(49,9%)
Altri 97 709
(1,2%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1880 (voce) 24ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
James A. Garfield
4 446 158
(48,3%)
214
(58,0%)
Partito Democratico  
Winfield Scott Hancock
4 444 260
(48,2%)
155
(42,0%)
Altri 320 058
(3,5%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1884 (voce) 25ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Grover Cleveland
4 914 482
(48,9%)
219
(54,6%)
Partito Repubblicano  
James Blaine
4 856 905
(48,3%)
182
(45,4%)
Altri 289 546
(2,9%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1888 (voce) 26ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
Benjamin Harrison
5 443 892
(47,8%)
233
(58,1%)
Partito Democratico  
Grover Cleveland
(Presidente uscente)
5 534 488
(48,6%)
168
(41,9%)
Altri 404 940
(3,6%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1892 (voce) 27ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Grover Cleveland
(2º mandato)
5 556 918
(46,0%)
277
(62,4%)
Partito Repubblicano  
Benjamin Harrison
(Presidente uscente)
5 176 108
(32,7%)
145
(43,0%)
Partito del Popolo  
James B. Weaver
1 041 028
(8,5%)
22
(5,0%)
Altri 296 725
(2,5%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1896 (voce) 28ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
William McKinley
7 112 138
(51,0%)
271
(60,6%)
Partito Democratico  
William Jennings Bryan
6 510 807
(46,7%)
176
(39,4%)
Altri 317 868
(2,3%)
0
(0,0%)

1900-1996Modifica

Elezioni presidenziali del 1900 (voce) 29ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
William McKinley
(Presidente uscente)
7 228 864
(51,6%)
292
(65,3%)
Partito Democratico  
William Jennings Bryan
6 370 932
(45,5%)
155
(34,7%)
Altri 397 630
(2,8%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1904 (voce) 30ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
Theodore Roosevelt
7 630 457
(70,6%)
336
(65,3%)
Partito Democratico  
Alton Brooks Parker
5 083 880
(37,6%)
140
(29,4%)
Altri 810 665
(6,0%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1908 (voce) 31ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
William Howard Taft
7 678 395
(51,6%)
321
(66,5%)
Partito Democratico  
William Jennings Bryan
6 408 984
(43,0%)
162
(33,5%)
Altri 801 925
(5,4%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1912 (voce) 32ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Woodrow Wilson
6 296 284
(41,8%)
435
(81,9%)
Partito Progressista (1912)  
Theodore Roosevelt
4 122 721
(27,4%)
88
(16,6%)
Partito Repubblicano  
William Howard Taft
(Presidente uscente)
3 486 242
(23,2%)
8
(1,5%)
Altri 1 143 587
(7,6%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1916 (voce) 33ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Woodrow Wilson
(Presidente uscente)
9 126 868
(49,2%)
277
(52,2%)
Partito Repubblicano  
Charles Evans Hughes
8 548 728
(46,1%)
254
(47,8%)
Altri 860 989
(4,6%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1920 (voce) 34ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
Warren G. Harding
16 144 093
(60,3%)
404
(76,1%)
Partito Democratico  
James M. Cox
9 139 661
(34,1%)
127
(23,9%)
Altri 1 481 426
(5,5%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1924 (voce) 35ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
Calvin Coolidge
15 723 789
(54,0%)
382
(71,9%)
Partito Democratico  
John W. Davis
8 386 242
(28,8%)
136
(25,6%)
Partito Progressista (1924)  
Robert M. La Follette
4 831 706
(16,6%)
13
(2,5%)
Altri 155 370
(0,5%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1928 (voce) 36ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
Herbert Hoover
21 427 123
(58,2%)
444
(83,6%)
Partito Democratico  
Al Smith
15 015 464
(40,8%)
87
(16,4%)
Altri 367 425
(1,0%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1932 (voce) 37ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Franklin Delano Roosevelt
22 821 277
(57,4%)
472
(88,9%)
Partito Repubblicano  
Herbert Hoover
(Presidente uscente)
15 761 254
(39,7%)
59
(11,1%)
Altri 1 169 367
(3,0%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1936 (voce) 38ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Franklin Delano Roosevelt
(Presidente uscente)
27 747 636
(60,8%)
523
(98,5%)
Partito Repubblicano  
Alf Landon
16 679 543
(36,5%)
8
(1,5%)
Altri 1 213 189
(2,6%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1940 (voce) 39ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Franklin Delano Roosevelt
(Presidente uscente)
27 313 945
(54,7%)
449
(84,6%)
Partito Repubblicano  
Wendell Willkie
22 347 744
(44,8%)
82
(15,4%)
Altri 240 424
(0,5%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1944 (voce) 40ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Franklin Delano Roosevelt
(Presidente uscente)
25 612 916
(55,3%)
432
(81,4%)
Partito Repubblicano  
Thomas E. Dewey
22 017 929
(45,9%)
99
(18,6%)
Altri 354 017
(0,7%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1948 (voce) 41ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Harry S. Truman
(Presidente uscente)
24 179 347
(49,6%)
303
(57,1%)
Partito Repubblicano  
Thomas E. Dewey
21 991 292
(45,1%)
189
(35,6%)
Dixiecrat  
Strom Thurmond
1 175 930
(2,4%)
39
(7,3%)
Altri 1 446 966
(3,0%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1952 (voce) 42ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
Dwight D. Eisenhower
34 075 529
(55,2%)
442
(83,2%)
Partito Democratico  
Adlai Stevenson
27 375 090
(44,3%)
89
(16,8%)
Altri 301 323
(0,5%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1956 (voce) 43ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
Dwight D. Eisenhower
(Presidente uscente)
35 579 180
(57,4%)
457
(86,1%)
Partito Democratico  
Adlai Stevenson
26 028 028
(42,0%)
73
(13,7%)
Altri 405 930
(0,6%)
1[13]
(0,2%)
Elezioni presidenziali del 1960 (voce) 44ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
John Fitzgerald Kennedy
34 220 984
(49,7%)
303
(56,4%)
Partito Repubblicano  
Richard Nixon
34 108 157
(49,6%)
73
(40,8%)
Altri 827 291
(0,7%)
15[14]
(2,8%)
Elezioni presidenziali del 1964 (voce) 45ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Lyndon B. Johnson
(Presidente uscente)
43 127 041
(61,0%)
486
(90,3%)
Partito Repubblicano  
Barry Goldwater
27 175 754
(38,5%)
52
(9,7%)
Altri 336 489
(0,5%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1968 (voce) 46ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
Richard Nixon
31 783 783
(43,4%)
301
(55,9%)
Partito Democratico  
Hubert Humphrey
31 271 839
(42,7%)
191
(35,5%)
Partito Indipendente Americano  
George Wallace
9 901 118
(13,5%)
46
(8,6%)
Altri 243 258
(0,4%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1972 (voce) 47ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
Richard Nixon
(Presidente uscente)
47 168 710
(60,7%)
520
(96,7%)
Partito Democratico  
George McGovern
29 173 222
(37,5%)
17
(3,2%)
Partito Libertario  
John Hospers
3 674
(<0,0%)
1[15]
(0,1%)
Altri 1 398 416
(1,8%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1976 (voce) 48ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Jimmy Carter
40 831 881
(50,1%)
297
(55,2%)
Partito Repubblicano  
Gerald Ford
(Presidente uscente)
39 148 634
(48,0%)
240
(44,6%)
Altri 1 551 098
(1,9%)
1[16]
(0,2%)
Elezioni presidenziali del 1980 (voce) 49ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
Ronald Reagan
43 903 230
(50,7%)
489
(90,9%)
Partito Democratico  
Jimmy Carter
(Presidente uscente)
35 480 115
(41,0%)
49
(9,1%)
Altri 7 126 333
(8,3%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1984 (voce) 50ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
Ronald Reagan
(Presidente uscente)
54 455 472
(58,8%)
525
(97,6%)
Partito Democratico  
Walter Mondale
37 577 352
(40,6%)
13
(2,4%)
Altri 780 509
(0,6%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1988 (voce) 51ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Repubblicano  
George H. W. Bush
48 886 597
(53,4%)
426
(79,2%)
Partito Democratico  
Michael Dukakis
41 809 074
(45,6%)
111
(20,6%)
Altri 898 613
(1,0%)
1[17]
(0,2%)
Elezioni presidenziali del 1992 (voce) 52ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Bill Clinton
44 909 889
(43,0%)
370
(68,8%)
Partito Repubblicano  
George H. W. Bush
(Presidente uscente)
39 104 550
(37,5%)
168
(31,2%)
Indipendente  
Ross Perot
19 743 821
(18,9%)
0
(0,0%)
Altri 665 746
(0,6%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 1996 (voce) 53ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Partito Democratico  
Bill Clinton
(Presidente uscente)
47 401 185
(49,2%)
379
(70,4%)
Partito Repubblicano  
Bob Dole
39 197 469
(40,7%)
159
(29,5%)
Partito della Riforma  
Ross Perot
8 085 294
(8,4%)
0
(0,0%)
Altri 1 583 049
(1,7%)
0
(0,0%)

2000-presenteModifica

Elezioni presidenziali del 2000 (voce) 54ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Repubblicano  
George W. Bush
50 456 002
(47,9%)
271
(50,3%)
Democratico  
Al Gore
50 999 897
(48,4%)
266[18]
(49,4%)
Altri 3 949 201
(3,7%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 2004 (voce) 55ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Repubblicano  
George W. Bush

(Presidente uscente)

62 040 610
(50,7%)
286
(53,2%)
Democratico  
John Kerry
59 028 444
(48,3%)
251
(46,7%)
Altri 1 221 576
(1,0%)
1[19]
(0,1%)
Elezioni presidenziali del 2008 (voce) 56ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Democratico  
Barack Obama
69 498 516
(52,9%)
365
(67,8%)
Repubblicano  
John McCain
59 948 323
(45,7%)
173
(32,2%)
Altri 1 914 922
(1,4%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 2012 (voce) 57ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Democratico  
Barack Obama

(Presidente uscente)

65 915 795
(51,1%)
332
(61,7%)
Repubblicano  
Mitt Romney
60 933 504
(47,2%)
206
(38,3%)
Altri 2 236 111
(1,7%)
0
(0,0%)
Elezioni presidenziali del 2016 (voce) 58ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Repubblicano  
Donald Trump
62 984 828
(46,1%)
304
(56,5%)
Democratico  
Hillary Clinton
65 853 514
(48,2%)
227
(42,2%)
Altri 7 830 934
(5,7%)
7[20]
(1,3%)
Elezioni presidenziali del 2020 (voce) 59ª
Partito Candidato presidente Voti
(%)
Grandi elettori
(%)
Democratico  
Joe Biden
81 268 867
(51,3%)
306
(56,9%)
Repubblicano  
Donald Trump

(Presidente uscente)

74 216 747
(46,8%)
232
(43,1%)

NoteModifica

  1. ^ Joe Biden eletto presidente degli Stati Uniti, su Adnkronos. URL consultato il 7 novembre 2020.
  2. ^ Si parla di candidato write-in, quando il suo nome non appare nella scheda elettorale, ma può essere ugualmente votato scrivendo il suo nominativo direttamente sulla scheda all'atto del voto. Alcuni Stati e giurisdizioni locali consentono agli elettori di incollare sulla scheda un adesivo con il nome del candidato invece di scriverlo a mano. I candidati write-in difficilmente vincono e spesso vengono inseriti nelle schede nomi fittizi o di persone non eleggibili. Numerose giurisdizioni richiedono ai candidati di farsi registrare come tali prima delle operazioni di voto per evitare casi di omonimia, frequenti nelle elezioni con un elevato numero di concorrenti.
  3. ^ Magic number, pari nel 1824 a 131 grandi elettori
  4. ^ La Linea Mason-Dixon è una linea di demarcazione tra quattro stati degli Stati Uniti. Rappresenta parte dei confini di Pennsylvania, West Virginia, Delaware e Maryland, il cui rilevamento topografico risale a quando questi territori erano ancora colonie inglesi. Quando la Pennsylvania iniziò ad abolire la schiavitù all'interno del Commonwealth, nel 1781, il versante ovest di questa linea e il fiume Ohio divennero il confine quasi completo tra gli stati abolizionisti e quelli schiavisti (il Delaware, tuttavia, sebbene a est della linea Mason-Dixon, rimase schiavista). Nel linguaggio popolare, soprattutto a partire dal Compromesso del Missouri nel 1820, la Linea Mason-Dixon è venuta a rappresentare simbolicamente lo spartiacque culturale tra gli Stati Uniti del nord e quelli del sud. I topografi che tracciarono il confine si chiamavano Charles Mason e Jeremiah Dixon.
  5. ^ Eletto con un voto alla Camera dei Rappresentanti.
  6. ^ 70 grandi elettori necessari.
  7. ^ a b c d Il partito Democratico-Repubblicano si era diviso sulle candidature.
  8. ^ Poiché nessun candidato raggiunse la soglia di 131 Grandi Elettori per poter essere eletto presidente, come previsto dal XII Emendamento della Costituzione, il nuovo presidente venne eletto dalla Camera dei Rappresentanti.
  9. ^ L'elezione si tenne durante la guerra di secessione americana. Negli Stati della Confederazione occupati dall'Unione si votò, ma i 17 grandi elettori corrispondenti furono invalidati. Un grande elettore del Nevada, si astenette.
  10. ^ 91,2% contando anche i 17 elettori invalidati.
  11. ^ 8,4% contando anche i 17 elettori invalidati.
  12. ^ a b Horace Greeley morì dopo l'elezione generale, ma prima che i grandi elettori votassero, perciò questi diedero il voto ad altri candidati. Il voto dei 3 grandi elettori che votarono comunque per Greeley furono invalidati.
  13. ^ Un grande elettore dell'Alabama, che avrebbe dovuto votare per Adlai Stevenson, votò per Walter Burgwyn Jones.
  14. ^ Quindici grandi elettori votarono per Harry Flood Byrd.
  15. ^ Hospers ricevette il voto di un grande elettore che avrebbe dovuto votare per Nixon.
  16. ^ Un grande elettore, che avrebbe dovuto votare per Ford, votò invece per un altro repubblicano, Ronald Reagan.
  17. ^ Un grande elettore del West Virginia non votò per Dukakis ma per il suo candidato vicepresidente, Lloyd Bentsen.
  18. ^ Un grande elettore si astenette invece di votare per Gore.
  19. ^ Un grande elettore del Minnesota, votò per il candidato vicepresidente di Kerry anche nella votazione per la presidenza.
  20. ^ Due grandi elettori del Texas, che avrebbero dovuto votare per Trump, diedero un voto a Ron Paul e uno a John Kasich. Cinque grandi elettori (quattro dello stato di Washington e uno delle Hawaii), che avrebbero dovuto votare per Clinton, diedero un voto a Bernie Sanders, uno all'attivista e politico nativoamericano Faith Spotted Eagle e tre a Colin Powell.

Voci correlateModifica

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