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Rocca di Arquata del Tronto

costruzione fortificata di Arquata del Tronto
Rocca di Arquata del Tronto
Rocca di Arquata del Tronto.jpg
Torri della Rocca
Ubicazione
Statobandiera Stato Pontificio
Stato attualeItalia Italia
RegioneMarche Marche
CittàArquata del Tronto-Stemma.png Arquata del Tronto
Coordinate42°46′21″N 13°17′40″E / 42.7725°N 13.294444°E42.7725; 13.294444Coordinate: 42°46′21″N 13°17′40″E / 42.7725°N 13.294444°E42.7725; 13.294444
Informazioni generali
CostruzioneXIII secolo[1]-XV secolo
Materialepietra arenaria
Condizione attualeben conservata e restaurata
Proprietario attualeComune di Arquata del Tronto
Visitabilesi[2]
Informazioni militari
Funzione strategicaRocca
NoteLe opere di aggetto presenti alla sommità delle torri sono state realizzate con l'impiego di laterizi e travertino
Fonti citate nel corpo dell'articolo.
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

La Rocca di Arquata del Tronto è una fortezza medioevale eretta come caposaldo preposto al controllo del territorio, con funzioni tattiche e difensive. La possente struttura si eleva sulla rupe della zona a nord del centro urbano di Arquata del Tronto, sede dell'omonimo comune della regione Marche, nel territorio della provincia di Ascoli Piceno.

Tipico esempio di architettura militare dell'Appennino umbro marchigiano del XIII secolo, dall'aspetto compatto, isolata ed austera, è circondata da un verde parco solcato da sentieri e viottoli. La rocca è stata classificata come Monumento nazionale d'Italia dal 1902.[3]

Indice

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

 
Panorama del territorio che circonda la Rocca visto dal paese di Faete
 
Panorama del territorio, visto dal sentiero che, partendo da Forca di Presta, conduce alla vetta del monte Vettore.

La fortificazione è stata edificata nell'area prossima al confine tra le regioni Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo. Eleva le sue solide e robuste costruzioni turrite a sud del monte Vettore, in posizione dominante rispetto al nucleo abitato del paese, posto tra il corso del fiume Tronto e il fosso di Camartina.

Vigila da secoli sul vasto panorama dell'alta valle del Tronto e su molte frazioni che rientrano nell'ambito di competenza dell'Amministrazione comunale; strategicamente sovrasta la Strada Consolare Salaria, spina dorsale del territorio e del collegamento con Roma, snodo stradale che conduce anche alla città dell'Aquila, dopo aver oltrepassato il centro di Amatrice; raggiunge l'Umbria[4] e si addentra anche verso alcune zone dell'entroterra marchigiano;[5] osserva importanti vie d'accesso che conducono al passo del Galluccio, percorsi che attraversano il paese di Montegallo; la strada che, superando i paesi di Capodacqua, Forca Canapine ed il passo di San Pellegrino, porta alla cittadina di Norcia; un sistema sentieristico che da Piedilama giunge a Comunanza, Petritoli ed arriva a Fermo; infine, controlla un lungo tratto dell'alveo del fiume Tronto, corso d'acqua che separa la catena dei Sibillini dai monti della Laga.[6][7]

StoriaModifica

 
La Rocca di Arquata dopo i terremoti del 2016-2017
 
Ex Voto con ritratta l'immagine più antica della Rocca di Arquata, presso il Santuario dell'Icona Passatora.[8]
 
Stemma litico di Sinibaldo Cancellieri di Pistoia, rinvenuto durante l'ultimo restauro
 
Mastio (torre a pianta quadrata)
 
Particolare dell'opera in aggetto presente sulla sommità del mastio, sullo sfondo il monte Vettore
 
Torrione a pianta esagonale
 
Particolare dell'opera in aggetto presente alla sommità del torrione esagonale
 
Ingresso al recinto della fortezza
 
Apparato sporgente a tre ordini di mesole sovrapposte, al di sopra dell'accesso al recinto, e sovrastato dal coronamento litico che corre lungo il perimetro delle mura
 
Veduta della Rocca dalla Vecchia Salaria
 Lo stesso argomento in dettaglio: Arquata del Tronto.

La storia e le vicende della Rocca sono strettamente legate e si fondono indissolubilmente con quelle di Arquata. Da sempre territorio di confine e spesso contesa, con aspre battaglie e lotte furibonde, tra le città di Ascoli Piceno e di Norcia. Quest'ultima soprattutto interessata a conquistare uno sbocco sul fiume Tronto[9] e sulla via Salaria.

L'origine di questo insediamento militare ebbe inizio tra l'XI e il XII secolo,[7] epoca in cui fu avviata la costruzione delle opere di fortificazione sul colle. A questo primo momento dell'incastellamento seguì un graduale e progressivo incremento di nuove strutture, elevate nei secoli successivi, al fine di potenziare le funzionalità del presidio. Nel corso del XII secolo, come risulta dal Regestum Farfense, l'abate Berardo III, acquistò il contado e la Rocca di Arquata («Arquatam adquisivit et roccam de Cupulo»).[10] L'imperatore Enrico V di Sassonia, mediante un diploma ne confermò il possesso all'abbazia reatina. Nei primi anni del XIII secolo ebbe inizio il fiorire e lo sviluppo del borgo intorno alla fortezza che si dichiarò libero comune.[10] Dopo la scomparsa di Federico II, la città di Ascoli si preoccupò di consolidare gli avamposti di difesa dislocati ai confini del territorio, minacciati dalle aspirazioni di Manfredi di Sicilia, figlio del re svevo. Per queste ragioni la città marchigiana fu costretta «a fabricar negli Appennini un Forte per guardia dei confini occidentali affin di cautelarsi dalle scorrerie dei norcini».[11]

Nel corso del XIII secolo,[1] furono costruite le mura di cinta e la roccaforte posta a guardia e a difesa della zona montana della Valle del Tronto. Alla realizzazione dell'opera contribuirono concretamente anche Amatrice e Castel Trione. Norcia, confederata con Arquata dal 1251, il 7 agosto 1255, la cedette ad Ascoli insieme ai possedimenti di Accumoli, Sommati, Tufo, Capodacqua,[11][12] Roccasalli e Terre Summatine.[13] Dal XIII al XVI secolo, la Rocca ed Arquata vivranno alterne vicissitudini fatte di guerre e conflitti con gli altri castelli vicini, specialmente con Norcia, mentre il dominio sulla fortezza sarà rivendicato e conteso da Ascoli. Negli anni 1798 e 1789, nel periodo della dominazione francese, Arquata fu assorbita nel territorio del Dipartimento del Clitunno che aveva per capoluogo la città di Spoleto. La caduta del regime repubblicano nel 1798 condusse al ripristino delle istituzioni del Governo Pontificio.[14]

Durante il periodo della dominazione francese in Italia, la Rocca fu parzialmente ristrutturata, dotata di casematte e piazzole d'artiglieria ed ospitò un permanente presidio militare. Divenne capoluogo di Cantone e terzo fortilizio del Dipartimento del Trasimeno dopo Spoleto e Perugia fino a quando si restaurò il Governo Pontificio e tornò a far parte della provincia di Ascoli Piceno. Nel 1860 Arquata e la sua Rocca furono annesse al Regno d'Italia.[15] La fortezza fu poi abbandonata alla corrosione del tempo e si trasformò in un rudere.[16] Alla fine del XIX secolo ebbero luogo i lavori di restauro che ricomposero la torre più alta, il torrione esagonale e la cortina che collega i due edifici.

Cronologia storica essenzialeModifica

XI - XIII secoloModifica

  • 1099 - 1119 - Berardo III, abate, acquista Arquata ed altri centri per l'Abbazia di Farfa.[17]
  • 1251 - Il 21 maggio, Arquata si confedera al con il comune norcino e s'impegna ad offrire ogni anno un palio di seta per la ricorrenza dell'Assunta.[18][17][12]
  • 1255 - Il 7 maggio, il comune di Norcia cede la Rocca, Capodacqua, Tufo, Accumoli, Roccasalli e Terre Sommantine al Governo di Ascoli.[18] Nello stesso anno Papa Alessandro IV ordina al Rettore della Marca di stanziare una somma da destinare alle casse della città di Ascoli al fine di potenziare le strutture di difesa dei castelli sparsi nel territorio di competenza, tra i quali figura anche Arquata.[12]
  • 1263 - Arquata, come altri centri del territorio Piceno, deve avere a disposizione un contingete armato composto da 6 balestrieri, 6 guastatori ed 8 soldati.[17]
  • 1293 - Arquata, ed altri comuni, consolidano i patti di fedeltà (o di vassallaggio) con Ascoli, riconoscendo al contempo soggezione e sudditanza nei confronti del governo ascolano, con l'offerta di un Palio[19] e la partecipazione ai giochi della Quintana. Ad Ascoli, al tempo, interessava avere fortificazioni a difesa dei confini occidentali per fronteggiare le continue incursioni della città di Norcia.[11][12][20][21]

XIV secoloModifica

  • 1317 - Rinnovo del patto di vassallaggio con la città di Ascoli.[11]
  • 1334 - La città di Ascoli si svincolò dal dominio della Chiesa dopo la morte di papa Giovanni XXII procalamandosi repubblica indipendente. Arquata, anch'essa fedele al papato, provò a sottrarsi al dominio ascolano rinunciando alla sua protezione.[9][12]
  • 1337 – La città di Ascoli, per non perdere il possedimento della Rocca e per sedare la ribellione di Arquata al suo dominio, cinse d'assedio il presidio e lo riconquistò, riconfermando anche il patto di alleanza.[9][11][12][22]
  • 1348 - Ascoli dichiarò guerra alla Rocca. L'esito del conflitto vide Arquata arrendersi agli ascolani.[17]
  • 1350 - Galeotto I Malatesta attaccò Arquata per sedarne la ribellione, ma riportò la sconfitta.[17]
  • 1356 - Nelle Constitutiones Aegidianae, Arquata fu elencata tra le «civitates et terrae magnae et mediocres».[12]
  • 1386 - Arquata, stringendo un patto con Fermo, promise la consegna di un Palio di seta per le festività dell'Assunta.[17]
  • 1387 - Il condottiero Boldrino da Panicale attaccò la Rocca, ma fu respinto dagli arquatani.[17]
  • 1390 - Di nuovo, lo stesso Boldrino da Panicale tentò un assalto ad Arquata riuscendo ad occuparla. In un secondo momento gli abitanti lo respingeranno.[17]
  • 1395 - Arquata e la sua Rocca furono conquistate dalle truppe di Matteo d'Acquaviva.[17]
  • 1397 - Iniziarono le aspre battaglie tra Ascoli e Norcia per il possesso della Rocca che si conclusero con alterne vittorie tra le due città. Arquata divenne una roccaforte di Norcia e dei ghibellini ascolani fuoriusciti. In seguito, la città di Ascoli la cinse d'assedio e la espugnò, riconquistandola.[5]

XIV secoloModifica

  • 1317 - Arquata rinnova il patto di vassallaggio con la città di Ascoli.[11]
  • 1334 - La città di Ascoli si svincola dal dominio della Chiesa dopo la morte di papa Giovanni XXII proclamandosi repubblica indipendente. Arquata, anch'essa fedele al papato, prova a sottrarsi al dominio ascolano rinunciando alla sua protezione.[9][12]
  • 1337 – La città di Ascoli, per non perdere il possedimento della Rocca e per sedare la ribellione di Arquata al suo dominio, cinge d'assedio il presidio e lo riconquista, riconfermando anche il patto di alleanza.[9][11][12][22]
  • 1348 - Ascoli dichiarò guerra alla Rocca. L'esito del conflitto vide Arquata arrendersi agli ascolani.[17]
  • 1350 - Galeotto I Malatesta attacca Arquata per sedarne la ribellione, ma il conflitto si conclude con la sconfitta del condottiero riminese.[17]
  • 1356 - Nelle Constitutiones Aegidianae, Arquata fu elencata tra le «civitates et terrae magnae et mediocres».[12]
  • 1357 - All'interno delle Constitutiones Aegidianae Ascoli è annoverata tra le «civitates maiores» ed Arquata, insieme con Offida, è elencata fra le «civitates et terrae magnae ed mediocres».[12]
  • 1377 - Arquata deve tributare un palio alla città di Ascoli per la ricorrenza della festa di sant'Emidio.[17]
  • 1378 - Il 12 dicembre, il Duca d'Acquaviva marcia su Arquata, occupata da Norcia e sconfigge gli umbri con pesanti perdite. Nei giorni compresi tra il 6 ed il 13 dicembre, papa Urbano IV afferma di non concedere ad alcuno il «possesso di Arquata» esonerandola, al contempo, dal pagamento di ogni tributo escluso il «censo antico».[18]
  • 1384 - Ascoli si riappropria del dominio su Arquata cacciando i nursini che, nel frattempo, si erano reinsediati.[18]
  • 1386 - Arquata, stipula un patto con Fermo, ne accetta un podestà nelle cui «mani giureranno li massari et homini d'Arquata», al contempo promette la consegna di un Palio di seta per le festività dell'Assunta.[17]
  • 1387 - Il condottiero Boldrino da Panicale attacca la Rocca, ma fu respinto dagli arquatani.[17]
  • 1390 - Di nuovo, lo stesso Boldrino da Panicale tenta un assalto ad Arquata riuscendo ad occuparla. In un secondo momento gli abitanti lo respingeranno.[17] Il 5 dicembre, Arquata stipula con Norcia un trattato di pace.[18]
  • 1395 - Arquata e la sua Rocca sono conquistate dalle truppe di Matteo d'Acquaviva.[17]
  • 1397 - Iniziano le aspre battaglie tra Ascoli e Norcia per il possesso della Rocca che si concludono con alterne vittorie tra le due città. Arquata diviene una roccaforte di Norcia e dei ghibellini ascolani fuoriusciti. In seguito, la città di Ascoli la cinge d'assedio e la espugna, riconquistandola.[5]

XVI - XIX secoloModifica

  • 1514 - La Camera Apostolica autorizzò Arquata alla riscossione del diritto pedaggio sul suo territorio.[17]
  • 1527 – Arquata rientrò nei possedimenti di Norcia per un canone annuale corrisposto dagli umbri pari 280 fiorini.[23]
  • 1554 – In questo anno vi fu il tramonto delle autonomi locali, poiché le cariche dei pretori e dei castellani divennero di nomina papale.[23]
  • 1616 - Il presidio arquatano ricade ancora sotto l'influenza di Norcia per i servizi legati postali che dipendono dalla città umbra.[17]
  • 1799-1809 - La Rocca torna sotto il governo dello Stato Pontificio. A seguito dell'invasione napoleonica diventa la terza fortezza del Dipartimento del Trasimeno dell'Impero Francese.[24]
  • 1816 - Il territorio arquatano fu parte della Delegazione apostolica di Ascoli dopo la restaurazione del Governo Pontificio.[25]
  • 1860 - Arquata entrò a far parte del Regno d'Italia[26] e divenne sede del II Mandamento di Ascoli.[27].

EpigrafiaModifica

Nel corso dello scavo, eseguito nella corte centrale della fortezza, nell'anno 1992, è stato riportato alla luce lo stemma litico, datato 1389, appartenuto al guerriero Sinibaldo della famiglia Cancellieri di Pistoia. Il reperto consiste in una lastra di travertino che misura cm. 54,5 x 52,5. Il manufatto presenta nella porzione superiore l'arme di uno scudo troncato privo della raffigurazione del cinghiale che doveva sovrastare il complesso degli elementi che contrassegnano l'insegna gentilizia della famiglia Cancellieri. Il lato inferiore della pietra mostra l'iscrizione scalpellata in alfabeto gotico maiuscolo, (le lettere misurano cm. 3-1,7), dove si leggono, con incisione ed allineamento incerti, le parole:[28]

«+ A(nno) D(omini) Ṁ CĊCLXXXVIIII t(empo)r(e) nob(i)li(s) m(i)l(i)t(i)s d(omini) Sin(i)baldi d(e) C-ancellerii[s] [d(e)] Pistorio ------?»

Antonio Salvi ipotizza che l'epigrafe potesse concludersi con la dicitura: «honorabilis potestatis civitatis Esculi», andata perduta a causa della rifilatura della lastra.[29]

La presenza dello stemma è riferibile alla consuetudine trecentesca di apporre sulle mura delle fortezze le insegne araldiche dei castellani che le governavano su incarico della Santa Sede o per mandato della città dominante.[30]

Le fonti pistoiesi documentano che Sinibaldo era podestà della città di Ascoli già nel 1386, incarico che fu rinnovato per la durata di altri 6 mesi con decorrenza dall'ottobre dell'anno 1388.[29] Per questa ragione, nei primi mesi del 1389, era ancora podestà ascolano e nel corso di questo mandato ha commissionato degli interventi per le strutture difensive della fortezza arquatana.[31]

Armi in dotazione alla guarnigione della RoccaModifica

Presso l'Archivio della città di Norcia sono conservati antichi documenti che riportano, annoverano e dettagliano le attrezzature, le armi e i pezzi di artiglieria a tiro parabolico di cui era dotata la guarnigione della Rocca di Arquata. In un inventario della fortezza comparivano: «una bombarda longa due pezzi fornita et ferrata con cippe, quatro piastre et zeppe, una spingarda longa ovver ciarabactana de doi pezzi fornita con lu cippo et cavallicto, una bombarda mezza de uno pezo co lu cippo, ferrata con una piastra, et zeppa de ferro et cippo fornita, una bombarda grossa senza cippo con piastre quatro et altre bombarde e bombardelle.»[32]

In un altro documento, redatto al tempo in cui era castellano della Rocca Ambrogio da Montefortino, si trovano descritte numerose armi, mobili contenitori, botti per la conservazione del vino, utensili di uso quotidiano ed altri oggetti custoditi tra le mura della fortezza, tra i quali figuravano: «doimila e octocento aste senza ferri tra i targoni dipinti de l'armi de Papa Pio IV e la bandera de Papa Paulo II.»,[32] ed ancora: «l'arca vecchia per fare lo pane, gli arconi granarii da tenere lo grano fra le pallocte del plumbo et scoppitti fra altre botti da octi some et corazze et celate et la robusta catena de ferro per levare il ponte levatoio et mucchi a piramide di palle de pietra per le bombarde e le mille e novecento aste guarnite de ferro et i tremila verrectoni senza aste.»[32]

RestauriModifica

Nel corso dei secoli la Rocca è stata oggetto di vari interventi di manutenzione e consolidamento, tra i quali quelli avvenuti negli anni:

  • 1564 - In questo anno si colloca il primo intervento di restauro della fortezza, documentato ed autorizzato dal Comune di Norcia.[32]
  • 1703 - Il terremoto dell'Aquila del 1703 causò danni e lesioni alla struttura della Rocca che determinarono la necessità di opere di ripristino.[32]
  • XIX secolo - Agli inizi di questo secolo ebbe luogo un intervento di rifacimento del fortilizio.[30]
  • XX secolo - La Rocca fu nuovamente restaurata negli anni venti del Novecento ad opera di Giuseppe Sacconi.[30] Nel corso di questo intervento fu costruita la stanza quadrangolare che insiste sulla cima del mastio.[33]
  • 1966 - Vi furono ulteriori interventi conservativi.
  • anni novanta del XX secolo - L'ultimo intervento di restauro è avvenuto in tempi recenti. I lavori, curati da Dario Nanni e Sergio D'auria, hanno provveduto a risanare le mura di cinta e delle torri, mentre all'interno degli spazi del recinto murario è stata allestita una sala polifunzionale.[30]

La leggenda della Regina GiovannaModifica

Alla storia di questa fortezza è legata anche una leggenda. Secondo la tradizione popolare, la Rocca di Arquata fu la residenza della regina Giovanna d'Angiò, negli anni compresi tra il 1420 ed il 1435.[1] Alcuni autori scrivono che la sovrana, forse, avrebbe ricostruito la Rocca che, al tempo, rappresentava l'ultimo avamposto di difesa del Regno di Napoli.[33] La regina, cui si fa riferimento, è probabile che sia Giovanna II d'Angiò,[34] detta Giovanna La pazza.[7] Lo storico ascolano Antonio De Santis cita Giovanna II d'Angiò come colei che ha «lasciato ricordi in Ascoli, anzi ad Arquata ove la Rocca è ancora chiamata col suo nome».[35]

La leggenda, non identifica con certezza di quale delle regine di nome Giovanna, appartenute alla dinastia angioina, si tratti. Il racconto tramanda che la sovrana era solita invitare nella sua stanza, posta sulla torre più alta, i giovani pastori per intrattenersi con loro durante la notte. Il destino e la sorte degli ospiti erano legati all'insindacabile giudizio della donna che, se insoddisfatta, non esitava a far appendere i malcapitati ai torrioni del maniero. Da questa narrazione deriva la popolare definizione "Castello della Regina Giovanna", altro nome con cui localmente è conosciuta e pittorescamente chiamata la Rocca. Sempre la leggenda vuole che il fantasma della sovrana si aggiri, ancora oggi, all'interno della fortezza, «dimostrando di possedere sempre quell'indomabile irrequietezza che contraddistinse la sua umana esistenza».[33]

ArchitetturaModifica

L'intero complesso fortificato è definito dall'autore ascolano Bernardo Carfagna come una costruzione «equilibrata ed elegante nelle proporzioni».[36] I suoi edifici, implementati nel corso dei secoli, hanno contribuito ad incrementare progressivamente la difendibilità e la sicurezza del luogo. La fortezza è il risultato di vari interventi di restauro ed ampliamento protrattisi dall'inizio della sua elevazione fino al termine del XV secolo, considerati modifiche necessarie per adeguarne e migliorarne lo scopo dello sviluppo funzionale.

La fabbrica della Rocca è stata innalzata utilizzando blocchi di pietra arenaria locale. Sulla sommità delle torri è presente un'opera di aggetto eseguita in laterizio e travertino, idonea alla difesa piombante, rifinita da una merlatura a coda di rondine.

Strutture della RoccaModifica

L'impianto che contribuisce a formare l'intero corpo di fabbrica della Rocca è costituito dalla cinta muraria (parzialmente conservata), dagli edifici delle 2 torri e dai resti del terzo torrione, ormai scomparso, del quale affiorano solo le mura di fondazione. È possibile che questo fu l'ultimo manufatto funzionale della fortificazione ad essere costruito. La torre, alta 12 metri, si trovava sul lato sud-ovest. Era stata elevata da una pianta circolare dal diametro di 10 metri su una base a tronco di cono, doppiamente scarpata.[7] Questo elemento difensivo aveva l'interno riempito di terra, nella sua parte più alta vi era il terrazzo che serviva ad alloggiare i pezzi d'artiglieria. Del manufatto rimangono tracce della muratura delle fondazioni, riconsegnate alla luce dai più recenti lavori di restauro.[7]

L'intero sito è circondato dal parco che racchiude gli spazi della fortezza e la rampa di accesso alla Rocca.

Mura di cintaModifica

Gli stabili sono raccordati e collegati tra loro dalla recinzione in muratura dotata di un cammino di ronda corredato di piombatoi. Nel tessuto murario del recinto perimetrale si evidenzia l'utilizzo di blocchi di pietra di grandi dimensioni, forse reimpiegati e provenienti dalla prima opera difensiva costruita sullo stesso sito in epoca romana.[36]

L'ingresso al recinto della fortezza era protetto dalla presenza di una bertesca lignea sostenuta dai beccatelli litici ancora visibili.[33] L'intera fortificazione, oltre che dalla barriera muraria, era circondata da una palizzata che costituiva il primo elemento di difesa ad ostacolo degli assalitori. Le porte di accesso alla Rocca erano dislocate intorno alle strutture principali del paese, quali: il palazzo nobiliare, la piazza e la chiesa.

Le torriModifica

Torrione a base esagonaleModifica

Si può ipotizzare che come primo elemento della roccaforte fu innalzato il torrione a pianta esagonale[7] in posizione sud-est, che racchiude al suo interno un ambiente a pianta pentagonale irregolare, protetto dalla copertura aggiunta durante l'ultimo restauro. Alla base delle mura interne sono ancora visibili le aperture degli antichi cunicoli di fuga, ormai murati. La struttura, alta 12 metri, è coronata da caditoie, ossia: aperture sul pavimento di strutture aggregate all'edificio, da cui si gettavano proiettili al nemico, e rifinita con merli alla ghibellina. L'accesso alla torre era garantito dall'apertura laterale di una postierla, mentre l'intero corpo di fabbrica era collegato alla cinta muraria, parzialmente arrivata ai nostri giorni, che si sviluppava verso nord per circa 70 m, eretta con lo scopo di chiudere il lato scoperto del colle. Un percorso collegava il torrione al paese dal lato orientale.[7]

Il mastioModifica

Tra il XIV ed il XV secolo,[7] fu costruito il mastio, esposto a nord, destinato all'avvistamento e alla difesa estrema. L'edificio si eleva da una base quadrata il cui lato misura circa 8 metri e raggiunge un'altezza di 24. Questo è l'elemento più imponente della fortificazione che, con una doppia cinta muraria, si raccorda tuttora al torrione esagonale. Alla sommità di questa torre si trova la stanza quadrangolare, realizzata durante il restauro eseguito nei primi anno del XX secolo, che ha preso il posto della vela in muratura che proteggeva la campana di allarme della fortezza.[33] All'interno del vano del mastio è stata collocata la scala che conduce fino al cammino di ronda della merlatura.

NoteModifica

  1. ^ a b c A. Bucciarelli, op. cit., p. 13.
  2. ^ Visite alla Rocca Scheda del sito arquatadeltronto.com URL consultato il 23 ottobre 2012.
  3. ^ Elenco degli edifizi Monumentali in Italia, Roma, Ministero della Pubblica Istruzione, 1902. URL consultato il 27 maggio 2016.
  4. ^ G. Fabiani, op. cit., p. 109.
  5. ^ a b c N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 53.
  6. ^ B. Carfagna, op. cit., p. 59.
  7. ^ a b c d e f g h N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 80.
  8. ^ Nel dipinto sono rappresentati, oltre alla figura della Rocca posta sulla sinistra, la Madonna e San Leonardo mentre liberano un prigioniero della fortezza arquatana che invoca la loro intercessione.
  9. ^ a b c d e L. Girolami, art. cit., p. 43.
  10. ^ a b N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 46.
  11. ^ a b c d e f g B. Carfagna, op. cit., p. 61.
  12. ^ a b c d e f g h i j k N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 52.
  13. ^ G. Fabiani, op. cit., p. 108, nota 84 (Quinternone, c. 218).
  14. ^ N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 61.
  15. ^ N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 61.
  16. ^ L. Girolami, op. cit., pp. 43-44.
  17. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 40.
  18. ^ a b c d e AA. VV., Conoscere l'Archivio di Norcia, Norcia e Arquata del Tronto, Vol. II, op. cit., pag. 10.
  19. ^ G. Fabiani, op. cit, p. 235. L'autore arretra all'anno 1255 la prima promessa di Arquata per l'offerta del Palio alle festività ascolane.
  20. ^ A. De Santis, op. cit., p. 218.
  21. ^ L. Girolami, art. cit., p. 42.
  22. ^ a b E. Luzi, op. cit., p. 106.
  23. ^ a b N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 55.
  24. ^ N. galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 61.
  25. ^ Il motu proprio “Quando per ammirabile disposizione” di Pio VII
  26. ^ Regio decreto n. 4495 del 22 dicembre 1860 in Collezione celerifera delle leggi, decreti, istruzioni e circolari pubblicate nell'anno 1866 ed altre anteriori, anno XLV, parte prima, Enrico Dalmazzo Editore, Firenze 1866, p. 89.
  27. ^ Mandamento di Arquata nella suddivisione del Circondario di Ascoli Piceno in Collezione celerifera delle leggi, decreti, istruzioni e circolari pubblicate nell'anno 1866 ed altre anteriori, anno XLV, parte prima, Enrico Dalmazzo Editore, Firenze 1866, p. 91.
  28. ^ A. Salvi, Iscrizioni medievali in territorio ascolano, op. cit., pag. 41.
  29. ^ a b A. Salvi, Iscrizioni medievali in territorio ascolano, op. cit., pp. 42-43.
  30. ^ a b c d N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 84.
  31. ^ A. Salvi, Iscrizioni medievali in territorio ascolano, op. cit., pag. 44.
  32. ^ a b c d e N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 83.
  33. ^ a b c d e N. Galiè G. Vecchioni, op. cit., p. 81.
  34. ^ Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti, op. cit., p. 574. L'opera cita come probabile regina angioina, che avrebbe dimorato ad Arquata, Giovanna II d'Angiò,
  35. ^ A. De Santis, op. cit., p. 374, nota 19.
  36. ^ a b B. Carfagna, op. cit., p. 63.

BibliografiaModifica

  • Emidio Luzi, Compendio di storia ascolana, Tipografia Emidio Cesari, Ascoli Piceno, anno 1889, pp. 106, 123, 125-126;
  • Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti, pubblicata sotto l'Alto Patronato di S. M. il Re d'Italia, Istituto Giovanni Treccani, MCMXXIX - VIII, Casa Editrice d'Arte Bessetti & Tuminelli, Milano-Roma, Rizzoli & C. - Milano, anno 1929, pp. 573–574;
  • Giuseppe Fabiani, Ascoli nel Quattrocento, Collana di pubblicazioni storiche ascolane, vol II, Società Tipolitografica Editrice, Ascoli Piceno, anno 1950, pp. 55, 61, 109, 110-111, 112, 114, 235;
  • Adalberto Bucciarelli, Dossier Arquatano, Grafiche D'Auria di Ascoli Piceno, febbraio 1982, p. 13, 16;
  • Luigi Girolami, La Rocca di Arquata in Flash Ascoli - mensile di vita Picena, N. 107, anno 1987, pp. 42–44;
  • Bernardo Carfagna, Rocche e castelli dell'ascolano, Edizione La Sfinge Malaspina - Ascoli Piceno, Stampa Editoriale Eco srl-S. Gabriele (TE), 1996, pp. 59, 61, 63;
  • AA. VV. Assessorato agli Affari Generali, Conoscere l'Archivio di Norcia, Vol. II, Norcia e Arquata del Tronto, Norcia, Comune di Norcia, 1997.
  • Antonio De Santis, Ascoli nel Trecento, vol. II (1350 - 1400), Collana di Pubblicazioni Storiche Ascolane, Grafiche D'Auria, ottobre 1999, Ascoli Piceno, p. 16, 374;
  • Narciso Galiè e Gabriele Vecchioni Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, Società Editrice Ricerche s. a. s., Via Faenza 13, Folignano (AP), Stampa D'Auria Industrie Grafiche s.p.a., Sant'Egidio alla Vibrata (TE), Edizione marzo 2006, pp. 40, 52-55, 80-81, 83-84, ISBN 88-86610-30-0;
  • Sebastiano Andreantonelli, Storia di Ascoli, Traduzione di Paola Barbara Castelli e Alberto Cettoli – Indici e note di Giannino Gagliardi, Ascoli Piceno, G. e G. Gagliardi Editori, Centro Stampa Piceno, giugno 2007, p. 242;
  • Antonio Salvi, Iscrizioni medievali nel territorio ascolano - Documenti epigrafici con relative note storiche, Roma, Istituto superiore di studi medievali Cecco d'Ascoli - Opus Fundatum «Latinitas», 2010.

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