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Una formazione aquilana negli anni Trenta.

Questa voce tratta la storia dell'Aquila Calcio 1927.

La fondazione del club viene tradizionalmente individuata nel 1927; successivamente la società si costituì nel 1931 come Associazione Sportiva L'Aquila e, a partire dallo stesso anno, si affiliò alla Federazione Italiana Giuoco Calcio. Il massimo risultato raggiunto è stato il 4° posto ottenuto nel girone B della Serie B 1934-1935 ma, per tutti gli anni Trenta e Quaranta del XX secolo, L'Aquila è stata indiscussa capofila del calcio abruzzese. L'ascesa del club venne bruscamente interrotta dalla tragedia di Contigliano che coinvolse l'intera rosa causando anche la morte dell'allora allenatore rossoblù Attilio Buratti.

Nel dopoguerra la società venne ricostituita e si barcamenò tra la terza e la quarta serie per i successivi decenni sino al fallimento del 1994. Ne raccolse l'eredità sportiva L'Aquila Calcio che, con due promozioni in tre anni, scalò le categorie arrivando a sfiorare la Serie B prima di venire nuovamente esclusa dai campionati, nel 2004. Venne così costituita una nuova società che, nel 2010, al ritorno nei campionati professionistici, assunse il definitivo nome di L'Aquila Calcio 1927.

In seguito alla retrocessione del 2016, i rossoblù militano attualmente in Serie D.

Indice

Le origini del calcio aquilanoModifica

Gli anni 1930Modifica

Fondazione ed ascesaModifica

L'8 ottobre 1931 si costituì l'Associazione Sportiva L'Aquila; l'organico era era composto proprio dai calciatori del gruppo universitario nonostante le due società non avessero nulla in comune a livello dirigenziale.[1] Soprattutto per volontà del direttore sportivo Matteo Rusconi, furono confermati i colori sociali rosso e blu già utilizzati dall'Aquila Football Club malgrado l'opposizione di alcuni dirigenti — Gualtieri e i fratelli Agamben — che avrebbero preferito il nero-verde comunale,[2] poi utilizzato dalla squadra di rugby.

Presidente dell'associazione era Adelchi Serena, all'epoca podestà (sindaco) della città e in seguito ministro dei Lavori Pubblici e segretario del Partito Nazionale Fascista. Si trattava di una polisportiva attiva, oltre che nel calcio, anche nell'atletica leggera, nelle bocce, nel ciclismo, nel nuoto, nella pallacanestro, nel pugilato, nella scherma, nel tennis e nel tiro a volo[3]; inoltre disponeva, in via esclusiva, degli impianti sportivi in via di completamento alle spalle del Forte spagnolo, fortemente voluti dallo stesso Serena.[1][3]

 
Festeggiamenti per la promozione in Serie B dopo lo spareggio contro l'Andrea Doria.

L'Aquila si affiliò alla Federazione Italiana Giuoco Calcio e, dopo alcune amichevoli disputate contro squadre del circondario, esordì nel girone abruzzese della Seconda Divisione 1931-1932 battendo la Pro Italia di Pratola Peligna sul campo di Piazza d'Armi (4-1).[4] La squadra, diretta da Dino Testoni, disputò un ottimo torneo e si classificò 2ª alle spalle dell'Abruzzo, venendo così ammessa in Prima Divisione. La stagione seguente la direzione tecnica fu affidata all'ungherese Lajos Dimény che portò i rossoblù ad un'onorevole 5ª posizione, distanziando così i rivali regionali del Pescara.[5]

1933-1934: la promozione in Serie BModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Associazione Sportiva L'Aquila 1933-1934.

Nel 1933-1934 la squadra, fortmenete puntellata in ogni reparto, venne affidata all'esperienza di Ottavio Barbieri, già nazionale e campione d'Italia con il Genoa. L'Aquila iniziò inoltre a disputare le proprie partite casalinghe nel nuovo stadio del Littorio, un impianto all'avanguardia per l'epoca[6] inaugurato con un perentorio 7-1 contro l'Alma Juventus Fano.[7]

I rossoblù si classificarono primi nel girone iniziale vincendo la concorrenza del Foligno, in seguito squalificato per provato illecito sportivo,[8] e vennero ammessi alla fase finale del torneo. All'ultima giornata, infine, L'Aquila riuscì a scavalcare, battendola a domicilio, la favorita Andrea Doria[9] guadagnando così — prima formazione abruzzese a riuscirci — la promozione in Serie B.[8][10]

Il triennio in Serie BModifica

All'esordio in cadetteria, nel 1934-1935, L'Aquila si presentò con un nuovo presidente, l'avvocato Giovanni Centi Colella, che sostituì Serena sia in capo all'associazione che nella gestione podestarile. La squadra venne nuovamente rinforzata ed affidata al celebre trainer italo-ungherese József Ging, nella stagione precedente alla guida della Fiorentina in Serie A.[11] Nonostante l'inesperienza, i rossoblù chiusero in 4ª posizione il loro girone, a sole cinque lunghezze dal Bari, vincitore del raggruppamento.[12] Si tratta, ancora oggi, del miglior risultato di sempre nella storia del calcio aquilano.

Nel successivo campionato — il primo con la Serie B a girone unico — venne chiamato a dirigere la squadra Attilio Buratti che non riuscì a conseguire più d'una tranquilla salvezza pur avendo a disposizione un organico di prim'ordine,[13] tra le cui file spiccava l'ala friulana Annibale Frossi, pregevole colpo di mercato estivo della dirigenza rossoblù.[14] In virtù di quanto fatto vedere in maglia aquilana, Frossi venne poi convocato da Vittorio Pozzo alle Giochi Olimpici di Berlino dove, con 7 reti in 4 partite, guidò gli azzurri alla conquista del titolo olimpico.[14]

1936-1937: la tragedia di Contigliano e la retrocessioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Associazione Sportiva L'Aquila 1936-1937 e Incidente ferroviario di Contigliano.

La terza stagione in Serie B venne irreparabilmente segnata dalla tragedia di Contigliano. Il 3 ottobre 1936 la squadra aquilana si mise in viaggio verso Verona dove, il giorno successivo, avrebbe dovuto disputare la gara contro i gialloblù locali quando, nel tratto ferroviario tra la stazione di Rieti e quella di Contigliano, la littorina proveniente dall'Aquila si scontrò violentemente contro un convoglio postale che viaggiava in direzione opposta.[15] Nell'impatto, morirono almeno 15 persone — tra cui l'allenatore Attilio Buratti, confermato alla guida dei rossoblù — e tutti i restanti passeggeri rimasero feriti.[16]

L'incidente risparmiò pochi tra i calciatori aquilani tra cui gli squalificati Brindisi e Michetti, oltre che il portiere Stornelli che non era riuscito a prendere il treno;[17] l'attaccante Marino Bon perse i sensi e venne dichiarato in un primo momento deceduto salvo poi riprendere i sensi durante i soccorsi.

La FIGC propose la salvezza d'ufficio ma il club rifiutò, decidendo di continuare a disputare regolarmente il campionato;[17] all'Aquila fu data la possibilità di tesserare calciatori senza contratto e pertanto la rosa venne rivoluzionata — tra i nuovi innesti si ricordano Otello Trombetta e Giacomo Valentini, provenienti dalla Roma[18] —, affidata al tecnico ungherese András Kuttik e presentata alla città il 26 ottobre, tre settimane dopo l'incidente.[17]

Il ritorno in campo si verificò il 1° novembre contro la Pro Vercelli.[19] Nonostante gli sforzi, L'Aquila non riuscì a salvarsi terminando il campionato in terz'ultima posizione; pesò sul rendimento soprattutto la rosa ristretta, la difficoltà nel disputare numerosi incontri ravvicinati a causa dei recuperi e la sterilità dell'attacco.[19] Da allora i rossoblù non sono più riusciti a tornare tra i cadetti.

Gli aquilani erano inoltre impegnati in Coppa Italia, competizione in cui, dopo aver battuto il Parma nel turno eliminatorio, si qualificarono per i sedicesimi di finale.[18][20] Il 6 gennaio 1937 la squadra di Kuttik sfidò a Milano l'Ambrosiana-Inter di Giuseppe Meazza arrendendosi per 4-3 al termine di una partita epica che le cronache raccontano essere stata giocata dagli aquilani «con le unghie e con i denti».[20][21][22]

Gli anni della Serie CModifica

 
Una foto della sfida contro la Juventus a Torino, nella Coppa Italia 1937-1938.

Nel 1937-1938, con la retrocessione in Serie C, la società passò da Centi Colella ad Italo Recine mentre venne confermata la direzione tecnica di Kuttik.[23] I rossoblù sfiorarono un pronto ritorno in serie cadetta ma, al termine di un lungo duello con la Salernitana, dovettero accontentarsi della 2ª posizione, a soli due punti dai campani.[24]

L'Aquila, in compenso, fece molta strada in Coppa Italia, competizione nella quale — pur partendo questa volta dai turni eliminatori — eliminò in sequenza SIME Popoli, Ilva Bagnolese, MATER e Prato guadagnandosi nuovamente l'accesso ai sedicesimi di finale, dove ad aspettarla era la titolata Juventus.[25] La partita in gara secca si giocò l'8 dicembre 1937 sul terreno dell'allora stadio Benito Mussolini e terminò 4-1 per i bianconeri; secondo le cronache dell'epoca, la formazione abruzzese (in vantaggio dopo cinque minuti con Battioni) giocò un'ottima partita e poté recriminare per le numerose palle gol sfumate nel corso del primo tempo, oltre che per un rigore non concesso dall'arbitro.[23][26][27] La Juventus vinse poi il trofeo.

Nelle successive due stagioni, i rossoblù vennero distanziati in campionato dalla MATER che si aggiudicò due volte il torneo. Nel 1938-1939 la rosa aquilana fu caratterizzata dalla più alta presenza di giocatori locali, ben sette,[25] piazzandosi a metà classifica;[28] la stagione successiva L'Aquila arrivò in 2ª posizione, appaiata all'Ilva Bagnolese, ma ad oltre dieci punti dai rossoverdi capolista.[29]

Gli anni 1940Modifica

Il calcio all'Aquila durante la guerraModifica

L'Aquila Sportiva 1944 e il mancato ripescaggioModifica

Il ritorno dell'Associazione Sportiva L'AquilaModifica

Gli anni 1950Modifica

 
Lo stadio Tommaso Fattori negli anni Cinquanta.

Le difficoltà economiche e gli anni in IV SerieModifica

L'era Barattelli e il ritorno in Serie CModifica

Gli anni 1960Modifica

Gli anni d'oroModifica

L'era Lopardi e la caduta in Serie DModifica

Gli anni 1970Modifica

Il decennio in Serie DModifica

1978-1979: lo spareggio di CassinoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Associazione Sportiva L'Aquila 1978-1979.

Gli anni 1980Modifica

Il biennio Galeota e la retrocessioneModifica

Gli anni in InterregionaleModifica

Gli anni 1990Modifica

L'era Circi e il fallimentoModifica

La risalita dai dilettantiModifica

Nell'estate del 1994 il club venne ricostituito e costretto a ripartire, nella stagione 1994-1995, dal campionato di Eccellenza, terminato in 3ª posizione con un organico interamente aquilano guidato dall'ex calciatore rossoblù Pietro Ferzoco. Tuttavia, la fusione con il Paganica di Eliseo Iannini — società dell'omonima frazione aquilana, appena approdata nel Campionato Nazionale Dilettanti — permise all'Aquila un pronto ritorno in quinta serie con il nuovo nome di Vis L'Aquila.

La stagione 1995-1996 si chiuse con l'ottavo posto, nonostante i ripetuti cambiamenti di panchina effettuati dal neo-presidente Gabriele Valentini, tra Bruno Nobili, Fabrizio Scarsella e Silvio Paolucci, quest'ultimo allenatore-giocatore.[30] Poco meglio andò l'annata successiva, nel 1996-1997, quando i rossoblù — assunta la denominazione di Gruppo Sportivo L'Aquila Calcio — arrivarono in 5ª posizione, trascinati in campo da Francesco Fonte e guidati in panchina da Angelo Crialesi che, nella massiccia rivoluzione dello staff tecnico operata in inverno, aveva sostituito Eugenio Natale.

1997-1998: la promozione dei recordModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: L'Aquila Calcio 1997-1998.

Fu invece il campionato 1997-1998 ad entrare di diritto nella storia del calcio aquilano dal momento che i rossoblù (che avevano nuovamente cambiato nome in L'Aquila Calcio) vinsero per la prima volta il campionato in senso assoluto, conquistando cioè la promozione sul campo e non grazie a spareggi o ripescaggi.[31]

Partita a fari spenti, la formazione allenata da un esordiente Stefano Sanderra (affiancato in panchina dal fratello Luca) cominciò ben presto un serrato duello in vetta con le due corazzate del girone, la Sambenedettese che poi restò indietro e, soprattutto, il Rieti che solo all'ultima giornata cedette il passo, giungendo secondo a un solo punto dagli aquilani. La quota di 74 punti raggiunta quell'anno, frutto di 21 vittorie, 11 pareggi e 2 sole sconfitte, è la più alta mai realizzata dall'Aquila Calcio in tutta la sua storia.[31]

Con la vittoria del campionato, L'Aquila fu ammessa al torneo finale per la conquista dello Scudetto Dilettanti ma, dopo la vittoria del girone eliminatorio, venne eliminata in semifinale dalla Sanremese.

Il biennio in Serie C2Modifica

1999-2000: la finale di AvellinoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: L'Aquila Calcio 1999-2000.

Gli anni 2000Modifica

Dal sogno della Serie B al secondo fallimentoModifica

Il quinquennio in Eccellenza e l'annata in Serie DModifica

All'inizio della stagione 2004-2005, per la prima volta nel dopoguerra, nessuna società con i colori e con il nome del capoluogo abruzzese è iscritta ai campionati federali.[32] Alla lacuna si pone parzialmente rimedio quando si formalizza la fusione tra il Montereale di Pasquale Specchioli — club dell'omonimo comune della provincia aquilana, disputante l'Eccellenza abruzzese — ed il San Francesco — formazione dilettantistica di un quartiere cittadino. Nel corso del torneo, chiuso in 14ª posizione, il sodalizio abbandona l'arancioverde cominciando ad utilizzare maglie rossoblù; infine muta denominazione sociale diventando L'Aquila Calcio Real, suffisso omaggiante la società d'origine ma mal digerito dalla piazza aquilana.

Nel 2005-2006, acquisito il titolo sportivo della vecchia L'Aquila Calcio, la società si appresta a disputare il campionato di Eccellenza. Al termine di un girone d'andata fallimentare, la società passa dalle mani di Specchioli a quelle dall'imprenditore romano Massimo Severoni e la squadra, affidata a Francesco Montarani, sfiora per un solo punto la qualificazione agli spareggi promozione. Il copione si ripete nella stagione successiva che, nonostante le ambizioni iniziali, viene chiusa ancora una volta fuori dalla zona play-off, con la società che viene ceduta da Severoni ad Alfredo D'Urbano e il nome del club che viene nuovamente cambiato in L'Aquila Calcio 1927. Unica soddisfazione è la conquista della Coppa Italia Dilettanti Abruzzo, il primo trofeo (escluse le promozioni) in ottant'anni di storia di calcio aquilano;[33] i rossoblù vengono poi eliminati nei quarti di finale della fase nazionale dal Castelsardo precludendosi la possibilità di raggiungere, tramite la conquista del trofeo, l'agognata Serie D.

Nel 2007-2008 ha inizio l'era di Elio Gizzi, il costruttore aquilano che guiderà il club ininterrottamente per cinque anni; la rosa e lo staff tecnico vengono nuovamente rivoluzionati ma i rossoblù mancano ancora una volta la promozione chiudendo il campionato in 3ª posizione (e fuori dai play-off in virtù dei 12 punti di distacco dalla seconda classificata). L'anno seguente la squadra sembra finalmente essere proiettata verso la conquista del campionato e, dopo aver conquistato la seconda Coppa Italia Dilettanti Abruzzo, a due giornate dal termine si trova in testa al campionato insieme al Miglianico; impossibilitata a giocare le ultime due gare dopo il terremoto del 6 aprile 2009, i rossoblù vengono promossi d'ufficio in Serie D.

Nel Serie D 2009-2010 L'Aquila torna quindi nei dilettanti. La società di Gizzi, nonostante le difficoltà logistiche del dopo-sisma (la squadra è costretta ad allenarsi a Tortoreto e disputa le gare casalinghe nella spettrale cornice di un Fattori semideserto nel mezzo d'una città devastata), disputa un discreto campionato, stabilendosi nelle prime posizioni per buona parte del torneo e conquistando in più d'una occasione la vetta;[34] nel finale, in vistoso calo atletico, cede il primato al Chieti e nell'ultima giornata precipita addirittura in 4ª posizione.

Gli anni 2010Modifica

La Seconda DivisioneModifica

La promozione giunge ugualmente grazie a un ripescaggio per meriti sportivi che riporta L'Aquila tra i professionisti dopo sei anni. Già al primo campionato di Seconda Divisione, nel 2010-2011, i rossoblù — guidati dapprima da Leonardo Bitetto e, nel finale di stagione, da Maurizio Ianni — con un ottimo finale di stagione centrano l'ingresso ai play-off ma vengono clamorosamente sconfitti in semifinale dal Prato, che passa il turno grazie ad un gol realizzato al settimo minuto di recupero.[34][35]

Nel campionato seguente, dopo un ottimo girone di andata,[34] L'Aquila crolla nella seconda parte del torneo non riuscendo così a qualificarsi per gli spareggi promozione.[36] A fine stagione Elio Gizzi cede la presidenza al collega Corrado Chiodi, rimanendo comunque all'interno della società.

 
I festeggiamenti per la promozione in Prima Divisione al termine della stagione 2012-2013.

2012-2013: la promozione in Prima DivisioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: L'Aquila Calcio 1927 2012-2013.

Nel 2012-2013, con il nuovo assetto societario, la panchina affidata all'emergente Archimede Graziani ed una rosa altamente competitiva, i rossoblù si presentano ai ranghi di partenza con ambizioni di promozione per poi scivolare, già sul finire del girone d'andata, a metà classifica. Dopo due cambi in panchina, la squadra viene affidata infine alla guida di Giovanni Pagliari e chiude il torneo al quinto posto qualificandosi per i play-off; proprio negli spareggi promozione, L'Aquila si riscatta superando, in due avvincenti derbies, dapprima il Chieti in semifinale, quindi il Teramo in finale e conquistando — davanti ai 5.000 spettatori dello stadio Fattori (tra cui molte vecchie glorie)[37] — la prima promozione in Lega Pro Prima Divisione ed il ritorno nel terzo livello del campionato italiano dopo 9 anni di assenza.[38]

Il triennio in terza serieModifica

Nel 2013-2014, sotto la guida del confermato Pagliari, i rossoblù disputano un buon torneo qualificandosi, a distanza di 80 anni dall'ultima volta, agli spareggi per la promozione in Serie B[39] venendo però eliminati già ai quarti di finale dal Pisa. L'Aquila viene comunque ammessa nella Lega Pro riunificata, in seguito alla soppressione di Prima e Seconda Divisione.

La stagione seguente — iniziata con la prestigiosa vittoria in Coppa Italia allo stadio Renato Dall'Ara contro il Bologna — viene conclusa in 7ª posizione dopo un campionato molto altalenante caratterizzato dal cambio in corsa della guida tecnica, da Giovanni Pagliari a Nunzio Zavettieri; inoltre, al termine del torneo viene arrestato Ercole Di Nicola, allora direttore sportivo dei rossoblù, nell'ambito di un'inchiesta relativa al calcioscommesse.[40] Il 29 agosto 2015 la Società viene condannata ad un punto di penalizzazione dalla Corte d'Appello Federale della Figc per illecito sportivo da scontare nel successivo campionato di Lega Pro.

Nel 2015-2016, la rosa viene profondamente ridimensionata ed affidata al tecnico Carlo Perrone con il chiaro obiettivo di mantenere la categoria; dopo un discreto girone d'andata, concluso a metà classifica, L'Aquila va in crisi, appesantita anche dai 14 punti di penalizzazione comminati a dicembre e poi ridotti a 7. La società entra in confusione ed il tecnico Perrone viene sostituito, a sei giornate dalla fine, con Giacomo Modica, per poi essere richiamato nelle battute finali. I rossoblù concludono il torneo in 16ª posizione venendo poi sconfitti dal Rimini ai play-out e retrocedendo così tra i dilettanti.

NoteModifica

  1. ^ a b Chiodi, p. 27
  2. ^ Cavalli, p. 82
  3. ^ a b Associazione Sportiva L'Aquila, Statuto Sociale, L'Aquila, Vecchioni, ottobre 1931.
  4. ^ Chiodi, p. 69
  5. ^ Chiodi, p. 70
  6. ^ Visita alla palestra dell'A.S. Aquila fucina di campioni del domani, in Il Littoriale, 3 maggio 1935, p. 6. URL consultato il 23 maggio 2012.
  7. ^ Walter Merlini, La fortissima Aquila dispone facilmente di un Fano dimostratosi ricco di volontà ma povero di classe, in Il Littoriale, 5 ottobre 1933.
  8. ^ a b Capaldi, p. 33
  9. ^ L'Aquila batte a Genova la Doria e ottiene la promozione in B, in Il Littoriale, 9 luglio 1934.
  10. ^ Chiodi, p. 30
  11. ^ Chiodi, p. 32
  12. ^ Capaldi, p. 34
  13. ^ Capaldi, p. 38
  14. ^ a b Matteo Massacesi, Annibale Frossi, un'incredibile corsa dall'Aquila al tetto del mondo, in news-town.it, 3 novembre 2015. URL consultato il 5 settembre 2016.
  15. ^ Uno scontro ferroviario sulla Terni-Sulmona, in La Stampa, 4 ottobre 1936, p. 2. URL consultato il 7 dicembre 2016.
  16. ^ Quindici morti e 69 feriti: contiglianesi e tifosi de L’Aquila ricordano il disastro ferroviario di Contigliano, in rietilife.com, 3 ottobre 2016. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  17. ^ a b c Chiodi, p. 34
  18. ^ a b Capaldi, p. 41
  19. ^ a b Chiodi, p. 35
  20. ^ a b Matteo Massacesi, Quel pomeriggio di 80 anni fa all'Arena, quando L'Aquila lottò contro l'Inter, in news-town.it, 6 gennaio 2017. URL consultato il 28 febbraio 2017.
  21. ^ Ambrosiana b. Aquila 4-3, in Il Littoriale, 7 gennaio 1937, p. 6. URL consultato il 23 maggio 2012.
  22. ^ Ambrosiana-Aquila 4-3, in La Stampa, 7 gennaio 1937, p. 4.
  23. ^ a b Chiodi, p. 36
  24. ^ Chiodi, p. 75
  25. ^ a b Capaldi, p. 45
  26. ^ Juventus batte Aquila 4-1, in Il Littoriale, 9 dicembre 1937, p. 5. URL consultato il 23 maggio 2012.
  27. ^ Juventus-Aquila 4-1, in La Stampa, 9 dicembre 1937, p. 4.
  28. ^ Chiodi, p. 76
  29. ^ Chiodi, p. 77
  30. ^ Capaldi, p. 163
  31. ^ a b Capaldi, p. 168
  32. ^ Capaldi, p. 178
  33. ^ Capaldi, p. 185
  34. ^ a b c Fabio Iuliano, La rinascita: L'Aquila capolista. Dignità e vittorie dopo il terremoto, in Il Centro, 11 novembre 2011. URL consultato il 19 marzo 2014.
  35. ^ Danilo Rosone, L'Aquila fa harakiri, il Prato vince (2-1) e va in finale, in Abruzzo24Ore (L'Aquila), 30 maggio 2011.
  36. ^ Capaldi, p. 191
  37. ^ Roberto Santilli, Il grande derby: gli ex, il cuore e la festa, cronaca di un giorno perfetto, in AbruzzoWeb (L'Aquila), 16 giugno 2013.
  38. ^ Claudia Giannone, L'Aquila Calcio: C1 siamo!, in Il Capoluogo (L'Aquila), 16 giugno 2013.
  39. ^ Alessandro Tettamanti, L'Aquila, dopo 80anni vicina al sogno della B. Pagliari: "E' solo l'inizio", in News Town (L'Aquila), 4 maggio 2014.
  40. ^ Fabio Iuliano, Calcioscommesse, fermato il ds dell'Aquila calcio, in Il Centro (L'Aquila), 19 maggio 2015.

BibliografiaModifica

  • Luigi Braccili, Piccola storia del calcio abruzzese, Roma, Adelmo Polla, 1993.
  • Dante Capaldi, Si, si, si, torniamo in Serie «C», L'Aquila, 1979.
  • Dante Capaldi, La storia dell'Aquila Calcio, 1ª ed., L'Aquila, Editpress, 2012.
  • Enrico Cavalli, Diario rossoblù-aquilano 2003-2008, L'Aquila, Biemme, 2009.
  • Enrico Cavalli, Le origini sociali dello sport e del calcio aquilano, L'Aquila, Biemme, 2011.
  • Domenico Chiodi, Storia del calcio aquilano, L'Aquila, Futura, 1992.