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Bandiere dello Stato italiano

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StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della bandiera d'Italia.

Bandiere napoleonicheModifica

Di seguito le bandiere di:

La RestaurazioneModifica

Con la rioccupazione austriaca, completata nel 1814 dal Bellegarde ai danni di Eugenio di Beauharnais, il tricolore italiano venne del tutto abbandonato, quale simbolo del trascorso regime napoleonico. Con esso, infatti, certamente si identificava. Così, il primo segnale pubblico delle intenzioni austriache di dissolvere l'esercito del Regno d'Italia consistette nel divieto, impartito dal Bellegarde il 13 giugno 1814, di indossare coccarde tricolori, evidentemente assai diffuse.

Con certezza Francesco II e Bellegarde erano piuttosto convinti che non fossero, nel frattempo, maturati altri legami. Nonostante una prima, assai pavida, riapparizione, nei moti dell'Emilia e della Romagna del 1831.

Il RisorgimentoModifica

Bandiere dei moti del '30-'31Modifica

Di seguito le bandiere di:

Bandiere quarantottineModifica

Abbandonato per un'intera generazione, quasi d'improvviso il tricolore ricomparve un po' dappertutto in Italia, grossomodo a partire dalla fine del 1847. Nel Ducato di Lucca, ad esempio, esso riapparve una prima volta ai primi di settembre in mano a manifestanti che richiedevano al duca Carlo Lodovico di Borbone la concessione della Guardia Civica. Alcuni giorni più tardi il tricolore fu utilizzato nel Granducato di Toscana dai giovani della comunità israelitica di Livorno, poi anche a Firenze, dove comparve il 12 settembre accanto alla bandiera rossa e bianca del Granducato.

Semplicemente, esso veniva riconosciuto quale «la bandiera nazionale italiana» ed i suoi colori erano «quei colori più simpatici al Popolo sotto i quali già combattono i nostri in Lombardia», come recita una petizione datata 17 aprile 1848 e sottoposta dalla guardia civica livornese in procinto di partire per il fronte.

Da lì in avanti fu un diluvio, seppur nella diversità delle fogge e degli stemmi distintivi: Milano combatté con esso le cinque giornate dal 18 marzo, Pio IX lo adottò il 18 marzo, Venezia il 22 marzo, Ferdinando II il 3 aprile (e sino al 19 maggio, poco oltre il colpo di Stato), Parma il 9 aprile, il Granducato di Toscana il 17 aprile, il Regno di Sardegna il 23 marzo[1], giusto il primo giorno della prima guerra di indipendenza. Al passaggio del Ticino Carlo Alberto lo consegnava ai reparti, mentre un proclama rivolto ai popoli del Lombardo-Veneto spiegava:

«I destini d'Italia si maturano; sorti più felici arridono agl'intrepidi difensori di conculcati diritti.Per amore di stirpe, per intelligenza di tempi, per comunanza di voti, Noi ci associammo primi a quell'unanime ammirazione che vi tributa l'Italia.

Popoli della Lombardia e della Venezia! Le nostre armi che già si concentravano sulla vostra frontiera quando voi anticipaste la liberazione della gloriosa Milano, vengono ora a porgervi nelle ulteriori prove quell'aiuto che il fratello aspetta dal fratello, dall'amico l'amico.

Seconderemo i vostri giusti desiderii, fidando in Dio, che è visibilmente con Noi, di quel Dio, che ha dato all'Italia Pio IX, di quel Dio, che con maravigliosi impulsi pose l'Italia in grado di fare da sé. E per viemmeglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana, vogliamo che le nostre truppe entrando nel territorio della Lombardia e della Venezia portino lo scudo di Savoia sovrapposto alla bandiera tricolore italiana.»

(Carlo Alberto di Savoia, proclama del 23 marzo 1848.)

Due tappezzieri realizzarono 70 vessilli con dimensioni da fanteria.[1] I reparti che non ricevettero in tempo la nuova bandiera iniziarono la campagna del 1848 con la bandiera azzurra dei Savoia sulla quale venne applicato un nastro tricolore.

Di seguito le bandiere di:

Bandiere dei governi provvisori della seconda guerra d'indipendenza e della spedizione dei MilleModifica

Di seguito le bandiere di:

L'Italia unitaModifica

Il Regno d'ItaliaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Regno d'Italia (1861-1946).

Questa bandiera, la stessa in vigore nel Regno di Sardegna dal 1848 al 1861, divenne la bandiera del Regno d'Italia a partire dal 14 marzo 1861, sebbene una legge che ne definisse la forma ufficiale sia arrivata solo nel 1923[3]. Con essa si sancì che la Bandiera Nazionale era quella con lo stemma della Casa Savoia, mentre la Bandiera di Stato aveva lo stemma sormontato dalla Corona. Quest'ultima si utilizzava per residenze dei sovrani, sedi parlamentari, pubblici uffici e rappresentanze diplomatiche. La bandiera compariva anche nello Stemma del Regno d'Italia.

La Repubblica Sociale ItalianaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Repubblica Sociale Italiana.

Lo Stato Nazionale Repubblicano, nato il 23 settembre 1943 ebbe una bandiera di fatto nel Tricolore italiano, che venne utilizzata fino al 30 novembre 1943, quando, il 1º dicembre 1943 furono ufficializzate la bandiera nazionale e la bandiera di combattimento per le Forze armate del nuovo Stato denominato Repubblica Sociale Italiana.

La bandiera di combattimento delle Forze armate della Repubblica Sociale Italiana fu cambiata il 6 maggio 1944.

La bandiera nazionale fu ammainata definitivamente il 25 aprile 1945, con lo scioglimento dal giuramento per militari e civili, quale ultimo atto del governo di Benito Mussolini, mentre la bandiera di combattimento fu ammainata ufficialmente il 3 maggio 1945 con la Resa di Caserta. Rimase ancora sporadicamente in uso sino al 17 maggio 1945, quando cessò le ostilità e si arrese l'ultimo reparto combattente della Repubblica Sociale Italiana, la Sezione di Artiglieria di Marina, dipendente dalla Batteria di Artiglieria di Marina della 1ª Divisione Atlantica Fucilieri di Marina, a Saint Nazaire, base navale per sottomarini tedeschi sull'estuario della Loira (Francia) - altro posizionamento alternativo era la Fortezza del Vallo Atlantico Gironde Mündung Süd a Pointe de Grave sull'estuario della Gironda (Francia)[4][5].

L'aquila argentea fu il tradizionale simbolo dell'antica Repubblica romana mentre l'aquila aurea lo era dell'impero. Il fascio littorio dorato è un antico simbolo romano che fu scelto da Benito Mussolini ad emblema ufficiale del fascismo. Il fascio intendeva rappresentare l'unità degli italiani (il fascio di verghe tenuto assieme), la libertà e l'autorità intesa come potere legale (in origine il fascio littorio era usato come insegna dai magistrati aventi iuris dictio, ovvero aventi potere di presiedere i processi, giudicare i casi e emettere le sentenze).

La bandiera nazionaleModifica

La bandiera nazionale della Repubblica Sociale Italiana fu ufficializzata da tre atti pubblici:

«Il Consiglio dei Ministri ha poi deciso che dal 1º dicembre p. v. lo Stato nazionale repubblicano prenda il nome definitivo di "Repubblica Sociale Italiana". Ha inoltre stabilito che la bandiera della Repubblica Sociale Italiana è il tricolore, col fascio repubblicano sulla punta dell'asta...»

(Verbale del IV Consiglio dei Ministri dello Stato Nazionale Repubblicano del 24 novembre 1943 pubblicati come: Anonimo, Verbali del Consiglio dei Ministri della Repubblica Sociale Italiana settembre 1943 - aprile 1945, Archivio di Stato, Roma (2002) - Vol. I, pag. da 76 a 162.)

«Schema di decreto col quale si stabilisce la foggia della bandiera della Repubblica Sociale Italiana e della bandiera di combattimento delle Forze Armate.»

(Verbale del VI Consiglio dei Ministri della Repubblica Sociale Italiana dell'11 gennaio 1944 pubblicati come: Anonimo, Verbali del Consiglio dei Ministri della Repubblica Sociale Italiana settembre 1943 - aprile 1945, Archivio di Stato, Roma (2002) - Vol. I, pag. da 223 a 289.)

«La bandiera della Repubblica Sociale Italiana è formata da un drappo di forma rettangolare interzato in palo di verde, di bianco e di rosso con il verde all'asta sormontata dal Fascio Repubblicano. Il drappo deve essere alto due terzi della sua lunghezza ed i tre colori vanno distribuiti nell'ordine anzidetto ed in parti uguali.

(Articolo n. 1 del decreto legislativo del Duce della Repubblica Sociale Italiana e Capo del governo n. 141 del 28 gennaio 1944 - XXII E.F. Foggia della bandiera nazionale e della bandiera di combattimento delle Forze Armate, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale d'Italia n. 107 del 6 maggio 1944 - XXII E.F.)

La bandiera di combattimentoModifica

Le bandiere di combattimento delle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana furono ufficializzate da tre atti pubblici:

«Il Consiglio dei Ministri ha poi deciso che dal 1º dicembre p.v. lo Stato nazionale repubblicano prenda il nome definitivo di "Repubblica Sociale Italiana". [omississ] la bandiera di combattimento per le Forze armate è il tricolore con frange e un fregio marginale di alloro e con ai quattro angoli il fascio repubblicano, una granata, un'àncora, un'aquila.»

(Verbale del IV Consiglio dei Ministri dello Stato Nazionale Repubblicano del 24 novembre 1943 pubblicati come: Anonimo, Verbali del Consiglio dei Ministri della Repubblica Sociale Italiana settembre 1943 - aprile 1945, Archivio di Stato, Roma (2002) - vol. I, pagg. da 76 a 162.)

«Schema di decreto col quale si stabilisce la foggia della bandiera della Repubblica Sociale Italiana e della bandiera di combattimento delle Forze Armate.»

(Verbale del VI Consiglio dei Ministri della Repubblica Sociale Italiana dell'11 gennaio 1944 pubblicati come: Anonimo, Verbali del Consiglio dei Ministri della Repubblica Sociale Italiana settembre 1943 - aprile 1945, Archivio di Stato, Roma (2002) - Vol. I, pag. da 223 a 289.)

«La bandiera di combattimento delle Forze Armate è caricata di un'aquila in nero ad ali spiegate poggiata su un Fascio Repubblicano posto in senso orizzontale, il tutto come dalla tavola annessa al presente decreto. Il drappo deve essere alto un metro e lungo metri 1,50.»

(Articolo n. 2 del Decreto legislativo del Duce della Repubblica Sociale Italiana e Capo del governo n. 141 del 28 gennaio 1944 - XXII E.F. Foggia della bandiera nazionale e della bandiera di combattimento delle Forze Armate, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale d'Italia n. 107 del 6 maggio 1944 - XXII E.F.)

Resistenza partigianaModifica

La Repubblica ItalianaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Italia e Bandiera d'Italia.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale e la proclamazione della Repubblica Italiana in seguito al referendum istituzionale del 1946, la bandiera italiana perde lo stemma di Casa Savoia e assume la foggia odierna. L'importanza di questo passaggio è testimoniata dall'inserimento nella Costituzione di un articolo - il 12 - compreso tra i principi fondamentali ad essa dedicato: «La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni».

Altre bandiereModifica

Insegne del Capo dello StatoModifica

Insegne realiModifica

Il re del Regno di Sardegna prima e poi del Regno d'Italia aveva un suo proprio stendardo reale:

Insegne presidenzialiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: stendardo presidenziale italiano.

Il presidente della Repubblica Italiana ha un suo proprio stendardo:

Insegne delle alte cariche dello statoModifica

Con la Circolare del 1º dicembre 1925, il Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia, Benito Mussolini, dispose che il fascio littorio venisse collocato su tutti gli edifici ministeriali. Successivamente con il regio decreto 12 dicembre 1926, n. 2061 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 288 del 15 dicembre 1926), convertito con la legge 9 giugno 1927, n. 928 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 140 del 18 giugno 1927), il fascio littorio veniva dichiarato emblema dello Stato.

Una prima volta nel 2001 e poi dal 17 luglio 2008, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha adottato anche lo stendardo insegna personale della carica di presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana:

«In occasione della conferenza stampa dopo l'ultimo Consiglio dei Ministri di Napoli, il 18 luglio, è stato esposto, tra la bandiera tricolore e quella dell'Unione europea, lo stendardo del presidente del Consiglio dei Ministri. Il vessillo è caratterizzato da uno sfondo blu con due strisce dorate che ne delimitano il bordo; al centro, il simbolo della Repubblica, la stella su ruota dentata con rami d'alloro e d'ulivo. I colori di cui si compone la bandiera sono quelli previsti dal protocollo del cerimoniale di palazzo Chigi, che stabilisce anche in quali occasioni ufficiali può essere esposto.»

(Comunicato stampa «Esiste lo stendardo del presidente del Consiglio» del 22 luglio 2008 sul sito ufficiale www.governoinforma.it)

C'è da notare, però, che, proprio nella sua inaugurazione, lo stendardo insegna del presidente del Consiglio dei ministri fu esposto in maniera errata (Foto n. 1, n. 2): bandiera italiana, stendardo del presidente del Consiglio dei ministri e bandiera europea, anziché bandiera europea, bandiera italiana e stendardo del presidente del Consiglio dei ministri; lo stendardo, inoltre, doveva essere delle stesse dimensioni delle bandiere italiana ed europea.

Il 23 aprile 2002 è stata istituita, con decreto, la bandiera distintiva del ministro della Difesa, a firma dell'allora capo del dicastero Antonio Martino. La bandiera è caratterizzata dai simboli delle quattro forze armate italiane (esercito, aeronautica, marina e carabinieri) con al centro la stella d'Italia.[6][7]

Insegne dei governatori coloniali italianiModifica

Bandiere navaliModifica

Sulle navi, imbarcazioni e natanti ci sono quattro tipi di bandiere, ognuna con un significato particolare:

Bandiera navale o di navigazioneModifica

La bandiera navale, detta anche bandiera di navigazione, ( ), è il simbolo, espresso in mare, della Patria e della sovranità e dell'autorità della Nazione di armamento del bastimento ed è alzata, in navigazione, all'asta di poppa (per tutte le unità da diporto a motore), al picco dell'albero poppiero o alla sagola esterna dritta della crocetta principale dell'albero unico (per le unità militari e per le unità a vela con albero unico armato a sloop), ai due terzi della balumina della randa (per le unità a vela), sul picco o sull'albero poppiero (per le unità a vela fornite di picco o a più alberi) mentre sull'asta all'estrema poppa solo all'ancora o all'ormeggio. Talvolta la bandiera navale viene alzata all'asta di poppa in occasione di cerimonie, oppure di ingresso o uscita dai porti (in particolare all'estero).

Il primo Tricolore inalberato sul mare fu stabilito con il regio decreto del Regno di Sardegna del 15 aprile 1848, che così recitava:

«... volendo che la stessa bandiera che quale simbolo dell'unione italiana, sventola sulle schiere da Noi guidate a liberare il sacro suolo d'Italia, sia inalberata sulle Nostre Navi da Guerra e su quelle della marineria mercantile [omississ] ordiniamo: Le Nostre Navi da guerra e della marineria mercantile inalbereranno, quale bandiera nazionale, la bandiera tricolore (verde, bianco e rosso) con lo scudo di Savoia al centro. Lo scudo sarà sormontato da una corona per le navi da guerra.»

(regio decreto del Regno di Sardegna del 15 aprile 1848)

Con l'avvento della forma repubblicana, a seguito del referendum istituzionale, venne soppresso lo stemma sabaudo caricato nel drappo di bianco del tricolore, con il Decreto Legislativo del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 giugno 1946, n. 1, che all'art. 8 così recitava:

«Fino a quando non venga diversamente deliberato dall'Assemblea Costituente, la bandiera nazionale è formata da un drappo rettangolare, distinto verticalmente in tre sezioni uguali rispettivamente dei colori verde, bianco e rosso.
Il drappo deve essere alto due terzi della sua lunghezza, e i tre colori vanno distribuiti anzidetto, in guisa che il verde sia aderente all'inferitura.»

(Art. n. 8 del D.Lgs.P. 19 giugno 1946, n. 1)

Nel 1947 oltre alla bandiera nazionale vennero definite anche le bandiere usate dalla Marina Militare e della Marina mercantile: il Tricolore con uno stemma sulla banda bianca. Lo stemma fu introdotto per distinguere le navi italiane da quelle messicane dato che all'epoca il paese americano batteva una bandiera che era appunto un puro tricolore senza simboli. Il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 9 novembre 1947, n. 1305, così recita:

«... È istituita per la Marina militare e per la Marina mercantile una bandiera navale conforme ai modelli risultanti dalla tavola annessa al presente decreto, firmata dai Ministri per la difesa e per la Marina mercantile. Per la Marina militare, la bandiera navale è costituita dal tricolore italiano, caricato, al centro della banda bianca, dall'emblema araldico della Marina militare, rappresentante in quattro parti gli stemmi di alcune repubbliche marinare (Venezia, Genova, Pisa, Amalfi), e sormontata da una corona turrita e rostrata. Per la Marina mercantile, la bandiera navale è costituita dal tricolore italiano, caricato, al centro della banda bianca, dallo stemma araldico indicato nel precedente comma, senza corona turrita e rostrata, e con il leone di san Marco con il libro, anziché con spada...»

(decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 9 novembre 1947, n. 1305, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 275 del 29 novembre 1947)

Di questa bandiera navale ne esistono di tre tipi:

  • bandiera navale di Stato ( ) per il naviglio, navi, galleggianti, unità e mezzi navali delle amministrazioni dello Stato adibite a servizio governativo non commerciale il cui personale non è ad ordinamento militare dell'Italia; l'ultima versione fu istituita con la legge 24 ottobre 2003, n. 321, ed è costituita dal tricolore italiano caricato al centro della banda bianca dell'emblema della Repubblica Italiana:

DPR n. 90/2010 - Art. 289 Bandiera e distintivi

  1. Le unità e i mezzi navali iscritti nel Registro inalberano la bandiera nazionale costituita dal tricolore italiano, caricato al centro della fascia bianca dell'emblema dello Stato, di cui al decreto legislativo 5 maggio 1948, n. 535, conforme al modello risultante dall'Allegato A di cui all'art. 291.
  2. Il naviglio di cui al comma 1 può essere contraddistinto da eventuali distintivi speciali previsti dall'ordinamento delle amministrazioni di appartenenza.
  3. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano, con modalità da stabilirsi con decreti delle amministrazioni interessate, anche al naviglio in dotazione alle Forze di polizia non iscritto nel registro.

Bandiera di bompressoModifica

La bandiera di bompresso, in inglese navy jack, ( ), è quella che le navi da guerra in armamento, quando ci si trova in un porto o si sta uscendo o entrando in esso e quando sono all'ancora alla fonda in rada, alzano ad un'asta verticale all'estremità della prora (albero di bompresso) e si alza e si ammaina contemporaneamente bandiera navale e di navigazione, è issata in navigazione solo se la nave issa il gran pavese.

Di questa bandiera di bompresso ne esistono di due tipi:

  • bandiera di bompresso militare ( ) per la Marina militare e per le componenti navali delle altre Forze Armate, dei Corpi Militarmente Organizzati, delle Forze di Polizia e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Le unità militari quando danno fondo, effettuano il cambio bandiera, alzano, cioè, all'asta di prua (bompresso) la bandiera di bompresso e procedono contemporaneamente ad ammainare la bandiera navale di navigazione ed alzare la bandiera di porto all'asta di poppa. Le moderne unità militari portaeromobili, siano esse tuttoponte o dotate solo di ponte di volo poppiero, alzano la bandiera di bompresso in posizione di navigazione anche in porto, quando hanno in corso o in programmazione attività di volo. L'ultima versione fu istituita con il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato n. 1305 del 9 novembre 1947, ed è costituita dall'emblema araldico della Marina militare, rappresentante in quattro parti gli stemmi delle repubbliche marinare (Venezia, Genova, Pisa, Amalfi), e sormontata da una corona turrita e rostrata:

FiammaModifica

La fiamma, detta anche pendente, ( ), è il distintivo di Comando delle Navi da Guerra e segnala che la nave sulla quale sventola è in servizio nella Marina del proprio governo ed è alzata all'estremità della maestra o dell'albero unico della nave. Essa non viene mai ammainata, a differenza della bandiera navale di navigazione, della bandiera di porto o della bandiera di bompresso, ad eccezione di alcuni casi. Per tradizione la sua lunghezza varia a seconda delle miglia percorse dalla nave durante il periodo di comando del Comandante della Nave, al quale viene poi donata dall'equipaggio, al termine del suo periodo di comando:

Bandiera di combattimentoModifica

La bandiera di combattimento, ( ), è quella che le navi da guerra alzano in battaglia. Essa è realizzata con tessuto di pregio e decorata con ricami, viene consegnata al Comandante dell'unità navale militare all'inizio della sua vita operativa con una cerimonia solenne. Durante l'intera vita di armamento dell'unità navale militare è custodita a bordo con cura particolare presso l'alloggio del comandante o in alcuni casi presso la santa barbara. Al passaggio in riserva dell'unità navale militare la bandiera di combattimento passa in consegna al Sacrario delle bandiere.

Altre bandiereModifica

Segue un elenco delle bandiere istituzionali e militari del Regno d'Italia.

  Bandiera nazionale delle navi da guerra
Le versioni in dotazione alle unità variavano molto sia nel disegno che nei colori.[8]
  Bandiera nazionale delle navi mercantili e civili

    Bandiera di bompresso
Venne istituita con regio decreto del 22 aprile 1879 ed era issata a prua di ogni nave da guerra all'ancora. Era issata in navigazione solo nel caso in cui la nave avesse issato anche il gran pavese. La forma prevista dal decreto era quadrata, con le dimensioni dei bracci della croce e del bordo pari ad 1/5 del lato, ma la forma cambiò agli inizi del 1900 in rettangolare, di rapporto 5:6, con le dimensioni dei bracci e del bordo pari ad 1/8.[9] La forma quadrata venne successivamente utilizzata come insegna del Comandante in capo delle Forze Navali in combattimento.[10]
  Bandiera di bompresso proposta nel 1943
Venne istituita con regio decreto n. 3107 del 25 aprile 1941.
  Fiamma
  Stendardo reale ed imperiale
Era issato all'albero di maestra.[10]
  Insegna di viceré o governatore generale
  Gagliardetto dei reali principi
Era issato all'albero di maestra.[10]
  Bandiera distintivo del primo ministro, capo del governo (1927-1943)
Era issata all'albero di maestra.[10]
  Bandiera distintivo di ministro
(eccettuati i ministri di Marina ed Aeronautica)
  Bandiera distintivo del ministro della Marina
L'insegna precedente del ministro della marina, in uso dal 1868 al 1893, prevedeva la bandiera navale nazionale con le armi della marina (l'ancora sormontata dalla corona reale) posizionate sul campo verde.
  Bandiera distintivo del ministro dell'Aeronautica
Vennero istituite con il foglio d'ordine 26 febbraio 1927. Erano issate all'albero di maestra per indicare la presenza a bordo del ministro della Marina, ed a prua di lance ed altro naviglio minore. Salutato con 19 colpi di cannone.[10][11]
  Bandiera distintivo del sottosegretario di Stato
(eccetto sottosegretari di Marina ed Aeronautica)
  Bandiera distintivo del sottosegretario di Stato per la Marina
  Bandiera distintivo del sottosegretario di Stato per l'Aeronautica
Vennero istituite anch'esse con il foglio d'ordine del 26 febbraio 1927. Era issata all'albero di trinchetto per indicare la presenza a bordo del sottosegretario della Marina, ed a prua di lance ed altro naviglio minore. Salutato con 17 colpi di cannone.[10][11]
  Bandiera distintivo di governatore di colonia[10]
  Bandiera distintivo del luogotenente generale di Stato Maggiore in Albania[10]

  Bandiera distintivo di ambasciatore[10]
  Bandiera distintivo di inviato
  Bandiera distintivo di ministro residente

  Insegna di maresciallo d'Italia
  Insegna di grande ammiraglio
  Insegna di maresciallo dell'aria
Erano issate all'albero di maestra.[10]
  Insegna del capo di stato maggiore dell'Esercito
  Insegna del capo di stato maggiore della Marina
  Insegna del capo di stato maggiore dell'Aeronautica
Istituite con il foglio d'ordine n. 78 del 19 marzo 1917, erano issate all'albero di trinchetto. Il numero delle stelle corrisponde al grado rivestito dal capo di stato maggiore.[10]
  Insegna di generale d'armata del Regio Esercito o di generale d'armata (corpi tecnici)
  Insegna di ammiraglio d'armata
  Insegna di generale d'armata aerea della Regia Aeronautica
Erano issate all'albero di trinchetto.[10] Le insegne precedenti, in uso dal 1868 al 1893, adottavano la bandiera nazionale con le stelle, bianche a sei punte, allineate sul campo verde.
  Bandiera di generale di corpo d'armata del Regio Esercito o di generale ispettore (corpi tecnici)
  Insegna di ammiraglio di squadra
  Insegna di generale di squadra aerea della Regia Aeronautica
Erano issate all'albero di maestra.[10]
  Insegna di generale di divisione del Regio Esercito o di tenente generale (corpi tecnici)
  Insegna di ammiraglio di divisione
  Insegna di generale di divisione aerea della Regia Aeronautica
Erano issate all'albero di trinchetto.[10]
  Insegna di generale di brigata del Regio Esercito o di maggiore generale (corpi tecnici)
  Insegna di contrammiraglio
  Insegna di generale di brigata della Regia Aeronautica
Erano issate all'albero di maestra.[10]
  Insegna di capitano di vascello comandante di divisione
Era issata all'albero di maestra.[10]
  Guidone distintivo di comandante superiore
Venne istituito con il foglio d'ordine dell'11 settembre 1913 ed issato all'albero di trinchetto per indicare, nel caso di più squadriglie riunite, l'unità comandata dall'ufficiale più anziano.[12][13]
  Guidone distintivo del comandante di flottiglia di unità minori
  Guidone distintivo del comandante di squadriglia di cacciatorpediniere
  Guidone distintivo del comandante di squadriglia di torpediniere
  Guidone distintivo del comandante di squadriglia di sommergibili
  Guidone distintivo del comandante di squadriglia di MAS
  Distintivo di naviglio ausiliario
  Distintivo del naviglio della Regia Guardia di Finanza
  Disitintivo di naviglio addetto ai segnalamenti marittimi
  Guidone per le navi postali
  Guidone per le navi doganali[14]
  Guidone per il naviglio da diporto della Regia Marina
  Bandiera distintivo del servizio piloti della Regia Marina
Fu istituita con regio decreto del 20 settembre 1882. Era issata sull'albero di trinchetto del naviglio con a bordo piloti. Le bandiere che servivano a chiamare a bordo il pilota erano le bandiere nazionali (militari o civili) bordate di bianco.
  Bandiera distintivo delle navi ospedale della Regia Marina
Fu istituita con regio decreto del 20 settembre 1882. Era issata sull'albero di trinchetto delle navi ospedaliere.

  Insegna di comandante di stormo della Regia Aeronautica
  Insegna di comandante di gruppo della Regia Aeronautica
  Guidone di comandante di squadriglia della Regia Aeronautica

  Insegna del capo di stato maggiore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
  Insegna di comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
  Insegna di luogotenente generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale
  Insegna di console generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale

I corpi tecnici della Regia Marina e della Regia Aeronautica ebbero gli stessi vessilli dei gradi corrispondenti nel Regio Esercito. La Regia Marina modificò questa regola con foglio d'ordine n. 23 del 18 marzo 1944, usando lo sfondo blu Savoia con stelle bianche anziché gialle.

Segue un elenco delle bandiere istituzionali e militari della Repubblica Italiana.

  Bandiera nazionale delle navi da guerra
  Bandiera nazionale delle navi mercantili e civili

    Bandiera di bompresso (fronte e retro)
Istituita con decreto 30 novembre 1947
  Fiamma
Istituita con decreto 30 novembre 1947
  Stendardo presidenziale
Istituito con decreto 14 ottobre 2000
  Bandiera distintivo del presidente del Consiglio dei ministri

  Bandiera distintivo del ministro della Difesa
  Bandiera distintivo del sottosegretario della Difesa

  Bandiera distintivo di ambasciatore
  Bandiera distintivo di inviato

  Insegna del capo di stato maggiore della difesa[15]
  Insegna del capo di stato maggiore dell'Esercito o del capo di stato maggiore dell'Aeronautica Militare[15]
  Insegna del capo di stato maggiore della Marina[15]
  Insegna del comandante generale dell'Arma dei Carabinieri[15]

  Insegna del comandante in capo delle forze navali in combattimento

  Insegna dell'ammiraglio della flotta della Regia Marina e di comandante della Squadra Navale della Marina Militare[15]
  Insegna di generale di corpo d'armata o di squadra aerea con incarichi speciali[15]

  Insegna di generale di corpo d'armata o di squadra aerea con incarichi superiori[15]
  Insegna di ammiraglio di squadra
  Insegna di generale di corpo d'armata o di squadra aerea

  Bandiera distintiva per l'ordinario militare d'Italia
  Bandiera distintiva per il vicario militare generale per l'Italia

  Insegna di ammiraglio di divisione;
è issata all'albero di maestra.
  Bandiera di generale di divisione

  Insegna di contrammiraglio;
è issata all'albero di trinchetto.
  Bandiera di generale di brigata;
è issata all'albero di maestra.
  Insegna di capitano di vascello comandante di divisione;
è issata all'albero di maestra.
  Guidone distintivo di comandante superiore;
venne istituito con il foglio d'ordine dell'11 settembre 1913 ed issato all'albero di trinchetto per indicare, nel caso di più squadriglie riunite, l'unità comandata dall'ufficiale più anziano.[16]
  Guidone per comandante superiore ma di grado inferiore a capitano di vascello
  Guidone distintivo del comandante di flottiglia di unità minori
  Guidone distintivo del comandante di squadriglia di cacciatorpediniere
  Guidone distintivo del comandante di squadriglia di torpediniere
  Guidone distintivo del comandante di squadriglia di sommergibili
  Guidone distintivo del comandante di squadriglia di MAS
  Guidone per le navi postali[17]
  Guidone del naviglio della Guardia di finanza[18]
  Guidone del naviglio dell'Arma dei Carabinieri[18]

NoteModifica

  1. ^ a b La nuova Bandiera dei Corpi di Fanteria e Cavalleria www.difesa.it
  2. ^ 1849 Bandiera della Repubblica Romana Archiviato il 9 giugno 2010 in Internet Archive. - Museo del Tricolore
  3. ^ Regio decreto n. 2072 del 24 settembre 1923, poi convertito in legge n. 2264 del 24 dicembre 1925 Archiviato l'11 agosto 2011 in Internet Archive..
  4. ^ Nino Arena, R.S.I. Forze Armate della Repubblica Sociale - La guerra in Italia 1944 - Volume II, Ermanno Albertelli Editore, Parma, 2000 - nel Capitolo 10 a pagina 374 menziona la presenza di marinai italiani aggregati alla M.A.A. 280 - Marine Artillerie Abteilung 280 (280º Gruppo di Artiglieria Navale tedesco) a Saint Nazaire, mentre a pagina 376 menziona la presenza di altri 111 italiani della ex 1ª Divisione Fanteria di Marina Atlantica di stanza a Saint Nazaire.
  5. ^ Giuseppe Rocco, L'organizzazione militare della RSI - Sul finire della seconda guerra mondiale, Greco & Greco Editori S.r.l., Milano, 1998 - a pagina 79 menziona la presenza di marinai italiani aggregati alla Fortezza del Vallo Atlantico Gironde Mündung Süd a Pointe de Grave.
  6. ^ Bandiera distintiva del ministro della difesa, su difesa.it, 5 marzo 2011. URL consultato il 9 maggio 2013.
  7. ^ Testo del decreto (PDF), su difesa.it. URL consultato il 9 maggio 2013.
  8. ^ sito della Marina Militare, su marina.difesa.it. URL consultato il 27 novembre 2010.
  9. ^ Centro Italiano Studi Vessillologici, su cisv.it. URL consultato il 27 novembre 2010.
  10. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Ufficio Collegamento Stampa del Ministero della Marina. Almanacco Navale 1943 - XXI. Milano, Arti Grafiche Alfieri & Lacroix, 1943.
  11. ^ a b Le Bandiere della Regia Marina, su regiamarina.net. URL consultato il 27 novembre 2010.
  12. ^ Guidoni parte I, su regiamarina.net. URL consultato il 27 novembre 2010.
  13. ^ Guidoni parte II, su regiamarina.net. URL consultato il 27 novembre 2010.
  14. ^ Giovanni Santi-Mazzini, Militaria - Storia delle potenze europee da Carlo Magno al 1914, Milano, Mondadori, 2005, p. 249
  15. ^ a b c d e f g (EN) Italy - Military Rank Flags, in flagspot.net. URL consultato il 27 febbraio 2011.
  16. ^ Le bandiere della Regia Marina, in regiamarina.net. URL consultato il 27 febbraio 2011.
  17. ^ (EN) Italy - Maritime Flags, in flagspot.net. URL consultato il 27 febbraio 2011.
  18. ^ a b (EN) Italy - Naval Flags, in fotw.net. URL consultato il 27 febbraio 2011.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica