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Crociata livoniana

Crociata livoniana
parte Crociate del Nord
Baltic Tribes c 1200.svg
Distribuzione delle tribù baltiche prima della Crociata nel XIII secolo. I balti orientali sono segnalati in marrone, mentre i balti occidentali in verde. I confini sono approssimativi.
DataXIV secolo
LuogoLituania, Lettonia, Estonia
Casus belliPapà Innocenzo III ordina una crociata al fine di cristianizzare la regione a seguito dell’uccisione dei missionari precedentemente inviati
EsitoVittoria dei Crociati e creazione della Terra Mariana e del Ducato di Estonia
Modifiche territorialiL’Ordine teutonico si assicura il controllo di gran parte dei territori baltici
Schieramenti
Comandanti
Voci di guerre presenti su Wikipedia

Per Crociata livoniana[1][2] ci si riferisce alla conquista e colonizzazione della Livonia medievale da parte di tedeschi e danesi, nei territori occupati oggi da Lituania, Lettonia ed Estonia, durante le Crociate del Nord. Le terre sulla riva orientale del Mar Baltico erano l'ultimo angolo di Europa ancora da cristianizzare.

Il 2 febbraio 1207[3], nei territori conquistati, venne istituito uno stato ecclesiastico detto Terra Mariana come principato del Sacro Romano Impero[4], proclamato da papa Innocenzo III nel 1215 ed assoggettato alla Santa Sede.[5] Dopo il successo della Crociata, i territori occupati da tedeschi e danesi vennero divisi in sei principati feudali da Guglielmo di Modena.

Guerre contro i livoniani e i letgalli (1198–1209)Modifica

Le prime avvisaglieModifica

 
Terre di Tālava
 
Terre di Lotigola

Il cristianesimo giunse in Lettonia con la costituzione del centro abitato di Grobiņa ad opera degli svedesi nel settimo secolo e i danesi nell’11º. In quel tempo, i tedeschi iniziarono ad avviare i commerci con le aree del Baltico nel XIII secolo lungo la via variago-greca: alcuni dei nativi accettarono di sottoporsi al battesimo.

San Meinardo di Riga giunse a Ikšķile nel 1184[6] allo scopo di convertire le popolazioni livoniane pagane e divenne poi arcivescovo di Riga nel 1186. In quel periodo, l’attuale capitale della Lettonia divenne il centro principale per coordinare le operazioni di conversione nella nazione.

I nativi livoniani (Līvi), che pagavano tributi al Principato di Polock,[7] ed erano spesso sotto attacco dalle comunità situate a sud dei semgalli, apparirono inizialmente ai tedeschi come coloro i quali potevano risultare buoni alleati ai sassoni. Il primo capo livoniano ad essere convertito fu Caupo di Turaida, battezzato attorno al 1189.

Papa Celestino III decise di avviare una crociata contro i pagani nell’Europa settentrionale nel 1193. Quando l’opera pacifica di conversione iniziò a non produrre più risultati, l’impaziente Meinardo decise di convertire forzosamente i livoniani, ma fu subito contrastato. Morì nel 1196 senza aver concluso la sua missione. Al suo posto fu nominato il vescovo Bertoldo di Hannover, un abate cistercense giunto in quelle terre con un ampio contingente militare nel 1198. Nel corso del tragitto, mentre le sue truppe stavano cavalcando per raggiungere il campo di battaglia, Bertoldo subì un'imboscata e le sue truppe furono circondate e uccise: alla schermaglia non sopravvisse neppure lui.

Per vendicare la sconfitta di Bertoldo, Innocenzo III emise una bolla papale con cui si avviava una crociata contro i livoniani. Albrecht von Buxthoeven, consacrato vescovo nel 1199, giunse nell’anno successivo con uno schieramento di truppe più ampio dei precedenti e creò l’arcidiocesi di Riga nel 1201. Nel 1202 costituì inoltre l’Ordine dei cavalieri portaspada di Livonia per continuare l’opera di cristianizzazione e, soprattutto, per aumentare i commerci con la Germania e assicurandosi il dominio territoriale a scapito della popolazione locale.

Mentre i crociati organizzavano il proprio esercito, i livoniani, guidati dal loro capo convertitosi al cristianesimo, iniziarono ad organizzare una controffensiva. Le forze di Caupo furono però sconfitte a Turaida nel 1206 e i livoniani. Caupo inoltre dovette rimanere alleato dei crociati, cosa che fece fino alla sua morte nel 1217 durante la c.d. battaglia nel giorno di San Matteo.

Dal 1208, iniziarono a diventare economicamente importanti alcuni degli insediamenti assoggettati: tra questi, Salaspils (Holme), Koknese (Kokenhusen) e Sēlpils (Selburg). Nello stesso anno, i comandanti delle contee letgalliane Tālava, Satekle, e Autine stabilirono alleanze militari con i cavalieri portaspada: ciò diede il via alla costruzione di castelli.

Nel 1209, Alberto di Riga alla guida delle sue truppe e quelle dei portaspada, si assicurò la capitale dei letgalli, Jersika, e fece prigioniera la moglie del comandante Visvaldis. Visvaldis fu dunque costretto a siglare l’accordo e accettare che le terre di possesso della popolazione locale finissero per rientrare nell’arcidiocesi di Riga, ricevendone una parte come feudo personale. Tālava, pericolosamente attaccabile dagli estoni e i russi, divenne stato vassallo di Riga nel 1214 e dieci anni dopo fu spartita tra i portaspada e l’arcidiocesi lettone.[8]

Guerre contro gli estoni (1208–1227)Modifica

La conquista dell’entroterra estoneModifica

 
Contee estoni nel XIII secolo
 
La bandiera della Danimarca caduta, secondo la tradizione, dal cielo durante la battaglia di Lyndanisse, 1219

Dal 1208 i crociati furono in grado di avviare operazioni contro gli estoni: al tempo, quest’ultimi vivevano nei propri possedimenti sotto la guida di otto capi maggiori e sette minori, legati da flebili rapporti di collaborazione. Con l’aiuti dei livoniani e letgalli convertiti, i crociati iniziarono ad intraprendere una politica già precedentemente attuata in Lituania.[9] Si cominciò a saccheggiare la contea di Sakala (attuale contea di Viljandimaa) e Ugaunia (attuali contee di Tartumaa, Valgamaa e parte della soppressa contea di Petseri) nel sud dell’Estonia.[10] Le tribù locali si opposero strenuamente dagli attacchi dei cavalieri e tentarono di accaparrarsi alcune fette di territorio nel nord della Lettonia.

Tra il 1208 e il 1227, alcune delle comunità locali sostennero i crociati e/o gli estoni variamente, cercando di perseguire i propri interessi. Proprio come accadde in Lituania, anche in Estonia risultarono fondamentali le fortezze di collina per la posizione strategica: il controllo delle stesse fu perso e recuperato diverse volte dalle due fazioni.

La guerra provocò perdite ingenti, tanto da portare ad una tregua rimasta in essere per 3 anni (12131215). Risultò più favorevole allo tedeschi, in quanto permise loro di trovare nuovi appoggi militari oltre a nuovi centri economici. Gli estoni, nel frattempo, tentarono di attivarsi per costituire un sistema di alleanze provando a unificare lo stato: gli sforzi non ebbero successo. Chi rientrò nella circoscrizione, si mise a disposizione di Lembitu di Lehola, capo di Sackalia, che nel 1211 attirò l’attenzione dei cronisti tedeschi. Il comandante dei livoniani Caupo rimase ucciso nella battaglia del giorno di San Matteo presso Viljandi il 21 settembre 1217; tale sorte toccò anche a Lembitu e alla gran parte dell’esercito estone che fu duramente sconfitto.

I regni cristiani di Danimarca e Svezia fiutarono i vantaggi economici e le spinte politiche espansionistiche verso l’area baltica furono l’elemento che portò al loro ingresso in guerra. Nel 1218, Alberto di Riga chiese aiuto al re Valdemaro II di Danimarca, ma quest’ultimo tentò e riuscì a raggiungere un accordo con i portaspada per le spartizioni territoriali in caso di vittoria. Partito dalla Danimarca con un folto contingente militare, raggiunse l’Estonia e vinse la celebre battaglia di Lyndanisse a Revala nel 1219; si attribuisce a questa battaglia l’episodio della bandiera caduta dal cielo che sarebbe stata poi fatta propria dalla Danimarca.[11] In seguito, il re danese fece edificare il castello di Toompea, assediata senza successo dagli estoni per ben 3 anni. Re Giovanni I di Svezia provò ad inserirsi nella penisola baltica inviando truppe nella regione di Läänemaa. Le truppe degli scandinavi furono però battute dagli abitanti di Saaremaa nella battaglia di Lihula nel 1220. Revelia (oggi Tallinn), Harrien, e Vironia divennero invece possedimenti danesi.

Dal 1223, nonostante rivolte dei locali, i crociati riuscirono man mano ad estendere a macchia d’olio i propri confini partendo da Tallinn. Dall’anno successivo furono infatti espugnate quasi tutte le roccaforti nemiche, eccezion fatta per Tharbata, difesa da una forte guarnigione estone assieme a 200 mercenari russi. A capo delle truppe russe vi era Vyachko, al quale la Repubblica di Novgorod aveva promesso il possesso di quella fortezza e delle terre circostanti "se le avesse conquistate per se stesso".[12] Tharbata fu catturata dai crociati nell’agosto del 1224: morirono tutti coloro che tentarono di difenderla.

Qualche mese prima, sempre nel 1224, l’imperatore Federico II stabilì a Catania che la Livonia, la Prussia, la Sambia oltre ad alcune province confinanti dovessero essere considerate “reichsfrei”, ossia terreni direttamente gestiti dalla Chiesa cattolica e dal Sacro Romano Impero invece che da nobili locali. Alla fine dell’anno, Papa Onorio III annunciò al vescovo Guglielmo di Modena che i territori suddetti dovevano essere gestiti direttamente da quest’ultimo.

Nel 1224, i cavalieri portaspada si stabilirono in maniera continuativa presso Viljandi (allora nota col nome di Fellinn) in Sackalia, dove le mura del castello del Gran Maestro sono ancora in piedi. Altre roccaforti furono Cēsis (Wenden), Sigulda (Segewold) e Aizkraukle (Ascheraden).

Le cronache di Enrico di Livonia, una delle più grande opere narrative medievali, fu probabilmente scritta per incarico di Guglielmo di Modena: doveva essere infatti fornita al vescovo una visione d’insieme dei luoghi e della storia della Chiesa di Livonia al tempo. In essa si spiega inoltre come nel 1226, nella roccaforte di Tarwanpe, Guglielmo in persona fece da mediatore con successo tra i tedeschi, i danesi e i vironi (una tribù finnica che viveva in Estonia).

La guerra contro Saaremaa (1206–1261)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Saaremaa § Storia.
 
Il trattato stipulato tra 1241 tra l’Ordine livoniano, diocesi di Ösel-Wiek e gli osiliani conservato presso l’archivio nazionale di Svezia

L’ultima contea dell’Estonia a resistere fu l’isola di Saaremaa (Ösel), la più grande del paese Baltico: le le cui flotte di guerra avevano continuato a razziare Danimarca e Svezia durante gli anni di lotta contro i crociati tedeschi.

Nel 1206, l’armata danese guidata da Valdemaro II e Andreas, vescovo di Lund, sbarcò a Saaremaa e tentò di stabilire, senza successo, un punto d’appoggio. Nel 1216, i cavalieri portaspada e il vescovo Teodorico von Treyden si unirono agli assalitori e invasero l’isola nonostante le acque del mare fossero ghiacciate. Gli osiliani, nome con cui si identificava la popolazione locale,[13] si vendicarono saccheggiando vari avamposti dei tedeschi nella Lettonia costiera nella primavera del 1217. Tre anni dopo, un'armata svedese guidata da re Giovanni I di Svezia e il vescovo Carlo Magnusson (Bjälboätten) (nelle fonti anche Carlo di Linköping) si impossessò di Lihula in Rotalia nell’Estonia occidentale. Gli osiliani attaccarono più avanti nello stesso anno la roccaforte degli svedesi e uccisero l’intero contingente ostile, incluso il vescovo di Linköping.

Nel 1222, il re danese Valdemaro II diede il via ad una nuova operazione di conquista: stavolta questa ebbe esito positivo e permise all’esercito di stabilirsi e creare un centro di comando. La piccola fortezza eretta fu poi assediata e i difensori costretti ad arrendersi nel giro di 5 giorni: i danesi tornarono a Revel senza il fratello del vescovo Alberto di Riga Teodorico e altri ostaggi, trattenuti dagli isolani allo scopo di stipulare una tregua. La fortezza fu poi completamente distrutta.[14]

Nel 1227, i cavalieri portaspada, la città di Riga e il vescovo della stessa allestirono delle truppe per attaccare Saaremaa. Dopo la battaglia di Muhu e la resa della fortezza di Valjala, gli osiliani accettarono di convertirsi al cristianesimo.

Dopo la sconfitta dei cavalieri portaspada nella battaglia di Šiauliai del 1236, iniziò una serie di rivolte sull’isola estone. Soltanto 5 anni dopo gli osiliani accettarono nuovamente di arrendersi stipulando un accordo di pace con il Gran Maestro dell'Ordine di Livonia Andreas de Velven e la diocesi di Ösel-Wiek. A questo evento seguì la stipula di un trattato nel 1255 ad opera del Gran Maestro Anno Sangerhausenn e rappresentanti anziani degli osiliani i cui nomi riportati dalle cronache in latino sono Ylle, Culle, Enu, Muntelene, Tappete, Yalde, Melete e Cake.[15] L’accordo garantì agli abitanti dell'isola diversi diritti riguardanti la proprietà e trasmissioni testamentarie dei possedimenti, ordine sociale e pratica della religione.

 
Il ducato di Estonia e Livonia in una mappa dell’Impero Russo del 1745. Essa rappresenta le aree su cui, secoli prima, si erano combattute feroci battaglie per il possesso delle terre. In alto a sinistra, contornata dal rosa, è indicata l’isola di Saaremaa

Un’ulteriore schermaglia scoppiò nel 1261, quando gli osiliani rinnegarono nuovamente alla fede cristiana e uccisero tutti i tedeschi che vigilavano sull'isola.[16] Seguì un'aspra battaglia, la quale condusse a un ennesimo trattato di pace, a seguito di sconfitta presso Kaarma, stipulato tra il contingente formato dal neonato ordine di Livonia, la diocesi di Ösel-Wiek e il Ducato di Estonia, inclusi altri alleati che parteciparono proveniendo da Lettonia ed Estonia, e osiliani. Per ovviare ad eventuali ribellioni, si decise di costruire una roccaforte presso Pöide.

Il 24 luglio 1343, gli abitanti dell'isola insorsero nuovamente uccidendo i tedeschi che si trovavano su Saaremaa, facendo annegare tutti gli uomini di chiesa e assediando Pöide. L’attacco raggiunse il risultato sperato: i difensori furono uccisi e il castello raso al suolo. Nel febbraio 1344, Burchard von Dreileben condusse la campagna militare dirigendosi a Saaremaa attraversando il mare ghiacciato. Le postazioni degli osiliani furono sottomesse e il capo dei ribelli Vesse finì impiccato. All’inizio della primavera del 1345, la nuova operazione bellica condotta dall’Ordine livoniano terminò con la vittoria dei tedeschi e con una menzione nelle fonti del trattato ad opera di Ermanno di Wartberge e della prima cronaca di Novgorod.

Saaremaa divenne stato vassallo dell’Ordine e della diocesi di Ösel-Wiek fino al 1559.[17]

Guerre contro i curi (1242–1267)Modifica

 
Terre dei curi

Dopo la sconfitta degli estoni, gli schieramenti crociati si spostarono verso le terre della Curlandia e della Semgallia. Tali comunità vivevano a sud ed ovest del fiume Daugava ed erano alleate dei samogizi, situati nell’attuale Lituania.

Nel luglio del 1210, i curi attaccarono Riga.[18] Dopo un giorno di assedio, i curi non riuscirono a fare breccia nelle mura cittadine. Attraversarono così il fiume Daugava per seppellire e piangere i caduti per tre giorni.[19]

Nel 1228, diciotto anni dopo il primo assedio, i curi si diressero con i semigalli verso l’attuale capitale lettone con l’intento di saccheggiarla. Nonostante gli sforzi per penetrare nell’insediamento furono nefasti, i guerrieri distrussero il monastero di Daugavgrīva e uccisero tutti i monaci.

Dopo la sconfitta degli estoni e degli osiliani nel 1227, i curi furono attaccati da popolazioni lituane ad est e sud oltre che dai cavalieri portaspada a nord: sul lato occidentale, quello sul mar Baltico, erano attenti sia i danesi che gli svedesi, desiderosi entrambi di espandere i propri confini territoriali. Oltretutto, in quel periodo iniziarono ad imperversare diverse carestie.

Vista così, la situazione sembrava senza speranza. I curi tentarono dunque una mossa diplomatica: far pace con i cristiani, invitando i monaci a stabilirsi nelle loro terre perché rischiavano attacchi dai due stati scandinavi.[20] Nel 1230 i curi del nord sotto la guida della guida riportata dalle fonti con nome e titolo rex Lammechinus, siglò un trattato di pace con i tedeschi: le terre oggetto dell’accordo presero il nome di Vredecuronia. I curi del sud, invece, continuarono a dar filo da torcere agli assalitori.

Nel 1260, i curi furono coinvolti nella battaglia di Durbe, una delle più grandi battaglie accadute in quel secolo in Livonia: a questi fu imposto di affiancare i crociati, ma nel momento della battaglia essi disertarono. Pietro di Duisburg riporta addirittura episodi di lotte accadute tra i curi e la retroguardia dei cavalieri portaspada. Gli estoni e le popolazioni locali seguirono subito l’esempio dei curi, abbandonando i crociati al proprio destino: fu sicuramente per questo che la vittoria dei samogizi risultò agevole per ragioni di superiorità numerica. Fu una grave sconfitta per l’esercito; un episodio che diede il via a diversi episodi di ribellione in Aukštaitija e in Prussia.[21]

La resistenza dei curi terminò infine nel 1266, quando l’intera Curlandia fu spartita dall’Ordine di Livonia e l’arcidiocesi di Riga. La nobiltà della Curlandia, composta da circa 40 famiglie che discendevano dai re curi vissuti nell’insediamento di Kuldīga, conversarono i loro prestigiosi titoli e furono loro riconosciuti alcuni privilegi personali.[20][22]

Guerre contro i semigalli (1219–1290)Modifica

 
La fortezza di collina di Tērvete, quartier generale dei semigalli nel XIV secolo

Stando a quanto riportato dalle cronache di Enrico di Livonia, i semigalli (talvolta semgalli) stipularono un’alleanza con il vescovo Alberto di Riga contro i ribelli livoniani prima del 1203, ricevendo supporto militare per scacciare eventuali aggressori provenienti dalla Lituania settentrionale, episodio che si verificò concretamente due anni dopo.

Nel 1207, il duca di Senigallia (in latino dux Semigallorum) Viestards aiutò il capo dei livoniani cristiani Caupo a riprendere possesso del castello di Turaida dai ribelli pagani.

Nel 1219, l’alleanza tra semigalli e tedeschi venne meno a causa dell’invasione di questi ultimi della regione. Il duca Viestards formò in fretta e furia un'alleanza con i lituani e i curi. Nel 1228, i semigalli e i curi attaccarono il monastero di Daugavgrīva e presero possesso della più importante fortezza sita sul delta del Daugava. I crociati si vendicarono invadendo la Semigallia qualche tempo dopo. A loro volta, i semgalli saccheggiarono l’areale della fortezza di collina di Aizkraukle.

Nel 1236, i semgalli attaccarono con discreto successo i crociati che rientravano a Riga dalla battaglia di Šiauliai. Dopo una serie di attacchi, l’Ordine livoniano sottomise parzialmente la regione lettone nel 1254.

Nel 1270, il Granduca di Lituania Traidenis, assieme ai semgalli, attaccò la Livonia e l’isola di Saaremaa. La battaglia di Karuse tenutasi nel golfo ghiacciato di Riga (una delle più celebri della crociata), risultò sfavorevole all’Ordine livoniano: anche il Gran Maestro Otto von Lutterberg perse la vita.

Nel 1287, circa 1400 semgalli attaccarono la roccaforte crociata di Ikšķile e imperversarono nelle terre vicine. Quando ritornarono nella regione d’origine, furono sorpresi dalle forze tedesche presso il fiume Garoza e lì nacque un’aspra schermaglia. Le forze crociate, speranzose di contare sull’effetto sorpresa, uscirono malamente sconfitte dalla lotta. Più di 35 capi cavalieri furono assassinati, incluso il Gran Maestro dell’Ordine livoniano Willekin von Endorp: è incerto il numero delle perdite.[23] Sarebbe stata l’ultima sconfitta riportata dai cristiani prima della sua riorganizzazione per assaltare l’area avvenuta qualche anno più tardi.

Nel 1279, dopo la battaglia di Aizkraukle, il Granduca di Lituania Traidenis fomentò una rivolta dei semgalli contro l’Ordine livoniano comandato dal duca Nameisis.

Nel corso del decennio 1280-1290, i crociati iniziarono un’ampia campagna militare per sottomettere definitivamente le popolazioni locali e assicurarsi il controllo dei commerci oltre che delle terre. Molti villaggi vennero bruciati, sebbene le sconfitte dei semgalli non risultarono mai piegarli del tutto: si riportano continui episodi di resistenza fino all’incendio del castello di Sidabrė: a quel punto, le armate si diressero verso sud. Le cronache rimate della Livonia testimoniano lo spostamento in massa di 100.000 lettoni in Lituania i quali, giunti nelle regioni della Sudovia (e parte dell’attuale Polonia settentrionale) e dell’Aukštaitija, continuarono a contrastare i tedeschi.

Le aree non conquistate a sud della Curlandia e della Senigallia (Sidrabe, Rakte, Ceklis, Megava, ecc.) divennero parte del Granducato di Lituania.

ConseguenzeModifica

In LituaniaModifica

 
Rievocazione storica della Crociata livoniana presso Jauniūnai (contea di Vilnius)

Varie furono le incursioni che subì il Paese baltico più meridionale anche successivamente alla Crociata livoniana. In particolare, le fortezze di collina ebbero un ruolo strategicamente importante, così come le imboscate che potevano essere effettuate dalle numerosissime foreste delle regioni interne della Lituania. I centri abitati colpiti di cui si ha testimonianza nell’Aukštaitija sono: Dubingiai[24], Balninkai[25], Tauragnai[26], Giedraičiai[27] e altri ancora.

Nel 1253, la guerra contro i curi e quella contro i semgalli erano ancora in corso. In quell’anno, il Granduca Mindaugas pose fine alla forma politica precedente e fu incoronato come capo supremo (il primo re della storia nel Granducato di Lituania). Tale territorio continuò a subire alcune modifiche nel corso dei secoli (nel XV secolo era lo Stato più esteso d’Europa)[28], ma perdurò fino al 1795, quando si ebbe la dissoluzione della Confederazione polacco-lituana.

Lettonia ed EstoniaModifica

 
Terra Mariana nel 1260
 
Territori controllati dall’Ordine teutonico nel 1410

Nel 1227 i cavalieri portaspada conquistarono tutti i territori assoggettati precedentemente ai danesi e quelli nel nord dell’Estonia. Dopo la battaglia di Šiauliai, i superstiti tra le fila dei cavalieri portaspada confluirono nell’Ordine teutonico, costituitosi in Prussia nel 1237. Il 7 giugno 1238, a seguito del trattato di Stensby,[29] i cavalieri dell’Ordine teutonico restituirono il Ducato di Estonia a Valdemaro II di Danimarca. L’Estonia rimarrà sotto il controllo dei danesi fini al 1346, anno in cui accadde la rivolta della notte di San Giorgio e i domini ritornano ad essere parte dell’Ordenstaat.

Dopo la conquista, tutte le popolazioni locali rimanenti furono convertite al cristianesimo. Sarà poi tra il 1503 e il 1525 riscontrabile il più antico documento scritto in lituano, una traduzione risalente al 1503-1525 del Padre Nostro, dell'Ave Maria e del Credo.[30] I conquistatori mantennero il controllo militare delle regioni attraverso una rete strategica di castelli in Estonia e Lettonia.[31]

Il territorio fu diviso in sei principati feudali dal legato pontificio Guglielmo di Modena: arcidiocesi di Riga, diocesi di Curlandia, diocesi di Dorpat, diocesi di Ösel-Wiek, feudi ancora facenti capo ai cavalieri portaspada e il dominum directum del Re di Danimarca e infine il Ducato di Estonia.[32][33]

NoteModifica

  1. ^ William Urban, Livonian Crusade, University Press of America, 1981, ISBN 0-8191-1683-1.
  2. ^ Jonathan Riley-Smith, The Crusades: A History, Continuum International Publishing Group, 2005, p. 161, ISBN 0-8264-7269-9.
  3. ^ Alfreds Bilmanis, Latvian–Russian Relations: Documents, The Latvian legation, 1944, ISBN.
  4. ^ Charles George Herbermann, The Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company, 1907, ISBN.
  5. ^ Alfreds Bilmanis, The Church in Latvia, Drauga vēsts, 1945, ISBN.
  6. ^ Università Cattolica Americana, New Catholic Encyclopedia: Jud-Lyo (II edizione), Thomson/Gale, 2003, digitalizzato dall'Università del Michigan il 6 settembre 2011, ISBN 978-07-87-64004-0, p. 375.
  7. ^ (EN) Blomkvist Nils, The Discovery of the Baltic: The Reception of a Catholic World-system in the European North (AD 1075-1225) (Leiden 2005)p. 508
  8. ^ http://www.teutonic.altervista.org/C/000.html
  9. ^ http://www.medioevouniversalis.org/phpBB3/viewtopic.php?f=16&t=833&start=10
  10. ^ Cartina dell’Estonia attuale divisa per contee: l’areale di cui si sta discutendo comprende le terre meridionali: http://images.treccani.it/enc/media/share/images/orig/system/galleries/Atlante_Geopolitico_2013/mappa_fig_vol1_002380_004.jpg
  11. ^ “Una leggenda narra che nel corso della Battaglia di Lyndanisse, in un momento di grande difficoltà, la bandiera danese cadde dal cielo dando ai combattenti rinnovata speranza”: https://howlingpixel.com/i-it/Battaglia_di_Lyndanisse
  12. ^ Tarvel, Enn (ed.). 1982. Henriku Liivimaa kroonika. Heinrici Chronicon Livoniae (tradotte in estone). p. 246. Tallinn: Eesti Raamat.
  13. ^ “Si unirono ai curi nei combattimenti contro i crociati”: http://pariter.altervista.org/FB/FIL-BALT.htm
  14. ^ (EN) The Baltic Crusade By William L. Urban; p 113–114 ISBN 0-929700-10-4
  15. ^ Hermann Hildebrand, Philipp Schwartz, Leonid Arbusow e August Michael von Bulmerincq, Liv-, est- und kurländisches Urkundenbuch: Bd. 1. 1093-1300. Bd. 2. 1301-1367. Bd. 3. 1368-1393, mit Nachträgen zu Bd. 1 und 2. Bd. 4. 1394-1413. Bd. 5. 1414-Mai 1423. Bd. 6. Nachträge zu Bd. 1-5. Bd. 7. Mai 1423-Mai 1429. Bd. 8. Mai 1429-1435. Bd. 9. 1436-1443. Bd. 10. 1444-1449. Bd. 11. 1450-1459. Bd. 12. 1461-1472. Sachregister zu Abt. 1, Bd. 7-9, Scientia Verlag, 24 maggio 1970. Ospitato su Google Books.
  16. ^ (EN) Gunter Faure; Teresa Mensing, The Estonians; The long road to independence, Lulu.com, 2012, ISBN 978-11-05-53003-6, p. 84.
  17. ^ http://www.teutonic.altervista.org/C/014.html
  18. ^ Euratlas, Euratlas Periodis Web - Map of Livonia in Year 1500, su www.euratlas.net.
  19. ^ Cronache di Enrico di Livonia.
  20. ^ a b Edgar V. Saks. Aestii. 1960. p. 244.
  21. ^ “Le popolazioni locali speravano che il caos seguente alla sconfitta dei crociati avrebbe potuto essere la chiave di volta per porre fine al loro dominio”: http://www.armisetleo.it/crociate-del-nord.html
  22. ^ F. Balodis. Lettland och letterna: Ha de rätt at leva. Stockholm 1943. p. 212.
  23. ^ “Furono catturati anche sedici Semgalli fedeli all'Ordine, i quali vennero bastonati e legati nudi ai loro cavalli assieme a della paglia alla quale fu dato fuoco. ”: http://www.teutonic.altervista.org/I/090.html
  24. ^ Kazys Misius, Algimantas Miškinis ir kt. Dubingiai. Visuotinė lietuvių enciklopedija, T. V (Dis-Fatva). – Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas, 2004. 168 psl.
  25. ^ (LT) Vidmantas Daugirdas, Algimantas Miškinis. Balninkai. Visuotinė lietuvių enciklopedija, T. II (Arktis-Beketas). – Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas, 2002. 510 psl.
  26. ^ Utena TIC, in utenainfo.lt. URL consultato il 10 aprile 2016 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2016).
  27. ^ (LT) Antanas Tyla ir kiti. Giedraičiai. Visuotinė lietuvių enciklopedija, T. VI (Fau-Goris). – Vilnius: Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas, 2004. 437 psl.
  28. ^ R. Bideleux. A History of Eastern Europe: Crisis and Change. Routledge, 1998. p. 122
  29. ^ http://www.teutonic.altervista.org/C/046.html
  30. ^ Estonian Language Archiviato il 7 aprile 2016 in Internet Archive. from Estonia.eu, retrieved 12 March 2016
  31. ^ (SV) Dick Harrison, Gud vill det! - Nordiska korsfarare under medeltid, Ordfront, 2005, pp. 573, ISBN 978-91-7441-373-1.
  32. ^ Eric Christiansen, The Northern Crusades, Penguin, 1997, ISBN 0-14-026653-4.
  33. ^ Helle Knut, The Cambridge History of Scandinavia: Prehistory to 1520, Cambridge University Press, 2003, p. 269, ISBN 0-521-47299-7.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

  • Saaremaa 1100–1227, su saaremaa.ee. URL consultato il 3 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2008).