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Honda Motor Co., Ltd.
本田 技研 工業 株式会社
Logo
StatoGiappone Giappone
Forma societariaSocietà per azioni
Borse valori
ISINJP3854600008
Fondazione24 settembre 1948 a Tokyo
Fondata daSōichirō Honda
Sede principaleTokyo
Persone chiaveTakanobu Ito
(Presidente e CEO)
Settore
Prodotti
Fatturato¥ 14.600 miliardi (2016)
Dipendenti208.399 (2016)
Slogan«The power of dreams»
Sito web e

La Honda, o meglio la Honda Motor Co., Ltd. (本田技研工業株式会社 Honda Giken Kōgyō Kabushiki Kaisha) è un'azienda giapponese multinazionale che produce principalmente automobili e motocicli, nota anche per le ricerche effettuate nel campo della robotica.

Con una produzione annua di oltre 14 milioni di motori si situa fra i primi costruttori a livello globale. È quotata sia alla Borsa di Tokyo (città dove ha anche sede) che in quella di New York e in varie altre Borse mondiali.

StoriaModifica

Il fondatore dell'azienda, Sōichirō Honda, iniziò un'attività di costruttore di pistoni nel 1937 diventando ben presto uno dei fornitori della Toyota ed allargando altrettanto velocemente l'attività ad altri settori della meccanica, Soichiro Honda era noto anche perché equipaggiò un'automobile da gara con un motore di tipo aeronautico a 8 cilindri di 8 litri di cilindrata.

Le motocicletteModifica

 
Il logo delle motociclette Honda

Il 24 settembre 1948 Honda ebbe l'intuizione geniale che cambiò le sorti della sua industria: notò in Giappone la necessità di una nuova motorizzazione e quindi, tenendo conto delle pessime condizioni economiche della popolazione e della penuria di benzina dopo la seconda guerra mondiale, ebbe l'idea di montare un semplice motore di piccola cilindrata su un telaio di bicicletta. In questo modo aveva creato un mezzo di trasporto semplice ed economico, l'ideale in quel momento.

La società incominciò ben presto a variare la produzione, introducendo via via numerosi altri modelli di ciclomotori e motociclette andando anche alla conquista di altri mercati fin dagli anni sessanta.

Nel 1963 la Honda lanciò sui media americani una campagna (protrattasi per dodici anni)[1] collegata allo slogan "You meet the nicest people on a Honda".[2] Fu un'iniziativa di straordinario successo commerciale/marketing,[3][4] che influenzò stabilmente il modo in cui gli statunitensi concepivano le motociclette e il marchio Honda, in parte giocato sulle caratteristiche tecniche di una motoleggera nipponica, in parte sul desiderio di distaccarsi da un certo modo stereotipato di identificare il biker con un giovinastro dai modi quasi delinquenziali.[5][6][7] Lo slogan ebbe perfino dei riflessi nella produzione discografica del tempo.[8]

Causa la lentezza delle altre aziende motociclistiche nello stare al passo dei tempi e delle innovazioni tecnologiche, la società nipponica ebbe vita facile nello spodestare nel cuore degli appassionati motociclistici di tutto il mondo le fino allora più quotate aziende costruttrici inglesi ed italiane, diventando così, già negli anni settanta il maggior costruttore al mondo di veicoli a due ruote. Da quel momento non perse più questo primato che tutt'oggi mantiene[senza fonte].

Le autoModifica

 
Il logo delle automobili Honda

Nel 1960, cercando una continua diversificazione della produzione, la Honda iniziò a produrre autovetture, dedicandosi inizialmente solo al mercato interno giapponese. Solo in un secondo tempo, anche attraverso la partecipazione alle competizioni automobilistiche come la Formula 1, essa tentò di imporre la sua immagine anche sui mercati mondiali, ma dovette attendere vari anni prima che il mercato statunitense dimostrasse un certo interesse per i suoi prodotti, essendo le sue vetture troppo diverse per mentalità e dimensioni rispetto a quelle in uso nel periodo. Contemporaneamente anche le vendite in Europa erano abbastanza difficoltose, anche in virtù del fatto che erano state introdotte misure restrittive sulle importazioni di autoveicoli da parte di alcune nazioni al fine di proteggere la produzione locale (vedi protezionismo).

Il primo modello di autovettura con cui la Honda riuscì ad avere un certo successo sul mercato statunitense fu la Honda Civic nella versione ingrandita rispetto a quella già presente sul mercato interno, presentata nel 1972, che sicuramente trasse vantaggio dalla contemporaneità della prima grande crisi petrolifera: l'improvviso aumento dei carburanti fece in parte rivedere le abitudini degli automobilisti USA che cominciarono a guardare anche all'economicità d'esercizio delle auto. I passi successivi dell'espansione oltre-oceano furono la presentazione nel 1976 della Honda Accord, accolta molto positivamente sul mercato tanto che divenne la berlina più venduta sul suolo Americano negli anni novanta e, passo ancor più significativo, la messa in funzione, nell'Ohio del primo impianto produttivo di una casa nipponica nel territorio degli Stati Uniti. Dopo questa prima fabbrica del 1982 la casa nipponica ha aperto diverse nuove linee produttive, distribuendole un po' su tutto il territorio americano ed aprendo il suo nuovo quartier generale in California.

Un'ulteriore significativa mossa di mercato fu la nascita nel 1986 di un marchio specifico con cui la casa di Tokyo volle distinguere una produzione di autovetture di classe alta, lasciando il logo classico a rappresentare la produzione più normale: nacque così la Acura con la sua produzione di berline e coupé di classe superiore.

Nel 1992 la Honda creò la "CRX"; quest'auto montava un motore VTEC (fasatura variabile Honda) da 1,6 litri aspirato che esprimeva 160 hp (118 kw) a circa 7.600 giri al minuto, cioè 100 hp per litro, ed era capace di raggiungere quasi 9000 giri al minuto senza essere vuoto ai bassi regimi. Questo propulsore segnò un'importante tappa per la casa nipponica e venne montato anche sulla Civic.

Nel 1998 creò la Honda S2000, una spider 2,0 litri aspirata con motore VTEC, capace di 240 hp nella versione europea, quella giapponese ne aveva circa 10 in più; grazie al sistema VTEC questa auto ha una risposta pronta anche a bassi giri, è sempre regolare e sale fino al regime imposto dal limitatore di 9000 giri al minuto. Il rapporto cilindrata/potenza di quest'auto era di 120 hp per litro, una potenza fino ad allora sconosciuta a qualsiasi auto stradale con motore aspirato e confrontabile con auto di cilindrata superiore o dotate di sovralimentazione.

Questi motori sono impiegati sui modelli Type R in Europa, o come SI in America, sono dei veri e propri gioielli della tecnica motoristica prodotti con pezzi scelti, con pesi identici e perfetti in tutto e per tutto e con meccanici che selezionano i pezzi da montare singolarmente.

RoboticaModifica

 
(ASIMO) il piccolo robot della Honda

La Honda ha un importante centro di ricerca robotica dove nel 1986 è nato il primo robot umanoide della casa giapponese. E0 era costituito da un paio di gambe e aveva la stessa camminata di un uomo. Sebbene possa sembrare banale, questo primo esperimento della Honda è un grande risultato per la robotica. Nel corso degli anni sono stati costruiti molti modelli di robot umanoidi che hanno dato alla casa giapponese la supremazia in questo settore. Esistono due serie di robot la serie E (Experimental Models) il cui sviluppo è iniziato nel 1986 e la serie P (Humanoid Prototype Models), i primi modelli veri e propri creati a partire dagli anni novanta del XX secolo. L'ultimo robot della Honda si chiama ASIMO ed è stato progettato nel 2000, deriva dal precedente robot P3, e tuttora è il miglior robot umanoide del mondo. È alto quanto un bambino (120 cm) e tra le sue capacità ci sono quella di riconoscere e salutare le persone, giocare a calcio o a bowling, camminare, correre, salire e scendere, con qualche impaccio, le scale.

La Honda nello sportModifica

 
Una Honda al Tourist Trophy

Le prime apparizioni nelle corseModifica

Il debutto della Honda nel mondo internazionale delle corse è datato 1959, anno in cui iscrisse per la prima volta alcune sue motociclette al famoso Tourist Trophy dell'isola di Man, una delle più prestigiose gare motociclistiche dell'epoca. Dovette però aspettare due anni per ottenere la prima vittoria nelle classi 125 e 250 con Mike Hailwood e addirittura il 1966 per la prima vittoria nella classe più importante, la 500. Questi anni furono quelli necessari alla casa nipponica per riuscire ad ottenere il giusto compromesso tra il motore, sin dall'inizio ottimo, e la telaistica sulla quale aveva una minor esperienza rispetto a quella delle case europee del tempo.

La Honda decise molto presto di dotarsi di un proprio circuito dove poter collaudare i vari modelli e nel 1962 inaugurò la sua pista privata, il circuito di Suzuka, a dimostrazione della serietà con cui la casa nipponica intendeva dedicarsi al mondo delle corse. Questa pista ha ospitato regolarmente il Gran Premio motociclistico del Giappone dal 1987 al 2003 e continua ad ospitare numerose altre competizioni motociclistiche come la 8 Ore di Suzuka. Successivamente si decise di costruire un circuito più sicuro e all'avanguardia, il Motegi Twin Ring, attuale sede del Gran Premio del Giappone del Motomondiale. I due circuiti vengono tra l'altro utilizzati anche per competizioni automobilistiche tra cui la Formula 1 (a Suzuka).

Le corse automobilisticheModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Honda Racing F1 Team.
 
Vettura BAR di F1 a motore Honda nella stagione 2003
 
La McLaren Honda di Ayrton Senna nel 1991, anno dell'ultimo mondiale vinto

L'impegno nell'automobilismo ha preso il via già nel 1964, pochi anni dopo l'ingresso stesso nella produzione di serie, e direttamente dalla Formula 1 in cui la Honda ha gareggiato sino al 1968; il ritorno è avvenuto nella stagione 2006 con una scuderia a proprio nome, la Honda Racing F1 Team, dopo l'acquisto di tutte le quote della British American Racing di cui era partner tecnologico.

La Honda ha ottenuto i suoi migliori risultati come fornitore di motori in F1 tra il 1983 e il 1992 e ancora, con meno fortuna, tra il 2000 e il 2005, quindi nella IndyCar Series di cui è attualmente fornitore unico.

Verso la fine del 2008, sull'onda della crisi economica che ha colpito tutti i settori e tutte le nazioni, Honda ha annunciato la sua intenzione di uscire dal mondo delle corse automobilistiche, mettendo in vendita la sua scuderia per 100 milioni di sterline. L'acquirente, Ross Brawn fonda la Brawn GP che all'esordio nel GP Australia del 2009 ottiene una doppietta piazzando nell'ordine Button e Barrichello, e dominerà la stagione vincendo sia il titolo costruttori, sia quello piloti con la guida inglese.

Fra i propulsori specificamente realizzati per le corse automobilistiche figurano gli Honda Indy V8, una serie di motori endotermici alternativi aspirati a ciclo otto e quattro tempi da competizione, realizzati dal costruttore nipponico per partecipare ai campionati automobilistici nordamericani delle serie IRL ed Indycar.

La Honda è stata fornitore ufficiale dei motori della McLaren dal 2015 al 2017, mentre dal 2018 fornisce la Scuderia Toro Rosso e dal 2019 la Red Bull Racing.

Le corse motociclisticheModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Honda Racing Corporation.
 
250 sei cilindri dell'Honda RC165

Pur avendo intrapreso anche l'avventura nelle quattro ruote, la Honda non dimenticò mai le sue origini motociclistiche e continuò senza sosta il suo impegno nelle corse su due ruote, raggiungendo il primo eclatante successo nel 1966 quando riuscì a vincere i titoli mondiali riservati ai costruttori, contemporaneamente in tutte le classi che allora componevano il motomondiale, 50, 125, 250, 350 e 500.

Nello stesso tempo il raggio d'azione della casa si ampliava dapprima alle competizioni di motocross, dove conquistò ben tre titoli mondiali consecutivi agli inizi degli anni ottanta, in seguito alle grandi maratone africane come la Parigi-Dakar, dove ottenne la prima affermazione nel 1982.

L'attività sportiva odiernaModifica

L'impegno attuale della Honda nelle corse motociclistiche si estende in tutte le più importanti specialità: nel motomondiale, dove è presente sia con una squadra diretta sia con diversi team satelliti, nel Campionato mondiale Superbike, nel Campionato mondiale Supersport con motociclette derivate dalla produzione di serie, ed infine nelle competizioni di motocross dove nel 2015 conquista il titolo mondiale in MX2 con il pilota sloveno Tim Gajser e poi ripetuto in MXGP nel 2016. La Honda compete anche nel trial.

La produzioneModifica

AutovettureModifica

Autovetture del passatoModifica

Autovetture in produzioneModifica

 
Una Honda Civic 5p MY2001

Concept CarModifica

MotocicletteModifica

Motociclette del passatoModifica

In ordine alfabetico:

Motociclette in produzioneModifica

Da strada
Tutto terreno
Motard
  • CRM F125
  • 230F motard
  • CRM F450
Fuoristrada
  • CR 85R
  • CR 125R
  • CR 250R
  • CRF 150 (anche nelle versioni 250 e 450)
  • CRE 250 (anche nelle versioni 300, 450, 500)
  • XR 100R
  • XR 250R
  • XR 400R
  • XR 500R (modello principalmente per il mercato USA)
  • XR 650R
Custom
Scooter

NoteModifica

  1. ^ You meet the nicest people on a Honda (advertisement), in Life, pp. 22–23. URL consultato il 29 gennaio 2012.
  2. ^ Associated Press, A look at Honda in the US over the last 50 years, in Seattle Times, 10 giugno 2009. URL consultato il 30 gennaio 2012.
  3. ^ Fred Rau, Motorcycle Advertising Part One; Wildly successful ad campaign of the Sixties, in Motorcycle.com, 11 giugno 2007. URL consultato il 2 febbraio 2012 (archiviato dall'url originale il 14 aprile 2012).
  4. ^ Anthony Henry, Understanding Strategic Management (Oxford University Press), 2008, ISBN 978-0-19-928830-4. URL consultato il 14 febbraio 2012.
  5. ^ Leigh Montville, Evel Knievel (Random House), 2011, p. 70, ISBN 978-0-385-52745-3. URL consultato il 28 gennaio 2012.
  6. ^ Paul Garson, The Harley-Davidson Reader (MotorBooks/MBI Publishing Company), a cura di Jean Davidson e Hunter S. Thompson, 2006, pp. 129–134, ISBN 0-7603-2591-X. URL consultato il 28 gennaio 2012.
  7. ^ The Editors of Motorcyclist Magazine, e John L. Stein, You meet the nicest people on a Honda, in The Complete Idiot's Guide to Motorcycles (Penguin Books), 5th, 2011, ISBN 978-1-61564-070-6. URL consultato il 28 gennaio 2012.
  8. ^ Spotlight Singles, in Billboard, 18 settembre 1965, p. 18. URL consultato il 28 gennaio 2012.

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