Apri il menu principale

Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari

(Reindirizzamento da Basilica di Santa Maria gloriosa dei Frari (Venezia))
Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari
Facade of Santa Maria Gloriosa dei Frari (Venice).jpg
Il prospetto della basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari
StatoItalia Italia
RegioneVeneto
LocalitàVenezia
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
Patriarcato Venezia
Stile architettonicogotico
Inizio costruzione1250
Completamento1338
Sito webwww.basilicadeifrari.it

Coordinate: 45°26′12.5″N 12°19′35.21″E / 45.436805°N 12.326446°E45.436805; 12.326446

La basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, comunemente detta solo i Frari, è la più grande delle chiese di Venezia e ha ricevuto nel 1926 da papa Pio XI il titolo di basilica minore.[1] È situata nell'omonimo Campo dei Frari, nel sestiere di San Polo, ed è dedicata all'Assunzione di Maria.

La pianta è a croce latina, e lo stile è gotico veneziano in cotto e pietra d'Istria. Possiede tre navate con archi ogivali che poggiano su sei colonne per lato tra loro collegate da catene rivestite da casse lignee. Misura 102 metri di lunghezza, 48 metri nel transetto ed è alta 28 metri. Oggi ha 17 altari monumentali e al suo interno sono custodite molte opere d'arte, tra cui due dipinti del Tiziano. Ospita, inoltre, le tombe di numerose personalità legate a Venezia, tra cui Claudio Monteverdi e lo stesso Tiziano.
È l'unica importante chiesa italiana ad aver conservato un grande coro circondato da un alto muro al termine della navata centrale in posizione antistante all'altare maggiore, secondo l'uso medievale.

Indice

Storia e caratteristicheModifica

 
Interno della basilica

Sotto il doge Jacopo Tiepolo (1229-1249) nel 1231 "... Alli Fratti poi Minori fu similmente donado dal Comun un terren vacuo posto in Contra' de San Stefano Confessor detto de San Stin, dove fu anche intitola' una Giesa de Santa Maria de' Frati Minori, e ghe fu fatto un Monastero". I frati francescani lavorano per bonificare il cosiddetto lago Badoer, un terreno paludoso in contrada San Stefano Confessor (San Stin) che, con l'aggiunta di terreni donati dal doge Renier Zen (1253-1268), diventa il luogo dove nascono la prima chiesa dedicata alla Madonna, che i veneziani subito chiamarono Santa Maria dei Frari (cioè "dei frati") o più semplicemente "Frari", e il contiguo monastero.

Questa prima chiesa risulta però già insufficiente per i fedeli che vi accorrono per la messa, così il 28 aprile 1250 dal legato pontificio, il cardinale diacono Ottaviano Ubaldini, fu posta la prima pietra della nuova, seconda chiesa, dedicata a santa Maria Gloriosa, che aveva una "cappella granda" con ai lati "do capellette". Era a tre navate, lunga una cinquantina di metri e le fondamenta delle absidi lambivano il "rio dei Frari", nel punto dove oggi sorge il ponte di pietra costruito successivamente dai frati nel 1428.

Nel giro di circa ottant'anni la chiesa risulta nuovamente troppo piccola e si pensa di invertirne la struttura architettonica, girando intorno all'abside e portando il prospetto principale della nuova chiesa in direzione del canale; si abbatte invece la parte vicina al rio, che viene interrato, e si costruisce il campo dei Frari con il pozzo per l'acqua dolce.

 
Interno della basilica verso l'abside con l'Assunta di Tiziano

Attorno all'anno 1330 iniziarono i lavori, a cura di Jacopo Celega e terminati poi dal figlio Pier Paolo nel 1396, per la nuova chiesa, la terza eretta dai francescani: con tre navate, un transetto e sette absidi; l'ottava venne aggiunta grazie alla generosità di Giovanni Corner nel 1420, con la creazione della cappella di San Marco.

Negli anni 1432-1434 il vescovo di Vicenza Pietro Miani fece costruire ai piedi del campanile la cappella di San Pietro per venirci sepolto alla morte.

La costruzione della chiesa negli anni successivi procedette a rilento, tanto che la facciata fu finita solo nel 1440 e l'altare maggiore consacrato nel 1469, ma la cornice, composta da due colonne scanalate, unite da una elegante trabeazione e sormontata da tre statue, opera di Lorenzo Bregno, venne innalzata solo nel 1516. La chiesa fu consacrata il 27 maggio 1492 al nome di Santa Maria Gloriosa.

A dare nuovo piglio alla costruzione e decorazione della chiesa ci pensò la famiglia Pesaro, alla quale nel 1478 venne concessa la sacrestia quale cappella gentilizia di famiglia e luogo di sepoltura: venne eretta la nona abside, di forma pentagonale, venne terminato l'altare maggiore, poi decorato dalla pala con la celeberrima Assunta di Tiziano, e nella navata laterale l'altare dei Pesaro con l'omonima pala.

Nel XIX secolo i Francescani furono allontanati dalla chiesa, che fu restituita ad essi solo nel 1922.

InternoModifica

  1. - Controfacciata
  2. - Cappella del Crocifisso
  3. - Monumento a Canova
  4. - Monumento al Doge Pesaro
  5. - Madonna di Ca' Pesaro
  6. - Cappella di san Pietro
  7. - Cappella di san Marco
  8. - Cappella dei Milanesi
  9. - Cappella di san Michele
  10. - Cappella dei santi Francescani
  11. - Coro e organi a canne storici
  12. - Presbiterio
  13. - Monumento al Doge Tron
  14. - Crocifisso duecentesco
  15. - Assunta del Tiziano (e organo maggiore)
  16. - Monumento al Doge Foscari
  17. - Cappella di san Giovanni Battista
  18. - Cappella di padre Kolbe
  19. - Cappella Bernardo
  20. - Cristo morto
  21. - Altare della sagrestia e trittico del Bellini
  22. - Sagrestia
  23. - Altare delle Reliquie
  24. - Ingresso alla Sala del Capitolo e al Convento dei Frari
  25. - Parete del transetto destro
  26. - Monumento a Jacopo Marcello
  27. - Altare di santa Caterina
  28. - Altare di san Giuseppe da Copertino
  29. - Altare della Presentazione di Gesù al tempio
  30. - Monumento a Tiziano
  31. - Altare di sant'Antonio da Padova

L'interno è a croce latina, suddiviso in tre navate con 12 piloni, che sorreggono archi ogivali collegati all'imposta da strutture lignee.

ControfacciataModifica

Appena entrati, guardando la controfacciata (1), alla sinistra del portale principale vi è il Monumento ad Alvise Pasqualigo, morto nel 1528, procuratore di San Marco. Il monumento è un'opera di Lorenzo Bregno.

Alla destra del portale principale compare il Monumento di Pietro Bernardo, morto nel 1538; è lavoro di Tullio Lombardo con collaborazione della bottega. Il monumento è sormontato dal gruppo che raffigura San Pietro che presenta il defunto a Cristo.

Sopra il portale si può ammirare il Monumento a Girolamo Garzoni, morto nell'assedio di Negroponte nel 1688. L'opera, in elaborato stile barocco, è fatta con marmi policromi ed è carica di ornati e statue allegoriche.

Nella parte alta della controfacciata sono presenti otto tele con raffigurazioni di Storie di santi francescani, tutti lavori di Flaminio Floriano, pittore attivo a Venezia tra la fine del XVI e l'inizio del XVI secolo. Più in basso, sulla sinistra, Gloria di san Francesco di Pietro Della Vecchia.

Parte destra della Controfacciata: San Giovanni benedice i discepoli che vennero a fargli visita in carcere, grande olio su tela di Angelo Venturini del 1731. Sopra la tela il monumento del senatore Simonetto Dandolo morto nel 1360.

Navata destraModifica

Altare di sant'AntonioModifica

Appena entrati sulla destra vi è l'Altare di sant'Antonio: il progetto è di Baldassare Longhena e risale al 1663 da Giuseppe Sardi, mentre le statue sono di Bernardo Falconi e Giusto Le Court. Sulla destra grande pala di Francesco Rosa con Miracolo di sant'Antonio da Padova.

Davanti al primo pilone è presente una acquasantiera con statuetta in bronzo raffigurante Sant'Agnese, opera di Girolamo Campagna del 1593.

Il Monumento a TizianoModifica

Nella seconda campata, nel luogo in cui secondo la tradizione è stato sepolto il maestro cadorino, vi è il Monumento a Tiziano, lavoro di Luigi e Pietro Zandomeneghi. Il monumento, con la forma di arco trionfale, è ornato da alcune statue allegoriche e da alcuni bassorilievi che raffigurano tre capolavori tizianesciː l'Assunta, San Pietro martire e il Martirio di san Lorenzo.

Segue poi un altro altare (29) di epoca rinascimentale dedicato alla Presentazione di Gesù al tempio; la pala che lo orna è opera di Giuseppe Salviati.

Monumento al principe di Modena Almerico d'EsteModifica

Autore: Anonimo

Secolo: XVII

Chiesa: Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari

Data: post 1666

Collocazione: navata destra - quarto altare di San Giuseppe da Copertino (nella mappa n°28)

Tecnica: scultura - materiali: marmo

L'altare assunse l'aspetto attuale nel 1753, ovvero nel momento in cui furono rimosse le statue e gli stucchi di Alessandro Vittoria per collocarvi la tela di Giuseppe Nogari reppresentante San Giuseppe da Copertino in estasi.

Il principe di Modena Almerico d'Este nel 1666 fu inviato in soccorso della Serenissima nel 1666 al comando di un nucleo di truppe ausiliarie francesi durante la guerra di Candia (1645-1669).

Altare di san Giuseppe da CopertinoModifica

Originariamente dedicata a S. Orsola e poi a Santa Lucia Girolamo Zane prende accordi con la fratellanza ed incarica, nel 1526, Alessandro Vittoria per il rinnovo. Nel 1564 era presente una pala d’altare raffigurante l'Assunzione della Vergine con San Pietro e Sant'Andrea. L'unica statua di marmo è San Girolamo al centro dell'altare. Sul frontone due sibille. La pala d'altare in stucco si è degradata ed è stata sostituita con un dipinto di Giuseppe Nogari che rappresenta il miracolo di Giuseppe da Copertino del 1753.

Altare di Santa Caterina d'Alessandria (27)Modifica

  • Davanti all'altare di Santa Caterina, la tomba di Jacopo Barbaro.
  • L'altare è dominato dalla pala di Jacopo Palma il Giovane che raffigura il Martirio di Santa Caterina d'Alessandria. Il dipinto mostra proprio il momento in cui l'angelo salva la santa dalla tortura della ruota, mentre i suoi carnefici rimangono vittime del loro stesso strumento di morte, che spezzandosi li travolge.
  • Ritratto di Romualdo di Camaldoli da Gian Antonio Fumiani
  • Monumento a Giuseppe Bottari da Francesco Cabianca
  • Monumento a Benedetto Brugnoli

Transetto - braccio destroModifica

Sulla parete destra, è collocato il Monumento a Jacopo Marcello, comandante in capo morto durante l'assalto a Gallipoli (1484). L'opera è di Pietro Lombardo, con aiuti della sua bottega; sopra l'urna, sorretta da tre piccole figure virili, che rappresentano il defunto e due paggi portascudo, vi è un affresco con il Trionfo dell'eroe, affresco alla maniera di Domenico Morone.

Sulla parete che divide dalla sagrestia, sulla parte di destra, c'è il Monumento al beato Pacifico, il leggendario frate Scipione Bon, compagno di san Francesco. L'opera, che risale al 1437, è attribuita a Nanni di Bartolo e a Michele da Firenze, mentre l'urna pensile, in marmo dorato, è decorata con bassorilievi con le raffigurazioni della Risurrezione e della Discesa al Limbo e da alcunte statuette; sopra, entro una lunetta di stile gotico con busti di santi, è presente il bassorilievo del Battesimo di Gesù.

Alla parete, in alto, compare una Annunciazione, affresco che segue l'analogo eseguito da Pisanello per la chiesa di San Fermo Maggiore in Verona; è attribuito a Giovanni Charlier, come pure il finto drappeggio tenuto da angeli.

Sulla parte sinistra della stessa parete del transetto si può vedere il Monumento funebre a Paolo Savelli, patrizio romano al servizio della Serenissima, morto nel 1405; l'urna, di stile ancora gotico, è ornata con statue di Angeli e da una Madonna con il Bambino ed è sormontata dalla statua equestre del defunto, in legno dorato e policromo: si tratta della prima dedicata ad uno dei capitani di ventura della Repubblica.

Sopra la porta che conduce alla sagrestia vi è il Monumento a Benedetto Pesaro, capitano da mar, morto a Corfù nel 1503; la statua del defunto armato è opera di Lorenzo Bregno, mentre ai lati vi sono Marte, lavoro di Baccio da Montelupo, e Nettuno, di autore anonimo. A completare il monumento compaiono numerosi rilievi simbolici.

SagrestiaModifica

Si entra nella sacrestia dal transetto sud, passando sotto il monumento a Benedetto Pesaro. La camera iniziale modesta è stato ampliato a 31x8,8 m dopo quello che è stato concesso alla famiglia Pesaro nel 1478.

Parete sinistra
  • Il tabernacolo-reliquiario del Preziosissimo Sangue, sorto per ospitare la reliquia donata da Melchiorre Trevisan alla chiesa nel 1480. Fino al 1581 esso era posto nella parete destra della cappella Trevisan, per esser poi spostato in sagrestia. Ai lati del tabernacolo sono le statue di Giovanni Battista, di Tullio Lombardo, e Francesco di Assisi, del fratello Antonio.[2]
  • L'orologio di Francesco Pianta.
  • La Deposizione di Niccolò Frangipane, risalente al 1593.
  • La Visita della regina di Saba a Salomone e l'Adorazione dei Magi, provenienti dalla Zecca ed attribuite ad Antonio Negretti detto Palma.[3]
Altare
Parete destra
Camera del Capitolo
  • Monumento a Francesco Dandolo. Il cassone, che presenta un rilievo con la Dormizione della Vergine, era una volta completamente dorato. Al di sopra del cassone, Francesco Dandolo e sua moglie presentati alla Madonna col Bambino dai santi Francesco e Elisabetta dipinto da Paolo Veneziano.
  • Doge Marino Morosini di Palma il Giovane.

Cappelle absidali di destraModifica

Cappella BernardoModifica

La cappella Bernardo, posta in prossimità della porta che conduce alla sacrestia, ha come pala d'altare il polittico di Bartolomeo Vivarini firmato e datato 1482; il dipinto, che è ancora entro la sua cornice originaria, rappresenta la Madonna con il Bambino e i santi Pietro, Paolo, Andrea e Nicola; sulla parte superiore vi è una Pietà. Sulla parete destra è presente un'urna del principio del XV secolo, di arte gotica, destinata a contenere i resti di Lorenzo e Girolamo Bernardo, morti all'inizio del secolo successivo. Sotto l'altare è una statua reliquiosa del beato Gentile da Matelica, un fratello minore morto come martire in Persia il 5 settembre 1340. Il suo corpo fu riportato a Venezia da Marco Corner. Il fratello aveva predetto i suoi dogati.

Cappella del Santissimo Sacramento (18)Modifica

La pala d'altare (1910) eseguita dallo scultore Vincenzo Cadorin (1854-1925), è stato dorata dai fratelli Michieli. La porta di bronzo del tabernacolo di Renato Brozzi su un disegno di Massimiliano Ongaro. Sul lato sinistro della cappella d'Este Arnolde il monumento, è morto nel 1337. Sul lato destro della cappella del monumento Duccio Alberti, ambasciatore di Firenze alla Serenissima, che è morto nel 1336.

Cappella di San Giovanni BattistaModifica

La Cappella di San Giovanni Battista è detta anche cappella dei Fiorentini, perché fu data in uso alla Scuola dei Fiorentini, i cui membri commissionarono a Donatello una statua lignea che raffigurasse il santo intestatario della cappella.

PresbiterioModifica

Sulla parete sinistra si può vedere il Mausoleo del doge Niccolò Tron, opera del veronese Antonio Rizzo.

Sulla parete destra è presente il Mausoleo del doge Francesco Foscari, opera dell'artista fiorentino Nicolò di Giovanni. L'urna in cui riposa il doge è sostenuta da quattro graziose mensoline ornate dalle tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità, lavoro di Antonio Rizzo.

Cappelle absidali di sinistraModifica

Cappella dei Santi Francescani (10)Modifica

Accanto al presbiterio si trova la cappella dei Santi Francescani; sull'altare vi è la pala di Bernardino Licinio del 1535 con la Madonna e Bambino in trono tra i santi Antonio, Ludovico da Tolosa, Francesco e Bonaventura. Alla parete sinistra si può vedere il pannello con I primi cinque martiri francescani, opera di Bernardino Licinio del 1524. I cinque martiri sono Bernardo, Pietro, Accursio, Adiuto e Ottone, tra i primi compagni di San Francesco, che subirono il martirio in Marocco per aver predicato il Vangelo, quando il santo era ancora vivo. Sulla stessa parete di sinistra si può vedere l'Estasi di San Francesco di Andrea Vicentino.

Cappella di san Michele (9)Modifica

Nella cappella di san Michele (nota anche come cappella Trevisan) sopra l'altare è presente un trittico ligneo con le statue dei santi Antonio, Michele e Sebastiano, di arte veneziana del XV secolo. Alla parete destra si può ammirare il monumento a Melchiorre Trevisan, morto a Cefalonia nel 1500. La statua del condottiero è attribuita a Lorenzo Bregno. Alla parete sinistra compare l'Immacolata attorniata da Santi, grande tela di Giuseppe Angeli.

Cappella dei Milanesi (8)Modifica

Nella successiva cappella dei Milanesi sul pavimento sono presenti alcuni sigilli tombali dei frati francescani di origine lombarda ed anche la tomba di Claudio Monteverdi, morto a Venezia nel 1643. Alla parete destra dipinto firmato di Giovanni Contarini con Sant'Ambrogio scaccia gli Ariani, mentre alla parete sinistra Sant'Ambrogio impedisce all'imperatore Teodosio di entrare in chiesa, opera del Tizianello. L'altare è dominato dalla pala di Alvise Vivarini, che raffigura Sant'Ambrogio in trono tra angeli musicanti ed otto santi ed in alto Incoronazione della Vergine. La pala, a causa della morte del Vivarini, fu completata da Marco Basaiti nel 1503. Un distico presente sul dipinto dice:

«Quod Vivarine tua fatale morte nequisti
Marcus Basaitus nobile prompsit opus.»

Cappella di san Marco (7)Modifica

Ultima cappella a sinistra è la cappella di san Marco o cappella Corner, aggiunta all'originario corpo della chiesa nel 1417 su commissione di Giovanni Corner in memoria di Marco, un illustre esponente della nobile famiglia veneziana. Alla parete di fronte è presente il monumento a Federico Corner, benemerito della Serenissima Repubblica durante guerra di Chioggia contro Genova, morto nel 1382. Il monumento è in puro stile rinascimentale ed è stato attribuito ad un seguace di Donatello: su uno sfondo a putti a chiaroscruro vi è l'edicola ornata da un angelo ad altorilievo reggente il cartiglio con la dedica della cappella al Corner. Per la decorazione pittorica è stata avanzata l'attribuzione al giovane Andrea Mantegna. Sulla sinistra si può ammirare il fonte battesimale decorato sulla sommità con una statua marmorea raffigurante San Giovanni Battista, lavoro di Jacopo Sansovino del 1554; sulla parete la Discesa al Limbo di Jacopo Palma il Giovane. L'altare è sormontato dal trittico di Bartolomeo Vivarini firmato e datato 1474, eseguito forse in parte con l'aiuto della bottega. Il trittico raffigura San Marco in trono tra angeli musicanti e i santi Giovanni Battista e Gerolamo a sinistra e Niccolò e Paolo a destra.

Transetto - braccio sinistroModifica

  • Monumento di Generosa Orsini e Maffeo Zen
L'opera in marmo risalente al 1498; è attribuito a Pietro Lombardo.
  • Sulla parete di fondo del transetto: tre oli su tela
Cristo, Vergine e Santi in gloria da Andrea Vicentino
Strage degli Innocenti Niccolò Bambini
Il serpente di bronzo da Andrea Vicentino

Navata sinistraModifica

Albero serafico dei tre Ordini francescani da Pietro Negri 1670Modifica

Medium: Olio sul tela. Una grande tela raffigurante l'Albero francescano: o la santa e sacra in ordine di San Francesco d'Assisi canonizzato al momento.

Monumento da Girolamo VenierModifica

Luogotenente di Udine nel 1651.

Cappella di San Pietro (6)Modifica

La cappella è nota anche con il nome di Cappella Emiliani, in ricordo di Pietro Miani, vescovo di Vicenza, che la fece costruire nel 1432 e dove fu sepolto nel 1464.

Monumento di Jacopo PesaroModifica

Il lavoro di Tullio e Antonio Lombardo 1524 fatta per Jacopo Pesaro mentre era in vita (morì nel 1547). Egli fu vescovo, ma anche generale delle galee di Papa Alessandro VI.

Pala Pesaro (5)Modifica

Vedere l'articolo specifico: Pala Pesaro.

Monumento funebre al doge Giovanni Pesaro (4)Modifica

Tutta la parete della campata, attorno alla porta laterale, è occupata dal Monumento funebre al doge Giovanni Pesaro, morto nel 1659.

Acquasantiera dell'Immacolata ConcezioneModifica

Statua dell'Immacolata Concezione che adornano l'acquasantiera, il terzo pilastro a sinistra. Viene da l'eremo di Monte Rua, sui Colli Euganei e risale al XVIII secolo.

Tomba del Canova (3)Modifica

Nel 1794 Antonio Canova progettò e realizzò un modello per il monumento funebre di Tiziano, ma ci furono molte difficoltà nella raccolta dei fondi necessari per la realizzazione, così che nel 1822, anno della morte del Canova, era ancora allo stato di progetto. Canova fu sepolto a Possagno, suo paese natale, l'Accademia delle Belle Arti di Venezia decise di far costruire un monumento per preservare l'urna di porfido contenente il cuore dell'artista; l'opera venne intrapresa da sei suoi allievi e completata nel 1827. Si tratta di un cenotafio di forma piramidale arricchito da figure mitologiche. Eros e Psiche (rappresentanti l'Amore, il Desiderio e l'Anima), Perseo e Medusa (rappresentazione dell'Eroe vittorioso sulle prove terrestri) e le tre Grazie, simbolo delle virtù teologali: Fede, Speranza e Carità. Sotto il medaglione centrale si apre una porta verso cui si dirige il corteo funebre. Il personaggio velato della Morte, che porta un canopo, è seguito dal giovane seminudo che tiene una torcia accesa, a rappresentare l'Immortalità che giunge simbolicamente dopo la morte. Seguono due donne con una corona di fiori, simbolo della speranza nella carità della vita immortale. Due giovani che reggono torce accese chiudono il corteo. Le torce indicano la Fede che si rinnova. Sul primo dei tre gradini c'è un leone alato addormentato (il Potere, la Saggezza, la Giustizia con un richiamo all'Apocalisse di Giovanni in cui il Leone Alato apre il Libro della Vita). Qui il leone significa che Canova è morto portando con sé Saggezza e Fede verso Dio. Sul secondo gradino sta un Angelo con le ali aperte, melanconico, rappresentante l'Angelo custode dell'anima. Un lembo della tunica scivola verso il terzo gradino dove poggia una corona di alloro, corona della vittoria abbandonata da colui che in vita fu glorioso pur sapendosi tenere lontano dalla vanagloria del mondo. Senza tunica l'Angelo è denudato, come la nuda Verità.[4]



CoroModifica

Il grande coro, collocato nella navata centrale della basilica, è l'unico in Italia ad aver mantenuto l'originaria posizione antistante l'altare maggiore, secondo l'uso medievale. Fu finito di realizzare nel 1468 dagli intagliatori vicentini Francesco Cozzi (morto nel corso del lavoro) e da suo fratello Marco Cozzi, che firmò l’iscrizione posta all’esterno dell’ultimo stallo verso la sacrestia. Il coro è composto da 124 stalli, dei quali 50 nell’ordine superiore, 40 nel medio e 34 nell’inferiore. Ha un’altezza di m. 4,50, una larghezza di m. 13,70 e una lunghezza di m. 16. I 50 stalli superiori sono decorati da un duplice ordine di formelle. Quelle superiori, racchiuse in graziose cornici, presentano figure di santi in rilievo dal caratteristico intaglio gotico con influenza tedesca. Quelle inferiori sono lavorate ad intarsio con figure di edifici, calli, campi e pozzi in scorcio e prospettiva. Il resto del coro è tutto un intarsio di svariatissime forme geometriche, minuziosamente lavorate. Nel lavoro di intaglio si notano elementi tipici dell'arte tardo-gotica veneziana, come guglie, pinnacoli e volute, mescolati ad elementi decorativi del Rinascimento italiano[5]

OrganiModifica

StoriaModifica

Le prime notizie riguardanti l'organo nella basilica dei Frari risalgono al XV secolo. Nel 1483 una cronaca del convento riferisce infatti dell'esistenza di un organo "perfectum". Tra gli organisti più noti della basilica si ricordano Girolamo Diruta (1586-1589) e Giovanni Picchi in servizio per oltre trent'anni, probabilmente dal 1593 almeno fino al 1629.
Un'incisione raffigurante il coro della basilica, realizzata dal padre Vincenzo Coronelli nel 1708, mostra che a quell'epoca la basilica disponeva di due organi posti lateralmente sugli stalli del coro, uno di fronte all'altro, sul muro perimetrale del coro.[6]

L'attuale organo di sinistra fu costruito, probabilmente, da Giovan Battista Piaggia nel 1732: questo strumento potrebbe quindi essere una delle sue prime opere. L'attività, sin qui nota, di questo costruttore di organi veneziano si estende, infatti, dal 1740 al 1760: risale a tale data l'organo da lui costruito per la chiesa veneziana di San Giovanni Evangelista, conservatosi pressoché inalterato; quest'ultimo è quindi servito come termine di confronto per convalidare l'attribuzione di quello dei Frari e, soprattutto, per permetterne la ricostruzione nel 1970. Infatti, dopo che Gaetano Callido ebbe costruito l'organo di fronte (1795), questo strumento fu progressivamente abbandonato, sì da giungere ai primi anni Settanta quasi completamente spogliato delle canne metalliche.

L'attuale organo di destra fu costruito da Gaetano Callido nel 1795/96. Una documentazione pressoché ininterrotta, fino ai primi decenni del Novecento, ci permette di conoscere come questo strumento, a differenza dell'altro, sia stato affidato a organari qualificati per l'ordinaria manutenzione e, di tanto in tanto, restaurato con sostanziale rispetto della sua autenticità.

Il problema del ripristino dei due antichi organi fu affrontato soltanto nel 1969: infatti, dopo la costruzione del nuovo organo Mascioni a trasmissione elettropneumatica (1928), organo collocato nell'abside a ridosso dell'Assunta di Tiziano, l'impiego dell'organo Callido andò scemando nel corso del tempo e, tanto che tra il 1929 ed il 1969 non vi furono interventi di manutenzione.

Il restauro degli organi comportò per l'organo di destra, date le buone condizioni di conservazione e di integrità, un intervento di straordinaria manutenzione; mentre un intervento più radicale interessò l'organo di sinistra: in pratica, una ricostruzione in senso stretto, dato che mancavano sette canne di facciata, tutte le meccaniche interne, nove canne in legno e un mantice. Per tale ricostruzione vennero utilizzati tutti gli elementi superstiti e, sulla base di questi, facendo anche confronti con l'organo di San Giovanni Evangelista, furono stabilite le misure delle canne.

 
Coro dei Frati, 1468, opera degli intagliatori Francesco e Marco Cozzi

Il restauro consentì di apprezzare nuovamente le sonorità rotonde e robuste dell'organo Callido e la timbrica trasparente e delicata dell'organo Piaggia, più prossimo a modelli sonori rinascimentali. Gli strumenti furono infine accordati all'unisono per poter essere suonati assieme. A distanza di più di trent'anni, è stato promosso un nuovo lavoro di revisione, che è stato portato a termine nei mesi di aprile e maggio 2004[7][8].

Nella basilica dei Frari viene riproposta la prassi del doppio coro, grazie alla disponibilità dei due organi collocati su due cantorie contrapposte, tipica di uno stile musicale in voga a Venezia nei secoli XVI e XVII: quello dei Frari è l'ultimo esempio superstite a Venezia - e uno dei rari in Italia - di due cantorie con organi storici funzionanti[7][8].

Organo PiaggiaModifica

 
Organo Piaggia

L'organo della cantoria di sinistra, a trasmissione meccanica integrale originaria, ha un'unica tastiera di 45 note con prima ottava scavezza (DO1-DO5) ed una pedaliera di 13 (DO1-MI2) con prima ottava scavezza, costantemente unita al manuale. La mostra è costituita da 21 canne, appartenenti al registro Principale e formanti una cuspide unica con ali laterali e con bocche a scudo allineate. La sua disposizione fonica, in base alla posizione dei tiranti a pomello dei vari registri in una colonna della registriera (i cui cartellini, manoscritti, sono originali), è la seguente:


Principale [8']
Ottava
Decima Quinta
Decima Nona
Vigesima Seconda
Vigesima Sesta
Vigesima Nona
Voce Umana[9]
Flauto in Duodecima
Cornetta[10]
Contrabbassi (sempre

inseriti)

16'

Organo CallidoModifica

 
Organo Callido

Sulla cantoria di destra vi è l'organo a canne costruito da Gaetano Callido: è a trasmissione meccanica integrale originaria; ha un'unica tastiera di 47 note con prima ottava scavezza (DO1-RE5) ed una pedaliera a leggio di 17+1 (DO1-Sol#2 + timballi) con prima ottava scavezza, costantemente unita al manuale. La mostra è costituita da 21 canne, appartenenti al registro Principale e formanti una cuspide unica con ali laterali e con bocche a mitria allineate, ai piedi delle quali sono alloggiati i tromboncini. La sua disposizione fonica, in base alla posizione dei tiranti a pomello dei vari registri nelle due colonne della registriera, è la seguente:

Colonna di sinistra - Ripieno
Principale[11] Bassi
Principale Soprani
Ottava
Quintadecima
Decimanona
Vigesimaseconda
Vigesimasesta
Vigesimanona
Trigesimaterza
Trigesimasesta
Contrabbassi al Pedale
Ottave al Pedale
Colonna di destra - Concerto
Voce Umana
Flauto in VIII Bassi
Flauto in VIII Soprani
Flauto in XII
Cornetta
Tromboncini Bassi
Tromboncini Soprani
Trombe Reali (8') al Pedale

Organo MascioniModifica

La basilica ospita inoltre l'organo a canne Mascioni Opus 398, costruito nel 1928.[12]

È collocato dietro la pala Assunta dell'altare maggiore, è a trasmissione elettrica, ha tre tastiere di 61 note ciascuna (DO1-DO6) ed una pedaliera di 30 (DO1-FA3).

È attualmente il più grande organo di Venezia, l'unico con tre manuali del periodo ceciliano, il solo strumento che permetta l'esecuzione di concerti con un repertorio che può spaziare dal periodo romantico al contemporaneo.

Nonostante la trasformazione della trasmissione da pneumatica a elettrica, l'organo conserva integra la totalità delle canne (circa 2000) i mantici e i somieri (ad eccezione di quello del terzo manuale che è stato distrutto dall'acqua alta durante il restauro della Pala Assunta negli anni Sessanta), il bellissimo mobile ligneo della consolle, con i suoi originali tasti in avorio.

La sua disposizione fonica è la seguente:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Flauto 8'
Salicionale 8'
Tromba 8'
Ottava 4'
Flauto in XII 2 2/3'
XV 2'
Ripieno 1 1/3'
Seconda tastiera - Corale Espressivo
Principale 8'
Bordone 8'
Gamba 8'
Voce Umana 8'
Ottava 4'
XV 2'
Ripieno 1 1/3'
Terza tastiera - Espressivo
Eufonio 8'
Viola 8'
Coro Viole 8'
Quintante 8'
Flauto 4'
Silvestre 2'
Clarino 8'
Pedale
Contrabbasso 16'
Principale Violone 16'
Armonico 8'
Subbasso 16'
Cello 8'
Controfagotto 16'
Tromba 8'
Clarone 4'
Unioni e accoppiamenti
Unione II-I
Unione III-I
Unione III-II
Ottava Grave III
Ottava Grave III-I
Ottava Acuta III-I
Ottava Grave III-II
Ottava Acuta II
Ottava Acuta I

Opere d'arteModifica

Monumenti funerariModifica

Il conventoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Archivio di Stato di Venezia.

Addossata alla chiesa era sorta una prima abitazione dei frati: un piccolo edificio ad un piano, di legno e mattoni. Dopo l'incendio del 1369, il convento venne ricostruito e ampliato.

L'antico convento dei frati minori conventuali era chiamato Magna Domus Venetiarum o Ca' Granda dei Frari, sia per la mole (più di 300 celle), sia per distinguerlo dagli altri conventi francescani della città e, principalmente, dal convento attiguo di San Nicoletto dei Frari o "della Lattuga".

Il convento si caratterizzava anche per i suoi due chiostri, ora di proprietà dell'Archivio di Stato. Nella seconda metà del Settecento gli edifici che circondavano i due chiostri furono rifatti o restaurati dall'architetto Bernardino Maccaruzzi.

Per circa tre secoli (dal XVI al XVIII), il convento fu sede di una tipografia alla quale il P. Vincenzo Coronelli aggiunse una zincografia, creando anche un centro internazionale di scienze idrauliche e cartografiche con la fondazione dell'Accademia degli Argonauti (1684).

Il convento, più volte ricostruito ed ampliato, fu avocato al Demanio nel 1810 a seguito delle soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi, e nel 1817 fu assegnato dal governo austriaco quale sede dell'Archivio generale veneto, oggi Archivio di Stato di Venezia, istituito nel 1815.

Chiostro della TrinitàModifica

 
Il chiostro. Foto di Paolo Monti, 1981
 
Dettaglio del portico del chiostro. Foto di Paolo Monti, 1981.
 
Scultura di Francesco Cabianca. Foto di Paolo Monti, 1981.

Addossato al fianco settentrionale della basilica, il chiostro, di forma pressoché quadrata (metri 31 x 34), è circondato da un porticato cinquecentesco ad archi a tutto sesto che sorreggono una terrazza balaustrata.

La ricca decorazione scultorea è invece opera dell'inizio del Settecento: l'arcone che incornicia e sovrasta il pozzo è retto da colonne binate e ornato da un gruppo scultoreo che raffigura la Trinità in gloria ed è fiancheggiato dalle statue di san Pietro e san Marco. Agli angoli del chiostro sono gli arcangeli Michele, Raffaele, Gabriele, e una quarta figura angelica identificabile con Uriele o con l'Angelo custode. Le otto sculture della terrazza rappresentano invece santi dell'ordine francescano.

Mentre non sono ancora emersi dalle fonti dati certi sulla fase cinquecentesca della costruzione del chiostro - che rinnovò una più antica sistemazione dell'area - e sull'attribuzione della sua architettura, documenti d'archivio consentono invece di datare con certezza le opere di decorazione, promosse dal padre maestro Antonio Pittoni, come ricordano anche alcune incisioni coeve di Vincenzo Coronelli, il celebre cosmografo francescano vissuto nel convento dei Frari. Nel 1712, infatti, fu stipulato un contratto con il tagliapietra Giovanni Trognon per l'erezione del grande arco e il restauro del pozzo, e per l'esecuzione delle statue che, dalle note di pagamento, risultano essere opera dello scultore Francesco Cabianca.

I lavori proseguirono con la realizzazione del selciato, ornato da listelli di marmo che formano un motivo geometrico ottagonale (di cui si conserva il disegno che funse da modello) e si conclusero nel 1715.

L'apparato decorativo è leggibile dal lato occidentale del chiostro, sul quale prospetta la sala capitolare del convento, le cui finestre archiacute appartengono alla fase trecentesca di costruzione del complesso. Dirimpetto, il lato orientale è quasi interamente occupato dal refettorio d'estate, ora sala di studio dell'Archivio, grande aula quattrocentesca suddivisa longitudinalmente da cinque colonne, tre in pietra d'Istria e due in granito verde (quasi certamente provenienti da una costruzione tardoantica o bizantina), e coperta da volte a crociera. Non più utilizzato come refettorio, almeno dal Seicento fu ridotto a magazzino al pari di altri locali del convento, molti dei quali prospicienti il chiostro, affittati appunto come depositi, o, ai piani superiori, come sedi delle riunioni di confraternite di devozione e associazioni.

Per il soggetto della decorazione scultorea, il chiostro ha assunto la denominazione di "chiostro della Trinità", ma finché l'edificio fu sede del convento francescano era comunemente noto come "chiostro esterno", perché accessibile anche ai fedeli secolari, o "dei morti", in quanto vi si trovano numerose arche e sepolture. L'uso da parte dei francescani di concedere il permesso di seppellire i defunti è attestato per questo chiostro fin dal Duecento. Nel Settecento si contavano ormai centinaia di arche e tombe, molte delle quali con iscrizioni non più leggibili. Oltre a molte famiglie patrizie, avevano infatti qui la loro sepoltura anche i confratelli di scuole di devozione, scuole nazionali o di arti, come i confratelli delle scuole di Sant'Antonio e della Vergine della Concezione dei Frari, quelli della scuola degli Albanesi a San Maurizio e della scuola di San Michele dei bocaleri. Nel 1754, per ragioni di igiene, le sepolture vennero sigillate: ne rimane però testimonianza in alcune lapidi ancora murate nelle pareti o disseminate sotto il portico. Tra queste si segnala il trecentesco monumento funebre di Guido da Bagnolo, medico del re di Cipro e uno degli aristotelici confutati da Francesco Petrarca nel De suis ipsius et multorum ignorantia: in forma di edicola, ritrae il defunto inginocchiato davanti alla Vergine, presentato da san Prospero, patrono di Reggio, città di cui era originario.

Il pubblico accesso al portico era legato, oltre che alle sepolture e alla devozione per le immagini della Madonna delle Grazie e della Madonna del Pianto (cui erano dedicate due cappelle che si aprivano rispettivamente sul lato occidentale e su quello settentrionale del pozzo), anche all'uso pubblico dell'acqua del pozzo, ribadito nel 1712 e perdurato fino alla metà dell'Ottocento.

Il chiostro era anche percorso annualmente dalla solenne processione ducale nel giorno di san Rocco: il doge, infatti, dopo essersi recato nella vicina chiesa dedicata al santo, entrava nel chiostro passando dal giardino del noviziato del convento, e da qui, attraverso la porta ancora esistente, accedeva alla chiesa, dove sostava in adorazione delle specie eucaristiche prima di rientrare a palazzo ducale.

Il lato settentrionale è delimitato dal corpo di fabbrica che divide il chiostro della Trinità dal secondo chiostro dell'ex-convento, anch'esso cinquecentesco.

Chiostro di Sant'AntonioModifica

 
Il chiostro di Sant'Antonio. Foto di Paolo Monti, 1968.

Il secondo chiostro è detto di Sant'Antonio; la sua forma attuale è dovuta al Sansovino (1486-1570). È sostenuto da 32 pilastrini. Il pozzo, con la statua di sant'Antonio da Padova, fu fatto erigere da padre Giuseppe Cesena nel 1689.

In quest'ala dell'edificio fu costruito, alla metà del XVI secolo, un secondo refettorio, il cosiddetto refettorio d'inverno, di dimensioni inferiori rispetto al più antico.

San Nicoletto della LattugaModifica

Attiguo al secondo chiostro, si cominciò ad erigere un convento detto di San Nicoletto della Lattuga, per anziani benemeriti, che fu eretto in esecuzione testamentaria del procuratore di San Marco Nicolo' Lion, rogato il 13 febbraio 1354. Ampliato alla fine del Trecento, fu restaurato nel 1582. Sopraelevato di un piano nel 1660, venne distrutto da un incendio nel 1746. Dopo la rifabbricazione, fu soppresso da Napoleone nel 1806 ed abbandonato dai religiosi il 27 settembre. Aveva una sua chiesa, restaurata nel 1561 e consacrata nel 1582, con cinque altari con opere d'arte di Donato Veneziano, del Tiziano, del Veronese, di Alvise Benfatto, di Palma il Giovane, di Marco Vecelli ed un coro intagliato nel 1583 da Girolamo da Feltre, ceduto nel 1809 per trenta soldi. La chiesa fu demolita, come tante altre in Venezia per ordine di Napoleone, nel 1809. Dietro il convento c'era un appezzamento di terra adibito a coltivazione del vigneto, degli ortaggi, delle piante officinali, delle piante odorose e aromatiche e da piante da frutto.

Soppressione napoleonicaModifica

Anche questa basilica venne depredata da Napoleone. Il 12 maggio 1810 viene soppressa la comunità religiosa dei Frari (dei Frati Minori Conventuali) e la chiesa diventa parrocchia comprendente le vicine chiese di religiosi (San Stin, San Tomà, San Polo, San Agostin), affidata ai preti diocesani. Nel 1922 il Patriarca Pietro La Fontaine, essendosi dimesso per anzianità l'ultimo parroco diocesano, mons. Paolo Pisanello, ottenne da Roma il passaggio della parrocchia all'ordine dei Frati Minori Conventuali della Provincia patavina.

Altre immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  2. ^ Anne Markham Schulz, New light on Pietro, Antonio and Tullio Lombardo, in Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, vol. 54, nº 2.
  3. ^ (IT) NEGRETTI, Antonio, detto Antonio Palma in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 18 febbraio 2018.
  4. ^ "I simboli del cenotafio di Antonio Canova" in Venezia insolita e segreta, Thomas Jonglez e Paola Zoffoli, Jonglez editore, 2104, pag. 160-161.
  5. ^ Basilica dei Frari. Otto secoli di arte storie e fede. Sergio Guarino, Cozzi, in Dizionario Biografico degli italiani, vol. 30, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1984
  6. ^ Livio Chudoba - Oscar Mischiati, Gli organi della basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari in Venezia, Venezia, Fondazione Volpi di Misurata, 1971
  7. ^ a b quelveneto.it[collegamento interrotto]
  8. ^ a b albertaspagnolo.net Archiviato l'8 maggio 2011 in Internet Archive.
  9. ^ soprani
  10. ^ da Si 2
  11. ^ la base di Principale è di 8'
  12. ^ Vedi libretto stampato in occasione del concerto d'inaugurazione, tenuto dal Maestro Oreste Ravanello il 24 ottobre 1928.

BibliografiaModifica

  • Basilica Santa Maria Gloriosa dei Frari. Guida storico-artistica, a cura di M. Lorandi e L. Fior, 2002, Ed. Ass. Centro Studi Antoniani. ISBN 978-88-85155-55-8
  • M. Brusegan, Le chiese di Venezia, Ed. Newton
  • C. Moretti, L'Organo italiano, Casa musicale eco Monza, 1989, pp. 531–534. ISBN 88-6053-030-X
  • Livio Chudoba - Oscar Mischiati, Gli organi della basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari in Venezia, Venezia, Fondazione Volpi di Misurata, 1971.
  • Luoghi storici d'Italia, pubblicazione a cura della rivista Storia Illustrata, pagg. 1115-1116, Arnoldo Mondadori Editore, 1972

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN142903649 · ISNI (EN0000 0001 2223 7496