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Genova Giovanni Thaon di Revel

militare e politico italiano
Genova Giovanni Thaon di Revel
Genova Revel.jpg

Ministro della guerra del Regno d'Italia
Durata mandato 10 aprile 1867 –
27 ottobre 1867
Monarca Vittorio Emanuele II di Savoia
Capo del governo Urbano Rattazzi
Predecessore Efisio Cugia
Successore Ettore Bertolè Viale
Legislature X legislatura del Regno d'Italia

Senatore del Regno d'Italia
Legislature XIII

Deputato del Regno d'Italia
Legislature IX, X, XI
Sito istituzionale

Deputato del Regno di Sardegna
Legislature VI, VII
Sito istituzionale

Genova Giovanni Battista Thaon di Revel, abbreviato in Genova di Revel (Genova, 21 novembre 1817Como, 3 settembre 1910), è stato un militare, patriota, politico, diplomatico italiano. Partecipò alle campagne del Risorgimento e alla Guerra di Crimea. Svolse diverse delicate missioni diplomatiche per conto del governo sardo. Fu ministro della guerra e senatore del Regno d'Italia nella XIII legislatura

Genova Giovanni Thaon di Revel
21 novembre 1817 – 3 settembre 1910
Nato aGenova
Morto aComo
Dati militari
Paese servitoFlag of Kingdom of Sardinia (1848).svg Regno di Sardegna
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regno d'Italia
Forza armataFlag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Regia Armata Sarda
Flag of Italy (1860).svg Regio Esercito
GradoTenente generale
CampagnePrima guerra d'indipendenza italiana
Guerra di Crimea
Campagna piemontese in Italia centrale
Terza guerra d'indipendenza italiana
Studi militariAccademia militare di Torino
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Genova Giovanni Thaon di Revel
Conte
Stemma
Nome completo Genova Giovanni Thaon di Revel e Sant'Andrea
Trattamento Sua Grazia
Altri titoli Nobile dei Marchesi Thaon di Revel
Nobile dei Conti di Sant'Andrea con Revel
Nobile dei Signori di Castelnuovo
Nobile dei Conti di Pralungo
Don
Nascita Torino, 21 novembre 1817
Morte Como, 3 settembre 1910
Sepoltura Cimitero Monumentale di Milano
Dinastia Thaon di Revel
Padre Ignazio Isidoro Thaon di Revel
Madre Sabina
Consorte Camilla
Figli Umberto
Sabina
Ottavia
Antonio
Ottavia Maria
Carla
Religione Cattolicesimo
Motto ET SAPIENTI PRODEST[1].

Indice

BiografiaModifica

 
Busto dedicato a Genova Thaon di Revel a ricordo della battaglia di Solferino e San Martino

Il conte Genova Thaon di Revel era il dodicesimo figlio del nobile piemontese Ignazio Isidoro Thaon di Revel e di Sabina Spitalieri dei conti di Cessole[2]. Giovane rampollo della aristocrazia subalpina, proveniente da una famiglia solidamente benestante con una larga e importante rete di relazioni, fu ben inserito nell'alta società torinese. Fu in stretti rapporti con il fratello Adriano, ministro plenipotenziario a Londra e a Vienna e Ottavio Thaon di Revel, ministro delle finanze. Quest'ultimo ebbe forte influenza nella vita di Genova e rappresentò un costante punto di riferimento.

FormazioneModifica

Frequentò la Reale Accademia Militare di Torino (diciassettenne ebbe il grado di sottotenente dell'Armata Sarda) e nel 1834 entrò a frequentare la scuola complementare dell'accademia per tre anni. Nel 1840 ottenne la promozione a luogotenente.

Fu tra i soci fondatori del Club del Whist di Torino (aperta nel 1841 per iniziativa del conte Camillo Benso conte di Cavour) che divenne un importante ritrovo della alta società piemontese. Intraprese numerosi viaggi in Europa (nel 1842, visitò la Scozia e l'Irlanda) e nel 1844 fu a Londra, ospite del cugino di secondo grado Emanuele d'Azeglio[3]. Nello stesso anno, per impegni militari, fu inviato a Chambery dove rimase per diversi mesi al comando di una batteria di artiglieria, nonostante non avesse il grado previsto e durante la permanenza, accompagnò il principe Ferdinando duca di Genova[4] in visita nella regione dei suoi avi.

La Prima guerra d'indipendenzaModifica

Nel luglio 1847 avvenne l'esordio nell'ambito diplomatico: ebbe l'incarico di conoscere le mosse dello Stato della Chiesa dopo l'occupazione di Ferrara da parte delle truppe austriache. Egli stesso la definì "una curiosa missione"[5] che assolse con attenzione e gli permise di entrare in contatto con gli ambienti moderati a Roma, impegnati a creare un nuovo assetto politico nazionale con l'obbiettivo di estromettere l'Austria dell'Italia.

Scoppiata la Prima guerra d'indipendenza italiana, il 31 marzo 1848 fu nominato capitano di Artiglieria nella 4ª divisione. Nella notte tra il 12 e 13 aprile, ricevette l'ordine dal maggiore La Marmora di schierare l'artiglieria per bombardare la fortezza di Peschiera[6]. L'operazione mise "di Revel" (come si firmò nei dispacci) a fianco del maggiore Alfonso Ferrero della Marmora con quale rimase legato da sincera amicizia per tutta la sua vita. Prese in seguito parte (6 maggio 1848), alla battaglia di Santa Lucia alle porte di Verona con la divisione del duca di Savoia, dopo la quale fu destinato al comando della 9ª batteria (1 giugno 1848) presso la Veneria Reale. Partecipò alle battaglie di Staffallo e Valeggio dove ebbe il primo riconoscimento per il valore. Dopo questi episodi, Thaon seguì la ritirata della divisione di riserva a Codogno. Quando (4 agosto), Carlo Alberto decise di portare l'esercito a Milano e disporla all'esterno delle mura, Genova Thaon fu dislocato a Porta Vigentina dove con la propria batteria contrastò gli assalti delle forze austriache. In seguito partecipò alla battaglia di Novara per la quale si distinse e fu decorato con la medaglia d'argento al valor militare.

Addetto militare a ViennaModifica

In seguito al proclama di Moncalieri, il 9 gennaio 1850, fu approvato dalla camera dei deputati il trattato di pace con l'Austria. Alfonso La Marmora, incaricato ministro della guerra (3 novembre 1849), selezionò e inviò quattro dei suoi migliori ufficiali nell'arma d'Artiglieria come addetti militari del Regno di Sardegna a Berlino e Vienna. Furono scelti Giuseppe Govone, Agostino Petitti-Bagliani di Roreto, Paolo di Sanrobert e il Thaon. Genova si trasferì a Vienna dove si trovò il fratello Adriano, ministro plenipotenziario del regno di Sardegna. Ebbe il segreto incarico di studio dell'organizzazione dell'esercito austriaco e di attento esame della situazione politica e militare. La missione di durata triennale lo portò a visitare l'Ungheria e Berlino. Trasmise informazioni di rilievo militare e politico che furono inviate a Torino attraverso corrieri. La missione si concluse nell'aprile 1853, generato dalla grave crisi tra il Regno Sardo e l'Austria in seguito al fallito tentativo insurrezionale mazziniano a Milano.

La guerra di CrimeaModifica

L'11 aprile 1855 il capitano Genova fu convocato, insieme all'ufficiale d'artiglieria Vittorio Asinari di San Marzano, presso il ministero della guerra dove ricevettero la richiesta di recarsi in Crimea con l'incarico di commissari militari per conto del Regno della Sardegna presso i quartieri generali degli alleati inglesi e francesi. Il Thaon fu destinato al quartiere generale inglese al comando del generale Lord Raglan. Quando il consiglio di guerra degli alleati decisesero l'attacco (18 giugno 1855) contro le fortificazioni di Sebastopoli, Genova ne prese parte insieme agli ufficiali inglesi dello stato maggiore. Si trovò in trincea vicino alla linea del fuoco russe quando le truppe britanniche si lanciarono nell'attacco, poi respinta dalle truppe russe. In seguito ricevette la nomina a maggiore, il 27 giugno 1856. L'incarico principale fu l'intensa e delicata attività di collegamento tra il comando italiano, quello inglese ed in seguito alla morte del San Marzano (causato dalla colera), quella francese. A metà luglio si ammalò seriamente (la colera, secondo alcuni calcoli, avrebbe ucciso circa il 30% dell’intero contingente occidentale[7]) e fu imbarcato direttamente a Costantinopoli per le prime cure per poi rientrare in Piemonte. Durante la navigazione stette nuovamente male, forse per tifo con febbre alta. Al suo rientro fu destinato al comando della 9ª batteria a Veneria Reale (la brigata che presiedeva a Torino) dal ministro della guerra, Giuseppe Dabormida.

Nel parlamento del Regno SardoModifica

Si candidò per la prima volta nelle elezioni del 15-18 novembre 1857 presso il collegio di Gassino. Venne eletto deputato (la sesta legislatura del Parlamento subalpino) e si schierò nelle file della destra costituzionale guidato dal fratello Ottavio Thaon. Fu riconfermato nella VII, fino al 1860[8]

La seconda guerra d'indipendenza e l'unificazioneModifica

Scoppiata la seconda guerra d'indipendenza italiana, ai primi di maggio 1858, il maggiore Thaon di Revel fu a Valenza inserito nella 5ª divisione sotto il comando di Domenico Cucchiari, per poi passare nella 3ª divisione comandato dal generale Giovanni Durando composta dalla brigate Cuneo (al comando del magg. generale Annibale Arnaldi) e brigata Pinerolo (al comando del maggior generale Della Rocca). Revel assunse il comando della brigata d'artiglieria composta dalla 4ª, 5ª e 6ª batteria. Il 22 maggio ricevette ordini di eseguire una manovra diversiva in congiunta con la 2ª e 5ª divisione; fu simulato un tentativo di attraversamento del fiume Sesia presso Palestro. L'obiettivo fu di tenere impegnati le forze austriache, locati sulla riva sinistra del fiume, e sostenere l'avanzata della 4ª divisione che aveva precedentemente attraversato il fiume. Non avendo a disposizione l'equipaggiamento per gettare ponti, il Revel fece corre lungo la riva i carri della batteria che furono pesantemente bersagliati dagli austriaci, avvantaggiati della posizione coperta dietro l'argine. L'azione di disturbo generò gravi perdite alla divisione comandata dal maggiore Revel. Gli valse la "menzione onorevole per essersi destino nella dimostrazione al porto di Palestro e sulla Sesia e per l'abilità e sangue freddo con cui diresse l'artiglieria sotto i suoi ordini"[9][10]. L'11 giugno il comando della 3ª divisione fu assegnato al generale Filiberto Mollard che poco dopo prese parte nella decisiva battaglia di Solferino e San Martino, durante la quale Genova Thaon ebbe la gamba contusa. Distinguendosi, ricevette la Croce d'Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia per l'abilità spiegata nel dirigere l'azione dell'artiglieria durante il combattimento. Ristabilito, il 5 luglio fu trasferito al comando d'artiglieria della 1ª divisione di Giovanni Durando che ebbe l'incarico di investire Piacenza dove giunse la notizia dell'armistizio di Villafranca, tra la Francia e l'Austria. La Francia trasferì la Lombardia al Regno di Sardegna e la 1ª divisione del generale Durando, si recò a Monza. A Milano, Genova Thaon conobbe la futura moglie, la Camilla Albani contessa di Castelbarco. Ottenne la promozione a tenente colonnello e nel mese di ottobre del 1859, fu nominato comandate della brigata di artiglieria[senza fonte] di Milano.

Lasciato il parlamento sardo nel maggio 1860 per la promozione a colonnello, partecipò alla spedizione nelle Marche e diresse le operazioni dell'artiglieria nell'assedio di Ancona. Il 12 dicembre di quell'anno fu nominato Direttore generale per gli affari della guerra nelle Province napoletane e, nel 1861, fu promosso Maggior generale dell'appena costituito Regio Esercito italiano. Fino al 1862 comandò a Terni di una brigata di granatieri.

Nel parlamento italianoModifica

Nel 1865 fu eletto al deputato del Regno d'Italia per tre legislature, e vi restò fino al 1874[11].

 
Manifesto con testo del telegramma del generale Revel sulla cessione della Venezia

Prese parte nel giugno 1866 alla terza guerra d'indipendenza e in qualità di commissario del Re, fu importante organizzatore e mediatore durante il Plebiscito del Veneto del 1866, che sancì il passaggio di quella regione al Regno d'Italia. Come riconoscimento, venne promosso, il 19 ottobre 1866, tenente generale. Racconterà i dettagli di questo evento storico, rimasto a lungo poco chiaro e tuttora oggetto di discussione[12], nel suo memoriale "La cessione del Veneto. Ricordi di un commissario regio militare", Firenze (1890).

Ministro della guerra e senatoreModifica

Fu in seguito Ministro della Guerra del Regno d'Italia nel Governo Rattazzi II, per qualche mese nel 1867, In quei giorni Garibaldi, raccolse un corpo di volontari ai confini con il Lazio. Rattazzi e Thaon di Revel lo fecero arrestare a Sinalunga, ma la situazione sfuggì di mano alle autorità italiane, quando il 19 ottobre il generale fuggì rocambolescamente da Caprera e sbarcò in Toscana per invadere i resti dello Stato pontificio. Il governo così nell'ottobre 1867 fu costretto a dimettersi.

Thaon fu poi comandante di corpo d'Armata nel 1877. Ricevette nel corso della sua carriera militare due medaglie di bronzo e due d'argento al valore militare.

Nel 1879 fu nominato senatore del Regno. Nel 1887 fu posto in ausiliaria dall'esercito. Nel 1905 fu insignito del collare dell'ordine della Santissima Annunziata, la massima onorificenza di Casa Savoia e del regno.

Visse una lunga vita (morì all'età di 93 anni) e servì il suo paese sotto quattro sovrani. Riposa nella Galleria DE di Ponente Inferiore del Cimitero Monumentale di Milano, al Riparto I, tumulato nel colombario 11[13].

DiscendenzaModifica

A Milano (26 dicembre 1862), sposa Camilla dei principi Castelbarco Albani con quale ebbe 6 figli, due dei quali (Umberto e Ottavia Maria) non raggiungono la maggiore età. Sabina (17 aprile 1865-Como 1950) sposa il 10 luglio 1893, il conte Emiliano Parravicini di Parravicino. Lo stesso anno muore l'ultimo figlio maschio, Antonio all'età di 24 anni per una malformazione cardiaca. Fu tenete di cavalleria. Carla (2 febbraio 1875) sposa a Milano, il 20 aprile 1898, il conte Guido Barbiano di Belgioioso.

OnorificenzeModifica

Onorificenze estereModifica

  • Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila rossa, Germania - 22 ottobre 1875
  • Gran cordone del'Ordine del Nicham Iftikar, Tunisia - 30 maggio 1867
  • Gran cordone dell'Ordine di Leopoldo, Impero Austro ungarico - 21 marzo 1867
  • Gran cordone dell'Ordine di Cristo, Portogallo - 9 gennaio 1866
  • Grande ufficiale dell'Ordine del Leone di Zahringen, Baden - 26 novembre 1864
  • Gran cordone dell'Ordine di Danebrog, Danimarca - 29 agosto 1864
  • Grande ufficiale dell'Ordine della Legion d'Onore, Francia - 2 settembre 1864
  • Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore, Francia - 12 gennaio 1860
  • Cavaliere dell'Ordine del Bagno, Inghilterra - 29 agosto 1859
  • Decorato dell'Ordine del Mediydié, Impero Ottomano - 1859

OpereModifica

  • La cessione del Veneto. Ricordi di un commissario regio militare, Milano, Dumolard, 1890, pp. 183, OCLC 56987382.
  • Dal 1847 al 1855. La spedizione di Crimea. Ricordi di un commissario militare del Re, 1891.
  • Il 1859 e l'Italia centrale. Miei ricordi, Milano, Dumolard, 1891, OCLC 561843309.
  • Da Ancona a Napoli. Miei ricordi, Milano, Dumolard, 1892, OCLC 7087807.
  • Umbria ed Aspromonte. Ricordi diplomatici, Milano, Dumolard, 1894, OCLC 7509140.
  • Sette mesi al Ministero. Ricordi ministeriali di Genova Di Revel. Con una appendice contenente i cenni biografici del conte Ottavio Thaon di Revel, Milano, Dumolard, 1895, OCLC 674431064.

NoteModifica

  1. ^ i Nostri Avi
  2. ^ Roberto Guerri, Per l'Italia e per il Re. Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel, Roma, Stato Maggiore della Difesa Ufficio Storico, 2015, p. 114.
  3. ^ Costanza d'Azeglio, Lettere al figlio (1829-1862), in Vol. II (Torino), 28 aprile 1844.
  4. ^ SAVOIA GENOVA, Ferdinando di, I duca di Genova in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 31 gennaio 2019.
  5. ^ Roberto Guerri, Il lungo risorgimento del generale Genova Thaon di Revel "Per l'Italia e per il Re", a cura di Stato Maggiore della Difesa Ufficio Storico, Illustazionini Quinto Cenni, 2015, p. 25.
  6. ^ Comando del Corpo di Stato Maggiore, Relazioni e rapporti finali sulla campagna del 1848 nell'alta Italia, in 1910 (Roma), p. Vol. III p. 52.
  7. ^ La guerra di Crimea: riassunto, su WeSchool. URL consultato il 25 gennaio 2019.
  8. ^ Scheda senatore THAON DI REVEL Genova Giovanni, su notes9.senato.it. URL consultato il 22 gennaio 2019.
  9. ^ Andrea Melani, L'esercito piemontese alla vigilia della seconda guerra per l'indipendenza dell'Italia (1849 - 1859), vol. 1, Soldiershop Publishing, 7 dicembre 2016, ISBN 9788893271714. URL consultato il 27 gennaio 2019.
  10. ^ Ministero della Guerra, Campagne, ferite, azioni di merito e decorazioni, p. 4.
  11. ^ Storia Camera
  12. ^ Il Veneto nel 1866 non è mai stato ceduto all'Italia (prima parte), su Veneti. URL consultato il 16 maggio 2017.
  13. ^ Comune di Milano, App di ricerca defunti Not 2 4get.
  14. ^ a b c Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

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