Apri il menu principale

1leftarrow blue.svgVoce principale: Associazione Calcio Milan.

«Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari!»

(Herbert Kilpin, 16 dicembre 1899[1][2])
La classica uniforme del Milan, composta da una maglia a strisce verticali rossonere di uguale larghezza, pantaloncini bianchi e calzettoni neri.

Questa voce raccoglie le informazioni riguardanti i colori e simboli dell'Associazione Calcio Milan.

La società calcistica di Milano, fin dalla sua nascita nel 1899, utilizza come colori sociali le tinte del rosso e del nero, da cui il soprannome di Rossoneri; queste vennero scelte da Herbert Kilpin, fondatore e primo capitano del club, a rappresentare rispettivamente il fuoco dei diavoli milanisti e la paura degli avversari nell'affrontarli. Per derivazione, tra i simboli del club c'è la figura del Diavolo, da cui l'altro soprannome di Diavoli; dall'araldica cittadina è inoltre presa a prestito la bandiera di Milano, una croce rossa su campo bianco, che dagli albori e per lungo tempo è stata sfoggiata sopra le casacche come scudo societario,[1] e oggi inserita all'interno dello stemma milanista.

Indice

La magliaModifica

Prima divisaModifica

StoriaModifica

Raffronto tra i due stili che hanno contraddistinto le maglie palate milaniste: strisce strette e sottili, in voga agli albori e di nuovo con gli anni 1960 e 1970 (a sinistra), e righe più larghe e marcate, usate nel resto della storia rossonera (a destra).

Fin dalle origini, il Milan vestì quella che rimarrà per tutta la sua storia la propria, canonica, uniforme: una maglia palata rossonera, abbinata a pantaloncini bianchi e calzettoni neri; nei decenni seguenti, solo ciclici cambiamenti dettati dalle mode del tempo andranno a intaccare questo schema, che tuttavia rimarrà pressoché inalterato sino ai giorni nostri. A cavallo tra XIX e XX secolo, la prima casacca dei Rossoneri fu una semplice camicia di seta caratterizzata da una fitta rigatura, con lo scudo cittadino di Milano cucito all'altezza del cuore; i pantaloni — o, forse, sarebbe il caso di parlare di "braghe" — presentavano inoltre una foggia decisamente ampia.[2] In questa decade iniziale, da segnalare lo speciale abbigliamento del fondatore Herbert Kilpin che — probabilmente per rimarcare le sue origini british, o solo per meglio identificare il suo doppio ruolo di allenatore e capitano — alla sopracitata divisa aggiungeva un singolare berretto di stampo anglosassone, anch'esso a strisce rosse e nere.[1]

Il 1911 portò in casa meneghina il primo cambio di stile degno di nota: la camicia degli albori lasciò spazio a una vera maglia da gioco, chiusa nello scollo da tre bottoni, sopra cui le righe andarono ad allargarsi sempre più; anche le braghe d'inizio Novecento si accorciarono per diventare dei normali pantaloncini. Sulla schiena, la successiva apposizione dei numeri di gioco avvenne colorandoli di bianco. Tale muta sopravviverà alle due guerre mondiali e verrà sfoggiata sino alla primavera 1961.[3] In questo lungo lasso di tempo, nel corso degli anni 1930 le casacche mostrarono uno scollo a "V" e, data la situazione politica in cui si trovava l'Italia del periodo interbellico — che peraltro portò il club, sul finire del decennio, a italianizzare il proprio nome in un più autarchico Associazione Calcio Milano —, allo stemma comunale sul petto venne affiancato il fascio littorio del regime fascista al potere.[2]

L'approdo negli anni 1960 fu segnato dal ritorno in auge delle sottili strisce delle origini, stabilmente utilizzate fino alla metà degli anni 1980 salvo una breve parentesi all'inizio di questo decennio, in cui si rividero dei pali rossoneri nuovamente di maggiore ampiezza. In questo stesso intervallo di tempo, specificatamente tra i campionati 1979-1980[4] e 1980-1981, la maglietta del Milan si rese protagonista di un importante primato portando al debutto nel calcio italiano, in via sperimentale, i cognomi dei calciatori sulla schiena:[3] la novità ebbe tuttavia una saltuaria applicazione e ancor più un'effimera vita, presto rigettata da Federazione e Lega Calcio che apriranno a questa soluzione solamente dalla stagione 1995-1996. Da non dimenticare, inoltre, un makeover fugacemente ammirato nel campionato 1981-1982, con il ricorso per la prima divisa a pantaloncini di colore rosso al posto dei tradizionali bianchi.[2]

Variazioni stilistiche per l'uniforme casalinga milanista: i pantaloncini rossi fugacemente ammirati nella Serie A 1981-1982 (a sinistra), i calzettoni bianchi stabilmente utilizzati tra gli anni 1980 e 1990 (al centro), e i pantaloncini neri visti sempre più frequentemente da metà anni 1990 in poi (a destra).

Come accennato, sino a metà degli anni 1980 sulla maglietta dei Diavoli la fecero da padrone le sottili strisce degli albori: singolare la scelta stilistica applicata alle maniche della casacca del campionato 1985-1986, dove le righe non seguivano l'andamento delle braccia ma di contro fasciavano gli arti, riproponendo il verso della rigatura applicata al petto;[5] anche tale innovazione, così come i succitati cognomi, avrà breve durata. La stagione 1986-1987 segnò un importante punto di snodo, quando al ritorno sulla maglia di una rigatura più ampia venne abbinata la ben più rilevante novità di una diversa tonalità di rosso, più accesa rispetto alla tradizione, per una muta definita «televisivamente al passo con i tempi».[6] In misura minore, dalla fine degli anni 1980 i diversi sponsor tecnici dell'epoca scelsero di modificare la canonica uniforme: dapprima, colorando di bianco i vecchi calzettoni neri, ottenendo così un effetto all white, e successivamente in senso opposto, ricorrendo a pantaloncini neri che generarono una predominanza scura nella zona inferiore dell'uniforme; tali licenze creative ebbero termine solo pochi anni dopo l'inizio del III millennio.

Da qui in avanti, di fatto, la divisa milanista non mutò più sia nell'abbinamento maglia-pantaloncini-calzettoni che nell'ampiezza della rigatura rossonera; il template delle origini rifece capolino solo in due frangenti: dapprima nel 1999, in occasione del centenario della società, quando ci fu l'esatta riproposizione della casacca sfoggiata da Kilpin e compagni,[2][3][7][8] e successivamente nel 2011-2012, stagione in cui venne nuovamente realizzata una maglia dalla fitta palatura rossonera, stavolta ispirata a quella che esattamente cento anni prima aveva dato all'allora Milan Foot-Ball and Cricket Club il primo titolo italiano della sua storia.[9] All'inizio del XXI secolo, la divisa casalinga del club meneghino mutò di anno in anno solo in piccoli particolari; tra le innovazioni ci furono l'inserimento di dettagli in bianco, soprattutto per quanto concerne colletto e bordini, e il ricorso all'oro, colore talvolta usato anche per i numeri di maglia.[7]

EvoluzioneModifica

1899-10
1910-12
1912-18
1918-26
1926-30
1930-33
1933-41
1941-43
1943-47
1947-51
1951-52
1952-53
1953-54
1954-55
1955-56
1956-57
1957-58
1958-59
1959-60
1960-61
1961-62
1962-63
1963-67
1967-68
1968-69
1969-70
1970-71
1971-72
1972-74
1974-76
1976-77
1977-78
1978-79
1979-80 (andata)
1979-80 (ritorno)
1980-82
1982-83
1983-85
1985-86
1986-88
1988-89
1989-91
1991-92
1992-93
1993-95
1995-96
1996-97
1997-98
1998-00
2000-02
2002-03
2003-04
2004-05
2005-06
2006-07
2007-08
2008-09
2009-10
2010-11
2011-12
2012-13
2013-14
2014-15
2015-16
2016-17
2017-18
2018-19
2019-20

Seconda divisaModifica

StoriaModifica

 
Andrij Ševčenko in campo nella UEFA Champions League 2004-2005 con la seconda uniforme all white, tradizionalmente sfoggiata dal Milan in occasione di finali europee.
 
Franco Baresi con la seconda maglia milanista nella stagione 1996-1997, con palo centrale rossonero.

La maglia di cortesia del Milan, nel corso dei decenni, è stata pressoché bianca con dettagli rossoneri, attingendo sovente a template fasciati — soprattutto nel secondo dopoguerra, e di nuovo a cavallo degli anni 1980 e 1990 — o con palo. L'unica deroga a questa prassi si verificò a metà degli anni 1940, quando il club ricorse a una casacca fasciata che, tuttavia, riproponeva le due tinte della prima divisa, con una predominanza nera nella stagione 1943-44, e rossa nel 1945-1946.

EvoluzioneModifica

1910-14
1914-20
1920-26
1926-30
1930-32
1932-43
1943-44
1945-46
1946-47
1947-48
1948-49
1949-51
1951-52
1952-54
1954-55
1955-56
1956-57
1957-58
1958-59
1959-60
1960-61
1961-62
1962-63
1963-67
1967-68
1968-69
1969-72
1972-74
1974-76
1976-77
1977-78
1978-79
1979-80
1980-82
1982-83
1983-84
1984-85
1985-86
1986-87
1987-88
1988-89
1989-91
1991-92
1992-93
1993-94
1994-95
1995-96
1996-97
1997-98
1998-00
2000-02
2002-03
2003-04
2004-05
2005-06
2006-07
2007-09
2009-10
2010-11
2011-12
2012-13
2013-14
2014-15
2015-16
2016-17
2017-18
2018-19

Terza e quarta divisaModifica

StoriaModifica

 
Il nero è uno dei colori cui il Milan ha storicamente più attinto per le sue terze e quarte divise.

EvoluzioneModifica

Terza
1938-39
1943-44
1945-46
1994-96
1996-97
1997-98
1998-99
1999-00
2000-01
2001-02
2002-03
2003-04
2004-05
2005-06
2006-07
2007-08
2008-09
2009-10
2010-11
2011-12
2012-13
2013-14
2014-15
2015-16
2016-17
2017-18
2018-19
2019-20
Quarta
1995-96