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Traù
comune
(HR) Trogir
Traù – Stemma Traù – Bandiera
Traù – Veduta
Panorama di Traù visto dal Castello del Camerlengo
Localizzazione
StatoCroazia Croazia
RegioneCoat of arms of Split-Dalmatia County.svg Spalatino-dalmata
Amministrazione
SindacoAnte Bilić (SDP)
Territorio
Coordinate43°31′N 16°14′E / 43.516667°N 16.233333°E43.516667; 16.233333 (Traù)Coordinate: 43°31′N 16°14′E / 43.516667°N 16.233333°E43.516667; 16.233333 (Traù)
Altitudinem s.l.m.
Superficie39,10 km²
Abitanti13 260[1] (31-03-2011)
Densità339,13 ab./km²
FrazioniAlbania, Arona, Divuglie, Nogaro, Plano, Santa Croce, Zirona Grande e Zirona Piccola
Altre informazioni
Cod. postale21220
Prefisso021
Fuso orarioUTC+1
Nome abitantiTraurini
Patronosan Lorenzo e san Giovanni da Traù
Cartografia
Mappa di localizzazione: Croazia
Traù
Traù
Sito istituzionale

Traù[2][3][4][5][6] (in croato Trogir; in dalmatico Tragur; in tedesco Trau; in latino Tragurium; in greco antico Τραγούριον, Tragurion) è una città della Croazia di 13 260 abitanti (2011)[1] posta vicino alla costa adriatica su due isole della Dalmazia centrale, a circa 30 km a ovest da Spalato, nella parte nord-occidentale della baia dei Castelli. Considerata una delle città veneziane più belle e meglio conservate dell'intera Dalmazia, è particolarmente ricca di opere architettoniche e artistiche e dal 1997 è Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.

Traù è stata fondata con il nome di Tragurion nel III secolo a.C. dagli antichi Greci della stirpe ellenica dei Dori, provenienti dall'isola Lissa, a sua volta originari di Syrakousai (la moderna Siracusa). Durante l'epoca romana Tragurium (nome latino di Traù) si trasformò in un importante porto anche grazie alla presenza di cave di marmo di qualità, che si trovavano nelle vicinanze del città. A partire dal IX secolo Traù iniziò a pagare un tributo al Regno di Croazia e all'Impero bizantino. Nel 1420 Traù fu annessa alla Repubblica di Venezia, rimanendo nei suoi domini marittimi, chiamati Stato da Mar, per quattro secoli, durante i quali il nome più diffuso con cui fu poi conosciuta la città diventò l'italiano Traù. Traù, durante il dominio veneziano, diventò poi una delle più importanti città dei Balcani veneziani. Nel 1797, dopo la caduta della Repubblica di Venezia, il trattato di Campoformio, firmato il 17 ottobre dello stesso anno da Napoleone Bonaparte e dall'Arciducato d'Austria, decretò l'annessione dei territori dell'ex repubblica veneta, e con essi Traù, all'Arciducato asburgico per poi entrare a far parte dei domini napoleonici.

Dopo la caduta di Napoleone, con il congresso di Vienna, durato dal 18 settembre 1814 al 9 giugno 1815, la Dalmazia, e con essa Traù, vennero annesse all'Impero austriaco, Stato nato evoluzione dell'Arciducato d'Austria, come parte del Regno di Dalmazia, territorio sotto il diretto dominio della corona austriaca, rimandoci fino al termine della prima guerra mondiale (1918). A partire da quest'ultimo evento iniziò l'esodo di una parte consistente degli italiani e degli italofoni della Dalmazia, tra cui i traurini italiani, che costituivano la maggioranza dei cittadini di Traù, verso Zara, Lagosta, che vennero invece annesse al Regno d'Italia, e verso l'Italia stessa.

Il trattato di Rapallo del 1920 assegnò Traù al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, poi diventato Regno di Jugoslavia, con il nome di Trogir. Il nome italiano Traù non fu più ufficialmente utilizzato da allora, con il nome croato Trogir che iniziò a comparire in modo esclusivo in tutti gli ambiti ufficiali. Il 15 aprile 1941, dopo l'invasione della Jugoslavia, operazione militare della seconda guerra mondiale, Traù fu occupata dal Regio Esercito italiano. Un mese dopo Traù venne annessa al nuovo Governatorato della Dalmazia, divisione amministrativa del Regno d'Italia come parte della provincia di Spalato. Dopo la seconda guerra mondiale Traù entrò a far parte della Repubblica Socialista di Croazia, repubblica costitutiva della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Dalla dissoluzione della Jugoslavia, che è avvenuta nel giugno 1991, Traù fa parte della Croazia indipendente. Tra le conseguenze, ci fu un timido risveglio della coscienza etnica dei dalmati italiani presenti a Traù e nel resto della Dalmazia.

Indice

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

 
Vista aerea di Traù. Sulla destra si intravede l'isola di Bua, dove è presente la parte più vecchia della città, visto che risale all'antica Grecia. L'isola di Bua è collegata al continente grazie a un ponte girevole

Traù è situata in Dalmazia centrale lungo la costa adriatica, a circa 30 km a ovest da Spalato, nella parte nord-occidentale della baia dei Castelli, e a est da Sebenico e da Rogosnizza. A ovest la regione di Traù, che occupa un'area complessiva di 250 km², arriva fino a Castelli, di fronte al quale è presente l'isola di Solta. Traù è unita alla vicina isola di Bua per mezzo di un ponte girevole.

La linea di costa di Traù, che si estende per 25 km e che è caratterizzata dalla presenza di baie e calette, comprende anche i comuni di Seghetto, Bossoglina, e Cerchio. Traù è attraversata dal fiume Jadro, corso d'acqua che fornisce d'acqua anche l'acquedotto di Diocleziano, antico acquedotto romano che si trova vicino alla città di Spalato[7].

ClimaModifica

Traù gode di un clima di tipo mediterraneo (Classificazione dei climi di Köppen) particolarmente mite, con una bassa escursione tra le temperature massime e quelle minime. Le precipitazioni sono medie e sono equamente distribuite durante tutto l'anno[8].

Le estati sono secche e calde, mentre gli inverni sono miti e raramente freddi. Le precipitazioni nevose sono molto rare. Febbraio e novembre sono i mesi più umidi, con le precipitazioni annuali che si attestano mediamente a circa 1 300 mm. Agosto è il mese più secco, con precipitazioni medie che si attestano a 34 mm. I mesi più freddi sono gennaio e febbraio, con una temperatura media che si attesta a circa 9 °C. Agosto è il mese più caldo, con una temperatura media che si aggira intorno ai 28 °C.

Le temperature invernali scendono quando soffia la bora, vento catabatico di provenienza est/nord-est che soffia con particolare intensità specialmente verso l'Alto e Medio Adriatico. I dati climatologici salienti di Traù sono[9]:

Mese Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 11111219232731312621171211,31829,721,320,1
T. mediaC) 99151620242728231814119,71726,318,317,8
T. min. mediaC) 879131721242420151298132315,714,9
T. max. assolutaC) 1717242629343637332724181829373337
T. min. assolutaC) −6−7−14981591043−5−7−183−7
Precipitazioni (mm) 14716011685878547341131201611394462881663941 294
Giorni di pioggia 121312119855910121136321831117
Umidità relativa media (%) 74777574757167626873777374,774,766,772,772,2

Origine del nomeModifica

Il nome "Traù" deriva dall'antico greco Tragurion (Τραγούριον), la cui etimologia deriva a sua volta da tragos, che significa "caprone"[10]. Similmente il nome della vicina isola di Bua deriva dall'antico greco voua, che significa "mandria di bovini".

StoriaModifica

 
Panorama di Traù

Epoca anticaModifica

 
Scorcio dell'abitato del comune di Traù presente sull'isola di Bua, la cui origine risale antica Grecia

Traù fu fondata sull'isola di Bua, dove è si estende ancora parte del suo territorio comunale, nel III secolo a.C. da antichi Greci di origine dorica che provenivano dall'isola di Lissa e che a sua volta erano originari di Syrakousai (la moderna Siracusa)[10]. La rilevanza economica della vicina Salona, importante emporio greco, di cui Tragurion rappresentava un suo semplice potenziamento, non fece mai decollare Traù da un punto da vista economico.

Durante l'epoca romana Tragurium (nome latino di Traù) si trasformò in un importante porto anche grazie alla presenza di cave di marmo di qualità nelle vicinanze del città. L'oppidum di Tragurium iniziò quindi a diventare un centro residenziale benestante, ricco di ville rustiche. L'imperatore Claudio vi installò i suoi veterani benestanti, fermo restando che il centro abitato più importante della zona rimase Salona. Tragurium entrò poi a far parte della provincia romana della Dalmatia.

Epoca medievaleModifica

Durante l'invasione della Dalmazia ad opera degli Slavi meridionali una parte degli abitanti di Salona, che fu duramente colpita, fuggirono, stabilendosi a Tragurium. A partire dal IX secolo Traù iniziò a pagare un tributo al Regno di Croazia e all'Impero bizantino.

 
Mappa della rete commerciale, di cui Traù risultava uno snodo importante, e dei possedimenti della Repubblica di Venezia tra il XV e il XVI secolo, nel periodo di massima espansione

La diocesi di Traù fu fondata nell'XI secolo, per poi venire abolita nel 1828, quando fu annessa all'arcidiocesi di Spalato-Macarsca. Nel 1107 fu conquistata da re Colomanno d'Ungheria, che ne fece un'importante città. A questi eventi seguirono la conquista di Traù da parte dei saraceni, e la distruzione completa della città, che avvenne nel 1123. Dal XII al XIII secolo Traù conobbe una cospicua crescita economica, che fu facilitata grazie dai suoi commerci con la Repubblica di Venezia.

Nel 1242 re Béla IV d'Ungheria trovò rifugio a Traù con la sua flotta, che fu attacca dai Mongoli. Tra il XIII e il XIV secolo molti duchi di Traù, la cui carica era elettiva, appartennero alla famiglia Šubić. Nel 1348 Mladen III Šubić, come comprovato anche dalla sua lapide sepolcrale situata all'interno della cattedrale di San Lorenzo di Traù, dove è chiamato scudo dei croati, fu uno dei membri più importanti della famiglia Šubić.

In lingua dalmatica, idioma romanzo (o, secondo alcuni studiosi, un gruppo di lingue romanze[11]) derivato direttamente dal latino, Traù iniziò a essere chiamata Tragur. La lingua dalmatica, oggi estinta, era un tempo parlata un tempo lungo le coste della Dalmazia, dal golfo del Quarnaro ad Antivari. La lingua dalmatica è stata suddivisa tradizionalmente in due varianti principali, determinate in base soprattutto alla documentazione storica disponibile: il dalmatico settentrionale o veglioto, così chiamato perché proprio dell'isola di Veglia, e il dalmatico meridionale o raguseo, per il quale esistono attestazioni antiche relative a documenti e memorie della Repubblica di Ragusa, che era parlato anche a Traù. Il dalmatico settentrionale si è estinto il 10 giugno 1898, con la morte del suo ultimo locutore, Tuone Udaina, mentre il dialetto meridionale si è estinto tra il XIV e il XV secolo.

Dopo la guerra di Chioggia, conflitto combattuto tra la Repubblica di Genova e la Repubblica di Venezia tra il 1378 ed il 1381, Traù strinse un'alleanza con la città dalmata di Zara contro Venezia. Il casus belli fu il fatto che Venezia decise proteggere meglio militarmente Chioggia, a partire dal 1412, con l'obiettivo di fare di Sebenico un'importante punto di snodo del monopolio del sale, il cui traffico partiva proprio da Chioggia dirigendosi in tutto il Mare Adriatico.

Epoca venezianaModifica

 
Scorcio delle mura e delle torri difensive di Traù, che risalgono all'epoca veneziana

Nel 1420 Traù fu annessa ufficialmente dalla Repubblica di Venezia, rimanendo nei suoi domini marittimi, chiamati Stato da Mar, per quattro secoli, durante i quali il nome più diffuso con cui era conosciuta la città diventò l'italiano Traù. Traù diventò poi una delle più importanti città dei Balcani veneziani.

Gradualmente l'economia di Traù diventò sempre di più florida, e la presenza architettonica a artistica di stile veneziano divenne sempre più diffusa. Dopo la conquista di Traù, la Repubblica di Venezia incaricò Pietro Loredan, capitano generale in Golfo, di munire la città di nuove e più potenti fortificazioni.

Nel 1437 fu costruito su progetto dall'ingegnere della Repubblica di Venezia Lorenzo Pincino il castello principale di Traù, chiamato poi Castello del Camerlengo, che sostituì la Torre della Catena (così detta perché chiudeva l'accesso alle navi con una catena tirata sul mare) nel ruolo di avamposto militare principale della città.

 
Il Castello del Camerlengo, con gli scavi che avvennero durante l'appartenenza di Traù all'Italia. Questi lavori portarono alla luce un antico leone di San Marco risalente all'epoca veneziana

Sul torrione principale venne collocato un pregevole bassorilievo in marmo con scolpito un Leone di San Marco, tuttora in loco, benché danneggiato. Intorno al 1650 a Traù fu trovato un manoscritto di epoca romana, un Satyricon di Petronio, contenente l'intero libro XV che comprendeva la celeberrima Cena Trimalchionis ("La cena di Trimalcione") e che rappresenta il più antico manoscritto sopravvivente del Satyricon nonché la più importante scoperta di un manoscritto originale di letteratura romana[12]. La dominazione veneziana terminò nel 1797, con la caduta della Repubblica di Venezia.

Epoca austriacaModifica

Nel 1797, dopo la caduta della Repubblica di Venezia, il trattato di Campoformio, firmato il 17 ottobre dello stesso anno da Napoleone Bonaparte e dall'Arciducato d'Austria, decretò l'annessione degli ex territori dell'ex repubblica veneta, e con essi Traù, all'Arciducato asburgico. Traù entrò poi a far parte nel 1806, rimanendoci fino al 1809, del Regno d'Italia napoleonico, per poi passare sotto diretto controllo della Francia metropolitana inquadrata nelle Province illiriche, governatorato francese costituente un'exclave della Madre Patria, rimanendoci dal 1809 al 1813.

 
L'antico municipio di Traù in un'immagine del 2008

Dopo la caduta di Napoleone, con il congresso di Vienna, durato dal 18 settembre 1814 al 9 giugno 1815, la Dalmazia, e con essa Traù, vennero annesse all'Impero austriaco, Stato nato dall'evoluzione dell'Arciducato d'Austria, come parte del Regno di Dalmazia, territorio sotto il dominio diretto della corona austriaca, rimandoci fino al termine della prima guerra mondiale (1918). Nel 1828, come già accennato, la diocesi di Traù fu soppressa.

Le autorità asburgiche stabilirono che il Regno di Dalmazia sarebbe stato governato da una propria assemblea, chiamata Sabor, con sede a Zara, dove si potevano confrontare i due maggiori partiti politici austriaci dell'epoca, ovvero il Partito autonomista e il Partito popolare. La Dalmazia diventò quindi una monarchia, avente come lingua ufficiale il tedesco, governata da un'élite locale bilingue (croata e italiana). Da questo evento iniziò il declino della lingua italiana a Traù come nel resto della Dalmazia. All'inizio delle guerre napoleoniche, secondo il linguista Matteo Bartoli l'italiano, era l'idioma parlato come prima lingua da circa il 33% della popolazione dalmata, percentuale che iniziò gradualmente a scendere all'inizio delle guerre napoleoniche e che crollò nei decenni successivi[13][14].

A seguito dei moti del 1848 e della crescita del movimento romantico nazionalista, in Dalmazia apparvero due fazioni politiche. La prima, filo-croata e detta "unionista" o dei puntari, che si riconosceva nel Partito Popolare e nel Partito dei Diritti e che sosteneva l'unificazione della Dalmazia con il Regno di Croazia-Slavonia, che era invece sotto l'amministrazione ungherese. Nel frattempo l'Impero austriaco si era trasformato in "Impero austro-ungarico", entità statale che nacque nel 1867 grazie al cosiddetto Ausgleich, ovvero a un compromesso tra la nobiltà ungherese e la monarchia asburgica inteso a riformare l'Impero austriaco.

 
Lingue madri maggioritarie della popolazione in Istria, Quarnaro e Dalmazia nel 1910

Il Partito Autonomista, che era guidato da autorevoli esponenti delle famiglie cittadine italiane e italofile di Traù, governò la città dalmata fino al 1887, favoriti dal fatto che la maggioranza dei cittadini di Traù fossero italiani. In particolare, gli italiani iniziarono a non essere più l'etnia dominante di Traù, da un punto di vista numerico, a partire dal 1850. Anche a Traù erano infatti presenti, vista il secolare dominio della Repubblica di Venezia, i dalmati italiani, ovvero gli italiani e gli italofoni autoctoni della Dalmazia, che però iniziarono a emigrare altrove.

Dopo il 1860 il Partito Autonomista rimase al potere anche grazie a un meccanismo elettorale che privilegiava la rappresentanza delle classi più abbienti e istruite, in prevalenza italiane, rispetto quelle meno abbienti, che erano diventate a maggioranza croata in seguito a massicci trasferimenti in città di popolazioni croate provenienti dalle campagne circostanti. Questo fenomeno, che iniziò all'inizio del XIX ebbe un picco verso la seconda metà del secolo stesso, portò poi, dopo decenni, alla quasi scomparsa dei dalmati italiani di Traù.

Come conseguenza della terza guerra d'indipendenza italiana (1866), che portò all'annessione del Veneto al Regno d'Italia, l'amministrazione imperiale austriaca, per tutta la seconda metà del XIX secolo, aumentò le ingerenze sulla gestione politica del territorio per attenuare l'influenza del gruppo etnico italiano temendone le correnti irredentiste.

Durante la riunione del consiglio dei ministri del 12 novembre 1866 l'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria tracciò un progetto di ampio respiro mirante alla germanizzazione o slavizzazione dell'aree dell'impero con presenza italiana:

«Sua Maestà ha espresso il preciso ordine che si agisca in modo deciso contro l'influenza degli elementi italiani ancora presenti in alcune regioni della Corona e, occupando opportunamente i posti degli impiegati pubblici, giudiziari, dei maestri come pure con l’influenza della stampa, si operi nel Tirolo del Sud, in Dalmazia e sul Litorale per la germanizzazione e la slavizzazione di detti territori a seconda delle circostanze, con energia e senza riguardo alcuno. Sua maestà richiama gli uffici centrali al forte dovere di procedere in questo modo a quanto stabilito.»

(Francesco Giuseppe I d'Austria, consiglio della Corona del 12 novembre 1866[15][16].)

I prodromi a questa decisione si ebbero dopo la seconda guerra d'indipendenza italiana, da cui conseguì l'incorporazione della Lombardia al nascituro Stato italiano (1859). In seguito a questo evento il governo austriaco favorì il formarsi di una coscienza nazionale croata, allo scopo di contrastare l'Irredentismo italiano. La presa di coscienza dell'identità croata e il già citato crescente afflusso di croati dalle zone circostanti fece aumentare la regressione dell'uso della lingua italiana, che pur conservò notevole prestigio per tutto il periodo austriaco ed ebbe un certo suo rilievo a Traù fino alla fine della seconda guerra mondiale.

Nel 1909 la lingua italiana venne vietata in tutti gli edifici pubblici e gli italiani furono ufficialmente estromessi dalle amministrazioni comunali[17]. Quindi anche Traù fu coinvolta nel processo di croatizzazione della Dalmazia avvenuto durante la dominazione austroungarica. Queste ingerenze, insieme ad altre azioni di favoreggiamento al gruppo etnico slavo ritenuto dall'impero più fedele alla corona, esasperarono la situazione andando ad alimentare le correnti più estremiste e rivoluzionarie.

Annessione alla JugoslaviaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Fatti di Traù e Questione adriatica.
 
Cartina della Dalmazia e della Venezia Giulia coi confini previsti dal Patto di Londra (linea rossa) e quelli invece effettivamente ottenuti dall'Italia (linea verde). In fucsia sono invece indicati gli antichi domini della Repubblica di Venezia

Dopo la prima guerra mondiale le truppe italiane del Regio Esercito occuparono militarmente la parte della Dalmazia promessa all'Italia dal Patto di Londra, accordo segreto firmato il 26 aprile 1915, che venne stipulato tra il governo italiano e i rappresentanti della Triplice Intesa, con cui l'Italia si impegnò a scendere in guerra contro gli Imperi Centrali in cambio di cospicui compensi territoriali, ai quali nel successivo trattato di Versailles (1919), che fu invece firmato alla fine del conflitto, furono aggiunte nuove pretese che vennero rigettate dalle potenze vincitrici.[18].

 
In verde chiaro sono indicati i territori promessi all'Italia con Patto di Londra del 1915. La Dalmazia settentrionale, nel 1919, venne assegnata, contro la volontà dell'Italia, al nuovo regno serbo-croato-sloveno, e tale mancata annessione della Dalmazia all'Italia fu una delle cause di insoddisfazione che portarono alla definizione di "vittoria mutilata"

Nel 1919 un tentativo irredentista di annessione manu militari di Traù non andò a buon fine. Tale evento, contemporaneo ad un analogo tentativo effettuato a Spalato, è conosciuto dalla storiografia con il nome di "Fatti di Traù". Questa tentata annessione al Regno d'Italia di Traù venne perpetrata dal conte Nino Fanfogna, trentaduenne appartenente ad una delle più importanti ed antiche famiglie di Traù nonché discendente dell'ultimo podestà italiano della città, il 23 settembre 1919.

Questi eventi non raggiunsero lo scopo prefissato, visto che poi Traù fu annessa alla Jugoslavia, al contrario dell'impresa di Fiume, organizzata da Gabriele D'Annunzio, che invece occupò militarmente la città di Fiume poi annessa ufficialmente all'Italia.

Fra gli esuli celebri, che abbandoneranno la città tra questo periodo e, soprattutto, le successive vicende belliche degli anni '40, ci furono alcune conosciute famiglie come i Nutrizio, Dudan, Canzia, Lubin, Del Bianco, Vosilla, Marini ed altre, nonché la neonata Maria Carmen Nutrizio, figlia del farmacista di Traù e di una Luxardo della nota famiglia produttrice del Maraschino di Zara, che diverrà poi celebre come creatrice di moda col nome di Mila Schön. Assieme a lei partì anche il fratello decenne Nino Nutrizio, anni dopo fondatore del quotidiano La Notte di Milano.

L'Italia, nel corso della conferenza di pace di Parigi del 1919, decise di non rivendicare Traù al fine di ottenere la parte di Dalmazia promessale dal patto di Londra, ovvero quella settentrionale (Traù si trovava invece nella Dalmazia meridionale). Non di meno, nel corso della conferenza, venne anche avanzata la proposta, che non ebbe seguito, di creare uno Stato dalmata indipendente di cui anche Traù avrebbe fatto parte[19].

 
L'antico ponte che collegava Traù con l'isola di Bua

Il mancato accordo sul confine italo-jugoslavo a Versailles fu sopperito in seguito dal trattato di Rapallo del 1920 in cui si assegnò poi Traù al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, poi diventato Regno di Jugoslavia, con il nome di Trogir. Il nome italiano Traù non fu più ufficialmente utilizzato da allora, con il nome croato Trogir che iniziò a comparire in modo esclusivo in tutti gli ambiti, sia ufficiali che ufficiosi.

Con l'annessione della maggior parte della Dalmazia al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, si verificò un primo, modesto, esodo degli italofoni della Dalmazia, tra cui i traurini, verso Zara, Lagosta (invece annesse al Regno d'Italia) e verso la penisola italiana.

Ai dalmati italiani rimasti – diverse migliaia[20] concentrati prevalentemente a Veglia[21], Sebenico, Spalato, Traù, Ragusa e in alcune isole – fu concesso il diritto di richiedere la cittadinanza italiana rinunciando a quella jugoslava grazie ad alcune clausole contenute nel trattato di Rapallo (1920), che consentiva loro di rimanere nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni senza dover emigrare verso l'Italia.

 
La Loggia Pubblica di Traù, dove campeggiava il leone di San Marco distrutto nel 1932

Le istituzioni scolastiche italiane vennero ulteriormente ridotte, ma la comunità italiana residua riuscì comunque a sopravvivere culturalmente. Con il passare degli anni, a Traù, complice la politica intrapresa dal governo jugoslavo, si acuì all'estremo la tensione fra l'elemento italiano e la maggioranza croata. L'avvento del fascismo in Italia e le sue rivendicazioni irredentiste scatenarono poi dure reazioni sulla costa dalmata contro le vestigia veneziane. Il motto degli irredentisti italiani giuliani e dalmati era infatti[22]:

«Ovunque c'è il leone di San Marco, ivi è l'Italia»

(Motto degli irredentisti italiani giuliani e dalmati)

Ciò fu causa della distruzione o rimozione di otto leoni di San Marco dal centro storico nei primi di dicembre del 1932 da militanti dei Sokol[23], movimento politico promotore del panslavismo, nonostante le vibranti proteste degli intellettuali croati.

Tra i Leoni di San Marco più celebri, venne completamente distrutto un bassorilievo cinquecentesco di Nicolò Fiorentino e Andrea Alessi del 1471, che aveva la forma di un leone andante e che campeggiava all'interno della Loggia Pubblica di Traù. I resti di tali vestigia sono oggi conservati nel museo cittadino e nell'ex convento di San Domenico.[24][25]

Annessione all'ItaliaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Provincia di Spalato.

Il 15 aprile 1941, dopo l'invasione della Jugoslavia, operazione militare della seconda guerra mondiale, Traù fu occupata dal Regio Esercito italiano[26]. Un mese dopo, in occasione della firma del Trattato di Roma, che avvenne il 18 maggio 1941 e che comprendeva anche le clausole che istituivano lo Stato Indipendente di Croazia[27], Traù venne annessa al nuovo Governatorato della Dalmazia, divisione amministrativa del Regno d'Italia.[28][29]. Traù divenne subito fondamentale per le operazioni di guerra. In particolare, l'idroscalo di Traù diventò sede della 143ª e della 183ª Squadriglia idrovolanti, che utilizzavano dei CANT Z.501, della Regia Aeronautica italiana.

Traù fu annessa al Regno d'Italia come parte della provincia di Spalato. La provincia di Spalato, che fu ufficialmente istituita il 20 maggio 1941, due giorni la costituzione del Governatorato della Dalmazia, comprendeva, oltre alla città di Spalato, i comuni limitrofi di Traù e Sebenico, oltre alle isole di Lissa (comprendenti i comuni di Lissa e Comisa), Curzola (con i comuni di Curzola, Blatta, Lombarda, Smoquizza e Vallegrande), Lagosta (amministrata dall'unico comune di Lagosta), Cazza (amministrativamente appartenente al comune di Lagosta), Pelagosa (amministrata dall'unico comune di Comisa) e Meleda (amministrata dall'unico comune di Meleda)[30].

La composizione etnica nel Governatorato della Dalmazia era costituita, a fronte di 390 000 abitanti totali, da 5 000 italiani, 90 000 serbi e 280 000 croati[27].

 
Vista aerea del centro storico di Traù

Con la caduta del fascismo, che avvenne il 25 luglio 1943, il personale amministrativo del Governatorato della Dalmazia, giunto dalla penisola italiana nel 1941, nonché le organizzazioni politiche italiane, iniziarono a sfollare dai loro uffici. Al proclama Badoglio dell'8 settembre 1943, che segnò l'entrata in vigore dell'armistizio di Cassibile, con il quale il Regno d'Italia cessò le ostilità verso gli Alleati durante la seconda guerra mondiale e l'inizio di fatto della resistenza italiana contro il nazifascismo, seguì la soppressione, il 19 agosto 1943, del Governatorato della Dalmazia[27].

Subito dopo Traù fu occupata dalle brigate di Josip Broz Tito, con centinaia di persone che si arruolarono volontarie tra i partigiani jugoslavi. Poco dopo, dopo una vana resistenza, i partigiani furono costretti a ritirarsi a causa dell'avanzata della Wehrmacht nazista, con le autorità tedesche che posero poi Traù sotto l'autorità dello Stato Indipendente di Croazia. La città fu quindi occupata dai tedeschi e dagli ustascia croati fino a quando i partigiani di Tito, nel 1944, la liberarono definitivamente.

Il ritorno alla JugoslaviaModifica

Dopo la seconda guerra mondiale Traù entrò a far parte della Repubblica Socialista di Croazia, uno degli Stati federati costituenti la nuova Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia di Tito, per i successivi 40 anni. Durante il periodo socialista la città conobbe un importante boom economico e demografico, con la fondazione di decine di nuove fabbriche e aziende e con la popolazione della città che quasi triplicò tra il 1945 e il 1991. Nel 1977 il centro storico di Traù è entrato a far parte della lista dei patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO.

L'appartenenza alla CroaziaModifica

 
Panorama del lungomare (chiamato Riva in lingua croata) di Traù. Dopo l'indipendenza della Croazia, Traù è diventata un'importante località turistica

Dopo l'inizio della guerra d'indipendenza croata, che è datato giugno 1991, Traù è entrata a far parte della moderna Croazia, Stato che ottenne il riconoscimento internazionale nel 1992, quando fece il suo ingresso nell'ONU. Traù fu coinvolta, come tutta la Dalmazia, dalle guerre jugoslave, che scoppiarono nel marzo del 1991 con la guerra d'indipendenza slovena e che portarono infine, con la perdita anche della Bosnia ed Erzegovina, alla formale dissoluzione della Jugoslavia (1992). Traù, a causa della guerra, subì ingenti danni, che ebbero i prodromi con la guerra d'indipendenza croata.

Negli anni successivi alla fine della guerra la città conobbe una forte e duratura recessione economica. Solo dal XXI secolo Traù, come tutta la Dalmazia, ha ritrovato un certo dinamismo economico e produttivo, soprattutto grazie al turismo, che è in costante crescita. Dall'essere solamente un nodo di transizione del traffico turistico, Traù è diventata una delle destinazioni dei turisti europei, soprattutto quelli interessati alle visite culturali. A questo si sono aggiunti i turisti che navigano il Mar Adriatico con piccole imbarcazioni, che hanno preso Traù come una delle proprie destinazioni. Per questi ultimi è stato ampliato il porto di Traù, che dopo i lavori ha raggiunto una capacità massima di 500 imbarcazioni. Come conseguenza, a Traù, sono stati edificati nuovi hotel e resort.

Dopo la dissoluzione della Jugoslavia c'è stato un timido risveglio della coscienza etnica dei dalmati italiani presenti a Traù e nel resto della Dalmazia[31].

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 
Panorama del porto turistico di Traù
  Bene protetto dall'UNESCO
  Patrimonio dell'umanità
Città storica di Traù
(EN) Historic City of Trogir
TipoCulturali
Criterio(ii) (iv)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal1997
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda

Traù ha una storia che dura da più di due millenni. La sua cultura artistica, nonché la sua architettonica e la sua urbanistica sono state influenzate dagli antichi Greci, dagli antichi Romani e dalla dominazione della Repubblica di Venezia. Il centro storico di Traù possiede una concentrazione particolarmente elevata di palazzi, chiese e torri. Degna di nota, fuori dal centro abitato principale, una fortezza situata sull'isola di Bua.

Traù possiede la più vasta architettura romanica-gotica dell'Europa Centrale. La parte più antica dell'abitato, da un punto di vista architettonico, risale all'epoca medievale. Quest'ultimo è contornato da mura, piccole fortezze e torri, a cui si aggiungono, più esternamente, palazzi e dimore romaniche, gotiche, rinascimentali e barocche. La più importante chiesa di Traù è la cattedrale di San Lorenzo, il cui portale principale è stato realizzato da Mastro Radovan. Essa è il più importante edificio religioso di stile romanico-gotico della Croazia.

Il centro storico di Traù è stato inserito nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO[32]:

«Traù è un'importante esempio di centro storico cittadino con continuità urbanistica. Il centro abitato appartenente al comune di Traù e presente sull'isola di Bua, che ha una pianta ortogonale e che ha un'urbanistica greco ellenistica, ha subito ampliamenti e abbellimenti che si sono succeduti costantemente nei secoli e che ha portato alla costruzione di edifici civili e di fortificazioni. Il centro storico di Traù è caratterizzato da chiese romaniche e da edifici civili rinascimentali e barocchi che risalgono al periodo veneziano.»

(Motivazione dell'inserimento del centro storico di Traùnella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO)

Architetture religioseModifica

Cattedrale di San Lorenzo
La cattedrale di San Lorenzo è stata costruita sulle fondamenta di una precedente cattedrale paleocristiana distrutta dai Saraceni nel 1123 durante il sacco di Traù. I lavori di costruzione dell'attuale edificio iniziarono nel 1213 e terminarono nel XVII secolo. Come la vecchia cattedrale è dedicata a san Lorenzo, ma l'attuale cattedrale è nota per la devozione anche a san Giovanni da Traù. La maggior parte della cattedrale è in stile romanico, mentre l'interno della volta, che è stata costruita nel XV secolo, è in stile gotico.
Chiesa di San Pietro
La chiesa di San Pietro è parte di un monastero benedettino che è stato fondato, secondo la leggenda, da Béla IV d'Ungheria. La facciata della chiesa è abbellita da un portale barocco decorato con un busto di san Pietro realizzato da Niccolò di Giovanni Fiorentino. Gli interni sono stati successivamente restaurati in stile barocco nella seconda metà del XVII secolo. Risale allo stesso periodo il soffitto ligneo, che è costituito ovali, semiovali e esagoni, con questi ultimi che decorano i suoi bordi. Sono anche presenti due altari laterali, una dedicato alla Madonna e l'altro a sant'Ignazio di Loyola. L'altare maggiore è in legno, ma dell'originale sono solo sopravvissute due statue, una dedicata a san Pietro e l'altra a san Paolo. Sotto il pavimento della chiesa si possono trovare le tombe di famiglia di nobili casati di Traù, tra cui gli Andreis e i Cippico.
Chiesa di San Sebastiano
La chiesa di San Sebastiano è stata realizzata nel 1476 come cappella votiva costruita grazie alle offerte donate dai cittadini di Traù per una grazia data durante un'epidemia, che ne ha fortemente mitigato gli effetti. Il frontale è rinascimentale, mentre due statue presenti all'interno, una rappresentante san Sebastiano mentre l'altra il Gesù Salvatore, sono state realizzate da Niccolò di Giovanni Fiorentino. Sono anche presenti, all'interno, due bassorilievi rappresentanti altrettanti scudi nobiliari, uno dell'arcivescovo Giacomo Torlon e l'altro del duca Malipiero. Pregevoli sono le due torri che sorgono lungo la facciata, su una delle quali è situato un orologio. Sul muro orientale della chiesa sono presenti sei piccole absidi appartenenti all'antica chiesa di Santa Maria. Sulla parete occidentale è presente una targa con riportati i nomi dei traurini morti durante la guerra d'indipendenza croata.

Architetture civiliModifica

 
La cattedrale di San Lorenzo a Traù, realizzata in tipico stile veneziano
 
Il Palazzo dei Cippico
 
Il Castello del Camerlengo
Loggia di Traù
Il primo documento che cita la Loggia di Traù risale al XIII secolo. Fu costruita per avere uno spazio adibito ai raduni pubblici dei cittadini di Traù, che avvenivano in giorni particolari e per i più svariati motivi, tra cui la lettura pubblica di leggi comunali, la firma di contratti pubblici, nonché la lettura di annunci pubblici e di sentenze di processi pubblici. Nel 1471 la Loggia di Traù fu ristrutturata da Niccolo di Giovanni Fiorentino, che restaurò anche il vicino palazzo di giustizia, sul cui muro orientale fece collocare tre nicchie aventi al loro interno un Leone di Venezia, san Lorenzo e san Giovanni da Traù, entrambi santi patroni di Traù. Questo trittico scultoreo fu un tributo alla Repubblica di Venezia. In particolare, lo storico Leone di Venezia, come già accennato, fu rimosso nel 1932. Lungo il suo muro meridionale è stato scolpito un cavaliere rappresentate Petar Berislavić, Bano di Croazia dal 1513 al 1520, che venne realizzato dallo scultore Ivan Meštrović. La Loggia fu rinnovata nel 1892.
Palazzo Garagnin-Fanfogna
Il Palazzo Garagnin-Fanfogna è costituito da due ali, una in stile romanica e l'altra in stile gotico, che furono unite nella metà del XIX secolo su progetto dell'architetto Ignacije Macanović. Oggi al primo piano è situato il lapidarium della città di Traù, all'interno del quale sono custoditi, tra l'altro, pietre provenienti dalla mura cittadine. Il palazzo ospita anche una galleria d'arte. L'ingresso principale del palazzo, che è in stile barocco, è invece situato sul lato est dell'edificio, lungo la via principale di Traù. All'interno del palazzo sono anche presenti ambienti riccamente decorati da stucchi. Riccamente decorato è anche il locale dove un tempo era situata la biblioteca del palazzo.
Palazzo dei Cippico
Il Palazzo dei Cippico, che risale al XV secolo, si trova di fronte alla cattedrale di San Lorenzo. La parte più antica del palazzo risale all'Alto Medioevo, mentre la maggior parte del palazzo risale al XIII secolo, ovvero al Basso Medioevo. Il palazzo è stato oggetto di un'importante ristrutturazione nel XV secolo, che fu opera di Niccolò di Giovanni Fiorentino, di Andrea Alessi e di Giovanni Dalmata.

Architetture militariModifica

Castello del Camerlengo
Il castello del Camerlengo è una fortezza realizzata dalla Repubblica di Venezia per difendere la città dagli attacchi dell'Impero ottomano. È stato realizzato a metà del XV secolo come espansione della Torre della Veriga, a sua volta edificata nel tardo XIV secolo. È utilizzato come sede per spettacoli culturali durante i mesi estivi. In origine era la sede del camerlengo, ovvero del funzionario amministrativo della Repubblica di Venezia.
Mura di Traù
L'antico sistema difensivo di Traù è costituito dalle mura cittadine, che risalgono al XV secolo, e dalla porta cittadina principale, che risale al XVII secolo e che è anche'essa giunta sino a noi. Le mura sono collegate ancora oggi con il già citato castello del Camerlengo.
Torre di San Marco
La torre di San Marco è stata realizzata nel XV secolo dalla Repubblica di Venezia per difendere Traù dagli attacchi dell'Impero ottomano. Originariamente la torre di San Marco era collegata, grazie alle mura cittadine, al castello del Camerlengo.

MuseiModifica

Museo città di Traù
Il museo più importante di Traù è il "museo città di Traù" (cr.Muzej Grada Trogira)[33], che è ospitato nel già citato Palazzo Garagnin-Fanfogna, dimora storica avente arredi originali settecenteschi. Oltre al museo, all'interno del palazzo, è situata la biblioteca privata della famiglia Garagnin, che comprende circa 6 000 volumi. Il museo ha uno spazio espositivo che comprende reperti archeologici antichi e cimeli legati a Traù ascrivibili a un periodo storico compreso dall'antichità fino ai giorni nostri, nonché antichi documenti legati alla città. Il museo ha anche una sala dove sono esposte le opere d'arte della pittrice traurina Cata Dujšin-Ribar, che sono state donate alla città dall'artista stessa.

SocietàModifica

 
Mappa della Croazia del 2011 indicante i residenti di madrelingua italiana per città e comuni, registrati al censimento ufficiale croato
 
Mappa linguistica austriaca del 1896, su cui sono riportati i confini (segnati con pallini blu) della Dalmazia veneziana nel 1797. In arancione sono evidenziate le zone dove la lingua madre più diffusa era l'italiano, mentre in verde quelle dove erano più diffuse le lingue slave

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti (migliaia):

 

Etnie e minoranze straniereModifica

Secondo il censimento ufficiale croato del 2011 la città era in prevalenza abitata da croati (96,68%), che erano seguiti da altre etnie con un numero trascurabile di percentuale. Tali etnie minoritarie sono serbi (0,73%), albanesi (0,56%), bosniaci (0,24%), sloveni (0,18%), oltre che una piccola minoranza italiana autoctona (0,08%)[34].

Lingue e dialettiModifica

La madrelingua più diffusa è il croato, che è parlato dall'98,2% della popolazione, seguono poi altre lingue che raggiungono complessivamente l'1,5% nonché uno 0,3% della popolazione che non dichiara nessuna madrelingua. Fino al 1850 la madrelingua più diffusa era l'italiano, lingua che poi conobbe una lunga fase di graduale scomparsa, che è stata quasi totale.

La presenza autoctona di italianiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dalmati italiani.

Come già accennato, fino al 1850, l'etnia italiana, a Traù, era maggioritaria. Secondo i censimenti austriaci, nel 1880 si contavano 1 960 italiani su 3 129 abitanti, che negli anni successivi diminuirono bruscamente. Nel 1890 gli italiani erano solo 171, mentre nel censimento del 1900 se ne registrarono 170. Secondo il censimento ufficiale croato del 2011, gli italiani presenti a Traù erano 10[35].

ReligioneModifica

A Traù i cattolici sono il 92,6% della popolazione, seguono poi altre religioni che raggiungono complessivamente una percentuale il 7%, mentre lo 0,4% della popolazione non professa nessuna religione.

Geografia antropicaModifica

 
Panorama della baia di Traù

UrbanisticaModifica

 
Il ponte girevole che collega Traù con l'isola di Bua
 
Panorama del comune di Traù, il cui centro abitato si distribuisce sul continente e su parte dell'isola di Bua
 
Il porto di Traù, che è stato convertito interamente a finalità turistiche
 
L'autostrada A1 croata nei pressi di Traù
 
Il campo sportivo di Traù, dove gioca anche la squadra calcistica dell'HNK Trogir, che si trova dietro il Castello del Camerlengo

Il comune di Traù sorge, oltre che sulla terraferma, anche sull'isola di Bua (Čiovo), che è collegata al continente per mezzo di un ponte girevole. Detta anche la "piccola Venezia", Traù è un piccolo gioiello che conserva numerosi edifici medievali di impronta veneziana.

Il centro storico di Traù, che risale quasi interamente al XIII secolo e che comprende più di dieci chiese storiche, ha nella cattedrale romanica di San Lorenzo il suo punto di maggiore interesse urbanistico.

Altri monumenti notevoli da un punto di vista urbanistico, vista al loro posizione, sono la Loggia pubblica (1308), il castello del Camerlengo (1420-1437), il Maschio di San Marco, la torre dell'Orologio, il palazzo dei Cippico, la chiesa di San Domenico, la chiesa di San Nicola con annesso il monastero delle benedettine, la porta di Terraferma, la porta Marina e, a fianco, la loggia della Pescheria.

Il lungomare deve la sua particolarità alla contrapposizione tra le storiche architetture delle abitazioni che vi si affacciano, e la presenza di moderne barche e di yacht di lusso, che sono anche ormeggiati nel porto di Traù.

Suddivisioni amministrativeModifica

Il comune di Traù è diviso in nove insediamenti (naselja)[36] di seguito elencati. Tra parentesi il nome in lingua italiana, a volte desueto.

EconomiaModifica

L'economia di Traù è basata sul settore primario con una percentuale del 3,6%, sul settore secondario con una percentuale del 29,8% e sul settore terziario con una percentuale del 66,6%. Fino alla fine della seconda guerra mondiale l'attività principale a Traù era l'agricoltura, che si svolgeva soprattutto nelle pianure fertili intorno alla città, e la pesca. A partire dal secondo dopoguerra l'economia di Traù è virata verso l'industria e il turismo, con la prima che si è notevolmente ridimensionata dopo la dissoluzione della Jugoslavia (1992).

Il turismo è la maggior fonte di sostentamento della città, che fornisce il 50% delle entrate finanziarie del comune. Traù possiede un'importante struttura ricettiva turistica con oltre 20 000 posti letto distribuiti negli alberghi e nelle abitazioni private. Il porto di Traù è uno dei porti croati che ha conosciuto la maggiore espansione negli ultimi anni, con il suo traffico crocieristico e di imbarcazioni da diporto che è cresciuto costantemente.

L'altra attività importante da un punto di vista economico, per Traù, è quella della cantieristica navale con la presenza di una rilevante industria che è nata all'inizio del XX secolo e che è stata in grado di varare, dall'anno dell'indipendenza della Croazia (1991), oltre 90 imbarcazioni, alcune delle quali hanno una stazza lorda di oltre 55 000 tonnellate.

Infrastrutture e trasportiModifica

Traù non possiede un aeroporto. Quello più vicino alla città è l'aeroporto di Spalato-Castelli, che si trova a sei chilometri da Traù, a cui è collegato da linee di autobus extraurbane. Come già accennato, a Traù sono presenti due baie che sono adibite ad attracco di piccole e medie imbarcazioni.

L'infrastruttura viaria più importante che attraversa Traù è la strada Maestra Adriatica, via di comunicazione che costeggia buona parte della costa orientale del Mare Adriatico e che appartiene alla strada europea E65. Nel 2005 sono stati ultimati i lavori di prolungamento dell'autostrada A1 croata, che ha permesso il collegamento autostradale diretto di Traù con Zagabria.

AmministrazioneModifica

SportModifica

Le due squadre sportive principali di Traù sono la società calcistica HNK Trogir e la società di pallacanestro KK Trogir.

NoteModifica

  1. ^ a b Censimento del 2011.
  2. ^ Cfr. "Traù" nell'enciclopedia Treccani.
  3. ^ Cfr. "Traù" nell'enciclopedia Sapere.
  4. ^ Dario Alberi, Dalmazia. Storia, arte, cultura, Lint Editoriale, Trebaseleghe (PD) 2008, pp. 856-892.
  5. ^ Usporedno Talijansko-Hrvatsko nazivlje mjestat ("Tabella comparativa italiano/croato dei toponimi") pubblicata su Fontes (ISSN 1330-6804 (WC · ACNP), rivista scientifica croata edita dall'Archivio di Stato), giugno 2000.
  6. ^ Touring Club Italiano, Croazia. Zagabria e le città d'arte. Istria, Dalmazia e le isole. I grandi parchi nazionali, Touring Editore, Borgaro Torinese (TO) 2004, pp. 95-98.
  7. ^ Diocletian's Palace, The Megalithic Portal. URL consultato il 14 aprile 2019.
  8. ^ Seget Donji, Croatia Köppen Climate Classification (Weatherbase), Weatherbase. URL consultato il 14 aprile 2019.
  9. ^ https://www.dove-e-quando.it/when/europa/croazia/trogir/, su dove-e-quando.it. URL consultato il 19 aprile 2019.
  10. ^ a b Jane Foster, Footprint Croatia, su books.google.com.au. URL consultato il 15 aprile 2019.
  11. ^ Si vedano ad esempio i lavori di Muljačić (1997) e Chambon (2014) citati in bibliografia.
  12. ^ Texts and Transmission "Petronius"
  13. ^ Bartoli, Matteo. Le parlate italiane della Venezia Giulia e della Dalmazia. p.46
  14. ^ Seton-Watson, "Italy from Liberalism to Fascism, 1870-1925". pag. 107
  15. ^ Die Protokolle des Österreichischen Ministerrates 1848/1867. V Abteilung: Die Ministerien Rainer und Mensdorff. VI Abteilung: Das Ministerium Belcredi, Wien, Österreichischer Bundesverlag für Unterricht, Wissenschaft und Kunst 1971
  16. ^ (DE) Jürgen Baurmann, Hartmut Gunther e Ulrich Knoop, Homo scribens : Perspektiven der Schriftlichkeitsforschung, Tübingen, 1993, p. 279, ISBN 3-484-31134-7.
  17. ^ Dizionario Enciclopedico Italiano (Vol. III, pag. 730), Roma, Ed. Istituto dell'Enciclopedia Italiana, fondata da Giovanni Treccani, 1970.
  18. ^ Londra nell'Enciclopedia Treccani, su treccani.it. URL consultato il 21 marzo 2017.
  19. ^ Spalato, su www.treccani.it. URL consultato il 23 maggio 2016.
  20. ^ Secondo il censimento ufficiale jugoslavo del 1921, in tutto il Paese slavo vivevano 12 553 italofoni, 9 365 dei quali nell'area della Croazia, Dalmazia, Slavonia, Međimurje, Veglia e Castua, e 40 in Montenegro. Si veda in merito La Comunità Nazionale Italiana nei censimenti jugoslavi 1945-1991, Unione Italiana-Università Popolare di Trieste, Trieste-Rovigno 2001, p. 30.
  21. ^ Alcuni geografi non considerano l'isola di Veglia come parte della Dalmazia.
  22. ^ Traù, uno scrigno pieno di storia, su editfiume.info. URL consultato il 19 aprile 2019.
  23. ^ ANVGD, su anvgd.it.
  24. ^ Distruzione dei leoni di Traù
  25. ^ Pro Dalmatica Fide, su mymilitaria.it.
  26. ^ SPALATO, su www.treccani.it. URL consultato il 23 maggio 2016.
  27. ^ a b c Alberto Becherelli, Italia e stato indipendente croato, 1941-1943, Edizioni Nuova Cultura, 1º gennaio 2012, p. 90, ISBN 978-88-6134-780-9. URL consultato il 22 maggio 2016.
  28. ^ Francesca Ferratini Tosi, Gaetano Grassi e Massimo Legnani, L'Italia nella seconda guerra mondiale e nella resistenza, Franco Angeli, 1º gennaio 1988. URL consultato il 18 maggio 2016.
  29. ^ Nikola Anić: Povijest Osmog dalmatinskog korpusa Narodnooslobodilačke vojske Hrvatske : 1943.-1945., p. 12
  30. ^ Gilberto Pegoraro, Sull'altra sponda dell'Adriatico - Storia della comunità italiana di Spalato, Università Ca' Foscari Venezia, 2014.
  31. ^ Situazione dei Dalmati italiani in Croazia, su coordinamentoadriatico.it. URL consultato il 22 marzo 2019.
  32. ^ Historic City of Trogir, su whc.unesco.org. URL consultato il 16 aprile 2019.
  33. ^ Muzej grada, su touringclub.it. URL consultato il 18 aprile 2019.
  34. ^ Central Bureau of Statistics, su www.dzs.hr. URL consultato il 27 agosto 2018.
  35. ^ Population by age and sex, by settlements, 2011 Census, su dzs.hr. URL consultato il 16 aprile 2019.
  36. ^ Frazioni della Regione spalatino-dalmata
  37. ^ Dario Alberi, Dalmazia. Storia, arte, cultura, Lint Editoriale, Trebaseleghe (PD) 2008, p. 898.
  38. ^ Albania e Xedno nel Comune di Xedno Archiviato il 20 marzo 2014 in Internet Archive. – catasto austriaco franceschino
  39. ^ S. Croce nel Comune di Xedno Archiviato il 20 marzo 2014 in Internet Archive. – catasto austriaco franceschino
  40. ^ Dario Alberi, Dalmazia. Storia, arte, cultura, Lint Editoriale, Trebaseleghe (PD) 2008, p. 894.
  41. ^ Dario Alberi, Dalmazia. Storia, arte, cultura, Lint Editoriale, Trebaseleghe (PD) 2008, p. 901.
  42. ^ a b Touring Club Italiano, Istria, Quarnaro, Dalmazia. Escursioni, sport, divertimenti, enogastronomia, arte e cultura, Touring Editore, Milano 2004, p. 159, ISBN 9788836530441.
  43. ^ Dario Alberi, Dalmazia. Storia, arte, cultura, Lint Editoriale, Trebaseleghe (PD) 2008, pp. 900-901.
  44. ^ Gemellaggio Lucera-Trogir: firmato accordo, su statoquotidiano.it. URL consultato il 17 aprile 2019.
  45. ^ (BG) МЕЖДУНАРОДНО СЪТРУДНИЧЕСТВО НА ОБЩИНА РУСЕ – Побратимени градове, Община Русе. URL consultato il 17 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 5 agosto 2013).
  46. ^ (HU) Újbuda története, Rafia.hu. URL consultato il 17 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 21 maggio 2013).
  47. ^ Partnerschaft mit Trogir e.V., partnerschaft-vaterstetten-trogir.de. URL consultato il 17 aprile 2019.

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