Mara Carfagna

politica, ex modella e showgirl italiana

Mara Carfagna, all'anagrafe Maria Rosaria Carfagna (Salerno, 18 dicembre 1975), è una politica, ex modella e showgirl italiana.

Mara Carfagna
Mara Carfagna 2021 (cropped).jpg
Mara Carfagna nel 2021

Presidente di Azione
In carica
Inizio mandato 19 novembre 2022
Predecessore Matteo Richetti

Ministra per il Sud e la coesione territoriale
Durata mandato 13 febbraio 2021 –
22 ottobre 2022
Capo del governo Mario Draghi
Predecessore Giuseppe Provenzano
Successore Nello Musumeci (come Ministro per il Sud)

Raffaele Fitto (come Ministro per la coesione territoriale)


Ministra per le pari opportunità
Durata mandato 8 maggio 2008 –
16 novembre 2011
Capo del governo Silvio Berlusconi
Predecessore Barbara Pollastrini
Successore Elsa Fornero

Vicepresidente della Camera dei deputati
Durata mandato 29 marzo 2018 –
15 febbraio 2021
Presidente Roberto Fico

Coordinatrice di Forza Italia
Durata mandato 19 giugno 2019 –
1º agosto 2019
Cotitolare Giovanni Toti
Predecessore Carica istituita
Successore Antonio Tajani[1]
Incarichi parlamentari
XVIII legislatura:
Sito istituzionale

Deputata della Repubblica Italiana
In carica
Inizio mandato 28 aprile 2006
Legislature XV, XVI, XVII, XVIII, XIX
Gruppo
parlamentare
XV: Forza Italia
XVI: Popolo delle Libertà
XVII: Forza Italia-Il Popolo delle Libertà-Berlusconi Presidente
XVIII: Forza Italia-Berlusconi Presidente (fino al 27.07.2022)
Misto-Non iscritti (dal 27.07.2022)
XIX: Azione - Italia Viva
Coalizione Casa delle Libertà (XV)
Centro-destra 2008 (XVI)
Centro-destra 2013 (XVII)
Centro-destra 2018 (XVIII)
Circoscrizione XV-XVII: Campania 2
XVIII: Campania 1
XIX: Puglia

Dati generali
Partito politico Azione (dal 2022)
In precedenza:
FI (2004-2009)
PdL (2009-2013)
FI (2013-2022)
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Università Università degli Studi di Salerno
Professione Ex conduttrice tv

Dopo aver lavorato per diversi anni come modella e in programmi televisivi, successivamente è entrata in politica nelle fila di Forza Italia, con cui è stata eletta deputata nella XV, XVI, XVII e XVIII legislatura. Ha ricoperto le cariche di ministra per le pari opportunità nel governo Berlusconi IV (2008-2011) e di vicepresidente della Camera dei deputati dal 29 marzo 2018 al 15 febbraio 2021, quando è stata nominata ministra per il Sud e la coesione territoriale nel governo Draghi.

Inizialmente esponente conservatrice, è divenuta poi portavoce di un'area moderata legata alle posizioni più liberali e progressiste del centro-destra.[2][3][4] Dissentendo dalle decisioni assunte da Forza Italia nel luglio 2022 nel corso della crisi del governo Draghi, ha deciso di abbandonare il partito ed è entrata in Azione, partito con cui si è candidata alle elezioni politiche, venendo rieletta alla Camera.

BiografiaModifica

Infanzia e attività di showgirlModifica

 
Miss Cinema 1997

Nasce nel 1975 a Salerno da Salvatore Carfagna, docente di italiano e storia, nonché futuro militante di Forza Italia,[5] e Angela Bianculli, di Moliterno (PZ), comune dove la famiglia ha vissuto fino al 1981, anno in cui si trasferisce a Napoli.[6] Si diploma in ballo al Teatro San Carlo, consegue la maturità presso il liceo scientifico "Giovanni da Procida" di Salerno, dove nell'età scolare studia anche recitazione, e per dieci anni si dedica allo studio del pianoforte in conservatorio. Dopo il liceo si trasferisce a New York per continuare a perfezionarsi come ballerina.[4][6][7]

Nel 1997 viene eletta Miss Prima dell'anno e può partecipare direttamente alle finali di Miss Italia,[8][9] dove si classifica al sesto posto e consegue il titolo di Miss Cinema.[6][10] Subito dopo, è una delle co-presentatrici dell'edizione 1997-1998 di Domenica in, condotta da Fabrizio Frizzi.[6][11] Contemporaneamente studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Salerno e si laurea nel 2001, con votazione 110 e lode, discutendo una tesi in Diritto dell'informazione nel sistema radiotelevisivo.[6][4][12]

Dal 2000 al 2004, in qualità di co-conduttrice, prende parte al programma televisivo La domenica del villaggio, condotto da Davide Mengacci.[11] Dall'autunno 2004 alla sua elezione in Parlamento (aprile 2006), conduce Piazza grande con Giancarlo Magalli e Fiordaliso.[13] Inoltre, fa parte del cast dei programmi televisivi I cervelloni (nel 1996) e Vota la voce.[14] Nel luglio del 2001 Mara Carfagna compare sulla rivista Maxim.[15][9][nota 1]

Carriera politicaModifica

Gli iniziModifica

Si avvicina alla politica nel 2004, diventando coordinatrice del movimento femminile interno di Forza Italia in Campania.[6][10][4][20] Prima di entrare nel partito di Silvio Berlusconi, ha dichiarato di aver votato per il Movimento Sociale Italiano.[21] Alle elezioni politiche del 2006 viene candidata alla Camera dei deputati ed eletta nella circoscrizione Campania 2 tra le liste di Forza Italia, ricoprendo nella XV legislatura l'incarico di Segretario della 1ª Commissione Affari Costituzionali della Camera.[6][22] La candidatura e successiva elezione della Carfagna alla Camera sollevarono varie polemiche, anche all'interno del partito stesso.[23]

Nel gennaio 2007, in occasione della consegna dei Telegatti, riferendosi a lei Silvio Berlusconi affermò: «Se non fossi già sposato, la sposerei immediatamente». Il commento provocò la reazione della moglie Veronica Lario che, tramite una lettera aperta inviata al quotidiano La Repubblica due giorni dopo, pretese pubbliche scuse dal consorte, suscitando un dibattito nazionale.[24]

Nell'ottobre 2007 viene nominata Coordinatrice Nazionale di Azzurro Donna. Alle elezioni politiche del 2008 viene ricandidata alla Camera nella circoscrizione Campania 2 al terzo posto della lista del Popolo della Libertà (PdL), risultando rieletta. Nella XVI legislatura ricopre l'incarico di membro della 12ª Commissione Affari Sociali.

Ministra nel governo Berlusconi IVModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Berlusconi IV.

Con la vittoria di Berlusconi e del centro-destra per la terza volta alle politiche del 2008, l'8 maggio 2008 diventa ministro per le pari opportunità nel quarto governo Berlusconi giurando nelle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Mantiene l'incarico fino alla fine dell'esecutivo il 16 novembre 2011.

Candidatasi alle elezioni regionali in Campania del 2010, a sostegno della mozione del deputato PdL ed ex ministro Stefano Caldoro, viene eletta consigliere regionale, raccogliendo 55 881 preferenze e risultando il candidato più votato di tutti i tempi, ma rinuncia all'incarico per rimanere in Parlamento e al governo.[25]

Il 19 novembre 2010 annuncia la sua intenzione di rassegnare le dimissioni da ministra e deputata della Repubblica, nonché di uscire dal PdL stesso, per dissidi con i vertici campani del partito, in particolare con l'ex sottosegretario al MEF Nicola Cosentino e il deputato, presidente della Commissione Difesa e presidente della Provincia di Salerno, Edmondo Cirielli nella gestione della crisi dei rifiuti in Campania e riguardo la costruzione di termovalorizzatori a Napoli e Salerno, oltre agli "attacchi volgari e maligni" ricevuti da esponenti del PdL, in particolare Giancarlo Lehner, Alessandra Mussolini e Mario Pepe.[26][27][28] Il proposito viene poi ritirato il 24 novembre, a seguito di un colloquio con il presidente Berlusconi e dopo che il governo ha recepito le sue richieste sulla vicenda.[29][30][31]

Provvedimenti interniModifica
  Lo stesso argomento in dettaglio: Decreto Maroni § Repressione dello stalking.
 
Carfagna assieme a Giorgia Meloni con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel 2009

È stata la principale promotrice della legge, introdotta dal decreto Maroni nell'articolo n. 7, che ha riconosciuto anche nel codice italiano il reato di "stalking".[32] La norma introduce nel codice penale l'articolo 612-bis, dal titolo "atti persecutori", che al comma 1 recita:[32]

«Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.»

A ciò si aggiungono alcune norme accessorie, ossia: l'aumento di pena in caso di recidiva o se il soggetto perseguitato è un minore; il fatto che lo stalking costituisca un'aggravante in caso di omicidio e violenza sessuale; la possibilità di ricorrere alle misure di indagine previste per i reati più gravi, quali le intercettazioni telefoniche e gli incidenti probatori finalizzati ad acquisire le testimonianze di minori. Il decreto qualifica questo genere di reato come perseguibile a seguito di querela di parte, potendosi procedere d'ufficio solo in situazioni di particolare gravità.[33][34]

Ha promosso una campagna di comunicazione contro la violenza sulle donne e lo stalking, reato che era appena stato introdotto nell'ordinamento italiano. Nel 2008 ha lanciato una campagna per la sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulle mutilazioni genitali femminili finanziata dal Dipartimento per le pari opportunità[35]. Nel 2009 realizza la campagna "Nessuna differenza", la prima campagna contro l'omofobia e contro la violenza basata sull'orientamento sessuale mai realizzata da un governo italiano[36]. Alla presentazione dello spot alla stampa, dentro la sala stampa di Palazzo Chigi, partecipa la deputata PD Anna Paola Concia.

Attività internazionaleModifica

Nel marzo 2009 sottoscrive la campagna ONU "Say NO to violence against women", lanciata da UNIFEM per sostenere il Segretario Generale nel conseguimento dell'obiettivo dell'eradicazione della violenza contro le donne entro il 2015[37] e a marzo 2010 interviene alla 54ª sessione della Commissione sulla Condizione Femminile a 15 anni dalla Dichiarazione internazionale di Pechino per la parità dei sessi.[38]

Il 24 febbraio 2011 interviene in occasione del dibattito generale della 55ª sessione della Commissione sulla condizione femminile illustrando gli interventi di carattere economico, politico, e legislativo approvati dall'Italia, finalizzati alla promozione e al consolidamento del principio di pari opportunità.[39]

Deputata e consigliera comunale di NapoliModifica

 
Mara Carfagna rieletta alla Camera nel 2013

Alle elezioni politiche del 2013 viene ricandidata alla Camera per la terza volta, venendo rieletta con il PdL da capolista nella medesima circoscrizione Campania 2. Nella XVII legislatura è stata portavoce del gruppo parlamentare «Forza Italia-Il Popolo della Libertà-Berlusconi Presidente», componente della commissione parlamentare antimafia, della 3ª Commissione Affari esteri e comunitari, del Comitato permanente Africa e questioni globali, del Comitato permanente sui diritti umani e del Comitato permanente sull'attuazione dell'agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile.[40][41][42]

Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, aderisce alla rinascita di Forza Italia, diventandone il successivo 24 marzo 2014 membro del Comitato di presidenza.[42][43] Nello stesso anno la rivista statunitense "Sportrichlist" la classifica al primo posto nella top ten dei più affascinanti politici del mondo.[44][45]

Il 2 maggio 2016 viene ufficializzata la candidatura al consiglio comunale a Napoli come capolista a sostegno del candidato sindaco di centro-destra Gianni Lettieri, venendo eletta e risultando la candidata più votata in assoluto con 6 109 preferenze.[40]

Vicepresidente della Camera dei deputatiModifica

 
Mara Carfagna all'Università degli Studi di Milano-Bicocca nel 2019, per il ciclo "Donne e violenza"

Alle elezioni politiche del 2018 viene rieletta per la quarta volta alla Camera nelle liste di Forza Italia nel collegio plurinominale Campania 1 - 02. Il successivo 29 marzo 2018 viene eletta vicepresidente della Camera dei deputati con 259 voti a suo favore, la più votata.[46][47] Nel suo intervento al momento dell'elezione afferma:[48]

«Sono fiera di rappresentare una Camera dei deputati che è quella con la maggiore rappresentanza femminile della storia e che è profondamente rinnovata: è da qui, con questi rappresentanti del popolo italiano, che si può e si deve partire per risolvere i problemi che affliggono il Paese. Assicuro sin da oggi al presidente, ai colleghi vicepresidenti e a tutti i membri dell’Ufficio di presidenza la mia disponibilità a velocizzare e a rendere più efficace il funzionamento di questa istituzione che è il cuore della democrazia italiana.»

Il 25 novembre 2018, giornata promossa dall'ONU contro la violenza sulle donne, presenta a Montecitorio la campagna di sensibilizzazione da lei ideata #nonènormalechesianormale, che invita tutti a realizzare e a condividere sui propri account social un video o una foto contro i femminicidi[49]. Grazie al coinvolgimento e sostegno di volti noti dello spettacolo, dello sport, della cultura, della politica e delle istituzioni il messaggio raggiunge tutto il paese, e il 23 maggio la campagna viene ripresa negli Stati Uniti diventando #ItsNotNormalThatItsNormal. L'ONU attraverso UN WOMEN, Ente per l'uguaglianza di genere e l'empowerment femminile, appoggia e aderisce alla campagna istituzionale[50]. Il 13 marzo 2018 partecipa alla 63ª sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile in rappresentanza dell'Italia e della Camera intervenendo sul tema empowerment femminile, nel corso della giornata promossa dall'Unione interparlamentare e da 'Un-Women' dedicata alla parità di genere.[50]

Il 3 aprile 2019 la Camera dei deputati approva l'emendamento aggiuntivo di Mara Carfagna al disegno di legge "Codice Rosso", che introduce in Italia il reato di matrimonio forzato, che fino ad allora era punito come maltrattamento secondo l'articolo 572 del codice penale, e l'istituzione di un fondo per le famiglie affidatarie di orfani di femminicidio.[51]

In vista delle elezioni europee del 2019, a poche ore dalla scadenza dei termini di presentazione delle liste si rende protagonista di uno scontro nel partito, dove si parla di "golpe" della Carfagna in chiave anti-Tajani, che si candiderebbe nella circoscrizione Italia meridionale per tentare di rottamare per sempre Silvio Berlusconi e sfilargli la guida del partito,[52] cui lei ha replicato "nessun golpe, sono a disposizione". Carfagna non è risultata tra i candidati nelle liste ufficiali di Forza Italia.[53][54][55]

A giugno 2020, quando si è ritrovata a presiedere l'aula di Montecitorio, ha ripreso diverse volte il deputato e critico d'arte Vittorio Sgarbi per il mancato rispetto delle norme anti-COVID-19, minacciando di espellerlo dall'aula con l'ausilio dei questori. Sgarbi ha replicato con insulti rivolti alla deputata forzista Giusi Bartolozzi e Carfagna stessa, la quale lo fa espellere per le offese pronunciate e letteralmente portare via di peso dai commessi, essendosi Sgarbi ostinato a non uscire.[56][57][58]

Coordinatrice di Forza Italia e Voce LiberaModifica

Il 19 giugno 2019 Berlusconi sceglie Carfagna e il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, durante una riunione congiunta dei gruppi parlamentari forzisti, come coordinatori di Forza Italia: avranno la responsabilità di coordinare l'organizzazione del partito, sulla base delle indicazioni di Berlusconi, e di curare anche il coordinamento di un gruppo al quale verrà affidato l'incarico di redigere una proposta di modifica statutaria da presentare al congresso nazionale.[59][60] Tuttavia il successivo 1º agosto Berlusconi decide di nominare un nuovo coordinamento di presidenza, composto da Carfagna, Anna Maria Bernini, Mariastella Gelmini, Sestino Giacomoni e Antonio Tajani, che andrà a sostituire i due coordinatori; tuttavia Carfagna non accetta l'incarico, affermando: "(…) non farò parte del comitato di liquidazione".[61][62]

Nei mesi successivi rifiuta la "corte" di Matteo Renzi (Italia Viva), di Giovanni Toti (Cambiamo!) e dei centristi Lorenzo Cesa e Gianfranco Rotondi e il 20 dicembre 2019 nella sala del Consiglio della Camera di Commercio di Roma presenta "Voce Libera", un'associazione interna a Forza Italia - con un comitato scientifico, un direttivo e un esecutivo - alla quale aderiscono diversi suoi colleghi parlamentari moderati e dell'Italia meridionale, oltre a Stefano Parisi, Antonio Martino come presidente onorario, il costituzionalista Alfonso Celotto e l'economista Carlo Cottarelli.[63][64][65] Alla vigilia della presentazione di Voce Libera, Berlusconi ha sconfessato l'iniziativa, bollandola come "inutile e divisiva", ma Carfagna risponde: "Inutile? Non potevano farmi augurio migliore, lo dissero anche sulla legge sullo stalking"; e poi attacca: "Dimostreremo che non è così. Forza Italia? A forza di ultimatum, è più la gente che è andata fuori, che non quella che è rimasta dentro".[66][67]

Ministra nel governo DraghiModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Draghi.
 
Mara Carfagna con Nicolas Schmit

Il 12 febbraio 2021 viene nominata ministra per il Sud e la coesione territoriale nel nascente governo di unità nazionale presieduto da Mario Draghi.[68] Il giorno successivo presta giuramento al palazzo del Quirinale nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, succedendo a Giuseppe Provenzano del PD.[69] Una settimana prima del giuramento, Carfagna aveva intravisto nella formazione dell'esecutivo guidato da Draghi «una grande opportunità, non perdiamola».[6]

Il 26 luglio 2022, a seguito della decisione di pochi giorni prima del gruppo parlamentare del Senato di Forza Italia di non votare la fiducia al governo Draghi,[70] lascia il partito dopo quasi 20 anni di militanza politica.[71][72] Pochi giorni dopo annuncia il proprio ingresso nel partito liberale di centro, Azione.[73]

In AzioneModifica

Alle elezioni politiche del 2022 viene ricandidata sempre alla Camera per la lista Azione - Italia Viva nel collegio uninominale Campania 1 - 02 (Napoli: Quartiere 19 - Fuorigrotta), dove ottiene il 7,10% dei voti e termina in quarta posizione (vince Sergio Costa del Movimento 5 Stelle con il 39,72%), e come capolista in quattro collegi plurinominali pugliesi e un campano, risultando eletta nel collegio plurinominale Puglia - 04.[74]

Il 19 novembre 2022 viene eletta presidente di Azione durante l'assemblea nazionale del partito, a Napoli.[75]

Vita privataModifica

Il 25 giugno 2011 sposa il costruttore romano Marco Mezzaroma,[76] nipote di Roberto e Pietro Mezzaroma (padre di Massimo) e fratello di Cristina, moglie di Claudio Lotito;[77] il testimone della sposa è stato Silvio Berlusconi, mentre quello dello sposo è stato Giuseppe De Mita, nipote di Ciriaco. I due si separano dopo circa un anno di matrimonio. Anni dopo, alla trasmissione televisiva Belve di Francesca Fagnani, Carfagna ha detto della relazione che è "una pagina chiusa, è stata una pagina dolorosa".[78]

Il 26 ottobre 2020 è nata la sua prima figlia, Vittoria, avuta con il suo convivente Alessandro Ruben, ex deputato di Futuro e Libertà, al quale è legata dal 2013.[79][80][81]

ControversieModifica

Sugli omosessualiModifica

 
Carro contro Mara Carfagna durante il Gay pride del 2008 a Catania

Il 15 febbraio 2007 al seminario "Donna, vita e famiglia" da lei organizzato, afferma: «Non c'è nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che costituzionalmente sono sterili» e che «per volersi bene il requisito fondamentale è poter procreare»[2]. Queste affermazioni suscitarono lo sdegno di molti esponenti della comunità LGBT, tra i quali l'allora deputata Vladimir Luxuria, che proporrà un parallelo tra le parole della Carfagna e una legge della Germania nazista «che prevedeva l'internamento degli omosessuali ritenuti socio-sabotatori perché non in grado di riprodursi»[2]. A sua difesa, la Carfagna affermerà che le sue parole erano una citazione di Francesco D'Agostino, ordinario di filosofia del diritto e membro della Pontificia Accademia per la Vita, che aveva definito le unioni omosessuali «costitutivamente sterili».

 
Mara Carfagna tra la deputata Anna Paola Concia e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale in occasione della Giornata mondiale contro l'omofobia del 2010

Il 19 maggio 2008 rifiuta il patrocinio per il Gay Pride, diversamente da quanto fatto nel 2007 dalla ministra Barbara Pollastrini durante il secondo governo Prodi, sia pur limitatamente alle iniziative collaterali della manifestazione. Secondo la ministra «sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l'integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare»[82]. Nel 2009 la ministra porta avanti alcune iniziative contro l'omofobia, lavorando con la deputata Paola Concia e con Luxuria, tra cui il patrocinio per una campagna pubblicitaria in cui viene condannata ogni forma di discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale.[3] Il 17 maggio 2010, durante la cerimonia in Quirinale in occasione della Giornata mondiale contro l'omofobia, la ministra si scusa pubblicamente per le affermazioni di due anni prima. In quell'occasione, ringrazia la deputata Anna Paola Concia per:

«avermi aiutata a sfondare il muro della diffidenza della quale penso di essere stata allo stesso tempo vittima e inconsapevole responsabile, in un passato remoto, ormai ampiamente superato.[83]»

Nel maggio 2011 sostiene in Commissione giustizia la proposta di legge dell'on. Concia che prevedeva l'introduzione dell'aggravante per i reati basati sulla discriminazione in base all'orientamento sessuale, dichiarando:

«C’è grande bisogno della legge contro l'omofobia. Mi auguro che [...] quando se ne discuterà alla Camera, si riesca finalmente a approvarla.[84]»

andando contro la linea dettata dal PdL. Il 26 luglio 2011 si astiene alla Camera sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate contro il disegno di legge Concia che aveva invece sostenuto in Commissione giustizia[85], provocando lo sdegno di Arcigay che si dice "delusa" dall'atteggiamento del Ministro.[86]

Allusioni con Silvio BerlusconiModifica

Nel luglio 2008 la dirigente del Popolo della Libertà Margherita Boniver parla al quotidiano La Repubblica dell'esistenza di intercettazioni telefoniche su conversazioni «private» contenenti «di tutto e di più»[87]. Pochi giorni dopo, il giornale argentino El Clarín cita l'articolo di Repubblica aggiungendo dettagli espliciti: tra il Presidente del Consiglio e il Ministro per le pari opportunità vi sarebbe stato un colloquio riguardante prestazioni di natura sessuale[88]. L'8 luglio 2008, dal palco del No Cav Day, Sabina Guzzanti fa riferimento alle presunte intercettazioni e afferma «tu non puoi mettere alle Pari opportunità una che sta lì perchè t'ha succhiato l'uccello»[89]. Il 2 novembre 2008 il padre Paolo, allora senatore del Popolo della Libertà, scrive sul suo blog riguardo alla Carfagna: «È ammissibile o non ammissibile, in una democrazia ipotetica, che il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente?».[90][91]

A tali dichiarazioni Mara Carfagna ha risposto prima chiedendo i danni alla Guzzanti[92] e successivamente, il 3 novembre, annunciando di voler «presentare querela penale per diffamazione nei confronti di Paolo Guzzanti per quanto di falso da lui sostenuto nel suo blog e ripreso dal sito di Repubblica»[93]. Guzzanti ha risposto dichiarando che avrebbe chiamato a testimoniare politici, che avevano letto le intercettazioni e ritenevano credibile l'asserita relazione sessuale tra la Carfagna e il Premier[94]. In seguito, però, lo stesso Guzzanti si è scusato con Mara Carfagna e la vicenda si è chiusa[95]. Carfagna ha inoltre querelato il quotidiano La Repubblica per avere riportato alcune delle frasi di Sabina Guzzanti[96]. Il 9 ottobre 2012 la Guzzanti viene condannata al risarcimento di 40 000 euro all'ex ministro per diffamazione[97][98].

Relazione con Italo BocchinoModifica

A marzo 2011 Gabriella Buontempo, moglie dell'allora deputato e vicepresidente di Futuro e Libertà Italo Bocchino, dichiara di essere a conoscenza di una relazione fra il marito e la Carfagna da due anni e mezzo, relazione poi troncata da Bocchino.[99]

Premi e riconoscimentiModifica

  • Miss Cinema, Miss Italia 1997
  • Premio Guido Carli, nel ventesimo anniversario della scomparsa dell'ex Governatore della Banca d'Italia[100]
  • Ambasciatrice Telefono Rosa[101]

OpereModifica

NoteModifica

Annotazioni
  1. ^ A detta di numerose fonti, tra cui un articolo de la Repubblica del maggio del 2008,[16] Mara Carfagna avrebbe posato per un calendario della rivista Max. Quest'opera, tuttavia, non figura nell'elenco pubblicato sul sito ufficiale del periodico[17] e non è mai stata mostrata interamente da alcuna fonte. A detta della Carfagna le foto attribuite ad un calendario farebbero parte, in realtà, di un pubbliredazionale fatto nel 2001 per pubblicizzare una linea di gioielli di cui era testimonial.[18][12][19] Non è chiaro se l'articolo de la Repubblica sia stato il primo a parlare esplicitamente di un calendario di Max o se, a sua volta, abbia attinto da fonti precedenti.
Fonti
  1. ^ Come coordinatore unico
  2. ^ a b c Carfagna: "Gay costituzionalmente sterili" - Luxuria: "Inaccettabile da chi sfascia famiglie", su la Repubblica.it, 15 febbraio 2007. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato il 24 febbraio 2007).
  3. ^ a b Rifiuta l'omofobia, non essere tu quello diverso, su Dipartimento delle Pari Opportunità, 9 novembre 2009. URL consultato il 25 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 15 gennaio 2010).
  4. ^ a b c d Chi sono | Mara Carfagna blog, su maracarfagna.net. URL consultato il 21 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 2 giugno 2016).
  5. ^ Chi è Mara Carfagna (e perché piace a sinistra). URL consultato il 25 gennaio 2022.
  6. ^ a b c d e f g h Mara Carfagna, su Open. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  7. ^ Stefano Lorenzetto, La tv, la politica, i gay e quelle maldicenze spacciate come verità, su ilgiornale.it, il Giornale, 24 ottobre 2010. URL consultato il 15 ottobre 2017 (archiviato il 3 gennaio 2015).
  8. ^ MISS ITALIA: SFILATA PER LA PRIMA MISS DEL 1997, in Adnkronos, 24 gennaio 1997 (archiviato il 1º luglio 2016).
  9. ^ a b Tutti pazzi per Mara, in L'Espresso, 12 ottobre 2009.
  10. ^ a b Mara Carfagna: ministro per le pari opportunità, su ansa.it, Ansa, 7 maggio 2008. URL consultato il 22 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 12 giugno 2008).
  11. ^ a b Mara Carfagna, la ricordate quand’era così? Fotogallery, su oggi.it, Oggi, 25 novembre 2011. URL consultato il 20 dicembre 2012 (archiviato dall'url originale il 29 ottobre 2012).
  12. ^ a b Stefano Lorenzetto, "La tv, la politica, i gay e quelle maldicenze spacciate come verità" - parte 1 e parte 2, in il Giornale, 24 ottobre 2010 (archiviato dall'url originale il 28 ottobre 2010). (ristampato in Stefano Lorenzetto, Visti da lontano. Il prezzo della vanità, Marsilio Editore, 2011.)
  13. ^ Giovanna Cavalli, Mara Carfagna, pasionaria azzurra, su corriere.it, Corriere della Sera, 31 gennaio 2007. URL consultato il 22 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 4 aprile 2007).
  14. ^ Mara Carfagna, su gossip.excite.it, 30 aprile 2004. URL consultato il 24 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 13 maggio 2009).
  15. ^ Luglio/Agosto 2001, su maxim.it (archiviato dall'url originale il 13 luglio 2002).
  16. ^ In Rete rispunta il calendario della Carfagna, in la Repubblica, maggio 2008.
  17. ^ I calendari di Max, su max.gazzetta.it (archiviato dall'url originale il 16 aprile 2012).
  18. ^ Carfagna: «Sono una ragazza rispettosa», in Corriere della Sera, 2 febbraio 2007. L’articolo fa riferimento ad una foto, descritta dalla Carfagna come parte di un servizio fatto per pubblicizzare dei gioielli, che venne pubblicata dal quotidiano spagnolo AS il 1º febbraio 2007 in ultima pagina (cfr. (ES) Mara encandila a Berlusconi (JPG), in AS, 1º febbraio 2007.) e poi presente tra quelle che la Repubblica nel 2008 attribuì ad un calendario.
  19. ^ Costamagna-Carfagna, schermaglie in tv, in la Repubblica, 10 marzo 2012.
    «[Rispondendo all'accusa di aver «fatto calendari sexy»] Non era un calendario, era un pubbliredazionale [...]»
  20. ^ Silvio premia Mara: veleni rosa in Fi - LASTAMPA.it, su web.archive.org, 22 ottobre 2007. URL consultato il 10 novembre 2021 (archiviato dall'url originale il 23 maggio 2011).
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