Simboli patri italiani

Stampa allegorica del 1895 celebrante il 25º anniversario della breccia di Porta Pia. La figura contiene numerosi simboli patri italiani associati ad allegorie della storia romana[N 1]

I simboli patri italiani sono dei simboli che identificano univocamente l'Italia riflettendone la storia e la cultura. Sono usati per rappresentare la Nazione attraverso emblemi, metafore, personificazioni, allegorie, che sono condivise dall'intero popolo italiano. Alcuni di essi sono ufficiali, cioè sono riconosciuti dalle autorità statali italiane, mentre altri fanno parte dell'identità del paese senza essere definiti normativamente. Altri ancora non sono più utilizzati poiché sostituiti.

Indice

DescrizioneModifica

 
Prima pagina dell'originale della Costituzione della Repubblica Italiana custodito presso l'archivio storico della Presidenza della Repubblica. L'unico simbolo patrio ufficialmente riconosciuto nella carta costituzionale è la bandiera italiana

I tre simboli ufficiali[1] principali, la cui tipologia è presente nella simbologia di tutte le nazioni, sono:

Di questi solamente la bandiera è menzionata esplicitamente nella Costituzione italiana; questo inserimento normativo pone la bandiera sotto la protezione della legge, rendendo possibili sanzioni penali per vilipendio alla stessa[2].

Altri simboli ufficiali, come riportato dalla Presidenza della Repubblica Italiana[1], sono:

L'insegnamento nelle scuole dell'inno di Mameli, la riflessione sugli eventi risorgimentali e sull'adozione della bandiera tricolore sono prescritti dalla legge nº 222 del 23 novembre 2012[3][4].

Vi sono poi degli altri simboli o emblemi dell'Italia che, pur non essendo definiti normativamente, fanno parte dell'identità italiana:

Altri simboli non sono più utilizzati, poiché sostituiti:

  • la lira italiana, ossia la moneta nazionale che ebbe corso legale in Italia sino al 28 febbraio 2002, quando fu sostituita dall'euro;
  • lo stemma del Regno d'Italia, ossia lo stemma ufficiale del Regno d'Italia, che venne sostituito nel 1946 dall'emblema della Repubblica Italiana.

Simboli ufficialiModifica

Bandiera d'ItaliaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Bandiera d'Italia e Storia della bandiera d'Italia.

La bandiera d'Italia, conosciuta in lingua italiana anche come il tricolore, è una bandiera a tre colori composta da verde, bianco e rosso partendo dall'asta, a tre bande verticali di eguali dimensioni, così definita dall'articolo 12 della Costituzione della Repubblica Italiana[N 3], pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale nº 298, edizione straordinaria, del 27 dicembre 1947[N 2][7]. La legge ne regolamenta l'utilizzo e l'esposizione, ne tutela la difesa prevedendo il reato di vilipendio della stessa e ne prescrive l'insegnamento nelle scuole insieme agli altri simboli patri italiani[8][9].

Alla bandiera italiana è dedicata la Festa del Tricolore, istituita dalla legge nº 671 del 31 dicembre 1996, che si tiene ogni anno il 7 gennaio[10]. Questa celebrazione ricorda la prima adozione ufficiale del tricolore come bandiera nazionale da parte di uno Stato italiano sovrano, la Repubblica Cispadana, che avvenne il 7 gennaio 1797 in un salone del palazzo comunale di Reggio nell'Emilia, poi chiamato Sala del Tricolore, sulla scorta degli eventi susseguenti alla rivoluzione francese (1789-1799) che propugnò, tra i suoi ideali, l'autodeterminazione dei popoli[10]. Ad avanzare la proposta di adozione di una bandiera nazionale verde, bianca e rossa fu Giuseppe Compagnoni – che per questo è ricordato come il "padre del tricolore" – nella XIV sessione del congresso cispadano, assemblea formata da 100 deputati provenienti da Bologna, Ferrara, Modena e Reggio nell'Emilia[11] che in precedenza aveva proclamato la nascita della Repubblica Cispadana[12].

Dopo la data del 7 gennaio 1797 la considerazione popolare per la bandiera italiana crebbe costantemente, sino a farla diventare uno dei simboli più importanti del Risorgimento, che culminò il 17 marzo 1861 con la proclamazione del Regno d'Italia, di cui il tricolore divenne vessillo nazionale[13]. La bandiera tricolore ha attraversato più di due secoli di storia d'Italia, salutandone tutti gli avvenimenti più importanti.

Il Canto degli ItalianiModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Il Canto degli Italiani.

Il Canto degli Italiani, conosciuto anche come Fratelli d'Italia, Inno di Mameli, Canto nazionale o Inno d'Italia, è un canto risorgimentale scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro nel 1847, inno nazionale de facto della Repubblica Italiana, sancito implicitamente dalla legge nº 222 del 23 novembre 2012, che ne prescrive l'insegnamento nelle scuole insieme agli altri simboli patri italiani[3][4].

Il Canto degli Italiani (info file)
Versione strumentale eseguita dalla Banda Centrale della Marina Militare Italiana.

Il brano, un 4/4 in si bemolle maggiore[14], è costituito da sei strofe e da un ritornello che viene cantato alla fine di ogni strofa[15]. Il sesto gruppo di versi, che non viene quasi mai eseguito, richiama il testo della prima strofa[15].

Il canto fu molto popolare durante il Risorgimento e nei decenni seguenti[16], sebbene dopo l'unità d'Italia (1861) come inno del Regno d'Italia fosse stata scelta la Marcia Reale, che era il brano ufficiale di Casa Savoia. Il Canto degli Italiani era infatti considerato troppo poco conservatore rispetto alla situazione politica dell'epoca: Fratelli d'Italia, di chiara connotazione repubblicana e giacobina[17][18], mal si conciliava con l'esito del Risorgimento, che fu di stampo monarchico[19].

Dopo la seconda guerra mondiale l'Italia diventò una repubblica e il Canto degli Italiani fu scelto, il 12 ottobre 1946, come inno nazionale provvisorio, ruolo che ha conservato anche in seguito[16]. Nei decenni si sono susseguite varie iniziative parlamentari per renderlo inno nazionale ufficiale, senza però mai giungere a una modifica costituzionale oppure alla promulgazione di una legge specifica che desse al Canto degli Italiani lo status di inno de iure della Repubblica Italiana[20].

Il testo fu scritto nell'autunno del 1847 dal patriota Goffredo Mameli, che lo inviò a Torino per farlo musicare dal maestro Michele Novaro[21]: l'inno esordì il 10 dicembre 1847 a Genova sul piazzale del santuario della Nostra Signora di Loreto del quartiere di Oregina, in occasione della commemorazione della rivolta del quartiere genovese di Portoria contro gli occupanti asburgici durante la guerra di successione austriaca[21].

Emblema della Repubblica ItalianaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Emblema della Repubblica Italiana.

L'emblema della Repubblica Italiana è l'emblema nazionale identificativo dello Stato italiano. Approvato dall'Assemblea Costituente il 31 gennaio 1948, lo stemma finale venne ratificato definitivamente il 5 maggio successivo dal presidente della Repubblica Enrico De Nicola con decreto legislativo n. 535[22][23] per poi essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n°122 del 28 maggio 1948[24]. Il bozzetto iniziale fu realizzato dall'artista Paolo Paschetto, vincitore dei due concorsi pubblici indetti, rispettivamente, nel 1946 e nel 1947[23].

È formato dalla Stella d'Italia sovrapposta a una ruota dentata d'acciaio, simbolo del lavoro, che è alla base della Repubblica (vedere l'articolo 1 della Costituzione italiana)[23]. Questo riferimento al lavoro non va però inteso come una norma giuridica, che obbligherebbe lo Stato a tutelarlo nel dettaglio, bensì a un richiamo al principio ad esso collegato, che è fondativo della società italiana[24]. Il secondo comma, invece, assegnando la sovranità esclusivamente al popolo, stabilisce il carattere democratico della repubblica[25]

L'insieme formato dalla ruota dentata e la stella d'Italia è racchiuso da un ramo di quercia, situato sulla destra, che simboleggia la forza e la dignità del popolo italiano (in lingua latina il termine robur significa infatti sia quercia che forza morale e fisica[26]), e da uno di olivo, situato invece sulla sinistra, che rappresenta la volontà di pace dell'Italia, sia interna sia nei confronti delle altre nazioni[23].

L'emblema della Repubblica Italiana non si può definire stemma in quanto è privo dello scudo; quest'ultimo costituisce infatti, secondo la definizione araldica, una parte essenziale degli stemmi (al contrario di altre decorazioni come, ad esempio, corone, elmi o fronde, che sono parti accessorie). Per tale motivo risulta più corretto riferirvisi con il termine di "emblema nazionale"[27].

Stendardo presidenziale italianoModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Stendardo presidenziale italiano.

Lo stendardo presidenziale italiano è il vessillo distintivo della presenza del Presidente della Repubblica Italiana. Esso segue, pertanto, il Capo dello Stato ogni qual volta si allontani dal Palazzo del Quirinale, presso il quale è esposto durante la sua presenza[28]. Lo stendardo è esposto sui mezzi di trasporto a bordo dei quali sale il presidente, all'esterno delle prefetture quando il presidente è in visita ad una città e all'interno delle sale dove interviene in veste ufficiale[28].

Lo stendardo richiama i colori della Bandiera nazionale italiana, con particolare riferimento al vessillo della storica Repubblica Italiana del 1802-1805; la forma quadrata e la bordatura azzurra simboleggiano le forze armate italiane, che sono comandate dal presidente[28]. Nel 1986 fu istituito uno stendardo per il presidente supplente della Repubblica. Tale stendardo, che è simile al primo vessillo del presidente, anziché blu, è bianco con cornice blu; inoltre, l'emblema della Repubblica, anziché essere color oro, è color argento. Nel 2001 si è creata, invece, l'insegna distintiva per i presidenti emeriti della Repubblica.

VittorianoModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Vittoriano e Milite Ignoto (Italia).

Il Monumento nazionale a Vittorio Emanuele II, meglio conosciuto con il nome di Vittoriano o Altare della Patria, in latino Ara Patriæ, è un monumento nazionale situato a Roma, sul Campidoglio, opera dell'architetto Giuseppe Sacconi.

Il nome "Vittoriano" deriva da Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re d'Italia, che è considerato il fondatore della Patria[29]. Da quando, nel 1921, accolse le spoglie del Milite Ignoto, che è sepolto oltre la scalinata[30], il monumento assunse una nuova valenza simbolica, e quello che era stato pensato inizialmente come monumento dinastico, divenne definitivamente una celebrazione dell'Italia unita e della sua libertà[31].

L'idea di base del Sacconi, d'altra parte, era proprio questa: rappresentare allegoricamente, ma anche geograficamente, tutta l'Italia, per mezzo di raffigurazioni simboliche[32]. Basti pensare ai gruppi scultorei del Pensiero, dell'Azione, della Concordia, della Forza, del Diritto, ai bassorilievi del Lavoro che edifica e feconda, dell'Amor Patrio che combatte e che vince, alle fontane dell'Adriatico e del Tirreno, alle statue delle Regioni d'Italia, ai mosaici della Fede, della Sapienza, della Pace e soprattutto alle quadrighe dell'Unità della Patria e della Libertà dei cittadini. L'unica raffigurazione non simbolica è la statua di Vittorio Emanuele. Magistrale esempio dello stile neoclassico di fine Ottocento, il monumento nazionale italiano celebra la grandezza e la maestà di Roma, eletta al ruolo di legittima capitale d'Italia, rappresentando l'unità del paese (...Patriae Unitati...) e la libertà del suo popolo (...Civium Libertati...)[30].

L'idea di un monumento che celebrasse, attraverso il Padre della Patria, l'intera stagione risorgimentale nacque l'anno della morte del re, nel 1878; il complesso fu poi inaugurato il 4 giugno 1911 dal nipote, Vittorio Emanuele III di Savoia, in occasione dell'Esposizione Internazionale per i cinquant'anni dell'Unità d'Italia[30].

Festa della Repubblica ItalianaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Festa della Repubblica Italiana.

La festa della Repubblica Italiana è una giornata celebrativa nazionale italiana istituita per ricordare la nascita della Repubblica Italiana. Si festeggia ogni anno il 2 giugno, data del referendum istituzionale del 1946, con la celebrazione principale che avviene a Roma. Il cerimoniale della manifestazione organizzata a Roma comprende la deposizione di una corona d'alloro in omaggio al Milite Ignoto all'Altare della Patria da parte del Presidente della Repubblica Italiana e una parata militare lungo via dei Fori Imperiali[33].

Questa data si ricorda il referendum istituzionale con il quale gli italiani vennero chiamati alle urne per decidere quale forma di Statomonarchia o repubblica – dare al Paese[34]. Il referendum fu indetto al termine della seconda guerra mondiale, qualche anno dopo la caduta del fascismo, il regime dittatoriale che era stato sostenuto dalla famiglia reale italiana per circa vent'anni[34].

Questo referendum istituzionale fu la prima votazione a suffragio universale indetta in Italia[34]. Il risultato della consultazione popolare, 12 717 923 a favore della repubblica e 10 719 284 voti contro, venne comunicato ufficialmente il 18 giugno 1946, quando la Corte di Cassazione dichiarò, dopo 85 anni di regno, la nascita della Repubblica Italiana[34].

Simboli non ufficialiModifica

AzzurroModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Blu Savoia, Sciarpa azzurra e Maglia azzurra (Italia).

Il blu Savoia è una gradazione di blu di saturazione compresa fra il blu pavone e il pervinca, più chiaro del blu pavone[35]. Colore nazionale dell'Italia, deve il suo nome al fatto di essere il colore di Casa Savoia, dinastia regnante in Italia dal 1861 al 1946. Diventato colore nazionale italiano con l'unità d'Italia (1861), il suo uso è continuato anche dopo la nascita della Repubblica Italiana (1946).

Le sue origini risalgono al 1366, quando Amedeo VI di Savoia, detto Il Conte Verde, in partenza per una crociata, volle che sulla sua nave ammiraglia, accanto allo stendardo rosso-crociato in argento dei Savoia sventolasse una grande bandiera azzurra in omaggio alla Madonna[36].

Sempre in omaggio alla Vergine, i nastri del'Ordine supremo della Santissima Annunziata, massima insegna cavalleresca italiana in epoca monarchica, erano di colore azzurro, così come azzurri sono i nastri delle decorazioni al valor militare (medaglia d'oro al valor militare, medaglia d'argento al valor militare, medaglia di bronzo al valor militare, croce di guerra al valor militare)[37]. Parimenti gli ufficiali del Regio Esercito si contraddistinguevano per la sciarpa azzurra portata ad armacollo da destra a sinistra, tradizione conservata anche nelle forze armate italiane repubblicane[37]. È azzurra anche la fascia distintiva dei presidenti delle province d'Italia. Lo stendardo presidenziale italiano del Presidente della Repubblica è bordato di azzurro.

Il 6 gennaio 1911 venne adottata per la prima volta dalla Nazionale italiana di calcio, in omaggio ai Savoia, all'epoca casa reale italiana, la maglia azzurra[38]. Sull'onda del successo del calcio come sport nazionale, l'azzurro divenne gradualmente il colore delle maglie di quasi tutti gli sportivi italiani[N 4], tanto che dal secondo dopoguerra incominciò a essere considerato un simbolo patrio al pari della bandiera tricolore[37].

Coccarda italiana tricoloreModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Coccarda italiana tricolore.

La coccarda italiana tricolore è l'ornamento nazionale dell'Italia, ottenuta ripiegando a plissé un nastro verde, bianco e rosso mediante la tecnica detta plissage ("pieghettatura"). È composta dai tre colori della bandiera italiana con il verde al centro, il bianco subito all'esterno e il rosso sul bordo: questa convenzione sulla posizione dei colori deriva dalle coccarde utilizzate a Bologna nel 1794 durante un tentativo di sommossa, che avevano questa composizione cromatica[39]. La coccarda con il rosso e il verde invertiti di posizione è invece quella dell'Iran[40].

Come già accennato la coccarda italiana tricolore comparve per la prima volta a Genova il 21 agosto 1789[41], e con essa i colori i tre colori nazionali italiani[41], anticipando di sette anni il primo stendardo militare tricolore, che venne adottato dalla Legione Lombarda l'11 ottobre 1796[42], e di otto anni la nascita della bandiera d'Italia, che ebbe le sue origini, come già accennato, il 7 gennaio 1797, quando diventò per la prima volta vessillo nazionale di uno Stato italiano sovrano, la Repubblica Cispadana[10].

La coccarda italiana tricolore è uno dei simboli dell'Aeronautica Militare Italiana e una sua riproduzione in stoffa è cucita sulle maglie delle squadre sportive detentrici delle Coppe Italia che si organizzano in diversi sport di squadra nazionali.

CorbezzoloModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Corbezzolo (simbolo patrio italiano).

Il corbezzolo è la pianta nazionale italiana[43]: con le sue foglie verdi, i suoi fiori bianchi e le sue bacche rosse richiama infatti la bandiera d'Italia[5]. Il primo che associò la pianta di corbezzolo al tricolore italiano fu Giovanni Pascoli, che per commentare il passo dell'Eneide di Virgilio in cui si parla del cadavere di Pallante adagiato su rami di corbezzolo, scrisse l'ode Al corbezzolo, in cui considera Pallante il primo eroe morto per la causa nazionale e il corbezzolo la prefigurazione del Tricolore[43][44]. Il tema fu ripreso, sempre da Pascoli, nel carme Inno a Roma[45].

Frecce TricoloriModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Frecce Tricolori.

Le Frecce Tricolori, il cui nome per esteso è Pattuglia Acrobatica Nazionale, costituente il 313º Gruppo Addestramento Acrobatico, sono la pattuglia acrobatica nazionale (PAN) dell'Aeronautica Militare Italiana, nate nel 1961 in seguito alla decisione dell'Aeronautica Militare di creare un gruppo permanente per l'addestramento all'acrobazia aerea collettiva dei suoi piloti. Hanno sede all'aeroporto di Rivolto, in provincia di Udine.

Con dieci aerei, di cui nove in formazione e uno solista, sono la pattuglia acrobatica più numerosa del mondo, ed il loro programma di volo, comprendente una ventina di acrobazie e della durata di circa mezz'ora, le ha rese le più famose[46]. Dal 1982 utilizzano come velivolo gli Aermacchi MB.339 A/PAN MLU.

Le Frecce Tricolori hanno tre programmi di esecuzione delle acrobazie: alto, basso, e piatto, a seconda delle condizioni meteorologiche e alle caratteristiche dell'area dell'esibizione[46]. Il programma alto viene scelto quando la base delle nuvole si trova sopra i 1.000 m ed è caratterizzato dall'esecuzione delle figure acrobatiche interamente sul piano verticale; il programma basso viene preferito invece quando le nubi non superano i 500 – 600 m e non si compiono manovre verticali (come looping o la bomba); infine, la variante piatto prevede passaggi della formazione a bassa quota.

Da alcuni anni, quando possibile, le esibizioni della PAN si chiudono con la formazione al completo che disegna nel cielo un tricolore lungo cinque km mentre dagli altoparlanti a terra la voce di Luciano Pavarotti intona il finale di Nessun dorma per l'intera durata del passaggio.

Italia turritaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Italia turrita.

L'Italia turrita è la personificazione nazionale dell'Italia, nell'aspetto di una giovane donna con il capo cinto da una corona muraria completata da torri (da cui il termine "turrita")[47]. È spesso accompagnata dalla Stella d'Italia, da cui la cosiddetta Italia turrita e stellata, e da altri attributi aggiuntivi, il più comune dei quali è la cornucopia.

La rappresentazione allegorica con le torri, che trae le sue origini dall'antica Roma, è tipica dell'araldica civica italiana, tant'è che la corona muraria è anche il simbolo delle città d'Italia. Dal XIV secolo l'Italia turrita iniziò a essere raffigurata come una donna sconfortata e tormentata dalla sofferenza, visto il ruolo di secondo piano assunto dalla penisola italiana dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente[48]. La popolarità dell'Italia turrita ha toccato il suo ultimo apice nel XIX secolo, durante il Risorgimento: dopo l'unità d'Italia è iniziato un declino che l'ha portata quasi all'oblio, superata per importanza da altri simboli[49].

L'Italia turrita è stata nei secoli ampiamente raffigurata in ambito artistico, politico e letterario. Il suo aspetto più classico, che deriva dal mito primordiale della Grande Madre mediterranea e che è stato definitivamente specificato a cavallo tra il XVI e il XVII secolo da Cesare Ripa, vuole trasmettere simbolicamente la regalità e la nobiltà delle città italiane (grazie alla presenza della corona turrita), l'abbondanza dei raccolti agricoli della penisola italiana (rappresentata dalla cornucopia) e il fulgido destino dell'Italia (simboleggiato dalla Stella d'Italia)[49].

Stella d'ItaliaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Stella d'Italia.

La Stella d'Italia, conosciuta popolarmente come Stellone[23], è una stella bianca a cinque punte che da molti secoli rappresenta la terra italiana. È il più antico simbolo patrio italiano, dato che risale all'antica Grecia[6]. Da un punto di vista allegorico, la Stella d'Italia rappresenta metaforicamente il fulgido destino dell'Italia[49]. Nel 1947 la Stella d'Italia è stata inserita al centro dell'emblema ufficiale della Repubblica Italiana, che è stato disegnato da Paolo Paschetto[50].

L'origine della Stella d'Italia risale al VI secolo a.C., quando il poeta Stesicoro, nel poema Iliupersis (Caduta di Troia), creò la leggenda di Enea che, fuggendo dalla città di Troia, presa e incendiata dai Greci, tornò in Italia, la terra dei suoi antenati, guidato dalla Stella di Venere, che subito dopo il tramonto è visibile sull'orizzonte a ovest[6]. Nell'antica Grecia l'Italia iniziò quindi ad essere associata la Stella di Venere perché posta a occidente della penisola ellenica[51]. Da questa constatazione nacque uno dei nomi con cui era conosciuta l'Italia in questa epoca storica: Esperia, ovvero "terra di Espero, l'astro della Sera consacrato a Venere"[51][52].

Il significato protettivo o provvidenziale della stella, che perdura fino a oggi, nacque durante l'epoca risorgimentale ed è stato poi ripreso dal Fascismo e dalla Resistenza, oltre che dai repubblicani come dai monarchici in occasione del referendum istituzione del 2 giugno 1946, confermando il suo valore unificatore, che è pari a quello del bandiera italiana[6].

Simboli in disusoModifica

Lira italianaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Lira italiana.

La lira italiana è stata la valuta ufficiale dell'Italia fino al 1º gennaio 1999, quando venne ufficialmente sostituita dall'euro; è stata in circolazione fino al 1º gennaio 2002[53]. Viene rappresentata dal simbolo , posto davanti alla cifra. Il suo codice è ISO 4217.

Il nome "lira" deriva dal latino libra ("bilancia"), che, prima con i Libripens dell'antica Roma e poi con Carlo Magno, indicherà sia un'unità di peso (in italiano libbra) che un bene, come un'unità monetaria (la libbra d'argento). Fu il doge della Repubblica di Venezia Nicolò Tron a coniare nel 1472 la prima lira d'argento da 20 Soldi (6,52 g con titolo di 948/1000), la lira Tron, cui seguì quella del doge Pietro Mocenigo. L'esempio fu poi seguito da altri Stati italiani, che iniziarono a coniare monete a cui diedero il nome "lira": queste ultime iniziarono pertanto a diffondersi lungo tutta la penisola italiana.

L'introduzione della lira italiana va invece fatta risalire all'epoca napoleonica: in particolare questa moneta venne introdotta durante la seconda campagna d'Italia con la ricostituzione della Repubblica Cisalpina come Repubblica Italiana (gennaio 1802), trasformatasi poi nel Regno d'Italia (marzo 1805).

Stemma del Regno d'ItaliaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Stemma del Regno d'Italia.

Lo stemma del Regno d'Italia è stato l'emblema nazionale del Regno d'Italia. È essenzialmente formato da una croce sabauda (di rosso alla croce argento) a cui sono aggiunti ornamenti esteriori; fu normato per la prima volta con una deliberazione della Consulta araldica il 4 maggio 1870[54]. Nel corso della sua storia venne modificato due volte, nel 1890 e nel 1929. In seguito al referendum istituzionale del 1946, con cui in Italia fu abolita la monarchia, fu sostituito dall'emblema della Repubblica Italiana.

NoteModifica

EsplicativeModifica

  1. ^ Il soggetto centrale della stampa è formato da tre figure femminili con abiti formanti il Tricolore. Al centro è presente una Vittoria alata sormontata dalla Stella d'Italia e ornata da un collare recante lo stemma Savoia. Sulla sinistra è presente l'Italia turrita, mentre a destra compare la Roma guerriera con elmo romano avente in mano una lancia e uno scudo con l'immagine della Lupa capitolina allattante Romolo e Remo. A sinistra è presente la palma della vittoria, mentre sullo sfondo si riconoscono il Vittoriano, la statua equestre di Marco Aurelio del Campidoglio, il Colosseo, un Arco di Trionfo, la Colonna Traiana, la scritta SPQR e un putto alato che suona la squilla della vittoria. L'immagine è sormontata da un intreccio di rami di quercia e di corbezzolo, mentre in basso è presente un'aquila con ali spiegate entro una corona d'alloro
  2. ^ a b [...] La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. [...]
    Articolo nº 12 della Costituzione della Repubblica Italiana del 27 dicembre 1947, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana nº 298, Edizione Straordinaria, del 27 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1º gennaio 1948.
  3. ^ La terminologia utilizzata nel testo costituzionale è araldicamente impropria: la "banda", per definizione, è quel tipo di partizione che divide la bandiera diagonalmente. La definizione corretta sarebbe dovuta essere "interzata in palo". Cfr. manuale ragionato di araldica su "manuali.lamoneta.it".
  4. ^ Eccetto che negli sport automobilistici, dove il colore assegnato all'Italia è tradizionalmente il rosso corsa, e in altre discipline come ciclismo e sport invernali, che sovente fanno uso del bianco.

BibliograficheModifica

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  2. ^ Calabrese, p. 109.
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  4. ^ a b Legge 23 novembre 2012, n. 222, gazzettaufficiale.it. URL consultato il 30 novembre 2014.
  5. ^ a b Il corbezzolo simbolo dell'Unità d'Italia. Una specie che resiste agli incendi, altovastese.it. URL consultato il 25 gennaio 2016.
  6. ^ a b c d Rossi, p. 38
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  8. ^ Villa, pp. 37-38.
  9. ^ Renato Bricchetti, Codice penale e leggi complementari. Giurisprudenza, schemi e tabelle, su books.google.it. URL consultato il 17 febbraio 2016.
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  14. ^ Maiorino, p. 20.
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  16. ^ a b I simboli della Repubblica - L'inno nazionale, quirinale.it. URL consultato il 7 agosto 2014.
  17. ^ Maiorino, p. 50.
  18. ^ Ridolfi, p. 149.
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  20. ^ E il "Canto degli Italiani", scritto da Goffredo Mameli nel 1847, riceve il sigillo dell'ufficialità, archivio.siciliainformazioni.com. URL consultato il 7 dicembre 2014.
  21. ^ a b Maiorino, p. 18.
  22. ^ Decreto legislativo 5 maggio 1948, n. 535, in materia di "Foggia ed uso dell'emblema dello Stato."
  23. ^ a b c d e I simboli della Repubblica – L'emblema, su quirinale.it.
  24. ^ a b Villa, p. 137.
  25. ^ Villa, pp. 138-137.
  26. ^ Villa, p. 139.
  27. ^ Carlo Bertelli, E l'astro del mattino diventò lo stellone d'Italia, in Corriere della Sera, 14 giugno 2011, p. 50. (archiviato dall'url originale il 1º luglio 2012).
  28. ^ a b c Lo Stendardo presidenziale, Quirinale.it. URL consultato il 22 settembre 2010.
  29. ^ Romano, p. 9
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  31. ^ Romano Ugolini, Cento anni del Vittoriano 1911-2011. Atti della Giornata di studi, Gangemi Editore spa4 giugno 2011 (pag. 22) consultabile su Google libri aprendo questo collegamento
  32. ^ Sito SPQR
  33. ^ Festa della Repubblica: le foto della parata a Roma, panorama.it. URL consultato il 19 gennaio 2016.
  34. ^ a b c d Perché la Festa della Repubblica è proprio il 2 giugno, ilpost.it. URL consultato il 19 gennaio 2016.
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BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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