Caltagirone

comune italiano
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Caltagirone
comune
Caltagirone – Stemma Caltagirone – Bandiera
Caltagirone – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
Città metropolitanaProvincia di Catania-Stemma.svg Catania
Amministrazione
SindacoGiovanni Ioppolo (liste civiche di centro-destra) dal 20-6-2016
Territorio
Coordinate37°14′N 14°31′E / 37.233333°N 14.516667°E37.233333; 14.516667 (Caltagirone)Coordinate: 37°14′N 14°31′E / 37.233333°N 14.516667°E37.233333; 14.516667 (Caltagirone)
Altitudine608 m s.l.m.
Superficie383,38 km²
Abitanti37 332[2] (30-11-2019)
Densità97,38 ab./km²
FrazioniAlbanazzo, Colleggiata (Collegiata), Favarella, Granieri, Mulino Buongiovanni, Piano Carbone, Piano San Paolo, Rangasia, San Basilio - Casa Prete, San Mauro, Santo Pietro, Serra Fornazzo, Signore del Soccorso, Villa Gravina, Villa Grazia
Comuni confinantiAcate (RG), Gela (CL), Grammichele, Licodia Eubea, Mazzarino (CL), Mazzarrone, Mineo, Mirabella Imbaccari, Niscemi (CL), Piazza Armerina (EN), San Michele di Ganzaria
Altre informazioni
Lingueitaliano e siciliano[1]
Cod. postale95041
Prefisso0933
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT087011
Cod. catastaleB428
TargaCT
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitanticalatini (o caltagironesi)
Patronosan Giacomo il Maggiore, Maria ss del Ponte (compatrona)
Giorno festivo25 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Caltagirone
Caltagirone
Caltagirone – Mappa
Posizione del comune di Caltagirone nella città metropolitana di Catania
Sito istituzionale

Caltagirone (Cattaggiruni in siciliano) è un comune italiano di 37 332 abitanti[2] della città metropolitana di Catania in Sicilia.

Si trova a cavallo tra la Sicilia orientale e centrale, ed è parte del comprensorio del Calatino, della quale ne è comune capofila. Fu parte del Vallo di Noto ed è sede vescovile dal 1816.

È conosciuto per la produzione della ceramica, oltre che importante centro agricolo. Il centro storico è stato insignito del titolo di Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 2002.

EtimologiaModifica

Il nome di Caltagirone è di difficile interpretazione. La prima parte del nome, cioè calta-, proviene sicuramente dall'arabo qalʾat (قَلْعَة) che significa castello, fortezza o rocca, così come accade per molti altri comuni siciliani (Calascibetta, Calatafimi, Buscemi). Nel Basso Medioevo il nome latino era Calatagironum, come si legge più volte nell'Historia sicula di Bartolomeo di Neocastro (c. 1250- c. 1310).

Per quando riguarda la restante parte secondo alcuni studiosi potrebbe trattarsi dell'arabo al-ḡīrāni (الْغِيرَانِ) cioè "castello delle grotte", per via delle numerose grotte disseminate sul territorio. Altri lo riconducono invece, con minor probabilità, a al-ḵinzīri (الخنزير) cioè "rocca dei maiali o dei cinghiali". Altre ipotesi asseriscono un'etimologia che riconduca al passato greco, quindi "rocca di Gelone", "rocca di Gerone" o "rocca dei gelesi", oppure alla presenza di colonie liguri, perciò "rocca dei genovesi".

Geografia fisicaModifica

La città è ubicata tra i monti Erei e gli Iblei, ed è attraversata dalla Strada statale 417, che la collega a Catania e a Gela.

Caltagirone si trova circa a 68 km da Catania, a 57 km da Ragusa, a 60 km da Enna, e a 39 km da Gela, che ne rappresenta il suo più vicino sbocco al mare. La città (608 metri s.l.m. come altura massima) presenta un assetto urbanistico in cui la parte del centro storico, collocata più in alto, è nettamente distinta dalla zona di nuova espansione, più a sud-est.

Il centro urbano è posto su un crocevia che permette l'accesso a diverse aree della Sicilia: verso nord-ovest è possibile accedere alla Sicilia centrale (e quindi a Piazza Armerina e a Enna), verso nord-est alla Sicilia orientale (a Catania e all'alto siracusano, quindi i comuni di Augusta e Lentini), verso sud al litorale meridionale (a Gela e Licata), verso sud-est alla Sicilia sud-orientale (a Ragusa).

 
Vista del Vulcano Etna e della vallata della Piana di Catania dalla Strada statale 385 di Palagonia

TerritorioModifica

La città sorge al margine occidentale della provincia, a 608 m di altitudine, adagiata sulle tre colline che, formando un anfiteatro naturale, costituiscono lo spartiacque tra le valli del fiume Maroglio, che sfocia nel golfo di Gela, e quella del fiume Caltagirone, che scende verso la piana di Catania.

Nella parte meridionale si trova un piccolo altopiano sabbioso dove sorge il piccolo borgo di Santo Pietro con la sua riserva naturale. Dall'altopiano si può godere il panorama del golfo di Gela.

Sempre nella parte meridionale sorge la frazione di Granieri, a 351 m di altitudine, entrato a far parte del territorio di Caltagirone nei primi anni del Novecento. La maggior parte degli abitanti parla la variante iblea (orientale con metafonia) del siciliano.

Facevano parte del territorio le borgate di Mazzarrone, Botteghelle, Cucchi, Leva e Grassura, elevate a comune autonomo nel 1976 e costituenti l'attuale comune di Mazzarrone. Già nel 1937 era stato ceduto al comune di Chiaramonte Gulfi l'esteso territorio dell'ex feudo Mazzarronello, a sud di Mazzarrone.

Il suo territorio comunale è il ventiquattresimo in Italia per superficie, il quinto della Sicilia, e la prima della Città Metropolitana di Catania, con una superficie complessiva del territorio comunale pari a 383,38 km².

Riserve naturaliModifica

Nel territorio di Caltagirone sono presenti la Riserva naturale orientata Bosco di Santo Pietro[3] e il Parco Monte San Giorgio, situato nella parte nord della città, non lontana dal centro storico.

ClimaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Caltagirone.
 
Paesaggio di campagna tra Caltagirone e Piazza Armerina, nei pressi della Strada statale 124 Siracusana, in direzione San Michele di Ganzaria.

Data l'altitudine di poco superiore ai 608 m s.l.m., il clima è generalmente umido, anche per il fatto di trovarsi sullo spartiacque tra la piana di Gela e la piana di Catania.

L'inverno è piuttosto freddo, con temperature comunque sempre sopra lo zero, ed è caratterizzato da precipitazioni abbastanza copiose, soprattutto piovose. Qualche volta è possibile osservare fenomeni nevosi di bassa o media intensità.

La nebbia caratterizza l'autunno in quasi tutte le zone della città, tanto da essere definita dagli abitanti stessi a paisana o a muḍḍura. La primavera è abbastanza fresca, con temperature superiori ai 10-15 °C, mentre l'estate si manifesta con alte temperature (sopra i 35 °C di media), che degenerano a volte in afa tra luglio e agosto.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +8,2 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +25,4 °C.[4]

CALTAGIRONE Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 11,112,114,416,721,827,330,430,426,621,116,512,912,017,629,421,420,1
T. min. mediaC) 5,35,36,78,812,717,220,020,417,613,810,37,05,99,419,213,912,1

StoriaModifica

PreistoriaModifica

Sin dall'antichità la località fu scelta per la sua posizione privilegiata, che essendo sullo spartiacque che divide le due più vaste pianure della Sicilia, la Piana di Gela e la Piana di Catania, le consentiva di controllare e difendere un vasto territorio.

I primi insediamenti stabili nel territorio dell'odierna Caltagirone risalgono alla preistoria. Il più antico insediamento del territorio finora noto è il Riparo Cafici, nella valle di Terrana, risalente al Paleolitico superiore o al primo Mesolitico. Gli scavi archeologici effettuati in contrada Sant'Ippolito – alle sorgenti del fiume Caltagirone – hanno portato alla luce i resti di un villaggio neolitico abitato ininterrottamente sino all'arrivo dei Greci.

Poco distante, in contrada Montagna, vi è una vasta necropoli risalente alla tarda età del bronzo. Vi sono presenti delle tombe a tholos.

Sulle colline che dominano la vallata del fiume Maroglio si trova il grande centro prima indigeno e poi greco di Monte San Mauro con resti di edifici tra i quali un anaktoron.

Altri insediamenti preistorici si trovano nelle contrade Moschitta, Paradiso, Piano dell'Angelo e nella stessa Caltagirone.

Dai Romani al MedioevoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lombardi di Sicilia, Comunità ebraica di Caltagirone e Colonie genovesi.
 
Zona Miracoli, già Giudecca di Caltagirone

Scavi archeologici hanno dimostrato la presenza dapprima dei Greci e successivamente dei Romani nel territorio, scelta avvenuta per la sua posizione privilegiata che le consentiva di controllare un vasto territorio.

Sembra che gli Arabi abbiano introdotto nuove tecniche nella lavorazione dell'argilla, dando quindi un importante impulso all'artigianato della ceramica. L'espansione vera e propria dell'abitato e il fiorire della sua economia avvennero comunque durante il periodo normanno. Nel 1154 Edrisi, il celebre geografo arabo alla corte di Ruggero il Normanno, descrive così Hisn al-Genūn (Castello dei Genovesi): Il castello di Caltagirone sorge imponente sulla vetta di un monte inaccessibile; nel suo territorio si estendono campi coltivati a perdita d'occhio. Questo nome deriva probabilmente dalla presenza di una nutrita colonia di Genovesi giunti intorno al 1040.

 
Scalinata di S. Maria del Monte

La fiorente comunità ligure diede manforte al conte Ruggero contro i musulmani durante l'assedio della Rocca di Judica. Quest'aiuto valse alla città di Caltagirone i possedimenti dei territori di Judica, Fetanasimo, Regalsemi e Camopietro ed è all'origine della ricchezza feudale della città.

Nel XIII secolo Caltagirone partecipò alla rivolta contro gli Angioini nei Vespri siciliani.

Fu il nobile Gualtiero di Caltagirone a sollecitare l'avvento di re Pietro d'Aragona nel corso dell'assedio di Messina. Deluso nelle sue aspettative dal nuovo monarca, Gualtiero cospirò contro di lui e fu per questo decapitato in Piazza San Giuliano nel 1283.

 
Piastrelle a tema ebraico decoranti la Scalinata di Ss. Maria del Monte

In seguito allo sviluppo dell'artigianato e del commercio, legati alla produzione della ceramica, nacque una classe di ricchi commercianti che si stabilirono qui provenendo anche da altre parti d'Italia.

Lo sviluppo di cui godette la città è ravvisabile anche nel centro storico, che presenta diversi edifici sacri e pubblici di valore artistico, la cui costruzione e il cui rifacimento fu affidato, com'era in uso, a famosi architetti ed artisti dell'epoca.

Nel XIV secolo a Caltagirone (In ebraico: קלטג'ירונה) viveva una piccola comunità ebraica (הקהילה היהודית ב Caltagirone) stabilitasi in una zona vicino al quartiere San Giuliano, che oggi prende il nome di Via Iudeca (דרך Iudeca) o zona miracoli. Gli ebrei si dedicavano all'artigianato (in particolare nel settore tessile, molte famiglie della comunità ebraica finirono con l'assumere alcuni cognomi tipici (come per esempio Alba) e a cimentarsi nelle attività creditizie.

Nel 1492 la dominazione spagnola decretò la scomparsa degli ebrei in Sicilia e la città fu duramente colpita nella sua vita economica e culturale.

Nel 1458 sorgeva in cima alla collina maggiore un castello dove si incoronò re di Sicilia Giovanni II di Aragona che, per gratitudine dei soccorsi ricevuti nelle varie imprese da lui compiute, tornò a dichiarare Caltagirone città demaniale. Anche Giovanni di Trastámara e Ferdinando il Cattolico le concedettero e confermarono altri privilegi, tra cui quello del merum et mixtum imperium.

 
Piazza Umberto I, in evidenza il campanile della Cattedrale e il Monte delle Prestanze, oggi filiale UniCredit.

Secoli XV-XVIIModifica

I secoli XV e XVII furono l'epoca aurea della Città della ceramica, che allora si arricchì di chiese, istituti, collegi e conventi. Nacque pure l'università nella quale si insegnavano giurisprudenza, filosofia e medicina, nonché un ospedale.

In quei secoli la popolazione della città si aggirò sempre attorno ai 20.000 abitanti, numero considerevole al tempo, di cui solo un migliaio erano ceramisti.

Nel 1671 a causa della carestia morirono circa 2000 persone, per fame e per stenti.

Il 1693 è l'anno che segna una radicale svolta per Caltagirone come del resto per l'intera Sicilia orientale. Un catastrofico terremoto la rade al suolo insieme ad altre dieci città: il fatto costò la vita a circa 100.000 persone.

La città nell'arco di circa dieci anni viene ricostruita con un volto barocco, quello che ancora oggi sostanzialmente conserva nel suo centro storico.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoto del Val di Noto.

Il NovecentoModifica

 
Edificio in stile Liberty a Caltagirone.

Nel 1900 Caltagirone fu città simbolo del popolarismo italiano di Don Luigi Sturzo. Caltagirone fu anche il simbolo del movimento antifascista, dato che Don Luigi Sturzo si oppose al regime mussoliniano, e perciò egli dovette rifugiarsi prima a Londra e poi a New York.

Negli anni venti, per via della dismissione delle miniere di zolfo, subì un decremento di popolazione, il quale però fu molto meno accentuato rispetto ad altri centri della Sicilia centrale, che in generale persero la metà dei loro abitanti.

 
Il palazzo delle poste in Corso Vittorio Emanuele

Durante la seconda guerra mondiale, Caltagirone soffrì dei pesanti bombardamenti degli Alleati, che distrussero alcuni monumenti significativi per la città, nonché procurarono centinaia di vittime.

Dagli anni sessanta agli anni settanta, la città subì un esodo di popolazione verso le regioni italiane del nord e verso la Germania, come avveniva anche in altri centri siciliani, finché nel decennio successivo si ebbe una nuova crescita generale, dovuta allo sviluppo dell'attività artigianale e dell'edilizia, la quale quest'ultima ne raddoppiò l'estensione del centro urbano, adesso poggiante anche sulla vallata iblea.

Oggi Caltagirone è un'importante destinazione turistica della Sicilia, merito soprattutto del suo patrimonio artistico e artigianale. Nel contesto provinciale, è una delle più importanti città del catanese, in virtù degli aspetti demografici, giudiziari, amministrativi e storici.

Tra le sue risorse più cospicue vanno ricordati i musei (Museo Regionale della Ceramica, Mostra dei Pupi siciliani, Galleria Civica d'Arte Contemporanea e molti altri), le chiese (se ne contano più di 50) e le ville (Villa Patti, Villa Milazzo, Giardino Pubblico Vittorio Emanuele).

 
Stemma della città in ceramica policroma, la quale decora il Ponte San Francesco

Simboli e onorificenzeModifica

Il simbolo di Caltagirone risale al 1030, anno della liberazione della città da parte dei genovesi dal dominio saraceno.

I calatini, per riconoscenza, avrebbero adottato nel loro stemma, nel petto dell'aquila che tiene tra gli artigli un osso, lo scudo di San Giorgio sostenuto da due grifoni, ciò per ricordare l'antica origine, quella della Repubblica marinara di Genova. Esso è descritto così:

«“D’argento alla croce di rosso all’interno di uno scudo. Ornamenti esteriori da città. Fanno parte dello stemma inoltre, per tradizione millenaria, gli ornamenti raffiguranti l’aquila coronata con le ali spiegate che con l’artiglio destro brandisce un osso di gigante, con grifoni alati ai lati.”»

Il 6 aprile 1987, per decreto presidenziale, il comune di Caltagirone è stato insignito del titolo di città.

  Titolo di Città
«D.P.R. 6 aprile 1987»

La bandiera comunale, seppur essa non venga citata nello statuto comunale[5], come nel caso dello stemma e del gonfalone, suole essere mostrata in periodi alternati. Consiste in un drappo bipartito di colori bianco e rosso, seppur la bandiera di San Giorgio possa essere definita un simbolo identificativo.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

  Bene protetto dall'UNESCO
  Patrimonio dell'umanità
Città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud orientale)
(EN) Late Baroque Towns of the Val di Noto (South-Eastern Sicily)
Tipoarchitettonico
CriterioC (i) (ii) (iv) (v)
Pericolono
Riconosciuto dal2002
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda

Architetture religioseModifica

  • Basilica Cattedrale di San Giuliano, chiesa di origine normanna, subì varie ricostruzioni a causa dei terremoti che colpirono la zona. Nel 1816, con l'istituzione della Diocesi di Caltagirone fu elevata al rango di Cattedrale;
  • Chiesa del Signore del Soccorso, ad ovest della città, sull'antica strada per Gela, sorgeva, prima del terremoto del 1693, una chiesetta dedicata alla Madonna del Soccorso, sotto le sue macerie venne ritrovato un crocifisso dipinto su pietra. Sul luogo del ritrovamento, alla fine del Settecento, fu costruita una chiesa progettata dal Bonajuto, in cui si venera la sacra immagine. In seguito il Santuario del SS. Crocifisso s'arricchì di nuove strutture, anche per poter accogliere i devoti che vi si recano, lungo la strada che porta al Santuario si notano i misteri del Santo Rosario e le stazioni della Via Crucis su pannelli in maiolica.
  • Abbazia di Terrana, a pochi chilometri da Santo Pietro, nel vicino feudo di Terrana, sorgeva un tempo l'importante abbazia cistercense di Santa Maria di Terrana di cui oggi rimane parte di una chiesetta, edificata nel XIII secolo, con resti d'affreschi quattrocenteschi. Sulla facciata si mette in chiara evidenza il portale principale con i due mascheroni. All'interno, a fianco dell'abside, una porticina, sormontata da un arco ogivale, permette l'accesso al campanile.
  • Cimitero monumentale di Caltagirone, sulla via Nicastro, ad appena tre chilometri dal centro abitato, si trova il cimitero monumentale, preceduto da un viale alberato. Detto cimitero del Paradiso, dal nome della contrada in cui sorse, fu progettato dall'architetto Giovan Battista Nicastro nel 1866[6], con pianta a croce bizantina iscritta dentro un muro perimetrale che in parte lascia intravedere l'interno attraverso alcune aperture. Il progetto non fu mai portato a compimento dal Nicastro che morì nel 1903. Dal 1931 è stato dichiarato monumento nazionale.

Altre chieseModifica

  • Chiesa dell'Immacolata e convento dell'Ordine dei frati minori conventuali, quest'ultimo per molti anni sede del Seminario Diocesano, è oggi la Sede Vescovile.
  • Chiesa di Sant'Agata;
  • Chiesa di Sant'Andrea;
  • Chiesa di Santa Lucia;
  • Chiesa di Maria Santissima dei Miracoli;
  • Chiesa del Santissimo Crocifisso del Soccorso;
  • Chiesa di San Biagio;
  • Chiesa di Maria Santissima delle Stelle;
  • Chiesa di Sant'Orsola;
  • Chiesa di Gesù e Maria;
  • Chiesa di Sant'Isidoro;
  • Chiesa di Maria Santissima degli Angeli;
  • Chiesa di Santa Caterina;
  • Chiesa di Santa Sofia;
  • Chiesa del Rosario;
  • Chiesa della Circoncisione di Gesù o del Collegio dei Gesuiti (1571);
  • Chiesa di San Nicola;
  • Basilica di Santa Maria del Monte (ex Matrice), basilica minore dal 1963;[7]
  • Chiesa di Maria Santissima del Ponte;
  • Chiesa di San Domenico;
  • Chiesa di San Bonaventura e convento dell'Ordine dei frati minori osservanti riformati, quest'ultimo trasformato in carcere dopo l'Unità d'Italia e la confisca dei beni ecclesiastici;
  • Basilica di San Giorgio;
  • Chiesa di Santo Stefano;
  • Chiesa di Santa Chiara;
  • Chiesa di San Francesco di Paola;
  • Chiesa di Santa Rita;
  • Chiesa Santa Maria di Gesù;
  • Chiesa di San Pietro;
  • Chiesa di San Giacomo
  • Chiesa dei Cappuccini;
  • Chiesa del Santissimo Salvatore;
  • Chiesa di San Giovanni Bosco;
  • Chiesa di Maria SS. della Neve;
  • Chiesa di San Giuseppe;
  • Chiesa della Sacra Famiglia;
  • Chiesa di Sant'Anna;
  • Chiesa della Madonna della Via;
  • Chiesa di San Giovanni Bosco;
  • Chiesa San Vincenzo de Paoli;
  • Chiesa di San Paolo Apostolo; (frazione Piano San Paolo)
  • Chiesa dei Santi Pietro e Paolo; (frazione Santo Pietro)
  • Chiesa di San Giovanni Battista; (frazione Granieri)

Edifici civiliModifica

I CarruggiModifica

 
Via Purgatorio, esempio di carruggiu caltagironese, con la Chiesa di Santa Chiara di fronte

Per carruggi s'intendono in generale le strade, i larghi, i vicoli e i ronchi del centro storico della città, datati presumibilmente al XI secolo, di natura simile alle kasbah arabe. Il termine è una sicilianizzazione del termine ligure carroggio: molto probabilmente la loro costruzione può essere attestata ai coloni liguri che lì si stanziarono. È molto probabile che essi siano stati costruiti anche per natura difensiva, dato che ai tempi si susseguivano battaglie tra normanni e saraceni.

Sono caratterizzati dalle loro anguste proporzioni, specialmente in larghezza, che li rendono spesso di difficile transito per i mezzi e in alcune occasioni anche per le persone. Sono le più tipiche e comuni tipo di vie presenti all'interno dell'antico centro cittadino, che ne caratterizzano l'intero aspetto. Ad oggi, alcune di queste permettono il transito dei veicoli (anche come ZTL), mentre altre sono esclusivamente di tipo pedonale. I carruggi possono essere sia vie in basolato che a scale, anche se alcune se ne possono incontrare asfaltate.

Siti archeologiciModifica

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

L'evoluzione demografica registratasi a partire dal 1861, denota il dato della popolazione a circa 22 000 abitanti. La tendenza positiva culminò nei 41 879 abitanti del 1901, mentre durante il primo decennio fascista si ebbe un crollo demografico che ricondusse la popolazione alla soglia dei 36 118 abitanti.

Nel secondo dopoguerra la città tornò quasi sui livelli di inizio secolo, ma dagli anni sessanta agli anni settanta, a causa dell'insufficiente sviluppo economico, subì nuovamente un decremento demografico (i cittadini emigrarono nelle città del Nord Italia, specialmente del Piemonte, della Lombardia e dell'Emilia-Romagna, ma anche in Germania e Australia), finché nel decennio successivo non si ebbe una nuova crescita, da associarsi anche all'espansione edile che portò alla costruzione della città nuova e alla crescita di servizi ed attività commerciali. Ad oggi, come altri comuni siciliani, subisce un trend demografico in negativo. È tra i 25 comuni più popolosi della Sicilia, nonché centro di riferimento all'interno della Città metropolitana di Catania.

Abitanti censiti[8]

Etnie e minoranze straniereModifica

Al 31 dicembre 2019 gli stranieri residenti a Caltagirone erano 1 517. Le nazionalità più rappresentate erano:[9]

  1. Romania – 392
  2. Sri Lanka – 326
  3. Gambia – 65
  4. Albania – 52
  5. Tunisia – 44
  6. Senegal - 43
  7. Brasile - 41
  8. Mali - 35
  9. Marocco - 35

ReligioneModifica

La religione maggiormente professata a Caltagirone è quella cristiana cattolica, la quale massima istituzione in città è la Diocesi di Caltagirone, appartenente all'Arcidiocesi di Catania. Fino al 2000 l'arcidiocesi era appartenente all'Arcidiocesi di Siracusa.

Altre confessioni cristiane professate in città sono quelle del ramo evangelico-pentecostale, presente con alcuni luoghi di assemblea sparsi per tutta l'area urbana. In città è altresì presente una Sala del Regno dei Testimoni di Geova.

Per via della recente immigrazione, sono presenti anche cittadini appartenenti alla Chiesa ortodossa (generalmente da Romania e Ucraina) e all'Islam (provenienti da Albania, Marocco, Senegal, Tunisia).

Qualità della vitaModifica

Nel complesso, seppur non sia tra le peggiori della propria provincia, la qualità della vita a Caltagirone si attesta su livelli bassi rispetto alla media nazionale. È caratterizzato da alti livelli di disoccupazione, con più della metà dei giovani senza un lavoro e con una forte incidenza sulla popolazione femminile[10], da un non trascurabile rischio di dispersione scolastica[11] e da un elevato indice di vulnerabilità materiale e sociale[12], il quale si traduce in una richiesta importante di sussidi statali, come nel caso del Reddito di Cittadinanza, la quale richiesta ha superato il migliaio di unità familiari[13]. Il proprio PIL pro capite si aggira su livelli decisamente più bassi sia rispetto alla media nazionale che quella regionale generale[14]. A Caltagirone vi è anche la maggior incidenza regionale di minori non accompagnati per abitante, con un indice di uno ogni 117 residenti[15]. Si nota altresì una discrepanza di qualità della vita tra il centro storico e la zona di nuova espansione, con situazione generalmente più critica nel nucleo più antico della città, seppur anche in alcune aree del centro nuovo si possono incontrare sacche di povertà[11].

Lingue e dialettiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto siciliano orientale.

Oltre all'italiano, a Caltagirone si parla il siciliano, nella sua varietà locale (chiamata a parrata cattaggirunìsi o u cattaggirunìsi nella grafia locale), ascrivibile al ramo del dialetto siciliano orientale, di cui fa parte insieme al dialetto catanese e a quello siracusano, dai quali però si differenzia per la presenza di uno storico sostrato ligure che lo rende peculiare sia rispetto ad altre parlate affini, sia rispetto ai dialetti Dialetti gallo-italici di Sicilia, come quelli nicosiano e piazzese, alla quale viene a volte impropriamente comparato. Sussistono, come in altri dialetti del siciliano, influenze francesi, iberiche (sia castigliane che catalane), arabe, greche, toscane e provenzali. Va menzionata anche la presenza di alcune soluzioni fonologiche più tipicamente centrali, nonché recenti prestiti dall'italiano.

Nel dialetto sussistono, a livello fonetico e fonologico, elementi non comuni del siciliano standard, come la vocale centrale chiusa non arrotondata (graficamente descritta con il segno /ɨ/) al posto delle vocale atona /ɪ/, ovvero la vocale quasi anteriore quasi chiusa non arrotondata, la lenizione intervocalica a centro di parola (specialmente del suono /s/, che si trasforma in /z/, ma anche della /ʧ/, che si trasforma in /ʒ/), le vocali nasali (molto comuni i suoni /ɐ̃/,/ũ/, che si esprimono con i dittonghi an-, un-, in-, en-, on-), e le semiconsonanti in posizione centrale (parole come ovu, arburu e lampijuni ne sono un chiaro esempio). Queste peculiarità, specialmente la citata vocale centrale, fa sì che storicamente venissero conosciuti popolarmente come persone che parlano câ favìtta 'n mucca, cioè con la fava in bocca, in riferimento all'abitudine dei parlanti calatini di non esprimere vocali finali e di lenire le consonanti, come se avessero perennamente qualcosa tra i denti.

A livello morfologico, forse di origine iberico-catalano, va menzionato l'ingente utilizzo dei tempi composti per indicare azioni passate, i quali sono preferiti rispetto ai tempi remoti, relegati a un utilizzo di matrice espressiva (Jacupu ha rinzittatu a stanza al posto di Jacupu rinzittàu a stanza, quest'ultima comunque corretta e ammissibile nella parlata). È molto comune il rotacismo (dùrici al posto di dùdici, rènti al posto di dènti, ri al posto di di), così come l'assimilazione (bammìnu al posto di bambìnu, dumannàri al posto di dumandàri, mannàtu al posto di mandàtu, rossu al posto di grossu). Molto comune è la contrazione vocalica a principio di parola ove la geminazione si manifesta[16] (ccattari, llumari, ddunarisi, ddubbarisi, cchiapparisi, llipparisi, ffruntarisi, ddivintari, mmuccari, mmucciarisi), la contrazione di consonanti o intere sillabe a livello centrale (faìmu e faènnu al posto di facìmu e facènnu, froci al posto di frovici, rricotu al posto di rricugghiutu) o la geminazione consonantica nel parlato (Mé (f)frati, comu (s)sìmu (c)cumminàti (c)câ scola?). È accertabile anche una particolare metafonesi, che trasforma il suono /a/ in /o/ nella prima sillaba (olìvi al posto di alìvi, orìcchi al posto di arìcchi, sosìzza al posto di sasìzza, ocèḍḍu al posto di acèḍḍa, cosètti al posto di quasètti, corijàri al posto di quarijàri). Spesso, la semiconsonante iniziale non sussiste (ora al posto di uora, aḍḍìna al posto di jaḍḍìna).

Ad oggi le tracce della lingua ligure sono molto flebili (questo perché il sostrato è molto antico, dato che i genovesi si stanziarono a Caltagirone prima che venissero altre colonie dell'Italia settentrionale in Sicilia[17]) e perlopiù si rintracciano in alcune particolarità in fatto di fonetica. Qualche lemma ancora persiste (carruggiu e scagnu i più locali, mè fìgghiu, orbu, pumma, sòciru sono invece esempi di termini già diffusi nel resto della Sicilia). Alcuni cognomi di origine o di grande diffusione in Liguria, come Grillo, Doria, Traversa, La Ferla, Marino e Fontana, sono ampiamente diffusi in città.

Il caltagironese sovente accoglie diversi elementi dagli altri dialetti siciliani con cui entra in contatto: spesso accoglie diversi lemmi del dialetto catanese, in special modo tra i giovani e tra i cittadini che lavorano o studiano nel capoluogo etneo. L'influenza dei dialetto siciliano metafonetico centrale è attestabile in alcuni fenomeni di metafonesi che in altri dialetti orientali sono assenti (esempio la coniugazione nuàtri sìmu, divergente all'orientale nuàtri semu), oppure in alcuni dittonghi spesso assenti nei dialetti orientali (guaddàri al posto di vaddàri, quìnnici al posto di chìnnici). Di poco rilievo l'influenza del dialetto siciliano metafonetico sudorientale, circoscritto nei parlanti che hanno rapporti lavorativo-sociali nella Sicilia sud-orientale.

Il dialetto caltagironese non ha una vera e propria scrittura standardizzata, sia per l'egemonia dell'italiano, sia per la mancanza di un vero standard di scrittura per il siciliano, e sia per le particolarità in fatto di fonetica e fonologia, che pongono degli ostacoli per un'uniforme scrittura di questo dialetto del siciliano. Le soluzioni preferite sono l'impiego delle scritture ambenti a standard del siciliano, che in questo caso sarebbero una trascrizione fonologicamente più opaca in alcuni frangenti, o l'impiego di una scrittura basata su di essa con l'aggiunta di particolari accorgimenti,come la sostituzione del grafema [i] con [e] (Cuḍḍurèḍḍe)[18], un uso arbitrario dell'accento grave sulla [i] ove essa è tonica (a vìta ti duna pìcca e nenti) oppure sostituendo il primo con una semplice omissione grafica alla finale (Palummèḍḍ).

Il caltagironese non ha diretti dialetti affini nelle sue vicinanze, dato che anche i comuni del suo hinterland parlano varietà diverse, che talvolta possono iscriversi anche ad altri tipi di dialetti siciliani, come quello centrale (Mirabella Imbaccari e San Michele di Ganzaria) o sud-orientale (Vizzini e Licodia Eubea). Dialetti marginalmente affini sono quelli di Adrano, Valguarnera Caropepe, Randazzo e Bronte, con la quale condivide questa o l'altra caratteristica morfologica o fonetica (esempio i dialetti adranita e brontesi condividono con quello caltagironese la natura transitoria con quelli centrali metafonetici, quasi a formare un'isoglossa comune ai confini tra le province di Catania e quelle di Enna e Caltanissetta).

Nelle frazioni meridionali di Granieri e Santo Pietro, le comunità parlano il dialetto siciliano sud-orientale, ramo dei dialetti parlati a Ragusa e nel basso siracusano, questo perché i loro abitanti sono originari dei centri viciniori del ragusano, come Comiso, Vittoria, Chiaramonte Gulfi e lo stesso capoluogo ibleo.

Tradizioni e folcloreModifica

 
San Giacomo, santo patrono della città.

Nel corso dell'anno, in città vengono celebrate diverse manifestazioni cittadine secolari, specialmente religiose. I periodi più sentiti sono quello pasquale (con il culmine della processione con A giùnta, ossia il giorno della resurrezione di Cristo e dell'annuncio dell'Apostolo Pietro alla Vergine Maria), quello più strettamente mariano (a maggio, con le celebrazioni in onore alla Madonna di Conadomini, che sfociano nelle celebrazione popolare de A Rusèḍḍa), e quello dei festeggiamenti per il Santo Patrono Giacomo (chiamato in dialetto Santu Jacupu o Sanjacupu) a fine luglio e inizio agosto.

CucinaModifica

Caltagirone ha una cultura gastronomica che è espressione della propria collocazione geografica, posta nell'entroterra della Sicilia centro-orientale, della propria storia, della propria produzione agricola, nonché dei popoli che vi si stanziarono, in special modo gli arabi, i normanni e gli spagnoli.

Per ciò che concerne la tavola calda (in dialetto locale ì pezzi o a tavula càura), ovvero i panificati, seppur essa sia influenzata da quella catanese come altri tipi di tavola calda in Sicilia orientale, è in realtà pienamente ascrivibile a quella dell'area del Maroglio (di cui fa parte insieme ai comuni viciniori di Gela, Niscemi, Mazzarino e Butera): è molto comune imbattersi presso bar e pizzerie in arancini, cipolline, ccartucciati, pizze coperte, mpanati e piruna di pasta lievitata (spesso conditi con spinaci, tuma e salsiccia, ma anche con patate, carciofi o mozzarella e pomodoro). In periodo di Natale persiste la tradizione delle muffuletti, panini di grano tenero con semi di finocchio, i quali vengono donati dai panifici, per intercessione dei bambini, ai passanti.

A livello dolciario, oltre ai tipici prodotti siciliani come le cassate, gli iris, ì bummi, ì curnetti, ì spìngi, la brioscia, ì past'i mennuli, ì bignè, i cannoli (specialmente farciti con ricotta), ì suspìri (molto simili alle minnuzzi catanesi) e ì babà, Caltagirone è conosciuta per i suoi cuḍḍureḍḍi, dolci natalizi a forma di buccellati e ripieni di una farcia a base di mandorla. Oltremodo tipici sono i cubbattari (bastoncini dolci di tradizione araba), i frischìtti, i palummèḍḍi, gli agnèḍḍi in past'i mennuli e i panarèḍḍi, panieri pasquali pieni di uova sode, fatti con pasta, zucchero e strutto e decorati con diavolina colorata e chiodi di garofano. Si deduce così che la tradizione dolciaria di Caltagirone affonda le proprie radici sia sulla tradizione popolare che sull'influenza araba e spagnola, ma anche sull'esaltazione di alcuni prodotti locali, come le mandorle.

Nonostante Caltagirone sia stata investita da profonde mutazioni nelle abitudini alimentari (sia dall'esterno, sia dall'interno), vi è ancora testimonianza di tipici pasti popolari, come a cuccìa, ossia il grano cotto, e u maccuvìddi, ovvero una minestra di fave fresche, finocchietto selvatico e cipolla.

CulturaModifica

MuseiModifica

 
Interno della galleria Luigi Sturzo, adiacente al Municipio.

I principali musei di Caltagirone sono:

  • Museo della ceramica
  • Museo della Ceramica Contemporanea – Palazzo Ceramico (presso il Palazzo Reburdone)
  • Musei civici Luigi Sturzo
  • Museo Diocesano Caltagirone - Palazzo Vescovile
  • Museo tecnologico Hoffmann
  • Museo Civico al Carcere Borbonico
  • Museo delle Ville Storiche Caltagironesi e Siciliane
  • Museo d'Arte Contemporanea
  • Museo Internazionale del Presepe
  • Mostra dei Pupi Siciliani
  • Museo delle Espressioni Ceramiche Contemporanee (presso l'Istituto d'Arte)
  • Museo Naturalistico (frazione Santo Pietro);
  • Pinacoteca Museo dei PP. Cappuccini presso la chiesa dei Frati Cappuccini

BibliotecheModifica

Biblioteca PIO XIModifica

La Biblioteca si trova nell'antico Convento dei Frati Minori che risale alla fine del XIV secolo, oggi sede vescovile.

Con i suoi 28.000 volumi circa, ha una valenza culturale e storica per Caltagirone; opere di rilevanza storica e tavole descrittive illustrate con delle caratteristiche tipografiche. È vasta la gamma delle discipline rappresentate come la Letteratura, Storia, Geografia, Filosofia, Pedagogia, Scienze Naturali, Medicina, Matematica, Diritto Civile ed Ecclesiastico, Teologia, Musica e numerosi Dizionari ed Enciclopedie.

In questa biblioteca sono presenti delle opere di Luigi e Mario Sturzo, che ne permettono di tracciare per intero le loro vite con significativi interessi storici, sociali e religiosi sia per la storia della città che dell'Italia.

Biblioteca Comunale Emanuele TarantoModifica

La biblioteca fu arricchita di opere alla fine del XVI secolo, con ingenti investimenti da parte del Senato cittadino. Quando i gesuiti lasciarono la città, le opere che arricchirono la biblioteca, furono trasferite presso l'Università degli Studi di Catania. Nel 1785 una nuova biblioteca fu ricostituita dal patriziato cittadino su un nucleo di 8.000 volumi donati dal principe Niccolò Interlandi. Nel 1870 i fondi bibliografici giunti dalle corporazioni religiose soppresse valorizzarono la biblioteca di circa 15.000 volumi che furono ordinati da Emanuele Taranto Rosso al quale è oggi intitolata.

Nel 1901 un violento incendio distrusse l'edificio nel quale era collocata la biblioteca e furono salvate solo 2.000 opere. Nel 1902 la Giunta comunale affidò al bibliotecario Baroncelli il progetto di ricostruzione delle opere. Grazie alle donazioni dei cittadini si incrementò il fondo antico e con i nuovi acquisti il patrimonio librario della città aumentò la sua varietà.

Oggi la biblioteca conserva oltre 115.000 volumi dei quali circa 2.400 datati secoli XVI, XVII e XVIII, possiede una ricca collezione di 2867 fotografie e 1095 cartoline illustrate che risalgono ai primi anni del Novecento. Si conservano, inoltre, i volumi dei privilegi nobiliari che appartengono all'Archivio Storico Comunale.

Biblioteca di quartiere Alessio NarboneModifica

La biblioteca possiede oltre 8.000 volumi, sono testi moderni ed aggiornati che coprono i vari settori della conoscenza. Questa biblioteca è nata con gli stanziamenti del Ministero della Pubblica Istruzione ed inaugurata il 16 maggio 2002, successivamente divenuta Biblioteca di Quartiere con lo scopo di servire l'utenza del Centro storico di Caltagirone.

Biblioteca della frazione GranieriModifica

La biblioteca nella frazione Granieri fu istituita nel 1996. Dispone di circa 3000 volumi che spaziano dalla letteratura italiana e straniera, alla storia, a testi scientifici, enciclopedie, viticoltura.

LetteraturaModifica

Caltagirone è citata anche in Mastro Don Gesualdo, capolavoro di Giovanni Verga, quando al tempo del colera, rifugiato a Mangalavite, Don Gesualdo scopre la relazione tra il povero Don Corradino La Gurna e sua figlia Isabella Trao. I due giovani tentano una fuga d'amore e Don Gesualdo, contrario, fa ricorso alla giustizia, facendo giungere come un fulmine da Caltagirone l'ordine d'arresto per Don Corrado La Gurna.

Scuole e UniversitàModifica

 
Il liceo artistico Luigi Sturzo, posto nel rione San Giorgio
 
Il teatro Politeama di Caltagirone.

TeatriModifica

Il Teatro Politeama Ingrassia fu costruito nel primo decennio del Novecento ad opera di Saverio Fragapane e venne inserito nel Piano Regolatore presentato dal pro-sindaco Don Luigi Sturzo nel 1907. Il teatro si trova in corrispondenza con l'ingresso monumentale del Giardino Pubblico Vittorio Emanuele, il quale costituisce la vita culturale e artistica della città. Oggi il teatro funge anche da sala cinematografica, munito di più sale.

Un altro teatro cittadino è quello della parrocchia Sant'Anna, sito in via Principe Umberto, il quale anch'esso funzionò sia da teatro che da sala cinematografica.

InformazioneModifica

A Caltagirone sono editi i quotidiani:

  • L'Urlo del Popolo
  • Sicilia News

periodici locali:

  • Il Sette e Mezzo
  • Gazzetta di Sicilia
  • La Gazzetta del Calatino
  • Prima Stampa degli Erei

Hanno inoltre sede le emittenti televisive:

  • Canale 66 (originaria di Vizzini, posto sul canale 632 della televisione terrestre)
  • Michelangelo TV (posto sul canale 611 della televisione terrestre)
  • TVR Xenon (posto sul canale 289 della televisione terrestre)
  • Tele Pegaso (posto sul canale 812 della televisione terrestre)
  • Tele Vita (emittente a tempo alterno, un tempo facente parte del circuito Corallo Sat)

e le radio:

  • Radio Rete Centrale
  • Studio Tre Radio

CinemaModifica

Sono stati girati a Caltagirone i seguenti film:

Geografia antropicaModifica

UrbanisticaModifica

Il centro storicoModifica

 
Via Luigi Sturzo, con vista della Cattedrale.
 
Edicola votiva a Caltagirone

Il centro storico sorge a 608 metri d'altitudine; fino al primo dopoguerra era l'unico insediamento urbano, ed ha origini millenarie. Nel settore orientale vi è il quartiere San Giorgio che prende nome dall'omonima chiesa, la più importante della città. Il centro storico è ricco di numerose chiese e diversi monumenti, oltreché le principali istituzioni ed enti (comune, teatro, banche e assicurazioni).

A sud vi sono le aree urbane più basse rispetto al centro storico, vale a dire il quartiere Acquanuova, San Pietro e San Francesco di Paola, nella quale si trova il giardino pubblico, considerato il polmone verde della città.

La città ottocentescaModifica

 
Palazzo Sant'Elia.

La moderna Caltagirone è disposta ad anfiteatro. È una delle poche città della Sicilia centro-orientale ad aver conservato, dopo il terremoto del 1693, parte delle testimonianze dell'arte e dell'architettura medievali e, soprattutto, la tipologia dell'abitato.

Un'altra importante attrazione della città è rappresentata dalla ceramica, risalente al V secolo a.C. Oltre alla visita del Museo della ceramica, questa parte di città testimonia la presenza di questa tradizione.

Alle spalle del Museo della Ceramica si trovano il Giardino pubblico e la Villa Vittorio Emanuele, risalente al XIX secolo.

La città nuovaModifica

 
Viale Mario Milazzo
 
Piazza Bellini, cuore del nuovo centro cittadino.

Durante la seconda metà del XX secolo, si è sviluppata una nuova area urbana, con caratteristiche decisamente differenti dal centro storico (per tipologia di abitato, per struttura viaria e per concezione spaziale), posta più a sud-est rispetto all’antico nucleo urbano. Questa oggi è l’area più popolosa e trafficata della città.

In essa sono presenti la maggior parte delle attività commerciali, i quali suoi assi principali sono il Viale Europa, Viale Mario Milazzo, il tratto più spiccatamente urbano di Via Madonna dell Via e Via Principe Umberto. Tra il già citato Viale Europa, Piazza Falcone-Borsellino e Viale Autonomia si sviluppa il mercato rionale del sabato, generalmente molto frequentato dalla cittadinanza.

Presso quest’area sono ubicati diversi servizi, fra cui il distaccamento cittadino dell’Agenzia delle Entrate, dell’INAIL, l’ospedale Gravina (considerato uno dei nosocomi più importanti della Sicilia orientale), il Palazzo di Giustizia e una buona parte degli istituti scolastici, di diverso ordine e grado.

Sono altresì presenti i più importanti impianti sportivi della città, ovvero lo stadio Agesilao Greco, il campo Pino Bongiorno, la tensostruttura di via Luigi Pirandello, il PalaDivisa, l’adiacente ex piscina comunale e l’arena indoor di viale Autonomia.

 
Villa Patti.

La maggior parte dei presidi delle Forze dell’Ordine e dei corpi civili dello Stato hanno sede in questa parte della città (Polizia di Stato, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Polizia Municipale). L’autostazione per le linee extraurbane e l’adiacente stazione ferroviaria RFI sono poste in Piazza della Repubblica, servite da una fermata della linea urbana AST.

Quest’area, il centro storico e la viabilità nazionale sono reciprocamente collegate dal sistema di circonvallazione cittadina, che ha la sua base nella via Circonvallazione vecchia e viale Cristoforo Colombo, nonché dal percorso via Giorgio Arcoleo-via Roma, che porta dritto all’area più centrale del centro antico.

Attorno a quest’area, prima delle contrade di campagna, si è sviluppata un’estesa perifieria, ove si possono notare sia condomini privati, sia villette a schiera, sia blocchi di edilizia popolare, anche circondate da spazi verdi o da piazzette. Sono servite da alcuni distaccamenti di servizi per la cittadinanza, esempio più comune i plessi scolastici di alcuni istituti, nonché da qualche attività commerciale o da qualche spazio per l’attività sportiva.

Le aree periferiche dei Semini, della Bardella, del Canalotto, di Santa Rita e delle Sfere sono caratterizzate da una tipologia di abitato nella quale prevalgono le case di tipo patronale, a volte anche non intonacate, con un evidente mancanza di progettazione urbana.

Nonostante sia un’area sostanzialmente recente, sono presenti diversi edifici antichi, tra i quali vanno evidenziati Villa Patti, la chiesa di Santa Maria di Gesù e l’attiguo convento, e l’Educandato San Luigi, sede della biblioteca comunale e dell’Archivio di Stato.

Fuori da quest'area sono presenti la Casa Circondariale, in contrada Noce, sulla strada per Niscemi, e l'area di sviluppo industriale, posta in contrada Santa Maria dei Poggiarelli, sull'estrema propaggine meridionale della Piana di Catania, collegata al centro urbano dalla SS 417.

Suddivisioni storicheModifica

Caltagirone è divisa nei seguenti quartieri, tra parentesi il loro nome in siciliano:

Caltagirone Nord (Centro Storico)

  • Santa Maria del Monte (A Matrìci);
  • Sant'Agostino (Sant'Agustìnu);
  • San Giacomo (Sanjacupu);
  • Sant'Orsola (Sant'Ursula);
  • San Giuliano (San Julianu);
  • Miracoli o Iudeca (Ì Miracula);
  • San Giorgio (San Giorgiu);
  • Cappuccini (Ì Cappuccìni);
  • Ponte o Acquanuova (L'Acquannova);
  • San Francesco di Paola (San Francescu);
  • Canalotto (U Canalottu);
  • San Pietro (San Petru);
  • Immacolata (A Mmaculata).
 
Piazza della Matrice, ad oggi principale luogo della movida estiva della città.

Caltagirone Sud (Nuova Espansione, Campagna e Periferia)

  • Semini (Ì Simmìna);
  • Mazzone (U Mazzuni);
  • Serra Fornazzo (Serra Funnazzu);
  • Sant'Anna o Principe Umberto;
  • Sfere (Ì Sferi);
  • Sacra Famiglia o Mario Milazzo;
  • Madonna della Via;
  • Bardella;
  • Villaggio Musicisti;
  • Villaggio Balatazze (Ì Balatazzi);
  • Pirandello o Madonna della Via;
  • Santa Rita;
  • Croce del Vicario (A Cruci rû Vicariu);
  • San Giovanni Bosco;
  • Bouganvillea;
  • Romana (A Rumana);
  • Piano Carbone (Chianu Carbuni);
  • Collegiata (Culliggiata);
  • San Mauro (Sammoru);
  • Noce (U Nuci).

Zona Industrale (C.da Santa Maria dei Poggiarelli).

FrazioniModifica

Oltre al centro urbano strictu sensu, Caltagirone è costituita da diverse frazioni, generalmente poco popolose e non direttamente limitrofe all'area centrale. Queste sono:

 
Granieri, chiesa parrocchiale.
  • Favarella (Favareḍḍa), località contigua alla città di Grammichele, della quale può esserne definita la sua estrema periferia, sviluppatasi lungo la strada che conduce a Granieri, è abitata sin dai primi anni settanta da cittadini del vicino comune. Negli anni ottanta era stata avanzata richiesta per accorpare questo territorio al comune di Grammichele, ma l'iter naufragò presso i competenti uffici regionali. Sono presenti diverse insediamenti produttivi e commerciali. Nel territorio vi sono stati rinvenuti resti di insediamenti ellenestici.
  • Granieri (Graneri), frazione ibleofona poggiante sull'altopiano ibleo.
  • Piano San Paolo (Chianu San Paulu), piccolo nucleo che nasce intorno ad una parrocchia al margine del Bosco di Santo Pietro, è conosciuto per la sagra delle pesca insacchettata che si svolge in settembre.
  • Santo Pietro (Santu Petru), frazione contigua all'omonimo bosco.

EconomiaModifica

Caltagirone è un centro agricolo, data la vastità del suo territorio (si annoverano coltivazioni di uva, olive, mandorle, pesche, querce da sughero). È nota soprattutto per la produzione di ceramica, che ne rappresenta il principale prodotto artigianale. Oltre al vasellame, elementi di spicco nella produzione locale sono le figure in terracotta ed i fischietti, anch'essi tipici.[19]

 
Uno stabilimento della Ortogel, nell'Area di Sviluppo Industriale di Caltagirone, posta sulla Piana di Catania.

Degni di nota i presepi artistici: nei locali della ex biblioteca comunale è stato istituito il Museo internazionale del presepe, che vanta una collezione di oltre mille pezzi dal Settecento ad oggi.

IndustriaModifica

All'interno della Zona Industriale di Caltagirone (c.da Santa Maria dei Poggiarelli), posta nella parte del territorio comunale della piana di Catania, operano circa 20 imprese industriali e artigianali con un migliaio di addetti, riunite nell'Area di Sviluppo Industriale (ASI).

La produzione industriale si divide principalmente tra produzione di ceramiche e raffinazione di prodotti alimentari. Vi sono ubicate anche concessionarie di automobili e veicoli industriali, nonché alcuni ingrossi utili alle attività commerciale del centro urbano. È facilmente raggiungibile dal centro urbano attraverso la SS 417 oppure tramite la SP 196.

Infrastrutture e trasportiModifica

StradeModifica

 
Ponte Via Balchino, sormontato dai calanchi. Questo ponte collega direttamente la Circonvallazione di Levante con la SS 124

Caltagirone è collegata a Gela e Piazza Armerina (e di conseguenza verso Enna) mediante la Strada Statale 117 bis (a Gela verso sud, a Piazza Armerina innestandosi sui bivi Passo di Piazza, questo in territorio di Niscemi e Gigliotto, questo in quello di San Michele di Ganzaria) e a Catania per mezzo della Strada Statale 417, che si innesta prima sulla Strada Statale 192 della Valle del Dittaino e poi sull'Asse Attrezzato di Catania, oppure sulla sua Tangenziale, e la Strada statale 385 di Palagonia, che dopo il Bivio Iazzotto si innesta sulla costiera SS114, la quale può proseguire sia verso Messina, sia verso Siracusa.

La città è collegata anche a Siracusa per mezzo della Strada Statale 124 che prosegue oltre San Michele di Ganzaria innestandosi sulla SS117 Bis. Nonostante sia esso un itinerario diretto verso il centro aretuseo, risulta più rapido il percorso a senso inverso per Ragusa (SS 683, poi SS 514, poi SS 194, poi Autostrada A 18).

La Strada statale 683 attraversa anche il territorio di Caltagirone per mettere in collegamento la SS 514 Catania – Ragusa con l'autostrada A19 Palermo-Catania, rendendosi così l'infrastruttura più veloce per giungere nel capoluogo ibleo. Inaugurata nel 1990, si sviluppa per 13 km dalla SS 514 fino alla SP 34 in contrada Regalsemi di Caltagirone. Il tratto della Variante di Caltagirone è anche utile per innestarsi sulla SS 417 senza passare per il centro abitato e per la SP 196, chiamata Strada delle Sfere, in quanto essa si origina dall'omonimo quartiere, in diretto collegamento con la centrale Via Giorgio Arcoleo.

Su queste direttrici operano varie autolinee extraurbane come la SAIS Autolinee, l'Etna Trasporti e l'Azienda Siciliana Trasporti, che collegano Caltagirone a Catania, Siracusa, Enna, Ragusa e gli altri centri limitrofi del Calatino.

FerrovieModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Caltagirone e Ferrovia Catania-Caltagirone-Gela.
 
Stazione ferroviaria di Caltagirone

Caltagirone è collegata a Catania e a Gela mediante una linea ferroviaria a semplice binario non elettrificata di RFI. A partire dal 2011 il tratto tra Caltagirone e Gela è interrotto a causa del crollo di un ponte (demolito nel 2014) nei pressi della città della ceramica. Attualmente (2016) il servizio gestito da Trenitalia prevede due coppie giornaliere di treni da e per Catania, integrate da una corsa di autobus sostitutivi per Gela.

La stazione ferroviaria si trova nella parte nuova della cittadina e venne costruita alla fine degli anni settanta in occasione del completamento della tratta ferroviaria per Gela, in sostituzione della precedente stazione, che venne soppressa. Dal 1930 la città è stata capolinea della ferrovia Dittaino-Piazza Armerina-Caltagirone, ferrovia a scartamento ridotto di difficile e lunga percorrenza che si immetteva sulla ferrovia Palermo-Catania. Questa linea ferrata venne soppressa e smantellata nel 1972.

Mobilità urbanaModifica

Il servizio di trasporto pubblico urbano è gestito dall'AST ed è costituito da tre linee di autobus (1, 7, circolare) che congiungono il centro storico alla zona nuova, e una linea che collega il centro con la frazione di Santo Pietro, permettendo al suddetto borgo l'accesso alle autolinee extraurbane.

AmministrazioneModifica

 
Palazzo dell'Aquila, ossia il Municipio civico, già Palazzo dei principi Interlandi di Bellaprima

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute nel comune di Caltagirone:

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1º luglio 1985 27 maggio 1989 Giacomo De Caro Democrazia Cristiana Sindaco [20]
3 luglio 1989 5 febbraio 1991 Giacomo De Caro Democrazia Cristiana Sindaco [20]
13 febbraio 1991 9 marzo 1993 Francesco Failla Democrazia Cristiana Sindaco [20]
29 marzo 1993 10 agosto 1993 Alessandra Foti Democrazia Cristiana Sindaco [20]
6 dicembre 1993 15 dicembre 1997 Maria Samperi - Sindaco [20]
15 dicembre 1997 11 giugno 2002 Maria Samperi centro-sinistra Sindaco [20]
11 giugno 2002 15 maggio 2007 Francesco Pignataro centro-sinistra Sindaco [20]
15 maggio 2007 22 maggio 2012 Francesco Pignataro centro-sinistra Sindaco [20]
22 maggio 2012 12 maggio 2015 Nicolò Bonanno centro-destra Sindaco [20]
12 maggio 2015 20 giugno 2016 Mario La Rocca Comm. straordinario [20]
20 giugno 2016 in carica Gino Ioppolo centro-destra Sindaco [20]

GemellaggiModifica

SportModifica

A Caltagirone sono presenti diverse società di calcio, tra cui spiacca L'A.S.D. Caltagirone, militante in Prima Categoria nel girone F (Ragusa-Siracusa-Catania) alla stagione 2019-2020, poi l'Audax Poerio (affiliata al Football Club Crotone, squadra calabrese militante in Serie A) e il Real Caltagirone, militante in Seconda Categoria (nel girone siracusano).

Ha sede nel comune la società di calcio a 5 A.S.D. I Calatini C5, con formazioni maschili che femminili, militanti in Serie C alla stagione 2019/2020.

Per quanto riguarda la scherma, a Caltagirone è presente l'Accadiemia d'Armi Agesilao Greco[21].

È praticato anche il gioco del Shuttlecock, in quanto presenti i Phoenix Feathers Caltagirone[22].

Per quanto riguarda la pallavolo, fu storica la compagine del Libertas Caltagirone, che militò, tra gli anni 80 e 90, per ben due volte nel campionato massimo femminile, la Serie A1.

L'8 maggio 2018, il comune ha ospitato per la prima volta l'arrivo della quarta tappa della 101ª edizione del Giro d'Italia, dopo un percorso di 198 km partito da Catania e passante per vari territori e paesi dell'entroterra sud-orientale siciliano[23].

Impianti sportiviModifica

  • Stadio Agesilao Greco, ad oggi non agibile[24];
  • Impianto sportivo Pino Bongiorno, impianto calcistico polivalente privato posto nella periferia meridionale della città;
  • PalaDivisa, arena indoor con migliaia di posti a sedere;
  • Palazzetto dello Sport di Viale Autonomia, la più anziana delle arene indoor;
  • Tennis Club di Caltagirone[25], posto in adiacenza allo stadio Agesilao Greco, consiste in campi di terra battura rossa;
  • I campi da tennis dell'associazione Sportivamente[26], posti in contrada Romana, consistono in campi in cemento;
  • Kiran Club[27], impianto natatorio cittadino, provvisto di piscine olimpioniche sia al coperto che all'aperto;
  • Il Pattinodromo di via Fra' Umile da Petralia, struttura atta al pattinaggio su pista e allo skateboarding, ad oggi da ristrutturare.


NoteModifica

  1. ^ Il comune di Caltagirone riconosce ufficialmente nel proprio statuto la lingua siciliana, che assume "come valore storico e cultura inalienabile"; cfr. Statuto del Comune di Caltagirone (PDF), su win.comune.caltagirone.ct.it. URL consultato il 21 agosto 2012 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2014). (PDF)
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione al 30 novembre 2019 (dato provvisorio).
  3. ^ Foto della riserva di Bosco di Santo Pietro, su laspinaphoto.altervista.org.
  4. ^ Tabella climatica[collegamento interrotto].
  5. ^ http://www.comune.caltagirone.gov.it/Repository/caltagirone/Upload/2017/id_745/statuto_con_agg-_art.29bis_20.07.2017.pdf
  6. ^ Informazioni dal sito del comune Archiviato il 22 luglio 2011 in Internet Archive.
  7. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
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