Saro Urzì

attore italiano

Saro Urzì, all'anagrafe Rosario Urzì (Catania, 24 febbraio 1913San Giuseppe Vesuviano, 1º novembre 1979), è stato un attore italiano.

Le originiModifica

Lasciata la Sicilia in cerca di fortuna, e dopo aver svolto in gioventù varie attività, approda a Roma dove comincia a lavorare nel cinema, dapprima come comparsa, controfigura e acrobata e poi come attore in particine marginali di diversi film degli anni trenta e quaranta[1], affinando il suo personaggio di caratterista siciliano, talvolta sanguigno e collerico, ma dotato di una grande carica umana. Di questo periodo ricordiamo Campo de' fiori[2] (1943) di Mario Bonnard, La freccia nel fianco[2] (1944) di Alberto Lattuada ed Emigrantes (1948) di Aldo Fabrizi.

L'incontro con Pietro GermiModifica

Nel 1948 Saro Urzì fu notato dal regista genovese Pietro Germi, e viene scelto per interpretare il personaggio del maresciallo nel film In nome della legge[1][2], e sul set si crea tra il regista e l'attore un'intesa che porterà Urzì ad essere presente in molte delle pellicole girate da lui[1], in cui sosterrà ruoli sempre più importanti, fino ad interpretare in Sedotta e abbandonata[2] il personaggio del collerico e autoritario patriarca don Vincenzo Ascalone.

I premi e la carrieraModifica

 
Saro Urzì nel ruolo del Brusco, di fianco a Gino Cervi in quello di Peppone

La sua interpretazione nel film In nome della legge gli consente di vincere il Nastro d'argento nel 1949 quale miglior attore non protagonista. Successivamente il suo ruolo nel film Sedotta e abbandonata gli frutta il premio come migliore attore al Festival del Cinema di Cannes del 1964, nonché un secondo Nastro d'argento nel 1965[3].

Negli anni sessanta e settanta presta il suo volto e le sue inconfondibili caratterizzazioni in numerosi film, lavorando con i maggiori registi italiani del tempo, come Nanni Loy, Luigi Comencini, Alessandro Blasetti, Carlo Lizzani. Interpretando il personaggio del Brusco, braccio destro di Peppone, ha inoltre preso parte a tutti i cinque film della saga di Don Camillo tratti dai racconti di Giovannino Guareschi, con Gino Cervi e Fernandel. Ha lavorato anche con registi stranieri, quali Joseph Losey e Claude Chabrol ed è apparso nel film Il padrino del 1972, diretto da Francis Ford Coppola e tratto dall'omonimo romanzo di Mario Puzo, nonché nella parodia dello stesso film Il figlioccio del padrino, girato nel 1973 da Mariano Laurenti, al fianco di Franco Franchi.

A seguito di disturbi cardiocircolatori, morì per un ictus cerebrale nel 1979, ospite a casa della figlia. È tumulato nella cappella di famiglia del cimitero di San Giuseppe Vesuviano[4].

FilmografiaModifica

 
Saro Urzì con Fernandel ne Il compagno don Camillo (1965)

La televisioneModifica

Oltre alle sue numerose apparizioni nel cinema, Saro Urzì ha anche preso parte a programmi televisivi. Nel 1968 apparve nella commedia Johnny Belinda, diretta da Piero Schivazappa.

NoteModifica

  1. ^ a b c Biografia di Saro Urzì, su wwwhz9.ansa.it, ansa.it. URL consultato il 4 luglio 2021 (archiviato il 4 luglio 2021).
  2. ^ a b c d Filmografia di Saro Urzì, su wwwhz9.ansa.it, ansa.it. URL consultato il 4 luglio 2021 (archiviato il 4 luglio 2021).
  3. ^ Scheda di Saro Urzì-I premi, su wwwhz9.ansa.it, ansa.it. URL consultato il 4 luglio 2021 (archiviato il 4 luglio 2021).
  4. ^ Improvvisa scomparsa dell'attore Saro Urzì (PDF), in l'Unità, 2 novembre 1979, p. 9. URL consultato il 4 luglio 2021 (archiviato il 4 luglio 2021).

BibliografiaModifica

  • Riccardo F. Esposito, Don Camillo e Peppone. Cronache cinematografiche dalla Bassa Padana 1951-1965, Le Mani - Microart's, Recco, 2008 ISBN 978-88-8012-455-9.
  • Lorenzo Catania, "Saro Urzì volto dei film di Germi", "La Sicilia", 15 febbraio, 2013
  • Saro Urzì su treccani.it

Doppiatori italianiModifica

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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